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13 agosto 2020

Voterò no al taglio dei parlamentari

Nonostante la vulgata abbia ormai deciso che meno parlamentari ci sono, meglio è per il popolo, forte certamente dei numerosi vizi della categoria degli eletti, al referendum di settembre mi discosterò dalla massa e voterò no al taglio dei parlamentari.

La modifica del numero di deputati e senatori è figlia infatti della famosa antipolitica, quella furia giacobina che ha già tagliuzzato le rappresentanze elettive a tutti i livelli, cancellato le elezioni provinciali e ormai ridotto ogni tipo di riconoscimento a chi, ancora, lavora per il bene comune sui territori.

L'indebolimento della classe politica però non è lotta alla casta, ma è il semplicemente la strumentalizzazione, eterodiretta dalle peggiori consorterie, del rigurgito astioso degli invidiosi che pensano di aver trovato un nemico in quei "porci che prendono 10 (o 20 o 30, inversamente proporzionale al grado di istruzione di chi parla) mila euro al mese per non fare nulla". Eppure, la classe politica oggi fatiscente andrebbe semplicemente riformata, dovrebbe essere instaurato un vero legame territoriale fra elettori ed eletti, servirebbe una selezione vera da parte dei partiti.

Non si capisce l'automatismo per cui il taglio del numero aprirebbe automaticamente la porta ai migliori. Probabilmente sarà il contrario. Per la cronaca, questa riforma farà risparmiare allo stato meno di 60 milioni di euro all'anno, facendo però perdere rappresentanza ai territori e spazzando via numerose istanze oggi difese da sparuti gruppi di parlamentari che non avranno più spazio. 

Anche le cause della famiglia e della vita, va da sé, non troveranno più cittadinanza in un parlamento ridotto all'osso.

Ne beneficeranno solo i potentati e i gruppi di pressione, sia a livello nazionale che locale, che non avranno più di fronte una classe politica forte capace di dire "no".

D'altronde la democrazia rappresentativa senza rappresentanti, non può che dirigersi verso il disastro.




 

06 aprile 2014

Divorzio breve: perché è una pessima idea

di Giuliano Guzzo
Sorpresa: il problema non è più il divorzio, ma i suoi tempi. Non l’agonia di un matrimonio, ma la rapidità delle procedure di sepoltura. Non il fatto che ci si lasci, ma che si perda troppe energie nel farlo. Questo, almeno, il significato che emerge dal testo bipartisan depositato alla Camera dalla democratica Moretti e dal forzista D’Alessandro, che prevede la riduzione ad un anno del periodo di separazione per ottenere il divorzio, ridotto ulteriormente a nove mesi in caso di coppia senza figli minori, e lo scioglimento della comunione dei beni nel momento in cui il giudice autorizza moglie e marito a separarsi.
 

26 febbraio 2014

Beppe, espellili tutti! Ovvero: perché Grillo fa bene a cacciare i "dissidenti"

di Marco Mancini

Tra poco più di un'ora conosceremo il verdetto della “rete” sulla richiesta di espulsione dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle dei 4 senatori “dissidenti” (Orellana, Battista, Campanella, Bocchino). La richiesta è già stata accolta favorevolmente dai gruppi riuniti di Camera e Senato, anche se le voci critiche sono state più del previsto e si paventa addirittura una clamorosa scissione in seno al Movimento.
 

30 gennaio 2014

Bankitalia e impeachment: meglio i grillini che la Boldrini

di Marco Mancini


Il giorno dopo la “guerriglia” del Movimento 5 stelle a Montecitorio, è tutto un rimproverare i parlamentari grillini, deplorare la loro “violenza”, condannare la loro mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni. Tutti gli scherani del potere fanno muro contro l’onda a 5 stelle. O, se preferite, affilano la lama della ghigliottina, quella “ghigliottina” che, ieri, la presidentessa della Camera Boldrini ha applicato per tacitare le opposizioni al decreto IMU-Bankitalia.