Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un pezzo critico su Alessandro Manzoni. Di solito è noto che noi diamo spazio ad opinioni fra loro molto diverse, senza impegnare tutti i collaboratori nell'obbligatoria condivisione di un parere. Ciò generalmente placa molte polemiche. Eppure il Manzoni è stato difeso con veemenza da molti lettori (il che dimostra una vitalità intellettuale grandiosa, in un mondo in cui si discute solo di pornografia e cibo, abbiamo lettori di qualità insomma). Anche alcuni collaboratori si sono impegnati nella difesa dell'orgoglio manzoniano. Eccone uno, in stile Summa tomista.
di Samuele Pinna
Quando uno scrive certe cose poi deve essere coerente con se stesso
anche se, alla fin fine, ci perde qualcosa. Pochi giorni fa ho
sostenuto che dinnanzi a un errore, seppur dato sotto forma di libera
opinione, non si può tacere, ma si ha il dovere di intervenire. Anche
andando incontro a qualche imbarazzo. Anche quando c’è di mezzo
un’amicizia. Il modo in cui vorrei replicare, però, non è quello a cui
siamo abituati, cioè a dibattiti maleducati e scomposti. Al contrario,
desidero affermare le mie ragioni secondo quella che era la
disputa medievale, che non aveva di mira la sconfitta
dell’avversario, ma la verità. La
quaestio aveva una
struttura.
Dapprima si dà un tema (una sorta di titolo), per esempio:
“Se la sacra dottrina sia scienza”.
Poi c’è il Sed Contra, ossia ciò che sembra smentire il
titolo: “Sembra che la sacra dottrina
non sia scienza”.
Di
seguito, il Respondeo dicendum in cui si arriva alla
soluzione. Infine, le risposte alle obiezioni del
Sed Contra. Tenterò, allora, di impostare la
mia
quaestio a riguardo del Manzoni, dopo aver letto un
articolo pubblicato su questo sito da un mio caro amico.
Il tema:
Se è vero che Alessandro Manzoni sia
il migliore e più famoso scrittore cattolico italiano in prosa
.
Sembra
che Alessandro Manzoni non sia il migliore e più famoso scrittore
cattolico italiano in prosa.
1. Il fatto di essere un libro studiato obbligatoriamente a scuola non
lo fa apprezzare.
2. Il suo comportamento da cristiano non è stato esemplare, perché non
si è occupato degli avvenimenti della sua epoca come avrebbe dovuto e,
per esempio, quando Cavour alla sua entrata nel parlamento italiano “si
alzò in piedi e chiese l’applauso per la maggior gloria letteraria
della giovane nazione Italia, piuttosto che voler apparire, Manzoni
batté le mani pure lui, facendo ritornare l’ovazione a Cavour”.
3. Non prese pubblica posizione verso il Risorgimento massonico e, pur
aiutandolo, “mai si scomodò di farsi vedere in quelle scuole” di
Rosmini che aveva sovvenzionato.
4. Il suo romanzo non è male, ma non è neppure granché, nonostante sia
una buona rievocazione storica.
5. Il Cattolicesimo nei
Promessi Sposi c’è, ma è di carta.
Respondeo dicendum
: è difficile comprendere giudizi gratuiti e senza fondamento, che
possono essere mossi solo da coloro che sono riconosciuti (e non per
forza condivisi) come giganti della letteratura. Per intenderci: può
muovere una critica al Manzoni un Bacchelli così come può criticare la
musica di Mozart un Verdi (cosa che questi esimi personaggi non si sono
sognati di fare nei confronti dei loro esimi colleghi).
Alessandro Manzoni è il migliore (che poi migliore vuol dire niente)
scrittore cattolico italiano in prosa sia da un punto di vista
letterario, per l’uso che ha fatto della lingua italiana, sia da un
punto di vista storico, per come l’ha utilizzata nel suo romanzo, sia
per i valori umani e di derivazione cristiana che ha saputo far
emergere dalle sue composizioni.
Sicuramente, proprio perché studiato nelle scuole è il più famoso
insieme a Dante.
Soluzione delle difficoltà
:
1. Il fatto di essere studiato nelle scuole superiori è una grazia! Mi
chiedo cos’altro possiamo offrire ai nostri giovani? Il problema non è
cosa è obbligatorio o meno, il problema è com’è insegnato. Altrimenti
dopo le scuole superiori nessuno si iscriverebbe al corso universitario
di matematica, perché studiandola obbligatoriamente la dovrebbe
detestare, così come la geografia, la fisica, le lingue straniere, la
storia… il problema non è la materia, semmai come la si insegna! Io,
personalmente, ringrazio la mia professoressa di italiano che sui
banchi di scuola mi ha fatto innamorare di Dante e di Manzoni, oltre ad
altri, a tal punto che a riguardo dei
Promessi Sposi apriva il
libro a caso e leggendomi una frase mi chiedeva di ricostruire la
trama, i personaggi e i luoghi. Grazie a quella brava insegnate ho
scoperto il mondo meraviglioso della letteratura che ti forma per la
vita e che non si basa sul “mi piace” o “non mi piace”, ma su criteri
oggettivi per capire la vera opera d’arte rispetto alle sue
contraffazioni.
2. Dalla descrizione offerta, il comportamento del Manzoni appare
mostrare
tutta la sua umiltà, che è una virtù preziosissima cristiana.
3. Così come il punto sopracitato:
la carità si fa in silenzio e non
per forza bisogna intervenire pubblicamente su tutto o su una
determinata cosa (rimando alla mia seconda esercitazione d’arte
umoristica).
4. Solo un affermato e grande critico letterario potrebbe avere il
coraggio di dire pubblicamente una tal cosa, che, se la dicesse,
decadrebbe
ipso facto dall’essere un grande critico
letterario.
5. In letteratura il messaggio va trovato sulla carta, non altrove,
poiché nonostante la predisposizione dell’artista quel che conta è
l’arte nella sua fruizione. Tuttavia, a meno che si legga nel segreto
dei cuori (prerogativa di Dio), non mi pare ci sia dissonanza tra
l’artista (il Manzoni) e l’arte espressa (i
Promessi Sposi).
Il metodo medievale è spietato in quanto a logica e costringe a
pensare. Ho risposto alle obiezioni in modo sintetico e maldestro,
perché mi risultano un po’ assurde, dal mio punto di vista sarebbe come
dimostrare che l’acqua è bagnata o che non esiste genitore 1 o 2 ma
mamma e papà. E mi sono permesso di rispondere (solo dopo pressanti
inviti) perché mi pare che chi scrive ora abbia gli stessi titoli (cioè
nessuno) di chi ha scritto prima di lui. Ho solo usato la ragione e il
buon senso. Ma non si può concludere così, proprio per l’amicizia che
mi lega all’autore del discusso pezzo sul Manzoni.
Lascio una
meditazione per tutti e a lui dedicata.
Il
Manzoni (e l’articolo che metto davanti al nome non è casuale), per
dirne la grandezza,
è “usato” anche nella Liturgia ambrosiana e anche
nella solennità dell’Immacolata Concezione (dall’inno
Ognissanti) nell’Ufficio delle Letture.
Tu sola a Lui festi ritorno
Ornata del primo suo dono;
Te sola più su del perdono
L’Amor che può tutto locò;
Te sola dall’angue nemico
Non tocca né prima né poi;
Dall’angue, che, appena su noi
L’indegna vittoria compiè,
Traendo l’oblique rivolte,
Rigonfio e tremante, tra l’erba,
Sentì sulla testa superba
Il peso del puro tuo piè.
Commenta Inos Biffi, tra i massimi teologi viventi: «La terza parte del
canto è tutta riservata a Maria, la quale non ebbe bisogno del perdono,
dal momento che non venne toccata mai dal peccato, né originale né
attuale: nella bellezza incontaminata della sua grazia, essa
rappresenta il capolavoro dell’“Amor che tutto può”. Nelle tre brevi
strofe che concludono il canto il poeta mostra di aver colto con acuta
precisione il senso del dogma dell’immacolata: Maria non fu purificata
dalla colpa, ma è tornata al cielo – ed è il dogma dell’Assunta –
adorna della grazia nella quale era stata concepita e che precedette
ogni remissione. Come canta la Chiesa:
Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te.
Questa innocenza non fu, tuttavia, un merito della Vergine, ma il
gratuito dono dell’Amore divino onnipotente: “Tu sola a Lui festi
ritorno/ Ornata del primo suo dono;/ Te sola più su del perdono/ L’Amor
che può tutto locò”.
Unicamente Maria non fu contagiata dall’insidioso
e avverso Serpente:
“Te sola dall’angue nemico/ Non tocca né prima né poi”. Soltanto su noi
egli riuscì indecentemente vincitore: “[…] appena su noi/ L’indegna
vittoria compiè”. Secondo la profezia della Genesi, il suo
capo orgoglioso fu invece schiacciato dal piede incontaminato della
Vergine: “Traendo l’oblique rivolte,/ Rigonfio e tremante, tra l’erba,/
Sentì sulla testa superba/ Il peso del puro tuo piè”.
La descrizione di
rara efficacia di quell’“angue nemico” che, turgido e spaventato,
sopravviene sinuosamente tra l’erba, richiama il verso virgiliano:
latet anguis in herba, e quello dantesco:
Occulto come in erba l’angue, e l’altro:
Tra l’erba e’ fior venìa la mala striscia,/ volgendo ad ora ad or
la testa, e’l dosso/ leccando come bestia che si liscia
» (
Teologia e poesia, pp. 355-356).
Morale
: non tocchiamo, non ne siamo degni, i giganti della letteratura (e di una
letteratura d’ispirazione cristiana), ultimi baluardi contro una
mentalità mondana, laicista e anticattolica!