di Marco Mancini
La prima è la conquista di Sirte, in Libia, da parte dei miliziani dello Stato Islamico dell’ISIS. Sirte è la città natale del Colonnello Gheddafi, storica roccaforte dell’ex regime libico: qui lo stesso Gheddafi tentò un’ultima resistenza e fu catturato e ucciso dai ribelli a seguito di pesantissimi bombardamenti da parte della coalizione NATO.
Il ministro degli Esteri
Gentiloni ha subito affermato che l’Italia non si tirerà indietro qualora risulti necessario intervenire, sotto l’egida dell’ONU, per
ripristinare l’ordine e combattere la minaccia terroristica. Ha provocato
l’adirata replica degli islamisti, che lo hanno definito “crociato” (troppo
buoni!) e hanno ribadito le loro minacce nei confronti degli infedeli, italiani
compresi.
E dire che il Colonnello ci aveva avvertito: attenzione, dopo di me sarà il caos, gli islamisti spadroneggeranno e si scatenerà l’inferno a due passi dalle vostre coste. Non abbiamo voluto ascoltarlo, non abbiamo voluto prendere atto del fatto che la Libia è uno stato artificiale, composto da tribù in perenne conflitto tra loro, dove la scintilla islamista covava sotto la cenere ed era nuovamente pronta a esplodere. Lo sapevamo, eppure abbiamo fatto finta di niente, ci siamo accodati alla ridicola guerricciola di Obama, Sarkozy e Cameron, abbiamo fornito basi e aerei per un’operazione militare che danneggiava in maniera drammatica il nostro interesse nazionale, spazzando via un regime amico per trasformare la Libia in uno Stato fallito.
E dire che il Colonnello ci aveva avvertito: attenzione, dopo di me sarà il caos, gli islamisti spadroneggeranno e si scatenerà l’inferno a due passi dalle vostre coste. Non abbiamo voluto ascoltarlo, non abbiamo voluto prendere atto del fatto che la Libia è uno stato artificiale, composto da tribù in perenne conflitto tra loro, dove la scintilla islamista covava sotto la cenere ed era nuovamente pronta a esplodere. Lo sapevamo, eppure abbiamo fatto finta di niente, ci siamo accodati alla ridicola guerricciola di Obama, Sarkozy e Cameron, abbiamo fornito basi e aerei per un’operazione militare che danneggiava in maniera drammatica il nostro interesse nazionale, spazzando via un regime amico per trasformare la Libia in uno Stato fallito.
La seconda notizia è la seguente:
secondo
l’istituto bancario Barclays, l’Italia sarebbe esposta nei confronti della Grecia
per 61 miliardi di euro, destinati ad andare in fumo (o ad essere pesantemente
svalutati) in caso di uscita del Paese ellenico dalla moneta unica (c.d.
“Grexit”). Si tratta di una cifra pari al 3,8% del PIL, terza in valore
assoluto dopo quelle di Germania (91 miliardi) e Francia (70 miliardi) e prima
in relazione al PIL tra quelle dei tre principali Paesi europei. Buona parte di
tale esposizione deriva dalla partecipazione italiana al c.d. fondo salva-Stati
e, in generale, ai piani di “salvataggio” attuati a partire dal 2010. Di
salvataggio non della Grecia, che infatti è ridotta alla canna del gas, ma
delle banche francesi e tedesche, che erano pesantemente esposte verso il Paese
mediterraneo e hanno potuto in questo modo disimpegnarsi accollando l’onere ai
cittadini greci e ai contribuenti europei, come ben illustrato in questo
grafico (fonte: goofynomics.blogspot.it):
E’ il vecchio sistema del “privatizzare i profitti e socializzare le perdite” e
i nordici l’hanno applicato molto bene, scaricando su di noi il costo dei loro
investimenti avventati. Ma il problema non è loro, è nostro. Chi ha garantito
la piena acquiescenza dell’Italia alle politiche dell’eurocrazia, alle misure di austerità e ai piani di salvataggio, consentendo così ai creditori francesi e
tedeschi di rientrare dalla loro esposizione e di scaricare il pacco ai
contribuenti italiani? Chi ha preferito lasciar morire l’Italia e gli italiani
in nome dell’euro, piuttosto che tutelare l’interesse nazionale a costo di
determinare la rottura dell’unione monetaria?
La risposta è semplice: si tratta
dello stesso personaggio che ha dato copertura politica alla partecipazione del
nostro Paese all’avventura libica, superando le perplessità dell’allora
presidente del Consiglio Berlusconi. E’ la persona che ha più contribuito a
determinare il corso della politica nazionale dal 2010 ad oggi, vale a dire
l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E i risultati delle sue
scelte, compiute nel nome della “responsabilità” rispetto alla comunità internazionale
e ai partner euro-occidentali, sono davanti agli occhi di tutti: un disastro
totale. Napolitano sapeva quel che faceva? Conosceva di sicuro benissimo gli
effetti deleteri dell’unione monetaria, come dimostra la
dichiarazione pronunciata nel 1979, quando annunciò il voto contrario del
PCI all’introduzione del Sistema Monetario Europeo (SME): una diagnosi molto
lucida, chissà perché rinnegata negli anni successivi. E un uomo politico così
esperto come lui non poteva neanche ignorare i contraccolpi della vicenda
libica, sia in termini di danni agli interessi italiani che in termini di
rischi per la sicurezza internazionale.
Evidentemente Napolitano ha posto
l’ideologia del vincolo esterno al di sopra dell’interesse nazionale, anzi ha
ritenuto che quest’ultimo consistesse per l’Italia nel rimanere legata al carro
dei più potenti partner europei ed occidentali. Ha immaginato e preparato per
il nostro Paese un futuro da colonia, così come aveva fatto per l’Ungheria nel
1956, con cinica e acritica adesione alle scelte del padrone di turno. Alla luce di tutto questo, se
l’Italia fosse ancora un Paese serio, Napolitano dovrebbe essere chiamato a
rispondere di alto tradimento, anziché essere incensato come “venerato maestro”
dai media e dall’establishment.
Egli è stato il peggior presidente
della Repubblica della storia, sulla scia dei predecessori Scalfaro e Ciampi. L’eredità
del suo novennato al Quirinale è catastrofica, dal punto di vista economico e
geopolitico come sul piano della politica interna. E se aggiungiamo il
pilatesco rifiuto opposto al decreto che avrebbe potuto salvare Eluana
Englaro, non si capisce davvero come un cattolico possa valutare
positivamente la sua presidenza o, addirittura, ringraziarlo per il suo onorato servizio.
Pubblicato il 16 febbraio 2015


bella la frase "superando le perplessità dell’allora presidente del Consiglio Berlusconi" per glissare sul coinvolgimento del pregiudicato nella guerra a Gheddafi
RispondiEliminanon disse un "ma" per l'Amico Gheddafi, dopo che gli aveva offerto il giardino di una delle più belle ville romane alla tenda del colonnello e a tutto il circo che ne conseguì.
Incluso lo show dell'Amico Cammelliere che disse "'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa»" tra gli applausi di tanti leccapiedi e un po' di hostess