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13 settembre 2020

Il Summorum Pontificum è ancora in pericolo?


Sembra che nei prossimi mesi verrà lanciato un ennesimo attacco al Messale antico, che per la masnada progressista costituisce una pietra di inciampo inaccettabile e la cui diffusione contraddice decenni di elucubrazioni errate sulla messa. Sembra che lo svuotamento delle chiese in cui si segue il messale moderno non insegni nulla.

Tant'è che la Commissione Ecclesia Dei è stata prima soppressa e trasformata in una sottosezione della Congregazione per la Dottrina della Fede e, prossimamente, potrebbe essere definitivamente cancellata. Ciò metterebbe in grave difficoltà gli istituti e i sacerdoti diocesani che seguono il Rito di San Pio V, nonostante le vocazioni legate a questa spiritualità antica ed eterna crescano a vista d'occhio. Questa soppressione sarebbe frutto di una pura e semplice cattiveria. Sfidiamo chiunque a dimostrare che le celebrazioni in latino stiano davvero creando problemi nelle diocesi.

Eppure, la coesistenza di più riti, dovrebbe essere accettata normalmente, da chiunque abbia una stabilità emotiva. I riti orientali dimostrano che possono esistere varie forme del rito senza scandali particolari.

In questo momento è dunque obbligatorio pregare, affinché il cuore del Faraone non si indurisca e ci lasci pregare senza romperci le scatole.


 

24 aprile 2020

Questionario Summorum Pontificum. Pubblicare le risposte e far partecipare i laici

Apprendiamo da varie fonti, fra cui MessainLatino.it, che il Vaticano sta sottoponendo ai vescovi un questionario, per tracciare lo stato del rito tridentino nel mondo.
Sembra dunque che l'urgenza sia il rito tridentino, non il Covid 19.
Ebbene, noi rilanciamo la proposta con entusiasmo. Vorremmo che le risposte dei singoli vescovi venissero rese pubbliche e magari potessero essere coinvolti anche i laici.
Non vorremmo infatti che i vescovi che fanno la guerra al Messale rispondano che nelle loro diocesi non c'è alcuna domanda riguardo l'applicazione del Summorum Pontificum, mentre magari sono loro che bloccano tutto. Vedremmo magari che in molte diocesi ci sono stati gruppi totalmente estromessi, cacciati in malo modo, ignorati.
Insomma, sarebbe interessante pubblicare le risposte dei vescovi e confrontarle con quelle dei fedeli e dei sacerdoti coinvolti. Oppure questa volta i laici non vanno coinvolti? Si ciarla di coinvolgimento dei laici, ma quando chiedono la Messa in latino sono sputazzati continuamente.

Il questionario di per sé appare infatti piuttosto ambiguo. A che pro, ad esempio, chiedere se la celebrazione della Messa è frutto di una reale esigenza pastorale o di una iniziativa personale del sacerdote? Questi della CDF cosa fanno? Sfottono?

Per concludere, fa ridere la reazione di tal teologo, che alla pubblicazione dei famosi nuovi prefazi dichiarò con forza che quella non era una priorità. Adesso, invece per il teologo il questionario è una priorità, vuole che venga usato per dimostrare che il rito tridentino va cancellato. Qualcuno gli spieghi che "lo stato di eccezione" è il fatto che certe persone possano essere definite teologi, tempo fa non avrebbero insegnato religione alle elementari.

 

06 aprile 2020

Pellegrinaggio Summorum Pontificum 2020



Il Coetus Internationalis Summorum Pontificum confidando nella misericordia di Dio Onnipotente e nell’intercessione dei Santi perché possa avere termine la pandemia che affligge i popoli del mondo e sia possibile rinnovare il pio rito, comunica che il IX Pellegrinaggio Summorum Pontificum potrà avere luogo nei giorni 23, 24, 25 ottobre 2020, culminando nella s. Messa pontificale che sarà celebrata dall’ em.mo signor cardinale prefetto Robert Sarah nella Basilica di S. Pietro in Vaticano sabato 24 ottobre alle ore 11,30.

Il Coetus tutto desidera fin d’ora ringraziare l’em.mo signor cardinale arciprete Angelo Comastri per la benevola accoglienza accordata e l’em.mo signor cardinale prefetto Robert Sarah per la paterna premura con la quale ha voluto accogliere la preghiera di celebrare il sacro rito.

Bona tempora veniant.

 

13 gennaio 2020

A Soncino si stona su Giovanni XXIII

Scrive Paolo Isotta in "La virtù dell'elefante".

Il Papa adoperava il regale Noi e fu l'ultimo pontefice ch'ebbe la cerimonia d'incoronazione secondo l'antica liturgia: interminabile e fastosa, bimbo vi assistetti per televisione a casa di nonno Gino Jacoangeli. Cantava il canto liturgico della Messa con voce limpidissima e intonata e nemmeno in quell'occasione essa si flesse per l'emozione. Adesso tale cerimonia è "in rete" e si resta sbalorditi anche per un'altra cosa: il cardinale Roncalli non aveva mai "studiato da Papa" eppure s'impadronì in poche ore della complicata liturgia dell'incoronazione. Giovanni XXIII fu anche l'ultimo a seguire la severissima liturgia in infirmitate Pontificis, quella che il Papa malato dovrebbe osservare: il che gli aumentò di molto le sofferenze. Il segretario particolare, monsignor Loris Capovilla, ha rivelato che nelle ultime ore egli chiamò a sé il Segretario di Stato, Cardinale Cicognani: questi gli si presentò piangente ed egli disse: Eminentissime Domine quare fles: Laetatus sum in his quare dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus. E' l'incipit del Salmo CXXI: Mi rallegrai per quel che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Se il Concilio Vaticano II non gli fosse sfuggito di mano a causa della malattia, avrebbe avuto ben altro svolgimento: impossibile immaginare con Papa Roncalli la riforma liturgica e l'abolizione del latino. Egli infatti sapeva una cosa che i suoi successori tendono a dimenticare: che senza la Liturgia non c'è Dogma; e la Liturgia è la parte della religione dalla quale io personalmente sono più attratto. Non so se la sua scomparsa dalla Chiesa attuale sia causa o effetto della de-cattolicizzazione (quella che altri chiama scristianizzazione) del mondo contemporaneo: probabilmente ambo le cose. Ed è follia, tale scomparsa, giacché senza Liturgia non c'è nemmeno Tempo e la società attuale vive in uno pseudo-tempo scandito dalle date del consumo.
Questo meraviglioso brano, contenuto in un meraviglioso libro, dà un'idea di quanto Giovanni XXIII sia una figura talvolta banalizzata, anche da parte tradizionalista. Perché ci tocca parlarne (quando in realtà ne parlammo già anni fa)?
Il tema è tornato di moda grazie ad un organista che ha deciso di combattere una crociata al contrario contro un sacerdote di Soncino, ridente località in provincia di Cremona, reo di avere tolto l'altare moderno da due chiese.
Il suddetto organista, nell'intemerata contro quelli che a Soncino coltivano la chiesa che "ha dimenticato i comandamenti", purtroppo non ne fa giusta una e inanella una serie di sfondoni incredibili, che tradiscono una certa impreparazione in materia. Indichiamo il video youtube.

In primo luogo, lasciateci dire che la maglia bianca della salute sotto la camicia, ci fa orrore. Non siamo certo ai livelli di Craxi al congresso del PSI del 1991, che passò alla storia per la canottiera in rilievo sotto la camicia bianca inzuppata di sudore (qualcuno dice che i magistrati decisero di agire dopo aver visto le foto), però un po' di stile ci vorrebbe.

In secondo luogo, sentire che a Soncino viene stigmatizzato il Medioevo culturale fa sobbalzare. Soncino è infatti un borgo famoso per una Rocca medievale perfettamente conservata, che attira ogni anno migliaia di turisti.

Oltre a questo, siamo abbastanza in difficoltà nel confutare le tesi di questo signore, perché probabilmente a rivoltarsi nella tomba non è Giovanni XXIII, ma Bugnini, Lercaro e soci, che vedono la loro opera difesa in modo così maldestro ed elementare. Ce lo immaginiamo il noto liturgista, dal Purgatorio dove soffre (una leggenda narra che Bugnini starà in Purgatorio a purgare fino a quando non sarà abrogato il messale di Paolo VI), soffrire ancora di più, scusandosi a gran voce per aver dato adito a tutto questo.

Giovanni XXIII probabilmente si sta rivoltando nella tomba a sentirsi associato a coloro che hanno eliminato il latino dalla liturgia e girato l'altare. L'ultimo messale tridentino infatti è stato edito proprio da Roncalli, nel 1962, mentre l'altare al popolo e la lingua volgare sono stati introdotti nel 1969, da Paolo VI. Queste introduzioni sono state fatte CONTRO i dettami conciliari. L'organista scrive che la rimozione dell'altare sarebbe al contrario contro i dettami del Vaticano II, senza però citare questi dettami, perché semplicemente non esistono.
Il nostro organista, prima di parlare di "chiesa che si dimentica dei comandamenti" dovrebbe studiare un po' di più e ricordarsi che il Motu Proprio Summorum Pontificum è stato emesso da un Papa, quindi andrebbe rispettato da tutti. Per sopperire alle sue lacune, pubblicheremo altri articoli sull'argomento "altare", continuate a seguirci.

 

01 ottobre 2019

25-27 ottobre. Tutti a Roma per il Summorum Pontificum

Quest’anno il pellegrinaggio del Populus Summorum Pontificum sarà guidato  da S. E. R. Mons. Dominique Rey, Vescovo di Fréjus-Toulon, e che prenderà avvio venerdì 25 ottobre 2019, con la VIA CRUCIS che si terrà alle h. 15,45 nella chiesa di S. Luigi dei Francesi, seguita dalla MESSA di apertura che sarà celebrata alle h. 17,15 nella Basilica di S. Maria ad Martyres – cioè al Pantheon.
Il clou si avrà, come sempre, nella mattinata di sabato 26 ottobre, dalle h. 9,30, con l’ADORAZIONE EUCARISTICA nella Basilica di S. Lorenzo in Damaso, la grande PROCESSIONE e il PONTIFICALE in S. Pietro; i pellegrini potranno poi darsi l’arrivederci al 2020 domenica 27 ottobre con il PONTIFICALE della Festa di Cristo Re che Mons. Rey celebrerà alle h. 11 nella chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini.

Programma dettagliato:

Venerdì 25 ottobre

h. 15,45,  chiesa di San Luigi dei Francesi, Piazza di S. Luigi dei Francesi: VIA CRUCIS (a cura dell’Istituto del Buon Pastore – IBP)

h. 17,15, Basilica di Santa Maria ad Martyres (Pantheon), Piazza della Rotonda: S. MESSA DI APERTURA DEL PELLEGRINAGGIO (a cura dei Norbertini di Godollo e cantata dalla schola della chiesa di San Michele di Budapest)

Sabato 26 ottobre

h. 9,30, Basilica di San Lorenzo in Damaso, Piazza della Cancelleria, 1: ADORAZIONE EUCARISTICA (a cura del Coordinamento Nazional del Summorum Pontificum – CNSP) e confessioni

h. 10,30, a partire dalla Basilica di San Lorenzo in Damaso, Piazza della Cancelleria, 1: PROCESSIONE SOLENNE VERSO SAN PIETRO, guidata da S.E.R. Mons. Rey

h. 12,00, Basilica di S. Pietro in Vaticano: S. MESSA PONTIFICALE ALL’ALTARE DELLA CATTEDRA, celebrata da S.E.R. Mons. Rey; coro diretto dal maestro Aurelio Porfiri

h. 17,30, in luogo dal destinarsi: VESPRI cantati dai Missionnaires de la Miséricorde Divine (da confermare)

Domenica 27 ottobre

h. 9,30, chiesa dei Santi Nomi di Gesù e Maria, Via del Corso, 45: S. MESSA DELLA FESTA DI CRISTO RE (a cura dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote – ICRSS) per i pellegrini desiderosi di partecipare all’Angelus con il Santo Padre

h. 11,00, chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, Piazza della Trinità dei Pellegrini, 1: S. MESSA PONTIFICALE DELLA FESTA DI CRISTO RE celebrata da S.E.R. Mons. Rey (a cura della Fraternità Sacerdotale S. Pietro – FSSP)

h. 11,30, chiesa di San Giuseppe a Capo le Case, via Francesco Crispi, 24: S. MESSA DELLA FESTA DI CRISTO RE (da confermare)


 

04 giugno 2019

Lombardia. Un pellegrinaggio a lungo atteso


di Francesco Filipazzi
Sabato 1 giugno è successa una cosa dai tratti storici. Si è svolto infatti il primo pellegrinaggio regionale lombardo del Populus Summorum Pontificum, che ha coinvolto persone provenienti da varie diocesi della regione, presso il santuario mariano della Cornabusa, nella bergamasca.

Un pellegrinaggio in Lombardia, regione che molti reputano calvinista e individualista, dove il cosmopolitismo e la globalizzazione sembrano presenti molto più che nel resto d’Italia, è molto significativo. Silenziosamente in questi anni il mondo tradizionale in questa regione è cresciuto in ogni diocesi, senza coordinamento e spesso senza che i vari gruppi si conoscessero. Un giorno ci siamo guardati intorno e abbiamo scoperto che, sorpresa dello Spirito Santo, in ogni diocesi qualcuno aveva organizzato o cercato di organizzare un coetus fidelium. Da questa presa di coscienza è nata l'idea di un pellegrinaggio regionale, che gli amici del gruppo di Bergamo, quello probabilmente più numeroso e strutturato, hanno realizzato con grande entusiasmo. In totale alla messa erano presenti oltre 100 persone, alcune arrivate a piedi lungo la salita altre in macchina. I vostri blogger preferiti hanno scelto di andare a piedi e sono arrivati pressoché moribondi, forse un po' fuori allenamento.


Sabato 1 siamo quindi saliti al santuario della Cornabusa, nella prima giornata di vero sole di questa primavera, anche in questo caso dunque assistiti dallo Spirito Santo che ha diradato le nubi per l'occasione. Il pellegrinaggio a piedi in mezzo alla natura ha aperto lo spirito, in preparazione alla messa solenne, nel suggestivo quadro di una grotta naturale nella quale sgorga una sorgente d'acqua.

Partecipare a questo pellegrinaggio, che verrà organizzato anche l'anno prossimo per il 2 giugno in location da decidere, è stata una grande gioia.


Di seguito il comunicato degli organizzatori (già pubblicato anche Messainlatino.it)
Un sole finalmente splendente sulla Valle Imagna ha accolto i fedeli che la mattina di sabato 1 giugno hanno partecipato al primo pellegrinaggio regionale lombardo del Populus Summorum Pontificum.
I cinquanta più tenaci «camminatori» sono partiti dalla Chiesa parrocchiale di Ponte Giurino e, recitando il Rosario, si sono diretti verso il Santuario della Madonna Addolorata della Cornabusa, ai piedi del quale un altro gruppo di pellegrini li attendeva per percorrere la Via Mater Dolorosa con la contemplazione dei Sette Dolori di Maria.
L’ascesa si è conclusa alla grotta dell’apparizione, affacciata su una terrazza che domina l’intera valle e davanti alla quale i pellegrini con gioia hanno intonato l’antifona del Salve Regina.
Momento culminante del pellegrinaggio è stata la celebrazione della Santa Messa solenne del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, cui hanno partecipato più di centosessanta fedeli in rappresentanza dei coetus di Bergamo, Brescia, Milano, Crema, Lodi e Piacenza, che hanno fatto il loro ingresso nel Santuario con il canto dello Stabat Mater.

Nel Santuario dedicato alla Madonna Addolorata – una grande e suggestiva grotta naturale al cui interno vi è una sorgente d’acqua ed eretta a santuario nel 1510, centro spirituale della Valle Imagna di cui fu particolare devoto San Giovanni XXIII – ha celebrato don Battista Ferrari con don Michele Carrara in funzione di diacono (entrambi del clero diocesano di Bergamo) e l’assistenza in coro del canonico Joseph Luzuy, Provinciale d’Italia dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, e di don Luca Paitoni di Brescia.
Tra il suono naturale della sorgente d’acqua che avvolge incessantemente il Santuario, sono risuonate le armonie gregoriane e l’ordinario della Missa «Pueri Cantores» di Wolfram Menschick affidate alla Corale Santa Cecilia di Bernate, diretta da Oliviero Fumagalli ed accompagnata da Alessandro Basso al violino, Gianbattista Grasselli al flauto e Samanta Cavalli all’organo.
L’omelia è stata l’occasione per una profonda ed accorata catechesi sul significato della devozione al Cuore Immacolato di Maria.
L’intensa giornata si è prolungata nel pomeriggio con il pranzo presso la Locanda Fonti di Sant’Omobono tra i rappresentanti dei vari coetus e, al momento del taglio della torta «personalizzata», l’avvocato Lorenzo Vitali, Presidente del Comitato Summorum Pontificum di Bergamo – visibilmente soddisfatto – nel ringraziare tutti i partecipanti, ha auspicato: «Un sogno si è avverato e questo risultato organizzativo ci sprona a farlo diventare un appuntamento fisso: ci vediamo il 2 giugno 2020!»
 

18 maggio 2019

Summorum Pontificum. Pellegrinaggio regionale lombardo

Signore e signori, siamo lieti di annunciarvi che il I giugno si terrà il primo pellegrinaggio regionale lombardo del Populus Summorum Pontificum.
La tradizione è viva!
La messa verrà celebrata presso il santuario della Cornabusa, in diocesi di Bergamo. Un luogo molto particolare (è in una caverna), di cui parleremo prossimamente.
Portate giacche impermeabili!

Alcune note.

1. il Santuario in cui sarà celebrata la Santa Messa è situato all’interno di una caverna in cui sgorga una sorgente d’acqua e, anche d’estate, presenta temperature basse e alta umidità: vi invito, pertanto, a portare una giacca ed evitare l’uso di messalini di pregio;

2. al fine di predisporre i posti in coro, invito i sacerdoti che ancora non abbiano confermato la loro presenza a comunicarla al Comitato organizzatore (cell. 371 1718327 - e-mail summorumpontificumbergamo@gmail.com);

3. i sacerdoti presenti sono pregati di partecipare con il proprio abito corale (i canonici con rocchetto, mozzetta e berretta; gli altri sacerdoti con cotta e berretta).


 

29 ottobre 2018

Il Summorum Pontificum gode di ottima salute

Si è concluso ieri, domenica 28 ottobre, il pellegrinaggio del Coetus Internationalis Summorum Pontificum, che ha portato ancora una volta, in grande stile, il popolo delle Messa di San Pio V in San Pietro.
Anche quest’anno la presenza numerica è stata notevole. Da segnalare l’aumento percentuale dei (cosiddetti) ragazzi. Facendo un conto spannometrico, un terzo dei presenti era composto da persone con meno di trent’anni, percentuale che si alza a circa metà se consideriamo giovani (secondo l’uso moderno) anche i quarant’enni.
Il pellegrinaggio è indice non tanto della crescita del numero di fedeli che si riconoscono nella liturgia antica (che c’è ed è costante), ma di un vero e proprio radicamento nella Chiesa a livello internazionale. Per dirla in termini post conciliari, sembra che sia nato un settore della Catholica con il carisma della liturgia. Un popolo poliglotta che però a Messa parla una lingua sola, multiculturale e multietnico (con una rappresentanza importante dall’Africa di lingua francese).
Per dare una misura numerica dello stato della Messa in latino in Italia e dell’applicazione del Motu Proprio, rimandiamo alla relazione di Marco Sgroi, Presidente del Coetus italiano. Testo tratto da MessaInLatino.it. Abbiamo indicato in grassetto alcuni punti che riteniamo particolarmente significativi.

***

Eminenza Reverendissima, Eccellenze, Reverendi Monsignori, Reverendi Padri, cari Amici,
insieme ai Revv. Can. Joseph Luzuy – Provinciale d’Italia dell’ICRSS – e Don Raffaele Roffino – Parroco di Rivarolo in Diocesi di Ivrea – mi è stato assegnato il compito di tratteggiare lo stato di attuazione, e gli spazi di ulteriore sviluppo, del Motu Proprio Summorum Pontificum in Italia. Cercherò di farlo dando il quadro della situazione sia dal punto di vista quantitativo, sia, per così dire, qualitativo.

1. Incominciamo dai numeri.
In questi anni il CNSP ha censito le Ss. Messe VO che si celebrano regolarmente in Italia: cioè che si tengono a cadenza fissa e certa (ogni domenica, ogni primo venerdì del mese, ogni sabato o ogni vigilia, e così via). Non sono state censite le celebrazioni occasionali, né quelle con cadenze variabili (per es. qualche volta il martedì, altre volte il sabato, talora la domenica).
Non si tratta di un elenco esaustivo: non solo perché è possibile che talune celebrazioni ci siano sfuggite, ma anche perché ve ne sono ancora alcune cui i promotori desiderano che non venga data pubblicità. Inoltre, non sono contemplate le SS. Messe rigorosamente private che alcuni Sacerdoti celebrano anche quotidianamente, anche se i fedeli potrebbero assistervi (per esempio, dato che siamo a Roma, è noto che vi sono alcuni Sacerdoti che celebrano quotidianamente in S. Pietro).
Al CNSP risulta che le  Ss. Messe regolari celebrate in Italia siano oggi 123. Di queste, 73 sono messe settimanali domenicali e festive (tutte le domeniche e i giorni di precetto, salvo eventuali pause estive); le altre 50 non sono domenicali o, se domenicali, non sono settimanali.
Vi sono poi 15 Ss. Messe celebrate, con varie cadenze, dalla FSSPX. Non abbiamo considerato le (pochissime) Ss. Messe celebrate dai gruppi sedevacantisti.
Non sappiamo con esattezza quante di queste celebrazioni siano state avviate in virtù del Motu Proprio, poiché alcune (ad es. Torino, Gesù e Maria a Roma e altre) risalgono al periodo indultista o a prima ancora, e non disponiamo di un censimento della situazione anteriore al 14 settembre 2007. Tuttavia, secondo una stima che trovo attendibile, le “nuove” celebrazioni dovrebbero essere tra 90 e 100, forse anche qualcuna in più: dunque un incremento di almeno il 270% in dieci anni.
Dal punto di vista geografico, purtroppo, l’Italia è spaccata in due. Delle 123 Ss. Messe regolari, 96 vengono celebrate a Nord di Roma, 27 da Roma inclusa in giù, isole comprese. Cioè il 78% delle Ss. Messe è collocato al centro-nord, solo il 22% al sud/isole.
Circa il 15% delle celebrazioni è assicurato da Sacerdoti degli Istituti ED, il restante 85% da clero diocesano o da religiosi.

2. E veniamo agli aspetti “qualitativi”.
Si dice talora che l’applicazione del Motu Proprio avviene in termini eccessivamente episodici, senza che ne scaturisca un assetto stabile e una vera vita spirituale tradizionale. La diffusione della liturgia tradizionale dopo l’entrata in vigore del Motu Proprio, dunque, non avrebbe ancora raggiunto un livello qualitativo soddisfacente.
Pur essendo indubbio che la diffusione della liturgia tradizionale in Italia abbia ancora molta strada da percorrere, tale giudizio è oggi eccessivamente negativo, e vi sono elementi significativi per una valutazione meno pessimistica. Vorrei metterne in evidenza tre.
In primo luogo, iniziano a farsi pian piano più frequenti, benché siano ancora rare, le celebrazioni di prime Comunioni, il conferimento della Cresima, la celebrazione dei matrimoni[1] nelle comunità che praticano abitualmente la liturgia tradizionale.
Ciò significa che almeno presso alcuni Coetus Fidelium si è sviluppata anche la preparazione ai sacramenti, cioè una qualche forma di catechismo. In queste realtà,in progressivo aumento, la liturgia tradizionale ha attecchito, per dir così, ben oltre l’ambito occasionale di celebrazioni estemporanee. Mi è capitato di sentire qualche amico vagheggiare la trasformazione del proprio “centro di Messa” in parrocchia personale. Oggi come oggi si tratta ancora di un desiderio quasi sempre irrealizzabile, ma indicativo, secondo me, del fatto che l’applicazione del Motu Proprio sta facendo un salto di qualità, specie ove alla S. Messa venga assegnata una chiesa dedicata, anche non in via esclusiva, con clero residenziale (es.: Roma, Firenze, ecc.).
Abbiamo poi più di un sentore di un incoraggiante risveglio vocazionale. Anche qui, si tratta di un fenomeno – per quanto riguarda l’Italia – ancora allo stato iniziale[2]. Ma anche qui la tendenza mi sembra netta, e rilevante sul piano della qualità dell’applicazione del Motu Proprio.
Infine, vorrei rilevare come uno dei canali – e non il meno importante – attraverso i quali circola la riflessione critica su Amoris Laetitia e su altri temi sensibili dell’attualità ecclesiale è stata ed è proprio la rete dei Coetus Fidelium, molti dei quali hanno dato vita ad iniziative concrete a supporto del dibattito. Abbiamo visto, così comunità divenute, in virtù della liturgia tradizionale celebrata in base al Motu Proprio, particolarmente consapevoli della propria fede e fortemente determinate a difenderne l’integrità. Anche sotto questo profilo, mi pare che l’applicazione del Motu Proprio sia felicemente andata oltre l’episodicità e l’occasionalità.
Infine, cito solo en passant un dato che considero ormai noto: la rilevante presenza, tra i nostri fedeli, di giovani e la crescente presenza di famiglie, spesso con bambini.

3. Gli attori dello sviluppo del MP
A chi si deve questo sviluppo? Ovviamente, alla Provvidenza: cerchiamo di non dimenticare che siamo servi inutili.
Quanto ai laici, non è errato affermare che il radicamento del Motu Proprio in Italia è dovuto principalmente a loro: quantomeno nel senso che sono stati loro i motori del moltiplicarsi delle celebrazioni a partire dal 2007. Potrei dire che i laici stanno all’applicazione del Motu Proprio come il motorino di avviamento sta ad un’automobile: senza il motorino, la vettura non parte o, se si arresta, non si rimette in moto; però poi ci vuole il carburatore del sacerdote celebrante. Rasenta la banalità osservare che un sacerdote motivato e convinto è indispensabile perché la celebrazione della liturgia tradizionale sia il seme di comunità di fedeli in grado di fare apostolato, liturgico e non. Sul laicato Summorum Pontificum mi riservo di dire ancora qualche parola in conclusione.
Del ruolo clero diocesano parlerà fra poco Don Raffaele. Io mi limito a sottolineare che il clero “addetto” ai nostri coetus si divide in due macrocategorie: coloro che celebrano per convinzione e coloro che lo fanno per obbedienza. È intuitivo, come dicevo, che i risultati spirituali, nei due casi, sono molto diversi. Nell’ottica dei laici, è indispensabile fornire ai sacerdoti, specie a coloro che celebrano per convinzione – e spesso con gravosi sacrifici personali – un supporto che in molti casi dobbiamo migliorare. In questa prospettiva desidero sottolineare anche l’importanza di realtà come la Fraternità Sacerdotale Summorum Pontificum, che svolge un lavoro preziosissimo per i sacerdoti diocesani.
Per la diffusione del Motu Proprio sono importantissimi anche i religiosi: vorrei ricordare realtà assai rilevanti come i monaci benedettini di Villatalla e, soprattutto, il monastero di Norcia. Esse dispongono di una ricchezza spirituale alla quale i laici – ma anche i sacerdoti – possono abbeverarsi, per confermare le ragioni profonde dell’impegno per la liturgia tradizionale. Questo per ribadire che il mondo del Motu Proprio in Italia sta raggiungendo un’articolazione e un consolidamento che travalica l’ambito dei “centri di Messa” e che ci permette di andare oltre l’occasionalità o l’episodicità. Nell’ottica dell’importanza dei religiosi per lo sviluppo del Motu Proprio, però, non  posso non menzionare, ahimè, la grave ferita inferta al Populus Summorum Pontificum dalla dolorosissima vicenda dei FI.
Degli Istituti ED, che, come ripeto, assicurano circa il 15% delle celebrazioni, parlerà il Can. Luzuy, Provinciale dell’ICRSS, l’Istituto sicuramente più presente in Italia. Gli Istituti rivestono un ruolo fondamentale non tanto sotto il profilo quantitativo, ma qualitativo. Sono i custodi della tradizione liturgica, fanno apostolato liturgico come loro core business. Gestiscono gran parte dei “centri di Messa” più stabili, cui assicurano clero dedicato in via esclusiva, e a mio parere rappresentano un supporto spesso indispensabile per realizzare, anche da parte del clero diocesano (per il quale costituiscono talora un punto di riferimento), quel salto qualitativo dall’episodicità alla stabilità ed all’apostolato cui ho fatto spesso riferimento.

4. Le prospettive
Lo sviluppo applicativo del Motu Proprio in Italia sta rendendo sempre più pressante l’esigenza di completare la celebrazione della liturgia tradizionale con la cura pastorale dei fedeli che la praticano. In proposito, peraltro, non siamo all’anno zero, e possiamo e dobbiamo vedere il bicchiere come già un po’ pieno. Per continuare a riempirlo, ci si possano porre dei primi obiettivi raggiungibili: per esempio, la collocazione delle celebrazioni, specie di quelle domenicali, in orari family friendly; è un passo molto più importante di quanto possa sembrare. Poi sarebbe opportuno che i coetus sapessero abbinare all’attività liturgica un’attività di promozione culturale, che può essere gestita anche direttamente dai laici; e che realizzassero qualche iniziativa caritativa, valorizzando, per esempio, i fedeli che già svolgono attività di volontariato. Tutto ciò anche per sviluppare un consapevole spirito missionario liturgico, ed evitare la tentazione dell’autoghettizzazione “pizzomerlettara”, che costituisce il rischio professionale tipico dei coetus fidelium. Da questo punto di vista, penso che dovremmo sforzarci di migliorare il nostro atteggiamento verso chi non conosce ancora la liturgia tradizionale, o la conosce solo attraverso falsi stereotipi negativi, perché talora tendiamo a dimenticare che il cattolico praticante medio – forse anche il sacerdote medio... – è stato deprivato di larga parte degli strumenti culturali e, soprattutto, spirituali necessari per approcciarla.
Detto questo, vorrei tornare brevemente, come avevo anticipato, sul ruolo dei laici che compongono i nostri coetus, per dire che essi stanno progressivamente acquisendo la consapevolezza di essere parti vive di una viva rete di fedeli accomunati da un idem sentire, e di costituire quello che con felice espressione è stato chiamato il Populus Summorum Pontificum: tutto ciò in termini inimmaginabili anche solo pochi anni fa. Si è così sviluppata l’attività di organismi come il Coordinamento Toscano Benedetto XVI o il Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum, che si propongono, appunto, di mettere in contatto e di favorire la collaborazione di un crescente numero di coetus fidelium,pur nella molteplicità delle identità e dei diversi talenti di ciascuno. A tutto ciò si accompagna, anche in Italia, la maggior disponibilità dei fedeli che seguono la liturgia tradizionale ad avere una concreta visibilità nelle parrocchie e nelle Diocesi,per proporre concretamente la Tradizione quale risposta efficace alle difficoltà dell’ora presente. Queste tendenze, oggi emergenti ancora a macchia di leopardo, sono destinate, a mio parere,  a estendersi e a dare molto frutto, specie in questi tempi di innegabile confusione, anche e proprio in virtù della vis attractiva che – lo sperimentiamo sempre più spesso – la liturgia tradizionale esercita provvidenzialmente suitanti fedeli che cercano rimedio al disorientamento sempre più diffuso. Da questo punto di vista, un terreno molto fecondo per l’incremento della liturgia tradizionale è rappresentato dalla collaborazione con coloro che operano sul piano della difesa della vita nascente e morente, e sul piano della battaglia antropologica.
Un altro ambito in cui il Motu Proprio è suscettibile di trovare convinta accoglienza è quello delle confraternite, che custodiscono le tradizioni della devozione popolare. In proposito, abbiamo segnali interessanti ed incoraggianti, dei quali il tempo mi impedisce di parlare più diffusamente.
Infine, vorrei fare un rapidissimo accenno al fenomeno in forte espansione delle scuole parentali, anch’esso spesso favorito dalla presenza dei coetus fidelium e dalla pratica della liturgia tradizionale. Confesso che dispongo di pochi dati a riguardo, ma sono convinto che un approfondimento del tema riserverebbe non poche sorprese positive.
Tutto ciò senza negare che esistono ancora pregiudizi da scardinare, problemi da risolvere, e ostilità, talora pertinaci, da superare. Non vorrei dare l’impressione di eccedere in ottimismo, o di aver presentato un visione esageratamente rosea dello stato delle cose. Purtroppo, benché la gran parte delle situazioni “spinose” che si sono presentate negli anni scorsi si sia progressivamente risolta, vi sono ancora gruppi di fedeli che attendono anche da anni risposta positiva alla richiesta di applicazione del Motu Proprio, e qualche Diocesi nella quale ci si comporta come se esso proprio non esistesse.
Da questo punto di vista, la maggior difficoltà sembra risiedere nel riemergere della cosiddetta mentalità indultista: l’idea che, nonostante il Motu Proprio, la celebrazione della S. Messa tradizionale richieda tuttora una speciale concessione del Vescovo, e che essa debba essere se non impedita, quantomeno circoscritta ad ambiti ristretti, preferibilmente non parrocchiali. Ho già rilevato che sopravvivono casi in cui gli stessi promotori preferiscono non dare pubblicità addirittura a celebrazioni regolari della S. Messa. Le principali vittime di questa mentalità, dobbiamo dirlo, sono i sacerdoti. Che sia ancora diffusa la tendenza a rinchiudere i fedeli del Motu Proprio in qualche riserva indiana è un dato che va riconosciuto; ma va anche riconosciuto che sta scomparendo, grazie al Cielo, la corrispondente tendenza di alcuni fedeli ad accettare la cosa come ineluttabile, e ad adattarsi alle seducenti comodità che talora essa sembra garantire.

Come ci dicono i dati, l’applicazione del Motu Proprio appare più lenta nel Sud Italia; ma è proprio da questa realtà che stanno pervenendo, negli ultimi tempi, segnali incoraggianti, ancorché timidi.



[1]Dato che la percentuale dei fedeli Summorum Pontificum compresi nella fascia d’età 25-35 è piuttosto alta, e mediamente tra i 25 e i 35 anni ci si sposa, ne segue la crescente frequenza di matrimoni VO.
[2]Quest’anno 2018-2019 ha registrato l’ingresso in seminari ED di almeno tre giovani italiani; nel 2018 è stato anche ordinato un sacerdote italiano. Se consideriamo che i “centri di Messa” stabili sono 123, mi sembra una percentuale interessante.
 

20 ottobre 2018

Aspettando il pellegrinaggio. Conversazione con il vescovo di Copenaghen

Venerdì prossimo, 26 ottobre, inizierà il pellegrinaggio del Populus Summorum Pontificum a Roma, per ringraziare il Signore di averci donato una seconda volta la Messa di sempre, permettendoci di vivere i sacramenti, appunto, come si è sempre fatto nella cristianità.
A guidare il pellegrinaggio sarà il vescovo di Copenaghen mons. Czeslaw Kozon.
Riportiamo alcune frasi interessanti, tratte da una conversazione che potete leggere qui.
L'appuntamento principale è per sabato mattina. Alle 9.30 inizierà l'adorazione eucaristica in San Lorenzo in Damaso, alle 10 e 30 inizierà la processione verso San Pietro, dove mons. Kozon celebrerà un pontificale.

L’anno scorso, Papa Benedetto scriveva nella prefazione all’edizione russa della sua Teologia della Liturgia che “l’oscuramento di Dio nella Liturgia è la causa principale della attuale crisi della Chiesa”: condivide questa riflessione del Papa emerito? 
 Non penso che in generale Dio sia trascurato nella liturgia. Però Dio e le cose sacre e i luoghi sacri non sono sempre trattati con la debita riverenza. La causa principale è che la gente spesso non conosce le verità fondamentali della fede, e per questo la liturgia non è vista come una espressione della fede. Devo dire, però, che specialmente i sacerdoti giovani sono molto attenti a questo, e celebrano la liturgia in un modo molto degno.
Ha qualche messaggio per i pellegrini? Un’intenzione di preghiera da affidare loro?
Spero che il pellegrinaggio sia un rafforzamento della fede, e che a casa avranno contatti nella misura più estesa possibile per condividere l’entusiasmo della fede con gli altri membri della Chiesa particolare ed anche sostenerla con il loro impegno.
 

09 settembre 2018

Tutti a Roma per il Pellegrinaggio Summorum Pontificum

Ebbene ci siamo. Dal 26 al 28 ottobre, Cristo Re, a Roma si svolgerà l'annuale pellegrinaggio internazionale del Populus Summorum Pontificum, per ringraziare il Signore di averci donato la possibilità di celebrare la Messa gregoriana anche in questi tempi moderni e calamitosi . La Messa degli apostoli, di San Gregorio, dei santi e dei martiri di ogni epoca.

La partecipazione al pellegrinaggio e alla Messa Pontificale in San Pietro è un'elevazione dello spirito che tutti i fedeli affezionati alla liturgia dovrebbero vivere, per rinnovare la propria comunione con Roma e per vivere la liturgia fisicamente al centro della cristianità. Senza essere ospiti di nessuno, ma legittimi padroni di casa.

L'interesse per la cosiddetta Messa in latino cresce costantemente in tutto il mondo e il pellegrinaggio internazionale, con i numeri degli anni ne è una prova.
Anche l'Italia non è da meno. Se infatti sommiamo la partecipazione ai pellegrinaggi locali e regionali, sempre più frequenti durante il corso dell'anno, possiamo notare senza problemi che numericamente il mondo del Summorum Pontificum italiano è ormai molto radicato, quantificabile nell'ordine delle decine di migliaia di persone.

Come sempre noi saremo presenti in forze e, dato che alcuni di noi cercano moglie, le ragazze tridentine hanno un ulteriore buon motivo per partecipare.

Per il programma:
https://populussummorumpontificum.com/2018/01/06/programma-previsionale-2018/

Proponiamo inoltre una lettura decisamente interessante, riguardo la Messa Tridentina.
"Storia del Messale tridentino", dell'abbé Claude Barthe (che intervistammo tempo fa).7

Sinossi:

L'opera liturgica realizzata dal Concilio di Trento e dai papi successivi fu la canonizzazione del culto romano per come aveva preso forma nel corso del medioevo. L'autore ha scelto di focalizzare la sua attenzione sul periodo posteriore a questa canonizzazione, tracciando una panoramica approfondita che va da Pio V a Giovanni XXIII. La parte iniziale del presente lavoro è dedicata allo studio della messa romana a partire dalle sue origini, nell'ultima, si sottolinea invece la stupefacente sopravvivenza, dopo il Vaticano II, del messale tridentino, che è poi arrivato a essere definitivamente riconosciuto dall'autorità romana. L'autore giunge infine alla conclusione che la storia del messale tridentino è ancora ben lontana dal poter essere archiviata. Questo lavoro costituisce dunque un compendio, il più completo possibile, di una storia liturgica di cui la linearità generale prelude a stupefacenti nuovi sviluppi.

 

20 settembre 2017

Summorum Pontificum. Fra musica e liturgia, è nato un nuovo Movimento Liturgico?

di Francesco Filipazzi
Il 16 settembre è stata celebrata, nella Basilica di San Pietro, la messa pontificale con la quale si è voluto rendere onore al decennale del Motu Proprio Summorum Pontificum, promulgato da Benedetto XVI, riguardante la celebrazione della Messa secondo il Messale di san Pio V.
Questa celebrazione è stata per molti versi storica, per la partecipazione e per l'occasione, ma anche per l'aspetto musicale. Per la prima volta dopo 60 anni, una celebrazione secondo il Messale di San Pio V è stata accompagnata da musica liturgica composta ex novo. Il Maestro Aurelio Porfiri, partendo anche dalla Missa De Angelis, ha composto infatti una nuova raccolta di canti liturgici. Siamo di fronte ad un salto di qualità vero e proprio, alla presa d'atto che la forma tridentina è pienamente viva e che attorno ad essa va anche prodotta musica nuova, legata alla tradizione di sempre. Porfiri ha in questo modo dimostrato che si può comporre nuovamente musica liturgica per coro e organo e che per essere contemporanei non è necessario (anzi) imbarcarsi con chitarre e tamburelli.

L'utilizzo della De Angelis è significativo e indica una volontà di rimanere nel solco già tracciato dai grandi del passato. Si tratta infatti di una serie di componimenti contenuti nel Kyriale Romanum, precisamente la raccolta VIII. La particolarità è che i brani della Messa De Angelis sono stati composti in periodi diversi, dal XII al XVI secolo e successivamente raccolti insieme, prendendo atto del loro utilizzo diffuso. Siamo dunque di fronte ad un'attuazione delle idee che lo stesso Porfiri ha delineato tempo fa su queste pagine. "Quelli che vogliono vivere il presente nella Tradizione sono i saggi. La Tradizione non è alle nostre spalle, ma davanti a noi. Questo credo sia un discrimine importante per poter giudicare un sano tradizionalismo dal tradizionalismo "impotente", quel tradizionalismo che si riunchiude in un immaginato passato e quindi senza presente e futuro".

Negli ultimi dieci anni è passata molta acqua sotto i ponti e va riconosciuto che a seguito di quel gesto papale, per certi versi dirompente, ha preso forma un vero e proprio moto popolare, che ha portato alla ri-diffusione in tutto il mondo della Messa antica e l'avvicinamento alle forme tridentine di migliaia di persone. Siamo probabilmente di fronte all'inizio di una nuova stagione, la rinascita del componimento di musica liturgica tradizionale. Superato ogni passatismo che soffoca la Tradizione stessa, il futuro ci dirà se il 16 settembre 2017 sia nato il Movimento Liturgico del Terzo Millennio.


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19 settembre 2017

Il Santo Sacrificio della Messa, a 10 anni dal Summorum Pontificum


di Daniele Barale


Giovedì 14 settembre si è ricordato l'anniversario dell'entrata in vigore del Summorum Pontificum, frutto del Motu Proprio di Benedetto XVI, del 2007, a favore della "Messa di sempre". Azione che servì per dare forza a e ribadire quanto affermato durante il pontificato del Santo Padre Giovanni Paolo II attraverso l'indulto del 1984 Quattuor abhinc annos, l'indulto Ecclesia Dei adflicta del 1988. Nel 2011 è stato necessario, in risposta a sterili polemiche, realizzare in sede di Pontificia Commissione Ecclesia Dei l'istruzione Universae Ecclesiae.

La riflessione che seguirà si colloca proprio sulla via indicata dalla Tradizione bimillenaria della Chiesa Cattolica a cui gli stessi documenti citati si riferiscono. E si spera torni utile, dato che di questi tempi se ne vedono di tutti i colori, come le divisioni nel mondo cattolico. Le difficoltà nel trovare unità in campo dottrinale teologico liturgico sono causate dallo smarrimento del senso, del fine di ogni cosa, in primis della Santa Messa: la quale non è l'occasione per celebrare l'uomo, bensì assistere al Sacrificio di Cristo per la salvezza degli uomini e del mondo. Il capirlo riporta l'unità tanto agognata, che sarà tanto longeva quanto più la vita di ciascun cattolico sarà incentrata sull'Eucarestia, santissimo viatico, che ci dona l'amore forte e potente della Pasqua del Signore, vittorioso su ogni male e sulla morte.

San Francesco ricordava "L'uomo deve tremare, il mondo deve fremere, il cielo intero deve essere commosso, quando sull'altare, tra le mani del sacerdote, appare il figlio di Dio".

Dopo tali premesse, l'approfondimento. L'Antico Testamento ricorda alla storia e a tutti noi che l'uomo ha sempre ritenuto opportuno (essendo homo religiosus-viator) offrire a Dio dei sacrifici, per riconoscerlo Creatore e Signore di tutte le cose. Ma questi sacrifici erano soltanto un simbolo ed una figurazione dell'unico vero Sacrificio, quello di Gesù sulla croce. Ad essi mancava la forza per riaprire le porte del Paradiso, chiuse dal peccato di Adamo: il peccato di un uomo, creatura finita, nei confronti di Dio, il Creatore infinito, è in certo qual modo una colpa infinita, che, come tale, l'uomo da solo non potrà mai cancellare. Solo il sacrificio di Dio stesso, fattosi uomo, poteva e può attuare la redenzione. Solo l'agnello-Cristo cancella quindi tutti gli altri sacrifici, si sostituisce ad essi perché è l'unico perfetto: il sacerdote è Cristo stesso, la vittima immolata è sempre Cristo.

Ecco, così si comprende subito che durante la Messa noi "popolo cattolico" non dobbiamo fare altro che unirci in Preghiera umile e silente all'azione sacrificale - actio Christi - di Cristo-Dio sull'altare. Non a caso Pio XII definisce così, nella sua enciclica Mediator Dei, la Messa: "Culto integrale del Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè del Capo e delle sue membra". In questo modo nella Messa possiamo capire ancora di più il Suo santo invito: "Venite a me voi che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore e avrete serenità nelle vostre anime" (Mt. 11,25-30).

Perciò, la liturgia della Chiesa Cattolica ha valore e senso soltanto se è diretta verso l'Alto, verso Dio. Allo stesso tempo, ha valore e senso solo se è considerata come un esercizio dell'ufficio sacerdotale di Nostro Signore Gesù Cristo, ufficio che, qui sulla terra, non è terminato con la sua ascesa al Cielo. Gesù ha voluto che il Suo sacrificio sul Calvario continuasse tutti i giorni sull'altare, fino alla fine del mondo. Per questo Egli ha dato ai Suoi apostoli e dà ai sacerdoti, diretti successori di questi, la facoltà di celebrare la Messa, e dunque di attuare realmente la "rinnovazione del Sacrificio della Croce", reso presente sull'altare in maniera incruenta, cioè senza spargimento di sangue. Sul Calvario il sacerdote era Gesù che offriva se stesso all'eterno Padre; sull'altare il vero sacerdote è Gesù che offre se stesso, hostia, per mezzo del prete altro-Cristo. Nostro Signore stesso è il vero Sommo Sacerdote di ogni Messa: il sacerdote all'altare agisce soltanto come suo strumento.
Il volere quanto descritto, ossia la Messa di sempre, come l'ha accolta, protetta e donata il Messale di San Pio V, non è la fissa di qualche fantomatica fazione intransigente nella Chiesa Cattolica; non è nemmeno una questione linguistica: certo, il latino è la lingua più appropriata per il sacro, tuttavia si può utilizzare anche l'italiano, purché il senso di quanto detto sia rispettato e il sacerdote creda alla presenza reale di Dio nella Santissima Eucarestia; ma lo scrigno contenente il tesoro a Lei più prezioso: Cristo stesso, appunto, che Ella deve dare a ogni uomo.

Ora, sarebbe meraviglioso se il contenuto di questo articolo potesse diventare il contributo di un ragazzo al prossimo sinodo per i giovani. Perché i più giovani (adulti non esclusi) hanno bisogno non di "edulcorati surrogati", ma di proposte impegnative e ricche di senso, che sappiano dare un orizzonte di valori e principi entro il e per il quale vivere e morire. E la Messa di sempre non delude in proposito, giacché assieme al latino e, di conseguenza, al canto gregoriano è realmente strumento adatto allo scopo soprannaturale della Chiesa. Lo dimostrano i tanti che sono diventati santi e che hanno compiuto opere spirituali e materiali straordinarie. Come confermano libri quali le agiografie del padre Sicari e "Fisionomie dei santi" di Hello Ernest. Inoltre, volere la Santa Messa di sempre dai e chiederlo ai sacerdoti, nel pieno rispetto del canone 212 paragrafo 3, è far valere il proprio diritto di figlio della Chiesa Cattolica Romana.

https://labaionetta.blogspot.it/2017/09/giovedi-14-settembre-si-e-ricordato.html


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28 agosto 2017

Summorum Pontificum. Si radunano gli avvoltoi?


di Francesco Filipazzi

Avete presente quando abbiamo denunciato che si era in procinto di scagliare un attacco al Summorum Pontificum? Molti non ci credevano. Possibile che si arrivi a tanto? Ebbene siori e siore, il menù di oggi propone proprio questo. L’ora X è scattata, l’assalto finale, l’ultima spiaggia degli ottuagenari per sentirsi vincenti.

Il segnale lo ha lanciato Bergoglio, durante un discorso alla settimana liturgica nazionale. “La riforma liturgica è irreversibile”, dice il Papa, anzi va portata a termine. Dunque quella che è universalmente percepita come una riforma fallimentare che ha allontanato i cattolici dalla Messa diventa “irreversibile” e non si può proprio ridiscuterne i canoni. Eh no amici miei, ha dato “frutti indiscutibilmente benefici”. Lo si afferma con “autorità magisteriale”. Se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti. O no?

Nel discorso in realtà non si parla di grandi cambiamenti futuri, ma è palesemente un segnale, non si capisce perché altrimenti tutti i media che fanno capo al cattoprogressismo militante (Avvenire, Osservatore Romano, Vatican Insider) con i loro giornalisti capofila delle processioni turiferarie (vedi Tornielli) abbiano dato un risalto così ampio a quella singola frase.Va inoltre notato che nella disamina dei pontefici che hanno toccato la liturgia, da San Pio X a Pio XII, non viene citato quello che in tempi recenti ha fatto della liturgia un cardine del pontificato, cioè Benedetto XVI. Un segnale di debolezza su un argomento, il Motu Proprio, che è ormai nel mirino. Sembra infatti che ci sia il timore addirittura di nominare l'emerito, forse perché si dovrebbe parlare di cosa è nato da quel Motu Proprio. La tesi dell'irreversibilità crollerebbe.

Forse siamo come sempre in malafede, ma l'eventualità che il movimento popolare che fa capo al Summorum Pontificum sia in procinto di essere cucinato a dovere appare concreta. D’altronde lo si vede già. Nelle diocesi dove si era in procinto di avere nuovi centri di Messa è stato bloccato tutto. Altrove, dove invece la Messa in Latino era già tornata da molti anni, con rinnovata arroganza si stanno mettendo i bastoni fra le ruote a fedeli e sacerdoti, nel tentativo di farli desistere. Attorno a ciò che è nato dal Motu Proprio, insomma, c’è aria pesante e da un anno a questa parte stanno affilando le lame per ammazzare i maiali, che saremmo noi.

D’altronde c'è chi lo ha detto in tempi non sospetti. L’obiettivo è chiudere tutto, sbaraccare, cacciare. La furia rivoluzionaria non accetta mediazione.
Il colpo era in canna da un certo periodo e qualche segnale c'era già stato. Un sacerdote veronese a luglio aveva scritto al Papa per lamentare una certa deriva tradizionalista. "Ma come? dopo tutto quello che abbiamo fatto questi giovani che vogliono?" scriveva il vegliardo. La risposta, a questo punto un programma, di Francesco non era tardata. "Tranquillo, ghe pensi mi". E ci ha pensato.
Certo la soppressione del Motu Proprio non è un intento diretto del Papa, ma sicuramente molti vedono come fumo negli occhi l'afflato tradizionalista. La strumentalizzazione delle parole dell'altro giorno avverrà sicuramente.

E il cardinal Sarah? Alla fine è il primo ad essere colpito da questo discorso, che va a smentire tutto ciò che ha detto, in qualità di prefetto del Culto divino su una riforma della riforma, negli ultimi tempi. Bergoglio non lo dimissiona a calci come ha fatto con Muller (anche se alla scadenza del mandato probabilmente dal Vaticano invocheranno i respingimenti dei barconi per rimandare lo scomodo africano in Guinea), ma di fatto lo esautora, lo scavalca, come aveva già fatto.

Si stanno radunando gli avvoltoi?


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07 luglio 2017

Il Preziosissimo Sangue, la Misericordia e il “Summorum Pontificum”



di Roberto De Albentiis

7 luglio 2017, primo venerdì del mese: settimo giorno del mese di luglio, dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù, che quest’anno coincide anche con il primo venerdì del mese, dedicato al Sacro Cuore (e le due devozioni sono strettamente connesse), e, inoltre, con il decimo anniversario del motu proprio pontificio di Benedetto XVI “Summorum Pontificum cura” con cui ritornava ufficialmente in vigore la Messa tradizionale; tre importanti temi su cui meditare, e che sono saldamente legati.
Innanzitutto, il Sangue di Gesù: se quella al Sacro Cuore è una devozione, nella Chiesa moderna, caduta in disuso, lo è ancor di più quella del Preziosissimo Sangue, che, se ha origini più che antiche (che risalgono al Calvario, dove la Madonna, secondo la tradizione, raccolse in alcuni lini il Sangue versato da Gesù sulla Via Dolorosa, e ai primi miracoli eucaristici dell’alto Medioevo), si diffuse solo a partire dal XVIII-XIX secolo, peraltro grazie ad un italiano, San Gaspare del Bufalo, che ne fu vero apostolo; concessa dal Beato Pio IX, la Messa propria venne elevata a rito doppio di prima classe da Pio XI nel 1933, ma appena una trentina di anni dopo, troppo pochi perché si cementasse nella pietà dei fedeli, il Beato Paolo VI accorpò la festa a quella del Corpus Domini nella riforma del calendario, nonostante pure le proteste del laicato che seguirono a questa mossa. Se è chiaramente unita al Sacrificio della Messa, la devozione al Preziosissimo Sangue, soprattutto, fa riflettere sul prezzo della Redenzione che Gesù dovette patire per noi, versando tutto il Suo Sangue per noi; avrebbe potuto versarne una sola goccia, come fa cantare San Tommaso d’Aquino nel suo magnifico inno “Adoro Te devote”, ma unicamente per nostro amore ha voluto versarlo tutto, e a prezzo di indicibili sofferenze! Come ancora oggi Lo versa, anche se in maniera incruenta, nella celebrazione della Santa Messa, in condizioni di abbandono e indecoro, oggi molto più che ieri. Pratichiamo la devozione al Preziosissimo Sangue, in questo mese ad Esso dedicato!
Il Sacro Cuore, poi: il cuore è l’organo per eccellenza ripieno di sangue, e più ancora Lo è Quello di Gesù! Il Sacro Cuore, il Cuore Divino che ha tanto amato e tanto ama noi uomini, è rappresentato squarciato, e da Esso fuoriescono sangue e acqua; Gesù era già morto quando il soldato Gli ferisce il Cuore con la lancia, e solo per amor nostro ha voluto donarci l’ultimo Sangue che aveva in Corpo! Non è raro trovare sacre immagini che confondano iconograficamente i due temi, quello del Sacro Cuore e quello del Preziosissimo Sangue, e del resto, se ci si pensa bene, non possono che essere strettamente uniti; al Sacro Cuore sono dedicati i primi venerdì del mese, mentre al Preziosissimo Sangue gli ultimi venerdì del mese, ma evidente è il loro legame con la Passione. In questo primo venerdì del mese di luglio ribadiamo il nostro amore a Gesù, al Suo Cuore ripieno di Preziosissimo Sangue, con la confessione e la comunione!
Il “Summorum Pontificum”: il 7 luglio 2007 Papa Benedetto XVI promulgava questo importante motu proprio, con cui veniva restituita piena legittimità e cittadinanza alla Santa Messa antica, dopo decenni di oblio e ostracismo; giunti al decimo anniversario di questo importante documento, non possiamo che lodare l’impatto positivo che ha avuto nella crescita dei fedeli (me in primis) e della Chiesa tutta, facendo tornare centrale la questione liturgica nel dibattito sulla crisi della fede seguita al Vaticano II. A dieci anni di distanza, nell’anno che dovrebbe essere del centenario di Fatima e che invece si vuole dedicare ai cinquecento anni della falsa Riforma protestante di Lutero, ribadiamo la nostra fede cattolica, fede anche nel santo sacrificio della Messa, nella Divina Liturgia, che non è mero banchetto comunitario, ma memoriale e rivivere la Passione di Gesù; e solo nella Messa, nel calice, si ha nuovamente il Sangue di Gesù, solamente nella Messa, con gli occhi della fede, possiamo vederLo e gustarLo!
Infine, la Misericordia e, collegata ad Essa, la pienezza: 7 è uno dei due numeri biblici, assieme al 3, della pienezza e dell’abbondanza, di quell’abbondanza di Grazia (“dalla Sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto Grazia su Grazia”, come ci dice l’Evangelista Giovanni) che fuoriesce da Gesù: per sette volte, nella Circoncisione, nell’Agonia del Getsemani, nella Flagellazione e Coronazione di Spine, nella salita al Calvario, nella Crocifissione e nella lanciata al costato, Gesù versa Sangue, cioè pienamente e infinitamente, per noi, Gesù versa il Suo Sangue, cioè la Sua Vita. Da dove fuoriesce la Misericordia di Gesù, sulla Quale Santa Faustina Kowalska ci ha invitato a meditare, se non dal Suo Cuore: “O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te!”; e che dire della Preghiera di Fatima, da meditare in questo anno centenario dell’apparizione portoghese: “Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Vi adoro profondamente e Vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi, delle indifferenze da cui Egli medesimo è offeso. Per i meriti infiniti del Suo Sacro Cuore e del Cuore Immacolato di Maria io Vi domando la conversione dei poveri peccatori.”
Ricorriamo alla Divina Misericordia, Che solo nel Sacro Cuore e nel Preziosissimo Sangue si possono trovare, come insegnato da tanti santi (in primis gli Apostoli Pietro, Paolo e Giovanni nelle loro Lettere, poi Santa Caterina da Siena, Santa Maria Maddalena de Pazzi e San Gaspare del Bufalo, che vedevano nella Confessione un torrente di Preziosissimo Sangue che ci inonda e purifica dai peccati); e dove potremmo mai trovare il Suo Sangue, con il Suo Corpo, se non nella Santa Messa, dove Egli è realmente presente e ci attende?
 

27 marzo 2017

V Giornata della Buona Stampa Cattolica: la rivoluzione dell'uomo


di Amicizia San Benedetto Brixia

Se la giornata del Primo Maggio, con annessi concerti e parate, è indubitabilmente una delle più affilate espressioni della liturgia laicista e anticlericale del XX secolo, non può che essere applaudita l’iniziativa controrivoluzionaria che gli amici del Sodalizio Pio XII e del Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum organizzano per quella data. "‘17: la rivoluzione dell’uomo" è il titolo dell’evento che si terrà nel piacentino, ad Agazzano, e la scaletta in programma si prevede succulenta e di grande valore. La scelta degli organizzatori è stata quella di sottolineare i tre fatidici anniversari della Rivoluzione: il diciassette luterano, quello massonico e infine quello russo. La triade non rispetterà forse la proiezione rivoluzionaria recensita da Correa de Oliveira, ma ugualmente scandisce con precisione la devastazione culturale e spirituale dell’Europa cristiana prima e del resto dell’orbe poi. Di peso anche i nomi dei relatori: don Marino Neri, penna nota soprattutto ai lettori di Radici Cristiane nonché sacerdote da subito impegnato con le associazioni nazionali dedite al ripristino non solo formale, bensì autenticamente spirituale e pastorale del rito tridentino; padre Siano, un sopravvissuto dei FFI, esponente di punta degli anni gloriosi della sua congregazione, esperto di massoneria (e qualcuno maligna che tale sua conoscenza sia alle origini della persecuzione dell’ordine - unitamente alla critica anti-conciliarista sempre sostenuta da padre Manelli); Ettore Gotti Tedeschi, che invece tratterà la rivoluzione rossa, tanto economica quanto antropologica nel suo insieme, tema che offrirà agio all’ex-banchiere dello IOR di spendersi nei suoi cavalli di battaglia, come peraltro sta già facendo specialmente negli ultimi mesi, tra conferenze, articoli e dichiarazioni. Si prospetta insomma una gustosa giornata in perfetta salsa De Maistre, cui alcuni di Campari sicuramente aderiranno. Il tutto accompagnato da utili banchetti della buona stampa tradizionale e incorniciato da una solenne Santa Messa in rito antico.

 

30 luglio 2016

Politica o cultura? Pastorale o dottrina?


di Amicizia San Benedetto Brixia

Per la seconda puntata della rubrica crossover continuiamo a riferirci all'inchiesta di Stonor Saunders Gli intellettuali e la CIA, in cui si indaga senza filtri attorno alla massiccia attività di controllo degli intellettuali svolta dalla CIA nel periodo della Guerra Fredda.

Tra le categorie laiche più utili a comprendere i disagi della Catholica nell'ultimo cinquantennio reputo che quelle di globalizzazione e di Guerra Fredda occupino un posto di primo piano. L'annuncio di salvezza della Chiesa avviene tra il cardo e il decumano di questi due termini, occasione e tentazione per tutti noi.

Il cuore del problema, tornando al libro di Saunders, è raccolto da Richard Rovere, direttore associato del New Yorker: "il problema principale, qui, è che la politica sta cominciando a decidere della cultura (p. 179)".

Sarebbe ingenuo misconoscere che anche in ambito teologico e liturgico molti sono i casi in cui interessi politici, partitici, ideologici ed extra-teologici hanno veicolato scelte e programmi in seno alla Chiesa.

Ogni volta in cui riusciremo a marginalizzare l'apprensione politica - finanche di politica ecumenica - a vantaggio dello zelo propriamente religioso, compiremo un atto di risanamento importantissimo.

Con ciò mi pare possibile indicare come nemico e massima insidia l'ottusità ideologica. Dove alberga ottusità ideologica sarà impossibile mettere in discussione il primato politico consolidatosi negli ultimi decenni. Dove al contrario l'ottusità ideologica fa spazio al coraggio teologico si aprono varchi di restaurazione e rilancio ecclesiale.

Credo di poter asserire che la nostra Amicizia ha salutato con entusiasmo il Summorum Pontificum proprio in quanto varco coraggioso e profetico, scandalo per le ideologie, riaffermazione della spiritualità contro le mode 'guerrafreddaie'.

 

04 giugno 2016

Tutti a Norcia con il Populus Summorum Pontificum

L'8, 9 e 10 luglio a Norcia si svolgerà il pellegrinaggio nazionale del Populus Summorum Pontificum, un'occasione per vivere un'esperienza di tradizione autentica, in un luogo bellissimo, sulle orme di San Benedetto. 

Dopo il pellegrinaggio del Coetus pugliese, che ha avuto una partecipazione vastissima (alla chiesa di San Nicola di Bari non si trovava posto) anche Norcia si preannuncia un momento molto importante per il popolo della Messa Tridentina, soprattutto in questo periodo storico. 

Mentre la "fede sulla terra", per dirla evangelicamente, è piuttosto in crisi, coloro che si rifanno alla tradizione millenaria continuano ad aggregare, senza pagliacciate, ma mantenendo vivo il rito che ha accompagnato da sempre la Chiesa romana nel corso dei secoli. San Pio V ha infatti raccolto in un messale una liturgia che era tramandata già da secoli, risalente a Gregorio I, che tutt'ora viene tramandata.

Non c'è però molto da cantare vittoria ma, anzi, sulla scorta di momenti importanti come quello pugliese, coloro che amano la cosiddetta Messa in Latino, si devono rimboccare le maniche per cercare di diffonderla sempre di più. Anche a Bari infatti, ignari turisti si sono soffermati ad ammirare la liturgia con l'altare ad Dominum e, per nulla spaventati, se mai molto incuriositi e affascinati da qualcosa che non avevano mai visto, hanno chiesto di essere informati riguardo la celebrazione. Abituati ai racconti apocalittici riguardo l'Antico Rito, sono rimasti largamente stupiti da quanto sia bello e artistico.

La Bellezza è infatti il tratto principale della Messa secondo il Messale di San Pio V e forse per questo è invisa a molti che la Bellezza la odiano.

Dunque, ai primi di luglio, al posto di darsi alle peccaminose spiagge rivierasche, sapete cosa fare.

Per informazioni: summorumpontificum.org
 

20 ottobre 2015

IV Pellegrinaggio Summorum Pontificum con mons. Negri e mons. Laise

di Federico Catani

Tutto è pronto per il IV Pellegrinaggio a Roma del Popolo Summorum Pontificum, ovvero di tutti quei fedeli che sono legati alla liturgia tradizionale della Chiesa, in vigore sino alla riforma del Messale Romano avvenuta nel 1969 e pienamente “riabilitata” da Papa Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007. A chi pensasse che la questione riguardi un manipolo di anziani nostalgici, di nobili decaduti con manie estetizzanti o di estremisti “catto-nazisti”, bisogna subito fugare ogni dubbio: il “popolo Summorum Pontficum” è fatto da cattolici normali, provenienti da tutto il mondo, da uomini, donne, famiglie e giovani - tanti giovani, perché la cosiddetta “messa in latino” riscuote molto successo tra le nuove generazioni – che vivono in questo mondo e nella Chiesa guidata da Papa Francesco. E che, come tanti cattolici appartenenti a gruppi e movimenti ecclesiali, decidono, una volta l’anno, di andare a pregare sulla tomba dell’apostolo Pietro.
Dal 22 al 25 ottobre la Città Eterna vedrà tanta gente riunirsi attorno alla stessa liturgia dei nostri padri, dei nostri nonni e di tutte quelle immense schiere di santi che ad essa hanno attinto per santificarsi e costruire un mondo fondato sui principi del Vangelo. Gli organizzatori hanno annunciato che le preghiere dei partecipanti quest’anno si eleveranno in particolare verso la Santa Famiglia di Nazareth per il successo del Sinodo sulla famiglia, che si chiuderà proprio in concomitanza con il pellegrinaggio.
In questa edizione è da segnalare in particolare la presenza dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio mons. Luigi Negri, uno dei vescovi attualmente più combattivi nel difendere la verità cattolica integrale, anche sulla famiglia, tanto messa in discussione da certi pastori d’anime. Mons. Negri interverrà in quello che è l’evento centrale di tutto il pellegrinaggio: infatti terrà l’omelia durante la Messa pontificale - celebrata dal vescovo emerito di San Luis (Argentina) Juan Rodolfo Laise - sabato 24 nella Basilica di San Pietro. Mons. Laise è un altro vescovo coraggioso. Nel 1996, la Conferenza Episcopale argentina decise di introdurre la prassi della Comunione in mano. Mons. Laise si oppose e volle mantenere la prassi tradizionale nella sua diocesi. Accusato di rompere la collegialità episcopale, in realtà ottenne da Roma la conferma che la sua fedeltà alla norma vigente (ovvero la comunione in ginocchio e sulla lingua) prevaleva sull'allineamento alle direttive dei suoi confratelli vescovi. A tal proposito, nel pomeriggio del 24 ottobre presso l’auditorium dell’Augustinianum, il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum (la sezione italiana del pellegrinaggio), presenterà il suo nuovo libro sulla Comunione in mano, in uscita presso le edizioni Cantagalli.
A prestare servizio liturgico in gran parte delle funzioni sarà la Schola Sainte Cécile, coro dei fedeli della parrocchia Saint-Eugène di Parigi, dove dal 1985 la Messa tradizionale si è affiancata a quella moderna. In un’intervista a Paix Liturgique il direttore del coro Henri Adam de Villiers ha detto che nelle celebrazioni darà un «posto d'onore al canto gregoriano». Per quanto riguarda la polifonia, invece, si approfitterà delle tribune presenti nelle chiese romane «per cantare a più cori, secondo l'antica tecnica detta “dei cori spezzati”. I coristi sono disposti in varie tribune e si rispondono, a volte in modo molto dinamico, dando vita a degli effetti acustici meravigliosi. Questo uso dei “cori spezzati” era molto diffuso a Roma dal Rinascimento alla fine del XVIII secolo». «Noi abbiamo la gioia di riproporre le opere del grande repertorio occidentale di musica sacra nel quadro esatto per il quale esse vennero composte, in chiesa e per la liturgia, mentre in genere esse non vengono quasi più eseguite che in occasione di concerti – ha dichiarato -. Riportate al loro scopo originario, la gloria di Dio, esse riacquistano tutto il loro significato, che invece viene loro tragicamente amputato in occasione delle esecuzioni in quadri lontani da quello liturgico». E sulla liturgia tradizionale ha aggiunto che «è esigente: la strada da seguire è piuttosto precisa e la soggettività personale passa senz'altro in secondo piano, perché è necessario rispettare i dettami di una tradizione multisecolare di musica sacra. La liturgia tradizionale è esigente, ma alla fine diventa essa stessa una scuola di eccellenza che ci trascina verso l'alto e che ci fa dare il meglio di noi stessi. Ecco perché questa liturgia ha generato nel corso della Storia tante meraviglie in campo artistico, nella musica, certamente, ma anche negli altri campi e in particolare in architettura con le bellissime testimonianze di cui la città di Roma è così ricca». D’altra parte, ha concluso il direttore, «Dio è il Sommo Bene e la Bellezza Somma e la liturgia non è che un assaggio della sua gloria, un'epifania, il Cielo sulla terra! Di fronte a questo, non si può dunque offrire la mediocrità».
Il programma dettagliato dell’intero pellegrinaggio è consultabile sul sito www.unacumpapanostro.com. In sintesi, si inizierà giovedì 22 nella Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini (che è la parrocchia romana dedicata esclusivamente al rito cattolico tradizionale), con i Vespri pontificali celebrati da Mons. Laise. Il giorno seguente, al mattino, presso la Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella) si reciterà il Rosario e si pregherà San Filippo Neri. Poi, all’Angelicum, vi sarà un incontro per sacerdoti sull’attualità del tomismo nella formazione sacerdotale, con il padre domenicano Serge-Marie Bonino. Nel pomeriggio, invece, al Palatino si terrà la Via Crucis. A seguire, nella chiesa di Santa Maria in Campitelli, la Messa pontificale celebrata da Monsignor Guido Pozzo, arcivescovo titolare di Bagnoregio, segretario della Commissione Ecclesia Dei. Il 24 ottobre, al mattino, nella basilica di San Lorenzo in Damaso vi sarà l’Adorazione eucaristica presieduta da don Marino Neri, segretario dell’Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum. A seguire, la Processione solenne verso la Basilica di San Pietro, dove, come già detto, vi sarà la Messa pontificale. Domenica 25, infine, nella Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, Messa celebrata dal benedettino dom Jean Pateau, abate di Fontgombault. Nell’occasione, la musica sarà affidata al coro Cantus Magnus.
Tra le realtà che prenderanno parte al pellegrinaggio vi saranno la Federazione Internazionale Una Voce e l’associazione Madonna di Fatima, che porterà la statua della Beata Vergine apparsa ai tre pastorelli quasi cento anni fa. Gesto importante, perché i buoni cattolici confidano in quella fatidica promessa: “Alla fine, il mio Cuore immacolato trionferà”. 

(La Croce quotidiano, 20 ottobre 2015)
 

02 giugno 2015

Summorum Pontificum. Quando la Tradizione è novità (e piace ad un agnostico)


di Paolo Maria Filipazzi

Succede di scoprire che in una parrocchia poco lontano da casa nostra da ormai sei anni, l’ultimo sabato del mese, si celebra la Santa Messa in Vetus Ordo. E così ci vado assieme a mio fratello ed un nostro amico. Quest’ultimo è un cattolico normalissimo che va a Messa alla domenica, cerca di vivere cristianamente, ma è assai ben poco addentro ad ambienti “tradizionalisti” così come a tutte le questioni che animano ed agitano la nostra nicchia di biechi oscurantisti reazionari. E’ assai curioso, però, di assistere ad una “Messa in latino”, quindi si aggrega.
Si arriva e si prende Messa, in una parrocchia normalissima, con le vecchiette e con i fedeli che cantano come ad una Messa normale (anche se cantano “Noi vogliam Dio” e di chitarre non c’è l’ombra. Sia lodato Gesù Cristo!). A viverla così, in un’atmosfera di normalità e familiarità parrocchiana, davvero sembra assurda tutta la guerra che dilania la Cattolicità intorno alla liturgia. A fine Messa ci si intrattiene con altri fedeli, e capita di rammaricarsi del fatto che, nella nostra diocesi, limitrofa a quella della parrocchia in cui ci troviamo, ancora non sia stato applicato il “Summorum Pontificum”, causa l’aperta ostilità della Curia. E qui il nostro amico esclama: “Questi preti che hanno paura della novità!”. C’è un momento di disorientamento, cerchiamo di spiegargli che la “Messa in latino” non è proprio “nuova”. Lui, ovviamente, lo sa, ma intendeva dire un’altra cosa: “PER LA NOSTRA GENERAZIONE è stata la grande novità, no?”. In effetti è vero.

Qualche giorno dopo, stiamo chiacchierando con un altro, che si dice agnostico, ma di recente è stato alla Messa per la Cresima di una cugina e ci mette a parte delle sue perplessità: “Mah, c’erano queste chitarre, dei bonghi, l’attacco di ogni pezzo sembrava quello di “Io vagabondo” dei “Nomadi”. Sarebbe anche stato un piacevole concerto “neofolk”, ma cosa c’entra con la Messa?”. In effetti… Ma l’amico non ha ancora finito: “Ecco, se sento un canto gregoriano, invece, mi sento in soggezione, mi sento piccolo di fronte a qualcosa di enorme e di potente. Perché Dio è grandezza, è potenza, no? Anche il prete, ma cosa mi guarda a fare? Io devo vedere il prete girato di spalle, che non guarda ME, ma guarda da un’altra parte, guarda dove c’è DIO”. Alla faccia dell’agnostico! A noi sembra più cattolico di molti prelati!


Curiosa eterogenesi dei fini: partiti nel segno della “novità” a qualunque costo, della rottamazione acritica di qualunque cosa fosse giudicata “vecchia”, della colpevolizzazione nei confronti di coloro che, invece, cercavano di salvaguardare ciò che di buono c’era in quello che, arbitrariamente, veniva liquidato come “appartenente al passato”, il nostro clero (salva qualche lodevole eccezione), è finito a battersi per impedire ai tanto decantati “giovani” (di cui, in realtà, non ha mai capito niente), di conoscere quanto, per causa loro, le nuove generazioni hanno perso. Finendo per allontanali, i “giovani”, a dispetto di tutte le “strategie”, le “pastorali giovanili” e le svariate frescacce di cui intere generazioni di fallimentari manager in clergyman farneticano da decenni. Emblematico caso di cattiva coscienza da parte di chi, essendo stato capace di distruggere moltissimo e costruire ben poco, non vuole che siano rese note ai posteri le proprie colpe.
 

17 gennaio 2014

Cari tradizionalisti, basta navigare sul web: scendiamo in piazza!

di Federico Catani
Vengo subito al dunque, senza tanti preamboli, per esprimere il profondo disagio di un cattolico che si trova a vivere la sua fede nella Chiesa dell'Anno del Signore 2014.

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum, nota che in Italia, nel giro degli ultimi mesi e in particolare a partire dal vergognoso e luciferino commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata, sono state soppresse ben 33 Messe celebrate secondo il Messale del b. Giovanni XXIII. Tra le celebrazioni annullate c'è anche quella del primo sabato del mese nella cappella Cesi della Basilica Patriarcale di S. Maria Maggiore, che era iniziata ben prima del Motu proprio, cioè nel lontano 2001. Il signor cardinale che è responsabile del più importante luogo di culto mariano (in cui peraltro sono sagrestani alcuni Francescani dell'Immacolata traditori e posseduti dallo spirito dell'Iscariota) non ha dato alcuna motivazione della soppressione. Non solo, ma alla supplica dei fedeli di ripristinare quella Messa, è stato risposto picche, sostenendo che a Roma c'è pur sempre la parrocchia personale di SS.ma Trinità dei pellegrini, vista pertanto come un ghetto in cui rinchiudere quei quattro pazzi tradizionalisti che si ostinano a non cogliere le magnifiche sorti e progressive non tanto del Concilio, ma del pontificato di Papa Francesco. Ma che fastidio può dare una messa celebrata in una cappella una volta al mese e nemmeno in giorno festivo??? Sono sempre più convinto del fatto che l'opposizione alla liturgia preconciliare non abbia altra motivazione se non un odio satanico verso ciò che di più santo, vero e bello esiste nella Chiesa. Fortunatamente, i fedeli legati al rito antico hanno intenzione di farsi sentire e per questo è stata indetta la pubblica recita del Rosario davanti S. Maria Maggiore sabato 25 gennaio alle ore 16: un modo per rivendicare i propri diritti e per chiedere il rispetto di una legge universale della Chiesa, il cui intento non era relegare il rito tridentino nel ghetto, ma di diffonderlo il più possibile ovunque.

Francamente penso che manifestazioni di questo genere si dovrebbero moltiplicare in ogni diocesi. Poiché tutti fanno un gran baccano, anche nel mondo cattolico, per rivendicare diritti che non esistono affatto, non vedo per quale motivo il mondo tradizionalista, fatto peraltro da tanti giovani, non debba far sentire la propria voce. Confesso che non mi dispiacerebbe una bella mobilitazione di piazza magari proprio in S. Pietro, sotto lo sguardo del Papa e dei signori cardinali di Curia. Mi si dirà che ciò provocherebbe l'effetto contrario. Io però rispondo che, visti come siamo messi, cosa abbiamo da perdere? E poi noi non siamo e non dobbiamo essere né lefebvriani né sedevacantisti, ma semplicemente fedeli un po' incazzati che chiedono di essere ascoltati dai loro Pastori. Pastori a volte un po' cialtroni, che tendono non tanto a mischiarsi alle pecore, quanto piuttosto alle capre, diventando spesso più simili a queste che a quelle. Se nelle parrocchie e nelle diocesi tutti hanno voce in capitolo, anche chi sostiene che Benedetto XVI era un vecchio bacucco o che Pio XII ha fatto solo del male, perché mai non posso avere spazio anch'io che voglio pregare come si è sempre fatto e come la Chiesa mi permetterebbe di fare ancora oggi? Non possiamo continuare a chiudere gli occhi o semplicemente a scrivere qualche articoletto di fronte a quel che sta accadendo da decenni. Né serve fare i duri e i puri sul web e poi rifiutarsi di affrontare i problemi sul territorio, di fronte alle autorità. So' tutti boni a fa' i leoni da tastiera. Poi ci vuole la militanza fattiva, che non consiste nell'andare ai ricevimenti o alle conferenzine in qualche palazzo nobiliare. Perché la Tradizione non è roba da nobili, da eletti, da snob. Bisogna sapersi sporcare le mani. Altrimenti viene il dubbio che non si creda davvero in questa battaglia. E se qualcuno non è disposto a lottare per le proprie idee... Ezra Pound docet.

Sia chiaro, la colpa della situazione presente non è solo di Papa Francesco, che per alcuni è diventato il capro espiatorio di tutto. Oggi molti tradizionalisti attenti solo ai pizzi e ai merletti si scandalizzano per come si comporta il Vescovo di Roma, ma dimenticano che Benedetto XVI, oltre al grandissimo merito di aver ridato linfa e vita al movimento tradizionale, non ha voluto o saputo o potuto minimamente aiutarlo, lasciandolo in balìa dei lupi. Poi è vero che diversi amici della Messa antica, per il loro modo di fare purista, ossessivo e patologico non meritano altro che calci nel sedere, ma questo può valere e anzi dovrebbe valere ancor di più per i numerosi cattolici di parrocchia e di movimenti che popolano le nostre diocesi. Purtroppo però, l'amara verità è che noi siamo pochi, deboli e cretini, mentre gli altri sono tanti, forti e intelligenti. Non potremo mai vincere la guerra con le truppe che abbiamo. Ripeto, oltre ad essere quattro gatti (alla gente non piace la messa in latino, facciamocene una ragione!), ci perdiamo in mille divisioni, in mille personalismi, in rivoli di critiche patetiche e ridicole. Spesso disprezziamo gli altri, non vogliamo mischiarci, guardiamo tutti dall'alto in basso, non sappiamo relazionarci. Molte volte manca l'utilissima e stupenda dimensione nazional-popolare, se così si può dire. E allora, forse, la situazione presente è proprio quella che ci meritiamo.  

Tuttavia, benché i limiti e i difetti dei cosiddetti tradizionalisti siano innumerevoli, sono un nulla al confronto del disastro in cui versa la Chiesa. Sapete, per esempio, chi diventerà cardinale a febbraio? Non mons. Léonard, arcivescovo di Bruxelles, che per difendere la verità ha subito gli assalti delle Femen, le torte in faccia e i gavettoni e nemmeno il patriarca di Venezia mons. Moraglia, che è un buon pastore ancora cattolico, bensì mons. Nichols, arcivescovo di Londra, il quale ha offerto fiori a divinità indù, ha concesso messe per gli omosessuali, è favorevole alle unioni civili, anche tra gay, e ha in odio la messa antica. Ebbene, nella Chiesa uscita dal Vaticano II, chi difende l'ortodossia di sempre viene odiato (sì, proprio odiato, alla faccia della misericordia tanto sbandierata), mentre chi, come i vescovi tedeschi o i preti austriaci, contesta le Verità e vuole la Rivoluzione, viene coccolato.

Ci siamo stancati di proclami contenenti buoni principi (quando va bene) da parte delle autorità più alte. Vogliamo i fatti. E se i fatti concreti dovessero portare a scissioni, scandali o scomuniche, ben vengano! Tanto, peggio di così si può solo morire... E allora superiamo paure, tatticismi, scrupoli e comodità varie. Alziamoci e lottiamo, ma non solo su internet, ché è troppo comodo. Facciamo piuttosto sentire la nostra rabbia mettendoci la faccia. Perché questa rabbia, che deve essere costruttiva e razionale, scaturisce solo dall'amore a Cristo e alla sua Chiesa.