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16 giugno 2019

Vicenza sagrestia del conformismo

di Giuliano Guzzo
Quanti anni sono passati, quanti decenni, quanti secoli, oh Vicenza? Una volta passavi per «anticamera del Vaticano», addirittura per «sagrestia d’Italia», mentre oggi uno che osi dissociarsi nettamente da eventi come il Vicenza Pride Village 2019 non lo si trova manco a cercarlo con il lanternino. D’accordo, oggi pomeriggio ci sarà una conferenza a difesa della famiglia con Gianfranco Amato e Matteo Castagna: peccato che né uno né l’altro siano vicentini. Vero, ci sarà pure una piccola processione di riparazione: peccato che il vescovo Beniamino Pizziol abbia diffuso un messaggio di segno opposto, invitando tutti «all’incontro e al dialogo». Incontro e dialogo: ha scritto proprio così, Sua Eccellenza.

Ma cosa c’è da dialogare con realtà che negano il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre, affermando quello molto presunto di affittare l’utero di donne disperate? Mi spiace, non ci siamo. E che dire di una Giunta comunale che alla manifestazione omosessualista manda il suo vicesindaco? In teoria è di centrodestra, in pratica viene da piangere. Pure quelli di Forza Nuova, che passano per duri e puri, hanno diffuso un comunicato in cui, accanto a una generica condanna di degrado e volgarità, echeggia l’immancabile e obamiano «ognuno è libero di amare chi vuole». Niente da fare, quindi, cara Vicenza. Per amarti sono costretto a rifugiarmi nell’album dei ricordi, tra le memorie di un passato di cui il presente non è minimamente all’altezza.


 

22 gennaio 2018

Il Gay Pride a Pompei, città mariana. Silenzio dei cattolici.

di Francesco Filipazzi
Il prossimo 30 giugno a Pompei, le associazioni LGBTQI (speriamo che nessuno rogni per la T o perché abbiamo dimenticato qualche lettera), hanno organizzato un bel Gay Pride.
La città della Vergine del Rosario verrà quindi invasa dal solito corteo pagliaccesco e il pudore verrà oltraggiato nei modi ben noti. In loco si sono già alzate alcune voci di dissenso, però tacciono quelle che ci piacerebbe sentire. Se il sindaco temporeggia dicendo che non ha dato alcun permesso e quelli di Fratelli d'Italia dicono che si offende un luogo sacro, le istituzioni cattoliche come sempre latitano alla grande, tanto che il partito di destra le invita a esprimersi.

Ma d'altronde si sa, i vescovi ormai considerano peccato mortale solo il "populismo", mentre il tentativo di difendere l'onore della Beata Sempre Vergine Maria probabilmente sarà punito con la scomunica, in quanto configurante peccato contro il dogma del "dialogo". Ci si aspetterebbe che qualcuno si esprimesse, almeno qualche associazione cattolica laicale, un sacrestano... qualcuno che fa le pulizie in sacrestia...
A parte gli scherzi, ci auguriamo che ora del 30 giugno qualcuno faccia sentire la sua voce.
Per ora ci tocca rieditare quella di Giovanni Paolo II in occasione del gay pride di Roma:

«Un accenno - disse il Papa venuto da lontano all'Angelus - ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato al grande Giubileo dell'anno 2000 e per l'offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo».

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07 luglio 2017

Gay Pride: riparazione

di Diego de Acebes

Viviamo in un mondo attraversato da potenti ideologie, potenti perché ricche di risorse e di mezzi e quindi di potere. L’ideologia mescolata con cura al buonismo e a una tolleranza a buon mercato, se finanziata come si deve, porta sempre a grandi risultati.

Il 24 giugno, Milano si è dovuta, pertanto, sorbire la marcia arcobaleno del gay pride in cui, secondo gli organizzatori (così si legge nel sito www.milanopride.it) «il Milano Pride è prima di tutto la manifestazione dell’orgoglio delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer». A rigor di logica, difficile da avere per chi è imbevuto di ideologia, manifestare per “orgoglio” è una pura e semplice stupidaggine.

È come se i medici o i preti oppure gli sportivi organizzassero una marcia per ribadire il loro essere orgogliosi di essere, secondo il caso, medici o preti oppure sportivi. Ma risponderà l’omo-arcobaleno come queste categorie non siano discriminate e, portando perentoriamente avanti questa tesi, nessuno sembra più in grado di ribattere alcunché.

Invero, è la tesi in sé stessa a essere interessante e non poco, a prescindere da sbrigative soluzioni. Anzitutto chi discrimina chi e perché? Dopo anni di ideologizzazione e di “pubblicità” di massa, dopo che nessuno possa oramai più esprimere un giudizio di ragione (benché frutto di una riflessione pacata), dopo che pubblicamente è impossibile affermare alcunché contro gli omosessuali, pena una persecuzione mediatica, pare proprio che tutta questa discriminazione sia più teorica che reale.

Certo il proseguire questa strada è vantaggiosa in tutti i sensi (soprattutto economici). La domanda, però, fondamentale – questione lasciata volutamente sotto silenzio – è un’altra: perché ci dovrebbe essere discriminazione? La risposta arcobalena è semplice: gli omosessuali non sono trattati come gli altri soggetti aventi diritto. “Ma perché?”, si potrebbe incalzare. Perché – questa la probabile risposta – hanno gusti sessuali “diversi” o “altri” e in un mondo libero ognuno deve poter avere il gusto che desidera. Di là che il mondo non è una grande gelateria, può frullare legittimamente nella testa ancora un “perché?”: perché, se siamo d’accordo tutti che ognuno può avere il suo gusto sessuale, c’è ancora bisogno di esserne orgogliosi?

Forse, è vero che non tutti siamo d’accordo e allora queste marce dovrebbero metterci d’accordo, ma è così? In verità, l’accordo è impossibile con chi è convinto ci sia una legge naturale, un vero e falso metafisico e un giusto e sbagliato morale. C’è ancora chi addirittura si spinge a dire che la libertà non è “fare quello che si vuole”, ma “volere quello che è bene fare”. E il “bene”, come la “verità”, è un trascendentale, scolasticamente parlando.

Forse l’omosessualità (e affini) non è in sé un bene, ma per capirlo è necessario un termine di paragone, una legge insomma che tracci dei confini. Non una legge di invenzione umana, quella è caduca come l’uomo che la stabilisce e può cambiare a seconda di dove tira il vento. Una legge superiore, ecco cosa ci vuole: ma è possibile che ci sia una legge che valga per ogni uomo di ogni tempo? La risposta è drammaticamente semplice ed è positiva: sì. È la legge naturale, appunto. Tutta la realtà è regolata, segue delle leggi, ha un inizio e una fine. Nessuno può spezzare questo meccanismo.

L’uomo, però, con la sua intelligenza può spiegarli o, usando male il suo intelletto, rifiutarli, ma questi gli sopravvivono inevitabilmente. La legge di natura non si degrada d’altronde al solo ambito naturale-animale-biologico, ma tiene conto anche di altri aspetti: la socialità, i modi di vita, etc. Ma c’è pur sempre una legge naturale in noi: ho fame, devo mangiare; dopo molte ore di lavoro, devo riposare e così via. Sono leggi iscritte nel soggetto e una di queste afferma, con la perentorietà dell’evidenza, che una specie può sussistere nel tempo solo se si riproduce. È una banalità colossale, se si vuole, eppure ineludibile.

L’uomo, che è sì animale ma ragionevole, ha compreso la sua vocazione alla famiglia come ciò che dà non solo la prosecuzione della specie ma anche un modo, una modalità, di come questa debba essere tramandata. E nessuno si è mai sognato di metterlo in dubbio, in passato. Qui, del resto, entra in gioco il discorso veritativo: in ogni azione che un individuo compie o può compiere c’è un bene e un male. Questo lo si può cogliere mediante il senso comune (il buon senso), ma qualora non basti risulta necessaria anche la riflessione per comprendere la questione in profondità.

La Chiesa cattolica, che custodisce la Rivelazione di Dio, giunge esattamente a una riflessione e guarda caso proprio a partire dalla legge naturale completata dalla Nuova legge del Vangelo. La Chiesa afferma che «appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati» (CCC 2357).

Riprovati sono gli “atti”, non le “persone”, uomini o donne che siano, le quali «devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC 2358).

Dinnanzi a questi pochi dati, l’accusa di omofobia verso la Chiesa cade, a meno di una coriacea ideologia. È probabile che agli organizzatori del Pride non piaccia, loro che hanno proposto «una straordinaria festa di libertà resa possibile dal lavoro congiunto di istituzioni pubbliche, associazioni e realtà commerciali» (= denaro). Il fatto di dissentire con tale visione di “libertà” da parte di ogni bravo cattolico, che pure non voglia giudicare, deve essere bella chiara e ben netta. Qui, però, si annida il punctum dolens: in un discorso tra credenti ciò che è detto al di fuori della Rivelazione poco importa. Felici, dunque, di un corteo di riparazione, che è un atto rivolto al Signore e non deve dimostrare niente a nessuno. Davanti – scrivono gli organizzatori in linea col CCC – «all’ostentazione e alla nobilitazione di atti e comportamenti che costituiscono un grave peccato che umilia e degrada la creatura più bella di Dio, cioè l’uomo, negando la bellezza dei sessi e cancellando la famiglia come comunione di differenze, immagine della Trinità, cioè dell’amore vero», si vuole rispondere con la preghiera, fatta «per amore di tutte le anime che a causa della cultura veicolata da questo evento, il “gay pride”, rischiano di perdersi e per tutte quelle che quotidianamente vengono ingannate e confuse». Sempre a Milano, il 29 giugno, nella festa dei santi Pietro e Paolo. Un buon auspicio.

 

26 giugno 2017

Se non si può dire «wlf»


di Giuliano Guzzo

Attenzione, cari eterosessuali, a dichiaravi tali. Potrebbero toccarvi i Carabinieri. Sul serio. E’ quanto successo a un imprenditore di Latina che, nel giorno in cui nella città laziale sfilava il Gay Pride, ha affisso fuori dalla finestra di casa sua uno striscione bianco con sopra una scritta molto chiara a proposito delle proprie preferenze sessuali: «W la f..a». Provocazione, come si diceva, costata a costui una visita dei militari dell’Arma. L’uomo, scrivendo alla redazione del sito Latina24ore.it, ha cercato di motivare così la goliardata: «Comprendo la frase di impatto forte, ma [… ] posso essere anche io libero di esprimere i miei gusti sessuali?».

In effetti, se da una parte l’orgoglio gay non solo esiste ma gode da anni di legittimazione e di immunità mediatica – al punto che le tendenze omosessuali, oggi, sembrano quasi oggetto di vanto – non si comprende per quale motivo, invece, l’orgoglio etero dovrebbe costituire un problema. Eppure a questo punto siamo, con una liberazione della sessualità del tutto unilaterale. Come se fosse la cara vecchia condizione eterosessuale ad essere una malattia. Che poi, a ben vedere, è esattamente ciò che ebbe a sostenere uno dei fondatori e guru del movimento omosessuale italiano, lo scrittore e filosofo Mario Mieli (1952–1983).
«L’eterosessualità – scrisse il Mieli – è patologica, poiché il suo primato si regge come un despota sulla repressione delle altre tendenze dell’Eros. La tirannide eterosessuale è uno dei fattori che determinano la nevrosi moderna e […] è anche uno dei più gravi sintomi di questa nevrosi» (Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli 2002, p.39). Posto che, in generale, sarebbe opportuno la sessualità – in quanto tale – tornasse a fare rima con pudore, questo sconosciuto, oggi siamo quindi al punto che se dichiari di provare un’attrazione omosessuale, passi subito per eroe. Se invece, con una goliardata, rivendichi una preferenza sessuale opposta, rischi di passare dei guai. Tutto questo in nome della libertà. Ovvio.

https://giulianoguzzo.com/2017/06/25/se-non-si-puo-dire-wlf/

 

23 giugno 2017

Perché il gay pride è un male in sé


di Paolo Spaziani

In queste settimane di sbornia mediatica in cui è stato dato ampio risalto ai gay pride di tutta Italia abbiamo letto una serie innumerevole di prese di posizione favorevoli (molte) e contrarie (poche) sugli eventi che hanno interessato tutta Italia. Purtroppo, quello che ne emerge è un quadro abbastanza confuso anche tra le fila di coloro che, in un certo senso, hanno tentato di non accodarsi allo stuolo di benpensanti che hanno visto in queste manifestazioni un esempio di civiltà. Per quanto concerne le amministrazioni comunali il terreno di battaglia ha riguardato la concessione o meno del patrocinio all’evento, con alcuni sindaci che hanno deciso di non concederlo: scelta certamente coraggiosa che però è stata spesso accompagnata da dichiarazioni e comportamenti contrastanti. E’ il caso, ad esempio, del Sindaco di Cosenza che ha negato il patrocinio al gay pride, ma ha tenuto a precisare, in un comunicato datato 11 maggio 2017 (presente sul sito del Comune di Cosenza) di “....aver sempre sostenuto nei fatti le battaglie contro le discriminazioni sull’orientamento sessuale, promuovendo iniziative nelle scuole, attivando progetti mirati al rispetto dell’identità di genere e all’educazione sentimentale (…) e consegnando all’Arcigay di Cosenza dei locali all’interno della Casa delle Culture perché ne facessero la loro sede d’incontro, di discussione e di partecipazione”. In sostanza, come precisato dal Sindaco, il motivo per il diniego del patrocinio era la contrarietà “alla spettacolarizzazione della preferenza sessuale spesso ostentata attraverso modalità stereotipate e conformistiche”. Una contrarietà certamente condivisibile, che però denota una posizione debole in quanto si fa scudo della negazione del patrocinio, ma nel concreto non contrasta quella che il Cardinale Caffarra ha definito alcune settimane fa “la nobilitazione dell’omosessualità”. Il Cardinale, intervenendo il 19 maggio scorso al Life Forum, ha precisato che “….la nobilitazione dell’omosessualità nega interamente la verità del matrimonio, il pensiero di Dio Creatore sul matrimonio. La nobilitazione del rapporto omosessuale quale si ha nella sua equiparazione al matrimonio (…) è l’opera di Satana, che vuole costruire una vera e propria anti-creazione. E’ l’ultima terribile sfida che satana sta lanciando a Dio”. E’ proprio a questo livello che si gioca la battaglia, che è di natura escatologica e non consiste nella concessione o meno di un patrocinio e nemmeno nella preoccupazione, certamente condivisibile, di evitare che nelle strade del proprio comune avvengano atti osceni. Sul fronte delle associazioni non sono mancate realtà, anche cattoliche, che hanno espresso la loro contrarietà ai gay pride in quanto nel manifesto programmatico delle associazioni LGBT organizzatrici si rivendica il diritto all’adozione da parte di persone con tendenze omosessuali. Un motivo certamente validissimo, ma che non coglie quale sia la posta in gioco. Eppure, anche Benedetto XVI era stato molto chiaro quando, nel Messaggio per la Giornata della Pace 2013, aveva chiarito che “…la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. (..) L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. Un’opera di satana, una minaccia alla giustizia e alla pace: quelli di Benedetto XVI e del Cardinale Caffarra sono giudizi di una nettezza difficile, se non impossibile, da ritrovare nelle dichiarazioni di qualche politico o dirigente di un’associazione pro-life e pro-family. Come già sopra evidenziato, la natura della battaglia è escatologica e ogni tentativo di ricondurla ad una semplice dimensione terrena rischia di essere perdente in partenza. Lo hanno capito coloro che in queste settimane si sono prodigati per organizzare processioni, veglie e momenti di preghiera pubblici in riparazione ai gay pride organizzati sul territorio. Proprio per essere andati alla radice della battaglia in corso gli organizzatori sono stati osteggiati e attaccati, anche da esponenti del mondo “cattolico”. Nelle prossime settimane proseguiranno le iniziative di riparazione, tra cui ricordo il Corteo di Preghiera previsto a Milano il 29 giugno prossimo, Solennità dei Santi Pietro e Paolo, con partenza alle 19.15 dall’ingresso del Castello Sforzesco. Partecipiamo numerosi.

 

08 giugno 2017

Torna il Gay Village! Una lezione per i cattolici.


di Alfredo Incollingo

Oggi 8 giugno sarà inaugurato nel quartiere romano dell'Eur il “Gay Village”, la nota manifestazione LGBT che occupa tutta l'estate fino al 9 settembre. Dal 2002, quando si svolse la prima edizione presso l'ex Mattatoio di Testaccio, l'evento ha visto crescere i partecipanti e la sua visibilità massmediatica. Cosa strana, si segnala una massiccia presenza di eterosessuali in un ambiente destinato alla cultura gay. Non è questo l'obiettivo dell'evento, ovvero accattivarsi l'opinione pubblica? Il tema di quest'anno, la “fantasia”, è uno stimolo a continuare le battaglie culturali che hanno portato all'approvazione delle leggi sulle “Unioni Civili” nel 2016. A cavallo di un Unicorno un gruppo di ragazzi riesce a vincere le tenebre che li circondano e a raggiungere il regno di Fantasia, dove tutti sono uguali e liberi. Tutto torna. La manifestazione incita da anni una campagna di sensibilizzazione a favore della cultura e dei “diritti” omosessuali. Gli organizzatori parlano a proposito di una coltre oscurantista che copre Roma e impedisce di vivere liberamente. L'appariscenza del “Gay Village” ha il fine di rompere il buio dell'omofobia e di manifestare apertamente l'orgoglio LGBT. Oggi giorno però sembra che a essere altamente discriminati siano i cattolici. Si vive una discriminazione all'inverso e la si subisce da chi parla di libertà d'espressione e di tolleranza. Il “Gay Village” ci offre però una grande lezione. Il mondo cattolico è diviso, oppresso e lassista. La realtà LGBT è invece accattivante, “movimentista” e motivata. Ecco le tre parole chiavi che ci permettono di spiegare il successo delle loro campagne massmediatiche. E' vero, ci sono anche potentati che supportano queste battaglie, ma è altrettanto vero che i denari, senza chi li sappia utilizzare, non bastano. Il “Gay Village” ci fa riflettere sul modo di portare avanti le nostre battaglie per la famiglia, ma anche contro l'aborto, l'eutanasia e le altre anormalità moderne. Non bastano le preghiere e le veglie per sconfiggere il Nemico, perché sarebbe segno di pigrizia e di poco zelo. Il cattolicesimo non è solo contemplazione, ma anche (collabor)azione, che nasce dalla prima. I grandi santi ce lo hanno insegnato con la loro carità: fede e opere. Cosa avrebbe fatto San Francesco d'Assisi o San Domenico di Guzman se si fossero limitati a pregare? E' certo che la preghiera è un'arma potente, il supporto necessario per vincere, ma, illuminati dalla Grazia divina, possiamo meglio agire. Il “Gay Village” occuperà l'intera estate romana e perché non sperare in un “Villaggio cattolico”, sullo stile medievale, che sappia insegnare la bellezza della famiglia?

 

09 giugno 2014

Marino, un sindaco birichino

di Alessandro Rico

Sabato 8 giugno si è svolto a Roma il Gay Pride. Mi risparmio una scontata invettiva. Invece, vorrei richiamare l’attenzione dei lettori sul dato più sconfortante di questa ennesima pagliacciata, che ha infestato le strade della Capitale: il patrocinio della Capitale stessa. L’ha annunciato con soddisfazione il sindaco Marino su Twitter, prima di recarsi in persona alla manifestazione. Per fortuna, gli esponenti di governo si sono defilati. Gli unici politici erano Vendola, con un evidente conflitto di interessi; e il primo cittadino, primo si fa per dire, se l’ordine è di autorevolezza. 
 

16 luglio 2013

Propaganda gay a Palermo: c'è chi dice no

di Marco Mancini


Solo qualche settimana fa avevamo trattato il tema delle infedeltà del clero, citando tra i numerosi casi la conciliante dichiarazione di un vescovo siciliano sul Gay Pride di Palermo. Oggi possiamo constatare con piacere l’esistenza di sacerdoti che, al contrario, non hanno voglia di scendere a compromessi, ma continuano a proclamare la Verità tutta intera.
 

29 giugno 2013

Il "tradimento dei chierici" e l'otto per mille

di Marco Mancini

Si è da poco spenta l’eco dei funerali di don Gallo, con la figura francamente imbarazzante rimediata dal presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco, ma i Vescovi italiani sembrano avere tutta l’intenzione di continuare a dare cattiva prova di sé.
 

20 giugno 2013

22-23 GIUGNO: FAMILY DAY A PALERMO

di Federico Catani

Mentre rappresentanti delle istituzioni quali Laura Boldrini e Josefa Idem hanno dato il loro sostegno all'oscena e vergognosa parata del Gay Pride di Palermo (che si tiene il 22 giugno), noi appoggiamo la manifestazione a difesa della famiglia, l'unica e vera famiglia, quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Il Family Day si svolgerà, sempre a Palermo, in concomitanza con la sfilata degli invertiti orgogliosi di esserlo. Anzi, le giornate per la famiglia saranno due: 22 e 23 giugno. Ovviamente, chi può non faccia mancare la sua presenza. Chi invece non potrà andare, almeno diffonda e pubblicizzi l'evento e lo sostenga. Gli attacchi purtroppo arrivano anche da autorità insospettabili, segno di una crisi immane cui bisogna reagire con forza e determinazione. Non si tratta di elevare a modello le "famiglie Mulino Bianco", né di voler bruciare gli omosessuali, ma di difendere il buon senso, il diritto naturale e la ragione, contro la follia, il vizio e l'abominio. E ricordate: continueremo a lottare e combattere sino alla fine e anche oltre, a costo di restare soli contro tutti e di venir trascinati davanti ai tribunali. Viva la famiglia! Santa Famiglia di Nazareth, prega per noi e per questo mondo impazzito e deviato!
Ecco qui di seguito il programma della due giorni:

 Sabato 22
Dalle ore 10:30
- Accoglienza ai bambini e alle famiglie ai due ingressi del parco
Ore 11:00
- Presentazione e saluti di benvenuto; i rappresentanti del comitato organizzatore e delle associazioni partecipanti  illustrano le finalità dell’evento
Ore 11:30
- Luca Di Tolve (Associazione “Gruppo Lot, Regina della pace”) e il pastore Graziella Lotito (Chiesa Cristiana Evangelica “La parola vivente”) presentano il libro: “Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso” edizioni Piemme
Ore 12:15
- Spettacolo di Ignazio De Blasi “Il cantastorie del Belice”
Ore 13:15  – Pausa pranzo
Ore 16:30
- Intervento del Pastore Rocco La Riva (“Ekklesia Comunità Cristiana del Pieno Vangelo” Gela):
“Il sano rapporto tra genitori e figli: paradigma di una società ordinata e prospera”
Ore 17:00
- Intervento del prof. Matteo D’Amico (Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante): ” ‘Matrimoni’ omosessuali teoria del gender e omofobia: perché la libertà è in pericolo”
Ore 17:40
- Tavola rotonda: “Famiglia e Matrimonio: quale futuro?”  dibattito sul tema tra intellettuali ed esponenti delle associazioni partecipanti
Ore 18:40
- Presso l’anfiteatro del parco: spettacolo di musica dal vivo con gli “Agre Sound”, musica pop internazionale e italiana

 Domenica 23
Dalle ore 09:00
- Accoglienza ai bambini e alle famiglie ai due ingressi del parco
Ore 10:00
- Spettacolo itinerante di musica folk siciliana con “I Malarazza” (prima parte)
Ore 11:00
- Alessandro Fiore (redazione “Notizie Pro Vita – Pro Life News”) presenta la rivista e le finalità dell’iniziativa editoriale ideata dal direttore Tony Brandi
Ore 11:30
- “ManuClub”, di Maria e Carmelo Puglisi, presenta lo spettacolo di animazione per grandi e piccini: “Una famiglia a colori”
Ore 12:15
- Spettacolo di Ignazio De Blasi “Il cantastorie del Belice”
Ore 13:15 – Pausa pranzo
Ore 16:30
- Intervento del prof. Franco Rebecchi :  “Maschio e femmina li creò”(dal libro della Genesi, cap. I, 27), ” Uguaglianza, pari dignità e reciprocità  tra donna e uomo”
Ore 17:15
- Spettacolo itinerante di musica folk siciliana con “I Malarazza” (seconda parte)
Ore 18:15
- Presso la collinetta degli elfi: operina teatrale “L’elfo, scrittore dispettoso” di Valentina Harè

Ore 18:30 – Grande spettacolo dell’ Opera dei Pupi: ” Le avventure di Orlandino” della “Compagnia Nino Cuticchio e Filippo Verna Cuticchio, Teatro Ippogrifo”.
Al termine:
saluti finali, ringraziamenti e appuntamento al Family Day Palermo 2014