Visualizzazione post con etichetta manzoni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta manzoni. Mostra tutti i post

22 febbraio 2020

Globalismo, buonismo, epidemia e Alessandro Manzoni

di Francesco Filipazzi
Ebbene, è successo. Il  buonismo e la religione del globalismo, alla prova dell'epidemia, mostrano la corda e portano l'umanità a sbattere contro la realtà. Dopo l'esplosione del problema Coronavirus, per non urtare la sensibilità dei fratelli orientali, le autorità italiane hanno deciso di fregarsene. Bloccare gli ingressi dalla Cina e controllare le comunità cinesi sarebbe stato troppo fascista e quindi in nome dell'antifascismo e dell'antirazzismo, il problema non è stato affrontato. I paladini della globalizzazione avrebbero dovuto mettere in discussione il dogma della libera circolazione e ammettere che, ogni tanto, le frontiere andrebbero controllare e la libertà di spostamento rischia di essere un problema sanitario.
Nel frattempo, nelle zone colpite dall'epidemia, il panico è strisciante e le amministrazioni locali stanno facendo fronte ad un disastro creato dal governo centrale, il più inetto e impreparato della storia. Le ordinanze emesse sembrano Grida manzoniane, gli operatori sanitari e le forze dell'ordine mettono le mascherine, come i monatti dei Promessi Sposi. Il contagiato che ha fatto partire l'emergenza, il paziente 1, sta prendendo - poveretto - insulti da una provincia intera, quasi fosse un untore. A pensarci bene, anche l'illuminismo e la dea Ragione hanno fallito, perché la realtà dei fatti è più forte delle costruzioni mentali dei padroni del discorso e dunque il popolo reagisce ai problemi in modo poco razionale, ma naturale.
Non ci resta dunque che pregare, per chiedere aiuto al Signore in questo momento di grave difficoltà.

 

09 dicembre 2018

Giù le mani "dal" Manzoni, cantore cristiano per eccellenza!

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un pezzo critico su Alessandro Manzoni. Di solito è noto che noi diamo spazio ad opinioni fra loro molto diverse, senza impegnare tutti i collaboratori nell'obbligatoria condivisione di un parere. Ciò generalmente placa molte polemiche. Eppure il Manzoni è stato difeso con veemenza da molti lettori (il che  dimostra una vitalità intellettuale grandiosa, in un mondo in cui si discute solo di pornografia e cibo, abbiamo lettori di qualità insomma). Anche alcuni collaboratori si sono impegnati nella difesa dell'orgoglio manzoniano. Eccone uno, in stile Summa tomista.  

di Samuele Pinna
Quando uno scrive certe cose poi deve essere coerente con se stesso anche se, alla fin fine, ci perde qualcosa. Pochi giorni fa ho sostenuto che dinnanzi a un errore, seppur dato sotto forma di libera opinione, non si può tacere, ma si ha il dovere di intervenire. Anche andando incontro a qualche imbarazzo. Anche quando c’è di mezzo un’amicizia. Il modo in cui vorrei replicare, però, non è quello a cui siamo abituati, cioè a dibattiti maleducati e scomposti. Al contrario, desidero affermare le mie ragioni secondo quella che era la disputa medievale, che non aveva di mira la sconfitta dell’avversario, ma la verità. La quaestio aveva una struttura.
Dapprima si dà un tema (una sorta di titolo), per esempio: “Se la sacra dottrina sia scienza”.
Poi c’è il Sed Contra, ossia ciò che sembra smentire il titolo: “Sembra che la sacra dottrina non sia scienza”.
Di seguito, il Respondeo dicendum in cui si arriva alla soluzione. Infine, le risposte alle obiezioni del Sed Contra. Tenterò, allora, di impostare la mia quaestio a riguardo del Manzoni, dopo aver letto un articolo pubblicato su questo sito da un mio caro amico.

Il tema:
Se è vero che Alessandro Manzoni sia il migliore e più famoso scrittore cattolico italiano in prosa .

Sembra che Alessandro Manzoni non sia il migliore e più famoso scrittore cattolico italiano in prosa.
1. Il fatto di essere un libro studiato obbligatoriamente a scuola non lo fa apprezzare.
2. Il suo comportamento da cristiano non è stato esemplare, perché non si è occupato degli avvenimenti della sua epoca come avrebbe dovuto e, per esempio, quando Cavour alla sua entrata nel parlamento italiano “si alzò in piedi e chiese l’applauso per la maggior gloria letteraria della giovane nazione Italia, piuttosto che voler apparire, Manzoni batté le mani pure lui, facendo ritornare l’ovazione a Cavour”.
3. Non prese pubblica posizione verso il Risorgimento massonico e, pur aiutandolo, “mai si scomodò di farsi vedere in quelle scuole” di Rosmini che aveva sovvenzionato.
4. Il suo romanzo non è male, ma non è neppure granché, nonostante sia una buona rievocazione storica.
5. Il Cattolicesimo nei Promessi Sposi c’è, ma è di carta.

Respondeo dicendum : è difficile comprendere giudizi gratuiti e senza fondamento, che possono essere mossi solo da coloro che sono riconosciuti (e non per forza condivisi) come giganti della letteratura. Per intenderci: può muovere una critica al Manzoni un Bacchelli così come può criticare la musica di Mozart un Verdi (cosa che questi esimi personaggi non si sono sognati di fare nei confronti dei loro esimi colleghi).
Alessandro Manzoni è il migliore (che poi migliore vuol dire niente) scrittore cattolico italiano in prosa sia da un punto di vista letterario, per l’uso che ha fatto della lingua italiana, sia da un punto di vista storico, per come l’ha utilizzata nel suo romanzo, sia per i valori umani e di derivazione cristiana che ha saputo far emergere dalle sue composizioni.
Sicuramente, proprio perché studiato nelle scuole è il più famoso insieme a Dante.

Soluzione delle difficoltà :
1. Il fatto di essere studiato nelle scuole superiori è una grazia! Mi chiedo cos’altro possiamo offrire ai nostri giovani? Il problema non è cosa è obbligatorio o meno, il problema è com’è insegnato. Altrimenti dopo le scuole superiori nessuno si iscriverebbe al corso universitario di matematica, perché studiandola obbligatoriamente la dovrebbe detestare, così come la geografia, la fisica, le lingue straniere, la storia… il problema non è la materia, semmai come la si insegna! Io, personalmente, ringrazio la mia professoressa di italiano che sui banchi di scuola mi ha fatto innamorare di Dante e di Manzoni, oltre ad altri, a tal punto che a riguardo dei Promessi Sposi apriva il libro a caso e leggendomi una frase mi chiedeva di ricostruire la trama, i personaggi e i luoghi. Grazie a quella brava insegnate ho scoperto il mondo meraviglioso della letteratura che ti forma per la vita e che non si basa sul “mi piace” o “non mi piace”, ma su criteri oggettivi per capire la vera opera d’arte rispetto alle sue contraffazioni.

2. Dalla descrizione offerta, il comportamento del Manzoni appare mostrare tutta la sua umiltà, che è una virtù preziosissima cristiana.

3. Così come il punto sopracitato: la carità si fa in silenzio e non per forza bisogna intervenire pubblicamente su tutto o su una determinata cosa (rimando alla mia seconda esercitazione d’arte umoristica).

4. Solo un affermato e grande critico letterario potrebbe avere il coraggio di dire pubblicamente una tal cosa, che, se la dicesse, decadrebbe ipso facto dall’essere un grande critico letterario.

5. In letteratura il messaggio va trovato sulla carta, non altrove, poiché nonostante la predisposizione dell’artista quel che conta è l’arte nella sua fruizione. Tuttavia, a meno che si legga nel segreto dei cuori (prerogativa di Dio), non mi pare ci sia dissonanza tra l’artista (il Manzoni) e l’arte espressa (i Promessi Sposi).

Il metodo medievale è spietato in quanto a logica e costringe a pensare. Ho risposto alle obiezioni in modo sintetico e maldestro, perché mi risultano un po’ assurde, dal mio punto di vista sarebbe come dimostrare che l’acqua è bagnata o che non esiste genitore 1 o 2 ma mamma e papà. E mi sono permesso di rispondere (solo dopo pressanti inviti) perché mi pare che chi scrive ora abbia gli stessi titoli (cioè nessuno) di chi ha scritto prima di lui. Ho solo usato la ragione e il buon senso. Ma non si può concludere così, proprio per l’amicizia che mi lega all’autore del discusso pezzo sul Manzoni.

Lascio una meditazione per tutti e a lui dedicata.
Il Manzoni (e l’articolo che metto davanti al nome non è casuale), per dirne la grandezza, è “usato” anche nella Liturgia ambrosiana e anche nella solennità dell’Immacolata Concezione (dall’inno Ognissanti) nell’Ufficio delle Letture.

Tu sola a Lui festi ritorno
Ornata del primo suo dono;
Te sola più su del perdono
L’Amor che può tutto locò;

Te sola dall’angue nemico
Non tocca né prima né poi;
Dall’angue, che, appena su noi
L’indegna vittoria compiè,

Traendo l’oblique rivolte,
Rigonfio e tremante, tra l’erba,
Sentì sulla testa superba
Il peso del puro tuo piè.

Commenta Inos Biffi, tra i massimi teologi viventi: «La terza parte del canto è tutta riservata a Maria, la quale non ebbe bisogno del perdono, dal momento che non venne toccata mai dal peccato, né originale né attuale: nella bellezza incontaminata della sua grazia, essa rappresenta il capolavoro dell’“Amor che tutto può”. Nelle tre brevi strofe che concludono il canto il poeta mostra di aver colto con acuta precisione il senso del dogma dell’immacolata: Maria non fu purificata dalla colpa, ma è tornata al cielo – ed è il dogma dell’Assunta – adorna della grazia nella quale era stata concepita e che precedette ogni remissione. Come canta la Chiesa: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te. Questa innocenza non fu, tuttavia, un merito della Vergine, ma il gratuito dono dell’Amore divino onnipotente: “Tu sola a Lui festi ritorno/ Ornata del primo suo dono;/ Te sola più su del perdono/ L’Amor che può tutto locò”.

Unicamente Maria non fu contagiata dall’insidioso e avverso Serpente:
“Te sola dall’angue nemico/ Non tocca né prima né poi”. Soltanto su noi egli riuscì indecentemente vincitore: “[…] appena su noi/ L’indegna vittoria compiè”. Secondo la profezia della Genesi, il suo
capo orgoglioso fu invece schiacciato dal piede incontaminato della Vergine: “Traendo l’oblique rivolte,/ Rigonfio e tremante, tra l’erba,/ Sentì sulla testa superba/ Il peso del puro tuo piè”.

La descrizione di rara efficacia di quell’“angue nemico” che, turgido e spaventato, sopravviene sinuosamente tra l’erba, richiama il verso virgiliano:latet anguis in herba, e quello dantesco: Occulto come in erba l’angue, e l’altro: Tra l’erba e’ fior venìa la mala striscia,/ volgendo ad ora ad or la testa, e’l dosso/ leccando come bestia che si liscia » (Teologia e poesia, pp. 355-356).

Morale : non tocchiamo, non ne siamo degni, i giganti della letteratura (e di una letteratura d’ispirazione cristiana), ultimi baluardi contro una mentalità mondana, laicista e anticattolica!

 

05 dicembre 2018

Manzoni. Un cattolicesimo di carta

di Francro Ressa
È noto che Alessandro Manzoni sia considerato il migliore e più famoso scrittore cattolico italiano in prosa. Ma ciò che viene da così tanto tempo proclamato è vero ?
Che Manzoni sia uno scrittore molto amato dal pubblico è falso. Ciò però dipende dall’uso strumentale che ne ha fatto la scuola italiana. Imporre la lettura di un qualsiasi libro, capitolo per capitolo, paragrafo per paragrafo, frase per frase, e poi farne oggetto di riassunti, temi, compiti in classe, interrogazioni, è la migliore maniera per far odiare ogni tipo di letteratura. Questo è successo per I Promessi Sposi. Purtroppo, perché in sé il libro non è cattivo; ha una buona rievocazione storica, curata fin nei minimi particolari, una certa scorrevolezza di racconto malgrado le lunghe descrizioni, e nel sottofondo c’è un senso ironico che raramente si trova negli scrittori italiani.
Da Manzoni discende quasi in linea diretta Giovannino Guareschi. C’è solo da sperare che Don Camillo e Peppone non entrino mai in classe come libri di lettura scelti dagli insegnanti.

Questo per ciò che riguarda l’opera più celebre, ma dell’autore cosa possiamo osservare?
Se diamo retta ad una certa leggenda, la conversione di Manzoni dall’agnosticismo al Cristianesimo non fu di cuore o di ragione, ma solo di spavento: temeva di aver perso sua moglie durante un tumulto. C’è da dubitare che sia stato così, ma poi come si comportò il  neo-cattolico?
Ricco e nobile, si stabilì in un palazzo tuttora esistente nel centro di Milano, e da lì praticamente non si spostò più per il resto della sua vita. Anche dopo il grande successo letterario delle sue prose, poesie e tragedie, niente conferenze né incontri con il pubblico. Moltissimi saranno i commentatori delle sue opere, ma lui non si degnò mai di una spiegazione extra. Idem per la letteratura del suo tempo; Nè Foscolo, o Leopardi oppure Guerrazzi o Silvio Pellico incontrarono un qualsiasi suo interessamento.

Passando alla politica, Il Risorgimento Manzoni preferì guardarlo dalla finestra, piuttosto che esprimersi. Le due composizioni poetiche patriottiche, Marzo 1821 e 5 Maggio aspetteranno più di un quarto di secolo prima di essere pubblicate. Si tappò in casa durante la rivoluzione delle Cinque Giornate che liberarono per un poco la sua Milano, da lontano seguì la carriera ed i successi come primo ministro del Piemonte di Massimo D’Azeglio (suo genero!). Si degnerà di scrivere un compendio che contrappone la rivoluzione francese con l’unità d’Italia, ma questo per il fatto di essere stato eletto volente o nolente nel primo parlamento italiano. A questo proposito, nell’aula di Torino Camillo Cavour alla sua entrata si alzò in piedi e chiese l’applauso per la maggior gloria letteraria della giovane nazione Italia, ma piuttosto che voler apparire, Manzoni batté le mani pure lui, facendo ritornare l’ovazione a Cavour.

E la religione? Si sa che il Risorgimento venne quasi tutto ispirato e gestito dalla massoneria, ma vi fu un momento durante il 1848 in cui i patrioti videro nel Papa Pio IX il loro capo ed ispiratore, e sulle barricate delle Cinque Giornate echeggiava il grido ed il canto “Viva Pio IX”, ma Manzoni nemmeno allora volle prendere posizione. Antonio Rosmini frequentò casa Manzoni, e da lui ebbe aiuti finanziari per le sue iniziative scolastiche, ma mai si scomodò di farsi vedere in quelle stesse scuole. Nel 1810 all’indomani della sua conversione, Manzoni iniziò a scrivere dodici inni sacri, ma ne terminerà soltanto cinque.
Verrà poi assorbito dal suo romanzone, dove darà sicuramente un senso compiuto all’intervento della giustizia divina e della provvidenza, specie verso gli umili, ma se analizziamo nel particolare, le figure religiose meglio riuscite sono quelle negative: il prete vile e pauroso Don Abbondio e la Monaca di Monza incattivita e cinica. Le due figure positive rendono poco; il cardinale Borromeo è un “primo della classe” quasi bolso e retorico, e fra Cristoforo agisce poco sulla scena, travolto prima dalla sua stessa irruenza, poi dalla pestilenza.

Il Cattolicesimo c’è nei Promessi Sposi, ma è di carta; il suo autore non avrebbe mai trovato in sé stesso le virtù decantate nel proprio scritto. Manzoni insomma predicava bene, ma razzolava molto meno attivamente. Un esempio di questa inconsistenza di azione sta in una lettera spedita ad un suo nipote, Giulio Trotti Bentivoglio (1842-1866), allievo ufficiale di marina nel periodo 1856-1861. Il giovane si lamenta della durezza della vita militare alla quale viene sottoposto. Nonno Alessandro risponde:  “Coraggio dunque, il mio Giulio! Anche a studiare, anche a assoggettarsi a una serie regolare d’operazioni per sé poco dilettevoli, ci vuole coraggio; e l’andarci di mala voglia è anch’essa, per dir la parola orribile per Giulietto, una specie di paura.”
Tuttavia, il famoso romanziere non aveva mai provato la disciplina, non era stato militare neanche un giorno in vita sua.