Pubblichiamo questo lungo articolo, condiviso da Mario Adinolfi anche su Facebook, riguardo l'inverecondo articolo di padre Spadaro e Figureoa che demonizza, su la Civiltà Cattolica (solo di nome, verrebbe da dire), un'alleanza pro life fra cattolici ed evangelici. E' molto interessante e ricco di informazioni.
Ci permettiamo però di non essere d'accordo riguardo le conclusioni. Dipingere ancora una volta Papa Francesco come una persona mal consigliata da gente cattiva, rischia di essere una tesi consolatoria che però i fatti smentiscono. Altrimenti non si spiegherebbe l'imperversare di persone come lo stesso Spadaro o come il suo confratello Padre James Martin, il grande araldo della pastorale arcobaleno, che al momento nessuno ha ancora smentito.
di Mario Adinolfi
(Link originale)
Ho letto con molto interesse l'articolo de La Civiltà Cattolica
firmato da Antonio Spadaro e Marcelo Figueroa intitolato
"Fondamentalismo evangelico e integralismo cattolico", dedicato in
sostanza a demolire il rapporto tra cattolici ed evangelici con la
presidenza Trump. Dopo averlo anche riletto mi pare chiaro che il
gesuita siciliano ispiratore della "comunicazione" di Papa Francesco e
il direttore dell'edizione argentina de L'Osservatore Romano siano
incappati in una serie di errori derivanti da uno fondamentale: non
hanno messo piede negli Stati Uniti da anni, non conoscono questo Paese.
Con la finalità di attaccare un presunto manicheismo e il sottostante
"fondamentalismo dell'odio", Spadaro e Figueroa hanno scritto un
articolo manicheo che indica il male nella presidenza Trump, nelle
precedenti amministrazioni repubblicane (sono citati in abbondanza
Nixon, Reagan e Bush) e nei sostenitori evangelici e cattolici del
Partito repubblicano.
Con il tono, quello sì, "suprematista"
tipico di un razzismo al contrario, il dito è puntato contro la
"collettività religiosa, composta principalmente da bianchi di
estrazione popolare del profondo Sud americano" che si contrappone
tendenzialmente da sempre negli Stati Uniti a chi minaccia l'American
Way of Life: "Gli spiriti modernisti, i diritti degli schiavi neri, i
movimenti hippy, il comunismo, i movimenti femministi e via dicendo,
fino a giungere, oggi, ai migranti e ai musulmani". Questa
semplificazione da film western davvero è inaspettata, sorprende: due
menti non banali come quelle di Spadaro e Figueroa non possono essere
incappate in questo disegnino degli Stati Uniti da copia di mille
riassunti. Consiglio ai due fini autori de La Civiltà Cattolica un
viaggio negli Stati Uniti, prima di scrivere degli Stati Uniti. Non a
New York, o a Washington o a Los Angeles a presenziare alla prima di
qualche film di Hollywood o a qualche ricevimento in ambasciata per
iniziative benefiche, sempre a sfondo ambientalista. Consiglio a Spadaro
e Figueroa una passeggiata per gli slum veri, che possono trovare a New
Orleans come a Chicago, una visita senza preavviso alle comunità
ispaniche del New Jersey come del New Mexico, un bel viaggio coast to
coast sulla Route 66, 4.200 chilometri per conoscere davvero gli Stati
Uniti e non scrivere articoli caricaturali che oscillano tra il partito
preso e il sentito dire.
I territori che hanno fatto e fanno la
differenza in termini di consenso per la presidenza Trump e l'esecrato
"ideologo fondamentalista" Steve Bannon non sono quelli del "profondo
Sud americano", tradizionalmente repubblicani da secoli e da secoli
intessuti di "fondamentalismo cristiano", anche ai tempi delle
presidenze Clinton e Obama (mai citati da Figueroa e Spadaro). La novità
della presidenza Trump è la sua vittoria, giudicata alla vigilia
impossibile da tutti gli analisti politici, nel Mid West e nella Corn
Belt. No, non sono gli stati del "profondo Sud". Sono gli Stati della
classe media, della cintura operaia, del grande nord produttivo e del
cuore dell'America: Pennsylvania, Ohio, North Carolina, Michigan,
Wisconsin, Iowa. Sono gli Stati della middle class più colpita dalla
disoccupazione, perché le aziende hanno "delocalizzato" o hanno assunto
immigrati.
L'amministrazione Obama ha favorito i flussi migratori,
legalizzato i clandestini, offerto dunque al mercato manodopera a basso
costo e milioni di americani hanno perso il lavoro. Si sono ribellati
alle élite politiche di destra e di sinistra e hanno votato Trump
portandolo dall'1% alle primarie repubblicane a vincerle trionfalmente,
infine nel novembre scorso alla Casa Bianca. La causa primaria della
vittoria di Donald Trump è l'impoverimento della classe media e non
stiamo parlando di "bianchi". La Clinton rispetto a Obama ha perso il 6%
del voto degli ispanici, l'8% degli asiatici, il 5% degli
afroamericani: lì ha perso le elezioni.
La vittoria di Trump è
provocata dai poveri, o meglio, dagli "impoveriti" d'America. E
certamente anche da un fattore di natura religiosa, che è quello su cui
si appunta l'attenzione di Spadaro e Figueroa. Si tratta davvero di un
"neofondamentalismo" o "teoconservatorismo" che dir si voglia? Sono
entrambi fenomeni antichi, intrecciati alla società americana da
decenni, i teocon sono stati protagonisti dell'ultima presidenza Bush
così come con altri nomi delle presidenze Bush padre e Reagan.
No, la novità è un'altra e si è manifestata in una data precisa. Per la
precisione il 20 ottobre 2016 nell'aula magna dell'università di Las
Vegas, Nevada (stato con popolazione fitta di immigrati ispanici, che
per inciso a sorpresa venne vinto da Trump). Quel giorno si tenne il
terzo e ultimo dibattito televisivo tra i due sfidanti per la Casa
Bianca: Hillary Clinton sembrava trionfalmente avviata alla vittoria
secondo tutti i sondaggisti e anche dopo quel decisivo dibattito,
seguito da cento milioni di telespettatori, una compiacente CNN la dava
per vincente senza appello, 52 a 39. Il Washington Post scrisse sicuro:
"Trump ha perso l'ultima occasione per recuperare terreno".
Ero
davanti ai teleschermi quella notte, sono non solo un appassionato di
politica statunitense, ma negli Usa vivo diversi mesi l'anno e dagli Usa
sto scrivendo in questo momento questo articolo. Così feci le tre del
mattino per vedermi la diretta dello scontro, come cento milioni di
americani favoriti da un fuso orario umano. Ebbene il duello fu
durissimo, Clinton e Trump neanche si strinsero la mano, volarono accuse
pesanti al limite dell'insulto.
Poi, tre minuti che determinarono a mio
avviso le elezioni. Si parla di aborto e Trump va all'attacco sulla
tecnica della "partial birth abortion", cioè l'aborto praticato anche al
nono mese di gravidanza che, partendo dal principio giuridico fissato
dalla sentenza Roe vs Wade della Corte Suprema del 1973 per cui il
bambino non ha soggettività giuridica finché è nel ventre materno,
provoca il parto mantenendo però la testa del neonato all'interno del
corpo della donna per schiacciarla lì, sopprimendo così il bimbo prima
che sia giuridicamente tutelabile.
Quando si tentò di mettere al bando a
livello federale questa tecnica, Hillary Clinton da senatore votò
contro e anche durante il dibattito televisivo la candidata democratica
alla presidenza si appellò alla sentenza Roe vs Wade. Trump concluse la
sua tirata annunciando, in caso di vittoria alle presidenziali, la
nomina di un giudice della Corte Suprema prolife per modificare gli
equilibri della Corte stessa (cosa poi effettivamente accaduta con la
nomina di Neil Gorsuch).
In quel preciso momento, il 20 ottobre
2016, un segmento fondamentali di cristiani cattolici ed evangelici è
certamente passato dalla scelta astensionista al voto a Trump. I
cattolici americani si erano divisi nelle due elezioni precedenti,
preferendo Obama sia a Romney che a McCain (rispettivamente per nove e
due punti). Ma davanti a Hillary Clinton che aveva come principale
finanziatore le cliniche abortiste di Planned Parenthood ed era
addirittura contraria al ban della "partial birth abortion tecnique", le
percentuali si sono ribaltate: 52 a 45 per Trump.
E non a caso in
questi giorni Planned Parenthood inonda le tv americane di spot
intimidatori contro i senatori che voteranno a favore della
cancellazione dei 500 milioni di dollari di fondi federali che queste
cliniche ottengono per praticare oltre 300mila aborti l'anno.
Non
sono i suprematisti bianchi del Sud ad avere fatto la differenza, cari
Spadaro e Figueroa: sono i cattolici prolife, giustamente inorriditi e
tranquillizzati anche dalla figura del conservatore Mike Pence alla
vicepresidenza, tutto tranne che un esaltato, ma un convinto sostenitore
delle battaglie per il diritto alla vita fino ad essere stato un
protagonista dell'ultima March for life a Washington.
Dopo una
stagione che nel giugno 2015 proponeva la sentenza della Corte Suprema
nota come "love is love" che obbligava gli Stati a riconoscere come
legittimo il "matrimonio" gay e arrivava fino all'iperabortismo della
Clinton nel dibattito dell'ottobre 2016, un segmento di milioni di
credenti profamily e prolife ha deciso di incidere politicamente e di
ribaltare gli equilibri. La Civiltà Cattolica se ne duole? Mi dispiace,
ma sbaglia. E se Figueroa e Spadaro scrivono giustamente che "il Papa
non vuole dare né torti né ragioni, perché sa che alla radice dei
conflitti c’è sempre una lotta di potere", allora devono essere
conseguenti e non provare a schierare Francesco sulla barricata tutta
politica di un fondamentalismo antitrumpiano nutrito di una narrativa
tutta sballata che mette insieme i Fundamentals di Lyman Stewart e la
dottrina Rushdoony, il pastore Peale e la Church Militant, tutte
questioni totalmente marginali nell'America di oggi. Non c'è nessun
"fondamentalismo dell'odio" in voga negli Stati Uniti. Ci sono classi
subalterne impoverite e valori importanti che provano a rialzare la
testa e a battersi per una libertà che è dignità (e anche, sì, libertà
religiosa senza alcuna tentazione ridicolmente teocratica) che passa
attraverso diritti fondamentali come quelli alla vita e alla naturalità
della famiglia.
Costruire una dicotomia Francesco-Trump come
finisce per voler fare l'articolo in questione è un grave danno alla
Chiesa che passa per una scarsa comprensione dei fenomeni e una pigrizia
intellettuale che sfocia nell'ideologia. Bisogna costruire ponti e non
muri, no?
La Civiltà Cattolica già in passato provò a condurre un
presidente verso l'impeachment e vi riuscì: era il cattolico Francesco
Cossiga, messo nel mirino dai comunisti di Achille Occhetto che avevano
appena cambiato nome ma non avevano cambiato né classe dirigente né
metodi. Padre Bartolomeo Sorge schierò la rivista dei gesuiti contro il
presidente della Repubblica italiana, di cui sono stato amico personale,
dunque conosco il dolore che ne derivò. Anche allora aveva ragione il
riformismo cristiano cossighiano e avevano torto i comunisti, che però
riuscirono a costringere il Capo dello Stato alle dimissioni anche
grazie alla sponda de La Civiltà Cattolica. Non so se Spadaro vuole
ripercorrere le orme di quella vicenda, visto che anche per Trump ora i
democratici americani puntano all'impeachment sul ridicolo "scandalo"
definito Russiagate. Oggi come allora, schierare la Chiesa politicamente
dalla parte sbagliata è un clamoroso errore, peraltro scrivendo
ipocritamente che "il Papa non vuole dare né torti né ragioni".
Il Papa dovrebbe invece. Dovrebbe stare con i poveri, con gli afflitti,
con la cultura della vita assalita dai necrofili negli Usa come in
Europa. Francesco per la verità lo fa continuamente, la sua pastorale
contro la "cultura dello scarto", sulla ideologia gender come "sbaglio
della mente umana", la sua battaglia per la vita che lo ha visto
schierarsi con la famiglia di Charlie Gard, testimoniano che il Papa
affibbia i torti e sostiene le ragioni. Non vorrei che qualche suo
consigliere lo faccia finire politicamente fuori strada per insipienza e
scarsa conoscenza esperienziale di quel che accade davvero nella
società, italiana come americana, che hanno sempre più bisogno di una
proposta politica popolare e di ispirazione cristiana, non per questo
collaterale alla Chiesa che deve essere sempre soggetto terzo, alieno
dalle parti e dai partiti, perché agisce ad un livello superiore. La
stagione dei vescovi-pilota è assolutamente chiusa, in questo Francesco è
stato chiaro.
Non serve allora neanche un collateralismo più subdolo,
perché libresco e pseudo-intellettuale, quindi ideologico a cui il Papa e
la Chiesa, mi verrebbe da dire anche La Civiltà Cattolica, devono
assolutamente sfuggire.