18 settembre 2026

Neolingua e sincretismo


di Marco Begato

La recente Nota “Sessant’anni di dialogo e di fratellanza interreligiosa alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra aetate”, opera congiunta di ben tre Dicasteri vaticani, rinnova l’euforia per il dialogo interreligioso, sia pur mettendo all’erta da facili sincretismi.

L’occasione è propizia per mettere mano a brevi e ironici appunti che avevo dimenticato nel cassetto: si parla di Buddha e di Fratelli Tutti.

L’aggancio con Buddha lo devo all’esperienza che dai primi anni del millennio (credo dal 2010) sta girando in Italia: il Festival dell’Oriente, una mostra itinerante a forte sfondo commerciale, dedicata a far conoscere curiosità e costumi del lontano Oriente, non senza uno spolvero di kitsch

Non potendo impedire ad amici e studenti di visitarla, gli avevo chiesto a suo tempo che mi portassero almeno del materiale propagandistico religioso. È così che ho scoperto Buddhismo Magazine

Il sussidio, i cui numeri sono disponibili on-line, nasce nel 2020 contestualmente a un rilancio di immagine dell’Unione Buddhista Italiana.

Di esso mi hanno subito colpito i titoli di copertina:

Il prossimo Buddha sarà la comunità; gli altri prima di sé; compassione il nostro patrimonio; salvare la speranza; la svolta ecologica; libertà e liberazione; immaginare il futuro; il valore delle tradizioni; formare i nuovi cappellani; sacralità alimentare; un cuore generoso; le radici dei diritti; donne oltre gli stereotipi; migranti integrazione; buddhismo e dialogo; un nuovo patto per il pianeta.

La sovrapposizione dei temi con tante riviste patinate, ma anche con i refrain del pontificato di Francesco e ai supporters sinodali è impressionante: si pensi a Querida Amazonia, Evangelii gaudium, Fratelli tutti.

Sarei curioso di sapere da un bonzo buddhista se questi siano temi veramente propri del loro retaggio spirituale o se anche loro, come noi, stiano subendo una piega culturale mainstream nell’approccio al religioso.

La domanda quindi suonerebbe così: noi cattolici stiamo diventando buddhisti? O invece le religioni in generale stanno convergendo verso una neolingua mediatico-globalizzata?

Mi manca la risposta, anche se propendo per la seconda, e intanto il pensiero non può non correre a Fratelli tutti, l’enciclica di Papa Francesco pubblicata nel 2020 (coincidenze?), di tutte le bergogliane certamente la lettera più esposta al rischio sincretista e indifferentista. Al punto che l’approccio orizzontale e qualche sbavatura di metodo ne fanno a ben vedere una degna compagna di dialogo col buddhista en dehors.

Mi siano concessi solo due appunti.

Dal punto di vista narratologico, Fratelli Tutti conferma un trend tipico di altri scritti franceschiani, quello cioè di introdurre l’argomento princeps chiamando in causa un autore tradizionale, generalmente interpretato in modo distorto o parziale, salvo poi procedere nella riflessione praticamente senza legami con la fonte di partenza.

Il primo capitolo, per esempio, si apre presentando la discesa di Francesco dal Sultano, però tace il vero motivo di tale missione, tutta cristocentrica, e ne esegue la consueta riduzione filantropica di sapore piuttosto illuminista che cattolico.

Per una ricostruzione migliore di tale episodio, basata sulle fonti, rimando al seguente:

Francesco d'Assisi e la pace

Dal punto di vista logico, il core del documento si svela al n. 127:

Senza dubbio si tratta di un’altra logica. Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie

Già, una logica che non presenta continuità con le citazioni agiografiche e magisteriali precedenti e che non si inserisce né armonicamente né dialetticamente nel magistero continuativo, una logica ad hominem che lascia a loro agio solo i fedelissimi del pensiero di Francesco, o in genere quanti si muovono con maggior scioltezza tra le associazioni di immagini anziché tra le deduzioni del ragionamento.

Tale logica fantastica si snocciola dal capitolo secondo, procedendo nei successivi, fino alla gloriosa conclusione in cui si scopre che noi cattolici ci riferiamo a Gesù Cristo, mentre 

“altri bevono ad altre fonti” (n. 277).

Del resto il Documento di Abu Dhabi - vera magna charta di riferimento del testo, ripresa integralmente in appendice - ha chiarito che

“Dio ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro”.

Il Dalai Lama probabilmente concorda, almeno sulla seconda parte.

Riletta dopo qualche anno - prendendo peraltro atto con occhio disincantato delle imprudenze in tema Covid-19 (qui, infra, ho argomentato tale testi: ), grossolanamente citato nei numeri di apertura -, questa enciclica stupisce per la sua ingenuità.

Ma allora a che pro tornare a citarla nella Nota pubblicata dai tre dicasteri vaticani?

Concludo con una peroratio riparativa:

Gentilmente qualcuno si preoccupi di pubblicare una notiziuola in cui quantomeno chiarire, a noi di mentalità più vetusta, quali siano i criteri sicuri futuri per evitare di precipitare irreversibilmente verso una neolingua mediatico-globalizzata (etcetera): farebbe, penso, un qualche favore persino ai redattori di Buddhismo Magazine.

 

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