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31 gennaio 2015

Renzi cambia verso. E ci riporta trent'anni indietro

di Alessandro Rico

Le mosse che hanno portato all’elezione di Mattarella come Capo dello Stato consacrano Matteo Renzi burattinaio della politica italiana. Il Presidente del Consiglio, che con questa presidenza “debole” si è assicurato la piena governabilità, non ha rivali sul piano strategico. Dopo aver infinocchiato Letta, Bindi, Prodi, Bersani, Fassina, Cofferati, è riuscito a mettere in un cul-de-sac anche Berlusconi. Il patto del Nazareno si è rivelato, come temevano i fittiani, un abbraccio mortale per un Cavaliere ormai ridotto a cercare appigli per riqualificarsi politicamente e giudiziariamente. Per di più, Berlusconi sembra costretto a incassare il colpo e a ribadire un sostegno, sia pure condizionato, al governo, a meno di optare per rischiosissime elezioni anticipate, da cui uscirebbe come da uno schiacciasassi. Di questo vero e proprio oltraggio al popolo di centrodestra, prigioniero degli interessi personali di un ex leader carismatico e illuso che Forza Italia proponesse almeno inizialmente una dignitosa testimonianza, con il voto ad Antonio Martino, speriamo che Berlusconi debba finalmente rispondere.
 

21 aprile 2013

Il farsesco gioco dell'oca del Quirinale

di Paolo Maria Filipazzi

Si conclude il combattutissimo Congresso del Partito Democratico. Tre sono i veri trionfatori: Bersani, che riesce ad entrare nella Storia come l’uomo che riuscì a perdere anche quando aveva vinto; Berlusconi, che entra nella Storia come l’uomo che riuscì a vincere anche quando aveva perso; Napolitano, che dopo i due precedenti record (primo comunista al Quirinale, primo uomo a governare dal Colle), ne raggiunge un terzo (primo presidente ad essere eletto per un secondo mandato), e pone le basi per il quarto: primo Presidente della Repubblica Italiana che potrebbe morire in carica.
 

È Napolitano-bis, ma poteva andare peggio

di Marco Mancini

Una premessa: non c’è da festeggiare per la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. Chi scrive ha maturato un giudizio profondamente negativo sul suo settennato: è il Capo dello Stato che si è rifiutato di firmare il decreto-legge che avrebbe potuto sottrarre alla morte Eluana Englaro, che ha svenduto l’interesse nazionale spingendo il Paese nella sciagurata guerricciola libica, che ha propiziato la nascita del governo Monti e legato mani e piedi l’Italia alla camicia di forza eurocratica.
 

19 aprile 2013

Quirinale: il 25 luglio dello smacchiatore Bersani

di Marco Mancini (per barbadillo.it)

Povero Bersani. Non più di due mesi fa era il vincitore annunciato delle elezioni politiche: restava solo da sapere se avrebbe avuto bisogno o meno di Monti per dar vita al suo governo. Dopo il primo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica, Bersani è un uomo politicamente morto, vittima degli errori suoi e del gruppo dirigente del Pd. 

 

18 aprile 2013

Non Rodotà, per carità


di Giuliano Guzzo
Non sono i suoi quasi 80 anni, né le sue quattro legislature parlamentari e neppure le sue sfiancanti prediche sulle colonne di Repubblica, dove da anni non fa che arrovellarsi sul presunto «disagio esistenziale» delle coppieomosessuali che «non possono ricorrere al matrimonio» (La Repubblica, 7/6/2006) e sulla presuntissima legittimità di «adozioni da parte di gay» (La Repubblica, 10/7/2006), i più urgenti problemi dell’Italia insomma.
 

14 aprile 2013

Emma Bonino. Dagli aborti al Quirinale?

di Giuliano Guzzo

Sembra che Emma Bonino ce la possa fare. Non è ancora detto, ovvio, ma secondo gli scommettitori pare abbia ottime possibilità nella corsa al Quirinale. In attesa di vedere come andrà – e nella speranza che l’infausta ipotesi non s’avveri – non ci resta che dedicarci alla lettura di un testo appena pubblicato e che fa proprio al caso nostro, Emma Bonino. Dagli aborti al Quirinale? (Fede & Cultura, Verona 2013, pp. 106, € 11 – € 9,35 in ebook).
 

28 marzo 2012

La Bonino al Quirinale?

di Marco Mancin
Ancora Napolitano. L’inquilino del Quirinale, dopo aver propiziato in piena eteronomia nazionale la nascita del governo Monti, ha pensato finalmente a quando si ritirerà a vita privata (bontà sua…), non senza esprimere però un ultimo auspicio riguardo la successione (termine che non si usava forse durante il tenebroso feudalesimo?): sia la volta di una donna! Ne è sorto ovviamente un grande polverone mediatico, con improvvisati sondaggi on-line e la ricomparsa del nome di Emma Bonino, come già nel 1999, tra le favorite a salire sul Colle più alto, sostituendo l’ex-comunista Giorgio ma rimanendo in continuità con alcune sue preoccupanti posizioni in campo bioetico (leggasi vicenda Eluana Englaro). L’ineffabile Roberto Saviano non si è lasciato scappare l’opportunità di mettersi ancora una volta in pessima luce, rilanciando sul suo profilo FB la candidatura della storica leader radicale: anche lui, paladino dell’eutanasia con l’amico Fabio Fazio, non poteva non partecipare all’investitura della Nostra.