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03 maggio 2020

15 uomini sulla cassa del morto

di Francesco Filipazzi
A Messa in 15, ma con il morto, senza non puoi. Magari poi ci potremo fare anche un Weekend, basta che ci sia un caro estinto. Dunque, 15 uomini sulla cassa del morto, e una bottiglia di Rum. Tutto sommato, un superalcolico come disinfettante, di questi tempi non guasterebbe, ma non proponiamolo ai preti, altrimenti qualcuno lo metterebbe nel calice. Vedendo alcune performance novusordiche, il dubbio in passato ci è già venuto.
Tant'è che a Messa non ci possiamo andare e la Cei non dice nulla, anzi ci ha provato, ma il Bergoglio di turno li ha stoppati.  Leggiamo intanto che un prete social scrive che anche Gesù è nato nella stalla per rispettare il potere temporale. Quindi anche la strage degli innocenti fu una misura dolorosa ma necessaria?
Vorremmo comunque ricordare a lor signori che Roma ha accettato la sottomissione dei sacerdoti, ma poi il Tempio lo ha raso al suolo. Diciamo che emulare il Sinedrio potrebbe essere pericoloso. Al momento, a livello spirituale ci stanno già pensando i vescovi, a livello materiale speriamo che Cesare non ci vada pesante.


 

07 dicembre 2017

Cambio del Padre Nostro. Una polpetta al cianuro


di Francesco Filipazzi
 
Questo pontificato regala sempre nuove emozioni a quei cattolici che, come noi, non chiedevano altro, fino a pochi anni fa, di vivere la propria fede concretamente e in linea con la bimillenaria tradizione cristiana. L'ultima trovata è quella di "cambiare il Padre Nostro" perché tutti gli altri fino ad oggi erano dei deficienti, non si erano accorti che la "traduzione dal greco era sbagliata", che "Dio non può indurre in tentazione perché il tentatore è Satana". Dunque si dirà "non abbandonarci alla tentazione".

Il livello di ciarpameria è elevatissimo, come sempre, dato che l'assunto che sottostà a questa decisione è abbastanza infantile. "Non ci indurre in tentazione", come spiegava nei suoi libri Benedetto XVI, vuol dire "mettici alla prova secondo le nostre possibilità", dato che è sì il Demonio che tenta, ma ogni sua opera è in un ambito di "tolleranza" divina. D'altronde il povero Giobbe ne sapeva qualcosa, ma a quanto pare anche quel libro dell'Antico Testameno è sbagliato, va rifatto da capo. Giobbe si è fatto una scampagnata e alla fine era fresco e riposato. Lo stesso Gesù, che secondo il Vangelo venne condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato, ha sbagliato tutto, il Vangelo secondo Jorge Mario dice altro. D'altronde, se siamo già salvi senza impegnarci, senza fare un tubo, senza pentirci, perché mai dovremmo essere messi alla prova? Mistero della fede, anzi della sede (petrina).

E' chiaro che a agli innovatori e velocizzatori, del Padre Nostro non interessa nulla, ma i fini di questa decisione, di cui nessuno sentiva il bisogno, sono ben altri. Nell'immediato, essendo Bergoglio in calo di presenza sui media e dopo il disastro del viaggio birmano, serve un modo per finire un po' sui giornali, per motivi diversi dalle grane dello IOR.

Nel lungo periodo, il cambio del Padre Nostro serve a ribadire che tutto è in discussione, niente può sfuggire alla mannaia devastatrice del nuovo corso. Il passo successivo sarà probabilmente il Credo, che ad oggi è un po' poco ecumenico. Anche prima dell'introduzione del Novus Ordo si iniziò facendo piccoli cambiamenti qua e là, ad esempio cambiando il canone, giungendo poi dove ben sappiamo.
Dunque, in attesa che anche la frase "dai loro frutti li riconoscerete" venga modificata nella prossima edizione della Bibbia Cei, continuiamo a riconoscere i frutti ben poco commestibili della rivoluzione nella Chiesa. Il veleno è sempre più in circolo e rende il corpo sempre più malato.



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14 settembre 2017

Natività della Madonna. Una messa a punto

di Francesco Filipazzi

L'8 settembre di quest'anno abbiamo scritto sulla nostra pagina Facebook "8 settembre: nascita di Maria. Diffidate da chi si inventa altre date", riferendoci palesemente alla moda da poco diffusasi in ambito cattolico, per cui in realtà la la data settembrina sarebbe "solo" una data liturgica. La "vera" data per i motivi che poi vedremo, secondo i detrattori dell'8 settembre sarebbe il 5 agosto.
Questo tentativo surrettizio di sovrapporre un calendario mariano diverso da quello tradizionale, oltre ad essere fonte (come sempre) di confusione, è frutto di una mentalità anti litirugica e anti tradizionale che vorrebbe i sentori dei singoli o dei piccoli gruppi (perché tali sono rispetto alla Chiesa, anche se contassero milioni di persone), posti al di sopra delle tradizioni ecclesiastiche millenarie.

Personalmente sono stato sorpreso, assieme ad altri amici, da un articolo della Nuova Bussola Quotidiana dal titolo "La data della natività di Maria non è un dogma di fede", che appare un compendio della mentalità "innovatrice" che ha invaso negli ultimi 60 anni ogni ambito. Non stiamo portando un attacco alla Bussola, sia chiaro, che riteniamo il miglior quotidiano cattolico in circolazione, ma su questo punto ci sentiamo in dovere di dissentire.

Dopo una critica a chi "ha alimentato polemiche sterili sui social network", per questo ci sentiamo chiamati in causa, inizia la disamina riguardante il cinque agosto. L'articolista dice:
"E' quindi necessario chiarire bene i termini della questione: nel 1984 la Regina della Pace rivelò ai sei veggenti di Medjugorie che il 5 agosto di quell'anno sarebbe stato il duemillesimo anniversario della sua nascita."
Già questa frase costituisce un problema. Come possiamo chiarire bene i termini della questione, se tiriamo in ballo le apparizioni di Medjugorie, attorno alle quali non c'è nulla di certo e nulla di riconosciuto? L'altra prova del 5 agosto sarebbe una rivelazione privata, che rispettiamo ovviamente, ma che è appunto privata. Lo stesso articolista nota "La rivelazione che il compleanno della Madonna sarebbe il 5 agosto viene quindi da rivelazioni private ed è quindi assai improbabile che la Chiesa si esprima in modo definitivo su di essa, a prescindere dal giudizio definitivo che la Chiesa stessa, a tempo debito, darà su questi fatti".

Basterebbe questo per chiudere la discussione. Se l'articolista avesse tenuto conto della questione liturgica, si sarebbe ricordato che l'anno ha delle scadenze ben precise. Va tenuto conto inoltre che ci sono dei Pilastri della Chiesa che sono le Scritture, la Tradizione e il Magistero. Mettersi a sindacare sulle date è un attacco alla Tradizione. Le origini della festa della Natività di Maria sono radicate nella storia della Chiesa. 
Scrive in "L'anno liturgico" il Gueranguer:
"La festa della Natività sorse in Oriente. La Vita di Papa Sergio (687-701) la elenca fra le quattro feste della Santa Vergine esistenti a quel tempo e sappiamo inoltre che l'imperatore Maurizio (582-602) ne aveva prescritta la celebrazione con le altre tre dell'Annunziazione, della Purificazione e dell'Assunta. San Bonifacio introdusse la festa in Germania. Una graziosa leggenda attribuisce al vescovo di Angers, Maurilio, l'istituzione della festa e forse veramente egli introdusse nella sua diocesi una festa, per realizzare il desiderio della Vergine, che gli era apparsa nelle praterie del Marillais verso l'anno 430, e di qui il nome di Nostra Signora Angevina o festa dell'Angevina, che ancora le dà, nella regione occidentale, il popolo cristiano.
Chartres da parte sua rivendica al vescovo Fulberto (1028) una parte preponderante nella diffusione della festa in tutta la Francia. Il re Roberto il Pio (o il suo seguito) diede le note ai tre bei Responsori Solem iustitiae, Stirps Iesse, Ad nutum Domini, nei quali Fulberto celebra il sorgere della stella misteriosa, che doveva generare il sole, il virgulto sorto dal ceppo di Jesse che doveva portare il fiore divino sul quale riposerà lo Spirito Santo, la onnipotenza che dalla Giudea produce Maria, come una rosa dalle spine.
Nel 1245, durante la terza sessione del primo Concilio di Lione, Innocenzo IV stabilì per tutta la Chiesa l'Ottava della Natività della Beata Vergine Maria (oggi soppressa) compiendo il voto emesso da lui e dai Cardinali durante la vacanza di diciannove mesi, causata dagli intrighi dell'imperatore Federico II alla morte di Celestino IV e terminata con l'elezione di Sinibaldo Fieschi col nome di Innocenzo.
Nel 1377, il grande Gregorio XI, il Papa, che aveva spezzate le catene di Avignone, completò gli onori resi alla Vergine nascente con l'aggiunta della vigilia alla solennità, ma o perché non espresse al riguardo che un desiderio o per altre cause, le intenzioni del Pontefice non ebbero seguito che per qualche tempo negli anni torbidi, che seguirono la sua morte".

Leggete bene gli anni a cui ci riferiamo. Ora, con tutto il rispetto, qualcuno ha davvero voglia di sindacare l'8 settembre? Per fare cosa? Qual è il fine?

Ma andiamo avanti.
Dice l'articolista: "In ogni caso, l’ipotesi che la Vergine Maria sia nata proprio il 5 agosto non è per nulla peregrina. Risale a tale data, infatti, il noto "miracolo della neve" caduta sul colle Esquilino a Roma quale segno del luogo dove Maria Santissima desiderava fosse costruita una grande chiesa a lei dedicata. Non è quindi da escludere che il Cielo abbia scelto proprio questa data per un segno - la neve, simbolo di purezza, caduta in piena estate - che corrisponde proprio alla data di nascita della Madonna".
Se la base è il miracolo della Neve, l'ipotesi è audace, poiché quel miracolo non è collegato alla Natività della Vergine, personalmente è la prima volta che sento questa ipotesi.

A Loreto l'8 settembre, sono avvenuti numerosi miracoli. Parliamo del miracolo delle fiamme, di cui hanno scritto il Teramano e il Riera. Il primo ricorda che  un eremita del luogo, un certo fra’ Paolo della Selva, dal suo rifugio l’8 settembre prima che scendesse la notte vide una luce che dal cielo scendeva verso la Santa Casa e poi diffondersi intorno al santuario. Il fenomeno si ripeté, con lo storico Riera come testimone. Sono stati registrati anche altri casi. Anche in virtù di essi Papa Urbano VI nel 1389 concesse al santuario un’indulgenza plenaria per l’8 settembre. Oltre ai due storici già citati, un'altra fonte che comprova questi miracoli è lo storico Torsellini. Del miracolo reiterato si può trovare riferimento in "Storia della Santa Casa di Loreto esposta in dieci ragionamenti", testo del 1790.
I miracoli di Loreto, al contrario del miracolo della Neve, sono legati alla natività di Maria. La casa trasportata dagli angeli nelle Marche è infatti la casa di Nazareth dove viveva la Madonna. San Luca, dice padre Santarelli, "nel racconto dell’annunciazione e della visitazione fa supporre che Maria fosse di Nazareth" e dunque nella casa di Loreto, oltre all'Annunciazione e all'Immacolata Concezione, è verosimile che sia nata anche Maria stessa.

Nell'articolo viene fatto poi un riferimento assai singolare. La data deriverebbe dalla dedicazione alla Beata Vergine della basilica di Sant’Anna a Gerusalemme, che sorge sul luogo dove avevano casa Gioachino e Anna. In realtà il sospetto è che la dedicazione sia stata fatta in quella data proprio perché riconosciuta come quella della natività, quindi il ragionamento andrebbe svolto al contrario. Gli antichi non agivano a caso. Però sulle motivazioni della data della dedicazione non ci sono fonti certe.

Successivamente l'articolo procede fra amenità varie, ove ricorre l'idea di "festeggiare il compleanno" di Maria, espressione decisamente singolare.
Fra le conclusioni, dopo aver ripreso la Miriano che ha fatto gli auguri a Maria l'8 settembre, l'articolista dice "Sebbene, come abbiamo visto, è improbabile che la Vergine Maria sia nata proprio l'8 settembre ecc". Certamente, "nessuno era li a registrare" direbbe qualche baffuto sacerdote, ma ricordiamo che anche il 25 dicembre era "improbabile" eppure i dubbiosi sulla data della nascita di Gesù alla fine hanno dovuto cedere. La Chiesa non fa nulla per caso. Sarebbe bene ricordarselo, senza incoraggiare la creazione di calendari personali per religioni personali.

Infine, anche se forse c'entra meno, è giusto ricordate che l'8 settembre si colloca nove mesi dopo l'8 dicembre, Immacolata Concezione, data sancita dalla bolla di proclamazione del dogma, "Ineffabilis Deus". E' una data liturgica? Va bene. Quindi vogliamo tirarne fuori un'altra? Forse il 5 novembre? Se si accetta il 5 agosto, le conseguenze non tarderanno. Dunque, quelli del 5 agosto che problema hanno con l'8 settembre? A che pro?


 

29 luglio 2017

Linkin Park. Ipotesi per un suicidio

di Francesco Filipazzi
Si perdoni l'ineleganza dell'utilizzo della prima persona singolare.
Quando ho letto del suicidio di Chester Bennington, cantante dei Linkin Park, come sempre accade in questi casi sono rimasto piuttosto sorpreso. Da ragazzino, nel loro periodo Nu Metal, quando esisteva ancora MTV, avevo iniziato ad ascoltare questo gruppo, perché mi sembrava una buona variazione sul tema rispetto al solito metal che ascolto e ascoltavo con gusto (state chiamando l'esorcista?). Poi hanno innovato il loro genere e li ho persi di vista. I Linkin Park sono (o sono stati? con la morte del cantante non si sa che ne sarà) un gruppo piuttosto importante e conosciuto.

Ed è proprio qui il punto. Bennington era ricco e famoso, aveva sei figli (da due matrimoni), una carriera artistica di tutto rispetto, una voce che gli permetteva di fare tantissimo. Eppure era depresso e si è suicidato.Su questo fenomeno riguardante persone che hanno tutto e apparentemente vivono al massimo, ma poi si suicidano, ultimamente sto iniziando ad elaborare un pensiero personale, che propongo al lettore.

Partiamo dal presupposto che viviamo in un'età che probabilmente sarà ricordata come un'epoca di disperazione. L'Età della Disperazione la chiamerei. Per la prima volta nella storia viene negata pervicacemente l'esistenza della realtà spirituale. Se ci pensiamo gli ultimi 100 anni sono un unicum nella storia dell'uomo. Che ci si riunisse attorno a Irminsul o si venerassero gli antenati, nessun popolo e nessuna cultura hanno mai negato che esiste qualcosa oltre e sopra la realtà materiale. Oggi invece no, l'uomo è presentato come un essere che si muove senza senso su un pianeta marginale di una galassia marginale. Dunque, l'uomo moderno vive in uno stato di continua angoscia latente e cerca di riempire il vuoto lasciato dall'assenza di spiritualità nella propria vita con beni materiali o false gioie passeggere (vedi Flambeau). E' una ricerca continua di ciò che non si trova.

Anche chi è materialmente ricco oggi capisce che c'è qualcosa che non va, ma non trova gli strumenti per rispondere alle domande che si pone. Lo stato di ricchezza, se non accompagnato da una fede forte, può diventare una disperazione ancora più profonda, perché più si cerca di riempire il vuoto spirituale più si capisce che non si può riempire. E' come cercare di tappare un pozzo senza fondo.

Viene da dire che molti atei, più diventano ricchi più si accorgono di ciò che stanno vivendo. Forse è questo il motivo della loro depressione. Capire che ciò che si sta accumulando non serve a nulla.

La disperazione porta poi al gesto estremo. Noi credenti sappiamo che non è giustificabile, ma in qualche modo possiamo pensare che quelli come Bennington abbiano compiuto un ultimo atto di ricerca. Una fuga dall'Inferno che l'uomo moderno ha creato con le proprie mani? Non so se il cantante dei Linkin Park fosse credente, quella proposta è solo una chiave di lettura possibile.
Certo è che aveva avuto un'infanzia pesante che ha poi condizionato la sua vita e recentemente era morto un caro amico e proprio la Fede in questi casi è un sostegno formidabile.

Ricordiamo però che Gesù dice di non accumulare tesori su questa terra ma in cielo. Ciò non vuol dire che dobbiamo fare i poveri per scelta, ma che dobbiamo essere consapevoli che, pur se diventiamo ricchi dobbiamo curare il nostro spirito, riempire il nostro vuoto con la Fede. L'attaccamento ai beni terreni è solo un attaccamento a ciò che pensiamo possa farci stare bene, ma è effimero.
 

14 giugno 2016

Al Mein Kampf va contrapposto il Vangelo

di Francesco Filipazzi

Quel furbacchione di Alessandro Sallusti era consapevole che vendere il Mein Kampf di Hitler in allegato con il Giornale l'avrebbe esposto ad una selva di polemiche che, puntualissime, sono arrivate. Eppure è strano che nel 2016 ci siano governanti e uomini di cultura che a sentire nominare un libro scritto decenni fa, da un imbianchino morto nel 1945 (a meno di sconosciute fughe in Sud America), siano vittime di un'ondata di paura inconsulta. Il fatto che Adolf Hitler sia universalmente indicato come responsabile del peggior genocidio della storia e come causa della Seconda Guerra Mondiale, dovrebbe essere garanzia che le sue idee non possano più influenzare nessuno, eppure al solo vedere una svastica esplodono i nervi dei vari Gad Lerner, partigiani e via dicendo. Quali sono i motivi di questa instabilità emotiva degli avversatori del Mein Kampf? A nostro parere ce ne sono tre, che vi spieghiamo.

Motivi economici. Il Mein Kampf è un affarone per chi lo pubblica. E' best seller del 2016 in tutta Europa, perché la scadenza dei diritti d'autore, detenuti dalla Baviera, ne ha liberalizzato la pubblicazione. Chi l'ha pubblicato ha fatto i milioni. L'intellighenzia della sinistra italiana, con la scusa di pubblicarlo inserendo "un corposo apparato critico", stava già decidendo come spartirsi la grana. Peraltro, in questi giorni è stato fatto notare che sul sito della Feltrinelli, casa editrice di punta della sinistra, il libro si può ordinare online e arriva in 5 giorni. Quindi il Giornale ha rotto le uova nel paniere a tutti, sparandolo in giro a 11 euro come un libro da autogrill. Addio milioni e addio presentazioni radical chic nei caffé letterari, con tanto di "lo pubblichiamo per farvi rendere conto dell'orrore (ma intanto intaschiamo 30 euro a copia)".

La società non ha anticorpi. Per come la si pensi sull'idea hitleriana, è innegabile che questa sia di natura "totalitaria", nel senso che riguarda la persona nella sua totalità. Ha tratti di natura religiosa e per molti è stata una religione.
Se andiamo a controllare i voti dell'elezione che permise ad Hitler di andare al potere, possiamo capire che laddove era forte il cattolicesimo, il partito di Hitler non sfondò elettoralmente. Laddove invece era da secoli stato eliminato il cattolicesimo e vigeva il luteranismo e quindi la sostanziale assenza di ogni tipo di spiritualità, il partito Nazionalsocialista si è preso percentuali oltre il 70% con punte del 90%. La cattolica Baviera fu l'area che diede meno soddisfazione al futuro Fhurer. Questa avversione venne poi "fatta pagare", poiché era noto che uno degli obiettivi di molti alti gerarchi era "ri-paganizzare" la Germania.
Ciò vuol dire che i tedeschi protestanti erano in cerca di un punto di riferimento (che i cattolici invece avevano già) e l'hanno trovato nella nuova religione Nazionalsocialista. Oggi il mondo intero a partire dall'Italia è totalmente secolarizzato e la stessa Chiesa è ormai asservita in buona parte al laicismo generale. Siamo sicuri che gli avversatori del Mein Kampf, dopo aver distrutto ogni modello di riferimento, a partire dall'istituzione familiare, non siano timorosi di dover competere con un modello "forte", a cui non hanno nulla da opporre, se non multiculturalismo fallimentare e ideologia gender? Comunque la si voglia guardare, le ideologie del '900 erano roba potente e per questo hanno incendiato il mondo.
Il Cattolicesimo, essendo l'unica Verità sulla piazza, è anche l'unico vero anticorpo ad ogni ideologia totalitaria del Novecento, ma lorsignori l'hanno voluto eliminare e combattere. Eliminando la Verità, si spiana il campo ad altre verità molto relative. La stessa scuola italiana, indicata come la panacea di tutti i mali e faro dell'educazione civica, ha fallito miseramente il suo compito, riempiendo la testa degli studenti di scemenze, senza generare nessun tipo di senso critico.
Dunque il Mein Kampf rischia di essere per questi signori la dimostrazione di tutti i loro fallimenti. L'unico antidoto sarebbe il Vangelo.

Il capitolo sulla propaganda. Nel Mein Kampf c'è un capitolo sulla propaganda politica. L'imbianchino austriaco, è incontrovertibile, ci sapeva fare quanto a marketing. Forse è per questo che le sue tecniche sono seguite pedissequamente dagli attuali distributori del pensieri unico. Leggere per credere, non anticipiamo niente. Però forse questo capitolo, più di altri, a chi ne applica i fondamenti, fa molta, molta paura. Il Re rischia di perdere i suoi vestiti.
 

19 novembre 2015

Le parzialità di Nuzzi


di Francesco Filipazzi

"Mio caro Nuzzi dai piedi di balsa", la tua storia non è falsa, ma è molto, molto parziale. Mentre il tuo atteggiamento da grillino ecclesiastico è ben poco giustificato, ed ora spiegheremo il perché ai nostri lettori.

Le questioni scottanti
Recentemente in Vaticano sono stati arrestati due personaggi con l'accusa di aver portato all'esterno dei documenti riservati. Negli stessi giorni è uscito nelle librerie il volume di Gianluigi Nuzzi “Via crucis”, nel quale viene rivelato che ci sono uomini di Chiesa che utilizzano soldi in modo non molto chiaro. Una scoperta dell'acqua calda, denunciata nel corso dei decenni da molti, fra cui un signore che faceva il Papa e si chiama Benedetto XVI. Secondo la tesi di Nuzzi e di Fittipaldi, autore quest'ultimo di un altro libro analogo uscito negli stessi giorni (potevano mettersi d'accordo, in modo da non fare due volte lo stesso lavoro), il martire della situazione è Papa Francesco, contrapposto a una curia cattiva e corrotta che non vuole farsi riformare. Una tesi degna del bollettino delle massaie insoddisfatte che, come spiegheremo nel paragrafo successivo, non ha fondamento.
Le informazioni dei due giornalisti arriverebbero da fonti interne al Vaticano (dunque gli arrestati di cui sopra potrebbero c'entrare?) e il ritratto che ne uscirebbe sarebbe il solito, fritto e rifritto. In più, Nuzzi si presenta come salvatore della patria e come paladino indefesso della giustizia, ma ha tralasciato alcune informazioni importanti, nello scrivere il suo libro.
In primo luogo non cita chi gli ha dato i documenti scottanti. Quindi il valore degli stessi è più o meno quelle dei documenti di “mio cugggino”. In secondo luogo non dà alcuna possibilità di replica ai malcapitati finiti sotto la sua lente indagatoria. I quali in questi giorni stanno smontando alcune informazioni presenti nel libro, dando un quadro ben poco lusinghiero dell'opera.
Ad esempio il giornalista scrive di alcune faccende poco chiare legate al defunto cardinal Baldelli e a un immobile, nel quale però il suddetto cardinale non ha mai alloggiato. La smentita arriva direttamente dal nipote del prelato e al momento non ha ricevuto una contro smentita.
C'è poi la questione Bertone, che appare come quello dai piedi tonnati, che sarebbe colpevole di abitare in un immobile enorme, ristrutturato a caro prezzo, coinvolgendo anche un ospedale che cura i bambini malati. C'è proprio tutto per soddisfare le massaie di cui sopra, se non fosse che la storiella del cardinale che deruba i poveri bambini è un'invenzione. Le smentite sono numerose. In primo luogo in Vaticano gli appartamenti sono tutti enormi, visto che parliamo di palazzi antichi, in quel luogo il cardinale ci vive con altre persone, ha dentro uno studio, sostiene di averlo restaurato di tasca sua e il contributo dell'ospedale avrebbe fruttato allo stesso un fiume di offerte, derivanti dalla pubblicità dell'operazione. Quindi il cardinale in realtà ai bambini malati i soldi li ha procurati. Perché dovremmo credere a Nuzzi, che non cita chi gli ha dato i documenti, mentre non dovremmo credere a un cardinale di Santa Romana Chiesa e a un direttore di ospedale?

Il Papa tirato per la giacchetta
In tutto questo caos, Nuzzi si è presentato all'opinione pubblica come il paladino di Papa Francesco, tirandolo indebitamente per la giacchetta, come molti fanno di questi tempi. Presumibilmente invece il Sommo Pontefice è stato piuttosto contrariato dalla pubblicazione di questi dati, visto che difficilmente aiuteranno una qualsiasi opera di risanamento, che avrebbe bisogno di totale riservatezza. Fatto sta che i gendarmi dai piedi di spugna non agiscono per scherzo. Sarebbe molto strano che la gendarmeria vaticana avviasse un'indagine per trovare i colpevoli senza l'input del Papa, che è appunto la persona cui agenti e magistrati della Santa Sede rispondono.
Il nostro Nuzzi dai piedi di balsa invece, che accusava Bertone dai piedi tonnati, con protervia ha continuato ad ergersi come giustiziere mascherato e fautore di una Chiesa povera tra i poveri. Deve essergli stata indigesta la condanna della sottrazione dei documenti proveniente proprio da Francesco, che ha scelto addirittura l'Angelus per annunciare in mondovisione la sua arrabbiatura. “Trafugare quei documenti è reato”. L'abbiamo sentito tutti.

L'indagine vaticana
Proprio perché trafugare quei documenti è reato, le autorità vaticane hanno preso Nuzzi e Fittipaldi e li hanno messi sotto indagine. Un procedimento di natura penale che, se arrivasse a una condanna, sarebbe valido anche in Italia, per via degli accordi che intercorrono fra i due stati. Una disavventura che per due giornalisti di quel calibro è in realtà ordinaria, visto che il giornalista medio ha sempre all'attivo numerose cause. Ciò che cadrebbe sarebbe il presunto agire “secondo le intenzioni del Papa” dei due. I quali farebbero bene a dire un Rosario, a questo punto.

Ma ci facci il piacere
Nel frattempo Nuzzi imperversa su Facebook condividendo dei meme in stile pentastellato. L'armamentario è sempre il solito. “Noi vogliamo una Chiesa povera come Bergoglio e non ricca come Bertone” e infatti siamo sicuri che lo zelante Nuzzi, che va sicuramente a Messa tutti i giorni e dice Rosari abitualmente, devolverà tutti i proventi del suo libro all'ospedale che a suo dire è stato defraudato da Bertone.
Sperando che la smetta di condividere l'hashtag #iostocongianluiginuzzi, di sua invenzione.

 

05 settembre 2015

Preti sposati, cornuti e mazziati


di Francesco Filipazzi

"Bergoglio si china alla volontà dei tradizionalisti e affossa il Concilio Vaticano II. Ancora chiusure e immobilismo dai pronunciamenti papali sui preti sposati e sul rinnovamento della Chiesa e della teologia in chiave biblica". Non è una barzelletta, ma una dichiarazione vera, rilasciata da un'associazione fondata nel 2003. L'associazione dei preti sposati. 


Dunque veniamo a sapere che, fra le tante micro associazioni che rivendicano cambiamenti fra i più disparati nel cattolicesimo, c'è un'associazione che rivendica il matrimonio per i preti della Chiesa di Roma. "Sembra talco ma non è", direbbe Pollon. In realtà sapevamo già che esisteva, ma basta una ricerca su internet con le giuste parole chiave per trovare anche rivendicazioni dalle "mogli e amanti dei preti sposati", le quali narrano in maniera lacrimosa le loro difficoltà nell'essere le donne dei preti. Chiedono al Papa di sciogliere i loro uomini dal vincolo del celibato. "Come in quelle favole in cui alla fine arriva una fata buona a sciogliere l'incantesimo che impedisce al principe di amare e essere amato", spiega la giornalista, forse prendendole un po' in giro, forse no. Il Papa dunque diventa la fata turchina, porta le monetine in cambio di dentini, manda via il Bau Bau dall'armadio, risveglia la ragazza punta dall'arcolaio. Ma non è finita. "La cosa peggiore quando stai con un prete-racconta - è che pensi di commettere un peccato", dice una di loro. Ma va?
Insomma, una baracconata così non si vedeva da un pezzo, dai tempi di Milingo, ma si sa, l'era dei diritti inventati avanza e quindi anche noi vegani che mangiamo la carne abbiamo diritto di cittadinanza. 
Ciò che merita una risata a parte è però il riferimento al Vaticano II, il concilio di serie B (zona retrocessione che non ha proclamato neanche mezzo dogma), di cui abbiamo parlato recentemente, che a quanto pare "Bergoglio" (non Papa Francesco, usano il cognome) starebbe disattendendo. 
Peccato che il Vaticano II dei preti sposati se ne sia fregato altamente e anzi, nel 1967, dunque dopo il Concilio, Papa Paolo VI abbia scritto un'enciclica molto bella dal titolo "Sacerdotalis Caelibatus" (link), nella quale dice appunto che i preti di Santa Romana Chiesa non si devono sposare. Non citiamo San Paolo, quello della Bibbia, perché avendo scritto prima del Vaticano II è derubricato a gioppino del paese, fatto sta che anche un Papa post conciliare dice le stesse cose.


"Ma cosa mi dici mai?", direbbe Topo Gigio. Dunque uno che si fa sette anni di seminario e non ha capito che il prete non si sposa, non ha capito un tubo? Uno che vive in Italia e non ha capito che un prete non si sposa deve informarsi meglio? 
Ebbene sì, cari preti sposati, è ora di piantarla di inventarsi rivendicazioni inutili e velleitarie e illogiche. Se volete fare i preti sposati, a quanto pare, quella è la porta. Andate a fare gli anglicani, gli ortodossi, trasferitevi in una chiesa orientale. 
Per pietà, fateci il piacere di non prendervela con la San Pio X almeno, che a quanto pare ha il grave peccato di essere "tradizionalista" e quindi i preti cosiddetti lefebvriani sarebbero peggio dei preti sposati. Evidentemente nella scala di valori in cui l'immondizia rappresenta il valore più alto, essere preti ligi al proprio dovere, pur non avendo una visione pastorale assimilabile a quella della massa, è molto peggio del voler distruggere la Chiesa con dottrine ridicole. 
Nel mondo alla rovescia certe cose succedono. Fatto sta che dalla San Pio X ci si può confessare con la benedizione papale, con i preti sposati invece, neanche un caffè.