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21 aprile 2013

Il farsesco gioco dell'oca del Quirinale

di Paolo Maria Filipazzi

Si conclude il combattutissimo Congresso del Partito Democratico. Tre sono i veri trionfatori: Bersani, che riesce ad entrare nella Storia come l’uomo che riuscì a perdere anche quando aveva vinto; Berlusconi, che entra nella Storia come l’uomo che riuscì a vincere anche quando aveva perso; Napolitano, che dopo i due precedenti record (primo comunista al Quirinale, primo uomo a governare dal Colle), ne raggiunge un terzo (primo presidente ad essere eletto per un secondo mandato), e pone le basi per il quarto: primo Presidente della Repubblica Italiana che potrebbe morire in carica.
 

È Napolitano-bis, ma poteva andare peggio

di Marco Mancini

Una premessa: non c’è da festeggiare per la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. Chi scrive ha maturato un giudizio profondamente negativo sul suo settennato: è il Capo dello Stato che si è rifiutato di firmare il decreto-legge che avrebbe potuto sottrarre alla morte Eluana Englaro, che ha svenduto l’interesse nazionale spingendo il Paese nella sciagurata guerricciola libica, che ha propiziato la nascita del governo Monti e legato mani e piedi l’Italia alla camicia di forza eurocratica.
 

18 aprile 2013

Non Rodotà, per carità


di Giuliano Guzzo
Non sono i suoi quasi 80 anni, né le sue quattro legislature parlamentari e neppure le sue sfiancanti prediche sulle colonne di Repubblica, dove da anni non fa che arrovellarsi sul presunto «disagio esistenziale» delle coppieomosessuali che «non possono ricorrere al matrimonio» (La Repubblica, 7/6/2006) e sulla presuntissima legittimità di «adozioni da parte di gay» (La Repubblica, 10/7/2006), i più urgenti problemi dell’Italia insomma.