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29 giugno 2019

Il cardinale Burke scarica Bannon (era ora)

Oltreoceano, dalle parti di Washington, c’è notoriamente molto interesse riguardo l’occupante della Sede di Pietro, tanto che i tentativi di ingerenze e le pressioni prima dei neocon poi di Obama sugli ultimi pontificati sono documentate. Se però in area cattolico-progressista non si disdegna una continuità fattiva e palese con le forze politiche di sinistra, in area conservatrice c’è sempre stata molta cautela.
Per questo motivo, le voci che davano ilcardinale Burke, indicato come punto di riferimento conservatore, particolarmente vicino a Steve Bannon, avevano lasciati perplessi molti osservatori. Quest’ultimo è infatti un personaggio che, oltre a non essere massimo esempio di cattolico, esprime un’idea della Chiesa diametralmente opposta a quella tradizionale, ritenendola semplicemente un’agenzia di opinione, una delle tante confessioni cristiane che possono creare consenso.
La vicinanza fra il porporato e il politico statunitense era in effetti avvalorata dal fatto che Bannon ha acquisito molte posizioni all’interno dell’istituto Dignitatis Humanae, di cui fino a pochi giorni fa era presidente onorario proprio Burke, il quale si è però dimesso in polemica. Sembra infatti che l’americano abbia in cantiere la produzione di un film ispirato al libro Sodoma (In the Closet of the Vatican il titolo inglese), di Fredric Martel, un volume che mette alla berlina molti alti prelati e spiega che la condotta morale tenuta in Vaticano sarebbe disdicevole. Un’opera diffamatoria ai danni della Chiesa, da cui il cardinale non ha potuto che dissociarsi, dimostrando inoltre che l’area cattolica conservatrice non cerca sponde politiche.

Di seguito la lettera di dimissioni pubblicata dal Cardinale:
“Mi è stato segnalato un articolo online di LifeSiteNews – ora rimosso – intitolato “Steve Bannon suggerisce di fare un film sull’omosessualità in Vaticano” nel quale viene insinuato che in qualche modo, tramite il mio essere associato col signore Benjamin Harnwell del Dignitatis Humanae Institute, ero coinvolto in un incontro tra il signor Bannon e il signor Frederic Martel, autore del libro In the Closet of the Vatican (Sodoma nell’edizione italiana, ndr) per promuovere una versione cinematografica del libro del signor Martel. LifeSiteNews non mi ha contattato per verificare la possibilità del mio coinvolgimento.
Dato il contenuto complessivo dell’articolo e date diverse affermazioni fatte dal signor Bannon nell’articolo, devo chiarire quanto segue: non concordo in alcun modo con la valutazione del signor Bannon sul libro in questione. Inoltre, non sono assolutamente dell’idea che questo libro dovrebbe essere trasposto in film. Sono in completo disaccordo con una serie di affermazioni del signor Bannon per quanto riguarda la dottrina e la disciplina della Chiesa cattolica romana. Soprattutto, trovo discutibile la sua affermazione che mette in discussione la disciplina della Chiesa sulla continenza perpetua per il clero, in accordo con l’esempio e il desiderio di Cristo, Capo e Pastore della Chiesa. Non ho mai lavorato con il signor Bannon nella sua organizzazione e non lo sto facendo al momento. L’ho incontrato occasionalmente per discutere la dottrina sociale della Chiesa relativamente ad alcune questioni politiche, ma non faccio parte della sua organizzazione. Incontrandolo, così come quando ho incontrato altri leader politici, ho tentato di adempiere alla mia missione di prete di insegnare la fede e la morale per il bene comune. Sono stato coinvolto con il Dignitatis Humanae Institute per alcuni anni per il suo lavoro a sostegno dei cristiani nella vita pubblica che agiscono in rispetto della legge morale e, dunque, promuovono il bene comune. Alcune settimane fa, sono stato nominato presidente onorario dell’istituto. In tempi recenti, l’istituto è divenuto sempre più identificato con il programma politico del signor Bannon. Mentre mi sono appellato all’istituto affinché tornasse ai suoi propositi iniziali, esso non lo ha fatto, come è evidente nel suo coinvolgimento in questa ultima iniziativa del signor Bannon. Ho, pertanto, terminato, con effetto immediato, ogni relazione con il Dignitatis Humanae Institute”.
 

20 febbraio 2019

Non è pedofilia ma pederastia. Appelli ai vescovi.

Domani andrà in scena l'incontro fra il Papa e i presidenti delle conferenze episcopali per parlare del problema della pedofilia. Mac Carrick è ormai spretato, ma non può certo essere il capro espiatorio di una situazione ormai prossima al crollo. La Chiesa va mondata dalla piaga degli abusi sessuali, ma se al vertice che si terrà fra pochi giorni non prenderanno che il problema di cui si parla in larga parte non è pedofilia, ma pederastia, cioè l'omosessualità di adulti su giovani e adolescenti, i vescovi possono starsene pure a casa. 

Manifestazione a Roma

Oggi a Roma c'è stata una manifestazione silenziosa per chiedere ai vescovi di non tacere. Per info Corrispondenza Romana.
Riportiamo un estratto:
Il vertice dei presidenti delle Conferenze episcopali, che si apre il 21 febbraio alla presenza del Santo Padre, è un’occasione storica per affrontare non solo il tema degli abusi sessuali sui minori, ma il tema della corruzione morale, che comprende ogni violazione della legge divina e naturale, a cominciare dalla terribile piaga dell’omosessualità.
Il nostro è un appello ai Vescovi silenziosi perché qualcuno tra loro, abbia il coraggio di rompere il silenzio. Ci sarà qualche Pastore che oserà dire la verità al Santo Padre? La Chiesa non teme la Verità, perché la Chiesa annuncia al mondo la Verità del Suo Capo e Fondatore, Gesù Cristo. E’ soprattutto a Lui che ci rivolgiamo con questo atto simbolico, affinché in questi tempi calamitosi, venga in soccorso della nostra debolezza e con una sola Parola, salvi la Sua Chiesa.

Appello ai vescovi dei cardinali Burke e Brandmuller

Testo:
Lettera aperta ai presidenti delle Conferenze episcopali

Cari confratelli, presidenti delle Conferenze episcopali, ci rivolgiamo a Voi con profonda afflizione!
Il mondo cattolico è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa?
Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione.

Si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale, sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa.
Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche Voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio?

Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui dubia che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei dubia non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa.
Preghiamo lo Spirito Santo perché assista la Chiesa e illumini i pastori che la guidano. Un atto risolutore ora è urgente e necessario. Confidiamo nel Signore che ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Walter Card. Brandmüller
Raymond Leo Card. Burke

Costanza Miriano: Serve un vertice di Verità

Alcuni estratti, post intero qui.
Una cosa grossa però è successa, secondo me, già ieri, nella Sala Stampa della Santa Sede. E non una cosa bella. Un Cardinale della Chiesa cattolica ha usato un termine della propaganda lgbt, e lo ha fatto affermando una cosa che non è vera, secondo il Catechismo. Cupich, cardinale di Chicago, rispondendo alla domanda di Diane Montagna ha detto che l’omosessualità non è tra le cause degli abusi, e a supporto ha portato uno studio di una Commissione Australiana (c’è uno studio a supporto praticamente di qualsiasi tesi), Ha detto che è tutta una questione di “opportunità, occasioni, mancanza di formazione” (occasioni!!!): ma è evidente che non è così, che dalle occasioni nascono situazioni di abuso solo se c’è un problema precedente. 
[...]
Prima di tutto non si può negare che gli abusi di cui stiamo parlando abbiano anche una relazione con l’omosessualità: l’87% delle vittime sono maschi.. Fino a che non si mette a tema questa cosa, dubito che si possa trovare una soluzione, visto che il primo passo per risolvere un problema è sempre riconoscerlo, guardare i dati della realtà. 
[...]
Se la Chiesa non mette a tema questo problema – sì, è un problema, non è una cosa indifferente – se si fa intimorire dalla mentalità del mondo, se si fa condizionare dai padre Martin (molti, moltissimi) che usano in modo ambiguo il tema dei ponti e dell’accoglienza, se non rivela il lato oscuro dell’arcobaleno, se non grida dai tetti che quelli che ci raccontano di una sessualità gaia, gioiosa, naturale, omettono di parlare della loro profonda sofferenza (Mario Mieli docet), non solo non risolverà il problema degli abusi, ma smetterà di essere madre di queste persone che hanno bisogno di verità nell’accoglienza. 
[...]
Siate virili, vescovi e cardinali, fregatevene di quanto berceranno contro di voi i giornali, dite la Verità, non abbiate paura: credete di conquistare consenso, invece le lobby gay vogliono solo che voi diciate che l’omosessualità è una variante normale della sessualità umana, non sono davvero interessate a Cristo, alla Verità, a voi. Non lasciatevi usare e non permettete che usino la Chiesa, che voi servite e che non vi appartiene. 


 

14 novembre 2017

Dubia ultima chiamata. Burke rincara la dose "Un anno di confusione"

Lo scrivevamo, a ragion veduta, domenica scorsa: è in corso un grande scontro nella Catholica. Che significava ciò? Che a breve i cattolici si sarebbero riversati per le strade con randelli e falci? No. Significava invece che attendevamo come imminente l’ulteriore sviluppo di cui nelle ultime ore: dopo mesi di attesa per la Correzione formale, eccoci a una sorta di passo in avanti, non proprio quello sperato ma quasi. In pratica il cardinale Burke, in un'intervista, ha detto espressamente che "A un anno dalla pubblicazione dei "dubia" su "Amoris laetitia", che non hanno ottenuto alcuna risposta dal Santo Padre, constatiamo che la confusione sull’interpretazione dell’esortazione apostolica è sempre maggiore". Il porporato definisce "urgente" la situazione, perché il Santo Padre deve confermare i fratelli nella fede. "Dobbiamo stabilire cosa voleva insegnare in qualità di successore di Pietro". "E' stato messo in moto un processo che sovverte parti essenziali della tradizione".
(testo in italiano dell'intervista).

Prima di commentarlo, un po’ di cronistoria. Come siamo arrivati sin qui? (Chi ha buona memoria può andare subito a fine articolo).

  1. 2011, 11 ottobre. Papa Benedetto XVI indice l’anno della Fede, dall'11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013. Il precedente si deve al beato Paolo VI ed è legato ad una stagione turbolenta nella Chiesa: Papa Benedetto ne è consapevole, oggi ci chiediamo se non ci stesse avvisando di qualcosa.
  2. 2014, 5-19 ottobre. Papa Francesco presiede un Sinodo Straordinario sulla Famiglia, indetto un anno prima nel corso dell’Anno della Fede. Il Sinodo conclude in un clima ecclesiale di aperture pericolose.
  3. 2014, primavera. Viene pubblicato “Permanere nella verità di Cristo”: cinque cardinali e alcuni studiosi rispondono alle tesi eterodosse emerse dal Sinodo appena concluso e si preparano così al grande scontro previsto per il Sinodo successivo.
  4. 2015, 29 settembre. La Segreteria di Stato della Sante Sede riceve una Supplica Filiale sul futuro della Famiglia, sottoscritta da 790.190 cattolici di 178 Paesi, fra cui 8 cardinali, 203 arcivescovi e vescovi e innumerevoli sacerdoti. Giorni dopo si raggiungono gli 879.451 firmatari.
  5. 2015, 4-25 ottobre. Ha luogo la XIV assemblea generale ordinaria, Sinodo dedicato anch’esso al tema della famiglia. Si tratta di un evento complesso, in cui il dietro le quinte riserva sorprese e colpi di mano, tali da destare l’interesse animoso di tutto il mondo
  6. 2016, 19 marzo. Il Papa pubblica Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica post-sinodale giudicata da molti un punto di rottura rivoluzionaria nella prassi e forse nella dottrina della Chiesa Cattolica, con essa il comandamento sull’adulterio sembrerebbe relativizzato dopo 2000 anni.
  7. 2016. I mesi successivi sono un continuo rincorrersi di polemiche. Da vari fronti si levano voci che chiedono chiarezza, che accusano di eresia almeno materiale o di grave confusione, che accolgono con entusiasmo le rotture magisteriali. Il Papa non si pronuncia mai nel senso di confermare l’interpretazione ortodossa e tradizionale del documento; i suoi più stretti collaboratori insistono sul fatto che il documento è Magistero e che le novità sono reali ed effettive; iniziano una serie di pronunciamenti e ordinanze episcopali in contraddizione le une con le altre.
Tra le accuse più pesanti (non per forza le più significative):
  • La critica teologica all’Esortazione Amoris Laetitia inviata ai primi di luglio del 2016 da 45 teologi, filosofi, storici e pastori di anime cattolici a 218 cardinali e patriarchi, consiglieri ufficiali di Papa Francesco.
  • La lettera dell’Istituto Plinio Correa de Oliveira.
  • La dichiarazione di The Remnant e di Catholic Family News.
  1. 2016, 29 agosto. Viene pubblicata una Supplica filiale per chiedere al Pontefice chiarezza e difesa della dottrina ( http://www.supplicafiliale.org/ ). Tale Supplica, che sceglie la forma di una Dichiarazione di Fedeltà, ha raggiunto 35.112 firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 636 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 458 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali.
  2. 2016, 19 settembre. Quattro cardinali consegnano all’ex Sant’Uffizio un documento contenente cinque questioni, cinque dubbi relativi alla interpretazione ufficiale che si vuole riservare ad Amoris laetitia: ortodossa o eretica? Attendono una risposta netta dal Papa.
  3. 2016, il 14 novembre. Non ottenendo risposta alcuna i quattro cardinali hanno deciso di rendere pubblico il documento per far sapere alla Chiesa che un forte dibattito sta sorgendo dopo la pubblicazione dell’Amoris Laetitia e che l’esortazione non è scevra da possibili interpretazioni contrarie agli insegnamenti di Santa Romana Chiesa
  4. 2016, 16 novembre. Il card. Burke svela quale potrebbe essere il prosieguo della vicenda in assenza di una chiara posizione del Pontefice: i cardinali firmeranno un atto formale di correzione degli errori papali. Dichiara il porporato: «Dovremmo far fronte a questa situazione. Nella Tradizione della Chiesa c’è la pratica della correzione del Romano Pontefice, anche se chiaramente è abbastanza raro che accada. Ma se non c’è risposta alle nostre questioni, direi che ci sarebbe il problema di compiere un atto formale di correzione di un serio errore». Il cardinale Burke prosegue ricordando che in caso di conflitto tra il Papa e la Tradizione della Chiesa, si impone la Tradizione.
  5. 2017, 9 gennaio. Continuano le dichiarazioni private del card. Burke, la Correzione formale è una possibilità che si avvicina.
  6. Nel frattempo, fra dicembre 2016 e i primi mesi del 2017 si consuma un’altra grave crisi. L’Ordine di Malta, il cui prelato nominato da Francesco è proprio Burke, viene commissariato dal Papa stesso. Le motivazioni non sono chiarissime, ma viene fuori che è in corso una lotta fra fazioni anche fra i Cavalieri.
  7. 2017, 22 aprile. Evento minore, ma significativo, il Convegno di studi a Roma organizzato da La Nuova Bussola Quotidiana.
  8. 2017, 25 aprile. Il card. Caffarra scrive una lettera al Santo Padre chiedendo udienza per sé e per gli altri tre cardinali in merito agli irrisolti dubia.
  9. 2017, 5 luglio. Muore il card. Meisner 
  10. 2017, luglio. Il cardinale Mueller, con modalità piuttosto singolari, viene rimosso dalla Congregazione per la dottrina della Fede, di cui era prefetto. A quanto pare il tedesco condividerebbe l'opinione espressa dai cardinali dei dubia, sarebbe solo perplesso sulle loro modalità di azione. Non è quindi in linea con quella che dovrebbe essere l'interpretazione di Amoris Laetitia.
  11. 2017, 6 settembre. Muore il card. Caffarra
  12. 2017, 11 agosto. 40 studiosi cattolici di tutto il mondo consegnano privatamente a Papa Francesco una Correzione Filiale contro gli errori di Amoris Laetitia. Tra di essi non si annoverano Pastori, la lettera non ha dunque valore canonico.
  13. 2017, 24 settembre. Non ottenendo risposta di sorta i 40 studiosi decidono di rendere pubblica la lettera, inizia una crescente raccolta firme che svela il malcontento crescente nei confronti della situazione di confusione attuale ( www.correctiofilialis.org ).
  14. 2017, tutto l'anno, al posto di essere dedicato alla celebrazione del Centenario delle apparizioni di Fatima, viene trasformato da Bergoglio, nella celebrazione di Martin Lutero, generando una frattura sempre più profonda. Inoltre, anche se non è questione strettamente collegata ai dubia, si fanno strada ipotesi di modifiche della Messa, che prendono forma con il motu proprio Magnum Principium.

A queste prime fasi si aggiunge oggi un’ulteriore mossa, dunque si torna a porre l'attenzione su una questione estremamente spinosa, che dilania la Chiesa. "Il senso della pratica sacramentaria si sta erodendo - dice Burke- soprattutto perché si tratta dei sacramenti di Penitenza ed Eucarestia".

Non fosse a tutti nota la proverbiale dolcezza del regnante Pontefice e dei suoi bonari collaboratori, verrebbe da ritenere che i difensori della Tradizione cattolica abbiano quasi scelto di far leva su un risveglio dell’opinione pubblica, essendo le reazioni vaticane sempre più scomposte e sintomo di un equilibrio precario.

Cosa sta dietro a simile strategia, che sembra in ritirata rispetto alle dichiarazioni del card. Burke (16 novembre 2016)? C’è la consapevolezza di non avere le forze per affrontare la battaglia in campo aperto? Oppure è l’opposto: siccome la Curia si fa forte della propaganda mediatica, gli Apologeti non vogliono esporsi con gesti eclatanti e a forte impatto pubblico, ma cercano comunque di risvegliare la coscienza cattolica?

E ora, cos’altro ci attende? Dei quattro cardinali ne sopravvivono due, ma temo sbagli chi pensa di veder spegnersi tutto alla loro morte: più facile ritenere che ne vengano allo scoperto pochi alla volta. E intanto che mossa vanno preparando? E quali sono le prossime sfide? Qui si tratta di famiglia, ma la liturgia? L’ecumenismo? Anche questi due ambiti sono stati feriti gravemente. E i giovani, prossimo fragile bersaglio sinodale?

Intanto registriamo questo nuovo passo, sempre più chiarificatore, giunto dopo un periodo che, tutto sommato, dà ragione agli estensori dei dubia. Amoris Laetitia ha creato il caos e rispondere ai dubia servirebbe a ristabilire l'ordine, in una materia, quella morale, su cui si giocano molti dei destini della Chiesa e dell'umanità intera. Il deposito della fede non può essere cambiato in alcun modo, perché ci è stato consegnato da Gesù in persona. Una Chiesa che non lo conservasse non sarebbe Chiesa. 

La battaglia è sia spirituale che culturale.
Ciò che è certo è che questa ultima azione dei cardinali è l'ultima chiamata per i tiepidi. Il matrimonio o si difende o non si difende. Tertium non datur.


 

28 dicembre 2016

Motus in fine velocior? Un riepilogo


di Marco Mancini

1) Dopo l'Esortazione Apostolica di Papa Francesco "Amoris Laetitia", seguita ai due Sinodi vaticani sulla famiglia, quattro Cardinali (i tedeschi Brandmüller e Meisner, l'americano Burke e l'italiano Caffarra) rivolgono al Papa, prima in forma riservata e poi - dato il suo prolungato silenzio - pubblicamente, 5 quesiti in forma di "Dubia", chiedendogli di chiarire alcune ambiguità contenute nel documento, le quali toccano questioni attinenti i fondamenti della morale cattolica e i Sacramenti della Chiesa (basti pensare al tema dell'Eucarestia ai c.d. divorziati risposati).

2) Il Papa continua a tacere e poco prima di Natale, in un'intervista, il card. Burke immagina un termine temporale (fissato dopo l'Epifania, senza ulteriori dettagli) trascorso infruttuosamente il quale si prenderà in considerazione l'idea di una correzione formale del Papa, una roba di cui non si ha traccia da diversi secoli.

3) Qualche giorno dopo, il card. Brandmüller getta apparentemente acqua sul fuoco, sottolineando in un'intervista allo "Spiegel" come questa correzione fraterna del Pontefice dovrebbe avvenire in forma riservata, ma al tempo stesso rincara la dose affermando che chi sostiene l'accesso alla Comunione per i divorziati risposati è eretico e conduce allo scisma.

4) Negli stessi giorni delle interviste, il Papa - per interposta Segreteria di Stato - nomina una Commissione di 5 membri per indagare sulla rimozione del Gran Cancelliere del Sovrano Ordine di Malta, operata dal Gran Maestro con l'implicito assenso proprio del card. Burke, nominato tempo fa da Bergoglio - ut amoveatur - Patrono dell'Ordine. Pare che, tra l'altro, l'ex Gran Cancelliere fosse coinvolto in una campagna di diffusione di contraccettivi in Africa, ritenuta inaccettabile da parte dei vertici dell'Ordine (e anche dal card. Burke), ma evidentemente il Nostro gode di amicizie influenti nel circolo bergogliano.

5) In data 23 dicembre l'Ordine di Malta risponde pubblicamente con uno schiaffo inaudito alla Segreteria di Stato e quindi al Papa, rivendicando la sovranità nei propri atti di amministrazione interna - come soggetto di diritto internazionale - e riconoscendosi sottoposta a Roma, proprio attraverso il card. Burke, solo dal punto di vista della "direzione spirituale".

6) Nel frattempo, negli ultimi mesi si fanno più fitti i contatti tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X (lefebvriani), finalizzati a un accordo canonico che riporti la Fraternità sotto l'ombrello di Roma. Per Papa Bergoglio la FSSPX è probabilmente una delle tante "periferie esistenziali" da ricondurre all'ovile, mentre dal punto di vista di mons. Fellay si tratta di cogliere l'occasione per tornare in una Chiesa che è ormai una guzzantiana Casa della Libertà ("dove facciamo un po' il cazzo che ci pare"), senza le condizioni dottrinali poste in precedenza da Ratzinger e con la prospettiva di trovare praterie libere per diffondere il positivo "virus" della Tradizione.

7) Il Distretto italiano, guidato da don Pierpaolo Petrucci, sembra però restio all'accordo, che viene considerato una trappola, soprattutto in un momento in cui qualcosa sembra cominciare a muoversi (vedi i "Dubia") anche nella "Chiesa conciliare". Mons. Fellay, a quanto sembra, non ci sta pensando due volte e - un po' in stile bergogliano - sta commissariando il Distretto italiano, il che sembra effettivamente preludere a un accordo con Roma.

In tutta questa confusione riecheggia una drammatica domanda di Nostro Signore: "Ma il Figlio dell'Uomo, quando tornerà, troverà la fede sulla terra?"

 

23 dicembre 2016

Scacco Matto, vicit Leo



di Satiricus

Oggi partiamo dall’aia. Non so se “starnazzare” sia un verbo conveniente da applicarsi ad un cardinale di Santa Romana Chiesa (sia pure di fazione avversaria - ché ormai esser cattolici significa farsi le scarpe in casa, ortopediche o meno che si vogliano), né mi risulta che “quaquaraquà” valga come attributo rispettoso ed ossequioso per un cardinale, men che meno azzeccato se usato per indicare un uomo fedele alla vocazione e al ministero consegnatogli e specialmente se ad agitarlo è un uomo non proprio fedele alla propria scelta di vita cristiana.

Ma andiamo oltre. Ci sarebbe il discorso del Pontefice alla Curia Romana, che poteva essere pure interessante - stavolta si è tirato in ballo pure il demonio, che non è mica roba di tutti i giorni in quel della Catholica! - non fosse che questi messaggi valgano solo pro tempore: mi spiego meglio, qualcuno ricorda il pippone del 2005 sulla riforma e la continuità etc. etc.? Pagine e pagine, inchiostro e inchiostro, commenti e commenti (specie dei sociologi saccenti). Del tutto rimosso. Scusatemi, ma sono un pragmatico: a questo punto rimuovo il tema non dieci anni dopo, ma dieci minuti dopo. E ciaone!

No, oggi parliamo della “cosa”, la sagra infinita, la bagarre su Amoris Laetitia e siamo ormai alla sesta puntata, dove il capraro del Wisconsin li ha incornati all’angolo un po’ tutti (lo zio Tom mi perdona se gli confondo le bestie? Oche, lupi, capre, agnelli: più che Mosé c’è Fedro qui). Prima si fa intervistare nella magione ciociara e sibila “resisterò”, che sta a metà tra l’alba di Turandot e il tramonto di William Wallace. Poi si sciorina tra testi a dieci mani oggetto di furti alla Lupin III ("Permanere nella verità di Cristo", ed. Cantagalli), suppliche filiali e simili amenità. Finalmente invia sotto banco al Trono Supremo quattro sconvolgenti dubia, da far impallidire Marzullo: il problema non è se dare o no la comunione ai pluriomicidi impenitenti (non ricordo mai quale peccato oggettivamente grave sia coinvolto nella questione, pardon), ma se abbiamo cambiato o meno i tre quarti del Catechismo in ambito morale. Lo Sventurato non rispose.
Fase due: i dubia vengono pubblicati - roba che per molto meno a Magister lo avevano fatto fuori, ed è stato pure l’ultimo esempio di interesse Magisteriale in quel del Vaticano (fonte: Messori) - e lo Sventurato che non aveva risposto, e che dicono essere permalosetto, mi si agita. Qui si infila il diversivo delle scarpe, ma non mi è chiaro in quale forma, certo in una forma poco ortodossa per quanto ortopedica. Dunque, sostiene il quaquaraquà, devi mettere la crocetta sul SI’ o sul NO. L’elettorato cattolico, ultimamente ignorato da Galantino (ah beh: ma Bagnasco è morto?), rompe il tradizionale (sic) silenzio politico e scende in cabina per il voto più imponente degli ultimi lustri, cercando di usare l’improponibile bozza renziana per far arrivare il suggerimento della base al Pontifex. Santità, NO è la risposta. La siglano soprattutto i giovani, nostalgici neoconservatori che i vecchi pastori proprio non riescono a capire. Su Avvenire scrivono che Francesco abbia detto non essere il caso di rispondere o che avesse già risposto da qualche parte o che andasse bene il grigio: francamente mi sono perso l’articolo in merito. Comunque su Avvenire non hanno nemmeno un caporedattore calvinista o un titolista mormone, per cui non vale la pena leggerlo. E ancora, su Avvenire hanno pure detto che la Fedeli è un’interlocutrice affidabile sui temi affettivi: che qui mi si apre un mondo, un mondo diverso che è fatto di sesso e che ve lo spiega la Gianna. Però io li capisco: Scalfari è vecchio, metti che muore, poi noi a chi scriviamo le lettere? Alla Valeria. La Fedeli, comunque vada, si calmi: Dio non sarà cattolico, ma non è neppure gay e in ogni caso - eccetto in caso di terremoto - noi non siamo nessuno per giudicarLo.
Torniamo allo scacchiere curiale, sennò divago. Lo smacco è consumato, i dubia sono resi noti e adesso? Adesso, starnazza il cappamagnato, o rispondi o facciamo una correzione formale. E’ successo una volta in venti secoli, ma fa nulla, i curiali sono gente che gli basta una volta e imparano subito come si fa. A questo punto tutti si attendevano due mesi di pausa, anche perché tutti vorrebbero sgagnarsi il panettone senza stare incollati al PC per vedere gli sviluppi del caso. D’altra parte, abbiamo atteso 2000 anni dall’ultima riforma matrimoniale, 1600 dall’ultima crisi ecclesiastica trasversale, 1000 dall’ultimo scisma, 800 dall’ultima correzione formale e 500 dall’ultima frattura ereticale: era troppo chiedere 10 giorni di blocco? Posso invocare una Pace di Dio per la stagione invernale? Niente da fare, il Leone del Wisconsin scopre tutte le carte - nel caso a qualcuno non fossero chiare - e lo capisco, anche lui è anziano, non come Scalfari, ma anziano: salta fuori che a detta sua vale la tesi del pontefice “depositus” in caso di eresia formale. E questo, se ho ben fatto i conti, dovrebbe funzionare così: se voti NO ti autocestini tre anni di pontificato puliti puliti; se taci ti obblighiamo a rispondere con correzione formale; se voti SI’ cadi in eresia formale e sei automaticamente deposto, non da noi cardinali indemoniati, proprio automaticamente. Vicolo cieco. Lo confesso, sarei incazzato anch’io a questo punto.
Ah, metti caso che salti fuori che è deposto: ricordo a tutti che ce n’è un altro bell’e pronto, uno che l’80% di preti, vescovi, teologi e vaticanisti sta sputtanando in ogni forma e modo da anni. E’ vero, se n’era scappato come un coniglio, ma anche questo fa parte del gioco: il coniglio dal cappello. Dal saturno, per la precisione. E insomma, scacco matto, Santità. Quaquaraqua quanto vi pare, il Leo de tribu Juda alla vigilia di Natale ci sta facendo tutti sghignazzare (o starnazzare?).
Ora resta solo una cosa da capire (la dico perché poi la chiedete): io, lo scrivente, per chi tifo? Ma mi pare che questo sia l’ultimo dei vostri problemi, credetemi.
 

14 settembre 2015

Motu proprio divorzista?


di Satiricus

Negli scorsi giorni ho proposto qualche commento al Motu Proprio, senza pretese e senza molti filtri (mi dovrò confessare per imprudenza). Chi desidera, può vedere l’articolo precedente. Redarguito dal mio editor, concludo le mie riflessioni con pochi e sparsi pensieri.
Continuo a non sentirmi in grado di giudicare la portata effettiva del testo, né dal punto di vista canonico, né da quello pastorale. Non so quindi se abbia ragione De Mattei quando sostiene che canonicamente si è sostituito il favor matrimonii col favor nullitatis e quando – prendendo un esempio previo di Burke – indica che alcune pastorali matrimoniali in America hanno già mostrato a suo tempo esiti deleteri ai fini della tenuta coniugale (con annessi e connessi disastri spirituali): “Il cardinale Burke ha ricordato come esiste in proposito una catastrofica esperienza. Negli Stati Uniti, dal luglio 1971 al novembre 1983, entrarono in vigore le cosiddette Provisional Norms che eliminarono di fatto l’obbligatorietà della doppia sentenza conforme. Il risultato fu che la Conferenza Episcopale non negò una sola richiesta di dispensa tra le centinaia di migliaia ricevute e nella percezione comune il processo iniziò ad essere chiamato “il divorzio cattolico” (Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica, Cantagalli, Siena 2014, pp. 222-223)...

“Al favor matrimonii si sostituisce il favor nullitatis, che viene a costituire l’elemento primario del diritto, mentre l’indissolubilità è ridotta a un “ideale” impraticabile”. (SIC)
Certo è che pochi momenti potevano essere tanto sbagliati per pubblicare un simile Motu Proprio. Oppure no?
Papa Francesco voleva gambizzare i tradizionalisti o voleva ammansire i progressisti? Volere a parte, quale effetto avrà un simile provvedimento sul sinodo della Famiglia? Anzi, per unirci al coro del Washington Post: che senso ha convocare i vescovi al Sinodo, se uno dei provvedimenti più clamorosi è già stato preso?
Scarsa collegialità, scarsa prudenza, scarsa resistenza e forse Burke scacciato non tanto per le chiroteche, quanto per l’opposizione al favor nullitatis. (SIC)
Tornando ad altra questione, nella più benevola delle interpretazioni ho tentato gli scorsi giorni di distinguere morale, diritto e psicologia (sempre nell’articolo precedente di questa serie). Serve un'aggiunta: l’aggiornamento psicologico, al fine di sostenere l’evoluzione degli accidenti antropologici dell’epoca contemporanea, non deve esser però né inteso né usato quasi a sostenere una modifica radicale della natura umana substantialiter, e più in generale si richiede che la sfumatura psicologica sia presa non nel senso degli psicologismi riduzionismi di freudiana germinazione, ma nel senso forte di quella psicologia tradizionale, ontologicamente e veritativamente fondata, che ha nella sapienza dei direttori spirituali (soprattutto Padri orientali) il suo modello e guida.
Sarà un macello, ma non mi preoccupo, e non perché mi accascio su auto-compiacimenti individualistici (SIC). Non mi preoccupo perché: 
1) Burke stesso insegna che a certi errori si può porre rimedio, anche se con alcuni decenni di ritardo; 2) l’Africa terrà duro; 3) l’Occidente calerà le braghe, ma tanto gli occidentali a breve saranno massacrati dall’orda dei migranti, nel finto scandalo e compiaciuto sogghigno dei burocrati laicisti.

 

28 maggio 2015

Permanere nella verità di Cristo



di Mandimartello

Nel suo intenso giro di presentazioni del libro Permanere nella verità di Cristo, lo scandaloso testo in cui cinque cardinali hanno osato difendere la dottrina cattolica sul matrimonio, S.E.R. il card. Raymond Leo Burke, uno dei fatidici cinque, è passato venerdì 15 maggio scorso anche nella città di Brescia. L’evento, in sé molto semplice e abituale, merita di essere segnalato per alcuni aspetti più o meno sorprendenti (ed uso questo aggettivo con una certa ironia).

Anzitutto, Brescia è il comune che la scorsa estate aveva invitato ed attendeva quale ospite d’eccezione il teologo cristiano eretico Hans Kung, cui il sindaco piddino avrebbe concesso la pregiata onorificenza del Grosso d’Oro. L’inopportunità dell’iniziativa era stata duramente illustrata da un insolitamente combattivo Giacomo Scanzi, direttore del Giornale di Brescia, che in data 15 aprile 2014 vergava: “Tra qualche settimana potrebbe essere annunciata la data di beatificazione di Paolo VI, cui Papa Francesco tiene moltissimo... A giugno, singolarmente, il Comune di Brescia, ha invitato per una lectio magistralis al Teatro Grande proprio Hans Kung, con l'idea di offrirgli un pubblico tributo... Vengono premiate le idee di Kung? Sono in netta contraddizione con il modello di virtù che la Chiesa celebra in Paolo VI e che Paolo VI ha sempre riproposto con coraggio. Viene celebrato il personaggio, senza nemmeno sapere bene quali sono le idee che professa? La scelta direbbe di una città ingiustamente superficiale e senza memoria”. Di Kung non si è più avuta traccia. E Burke? Burke fa parte dei 359 sacerdoti ordinati da Paolo VI nell’Anno Santo 1975. La sua visita dunque può ben esser letta come omaggio illustre al beato Pontefice bresciano, nell’anno della sua elevazione agli altari e nel giubileo di ordinazione dell’Eminenza americana. Verso il finale della conferenza, mostrando un tratto di familiarità che ha catturato la simpatia di tutti i presenti, lo stesso cardinale ha voluto ricordare il lieto anniversario, riservando parole di stima e riconoscenza per Papa Montini.
In seconda battuta, sperando di non far torto a nessuno, credo sia giusto sottolineare la disposizione positiva e generosa da parte della Curia Bresciana, che ha accolto con calore l’ospite, concedendogli di parlare nel Centro Pastorale Paolo VI. Dove sta il torto? Nel dover pensare ad altre diocesi italiane, di cui mi vergogno di fare il nome, ove i vescovi sono intervenuti per boicottare l’evento, o vietandone la partecipazione al clero locale, o addirittura costringendo gli assessori a ritirare la disponibilità delle sale comunali già prenotate. Anche questo è la Chiesa, i suoi vescovi, il clima delle diocesi nostrane. Ora, sia chiaro: non che mons. Monari a Brescia abbia steso tappeti rossi, né questo gli era richiesto, ma ha dato ospitalità a un cardinale; e di questa rettitudine, proprio perché indipendente da speciali simpatie personali, gli va reso onore e molto, l’onore di chi opera secondo giustizia.

Sulla conferenza solo brevi righe: mons. Burke ha presentato i punti salienti del testo incriminato. Non c’è stata nessuna dichiarazione contro l’attuale Pontefice - a dirla tutta, l’accusa di essere contro Francesco, sussurrata nei corridoi del Centro Pastorale, ha lasciato abbastanza sorpreso il cardinale - quanto un’opposizione decisa alle proposte di mons. Kasper unitamente al senso fermo del ruolo proprio del cardinalato, quale ministero di sostegno critico e franco per accompagnare il Papa nel suo discernimento. Critica e franchezza piacciono poco nell’era forse la più democratica che la storia ricordi, dentro e fuori la Chiesa. Questo però non è uno scandalo causato da Burke, ma al massimo un problema di coscienza dei suoi nemici, e di tali dinamiche si sono potuti ben avvedere gli astanti soddisfatti e numerosi, così numerosi da essersi dovuti spostare da una sala secondaria all’Aula Magna del Centro, così soddisfatti da aver circondato di lunghi affetti e attenzioni il relatore.
Quarto aspetto: la questione liturgica. Potremmo dirlo con una domanda: “ma è vero che Burke è fissato con la liturgia, la cappa, l’ermellino, il latino, le chiroteche, il Summorum Pontificum etc. etc.?” Risposta: purtroppo no. Burke è fissato con la preghiera vissuta in modo intenso e profondo. L’evento bresciano prevedeva una Adorazione eucaristica con recita del s. Rosario nel dopo cena. Il cardinale è arrivato visibilmente stanco alla funzione, eppure non ha mai dato segni di impazienza o trascuratezza. Ha indossato i paramenti predisposti dal parroco ospitante (belli ma affatto comuni), ha obbedito alle indicazioni a volte impacciate del cerimoniere, ha pregato con raccoglimento in ginocchio tutto il Rosario (udite udite: era in italiano), ha lasciato un pensiero finale accorato e affettuoso, senza fretta e senza retorica. L’indomani ha celebrato la s. Messa in forma ordinaria con grande intensità, ma senza troppi formalismi (l’opposto di quel che si vede in alcuni giovani sacerdoti un po’ tradizionalisti, cui forse manca troppo spesso - e non per colpa loro - un buon Maestro della Tradizione). Spero che anche questa testimonianza possa servire a sfatare il mito oscuro di un uomo che - caso più unico che raro nell’era bergogliana - ha preferito rimanere saldo nelle proprie posizioni in difesa della cura liturgica e della puntualità teologica, anziché ancorarsi alla propria poltrona curiale. Non so voi, ma a me un cardinale che rinuncia piuttosto all’ufficio in Vaticano anziché alla cappa con ermellino convince: evidentemente c’è un valore grande simboleggiato dalla cappa, addirittura più grande di uno stipendio romano o di una poltrona in Signatura Apostolica.

E’ dovuto un grazie alle associazioni che hanno invitato Sua Eminenza a Brescia: oltre al patrocinio dell’Ufficio Pastorale Familiare della Diocesi, si segnala il sostegno dell’associazione Alessandro Maggiolini, del Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum e della giovane Amicizia San Benedetto Brixia, che promuove la formazione liturgica e liturgico-spirituale tradizionale in città.

Termino con un aneddoto. Fuori dalla Sala ho incontrato un amico, universitario affatto estraneo alle bagarre sinodali ed ecclesiali in genere, capitato un po’ per caso alla conferenza: “Questo cardinale, non so perché, mi ha fatto un’impressione strana… mi ha ricordato Papa Benedetto XVI… molto semplice da capire e molto timido… mi ha lasciato un che di positivo e rassicurante”. Non servono altri commenti. Alla prova dei fatti sono giunto a ritenere che chi biasima il card. Burke evidentemente lo fa solo perché non lo conosce o perché ha interesse ad infamarne le idee, colpendo la persona. Quest’ultima però si chiama vigliaccheria ed è il tipo di posa che non piace a me, non piace a Francesco, non piace a Gesù e spero non piaccia nemmeno ai lettori.

 

21 dicembre 2013

Grazie, Eminenza


di Satiricus

"Alcuni, che finiscono per essere tristi, preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con “l’odore delle pecore” – questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello –; invece di essere pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini. È vero che la cosiddetta crisi di identità sacerdotale ci minaccia tutti e si somma ad una crisi di civiltà; però, se sappiamo infrangere la sua onda, noi potremo prendere il largo nel nome del Signore e gettare le reti. È bene che la realtà stessa ci porti ad andare là dove ciò che siamo per grazia appare chiaramente come pura grazia, in questo mare del mondo attuale dove vale solo l’unzione – e non la funzione –, e risultano feconde le reti gettate unicamente nel nome di Colui del quale noi ci siamo fidati: Gesù".