Visualizzazione post con etichetta Family day. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Family day. Mostra tutti i post

18 luglio 2017

Iannaccone: Il Family day sbaglia a dividersi in fazioni


di Antonio Iannaccone

È davvero paradossale la situazione che sta vivendo il mondo cattolico: tutti uniti nel popolo del Family day il 30 gennaio del 2016, tutti divisi un anno e mezzo dopo. Tutto questo accade in un momento storico decisivo, in cui i rischi che corre la nostra penisola sono paragonabili a quelli vissuti nello scontro tra Dc e Pci nel 1948. Sto esagerando? La rivoluzione dei nostri tempi non produrrà guerre né esecuzioni sommarie però, se alziamo appena appena la superficie delle cose, ci rendiamo conto che la questione si fa seria: il potere sta ridefinendo alla radice l'umanità, cioè vuole essere signore assoluto della vita, della morte e dell'affettività.

L'Italia è determinante nello scacchiere mondiale: se il nostro Paese resiste allora è possibile che resista anche il resto dell'Occidente. Insomma, siamo sul Titanic e invece di ricompattarsi in fretta le varie componenti del Family day litigano perché ci sono varie correnti di pensiero.

La prima proposta è quella cultural-educativa che però funziona sul lungo periodo. La seconda opzione è quella del comitato Difendiamo I nostri figli: visto che è fondamentale essere efficaci in tempi rapidi, il gruppo capitanato da Massimo Gandolfini propone di candidare persone di fiducia nei partiti. L'obiezione a questa possibilità arriva da Eugenia Roccella che ha detto: «Al voto finale siamo stati capaci di mettere insieme, contro una legge eutanasica come quella sul biotestamento, solo 37 voti». Se a questo aggiungiamo la legge sul divorzio breve e la legge sulle unioni omosessuali, il giudizio diventa inesorabile: lo schema dei cattolici presenti nei vari partiti è tramontato. La terza strategia è quella messa in campo dal gruppo politico Idea: essere uniti in un movimento pro famiglia, ma alleati in coalizione con altri partiti. Rimane la quarta strategia, quella del Popolo della famiglia: unirsi in un soggetto autonomo che condizioni la politica dall'interno del Palazzo.

Cari politici cattolici, i tempi stringono. O ci rassegniamo o decidiamo di agire. E se si decide di agire, bisogna fare una scelta, che pare obbligata e passa per la via di un soggetto autonomo. A meno che qualcuno non abbia idee migliori... Ma purtroppo non se ne vede l'ombra.

 

31 agosto 2016

Esce il libro di Massimo Gandolfini. L'Italia del Family day.

Ha nelle vene un po’ del sangue di don Enrico Tazzoli, il più famoso dei cinque martiri di Belfiore. Da giovane scelse l’«opzione privilegiata per i poveri». Militava nei Cristiani per il socialismo e professava la teologia della liberazione. Aveva i suoi riferimenti spirituali e politici in Giulio Girardi, Ernesto Balducci e Giovanni Franzoni. Votava Psi e leggeva «Com Nuovi Tempi». Al referendum del 1974 si espresse a favore del divorzio. Poteva finire arruolato nelle Brigate rosse o in Prima linea.

La svolta avvenne il 14 maggio 1977, quando a Milano partecipò al corteo di protesta in cui il poliziotto Antonio Custra, 25 anni, fu ucciso con una rivoltellata da un manifestante che aveva il volto coperto da un passamontagna. Davanti al sangue che scorreva sull’asfalto, lo studente universitario prossimo alla laurea cominciò a diventare l’uomo che è oggi. Eppure lo descrivono come sanfedista, oscurantista, omofobo, retrogrado, reazionario.

Ma chi è in realtà, che cosa vuole e fin dove è disposto ad arrivare Massimo Gandolfini, il presidente del comitato Difendiamo i nostri figli, comparso all’improvviso all’orizzonte dell’Italia con il Family day? E perché ha sfidato il premier Matteo Renzi? Questo movimento di popolo diventerà un partito?

Neurochirurgo specializzato in psichiatria, direttore del Dipartimento di neuroscienze per la chirurgia testa-collo nell’ospedale Poliambulanza di Brescia, consultore vaticano per l’esame dei miracoli che hanno portato sugli altari Madre Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II, Elisabetta della Trinità e Charles de Foucauld, il professor Gandolfini ha cambiato vita dopo l’incontro con Francisco Argüello, detto Kiko, lo spagnolo fondatore del Cammino neocatecumenale. In questo libro dice la sua sulla deriva etica che l’ha costretto a portare in piazza oltre 1 milione di italiani: unioni civili, utero in affitto, adozioni gay, omosessualismo, teorie gender. E racconta per la prima volta di sé e dei sette figli che ha adottato perché non poteva averne di suoi, tre dei quali sarebbero morti se Gandolfini e la moglie, medico come lui, non li avessero accolti e curati con la loro scienza in una casa che è a un tempo famiglia e ospedale.

Esce domani, 1 settembre. Per info: Marsilio editore
 

02 febbraio 2016

Cosa succederà dopo il 30 gennaio?


di Alessio Calò

Il 30 gennaio è stato un grande giorno, come hanno scritto su questo blog Salvatore Cammisuli e Giuliano Guzzo: un popolo da tutta Italia (interessante la genesi che ne ha offerto la Miriano) si è mosso e ritrovato a Roma per difendere la famiglia dallo smembramento, concretizzato in questi tempi dal ddl Cirinnà. Un popolo che, dopo le prime titubanze e paure, sta crescendo e si sta organizzando per "avviare processi" (EG) che proseguiranno dopo il Family Day, perché la guerra è appena iniziata. Proponiamo ai nostri elettori qualche spunto di riflessione.

Il primo riguarda la "profanazione" di piazze storicamente simbolo delle rivendicazioni della sinistra. Prima San Giovanni, teatro del Family Day del 20 giugno, poi il Circo Massimo. Piazze che un tempo venivano riempite dalla sinistra (pare che nel 2002 Cofferati ci avesse portato - con l'apparato iper organizzato e iper finanziato della CGIL - 3 milioni di persone; fatto ben strano se l'ANSA ha dichiarato che al Circo Massimo ne entrano al massimo 300 mila), la stessa sinistra che oggi riesce a riempire a mala pena qualche autobus (forse perché preferisce i trenini).
Ci spiace poi che la sinistra abbia cambiato target di riferimento, passando dai diritti sociali a quelli (in)civili: la sinistra vera dovrebbe tornare a pensare al lavoro, ai poveri, alle difficoltà delle famiglie, piuttosto che ai capricci degli alto-borghesi. Dovrebbe difendere il proletariato (ovvero coloro che hanno come ricchezza solo i propri figli) e combattere il capitale, arricchito dal commercio dell’utero in affitto (con la compravendita di donne e bambini) e dai lauti profitti dell’industria contraccettiva e abortista. Ma forse questa sinistra, ormai tristemente avviata sul sentiero radical-chic (come intuì il grande filosofo Del Noce), non è che l'utile idiota dell’oligarchia finanziaria al potere.

Il secondo spunto riguarda il ruolo della CEI (e appendici), rispetto al Family Day del 2007: il passaggio dalla gestione trainante di Ruini a quella trainata (quando non zavorrante) di Bagnasco ha rivelato come, grazie anche agli interventi provocatori del segretario Galantino (lo ringraziamo davvero per averci permesso di farla finita con certo clericalismo cattodem), l’autonomia dei laici sia cresciuta, fino ad ottenere ex post la benedizione della CEI. Che dire? Abbiamo risposto al meglio alla richiesta del Santo Padre di lasciarci alle spalle qualsiasi tipo di "input clericale", anche se il sostegno morale dei pastori ci sarebbe di grande conforto (ringraziamo mons. Bregantini per la sua preziosa presenza al Circo Massimo).

Dal punto di vista della politica, regno del cinismo e della furbizia, al Circo Massimo abbiamo assistito ad una testimonianza e ad un segnale importanti: un popolo stanco di fuffa renziana e poltronismo alfaniano reclama una considerazione seria, e non ha più paura di farsi sentire. Renzi non faccia il furbo né l'arrogante, sappiamo bene che sta spostando l'attenzione su temi mediaticamente sensibili per mettere in secondo piano i lavori sulla riforma costituzionale (che dire anti-democratica è poco) e nascondere il fallimento della sua politica economica eterodiretta (inutile far finta di battere i pugni sul tavolo della Merkel quando questa ti tratta da sub-umano), che sta trasformando l'Italia in un deserto industriale popolato da un esercito di riserva.
Ora rimaniamo comunque in attesa (non passiva ovviamente) di vedere il percorso del ddl Cirinnà: cerchiamo di resistere fino all'estate e poi aspettiamo che Renzi si logori con il referendum costituzionale, quando i i grillini – e non solo – lo massacreranno.

Intanto ci dovremo sorbire la martellante campagna omosessualista iniziata sui media (abbiamo avuto un bell’esempio domenica: pomeriggio con la d'Urso tutto pro-gender, tribunale giacobino a La7 per la Miriano, le Iene a declamare la bellezza delle coppie omo-genitoriali, la notte su Rai3 con le continue prese in giro al Family Day), che comunque conferma il successo del Family Day: ci ripropineranno le palle dei figli del principe della menzogna, come i 100.000 figli di coppie gay, la madre come "concetto antropologico", la superiorità delle coppie gay rispetto alle famiglie nell'educazione dei bambini, quel che conta è l'amore, ecc.

Cari amici, siamo "strumenti insufficienti", ma "il Signore ci aiuterà e Maria Sua Santissima Madre sta dalla nostra parte"!
 

01 febbraio 2016

Family Day 2016, anatomia di un trionfo


di Giuliano Guzzo

Il giorno successivo ad una grande manifestazione, tradizionalmente, è quello dei bilanci e il Family Day 2016 non fa certo eccezione. Dunque, successo o fallimento? L’evento ha rispettato o deluso pronostici? Chi c’era – e ieri ha visto il Circo Massimo letteralmente invaso – difficilmente oggi parlerà di flop anche perché, in effetti, le immagini sono chiarissime nel documentare l’affluenza di una vera e propria marea umana. Viceversa i critici della manifestazione, fino all’altro giorno uniti nel giudicarla – senza, per la verità, grande originalità terminologica – «medievale», dalle ore successive alla stessa hanno prevalentemente preso di mira la stima di due milioni di partecipanti, diffusa nel corso dell’evento. Chi ha ragione, allora? Quanti ritengono Family Day 2016 un indubbio successo o gli scettici sulle effettive adesioni alla stessa?

Prima di rispondere, credo occorra anzitutto un passo indietro ricordando come la manifestazione di ieri presenti – oggettivamente – delle caratteristiche uniche. Primo elemento di unicità: i tempi di organizzazione, strettissimi. Basti ricordare che fino a poche fine settimane fa non solo non era certa la data del Family Day 2016, ma neppure il luogo, che da piazza San Giovanni è stato praticamente all’ultimo spostato al Circo Massimo. Secondo aspetto più unico che raro è l’organizzazione, che non ha potuto contare né sulle tessere o sulla fedeltà tipica dei militanti di partito né sugli sconti che le sigle sindacali, di solito, propongono ai propri iscritti in occasione dei raduni promossi. Il Family Day 2016, promosso dal comitato “Difendiamo i nostri figli” – altra associazione costituita in tempi recentissimi – è stato a tutti gli effetti una manifestazione nata dal basso.

La stessa CEI ha appoggiato per bocca del proprio Presidente, il cardinal Angelo Bagnasco, il Family Day 2016 quando la macchina organizzativa dell’evento era già avviata, a differenza del Family Day 2007, che ebbe nella Conferenza episcopale italiana non solo un alleato, ma un deciso promotore sin dall’inizio. Alla luce di detti elementi – la tempistica strettissima, l’assenza di sostegni dall’alto e di finanziamenti – solo la malafede o peggio l’invidia potrebbe spingere a negare come la manifestazione di ieri sia stata un successo straordinario sotto molteplici punti di vista. Incluso il messaggio di netta contrarietà al disegno di legge Cirinnà, anche questo privo di rappresentanza politica. Infatti, anche se da un lato è vero che al Circo Massimo hanno presenziato alcuni politici, dall’altro è chiaro come politica, fatta eccezione forse per Lega e FdI, sia a larga maggioranza favorevole alle unioni civili.

Unioni civili – anche questo è doveroso sottolinearlo – che la marea umana presente al Circo Massimo non ha contestato solo per l’adozione del figliastro, la cosiddetta stepchild adoption, che legittimerebbe, di fatto, l’utero in affitto, ma proprio in quanto unioni civili che andrebbero iniquamente a confondere la famiglia fondata sul matrimonio con altre unioni. La forza del Family Day 2016 si è dunque concretizzata in almeno due aspetti diversi e, direi, per nulla trascurabili: quello organizzativo e quello contenutistico, che pur non avendo visto proferire dal palco dell’evento neppure una sillaba contro le persone omosessuali – anzi! -, è stato nettissimo nel rigettare l’intero impianto del disegno di legge Cirinnà. Una contrarietà che è stata espressa in modo chiaro e argomentato, senza la minima dimostrazione di “oscurantismo”.

A questo proposito, sarebbe bello capire da quanti – specie sui social network – hanno detto le cose peggiori sul Family Day, sulla base di quali elementi apostrofano come ignoranti e retrogradi coloro che vi hanno partecipato. Ieri al Circo Massimo io c’ero e posso dire d’aver salutato, fra gli altri, giovani laureandi, avvocati, medici e docenti universitari. Tutta gentaglia che non ha mai preso in mano un libro? Ne siete proprio sicuri, cari paladini del Progresso? Certo, fra i manifestanti c’era anche tantissima gente semplice, ma prima di avventurarmi in critiche temerarie quanto infondate – nel senso che non partono dal dato di realtà, dunque da un vero fondamento, bensì dal solo pregiudizio – starei molto attento, specie nella misura in cui queste critiche sono vibrate, di fatto, ad un intero popolo. E veniamo ora al punto più discusso: quello del numero dei presenti, ieri, al Circo Massimo.

La stima di due milioni, prt molti, è esagerata. Personalmente, avendo preso parte a una manifestazione dove due milioni di persone c’erano veramente – la Giornata Mondiale della Gioventù 2011, a Madrid, evento pure quello pieno di cattolici non timorosi di dichiararsi tali (ma non ditelo ai critici del Family Day, altrimenti s’inacidiscono ancor di più) –, potrei anche dubitare del fatto che a Roma, ieri, ci fosse così tanta gente. Tuttavia, come detto, al Circo Massimo – a differenza dei critici dell’evento – io c’ero e assicuro che la marea umana era impressionante, tanto da costringere centinaia anzi migliaia di persone all’esterno. Chi poi, per criticare la manifestazione, fa confronti fra fotografie del Circo Massimo di concerti che immortalano quasi solo il palco con altre scattate ieri nella piccola parte dell’area transennata e inaccessibile (quindi per forza di cose vuota), si commenta da solo.

Tuttavia, poniamo pure che al Family Day ci fossero 3,4,500.000 persone – posto che secondo me i partecipanti erano parecchi, ma davvero parecchi di più -: qualcuno può fare qualche esempio, nella storia d’Italia, in cui un raduno simile di persone sia stato organizzato in poche settimane, senza alcuna forma di contributo e con i mass media che hanno speso i giorni precedenti non solo a non pubblicizzarlo più di tanto, ma a remare in senso opposto (vedasi, per esempio, gli orecchini arcobaleno esibiti da Barbara d’Urso)? Avanti, su, sarei proprio curioso di avere una risposta. E con me tanti altri che hanno ormai ben chiaro come le critiche numeriche – peraltro dagli stessi che sabato scorso si sono bevuti in silenzio il milione di presenze fantasma, nelle piazze, a favore del ddl Cirinnà  – siano solo l’ultima spiaggia di chi, in fondo, non sa darsi pace per un evento che, comunque la si pensi, è già nella storia di questo Paese.
 

Lunga vita all’Italia che «tiene famiglia»


di Salvatore Cammisuli

Il Circo Massimo si è svuotato, i partecipanti al «Family Day» sono tornati a casa e alla Cirinnà, presa una bella dose di Gaviscon, sarà già passato il bruciore di stomaco. Aspettando di vedere se il Palazzo deciderà di ascoltare le lobby dei soliti noti o quello che per «la Costituzione più bella del mondo» è il «popolo sovrano», possiamo fare qualche considerazione.
Mettiamo subito da parte la guerra dei numeri, perché a tutti è ormai chiaro che in base alle leggi della fisica le piazze si stringono e si allargano secondo le circostanze, che in base alle leggi della matematica le cifre si arrotondano per eccesso quando manifestano i progressisti e per difetto quando manifestano i bigotti, e che in base alle leggi del giornalismo le redazioni si muniscono di solerti contabili solo quando c’è il Family Day.
Andiamo alle considerazioni. Prima: quella che ieri ha riempito il Circo Massimo, ci sembra di poter dire, è l'Italia genuina, strapaesana, nazionalpopolare; quell'Italia che odia le sveglie, che si commuove ascoltando la canzone della mamma e che sulla bandiera scriverebbe «tengo famiglia» - e sugli striscioni proposte di matrimonio.
Non solo: questa è l'unica Italia che, sul piano delle «battaglie di civiltà», può avere rilievo internazionale. Se anche l'Italia si piegasse ai diktat giacobini, sarebbe una repubblichetta di quart'ordine in mezzo a tante altre. Oggi, invece, per molti, in Europa e nel mondo, l'Italia non è un fanalino di coda, ma un faro luminoso. Per molti nel mondo l'Italia non è l'ultimo residuo del bigottismo ma, tra i Paesi occidentali, l'ultimo baluardo della civiltà e del buon senso, per cui i figli si fanno e non si comprano, e se si fanno si fanno col metodo antico, che tanto disgusta gli gnostici e tanto piace alla gente normale.
Seconda considerazione: a ben vedere, avrebbero ragione di festeggiare i cattolici «adulti», quelli che per decenni ci hanno raccontato la favola dell’autonomia dei laici rispetto alla gerarchia. Bene: al momento di combattere ai cattolici adulti ma non adulterati, al popolo maturato nei tre decenni e mezzo di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI non è servito alcun vescovo pilota per capire che i principi non negoziabili si chiamano così perché non sono negoziabili.
Papa Francesco ha preferito chiarire sobriamente la posizione giusta senza mettersi alla testa dell’esercito, e già da tempo aveva chiarito che questo è il suo stile. Del resto, quale sia il suo pensiero sull’argomento è lampante fin dal giugno 2010, quando da arcivescovo di Buenos Aires, in occasione di un analogo disegno di legge, scrisse parole nette e inequivocabili: «Qui c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra. Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma è una “mossa” del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio». La lettera sarebbe da leggere per intero ed è disponibile sul sito della Bussola quotidiana.
E qui saremmo al terzo punto: la contestualizzazione. Aver vinto una battaglia non ci deve far dimenticare la guerra. In quanto contro-rivoluzionari dobbiamo sempre tener presente che la Rivoluzione arcobaleno, fatta di ideologia gender, «matrimoni» gai e uteri in affitto, è solo la fase attuale di un processo più ampio, che nel suo sorgere vide un frate disconoscere il Sacramento del Matrimonio e un re che pretendeva una dichiarazione di nullità delle sue nozze. Anzi, a essere più sinceri, nella primissima fase ci fu un tale che disturbò una coppia di sposi in un giardino – ma questo l’ha già detto il Papa.
 

30 gennaio 2016

La storia siamo noi. Potenti perché liberi

di Giuliano Guzzo
Poltrone. E’ con poltrone che il Presidente del Consiglio, addomesticando il Nuovo Centro Destra, conta di far passare definitivamente il disegno di legge Cirinnà. Fregandosene dell’iter previsto (le unioni civili non hanno mai ultimato il passaggio in Commissione), fregandosene dei sondaggi, che da tempo registrano un forte calo di interesse degli italiani che – pur bombardati mediaticamente – iniziano a sentire puzza di bruciato. Fregandosene di tutto.

Purtroppo il Premier, quei parlamentari che già esultano e le sveglie in piazza sabato scorso, non hanno fatto i conti con una cosa: il popolo. Quello cattolico ma non clericale, quello laico ma non laicista, apparentemente povero perché senza gran rappresentanza parlamentare, ma potentissimo perché libero.

Per questa ragione, insieme a tantissimi amici, oggi vado al Circo Massimo. Vado perché l’arroganza politica è già insopportabile, ma quando pretende di sfigurare l’istituto familiare confondendolo con unioni che famiglia non sono, deve essere fermata. Vado perché i bambini – tutti – hanno diritto ad un padre ed una padre, ed uno Stato che per legge vuole indebolire questo diritto non solo è ingiusto, ma è il più ingiusto di tutti perché fa pagare ai piccoli i desideri dei grandi. Vado perché non voglio vivere in un Paese che afferma di tutelare le donne, ma poi elargisce diritti a chi, all’estero, le donne le sfrutta, violando la loro maternità e spezzando quel legame madre-figlio tutelato per i cuccioli animali ma non per i neonati, e poi hanno pure il coraggio di parlarci di “amore”.

Oggi quindi vado, anzi andiamo al Circo Massimo perché se non lo facciamo ora, non avremo più scuse. Andiamo ora perché scherzare con la famiglia significa scherzare col futuro, e chi se ne frega – ho scritto proprio così: chi se ne frega – se diranno che siamo arretrati, bigotti e medievali. Se il futuro e il progresso hanno la faccia di Barack Obama, il pacifista bombardiere, oppure quella di Elton John, capite anche voi che se ne può fare spensieratamente a meno.

Non per arroganza, ma perché i bambini meritano di meglio della filastrocca del “LoveisLove” e perché gli uomini e le donne di domani – a prescindere dalle loro tendenze sessuali – hanno tutto il diritto di continuare a sapere che cos’è una famiglia. E se ripetere questa elementare verità costa, ben venga il conto: qualunque esso sia. Coraggio, Amici. La storia siamo noi.

giulianoguzzo.com
 

25 gennaio 2016

"Noi ci alzeremo in piedi": il 30 gennaio tutti in piazza per la famiglia!

di Marco Mancini

“Il Partito raccomandava di non badare alla prova fornita dai propri occhi e dalle proprie orecchie. Era l’ordine finale, il più essenziale di tutti. Il suo cuore ebbe un tuffo al pensiero dell’enorme potere spiegato contro di lui, della facilità con cui ognuno dei cosiddetti intellettuali del Partito lo avrebbe potuto rovesciare sul tappeto della discussione, degli argomenti sottili ch’egli non sarebbe stato in grado di comprendere, e tanto meno di controbattere con adeguate risposte. Eppure lui aveva ragione! Loro avevano torto e lui aveva ragione. Le cose ovvie, le cose semplici, le cose vere dovevano essere difese. Le verità esistenti erano vere, non ci potevano essere dubbi, su questo! Il mondo concreto, le sue leggi non mutano. Le pietre sono dure, l’acqua è liquida, gli oggetti privi di sostegno cadono verso il centro della terra” (G. Orwell, 1984)

George Orwell aveva correttamente individuato la caratteristica principale dei totalitarismi che hanno insanguinato il Novecento e, in particolare, del comunismo sovietico: essi hanno cioè incarnato una dittatura della menzogna o, invertendo i termini del discorso, una rivolta dell’ideologia contro la realtà e quindi contro la verità. Gustave Thibon, in Ritorno al reale, scrive non a caso che "il reale non è ciò che si oppone all'ideale, ma alla menzogna".

Di questa rivolta contro la realtà Orwell non è stato l’unico ad avvertire il pericolo: in ambito cattolico è molto nota la profezia di Chesterton, quella per cui “la grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. […] Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto”. Le assonanze tra le due citazioni sono impressionanti, persino nel “due più due fa quattro” che torna ripetutamente in 1984, tanto da chiedersi se Orwell non avesse per caso letto e meditato lo scritto chestertoniano.

La post-modernità si è incaricata di portare fino alle estreme conseguenze questo prometeico rifiuto del principio di realtà, attraverso l’affermazione di quella che Joseph Ratzinger ha chiamato “dittatura del relativismo”. Il processo rivoluzionario, dunque, minaccia oggi di destrutturare persino i caratteri fondamentali della natura umana: questo è il campo di battaglia in cui si inseriscono tutte le questioni che attengono ai cosiddetti “principi non negoziabili”.

Esattamente questa è la posta in gioco nel dibattito sul c.d. Ddl Cirinnà, riguardante le unioni civili per gli omosessuali. Occorre finirla con gli eufemismi, le ipocrisie, le battaglie di retroguardia e proclamare la verità tutta intera. Mi rendo conto che per convincere l’opinione pubblica sia forse più conveniente concentrarsi sulla stepchild adoption, spiegare come essa costituisca una legittimazione de facto dell’utero in affitto, insistere sul diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma. Sono strategie dialettiche anche efficaci e le comprendo pure: servono per rendere la pariglia alla suprema ipocrisia del fronte avverso, che rifiuta di chiamare le cose con il loro nome, straparla di fantomatici diritti, strumentalizza storie lacrimevoli per raggiungere il proprio scopo. Gli avversari fanno il gioco delle tre carte, perché sanno benissimo che, se portassero il loro discorso alle estreme conseguenze, pochi li seguirebbero nel loro delirio ideologico; per questo usano la strategia della rana bollita, cioè dell'assuefazione graduale al fatto compiuto. 

Proprio per questo, però, i tatticismi non bastano. Bisogna gridare forte e chiaro che il Ddl Cirinnà va respinto semplicemente perché avalla una menzogna ideologica. Esso equipara nei fatti, se non in diritto, tutti gli orientamenti sessuali, creando una sorta di “piccolo matrimonio” per gli omosessuali: destruttura così la famiglia naturale promuovendone una grottesca caricatura, nega la realtà elementare per cui la generazione della vita è affidata alla complementarità feconda tra uomo e donna, quella che l’autore ispirato nel libro della Genesi compendia nell'espressione “Maschio e femmina li creò”. Ogni proposta di legge che, come quella attualmente in discussione, contenga una qualsiasi forma di riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali, va respinta al mittente, a prescindere che essa contempli o meno la possibilità di adozioni. Non è quello il discrimine, con buona pace del pilatesco Alfano, pronto a inscenare una finta battaglia di bandiera per poi riscuotere i trenta denari frutto del suo tradimento.

Stupisce, dunque, che a questa battaglia intrapresa da tanta parte del laicato cattolico e che culminerà il prossimo 30 gennaio con la grande manifestazione di Roma, non sia giunto fin dall'inizio un sostegno chiaro da parte dei vertici istituzionali della Conferenza Episcopale Italiana, almeno fino al decisivo endorsement del Cardinale Angelo Bagnasco. Nessuno che abbia detto una parola sulle vergognose dichiarazioni del ministro Boschi, che ha pure l’impudenza di continuare a professarsi cattolica: anzi, durante la vicenda di Banca Etruria mons. Galantino l’ha esplicitamente sostenuta, invitandola ad “andare avanti”. Nessuno che richiami i parlamentari sedicenti cattolici all’osservanza di quanto già disposto dalla Congregazione per la dottrina della fede, allora guidata da Joseph Ratzinger, nel 2003. Anzi: l’impegno dei cattolici contro il disegno di legge viene visto con sospetto e fastidio da almeno una parte dei vertici ecclesiali: disturba il manovratore, non va incontro ai disegni di “dialogo” tanto di moda negli ambienti modernisti e di nuovo in auge con il nuovo corso avviato nella Chiesa italiana e non solo.

Ma noi continuiamo ad avere in mente le parole di San Giovanni Paolo II, pronunciate negli USA nel 1979: “Noi ci alzeremo in piedi [We will stand up] ogni volta che la vita umana viene minacciata. […] Ogni volta che si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi ci alzeremo in piedi per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia nell’amore. […] Ogni volta che il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi ci alzeremo in piedi, riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per bene comune di ogni società, nazione e Stato”. Fu, quello di Giovanni Paolo II, un pontificato che diede la sveglia a una Chiesa intorpidita dalla sbornia post-conciliare, segnando la riscossa e la rinnovata presenza pubblica di un cattolicesimo che sembrava destinato a restare per sempre nel chiuso delle sacrestie, o a esaurirsi nel sociologismo autoreferenziale. Lo rileviamo qui a beneficio dei farisei del tradizionalismo, che magari il 30 gennaio resteranno a casa per non contaminarsi con i manifestanti neocatecumenali e che sono sempre pronti a filtrare il moscerino di qualche citazione magisteriale, salvo poi ignorare i grandi spartiacque della storia.

Winston: Io so che alla fine sarete sconfitti. C'è qualche cosa, nell'universo... non so, un qualche spirito, un qualche principio... che non riuscirete mai a sopraffare.
O'Brien: Credi in Dio, Winston?
Winston: No.
O'Brien: E allora quale può essere questo principio che ci annienterà?
Winston: Non lo so. Lo spirito dell'Uomo.
O'Brien: E tu, ti consideri forse un uomo?
Winston: Sì.
O'Brien: Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l'ultimo uomo. La tua specie è estinta; noi ne siamo gli eredi. Ti rendi conto che sei solo? Tu sei fuori della storia, tu non esisti.
Diversamente dal protagonista di 1984, e con buona pace dei volenterosi O'Brien dei giorni nostri, noi crediamo in Dio e sappiamo che - per quanto invincibile possa apparire l'avversario - spetterà a Lui la vittoria finale. Per questo, nonostante le ambiguità dei Pastori, noi ci alzeremo in piedi. Sabato 30 gennaio scenderemo in strada e ci raduneremo al Circo Massimo, dove scorse il sangue di tanti martiri cristiani. Lo faremo per ribadire che due più due fa quattro, che la famiglia è una sola, che i figli nascono da un padre e da una madre, che tutti i sofismi, le menzogne e le pressioni della lobby omosessualista e dei suoi mandanti non riusciranno ad oscurare queste verità. Lo faremo per difendere non solo i diritti di Dio e quelli della famiglia, ma anche il diritto dei popoli a non essere violentati nella loro coscienza e nel loro senso comune dagli aborti ideologici dei nuovi giacobini. Lo faremo in tanti, con la libertà dei figli di Dio che ci viene dal nostro Battesimo - almeno per noi cristiani - e con la forza della retta ragione. Siete tutti invitati.
 

21 gennaio 2016

La Cei sostiene il Family Day, con lo zampino di Parolin


di Francesco Filipazzi

La Cei sostiene il Family Day del 30 gennaio e, fanno sapere fonti vaticane, anche Papa Francesco sarebbe d'accordo con la discesa in campo dei vescovi italiani, tardiva ma comunque giunta a fugare ogni dubbio.

La testa di ponte della svolta, dopo mesi di asinerie galantiniane, è stato il cardinale Angelo Bagnasco, le cui dichiarazioni finalmente nette hanno dato la benedizione alla manifestazione. A quanto pare l'artefice della copertura papale sarebbe il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che ancora una volta è intervenuto a rimettere ordine in un mondo cattolico italiano in affanno. Parolin già dopo la vittoria delle nozze gay in Irlanda, si era espresso in modo molto critico, definendola una sconfitta per l'umanità.

Non era accettabile dunque che proprio in Italia, a Roma, accadesse la stessa cosa, oltretutto in un Parlamento dove, fino a prova contraria, i cattolici o sedicenti tali sono molti. Il Segretario quindi, da politico navigato, deve aver valutato che una piazza con milioni di cattolici senza la benedizione dei capi, sarebbe stato uno smacco. Il popolo cattolico che si muove senza i suoi vescovi, come già successo a giugno, sarebbe stato questa volta ancora più devastante. La linea Galantino non era più accettabile e soprattutto, l'approvazione delle nozze gay senza la minima opposizione della Chiesa italiana, sarebbe stato un marchio indelebile. Una vigliaccata totale.

L'effetto del placet delle alte sfere verso il Family Day ha già dato i suoi frutti. Dopo l'uscita di Bagnasco, le adesioni sono diventate talmente numerose che gli organizzatori hanno dovuto cambiare la location. Segno che c'erano persone e movimenti che non aspettavano altro che un segnale. Segno che, ce ne rallegriamo, quando il punto di riferimento del cattolicesimo parla senza tentennamenti, il popolo è felice di scendere in battaglia. Una frase del presidente della Cei fa muovere centinaia di migliaia di persone. Sarebbe dunque ora che i Vescovi tornino consapevoli di avere un ruolo basilare per un'Italia in cui il cattolicesimo non è morto. Se tutti scendessero in campo, portandosi dietro le diocesi, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, probabilmente l'Italia verrebbe bloccata da una marea umana.

Siamo ancora qui, insomma. Basta chiamarci.
 

16 gennaio 2016

Sorpresa Maradiaga. Parole nette sui matrimoni gay. La Cei prenda spunto

di Francesco Filipazzi

"Quando il Papa ha avuto qualche espressione per i gruppi gay e lesbiche, questi sono arrivati a considerare che il Papa stava mettendo in agenda la possibilità che la Chiesa avallasse il matrimonio tra persone dello stesso sesso. No, dobbiamo capire che ci sono cose che possono essere riformate e altre no. La legge naturale non può essere riformata".
Queste frasi non sono state pronunciate dal bieco Mons Luigi Negri, dall'antico Card Martini o dall'orribile avv. Amato, ma dal Cardinale Maradiaga, l'arcivescovo di Tegucigalpa, attualmente a capo della commissione di cardinali che deve occuparsi di riformare la struttura della Chiesa, nei piani di Papa Francesco, di cui l'honduregno è un amico e collaboratore.
Frasi molto nette, rilasciate a un quotidiano dell'Honduras, che non lasciano adito a doppie interpretazioni e, proprio quindici giorni prima dell'ormai programmato Family Day contro la legge Cirinnà, sembrano di segno totalmente opposto a quelle pronunciate da alcuni improvvidi prelati italiani.
Mentre dunque Mons Galantino e compagnia, come dicevamo pochi giorni fa, si sono adeguati all'onda, un cardinale notoriamente inquadrato fra i progressisti, ribadisce a sorpresa la dottrina millenaria. Al contrario di quanto fece riguardo alla comunione ai divorziati, di cui purtroppo è fra i massimi promotori. Ma a quanto pare a tutto c'è un limite.

"Noi vediamo come Dio ha disegnato il corpo umano, il corpo dell’uomo e il corpo della donna, per integrarsi e trasmettere la vita, il contrario non è il piano della creazione, ci sono cose nelle quali non si può cambiare", spiega dunque Maradiaga, con una frase che anni fa era banale per un qualsiasi cattolico e oggi ci tocca salutare come clamorosa. Le foglie sono ancora verdi in estate dunque e a quanto pare lo rimarranno, se come dice il cardinale, la riforma della struttura ecclesiastica voluta da Francesco è solo una riforma economica e burocratica, che non dovrebbe toccare alcun dogma. Perché, ricorda sempre Maradiaga, la Chiesa ha una componente sovra umana, e quindi l'uomo non ne è proprietario. Sarebbe meglio che anche lui se ne ricordi.
Una boccata di ossigeno inaspettata, per un mondo cattolico disorientato e in molti casi avvilito dalle uscite dei vescovi italiani e dalla remissività del quotidiano di riferimento.

Un mondo cattolico che però non si è arreso e andrà al Family Day del 30 gennaio a ribadire il proprio no alla distruzione della famiglia in Italia.
 

07 gennaio 2016

Famiglie cristiane


di Satiricus

La spaccatura della realtà cattolica nazionale ci ha presentato di recente un nuovo e significativo esempio, corso attraverso due differenti ed opposte iniziative.

Partiamo da quella brutta. Gigi de Palo, presidente del Forum delle Famiglie, longa manus della poltrona galantiniana, ha dichiarato nei giorni scorsi di ritenere un fallimento il Family Day 2007. La logica della dichiarazione non è chiara, né lineare, come ormai va di moda nelle dichiarazioni degli ambienti vicini a curie e scuole teologiche postconciliari. Con un linguaggio degno dei “laici di Francesco” (categoria complementare a quella dei “preti di Francesco”) De Palo inneggia alla concretezza, disprezza la rincorsa di ideali vuoti e decreta che tutti amano la famiglia e desiderano avere una famiglia (se lo dice lui). In tempi non sospetti lo si sarebbe accusato di marxismo, oggi anziché accusarlo lo si promuove a ruoli strategici. Strategici per che? Andiamo per tappe. Prima tappa: è adeguato l’attacco al Family Day 2007? Fa giustamente notare Francesco Agnoli che il Family Day aveva come obiettivo di contrapporsi alla proposta dei Dico, obiettivo considerato raggiunto. De Palo invece denuncia il flop dell'esperienza, sulla base del mancato ritorno in termini di politiche economiche familiari. Qualcosa non torna, veniamo al secondo step. Suggerisce Cascioli quale sia la soluzione: la linea Galantino-depaliana sembrerebbe interessata ad offuscare l'importanza del Family Day, al fine di poter rilanciare ex parte catholica l'appoggio (passivo) delle unioni civili. L'ennesimo scivolamento di comodo, condotto a suon di frasi fatte e propagande oblique, in cui non poteva mancare la diagnosi brillante: mancano cattolici in politica. Mancano, è vero, e mancheranno finché la linea guida sarà data dai fautori del compromesso anti-identitario, quelli che confondono la sostanza delle cose con ideologia, e propongono come concretezza il cedimento allo storicismo di morali in situazione già dichiarate fallite dalla stessa storia (laica). Attendiamo gli sviluppi di questa fazione, che rappresenta le scelte della chiesa che comanda, quella delle poltrone.

Passiamo invece a considerare il secondo esempio, quello della chiesa che vive, quella delle periferie. “Un'ora di guardia” è infatti l'iniziativa di un gruppo di cristiani che, liberi da politiche e finanziamenti di sorta, liberi dai fardelli degli scribi 2.0, hanno deciso di opporre l’estremo grande atto di forza, autenticamente cattolico, contro la minaccia dell’ora presente. Il nemico principale è la Legge Cirinnà: non un’ideologia, ma un DDL che sta irrompendo nelle nostre vite, con o senza assegni familiari. Renzi e la politica ci hanno già voltato le spalle, le curie hanno in mente altre battaglie, che fare? Lanciare il grande appello di un'ora di preghiera, invitare i cristiani a dedicare un'ora di preghiera appositamente per fermare l'approvazione del Cirinnà e dei suoi sviluppi. In pochi giorni l'evento ha raccolto migliaia di adesioni ed una risonanza mediatica assolutamente impensata dagli stessi organizzatori. Lasciamo ai “tifosi di Francesco” di esprimere ottimismo su tutto, salvo lamentare nel dio denaro la radice di ogni male, noi altri passiamo dalle chiacchiere ideologiche all’unica concretezza che salva: pregare Nostro Signore. Iscrivetevi alla vostra Ora di Guardia e pregate con noi per la famiglia cattolica, contro le politiche anti-nataliste di chierici rossi o neri, affidandoci al solo rimedio sicuro in questi anni di grande confusione intra et extra Ecclesiam. 

 

26 giugno 2015

L'Ncd approva l'ora di religione gender (con imprimatur Cei)


di Francesco Filipazzi

Quando c'era Rutelli si stava meglio. Sappiamo che è una frase surreale, ma vedendo il comportamento dell'Ncd al Senato, non ci resta altro che rimpiangere quella sinistra cattolica che, fra mille contraddizioni, sui temi etici manteneva comunque una decenza.
Oggi invece l'Ncd, dopo aver partecipato al Family day, quasi cercando di porsi come riferimento politico della manifestazione, con un'operazione furbetta, ha sacrificato sull'altare del cadreghino ben un milione di persone, approvando la riforma della scuola che prevede una forte proposta “educativa” a base di ideologia gender. Che non esiste, ci dicono, eppur si muove.

In poche parole i camaleontici democristiani dell'Ncd, per mantenere la poltrona, hanno votato la fiducia ad una legge che pochi giorni prima sono andati in piazza a delegittimare. Senza vergognarsi. 
Anzi, rivendicando una vittoria enorme, in quanto all'interno della legge da loro approvata è stato inserita una clausola sul “consenso informato” da parte dei genitori, che devono essere d'accordo nel far partecipare i figli a queste lezioni “extracurricolari”, nelle quali, stando a quelle che vengono bollate come leggende metropolitane, a quanto pare si sessualizzano i bambini, si insegna loro ad avere rapporti sessuali, si mostrano loro genitali e si invitano a toccarseli a vicenda. 
I genitori dovranno quindi dire se sono d'accordo o no, grazie ai signori dell'Ncd. Un po' come per l'ora di religione, ma in questo caso probabilmente i genitori che daranno il loro “dissenso informato” non potranno mandare i figli a scuola un'ora dopo. Non è difficile predire che questi genitori, schedati per bene, verranno pressati per dare il consenso, pena la persecuzione del figlio. Nelle scuole italiane certe cose sono avvenute e avverranno ancora, se si tratta di difendere la religione di stato, che nei decenni scorsi era il marxismo e oggi è il genderismo.
La Cei in tutto questo non è pervenuta. O meglio, è sulla stessa linea dell'Ncd. I nostri amati vescovi hanno stroncato il Family day, dicendo che era una chiusura al dialogo, un brutto modo per manifestare il dissenso e via dicendo. I signori dell'Ncd si sono quindi allineati alle linee della Conferenza Episcopale, che evidentemente non ha alcun interesse nel far cadere Renzi. I soldi dell'accoglienza dei migranti non puzzano di certo. 

Postilla. I signori dell'Ncd si sono anche resi protagonisti di un tentativo di disinformazione piuttosto squallido. Sull'Occidentale è stato scritto, riguardo la partecipazione partitica, che in piazza mancavano totalmente Fdi e Lega. Fdi al Senato non c'è, ma alla manifestazione era presente con tutti i circoli romani e non solo. La Lega era impegnata in una festa nazionale, ma al Senato ha votato contro.
Sia di monito a chi ancora corre dietro con la lingua fuori ai vari Quagliariello e agli altri alfaniani, perché a furia di farsi trattare da stupidi, forse stupidi lo si è davvero.

 

20 giugno 2015

Oggi in piazza. Per i figli. Per la famiglia. Per il futuro


di Giuliano Guzzo 
Quanti saranno, oggi a Roma? Quanti sposi, quanti giovani e quanti nonni si raduneranno nel pomeriggio in piazza San Giovanni per dire insieme no all’indottrinamento gender nelle scuole e un forte sì alla famiglia, invitando tutti, politica in primis, a diffidare dalle imitazioni? Si stimano decine di migliaia di adesioni, alcuni parlano addirittura di centinaia di migliaia. Vedremo. Il gioco dei numeri, del resto, sarà anzitutto di quei giornali che faranno di tutto per delegittimare la manifestazione di oggi: cercando di presentarla come di pochi, se i presenti non fossero tantissimi, tentando di presentarla come di pericolosi omofobi, se invece – come pare – i presenti saranno tantissimi. Meglio allora non fermarsi ai pur importanti numeri, perché il raduno di popolo oggi a Roma ha un senso diverso, che non è tanto e solo di riempire una piazza bensì d’evitare uno svuotamento. 
Lo svuotamento definitivo dei valori della famiglia.
Sono infatti decenni che tentano di farla a pezzi, ma la famiglia resiste: fiera, gioiosa, tostissima. Hanno provato a vivisezionarla e sterilizzarla rispettivamente col divorzio e con l’aborto, sperando di spezzarla in due e impedendo che si allargasse a tre; ma lei pur accusando il colpo, non ha ceduto. Così hanno preso a calunniarla, insinuando che sia il luogo prediletto della violenza e dell’oppressione patriarcale, che sia meglio lasciarla sola. Eppure la famiglia non s’è fatta intimidire, continuando a generare compagnia e solarità, a trasmettere valori e insegnamenti. Per questo ora contano di farla fuori privatizzandola e immettendola nel mercato, ponendole accanto – in nome di un’uguaglianza fasulla, volta a parificare cose diverse – surrogati come le unioni civili. Per questo ora tentano, violentando la realtà, di spiegare che i componenti senza cui non solo non c’è, ma neppure può esserci famiglia – l’uomo e la donna, così diversi e così complementari grazie a mascolinità e femminilità – sono archibugi sessisti.
Di qui l’indottrinamento gender nelle scuole, i cosiddetti stereotipi di genere agitati come spauracchi, l’inverno demografico negato – questo sì, problema vero – e la famiglia presentata come una delle tante famiglie possibili, e neppure la più interessante. Ecco, gli sposi, i giovani e i nonni che oggi s’incontreranno a Roma manifesteranno per questo: perché i figli possano essere tenuti lontani da simili, oscene menzogne. Perché i bambini, già costretti a sopravvivere all’aborto di Stato per nascere – e circa uno su quattro, infatti, non nasce -, non siano chiamati anche a sopravvivere alla rieducazione di Stato. E che ce lo chieda l’Europa o ce lo suggerisca il presidente Obama o ce lo proponga qualche parlamentare o tenti di spiegarcelo qualche professore con l’aria da saputello non fa differenza: perché ogni tentativo di genitalizzare l’identità sessuale per fare spazio a infinite nuove identità gender è follia. Una follia talmente ridicola che può essere distrutta semplicemente con un sorriso. Ed oggi, a Roma, di sorrisi ce ne saranno tanti.
 

20 giugno 2013

22-23 GIUGNO: FAMILY DAY A PALERMO

di Federico Catani

Mentre rappresentanti delle istituzioni quali Laura Boldrini e Josefa Idem hanno dato il loro sostegno all'oscena e vergognosa parata del Gay Pride di Palermo (che si tiene il 22 giugno), noi appoggiamo la manifestazione a difesa della famiglia, l'unica e vera famiglia, quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Il Family Day si svolgerà, sempre a Palermo, in concomitanza con la sfilata degli invertiti orgogliosi di esserlo. Anzi, le giornate per la famiglia saranno due: 22 e 23 giugno. Ovviamente, chi può non faccia mancare la sua presenza. Chi invece non potrà andare, almeno diffonda e pubblicizzi l'evento e lo sostenga. Gli attacchi purtroppo arrivano anche da autorità insospettabili, segno di una crisi immane cui bisogna reagire con forza e determinazione. Non si tratta di elevare a modello le "famiglie Mulino Bianco", né di voler bruciare gli omosessuali, ma di difendere il buon senso, il diritto naturale e la ragione, contro la follia, il vizio e l'abominio. E ricordate: continueremo a lottare e combattere sino alla fine e anche oltre, a costo di restare soli contro tutti e di venir trascinati davanti ai tribunali. Viva la famiglia! Santa Famiglia di Nazareth, prega per noi e per questo mondo impazzito e deviato!
Ecco qui di seguito il programma della due giorni:

 Sabato 22
Dalle ore 10:30
- Accoglienza ai bambini e alle famiglie ai due ingressi del parco
Ore 11:00
- Presentazione e saluti di benvenuto; i rappresentanti del comitato organizzatore e delle associazioni partecipanti  illustrano le finalità dell’evento
Ore 11:30
- Luca Di Tolve (Associazione “Gruppo Lot, Regina della pace”) e il pastore Graziella Lotito (Chiesa Cristiana Evangelica “La parola vivente”) presentano il libro: “Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso” edizioni Piemme
Ore 12:15
- Spettacolo di Ignazio De Blasi “Il cantastorie del Belice”
Ore 13:15  – Pausa pranzo
Ore 16:30
- Intervento del Pastore Rocco La Riva (“Ekklesia Comunità Cristiana del Pieno Vangelo” Gela):
“Il sano rapporto tra genitori e figli: paradigma di una società ordinata e prospera”
Ore 17:00
- Intervento del prof. Matteo D’Amico (Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante): ” ‘Matrimoni’ omosessuali teoria del gender e omofobia: perché la libertà è in pericolo”
Ore 17:40
- Tavola rotonda: “Famiglia e Matrimonio: quale futuro?”  dibattito sul tema tra intellettuali ed esponenti delle associazioni partecipanti
Ore 18:40
- Presso l’anfiteatro del parco: spettacolo di musica dal vivo con gli “Agre Sound”, musica pop internazionale e italiana

 Domenica 23
Dalle ore 09:00
- Accoglienza ai bambini e alle famiglie ai due ingressi del parco
Ore 10:00
- Spettacolo itinerante di musica folk siciliana con “I Malarazza” (prima parte)
Ore 11:00
- Alessandro Fiore (redazione “Notizie Pro Vita – Pro Life News”) presenta la rivista e le finalità dell’iniziativa editoriale ideata dal direttore Tony Brandi
Ore 11:30
- “ManuClub”, di Maria e Carmelo Puglisi, presenta lo spettacolo di animazione per grandi e piccini: “Una famiglia a colori”
Ore 12:15
- Spettacolo di Ignazio De Blasi “Il cantastorie del Belice”
Ore 13:15 – Pausa pranzo
Ore 16:30
- Intervento del prof. Franco Rebecchi :  “Maschio e femmina li creò”(dal libro della Genesi, cap. I, 27), ” Uguaglianza, pari dignità e reciprocità  tra donna e uomo”
Ore 17:15
- Spettacolo itinerante di musica folk siciliana con “I Malarazza” (seconda parte)
Ore 18:15
- Presso la collinetta degli elfi: operina teatrale “L’elfo, scrittore dispettoso” di Valentina Harè

Ore 18:30 – Grande spettacolo dell’ Opera dei Pupi: ” Le avventure di Orlandino” della “Compagnia Nino Cuticchio e Filippo Verna Cuticchio, Teatro Ippogrifo”.
Al termine:
saluti finali, ringraziamenti e appuntamento al Family Day Palermo 2014