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28 giugno 2019

Sacro Cuore di Gesù, ritorna!

di Roberto de Albentiis
Oggi, terzo venerdì dopo Pentecoste, venerdì nella e dopo l’Ottava del Corpus Domini, si festeggia solennemente il Sacro Cuore di Gesù, che in qualche modo chiude il ciclo di grandi feste pasquali e pentecostali; quest’anno, poi, essendo la Pasqua caduta nella parte finale di aprile, la festa odierna è capitata alla fine del mese di giugno, quasi a coronamento del mese ad Esso dedicato, nella vigilia della festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno) e a pochi giorni dalla solenne festa del Preziosissimo Sangue (1° luglio), Sangue di Cui il Sacro Cuore è pieno, e le quali devozioni sono intimamente connesse e collegate.

Questo perché, del resto, Cristo è il centro, di tutto: della storia umana, delle sacre scritture, della vita liturgica della Chiesa e personale dei fedeli. Singolarmente, in quest’anno, possiamo davvero ammirare la centralità del Cristo nell’anno liturgico, che, del resto, rappresentava Cristo in mezzo a noi e alla Chiesa, per citare Pio XII.
Giugno è il mese che, tradizionalmente, la pietà popolare dei fedeli e poi la Chiesa hanno dedicato specialmente al culto e alla devozione al Sacro Cuore, e se certamente l’aggiornamento degli ultimi decenni ha indebolito molto l’attenzione a queste pratiche “antiquate”, non di meno i fedeli vi sono rimasti comunque attaccati.

Purtroppo, da molti anni, in questo mondo sempre più disastrato e lontano da Dio, giugno è diventato il mese dell’orgoglio LGBT; questo mondo e questa ideologia (i quali peraltro non rappresentano tutti gli omosessuali) si sono appropriati di questo mese, passando gradualmente dagli ultimi giorni, in ricordo dei fatti dello Stonewall Inn di New York del 28 giugno 1969, in cui la comunità gay cittadina si ribellò alla polizia, a comprendere l’intero mese, trasformato ormai in una sorta di Gay Pride e di vacanza permanente, non disdegnando peraltro puntate anche nei mesi di maggio, luglio e perfino settembre (in una sorta di orgia non stop).

E almeno in Italia, proprio in questi giorni, è scoppiato un incredibile scandalo (che, con quelli relativi alla sanità regionale, alla magistratura e al mondo universitario, pare veramente mostrare la vacuità, la corruzione e la putrescenza di un mondo senza Dio, di un mondo da cui Dio e l’idea di dovere, di servizio, di benevolenza divina da richiedere e guadagnarsi evitando il male e il malaffare sono stati cacciati), riguardante istituzioni locali, psicologi e assistenti sociali e in buona parte, ma non lo si vuole dire, mondo arcobaleno: mi riferisco ovviamente ai fatti di Reggio Emilia, in cui le visite sociali, pediatriche e psicologiche sono state condotte in maniera così deficitaria e arbitraria per smembrare famiglie naturali e favorire famiglie affidatarie (compresi proprietari di sexy shop, coppie gay e abusatori) da aver distrutto le vite di famiglie e minori, non solo allontanati gli uni dagli altri ma, in certi casi, vittime pure di orribili abusi.

Chi si stupisce dei fatti di Reggio Emilia dimentica, o probabilmente non sa - grazie anche alla sapiente opera dovuta all'egemonia mediatica, culturale e morale di certa parte politica -, dei fatti della Bassa Modenese, dove innocenti famiglie e comunità vennero accusate di abusi pedofili e smembrate (ad opera, come poi si è scoperto, delle medesime personalità e associazioni, vedi qui), o peggio di tutti del Forteto (sul quale tanto si è scritto), dove invece i pedofili veri venivano coperti e incoraggiati e ad essi venivano impunemente affidati minori; in tutti e tre i casi (dall'Umbria vi si potrebbe aggiungere un quarto caso, quello del Piccolo Carro), avvenuti in Regioni e amministrazioni c.d. "rosse" vi si possono rilevare alcuni tratti comuni: la svalutazione della famiglia naturale in primo luogo e poi della comunità locale in favore di famiglie affidatarie e di grandi comuni o associazioni; l'abuso della scuola, vista e usata come agenzia di propaganda; lo stretto legame tra istituzioni (dai Comuni alle Regioni e Provincie), enti locali, servizi sociali e magistratura nel perpetrare tali disegni, di distruzione delle famiglie o di favoreggiamento di bande pedofile. Ora tale sistema di potere decennale sta crollando, e stanno venendo fuori vari scandali, e quelli peggiori non sono le ruberie e le lottizzazioni nell'ambito dei servizi o degli istituti di credito locali, pur presenti e gravi, ma questi.

E il mondo arcobaleno? Beh, è coinvolto, e questo spiegherebbe pure la prudenza, insolita in casi simili (peggio se si parla di sacerdoti, colpevoli o non colpevoli poi che siano), con cui si sta trattando la vicenda: sì, perché una delle arrestate, militante LGBT, ha favorito l’affido di bambini a coppie gay per mero spirito di corpo e ideologico. Chiaramente non tutte le coppie o le persone omosessuali sono coinvolte in queste turpitudini, ma il discorso diventa politico e giuridico quando vengono favoriti questi affidi, o quando tali coppie, e soprattutto tali ideologie, vengono sistematicamente gonfiate e pompate dalla stampa. E chissà quali altri crimini e menzogne avranno riguardato altri affidi o, dove è legale, altre adozioni gay…

Come non bastasse gli indagati e arrestati erano tutti pro-gender e pro-arcobaleno, a favore dell’immigrazione, per la laicità e contro i simboli religiosi o la Chiesa stessa, dediti alla critica fino all’insulto dell’odiato mondo cattolico (e ci si ricordi che le famiglie della Bassa Modenese erano semplici famiglie cattoliche, rovinate per sempre, e, anche, ci si ricordi di Padre Giorgio Govoni, loro parroco, falsamente accusato e morto di crepacuore); sono questi i “welcome refugees”, gli “stay human”, i “love is love” (ma poi, qualche slogan o frase in italiano no, fa brutto, è fascista?), sono questi quelli che sono contro la famiglia, la comunità locale, la parrocchia. Dei veri mostri rivestiti di colori sgargianti, ma che mostri sono e rimangono. E se ovviamente può purtroppo capitare che esistano famiglie disfunzionali o sacerdoti abusatori, essi però rappresentano una eccezione patologica del caso, mentre ben diverso è invece il discorso di falsi abusi (inventati e creati con la tecnica psicologica dello “svelamento progressivo”), di menzogne ed errori giudiziari, di famiglie smembrate e ricomposte come fossero lego e di coppie gay elevate contro la famiglia naturale per ideologia.

Riprendiamoci, quindi, giugno, che è mese del Sacro Cuore e basta, così come il tempo, la vita, la natura, sono di Dio e di nessun’altro; il mondo è sempre stato un cattivo pagatore, è sempre stato lontano da Dio (e Gesù nel Vangelo indica il mondo con due accezioni, la prima come insieme degli uomini amati da Lui e dal Suo Sacro Cuore, la seconda come insieme degli uomini e delle istituzioni, sotto il diavolo – ma che Lui ha vinto! – che si ergono contro la Redenzione e contro la Chiesa), eppure mai come in questi ultimi decenni il mondo è parso tanto alieno, contrario, nemico, non solo di Dio, ma perfino della natura e del buon senso, e proprio questo rende la nostra epoca peggiore perfino del paganesimo antico, anche di quello molle e decadente.

Ritorna, Signore, ritorni il Tuo Cuore! Ritorna nella Chiesa, che fondasti per diffondere il Tuo Vangelo e dare la Tua Grazia attraverso i Sacramenti, e non per essere una parodia di ong o di organizzazione internazionale; ritorna nella società, nel mondo del lavoro, della scuola e dell’infanzia, delle famiglie, delle leggi e della giustizia, che senza di Te si stanno sfaldando e stanno sprofondando; ritorna nelle nostre vite, perché siamo noi per primi i colpevoli, siamo noi per primi ad abbandonarTi, e la decadenza del mondo e della Chiesa è coerente conseguenza di questo abbandono e di queste infedeltà. Sii il Redentore e il Re di tutti noi, si diffonda il Tuo amore, l’unico vero amore, e ricompaia in cielo l’arcobaleno come segno di pace e alleanza tra uomo e Dio e non come segno di vivere senza o addirittura contro di Lui!


 

19 agosto 2017

San Giovanni Eudes e la devozione salvifica ai Sacri Cuori


di Roberto de Albentiis

Alla data del 19 agosto troviamo nel Messale riformato, come memoria facoltativa, quella di San Giovanni Eudes, sacerdote e confessore; nel Messale tradizionale, invece, la sua memoria era obbligatoria, di terza classe. Eppure questo santo sacerdote francese, possiamo dirlo, è poco conosciuto, ma perché, allora, la sua memoria era ed è tutto sommato ancora inserita nel Messale?
Nato a Ry, nella fredda Normandia, nel 1601, studiò presso i Gesuiti di Caen, dove fu ordinato sacerdote; inizialmente dedito alla cura degli ammalati e degli appestati, si decise in seguito per le missioni popolari, allora tanto necessarie in una Francia divisa dall’eresia protestante e dalle controversie regaliste, gianseniste e quietiste. Resosi conto della necessaria importanza della figura del sacerdote, in una Francia il cui clero lasciava invero a desiderare, fu il fondatore di una congregazione religiosa maschile nota poi come Eudista e di una femminile nota come Figlie di Nostra Signora della Carità; rese immensi servizi alla Chiesa con la fondazione di seminari e la predicazione di missioni in tutte le provincie francesi con un successo che ha del miracoloso. Fu un apostolo della devozione ai Cuori di Gesù e Maria, il primo a predicarla e a scriverne opuscoli (come “Il Cuore ammirabile della Madre di Dio”) e soprattutto testi liturgici, che vennero adottati prima per le sue famiglie religiose e le singole diocesi in cui predicava e, successivamente, per l’intera Chiesa. Se la diffusione del culto dei Sacri Cuori e la scrittura delle relative Messe ebbe sorte alterna, proprio a San Giovanni Eudes si deve però la prima sistematizzazione liturgica, che, peraltro, fu lo sbocco naturale di una devozione in realtà assai più antica.
Per San Giovanni Eudes (morto a Caen il 19 agosto 1680) i Cuori di Gesù e Maria sono fonte tanto della dignità umana quanto soprattutto simbolo dell’amore incessante di Dio; è grazie a lui, e poi a San Claudio de la Colombiere e San Luigi Maria Grignion de Montfort, che si irrobustisce la fede cattolica della Francia profonda, che giocherà poi un ruolo decisivo, anche se sfortunato, nella grande opposizione popolare e campagnola alla nefasta Rivoluzione Francese. Purtroppo tardi prima la Chiesa e poi lo Stato di Francia capiranno l’importanza dei Sacri Cuor di Gesù e Maria, la cui mancata diffusione e consacrazione portò tanti lutti nella Francia e poi nell’intera Europa.

Cosa può insegnarci San Giovanni Eudes, un santo certo importante ma dalla vita tutto sommato ordinaria e dal culto non troppo diffuso? Certamente l’importanza della figura sacerdotale, figura ormai bistrattata non tanto e non più dalla società, che anzi, in realtà, anela a santi sacerdoti, ma nella Chiesa, dove pare di essere tornati proprio ai tempi della sua predicazione, quando tanti sacerdoti erano meri burocrati e funzionari; non assistiamo oggi a chiese chiuse o vuote e a sacerdoti introvabili, quando vorremmo invece magari confessarci, parlare e pregare con loro? E che dire dello stato dei seminari, che anziché riformati o fondati sono chiusi?
Ma soprattutto, la devozione ai Sacri Cuori, di cui fu un apostolo e predicatore instancabile; proprio in questo anno centenario di Fatima, in ricordo dell’accorato appello della Madonna a ricorrere alla devozione al Suo Cuore Immacolato, riscopriamo e ricorriamo a queste due inscindibili devozioni: la devozione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria è devozione di amore e sacrificio, è una devozione che fa meditare sul grande amore di Dio in Gesù e Maria e sulla nostra piccolezza, dal momento che con i nostri peccati offendiamo i teneri e amabili Cuori, fornaci di amore, di Gesù Redentore e Maria Corredentrice. Considerando il grande amore divino racchiuso nei Sacri Cuori, corrispondiamo allora ad esso con la confessione e la comunione, la preghiera e la consolazione, e la diffusione di tale magnifica devozione!

 

13 agosto 2017

Padre Dehon l’Apostolo del Sacro Cuore

di Roberto de Albentiis
La Francia oggi, se ci pensiamo, è una terra devastata, tanto dal punto di vista sociale quanto soprattutto ecclesiale, e le superstiti bellezze naturali e architettoniche e artistiche rendono tale abbruttimento perfino peggiore: questo grande Paese europeo, i cui Re prima della Rivoluzione del 1789 detenevano il titolo di Maestà Cristianissima, detiene purtroppo record orribili quanto a divorzi, aborti, diffusione dell’ideologia gay, chiese chiuse e sconsacrate e corrispondenti comunità islamiche wahabite in crescita; eppure la Francia fu una terra un tempo profondamente cattolica, la terra “figlia primogenita della Chiesa”, dove nacquero la solennità del Sacro Cuore e la schiavitù mariana montfortiana, la terra delle opere d’arte e delle cattedrali gotiche, il luogo natale di moltissimi santi. E proprio di uno di questi santi voglio scrivere: il Padre Dehon.

Padre Leon Dehon nacque in un villaggio della Piccardia, rustica regione settentrionale francese, quasi al confine con il Belgio, nel 1843, in una agiata famiglia di possidenti terrieri, per quanto non praticante: la fede, difatti, gli venne trasmessa solo dalla madre, devota del Sacro Cuore, mentre il padre non era praticante. Fece studi superiori e universitari letterari, scientifici e giuridici improntati al più forte positivismo; se fin da bambino aveva maturato la scelta di fare il sacerdote, venne enormemente ostacolato dal padre, e si risolse ad avere la laurea e il dottorato in diritto unicamente per assecondare il desiderio paterno, ma non esercitò mai né l’insegnamento né l’avvocatura. Nel mentre, a Parigi, frequentava le Conferenze di San Vincenzo, desiderando coltivare non solo la propria spiritualità, ma anche la propria formazione sociale e intellettuale; negli stessi anni si spingeva in numerosi Paesi dell’Europa centrale e settentrionale (compresa la Norvegia, dove ancora vigevano forti leggi discriminatorie e repressive contro i cattolici), preludio dei suoi numerosi viaggi missionari.

Desideroso sempre più di ricevere il sacerdozio, viene inviato dal padre in Palestina, con l’intento di distoglierlo dal suo proposito, ma al termine di quel lungo periodo decide, contro il volere paterno, di rimanere a Roma, entrando così in seminario; dopo un colloquio col Beato Pio IX, che lo incoraggiò e benedisse, e dopo il percorso di studio, venne consacrato sacerdote nel 1868; i suoi studi presso il Seminario Francese di Santa Chiara (affidato ai Padri Spiritani, gli stessi in cui si formò e di cui divenne superiore un altro grande ecclesiastico francese del secolo scorso, Monsignor Lefebvre) lasciarono una impronta indelebile nel suo carattere e nel suo futuro ministero sacerdotale. Alla prima Messa, al pensiero di tutte le difficoltà che aveva incontrato nel giungere a quel traguardo, pianse copiosamente.

Tra il 1868 e il 1871 conseguì il dottorato in diritto canonico e in teologia dogmatica e morale, e nel mentre fu anche segretario e stenografo durante il Concilio Vaticano I, in cui difese strenuamente il dogma dell’infallibilità papale contro liberali e veterocattolici; tornato in Francia, a Saint Quentin decise di fondare una nuova famiglia religiosa dedicata alla predicazione, allo studio del magistero papale e alla diffusione della devozione al Sacro Cuore: nacquero così gli Oblati del Sacro Cuore, poi Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, che da lui presero poi il nome di Padri Dehoniani. Studioso e difensore del magistero pontificio di Leone XIII, e strenuo oppositore della giudeo-massoneria, ricco di meriti, Padre Dehon morì il 12 agosto 1925 a Bruxelles, proprio agli inizi del pontificato di Pio XI, il Papa che nel XX secolo più si spese per la devozione al Sacro Cuore e la difesa della regalità di Cristo.

Il volto di Padre Dehon è uno dei più famosi e cari presso il popolo cristiano, e i suoi padri, che in Italia, a Roma e Barletta, hanno collegi, stampano una rivista enormemente apprezzata, “Presenza Cristiana” e si dedicano all’apostolato dell’editoria e della buona stampa; introdotta la sua causa di canonizzazione, ottenne il titolo di Venerabile e nel 2005, ottantesimo anniversario della sua morte, sarebbe stato beatificato. Purtroppo, tra la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI, e soprattutto la diffusione di suoi vecchi scritti antigiudaici e la relative rimostranze ebree, hanno bloccato tutto; per quanto fossero già pronte le immaginette e i libri con la titolatura di Beato, il suo processo canonico è da allora fermo, ma non di meno, presso il popolo cristiano, gode già da tempo di fama di santità.

L’amore al Sacro Cuore, l’attaccamento al magistero romano e la sua attualizzazione nella società, il desiderio di riconquista spirituale della società e del secolo, ci spingono a venerare Padre Dehon, a chiederne l’intercessione, soprattutto ad averlo come modello; devo a mia nonna, abbonata alle riviste dehoniane, la conoscenza di questo santo sacerdote e soprattutto la devozione al Sacro Cuore, cosa di cui non sarò mai grato abbastanza al buon Dio. Per me come per tanti altri, quindi, Padre Dehon è un santo, e non vedo l’ora che la sua santità sia riconosciuta anche in terra, e sono stato felice di scrivere questo piccolo articolo agiografico in suo onore, che voglio terminare con questa frase tratta dal suo testamento spirituale: “Miei carissimi figli, vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Gesù”; sì, ricorriamo al Sacro Cuore, fornace e tesoro di grazia e misericordia divina!
 

27 giugno 2017

Le offese al Sacro Cuore e l’ignoranza del Suo Amore


di Roberto De Albentiis

Di recente ho parlato con una militante LGBT (bontà sua si definisce cattolica, anche se mi ha citato solo Don Gallo e Alberto Maggi, mentre io citavo semplicemente ed esclusivamente il Vangelo, molto più che il Magistero, nello specifico quello di Pio XI) che difendeva quella porcheria di manifestazione blasfema del Pride Village di Perugia, di cui tutti ormai sanno e sul quale ho provato in camera caritatis a farla riflettere invano; capisco pure la voglia di irrisione e irriverenza della “cultura” atea e laica, di cui quella LGBT è solo l’ultima mutazione genetica, per quanto la più indisponente, ma trovo personalmente da cascabraccia il fatto che una persona, almeno nominalmente, cattolica appoggi ciò, ma del resto, purtroppo, ciò è il frutto coerente dell’antropocentrismo e dell’ottimismo e del dialogo ideologico inseritisi nella Chiesa a seguito del Vaticano II: se il mondo non va più ammonito e convertito, ma bisogna dialogare, anzi, bisogna accettare tutto, perché non accettare allora anche il nuovo dogma arcobaleno, anche se blasfemo come in questo caso, o il dogma immigrazionista?
Ciò che mi ha invece molto addolorato era la sua profonda ignoranza della devozione al Sacro Cuore di Gesù (“Ma cos’è questo cuore?” mi aveva scritto), ciò che un tempo era indice sicuro di cattolicità ora è eclissato: lasciamo perdere pure le ripercussioni politiche, con i militi vandeani, carlisti, cristeri e rexisti che avevano il Sacro Cuore come emblema, perché la politica, come ogni ambito umano, anche se nobile, è finita e limitata, ma fino a cinquanta-sessant’anni fa, e anche qui torniamo purtroppo al Vaticano II, era prassi normale per un fedele o una famiglia cattolici affidarsi al Sacro Cuore di Gesù, tanto che, pur anche in una certa ignoranza o superficialità, si era cattolici se si teneva una sacra immagine del Cuore Divino in casa o se si facevano i primi nove venerdì del mese; e oggi? Quanti sanno dei nove venerdì, delle comunioni riparatrici, delle giaculatorie e delle immagini del Sacro Cuore? Tranne poche persone anziane, ancora memori delle catechesi ricevute in età da catechismo, nella Chiesa di oggi, così “aperta” e “misericordiosa”, non si parla del Sacro Cuore di Gesù e della Grande Promessa. Ma da dove viene la Misericordia di cui si parla tanto (se ne parla, ma non la si applica, almeno per i nemici del nuovo corso ecclesiale), se non dal Cuore aperto di Gesù, da Cui escono sangue ed acqua? E i fedeli che la scoprono, o che si attrezzano per riparare le offese che Egli riceve, come avvenuto di recente a Reggio Emilia, lo fanno il più delle volte da soli e perfino in contrasto con sacerdoti e gerarchi, che parlano a sproposito di “rigidità”, “bigotteria”, “divisione”.
La Grande Promessa che Gesù, nelle Sue apparizioni all’umile visitandina Santa Margherita Maria Alacoque, ha fatto a tutti gli uomini, è un vero e proprio nuovo e restaurato Vangelo, è un compendio dell’amore e della misericordia di Dio, che non si sacrifica una sola volta sulla Croce, ma continua a farlo sugli Altari, nei Tabernacoli, nei Confessionali; il Sacro Cuore di Gesù apparve in un’epoca di freddezza causata dal calvinismo e dal giansenismo, in cui regnavano l’eccessivo timore e il più grande scrupolo, ma che cosa si deve dire oggi, invece, dove regnano in maniera opposta e peggiore il lassismo e la faciloneria più grandi? Si dice che Gesù è amore, sì, certamente, ma l’amore cristiano, forte e sacrificale, proprio nulla ha a che fare con l’amore mondano e arcobaleno: l’amore di Gesù è quello che Lo porta sulla Croce, a morire in Espiazione e in Riscatto per noi, e che fa dire “Chi mi ama, osserva i Miei Comandamenti” e “Chi ascolta voi, ascolta Me” e, soprattutto, “Senza di Me, non potete fare nulla, chi non raccoglie con Me, disperde!”.
Cari sacerdoti, cari vescovi, se tra i fedeli nessuno o quasi conosce più il Sacro Cuore, è anche colpa vostra: al netto dei buoni esempi tra di voi, che ci sono, quanti di voi predicano sul Sacro Cuore, diffondono ed intronizzano la Sua immagine, parlano della Promessa (da integrarsi con il messaggio della Divina Misericordia rivelato a Santa Faustina Kowalska), celebrano con solennità la festa del Sacro Cuore e santificano il mese di giugno? Avete voluto bandire le devozioni, che sono vera e propria teologia per i più semplici, che erano la forza in tempi di ignoranza e soprattutto martirio, e adesso vedete i risultati: fedeli abbandonati non solo a loro stessi e ai loro peccati, ma ai venti del secolo, alle parole d’ordine del mondo e dei media, e che soprattutto non conoscono più niente della retta dottrina e dei grandi mezzi di salvezza che sono la devozione al Sacro Cuore e alla Divina Misericordia. Abbiamo Gesù, un Dio dal Cuore Sacro, Divino, Misericordioso, Eucaristico e Regale, e abbiamo permesso una così grande indifferenza nei Suoi confronti, tanto che molti ignorano questa devozione; davvero, con San Francesco d’Assisi, possiamo dire che “l’Amore non è amato!”. Ma lo ribadisco, voi chierici avete una grande responsabilità, non vorrei francamente essere al vostro posto, e la vostra ignavia, il vostro dialoghismo, anche davanti a gravi fatti come quello di Perugia, saranno forse lodati dal mondo ma non saranno certo dei meriti nei confronti del Sacro Cuore, anzi! Perché se è vero che Questo è “Quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla”, è altrettanto vero che Gesù non resterà per sempre inerte, e che dopo la Misericordia viene la Giustizia, e allora i giochi saranno fatti.
Siamo nell’Ottava del Sacro Cuore, e ormai al termine del mese di giugno, dedicato proprio a Lui: noi laici cerchiamo di crescere in questa devozione e di diffonderla come possiamo, ma voi chierici, per favore, predicatela, fatela tornare cattolica, universale, in tutta la Chiesa, non fate più che, tra fedeli, ci sia ignoranza e soprattutto incomunicabilità al riguardo di questa bella devozione, di questa vera e propria polizza per la vita eterna… che il Sacro Cuore vi guidi e vi benedica, che ci guidi e ci benedica tutti in quest’epoca di cui Padre Pio, grande apostolo e innamorato del Sacro Cuore, diceva che tutto era tenebra!

 

01 giugno 2017

L’amore riparatore del Sacro Cuore di Gesù


di Roberto De Albentiis

Finito il mese di maggio, dedicato tradizionalmente alla Madonna, inizia quello di giugno, dedicato al Sacro Cuore di Gesù: sembra quasi che proprio Sua Madre, attraverso un mese, ci voglia preparare a vivere bene un altro mese in compagnia di Suo Figlio; del resto, come il messaggio di Fatima, in questo anno centenario, insegna, le devozioni ai Sacri Cuori di Gesù e Maria sono intimamente e strettamente connesse, come sono connesse quelle al Sacro Cuore e alla Divina Misericordia
“Dio è amore”, come si legge nella prima lettera dell’Evangelista Giovanni (e questa frase sarà poi citata nella famosa enciclica di Papa Benedetto XVI “Deus Charitas est”), dell’amore che Lo ha spinto a sacrificare Gesù (e a far partecipare Maria, innocente, alle sofferenze del Figlio) sulla Croce per noi uomini, che il più delle volte rispondiamo con indifferenza, freddezza, odio. Per riparare l’offesa primigenia che i Progenitori fecero al Padre e poi in subordine tutte le altre offese, passate, presenti e future, degli uomini, Gesù ha accettato di soffrire la Passione, e allo stesso modo così noi dovremmo avere una devozione riparatrice per alleviare le sofferenze di Gesù e del Suo sacro e addolorato Cuore, Cuore che tanto ha amato e ama gli uomini e che nulla per loro ha risparmiato, come si legge dagli scritti di Santa Margherita Maria Alacoque, la veggente del Sacro Cuore.
La devozione al Sacro Cuore si struttura nel XVI e XVII secolo, un periodo in cui l’eresia calvinista e l’eterodossia giansenista avevano raffreddato gli animi degli uomini, confusi tanto dalla mollezza di alcuni teologi lassisti e probabilisti quanto dalle durezze e dalle asprezze dei discepoli di Calvino e Giansenio, e proprio Gesù, apparendo ad una umile suora visitandina, volle mostrare non solo l’errore di questi pensieri teologici travisati, ma soprattutto volle ribadire il Suo immenso amore per noi, offrendoci un segno visibile di ciò (l’immagine del Cuore) e i mezzi per comprenderlo (la preghiera e i sacramenti); ma tra gli anticipatori del culto al Sacro Cuore troviamo Santa Brigida di Svezia, Santa Matilde di Helfta, Sant’Antonio di Padova, San Francesco d’Assisi, Sant’Agostino d’Ippona, in un vero e proprio fiume carsico che troverà il suo sbocco in Santa Margherita Maria, ma che, se ci pensiamo bene, ha una evidentissima origine biblica: l’episodio, descritto ancora da Giovanni, nel suo Vangelo, del soldato che, con la lancia, squarcia il Cuore di Gesù morto sulla Croce, da Cui escono sangue ed acqua, simboli dei Sacramenti.
La devozione al Sacro Cuore conobbe uno straordinario sviluppo nei secoli a venire, incontrando il favore dei Papi, di tanti sacerdoti, di numerosi santi e beati, delle semplici masse di fedeli, tanto che un sicuro indizio di fede cattolica è dato proprio, in una casa, dalla presenza di un’immagine del Sacro Cuore, magari intronizzata; di recente, poi, ha avuto un nuovo impulso con la parallela devozione alla Divina Misericordia, iniziata con Santa Faustina Kowalska e diffusa da San Giovanni Paolo II, in cui Gesù chiede di riparare gli oltraggi che riceve con la fiducia nella Sua Divina Misericordia (fuoriuscente dal Suo Cuore come sangue ed acqua), la penitenza, la confessione e la comunione riparatrice.
Inutile dire che, negli ultimi cinquant’anni, la devozione al Sacro Cuore, per le sue caratteristiche molto poco politicamente corrette (tanto gli insorgenti vandeani e carlisti quanto i cristeros, le milizie cattoliche nella Guerra Civile spagnola e le formazioni politiche cattoliche integriste francesi e belghe avevano il Sacro Cuore come loro simbolo) e soprattutto per gli accenni che si fanno al peccato e alla necessaria espiazione, ha conosciuto un lento ma inesorabile declino: chi sente più parlare di primi venerdì (salvo da qualche singolo bravo sacerdote), soprattutto della confessione e comunione riparatrice, in una Chiesa che scambia sempre più la confessione per una chiacchierata o una seduta psicologica e che tende a livellare e abolire certi peccati? Chi sente più appelli accorati allo smettere di offendere Dio con il peccato, tanto personale quanto sociale? Davvero, con San Francesco d’Assisi, potremmo dire che l’“Amore non è amato” (l’amore vero, quello della Croce, non la sdolcinata melassa sentimentalista e magari arcobaleno odierna), e sempre per citare un’altra santa francescana, Angela da Foligno, dovremmo ricordarci che Gesù non ci ha “amati per ischerzo”, e il Suo Cuore, “ripieno di obbrobri”, coronato dalle spine e soprattutto ferito dalla lancia, sta a mostrarcelo. In una visione, un’altra santa francescana, la mistica cappuccina Veronica Giuliani, vide che Gesù prendeva il suo cuore e lo spremeva fino a far fuoriuscire del pus: il cuore di una santa monaca di clausura, veggente e stimmatizzata, aveva ancora del pus! E di noi, dei nostri miseri cuori, che dovremmo dire? Non illudiamoci, l’amore di Dio e per Dio è esigente, non ha niente di debole o smielato: basti pensare ad una delle ultime grandi mistiche cattoliche, la beata Madre Speranza, che mai smise l’abito religioso nero e mai interruppe il digiuno e la penitenza, e che volle fondare un santuario e una famiglia dedicata all’Amore Misericordioso, di Cui volle diffondere l’immagine: l’immagine di Gesù, sulla Croce, con il Cuore in vista. Amore, confessione, cessazione ed espiazione del peccato, comunione, sono un tutt’uno che niente e nessuno, foss’anche la più alta autorità politica o spirituale sulla terra, può separare.
Pensiamo a ciò che dice l’Apostolo Paolo ai colossesi, ai filippesi e ai romani, partecipare alle sofferenze di Cristo, quindi consolarLo di quelle arrecateGli dagli altri e soprattutto da noi, pensiamo a non più offenderLo con il nostro peccato, dimostriamoGli un po’ del nostro amore per Lui confessandoci e comunicandoci: a tutti, un buon mese di giugno, da passare in compagnia del Sacro Cuore!
 

19 novembre 2016

Santa Matilde di Hackeborn, la mistica dell'Ave Maria e del Sacro Cuore di Gesù

di Alfredo Incollingo
 
In questi tempi così tetri la Vergine Maria ci viene in aiuto. “Come?”, dirà lo scettico. La risposta per un credente è scontata: pregandoLa e seguendo le Sue raccomandazione, che ha lasciato ai tanti veggenti (sia donne che uomini) scelti come tramite tra Dio e gli uomini. La Madonna è apparsa nei momenti più bui della storia, o quanto meno nei decenni più difficili con guerre, ideologie disumane e tanta miseria. A Fatima, a Lourdes o a Loreto l'Immacolata ha rischiarato l'umanità con la sua luce divina e con il suo viso materno ha assicurato la misericordia per i meritevoli.
Forse pochi conoscono Santa Matilde di Hackeborn, una santa veggente tedesca, il cui messaggio ci testimonia l'attenzione che Maria ha per i suoi figli. A Matilde la Vergine ha chiesto di recitare ogni giorno tre Ave Maria in onore della Trinità per ottenere il soccorso. Accogliamo questo invito se vogliamo veramente affidarci al Suo aiuto.

La santa nacque in Germania, nella regione della Sassonia, nel 1240, in una nobile famiglia che la destinò ad un convento benedettino a Helfta per essere lì educata. Non fu una scelta forzata perché fu la piccola a esprimere questo desiderio, andando a trovare la sorella che lì era badessa. L'amore per la contemplazione e per il chiostro si concretizzò nella decisione di diventare suora. Adempì ai suoi doveri con grande zelo, si mostrò caritatevole e umile nei confronti di tutti, specie con i poveri. Divenne un'apprezzata consigliera spirituale e l'incontro decisivo per la sua vita religiosa avvenne durante un colloquio con una giovane consacrata. Il suo nome era Gertrude e la bambina aveva un animo carismatico e mistico molto vicino alla santa. Tra le due nacque una grande affinità e questa comunione si consolidò durante le visioni mistiche di Matilde, quando la santa le dettava i racconti dei suoi incontri divini. Da questi resoconti nacque uno dei libri di mistica più noto del medioevo il “Libro della Grazia speciale”. 

Matilde ebbe diversi colloqui con Maria che le diedero modo di vincere la sofferenza fisica e le distrazioni del mondo. I messaggi mariani erano invocazioni affinché si pregasse per le anime afflitte del Purgatorio e per coloro che sulla Terra si trovano in condizioni disagiate. Sappiamo che avvertì più volte nella sua vita momenti di smarrimento spirituale e di dolore che furono alleviati se non guariti dalle lodi al Dio. In Matilde si manifesta fin da subito la devozione al Sacro Cuore di Gesù, perché nei momenti di dolore fisico sperimentavo la sofferenza del Signore sulla Croce, ricevendone speciali grazie. La sua fedele Geltrude (che sarà conosciuta come Santa Gertrude la Grande) era sempre accanto a lei in quei momenti e non perdeva una parola della sua maestra di fede. Negli ultimi tempi Santa Matilde pregava Maria affinché la aiutasse nel ritornare a Dio e Lei le chiese in cambio di pregare tre volte l'Ave Maria al giorno, in onore della Trinità. Nei momenti di confusione, di tensione e di malinconia sappiamo che una Madre speciale ci assiste e preghiamola con tre recite orazioni mariane. La Sua misericordia scenderà su di noi dandoci conforto e la forza necessaria per andare avanti. Nel Martirologio Romano la si ricorda il 19 novembre, data in cuì nacque al cielo nel 1298.
 

15 ottobre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: il Sacro Cuore di Gesù e le anime del Purgatorio (Parte XIV)


di Alfredo Incollingo

Non andremo a visitare in questo breve episodio del nostro viaggio una chiesa paleocristiana o una barocca. Tralasciamo le mete tradizionali e il passato di Roma per parlare di fatti più vicini a noi nel tempo. Oggi vi propongo la visita di una chiesa di recente costruzione, si fa per dire, perché venne edificata tra il 1893 e il 1917: è la chiesa “neogotica” del Sacro Cuore di Gesù, nel quartiere chic di Prati. La sua storia è molto particolare e vale la pena recarci lì per scoprirla.
Il nostro racconto inizia nel 1893 quando un missionario del Sacro Cuore di Gesù, il francese Victor Jouet, giunse a Roma con l'intento di promuovere la devozione al Sacro Cuore e alla Madonna; erano questi i capisaldi del suo ordine fondato in questi anni da J.J. Chevalier. Inaugurò l'Associazione del Sacro Cuore delle anime del Purgatorio per tale scopo e stabilì le sedi in due oratori, uno di questi si trovava sul Lungotevere, a Prati: qui verrà costruita la nuova chiesa in stile neogotico, che era una moda architettonica ampiamente diffusa nella Francia dell'epoca.
A noi però non interessa una disquisizione d'arte, che potrà impegnare solo gli esperti del settore. Questa chiesa anacronistica nel contesto romano è particolare perché ospita al suo interno il Museo delle anime del Purgatorio, sito nella sua sagrestia. Raccoglie le prove inconfutabili dell'esistenza del Purgatorio e ciò che ammirerete sarà veramente impressionante. Cominciamo però dal principio, senza svelare fin da subito i particolari.
Nel 1897 un incendio colpì una parte del complesso appena costruito: una cappella fu letteralmente distrutta dalle fiamme. Padre Jouet si recò sul luogo e, dietro l'altare, tra i resti carbonizzati, scorse i tratti neri impressi sulla pietra di un volto umano infelice, triste. Fu la prova tangibile che ciò che Dante Alighieri aveva raccontato era verità: esiste il Purgatorio, questo stato ultramondano in cui si trovano quelle anime che sono costrette a purificarsi prima di accedere al Paradiso. Da quel giorno Jouet viaggiò per l'Europa raccogliendo altre immagini di anime purganti e costituì una grande collezione che è tuttora visitabile.
Anni e anni di ricerca, anche dei successori del missionario, dimostrarono l'autenticità dei reperti lì collezionati: furono vagliati e conservati quelli che incontrovertibilmente erano prove dell'esistenza del Purgatorio. Padre Jouet si convinse che quel luogo era il punto d'incontro tra i vivi e i morti perché lì i primi cercavano di chiedere aiuto ai fedeli affinché pregassero per loro, per diminuire gli anni di castigo. Vale la pena recarsi al Sacro Cuore di Gesù a Prati per vivere un momento intenso di fede e per convincere chi non crede a ripensare a tutte le sue credenze.
Il viaggio continua.

 

08 giugno 2016

Giugno, il mese del nostrismo: Sacro Cuore e politicamente scorretto!


di Roberto de Albentiis

Abbiamo da poco finito maggio, il mese mariano, e da altrettanto poco abbiamo iniziato giugno, il mese nostriano (o nostro)! E che è mai? E’ presto detto: da alcuni anni giugno (prima solo gli ultimi due giorni, poi, gradualmente, l’ultima settimana e, ora, l’intero mese) è diventato il mese dell’orgoglio gay, con eventi in tutto il mondo; una propaganda martellante e ossessiva si è diffusa dagli USA ed ha ora coinvolto l’intero Occidente, e l’Italia, se pur in ritardo, si è adeguata al nuovo standard. E quest’anno, con l’approvazione del ddl Cirinnà, la comunità LGTXYZ£$%&/(=?123 italiana (una minoranza aggressiva, prepotente e potente, che peraltro, con la maggioranza degli omosessuali normali e tranquilli, anche, tra essi, cattolici, nulla ha a che fare) ha del resto di che festeggiare.
Come, gradualmente, il mese di maggio diventò il mese mariano, così il mese di giugno diventò il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, al Sacratissimo, Divino, Regale, Misericordioso Cuore di Gesù, “Cuore che ha tanto amato gli uomini e che nulla Si è risparmiato”, Cuore da Cui escono Sangue ed Acqua, Cuore ripieno della Divina Misericordia e del Preziosissimo Sangue (che si festeggia nel mese seguente, a luglio); tolta questa devozione tanto amata dai semplici fedeli, di più, negata questa fondamentale verità, tutto è andato a scatafascio: negata la Regalità di Cristo sulle nostre vite personali come sugli Stati e le realtà temporali, negata la signoria di Dio sul tempo stesso, ecco che si sono avute società sempre più mondane, mesi dedicati a devianze e turpitudini, vite degli stessi fedeli che non piacciono certamente a Dio (e se la Madonna di Fatima, tramite i tre Pastorelli, diceva che molte vite e molti matrimoni apparentemente cristiani dei primi anni del XX secolo non piacevano a Dio, che direbbe dell’oggi?).
Nel mondo e nella stessa Chiesa si è diffuso in questi decenni un velenoso pensiero debole e politicamente/ecclesiasticamente corretto, un pensiero che ha in odio qualsiasi ordine naturale, che vuole sostituito con il caos legalizzato; che detesta qualsiasi pensiero forte e virile, che vuole sostituito con una budinosa e checcosa leziosità; che trova orripilante qualsiasi idea di sacrificio, sia esso rivolto nei confronti dei propri vizi, peccati e debolezze (che non esistono più, se non il “clericofascismo” di ritorno “intollerante” e “chiuso di mente”, che è in pratica il normale cattolicesimo, o, anche, un più comune e naturale buon senso) o nei confronti della propria comunità nazionale (che non è più niente, se non quando deve accogliere immense quantità di immigrati cui regalare la cittadinanza).
Ed è qui che entra in gioco il nostrismo: se il mondo stravede per Obama (o per la prossima strega Clinton), ecco che un rimedio per distinguersi è supportare Putin e Orban; se il mondo porta ad esempio di “civiltà” gli USA arcobalen(g)ati, l’Olanda o i mitici Paesi scandinavi, ecco che bisogna rispondere dichiarando le proprie preferenze per Paesi come la Serbia o la Polonia; se il mondo, anche davanti a feroci terroristi islamici, non riesce a pensare altro che a palloncini e gessetti, ecco che bisogna opporre a ciò l’idea del soldato, eroe cristiano e civile, che lotta per la difesa della sua Patria; se il mondo propaganda la “cultura dello sballo” e la “cultura dello scarto”, ecco che bisogna rispondere con la cultura del sacrificio, resistendo ai tentativi di far passare come belli, in attesa di legalizzazione, i vizi e le turpitudini; se il mondo vuole fare a meno di Dio (a meno che non parli di “amore”, un “amore”, però, privo dell’immenso e vero atto di Amore che fece Dio con l’Incarnazione e la Passione di Gesù, che è basato sul mero sentimento e sulla mera attrazione fisica e che si esplica perfettamente nell’esultanza per la morte del nemico politico “fascio leghista”), ecco che tutto il nostro essere, pubblico e privato, deve basarsi su Dio.

Gesù mette in guardia dagli scandali, pronunciando contro di essi le più dure parole che Gli siano possibili nei Vangeli; oggi, però, lo scandalo diventa legge e costume sociale, fin dalla più tenera età. Ebbene, scandalizzare i mentalmente aperti, i liberal e i liberali, gli arcobalenati, non è uno scandalo, anzi, è opera meritevole, è opera benedetta da Dio (“Sia il vostro parlare Sì Sì, No No”); in un mondo impazzito essere “nostri”, come esemplificato sopra con alcuni esempi tra il serio e il faceto, è segno di sanità mentale e morale, e il modo migliore di essere “nostri”, più ancora di essere Suoi è la devozione al Sacro Cuore: devozione affatto debole e zuccherosa, ma forte e virile, perché impone di fare i conti con la nostra coscienza e la nostra vita, per eliminare in noi stessi, prima di poter criticare gli altri, anche le minime tracce di imperfezione per poter piacere a Lui, per poterGli far scrivere i nostri nomi nel Suo Cuore, da dove non saranno mai cancellati!
Pratichiamo i primi venerdì del mese, offriamo la giornata, la settimana, il mese, il tempo liturgico, l’anno al Sacro Cuore, santifichiamo il mese di giugno con buone letture e preghiere (ottimi sono i libricini di Padre Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata), pratichiamo le devozioni collegate della Divina Misericordia, del Preziosissimo Sangue e del Cuore Immacolato, portiamo indosso uno scapolare o una medaglietta ed esponiamo in casa o in ufficio un’immagine del Sacro Cuore; facciamo regnare Gesù nei nostri cuori, in modo da poterlo far regnare meglio, con il nostro esempio e la nostra opera, nelle nostre famiglie e nelle nostre società. E allora saremo non più solo “nostri”, ma, soprattutto, Suoi!
 

03 giugno 2016

Il Sacro Cuore di Gesù e il cuore profano del mondo


di François de Charette

Oggi la Chiesa celebra la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Dal 1689 in avanti si è detto e scritto moltissimo su questa sublime devozione cattolica. Essa affonda le radici nell'Antico Testamento, laddove il profeta Isaia invita ad attingere con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore: “Hauretis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris (Is 12,3)”. Si parla di fonti, al plurale, giacché furono molteplici le sorgenti da cui il Salvatore stillò il proprio sangue, in remissione dei nostri peccati: le innumerevoli ferite sanguinanti causate dalla flagellazione e dalla corona di spine postagli sul capo in segno di deridente umiliazione, le cinque piaghe che i chiodi produssero nella sua carne viva ed infine la ferita ultima, quella che gli squarciò il costato trafiggendogli il cuore. Poche ore prima l'Apostolo Giovanni aveva posato su quel cuore divino il proprio capo reclinandolo sul petto di Gesù (Gv 13, 25).

Moltissimo si potrebbe dire sul sacro cuore di Gesù senza comunque riuscire ad esaurire il mistero di grazia che questo scrigno preziosissimo riserva a chi lo contempli devotamente, ma una cosa balza subito agli occhi: esso fu un cuore vero, pulsante, trafitto realmente e sgorgante sangue ed acqua e così ancora oggi la Chiesa lo celebra nella sua vera immagine di cuore umano. Non è ozioso notarlo in quanto siamo quotidianamente tutti subissati di cuori stilizzati, che del cuore umano non hanno alcunché. Essi non pulsano e non vivono poiché privi di ventricoli e di arterie, in essi non circola sangue e non amano poiché in ultimo non sono cuori. Qualcuno si è preso la briga di studiare la storia della stilizzazione moderna del cuore, poiché questa porzione di carne umana non ha affatto la forma che noi siamo soliti attribuirgli con emoticon e disegnini vari. Ebbene si è visto come la diffusione popolare sia cominciata negli anni '70 con le t-shirt I love NY, dove al posto della parola love campeggiava un cuore stilizzato. Da allora è stato un crescendo fino all'abuso riscontrabile ai nostri giorni. Ancora più interessante però è scoprirne l'origine: essa risale alle carte da gioco e nello specifico a quelle francesi che, come è noto, derivano dai Tarocchi, dunque l'origine della simbolizzazione è gnostico-cabalistica. Il simbolo d'altronde lo conferma, avendo caratteristiche subliminali: esso può alludere nei due archi superiori alle forme rotondeggianti di un seno femminile, mentre capovolto è la rappresentazione evidente di due natiche. Ciò a voler intendere, in perfetta coerenza con il pansessualismo pre-freudiano cabalistico, che l'amore è libido, desiderio, mero principio di fertilità riproduttiva. Per gli scettici, rammento come il gioco delle carte abbia subito negli anni della Rivoluzione Francese un brusco cambiamento: l'asso che fino ad allora era la carte con valore minimo è divenuta anche la carta con valore massimo, a simboleggiare il principio rivoluzionario secondo il quale dal basso il re (la cui carte prima della Rivoluzione Francese era quella con il valore più alto) viene sconfitto, in un processo di disfacimento dell'autorità che dal 1789 non si è mai arrestato fino ad oggi. In un gioco di apparente e innocente intrattenimento è stata racchiusa una dottrina simbolica, cabalistica e persino politica tuttora vigente. Erano ancora lontani i tempi i cui l'umanità si sarebbe potuta pervertire con televisione, film e stampa immonda ma fin d'allora si comprese come l'intrattenimento fosse la via più sicura per istruirla di nuovi e perversi principi. Ciò spiega anche perché un uomo di indubbio acume intellettuale come Pascal sull'intrattenimento scrisse pagine di fuoco, a cui volentieri si rimanda il lettore.

Diremo però ancora qualcosa in merito alla Rivoluzione Francese, vero spartiacque della storia d'Europa. Essa avvenne esattamente cento anni dopo l'inizio della devozione al sacro cuore che Gesù stesso offrì all'umanità per mezzo di Santa Margherita Alacoque, la quale spiegò come al sacro cuore di Gesù dovesse consacrarsi Luigi XIV, meglio noto come “Re Sole” e come il simbolo dovesse essere raffigurato nello stemma nazionale. Ciò era volto a preservare il Regno di Francia difendendolo da future rivoluzioni, epurandolo però da ogni personalistica idolatria verso il suo re e sancendo chiaramente il primato della regalità di Cristo. L'Onnipotente aveva teso una mano a Luigi XIV per mezzo di una sua umilissima santa ma il re aveva glissato. Cento anni dopo, la sua dinastia fu spazzata via, la nobiltà ghigliottinata e migliaia di innocenti consacrati furono martirizzati in un effluvio di sangue d'inusitata barbarie. Da lì principiò l'Europa anticristiana che è sotto i nostri occhi e delle cui utopie il Pontefice regnante inspiegabilmente si compiace. L'umanità, in quei giorni, rifiutò di posare il proprio capo al sicuro sul giaciglio del Sacro Cuore di Gesù ad imitazione del suo apostolo prediletto, preferendo ad esso una corona  inebriata di idolatrica superbia, che cadde miseramente al suolo ghigliottinata e alla quale ne subentrarono molte altre di diversa fattura: l'enciclopedico e puerile sapere umano, l'utopistico e laicista democratismo razionalista, l'ugualitarismo sentimentale, la fratellanza resa orfana di Cristo, senza il quale nulla può essere compiuto (Gv 15, 8). In sintesi l'uomo si sentì pronto per fare da sé e rifiutò al contempo l'aiuto di Dio e dei suoi santi. Scelse la libertà apparente rifiutando quella reale, intessuta della carne e del sangue del Salvatore.
Oggi, dunque, cosa si festeggia? Un cuore divino abbandonato da un'umanità che non sa celebrare che se stessa e ad un cuore di carne trafitto d'amore e sgorgante sangue ne preferisce uno fasullo, purché pulito e colorato: un cuore ideale, simbolo di mostruosità utopiche, di istinti feroci e lascivi che nell'assenza dei suoi battiti, giacché esso è un cuore che non batte, ravvede il rintocco vuoto di un ateismo dei costumi e dei valori, che pur nei suoi disfacimenti quotidiani non brama che se stesso. Dio perdoni la nostra perversione e quella della sua Chiesa militante che ai nostri giorni, anziché porre il capo nella polvere e macerarsi nella penitenza, osa ancora parlare di umanesimo.

In conclusione ricordiamo come la gloriosa artefice del sacro cuore di Gesù, colei che lo ha intessuto della sua carne e irrorato del suo sangue nei nove mesi della portentosa e verginale gravidanza, in questi ultimi tempi sia venuta ad offrire il suo cuore immacolato come ultimo rifugio di salvezza per il genere umano. Ella ha chiesto a Fatima, nel 1917, per mezzo di tre pastorelli la consacrazione - ad opera del papa e di tutti i vescovi - della Russia al suo cuore immacolato. Esattamente come per il Sacro Cuore di Gesù tale richiesta è rimasta inesaudita. Il maggio prossimo sarà il centenario di questa sublime apparizione che sancisce la volontà mariana di trionfare, affinché tutto il mondo conferisca l'onore che spetta a colei che sola e piena di grazia ha meritato all'umanità il Redentore. L'anno venturo si celebreranno al contempo i cinquecento anni della Riforma protestante (1517) e i trecento anni dell'istituzione della prima loggia ufficiale massonica (1717). Sembra, dunque, avvicinarsi l'ennesimo appuntamento della storia dell'umanità al crocevia di un nuova svolta nell'annosa battaglia tra il bene e il male.  In verità, date le premesse, pare apprestarsi un'ulteriore umiliazione per il bene ma ciò non deve scalfire la nostra speranza, che si fonda sull'autorità di Colui che è risorto da morte. Approfittiamo quindi della solennità odierna per innamorarci sempre più di Cristo, umilmente confessando i nostri peccati, digiunando se possibile, battendoci il petto per le nostre mancanze e alzando preghiere all'Altissimo in perenne rendimento di grazia e in riparazione delle offese che l'umanità non cessa di arrecargli. Ciò affinché non siano annoverati i nostri nomi fra coloro che preferirono giocare sotto la croce, anziché pregare e contemplare la magnificenza redentrice dell'unico Salvatore.
 

17 novembre 2015

Dei gesta per Francos: la Francia epicentro spirituale d'Europa/1


di Franciscus Pentagrammuli

Dei gesta per Francos, così il monaco benedettino Guiberto di Nogent intitolava una propria cronaca della prima Crociata.
Nel breve motto è contenuta la verità provvidenziale della nazione francese, tante volte confermata dagli eventi della storia politica, militare, religiosa, e dalle rivelazioni. Come nell'Antica Alleanza Dio predilesse il popolo d'Israele, così nella nuova fra tutti i popoli chiamati alla salvezza Egli ama di particolare amore la nazione franco-gallica, affidandole una singolare missione provvidenziale e curandola perché possa un giorno adempierla.
Il 17 giugno 1689 (esattamente cento anni dopo, il 17 giugno 1789, il Terzo Stato si sarebbe proclamato Assemblea Nazionale, sciogliendo la continuità con la vecchia Francia cristiana fondata da Clodoveo) a Paray-le-Monial la monaca visitandina Margherita Maria Alacoque, oggi riconosciuta santa dalla Chiesa, ricevette una visione mistica in cui Gesù stesso le chiedeva la consacrazione del re Luigi XIV della Francia al Suo Sacro Cuore, prospettando un avvenire di gloria della nazione gallica quale propagatrice in tutto il mondo del culto pubblico al Cuore di Gesù, apostola della Regalità di Cristo e della sua Misericordia.
In ordine a tale grandioso fine, per permettere tale solenne missione, Dio ebbe sempre cura di sollevare la Francia da ogni crisi, e di suscitare in lei molteplici maestri e messaggeri di speranza e devozione, tanto che essa divenne in breve il vero cuore spirituale d'Europa.
Francese fu infatti sant'Ilario di Poitiers, vescovo, teologo e grande difensore della fede nicena, l'Atanasio d'occidente, e già nei primi secoli del monachesimo esso fiorì nella Francia meridionale. Un secolo dopo la morte di Ilario, le orde di Attila si riversarono sulla Francia spargendo devastazioni, finché, giunte alle porte di Parigi, dovettero rinunciare all'assedio di fronte alla strenua difesa e fiducia in Dio dei suoi abitanti, mossi dalle preghiere e dalle incitazioni della vergine Geneviève. Ripiegando verso Orléans, furono sconfitti ai Campi Catalaunici dai soldati del generale romano Ezio.
Appena cinque anni dopo Parigi venne presa d'assedio dai Franchi, guidati dal loro, Meroveo prima e Childerico dopo. Geneviève questa volta non si oppose, presagendo il bene che sarebbe venuto dalla dinastia di Meroveo, e infatti, conquistata la città, essi riconobbero l'autorità della Vergine e temperarono per sua intercessione le proprie barbariche usanze, finché la notte di Natale del 496 Clodoveo, successore di Childerico, si convertì al cattolicesimo, guidato da santa Geneviève e dalla moglie santa Clotilde, e battezzato da san Remigio.
Subito Clodoveo divenne la spada del cattolicesimo nella lotta contro gli ariani e tale ruolo di difensore militare della Chiesa e del Papato rimase a tutti i successivi sovrani francesi; un altro pericolo doveva infatti sorgere per la Cristianità: l'espansione islamica. Dopo aver conquistato tutto il Nord Africa che fu romano e cristiano, le armate maomettane presero in breve tempo la Spagna visigotica, riducendone i cristiani alla sottomissione o al nascondimento nelle montagne del nord della penisola. Si diressero poi vincitori verso le ricche terre di Francia: la loro avanzata sembrava inarrestabile, senonché, nel 732, il maggiordomo (ministro) della casa reale merovingica Carlo Martello riuscì a sconfiggere i mori nella battaglia di Poitiers, ricacciandoli per sempre a sud dei Pirenei.
Ormai estinta o fiaccata la dinastia di Clodoveo, il potere regale passò ai discendenti di Carlo: suo figlio Pipino fu creato re di tutti i Franchi dal Papa, che aveva aiutato nello sconfiggere i Longobardi ariani. Il figlio di Pipino, Carlomagno, avrebbe restaurato l'Impero cristiano, ed avviato l'espansione della religione nelle terre di Germania, oltre a porre le basi, con il suo ministro Alcuino, per la rinascita degli studi classici.
Lungo il primo millennio dell'èra cristiana la Francia ospitò molti concilii, ed ebbe l'onore, agli inizi del secondo, nel 1095, di ospitare quel concilio di Clermont-Ferrand dal quale il papa Innocenzo II indisse la Crociata per la liberazione dei Luoghi Santi.
La nobiltà di tutta Europa rispose entusiasticamente all'appello, ma furono i cavalieri francesi che, venduti i propri beni in patria, si posero alla guida degli eserciti crociati: Ugo di Vermandois, figlio cadetto del re Enrico I, Stefano di Blois, Roberto di Fiandra, Roberto di Normandia figlio di Guglielmo il Conquistatore, Raimondo di Tolosa e Goffredo di Buglione con i fratelli, assistiti gli eserciti dalla direzione spirituale del vescovo di Le Puy, Ademaro di Monteil.
Contemporaneamente, nasceva a Parigi la filosofia scolastica, che ivi avrebbe trionfato nel XIII secolo, con l'insegnamento di sant'Alberto Magno e del suo discepolo san Tommaso d'Aquino: non erano francesi, ma gli studenti ed i maestri di tutta Europa convergevano a Parigi, centro riconosciuto della filosofia e della teologia occidentali.
Fu a Parigi che san Tommaso ed i suoi confratelli domenicani vennero protetti dalla furia dei preti secolari, ostili agli ordini mendicanti, per espresso ordine del re san Luigi: figlio di santa Bianca di Castiglia, che lasciò gli onori del mondo per il monachesimo cistercense, egli fu il più luminoso esempio di santità fra i principi, e morì durante una crociata che, quasi solo nell'incomprensione di un mondo ormai cambiato, volle e diresse.
La gloria della Francia, che aveva nel frattempo visto nascere le importanti riforme monastiche ed ecclesiastiche guidate dai monaci di Cluny prima, di Citeaux poi, avrebbe presto subito una lunga interruzione: insuperbiti del proprio potere, i discendenti di Luigi il Santo avrebbero sfidato il Papato e la Chiesa, proclamando come l'indipendenza del Regno di Francia dall'autorità religiosa. Di lì a poco, il paese sarebbe stato il teatro della guerra dei Cent'anni, e la monarchia fondata da Clodoveo e san Remigio fu sul punto di scomparire, stretta fra gli invasori inglesi ed i traditori di Borgogna.
Ma fu Dio ad intervenire, attraverso la miracolosa santità di Giovanna d'Arco: mandatile in apparizione i santi Michele arcangelo, Caterina e Margherita, suscitò nella giovane ed umile contadina lorenese un sacro ardore e delle straordinarie capacità di condottiera; raggiunto il timoroso Delfino nel castello di Chinon, ella lo convinse, con mezzi soprannaturali, ad affidarle un'armata: marciando poi contro il nemico in un'atmosfera di festoso sacrificio e di devozione, sotto un'orifiamma a gigli d'oro recante il nome di Gesù, la domenica dell'Ascensione Jeanne e i suoi soldati liberarono insperatamente Orléans dall'assedio nemico, e dopo una vittoriosa campagna lungo la Loira fecero consacrare Re Carlo VII: nella cattedrale di Reims, mentre l'arcivescovo ungeva con l'olio della Santa Ampolla il giovane principe, Giovanna in prima fila innalzava la sua orifiamma, finalmente trionfante per avere restaurato la monarchia cristiana.
[continua]
 
 

29 giugno 2015

Il Sacro Cuore, la Misericordia, la Giustizia e l’Amore


di Roberto de Albentiis 


Giugno è il mese che la pietà popolare (sempre disprezzata dai tanti soloni del politicamente corretto, laico e, soprattutto, ecclesiastico) e la Chiesa hanno consacrato al Sacro Cuore di Gesù, la “fornace ardente di Carità”; da anni è invece diventato, per il mondo, il mese dell'orgoglio arcobaleno e queer, e vedendo a inizio mese le immagini dello schifoso Gay Pride brasiliano di Sao Paulo (roba allucinante che faceva sembrare quelli italiani con quei fessi dei pastafariani, dei No Vat e della Innocenzi come cose da educande) capisco bene lo sguardo che ha sempre Gesù in questa iconografia (insieme dolce - di amore per noi - e triste - per i nostri peccati) e cosa chiede, amore per Lui (quanto è abusato oggi l'amore, svincolato dalla verità e dal sacrificio!) e fuga e riparazione dei peccati (propri e altrui).

Esattamente a metà di questo mese di giugno mi erano capitati sotto gli occhi due fatti apparentemente slegati: a Rimini una madre e una figlia, disoccupate e sole, intraprendono una scelta suicida ("perdono, non ce la faccio più a vivere così", avrebbero lasciato scritto), la seconda riesce nell'intento, la prima è tra la vita e la morte e non si sa se riuscirà a cavarsela (di ieri, la notizia di un altro tentato suicidio a Rimini, per fortuna sventato); dal Gay Pride di Sao Paulo di cui sopra (quest’anno particolarmente osceno, con tanto di simulazione di crocifissioni e uso di immagini e statue sacre per masturbarsi) sono emerse fuori le immagini di un bambino seminudo, truccato, agghindato e messo a ballare per la gioia di un capannello di adulti, sembrava una scimmia ammaestrata, e dire che la scena faceva schifo (ma per chi ha permesso e filmato ciò, non per il povero bambino che nulla c'entrava) è poco (se vorrete – ma non lo consiglio, anche per tenere pulita la propria mente –, potrete vedere queste immagini, ma avverto il lettore, si tratta di roba fortissima, da far venire il ribrezzo in pochi secondi).

Nessuno, tra gli “open-minded” (e tra questi quanti che non ti salutano più e ti cancellano dalle loro vite, reali e virtuali, perché, secondo loro, non sufficientemente “moderni” e “aperti di mente”!), si è lamentato o indignato per nessuna delle due cose: lamentarsi della condizione delle persone esodate, finite a dormire in auto o, purtroppo, anch'esse suicide non è cool, non è open-mided, anzi, ormai, è segno di fascioleghismo (nuova e misteriosa categoria politica che vuol dire tutto e niente), e mica si potrà essere accondiscendenti con il populismo delle classi inferiori, non aperte alle nuove istanze dei "nuovi diritti"; criticare le oscenità del Gay Pride è roba da integristi e fascisti (un "fascisti" sta sempre bene, anche il buon Peppone lo sapeva, e almeno lui i fascisti veri li aveva combattuti) e, ora, anche da omofobi, e poi, se i bambini devono esistere per la gioia dei "genitori" (che li commissioneranno e compreranno da povere famiglie del Terzo Mondo), perchè non farli esistere anche per la gioia di terzi spettatori (e perchè magari, un giorno, da spettatori non si passerà anche a qualcos'altro)?

Difensori dell'"inclusività" (ma che è 'sta roba, se magna?), della "società aperta" (una bella invenzione del sopravvalutato Popper e dello speculatore Soros), dei "diritti umani" (ma i primi e veri diritti umani sono quelli alla vita, al cibo, al lavoro, non quelli di andare in giro seminudi o di sfogare i propri istinti in giro come animali), voi siete esattamente organici al sistema capitalista, e non tentate manco più di dimostrare il contrario, e quindi non difenderete lavoratori e famiglie; in compenso, dite che i diritti civili (meglio, la parodia di questi, che sono molto più seri e nobili) prevalgono sui diritti sociali e sostenete che per combattere presunte "discriminazioni" e "disuguaglianze" (ma che non riguardano certo quelle di chi non ha da mangiare o da lavorare, visto che siete dei ricchi borghesi che difendono altri ricchi borghesi) bisogna sessualizzare il più possibile bambini e ragazzi, farli spogliare, toccare (che schifo...) ed entrare subito in contatto con le cose più schifose. Voi siete corresponsabili dell'intento suicida di quelle persone e della corruzione di quel povero bambino.

Il Catechismo di San Pio X enuncia come peccato che grida vendetta al Cielo l'impurità; però enuncia anche, sempre come peccati che gridano vendetta al Cielo, l'oppressione dei poveri e il defraudare i lavoratori della giusta mercede: il nostro Occidente (sistema di cui voi dirittumanisti e dirittocivilisti vi fate paladini, ormai senza più alcuna vergogna) si basa su entrambe queste cose, ormai non si fanno più distinguo (la "destra" custode dei "valori morali" ma allo stesso paladina del libero mercato capitalista, la "sinistra" paladina della "solidarietà" ma sdoganante l'immoralità) e le maschere le differenze sono cadute.

Ricordatevi: se Cristo e Maria, in tante apparizioni (Paray-le-Monial, Salette, Lourdes, Fatima, Vilnius, Gallinaro, Medjugorje...), hanno richiamato alla Misericordia (Misericordia, però, che presuppone il pentimento e la conversione), hanno anche richiamato, qualora non si fosse adempiuto a ciò, alla Giustizia; voi rimproverate chi vi si oppone di avere poca misericordia, ma state pericolosamente affrettando la giustizia, e non sarà una cosa bella.
Uno dei più grandi devoti e apostoli del Sacro Cuore di Gesù fu il Servo di Dio Angelo Giardino (1906 – 1979; qui se ne può leggere una vita): povero contadino analfabeta (non frequentò mai nessuna scuola e non seppe parlare che nel dialetto del suo paese natale, Solopaca, nel beneventano), fin da bambino ebbe doni mistici (come le stimmate, come peraltro il suo ben più di lui famoso padre spirituale, Padre Pio, un altro beneventano ignorante e rustico, e come un'altra contadina campana disprezzata e semi-analfabeta morta in concetto di santità, la casertana Teresa Musco), e in onore del Sacro Cuore digiunava, e fin da bambino, per tutto il mese di giugno e i primi dieci giorni di luglio. Ebbe visioni e messaggi dal Sacro Cuore eppure fu sempre umile, sottomesso e obbediente, anche quando i sacerdoti (per eccesso di prudenza o, anche, per umana invidia) gli negavano i sacramenti; nel suo caso, come nel caso di Teresa Musco o di Santa Margherita Maria Alacoque, Nostro Signore Gesù Cristo scelse delle creature povere e ignoranti (di quelle che i vari dirittumanisti/dirittocivilisti non avvicinerebbero mai), eppure umili e obbedienti, per interloquire, non dei luminari pluri-laureati o degli scienziati.

Il mese di giugno, ormai, volge al termine (e speriamo, e mi rivolgo a me in primis, di averlo vissuto bene), però stiamo andando incontro al mese di luglio, dedicato al Preziosissimo Sangue, e al mese di agosto, dedicato, tra gli altri, a Dio Padre Misericordioso e al Santissimo Sacramento: le devozioni sono i mezzi, tanto semplici quanto belli ed efficaci, che Dio rivela per far giungere quante più anime a Lui, ricorriamo ad esse! E consideriamo come il Sacro Cuore (e la Divina Misericordia; qui, qui e qui alcuni articoli in proposito pubblicati su questo sito), il Preziosissimo Sangue e il Santissimo Sacramento siano un tutt’uno, siano l’essenza della Carità e della Misericordia… come possiamo non “accenderci d’un santo amore”, come scriveva Sant’Alfonso Maria de Liguori?

 

27 giugno 2014

Il Sacro Cuore nelle parole di Papa Francesco

di Roberto De Albentiis
In questo solenne venerdì a ridosso delle celebrazioni e dell’ottava del Corpus Domini, in cui la Chiesa celebra il Sacro Cuore di Gesù, offro ai lettori di Campari&deMaistre una citazione di Papa Francesco proprio sul Sacro Cuore, tratta da un suo Angelus: possa essere una fonte di ispirazione per amare il Sacro Cuore, per sperare in Esso e conformare il nostro cuore ad Esso, per spingere a confessarci, comunicarci, a pregare, digiunare e compiere atti di carità verso il nostro prossimo, e possa il Sacratissimo, Divino, Regale, Eucaristico e Misericordiosissimo Cuore di Gesù, da cui scaturirono Sangue e Acqua come sorgente di Misericordia per noi, avere pietà di noi e benedirci sempre!

Zaccheo è una pecora perduta, amico degli occupanti romani, ladro, sfruttatore, ma... non c’è professione, condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria o dal Cuore di Dio uno solo dei suoi figli."
"Impedito dall’avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: 'Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua'. Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome ha un significato pieno di allusioni: Zaccheo infatti vuol dire “Dio ricorda”."
"Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico, perché anche in quel tempo si chiacchierava: Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: 'Oggi per questa casa è venuta la salvezza'. In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, la pace la salvezza. Entrò Gesù".
"Dio non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Egli è Padre, sempre in attesa di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Guardiamo quell'uomo, Zaccheo, oggi sull’albero: è ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla coscienza; se tu hai commesso tante cose, fermati un po’ e pensa che c’è Uno che ti aspetta… Arrampicati sull’albero della voglia di essere perdonato… Io ti dico che Gesù mai si stanca di perdonare. Fratelli e sorelle lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù come Zaccheo! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: 'Oggi devo fermarmi a casa tua', cioè nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall’egoismo e fare della nostra vita un dono d’amore. Gesù può farlo. Non c'è peccato che ci cancella dal Suo Cuore".
(dall’Angelus del 3-11-2013)