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17 febbraio 2019

Ghiaie di Bonate. Il Vescovo autorizza il culto mariano

di Francesco Filipazzi
Ci sono gesti nella storia della Chiesa che rimangono nel tempo, andando al di là delle piccole transizioni terrene. Uno di questi lo ha compiuto il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, che ha autorizzato, con un gesto importantissimo, il culto mariano alle Ghiaie di Bonate. Nel documento è ribadita la posizione della diocesi, la stessa fin dal 1948, che non riconosce il miracolo delle apparizioni, ma l'autorizzazione del culto a Maria Regina della Famiglia è un grande passo in avanti, perché apre alla devozione ufficiale, ai pellegrinaggi, alle visite parrocchiali e altre iniziative di questo tipo. Il riconoscimento ufficiale prima o poi verrà, la pietà popolare è già convinta che la Beata Sempre Vergine Maria sia apparsa in quei luoghi alla piccola Adelaide Roncalli. La Madre di Dio stessa profetizzò che, dopo un periodo di incredulità, la Chiesa l'avrebbe riconosciuta. Ricordiamo che, per forza di cose, la gerarchia ecclesiastica, quando si parla di apparizioni, deve essere cauta.
Grazie dunque al Vescovo Beschi che, siamo sicuri, è anche lui devoto alla Madonna delle Ghiaie di Bonate. Autorizzare il culto della Regina della Famiglia in questo momento storico non è certo da poco.

Lettera del Vescovo

A tutti i pellegrini e viandanti che giungono in questi luoghi: Pace e benedizione! 
Terra di sassi, terra di fede, quella di Ghiaie di Bonate.

In questo declinare del terreno verso l’alveo del fiume Brembo, già dalla seconda metà del Settecento, sorgeva una piccola chiesetta dedicata a San Giuseppe.

Era invece la fine dell’Ottocento quando giunse da Parigi, dopo essere stata benedetta presso la grotta di Lourdes, la statua della Madonna, tutt’oggi presente: da allora Ghiaie non mancò mai di sentire forte la presenza di Maria a tal punto da iniziare la costruzione di un tempio dedicato alla Sacra Famiglia, primo ed allora unico nella diocesi di Bergamo.

Erano le parole del papa Leone XIII che, nella lettera Apostolica Neminem fugit del 1892, invitava le famiglie, ed in particolare le nascenti famiglie delle case operaie, a porsi sotto la consolante protezione della Santa Famiglia di Nazaret.

Intorno alla chiesa della Sacra Famiglia si strinsero le famiglie sempre più numerose degli operai che, sulle rive del Brembo, lavoravano presso il locale linificio, tanto che il vescovo Mons. Luigi Maria Merelli, nella contrada ormai popolosa, decise di costituire canonicamente la parrocchia delle Ghiaie di Bonate intitolandola proprio alla Sacra Famiglia: era il 21 settembre 1921.

Vita di fatica, vita di duro lavoro quella in fabbrica, ma tra le tante incombenze del quotidiano non mancava il tempo per scorrere i grani del rosario.

Quella preghiera così semplice e così quotidiana, che univa tutti, piccoli e grandi, giovani e vecchi, recitata nella semplicità del focolare domestico come in quella chiesa parrocchiale, tanto desiderata, contemplando i misteri del rosario affrescati sulle pareti.

Scorrono i decenni, come il fiume con le sue piene e le sue secche, quando negli anni tristi e grevi della guerra, il 13 maggio 1944, una bambina di sette anni, Adelaide Roncalli, sostenne di aver visto la Vergine Maria con San Giuseppe e il bambino Gesù in braccio: la Sacra Famiglia. Vi furono altre dodici presunte apparizioni fino al 31 maggio 1944. La Vergine, stando al racconto della bambina, le parlò in dialetto invitando alla preghiera, alla conversione, alla penitenza.

Molta gente accorse, moltissima: una luce di speranza nel buio della tempesta.

Il vescovo mons. Adriano Bernareggi, dopo attenta riflessione, ponderata ogni cosa, giunse a dichiarare che non vi erano elementi tali da potersi stabilire la soprannaturalità delle presunte apparizioni: non constat!
La Chiesa, Madre e Maestra, è prudente tanto quanto è paziente. Ai pastori è richiesto di assumersi la responsabilità di indicare una strada certa piuttosto che un cammino tortuoso e incerto.

Fu un giudizio solido: nei decenni successivi, i vescovi di Bergamo, personalmente e con l’aiuto di esperti, sempre in dialogo con la Santa Sede, non cessarono di interrogare e di interrogarsi sui fatti di Ghiaie, ma mai hanno ritenuto di discostarsi da tale autorevole giudizio: senza nulla togliere alla ricchezza di una profonda esperienza spirituale, oggi come allora, non vi sono elementi sufficienti che possano attestare il carattere soprannaturale delle presunte apparizioni. Scorrono gli anni, i decenni e anche se qualcuno ha tentato di strumentalizzare la devozione del popolo di Dio, la grande maggioranza dei fedeli, compresa la stessa Adelaide, si è sempre affidata con fiducia alla saggezza della Chiesa vivendo una vera e feconda devozione mariana. Un fiume di fedeli mai contro qualcuno, ma sempre con la Chiesa.

Così, nel tempo, si è consolidata quella devozione a Maria Regina della Famiglia che già precedeva gli eventi del 1944, e che li ha attraversati andando ben oltre gli eventi stessi.  

Un fiume di persone che, con umiltà e semplicità, hanno portato a Cristo Signore, attraverso la materna intercessione della sua Beatissima Madre, gioie e sofferenze, il loro vissuto, la loro quotidianità, speranze e dolori ben sapendo che Lei poteva capire, che Lei poteva portarli a Colui che con la sua Croce ha redento il mondo.

«Maria infatti, la quale, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per così dire e riverbera le esigenze supreme della fede, quando è fatta oggetto della predicazione e della venerazione chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all’amore del Padre […]. Onde anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a colei che generò il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell’amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini» (Lumen Gentium, 65).

A Lei, Regina della Famiglia, ciascuno ha portato e continua a portare la propria famiglia, gioie e speranze, ben sapendo che nulla andrà perduto nelle mani di così provvida Madre.

La devozione a Maria coltivata a Ghiaie di Bonate è resa così feconda dall’esempio della casa di Nazaret «la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo […]. In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo […]. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale (Paolo VI, Discorso tenuto a Nazaret, 5 gennaio 1964).

É questa devozione vera, concreta, umile e fedele, nella Chiesa e con la Chiesa, che illumina il cammino di tanti fedeli e che la stessa Santa Sede mi ha chiesto di accompagnare e custodire.

Una luce che il tempo ha purificato, consolidato e rafforzato.

Ora è tempo che questa devozione, sempre accompagnata e mai soffocata dai pastori della Chiesa, libera dai lacci di faziosità e da quel bisogno di segni che nasconde l’incredulità, possa risplendere a illuminare e sostenere il cammino di tanti fedeli, soprattutto quelli che vivono situazioni di fatica e sofferenza.

Una devozione che proprio qui, alle Ghiaie di Bonate, presso la cappellina dedicata a Maria Regina della Famiglia, piccola casa per tutti i pellegrini e viandanti, trova un porto sicuro.

Qui, alle Ghiaie di Bonate, affidata alla prudente e saggia guida dei pastori della comunità parrocchiale.

Qui, alle Ghiaie di Bonate, dove l’impegno meritevole della comunità parrocchiale, sorretto da quello della diocesi, ha visto in questi anni uno sforzo non indifferente, ma necessario, per proteggere e custodire questi luoghi perché rimanessero luoghi del silenzio, di un’accoglienza semplice e cordiale. Di quella essenzialità dove tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso, possano sentirsi a casa.

Come scrive Papa Francesco: «Maria ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: “Ave o Maria…”» (Gaudete et Exultate, n. 176).

Grazie carissimo pellegrino e viandante per il tuo passaggio e la tua visita. Ti chiedo una preghiera anche per me e per la Chiesa di Bergamo assicurandoti la mia. Che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, per intercessione di Maria, Regina della Famiglia, benedica te e i tuoi cari.

Bergamo, 1 gennaio 2019, Maria Santissima Madre di Dio.

Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo

DECRETO DEL VESCOVO


Premesso che, in località Ghiaie di Bonate Sopra, fin dagli inizi del ‘900 veniva costituita una parrocchia intitolata alla Sacra Famiglia ivi venerata con profonda devozione popolare;

– che Maria vi è da tempo invocata con il titolo di “Regina della Famiglia”;

– Che su presunti eventi soprannaturali si sono espressi in modo concorde i miei predecessori, in particolare mons. Adriano Bernareggi il quale, con decreto n. 2424 del 30 aprile 1948, affermava: «non consta della realtà delle apparizioni e rivelazioni della B. Vergine Maria ad Adelaide Roncalli a Ghiaie di Bonate nel maggio dell’anno 1944»;

– che la Congregazione per la Dottrina della Fede, con Lettera prot. n. 240/1944-67408 del 20 novembre 2018, dispone: «[…] fermo restando quanto deciso a suo tempo, ovvero non ravvisandosi motivi ragionevoli per mettere in discussione il discernimento ecclesiale del Vescovo di Bergamo, che si concluse nel 1948 con il non constat delle apparizioni, questo dicastero autorizza vostra Eccellenza ad intraprendere i passi verso una regolarizzazione del culto mariano a Bonate»;

– che nel corso degli anni si è consolidata una solida devozione mariana non solo da parte della comunità parrocchiale di Ghiaie, ma anche di molti pellegrini che accorrono alla locale cappella dedicata a Maria Regina della Famiglia, per affidare alla supplice intercessione della Madre di Dio il proprio cammino e quello dei propri famigliari;

– che la devozione del popolo di Dio chiede di essere accompagnata, sostenuta e guidata in un autentico cammino di comunione ecclesiale;

Revocata ogni disposizione contraria,

con il presente ATTO stabiliamo che:

Il culto mariano, che da sempre è stato coltivato e raccomandato nella vita della Chiesa, va proposto e praticato in conformità al Magistero della Chiesa (costituzione conciliare Lumen Gentium, cap. VIII; Paolo VI, esortazione apostolica Marialis cultus [2 febbraio 1974]; Congregazione per il culto divino e la Disciplina dei sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia [2002], nn. 183-207).

Presso la cappella parrocchiale “Maria Regina della Famiglia” in Ghiaie di Bonate venga valorizzato e custodito il culto mariano escluso ogni riferimento a messaggi, apparizioni e altri fenomeni di presunta natura soprannaturale.

L’esercizio del culto presso la suddetta cappella sia sottoposto alla cura e vigilanza del parroco pro-tempore il quale potrà avvalersi della collaborazione di altri sacerdoti con l’approvazione dell’Ordinario diocesano. In particolare, spetta al parroco:

– moderare il culto mariano escludendo riferimenti a fenomeni non approvati dalla Chiesa;

– curare l’osservanza delle norme canoniche universali e particolari circa la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali;

– presiedere gli atti di culto che si svolgono nella cappella parrocchiale ovvero delegare direttamente e personalmente altri sacerdoti che adempiano ai requisiti richiesti dal diritto universale e particolare.

Il presente decreto entrerà in vigore l’11 febbraio 2019, Beata Vergine Maria di Lourdes.

Bergamo, 1° gennaio 2019, Maria Santissima Madre di Dio.

Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo


 

18 maggio 2016

La Madonna di Ghiaie di Bonate e la persecuzione contro la bambina veggente

di Matteo Donadoni

In questo periodo si sta riaccendendo l'attenzione sulle apparizioni mariane di Ghiaie di Bonate. Che siano reali o no, rimangono però indubbie le violenze assurde cui è stata sottoposta Adelaide Roncalli, la bambina destinataria dei messaggi mariani. Perché un'ispezione vaginale ad una bambina di 7 anni? Perché mentirle dicendole che i genitori erano in prigione per colpa sua? Adelaide durante tutta la sua vita visse umilmente e in incognito, diventando un'infermiera molto brava. Nel 1989, in età avanzata, depositò da un notaio una dichiarazione nella quale ribadiva la propria convinzione: la Madonna le aveva parlato. Per l'occasione riproponiamo un articolo di Matteo Donadoni, scritto in occasione della morte, che spiega molto bene cosa successe all'epoca. Sulle apparizioni non ci pronunciamo (per ora). Sugli inquisitori invece si.

Molti sapranno che il 24 agosto scorso [2014 ndr ] è mancata Adelaide Roncalli (1937-2014), veggente delle Ghiaie e martire della curia di Bergamo.

Mentre nel 1944 il mondo bruciava tra le fiamme dell'odio e delle bombe, e la seconda guerra mondiale sembrava non finire mai, la Madonna, Regina della Famiglia, scelse una fanciulla semianalfabeta di Torchio di Ghiaie di Bonate per annunciare i suoi messaggi al mondo. Le apparve fra noccioli e sambuchi in fiore per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio, quando, attorno alla piccola, attendevano fedeli in preghiera 300mila persone. Il povero popolo del contado bergamasco, nella propria ignoranza e semplicità, aveva una grande fede cattolica e credette. In pochi mesi erano confluiti alle Ghiaie qualcosa come 3 milioni e 500 mila anime. Aveva creduto alle parole di Adelaide perfino il capitano inglese Peter Cooper dell’Intelligence Service, paracadutato dietro le linee, il quale, travestito da prete, aveva incontrato la bambina. Così Bergamo fu salvata dalla distruzione: Cooper aveva fatto annullare il bombardamento prestabilito.

Indovinate chi fu, invece, a non credere? I partigiani comunisti del sottobosco intenti a liberare l’Italia per creare un mondo senza Dio? No. In molti furono i preti ostili (e molti lo sono oggi, ma non c’è da stupirsi: «dal frutto si riconosce l’albero” Mt 12,33). Tanto per cominciare Ghiaie all’epoca dei fatti soprannaturali era da poco divenuta parrocchia (1921). Era stata scorporata da quella di Presezzo, il cui parroco, don Luigi Locatelli, fu il più accanito oppositore della veggente, pare nutrisse rancore personale nei confronti del parroco di Ghiaie, don Cesare Vitali.

Ma con lui erano anche tutti i parroci del vicinato: i pellegrini avevano inondato di denaro le casse della parrocchia di don Vitali: perché a loro non era toccato nulla? Se, invece di andare a zonzo per ascoltare pettegolezzi, questi sacerdoti si fossero dedicati a confessare le centinaia di migliaia di fedeli accorsi, si sarebbero resi conto da soli della verità.

Non menziono poi i detrattori moderni, perché certe parrocchie hanno già ben altre gatte da pelare. Così accadde che un giovane prete, laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano, si prese arbitrariamente la briga di fare luce sui fatti: don Luigi Cortesi. La curia preferì lasciarlo fare ufficiosamente. Il sacerdote credeva nella Fisiognomica, una disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Ma una laurea in teologia o, appunto, in filosofia non attestano il teologo né il filosofo.

Dice bene N. Gomez Davila: «Quanto maggiore è l’importanza di un’attività intellettuale, tanto più ridicola è la pretesa di certificare la competenza di chi la esercita. Un diploma di dentista è degno di rispetto, uno di filosofo è grottesco». Ma, come tutti sanno, certi luminari fanno carriera proprio grazie alle corbellerie che raccontano. È per questo che, fin dalla sua prima visita a casa Roncalli, il sacerdote “filosofo” aveva scrutato il volto di Adelaide cercando i segni della degenerazione. Dedicò un lungo capitolo di un suo libro, intitolandolo "Il biotipo di Adelaide", nel quale espresse giudizi personali pesanti utilizzando anche termini offensivi e calunniosi verso la bambina e la sua famiglia.

Scrisse con disprezzo che Adelaide era «un mostro», una «lussuriosa», una «ninfetta oreade» - una bimba di 7 anni !? -, e «un nodo di vipere, uno scrigno chiuso custodito da sette draghi». Ma forse, in trance agonistico-filosofica, stava parlando di sé. Don Cortesi aveva infatti deciso, senza nemmeno troppo rimuginare scientifico, che quella bambina, la quale, forse, non aveva nemmeno le capacità intellettuali per architettare ragionamenti come quelli annunciati dalla Madre di Dio, era una bugiarda. Bugiarda, bugiarda. Il tema della menzogna ricorre in modo ossessionante nei suoi scritti, dove non mancano note di disprezzo per la povertà di Adelaide: «Adelaide aveva le calzine rotte, i rustici zoccoletti si sfilacciavano... cenci e miseria... era un atomo anonimo». Chi abbia una certa età e chiunque abbia visto le rare fotografie dei propri antenati, può riconoscere in esse le stesse miserie.

Ma questo prete, in tanti anni di onorato Seminario, non aveva mai sentito parlare di Bernadette Soubirous e della sua povertà?? Già, il Cortesi non credeva né alle apparizioni mariane di Lourdes, né di Fatima, come scrisse: «In ogni tempo, dai fondi miserabili di anime guaste, affiorano le pretese di contatti diretti e sensibili col soprannaturale. Talora sono delitti di spiriti diabolici, ma più spesso sono follie di povere menti in rovina». Mi chiedo sempre più spesso che diamine ci stanno a fare nella Chiesa di Cristo i sacerdoti razionalisti non credenti (e chi servono!?).

Addirittura, l’allora vescovo Bernareggi – forse a causa di pressioni nazifasciste – arrivò al punto paradossale di ordinare (sic!) alla Madonna di non apparire più (eh, cosa volete ce ne facciamo a Bergamo della Madonna? Abbiamo già i professori!). Ecco, la testimonianza diretta di don Cortesi: «mi avvertì [il vescovo, scil.] per telefono che aveva potuto strappare alle autorità il permesso di trasportare la bambina alle Ghiaie per l'ultima visione, soltanto a patto che questa fosse davvero l'ultima, e quindi volle che la piccina pregasse la Madonna a non comparire mai più». La povera piccola, nella sua candida ignoranza, prese la cosa sul serio, e la comunicò alla Madonna, con questa formula terribilmente ellittica: «Té, Madóna, i m’ha dicc issé dé ègn piö», cioè: «Tu, Madonna, mi hanno detto così di non venire più». Anche la Madonna la prese sul serio rispondendo: «Sé, l'è l’ültima sira, ègnéró piö».

Dopodiché la piccola Adelaide, sottratta senza giustificazioni alla famiglia e segregata per tre anni dalle suore Orsoline, venne sottoposta ad ogni tipo di esame clinico psicologico e fisico: per l’occasione venne scarcerato il prof. Ferdinando Cazzamalli, esperto occultista non per nulla arrestato dalle SS (e perché mai chiamare un pediatra?!) e che conosceva bene don Luigi Cortesi. Il quale, poco dopo, fu introdotto nel convento di Gandino delle suore Orsoline (all’uopo trattato da casa di detenzione psichiatrica), dove eseguì senza permesso alcuno, in presenza di don Cortesi, la tristemente nota ed odiosa visita alle pudende per verificare la verginità della bambina.

Così la bambina ritrattò sotto minaccia dell’Inferno e sotto dettatura di don Cortesi, il manipolatore della sua piccola mente, che ne aveva spezzato per sempre le ali dell’innocenza con ogni genere di menzogna, come quella che i poveri genitori fossero in prigione a causa sua e non li avrebbe mai più rivisti. D’altra parte fu costretta a ritrattare anche una suora che aveva dato parere positivo, così come lo avevano espresso, inascoltati, il card. Schuster e padre Agostino Gemelli, per il quale la bambina era normale, con un’intelligenza normale, anche se molto ignorante a causa della scarsa istruzione. Quale bambina di 7 anni oggi potrebbe resistere a maltrattamenti e violenze psicologiche ripetute oltre che al sequestro deliberato ed allontanamento dalla famiglia?

Ora, indipendentemente dalle questioni teologiche e dalla veracità e veridicità o meno delle apparizioni – ed anche se corre voce che il vescovo Beschi abbia istituito una commissione fuori Diocesi – penso che la curia di Bergamo, oltre l’aver rigettato l’enorme grazia che la Santa Vergine le aveva concesso, abbia avuto gravi responsabilità nella faccenda, per le quali, ad oggi, non ha chiesto perdono. Secondo il mio non qualificato avviso, se un prete si comportasse così oggi, sarebbe probabilmente accusato di esercizio abusivo della professione medica; sequestro di persona, nella fattispecie di sottrazione di minorenne; plagio psicologico o manipolazione mentale; molestie sessuali su minore. Eppure la chiesa bergamasca si ostina a trattare il caso con sufficienza: così come è stata impegnata nel telefonare ad ogni convento cui Adelaide si rivolgesse perché la rifiutassero, mentre il “filosofo” continuava ad insegnare beatamente in Seminario, essa è anche oggi, impegnata (e assai assai), notte e dì, in tutt’altre faccende, oberata di scartoffie fino al collo peggio del comune di Catanzaro, e la per Madonna, si sa, non resta molto tempo. Eppure, si fece consegnare dal povero don Vitali per le spese del processo l’equivalente odierno di 170 mila euro – le offerte della povera gente.

Spero che venga presto resa giustizia, d’altra parte basta vedere in quali drammatiche condizioni versi la famiglia oggi per capire che Adelaide disse il vero e la Madonna ci aveva avvisati. Ma la cricca ha pensato bene di occuparsi di incomprensibili ed ingiustificabili esami vaginali anziché aprire il cuore ed ascoltare le parole del Cielo. Nel 1944 la famiglia godeva di relativa buona salute, oggi sembra incapace di assolvere ai propri compiti: piegata da idee e stili di vita presentati da una società frivola, piena di permissivismo e di consumismo, dove tutto viene dissacrato. La famiglia di oggi non fa più da filtro e non propone i valori che le erano propri. Ma il matrimonio non è un'avventura. È una grossa responsabilità verso Dio e verso il prossimo. Con i messaggi di Ghiaie di Bonate, la Madonna insegna ancora che non vi può essere una santa famiglia senza vivere uniti e fiduciosi nella fede cattolica, senza la quale la pastorale familiare è un chiacchiericcio inconcludente.

La visione di Adelaide (nella IX apparizione) è emblematica e racchiude tutti gli insegnamenti circa la santità della famiglia, evidenziandone le quattro virtù indispensabili: la pazienza, la fedeltà, la mitezza e il silenzio familiare. La coppia di colombi rappresenta i due membri della famiglia, la Sacra Famiglia, esempio tipo per ogni famiglia. Il cavallo, o capo famiglia, dominato dalla tentazione, abbandona la preghiera, si alza, passa dietro la Madonna, infila la porta aperta (la libertà che Dio dona ad ogni creatura), e si dirige verso un campo di gigli che vuole calpestare. La pecora bianca, l'altro coniuge, resta nella chiesa, in preghiera con le due virtù: il cane macchiato (la fedeltà tradita), l'asino grigio (la pazienza penitente che devono esercitare i coniugi). La preghiera, il valore della fedeltà offesa e della pazienza penitente scuotono Dio, che manda in aiuto San Giuseppe, il quale va a sorprendere l'animale in fallo per riportarlo con dolcezza al perdono e alla preghiera. Così si ricompone l'unità e la santità della famiglia.

I problemi della famiglia non si risolvono con la puerile soluzione del divorzio, ma con il sacrificio ed il perdono. Il perdono di cui tutti parlano, ma poi corrono dal giudice per stabilire, con l’acribia del ragioniere, il minutaggio sulla proprietà dei figli.
Ghiaie di Bonate, invece, offre gratuitamente la ricetta mariana della felicità coniugale.