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07 dicembre 2016

Ma il vero sconfitto è Napolitano


di Giuliano Guzzo

Fedele a se stesso fino all’ultimo, Matteo Renzi ha voluto caricarsi sulle spalle la batosta referendaria congedandosi con una frase dalla parvenza eroica – «sono io che ho perso» – ma in realtà menzognera. Proprio così: una balla, l’ennesima. Auspicabilmente l’ultima. Infatti, anche se si è speso (ed ha speso, come ben documentato da La Verità) senza riserve in favore della riforma Boschi-Verdini, il primo destinatario dell’ondata di No uscita dalle urne non è l’ex Sindaco di Firenze bensì un altro signore, il quale in queste ore se ne sta sapientemente defilato, vale a dire un certo Giorgio Napolitano. E’ un’osservazione già fatta da altri, tra cui Marco Travaglio, e pare sacrosanta anche perché comprovata da una serie notevole di elementi.

Tanto per cominciare, è lo stesso Renzi ad aver in più occasioni evidenziato come, convocato al Colle in occasione della sua ascesa a Palazzo Chigi, avesse ricevuto da Re Giorgio chiare direttive non solo sulle priorità del nuovo esecutivo ma proprio sulla necessità di promuovere una riforma della Carta. In secondo luogo, a conferma di ciò, durante la campagna referendaria si è in più passaggi potuta riscontrare una singolare convergenza tra le dichiarazioni dell’ex inquilino del Quirinale e quelle del Presidente del Consiglio. Accadeva cioè che Napolitano rilasciasse una dichiarazione a favore del Sì al referendum, ed ecco che poche ore dopo Renzi rilanciava con parole sue le stesse cose parendo, a tratti, quasi radiocomandato. Impressionante.

Proprio come impressionante è stata la mobilitazione di questo signore che, ad anni 91, ha dato fondo a tutte le energie – con interviste e interventi vari – per una riforma della Costituzione discutibile sotto tanti punti di vista. La prova provata, insomma, che la cosa gli stava enormemente a cuore. E qui, se volete, sorge un piccolo grande enigma: come mai? Perché? Quale la ragione per cui un politico di lunghissimo corso, con tutta la possibilità di godersi la vecchiaia, ha scelto di spendersi anima e corpo per una revisione della Costituzione, propiziando perfino la nascita un apposito governo che la varasse? Qui le ipotesi sono sostanzialmente due. La prima è quella secondo cui l’ex inquilino del Colle, nonostante l’età, arde ancora di passione politica.

Una passione tale che l’avrebbe spinto nella direzione che si è detto. Se le cose stanno così, tanto di cappello a Napolitano, al quale tutti dovrebbero riconoscere l’onore delle armi. C’è però anche una seconda ipotesi circa i motivi della sua mobilitazione, ed è assai meno rassicurante. L’ipotesi infatti è che, come Renzi, pure lui stesse se non eseguendo ordini, quanto meno soddisfacendo desiderata altrui. Di chi, vi chiederete. Eh, domandona da un milione di dollari. Forse dietro a tutto vi sono gli stessi ambienti che hanno preparato ed eseguito, nel 2011, la caduta di Berlusconi e che l’altro giorno hanno spinto nella battaglia referendaria Romano Prodi, un altro che aveva provato a restarne fuori e ne avrebbe avute, del resto, tutte le ragioni. Ma questa è naturalmente solo una ipotesi.

E per capire come stanno davvero le cose, a questo punto, non si può fare altro che osservare non tanto Renzi e Napolitano, i quali è verosimile ora se ne stiano in disparte per un po’, bensì quanto accadrà a Palazzo Chigi e dintorni. Se infatti vi sono poteri desiderosi di allungare le mani sull’Italia, poteri talmente articolati da controllare le istituzioni e da tenere al guinzaglio il mondo dell’informazione, che durante la campagna referendaria ha dimenticato, con poche virtuose eccezioni, il significato della parola imparzialità, potete star certi che ci riproveranno. Nel frattempo, credo sia doveroso e salutare godersi per qualche giorno gli esiti del voto di domenica, che comunque la si pensi è stata una grande festa della democrazia. L’ennesima, dopo la Brexit e la vittoria di Donald Trump, in questo 2016 che per alcuni, potete scommetterci, è ormai un incubo.

https://giulianoguzzo.com/2016/12/06/ma-il-vero-sconfitto-e-napolitano/

 

16 febbraio 2015

26 marzo 2014

Napolitano paladino dell'eutanasia

di Marco Gabrielli
La battaglia in favore dell'eutanasia ha un nuovo paladino: il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Si è palesato inviando una lettera a Carlo Troilo, Consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e al Comitato promotore del referendum per la legalizzazione dell'eutanasia. Nella lettera, il cui contenuto è stato reso pubblico durante una conferenza stampa il 18 marzo 2014, il Presidente si impegna a richiamare «l’attenzione del Parlamento sull’esigenza di non ignorare il problema delle scelte di fine vita» ed aggiungendo «Ritengo anch’io che il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita e eludere “un sereno e approfondito confronto di idee” sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia».
 

03 marzo 2014

24 febbraio 2014

Ammazziamo il Gattopardo

di Paolo Maria Filipazzi
Finalmente la rivoluzione che molti italiani, con trepidazione quasi isterica, stavano aspettando fin dai tempi della “rottamazione” ha avuto luogo: Matteo Renzi trionfa alle auto-elezioni e si insedia a Palazzo Chigi. Conscio che il fatto di essere il segretario del principale partito fra quelli che sostenevano il grottesco governo Letta lo esponesse al serio rischio di non vincere le prossime elezioni e di non coronare mai il suo sogno di guidare a sua volta un governo altrettanto grottesco, Renzi ha accelerato i tempi e si è fatto trionfalmente plebiscitare… dalla Direzione Nazionale del Pd. Ora potrà perdere le prossime elezioni in tutta serenità, avendo già vinto il festival di Sanr… ah, no, scusate… volevo dire: avendo già fatto il Presidente del Consiglio.
 

30 gennaio 2014

Bankitalia e impeachment: meglio i grillini che la Boldrini

di Marco Mancini


Il giorno dopo la “guerriglia” del Movimento 5 stelle a Montecitorio, è tutto un rimproverare i parlamentari grillini, deplorare la loro “violenza”, condannare la loro mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni. Tutti gli scherani del potere fanno muro contro l’onda a 5 stelle. O, se preferite, affilano la lama della ghigliottina, quella “ghigliottina” che, ieri, la presidentessa della Camera Boldrini ha applicato per tacitare le opposizioni al decreto IMU-Bankitalia.
 

21 aprile 2013

Il farsesco gioco dell'oca del Quirinale

di Paolo Maria Filipazzi

Si conclude il combattutissimo Congresso del Partito Democratico. Tre sono i veri trionfatori: Bersani, che riesce ad entrare nella Storia come l’uomo che riuscì a perdere anche quando aveva vinto; Berlusconi, che entra nella Storia come l’uomo che riuscì a vincere anche quando aveva perso; Napolitano, che dopo i due precedenti record (primo comunista al Quirinale, primo uomo a governare dal Colle), ne raggiunge un terzo (primo presidente ad essere eletto per un secondo mandato), e pone le basi per il quarto: primo Presidente della Repubblica Italiana che potrebbe morire in carica.
 

È Napolitano-bis, ma poteva andare peggio

di Marco Mancini

Una premessa: non c’è da festeggiare per la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. Chi scrive ha maturato un giudizio profondamente negativo sul suo settennato: è il Capo dello Stato che si è rifiutato di firmare il decreto-legge che avrebbe potuto sottrarre alla morte Eluana Englaro, che ha svenduto l’interesse nazionale spingendo il Paese nella sciagurata guerricciola libica, che ha propiziato la nascita del governo Monti e legato mani e piedi l’Italia alla camicia di forza eurocratica.
 

21 luglio 2012

Napolitano, Borsellino e l'antifascismo


di Paolo Maria Filipazzi

Scusate, scusate tanto, ma io ogniqualvolta sento parlare di antifascismo mi ritraggo inorridito. Questa parola evoca in me troppo orrore e troppa tristezza. Mi fa venire in mente lo sguardo dolce e malinconico di Sergio Ramelli che mi scruta dalla foto posta sulla sua tomba al Cimitero Maggiore di Lodi, ogni volta che, nei giorni in cui ricorre la data della sua morte, mi reco a rendergli omaggio. Trucidato barbaramente a 17 anni, sotto casa sua, mentre tornava da scuola, in nome dell’antifascismo.
 

28 marzo 2012

La Bonino al Quirinale?

di Marco Mancin
Ancora Napolitano. L’inquilino del Quirinale, dopo aver propiziato in piena eteronomia nazionale la nascita del governo Monti, ha pensato finalmente a quando si ritirerà a vita privata (bontà sua…), non senza esprimere però un ultimo auspicio riguardo la successione (termine che non si usava forse durante il tenebroso feudalesimo?): sia la volta di una donna! Ne è sorto ovviamente un grande polverone mediatico, con improvvisati sondaggi on-line e la ricomparsa del nome di Emma Bonino, come già nel 1999, tra le favorite a salire sul Colle più alto, sostituendo l’ex-comunista Giorgio ma rimanendo in continuità con alcune sue preoccupanti posizioni in campo bioetico (leggasi vicenda Eluana Englaro). L’ineffabile Roberto Saviano non si è lasciato scappare l’opportunità di mettersi ancora una volta in pessima luce, rilanciando sul suo profilo FB la candidatura della storica leader radicale: anche lui, paladino dell’eutanasia con l’amico Fabio Fazio, non poteva non partecipare all’investitura della Nostra.
 

26 novembre 2011

Il Presidentissimo Napolitano

di Federico Catani
Giorgio Napolitano ci è sempre piaciuto poco. Ultimamente ha passato il segno. E ora cercheremo di spiegare cos'è che non ci garba. Prima però è bene fare una premessa. Poiché non vogliamo assolutamente essere accusati di vilipendio al Capo dello Stato, chi scrive tiene a ribadire che rispetta la carica del Presidente della Repubblica, sebbene preferisca la figura del Re, e non ha minimamente intenzione di offendere nessuno. Tuttavia,   siccome la deferenza senza se e senza ma a Napolitano è spesso ridicola e insopportabile e poiché qui si ha la libertà di scrivere quel che si vuole, essendo sciolti da qualunque vincolo partitico, preferiamo esternare delle critiche rispettose ma decise. Alla faccia dell'ipocrisia.