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10 ottobre 2017

Mi piace quando taci, perché sei come assente


di Satiricus

Diceva un vecchio motto - tratto da non so dove - “mi piace quando taci, perché sei come assente”. E’ un po’ severo, ma esprime bene il modo di operare dei totalitarismi e delle élite, tra le quali merita un posto di onore Santa Madre Chiesa. Sempre meno santa e madre, ma comunque Chiesa.

L’esempio ultimo e più imbarazzante è quello del silenzio polacco registrato nelle ultime ore. Per silenzio polacco intendiamo il nulla di notizie che Avvenire, Osservatore e compagnia sedicente “cattolica” ha dedicato alla mobilitazione di un milione di polacchi intenti a recitare il rosario a difesa dell’identità culturale e religiosa della nazione.

Loro, i polacchi, che sanno bene cosa capita quando l’ideologia prevarica la fede, e che hanno già dato il loro contributo di sangue sotto un po’ tutti i totalitarismi del secolo scorso, non ci hanno pensato due volte a scendere in piazza, anzi a disporsi lungo i confini, per erigere un muro di preghiere alto fino al cielo.

Ops, errata corrige: non un muro, ma un ponte lungo fino al cielo. In realtà non cambia di molto, o forse sì? Si può supporre che i profeti della misericordia non accetteranno la revisione e per questo terranno nell’oblio l’immenso evento.

Beati voi, fratelli polacchi! Quando inizierà il tempo dell’ira sarete ben protetti, al contrario di noantri.

Del resto, perché stupirsi? La Cattolica - dovremmo forse dire la “Multinazionale” dato che alcuni popoli non sono più di suo interesse - agisce così da tempo. Pensate a quanto continua a capitare con l’uso dei riti: la Missa antica silenziata e nascosta, in primis al clero e ai seminaristi, affinché né si conosca né tanto meno si celebri e dunque possibilmente si estingua.

Come concludere? Direi con le parole di Gesù, in attesa che censurino pure quelle: “se hanno trattato così il legno verde…”


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19 ottobre 2016

Un Campari con... Silvana de Mari


a cura di Daniele Barale

Silvana De Mari, medico-chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice fantasy di fama internazionale. Che non a caso è considerata da molti la J.K. Rowling italiana. Dal 2000, anno della sua prima pubblicazione per ragazzi L'ultima stella a destra della luna (Salani), ad oggi i suoi libri sono stati molti, come i premi ricevuti da più parti del mondo. Vale la pena ricordarne alcuni di grande successo: La bestia e la bella, L'ultimo elfo, L'ultimo orco, Il drago come realtà (ed. Salani), Io mi chiamo Yorsh (Fanucci), La morte e il diavolo (Lindau). L'abbiamo intervistata perché colpiti dalla sua idea di fantasy, inteso non come fuga dal mondo, bensì come metodo attraverso il quale riconoscere tutto ciò che di buono bello e vero esiste su di esso. Sulla scia di Lewis e Tolkien. Di fatti le sono state poste delle domande su alcuni dei temi di più stretta attualità, che rappresentano delle vere sfide all'umano e al bene comune. Come è nel suo stile, la De Mari ha risposto con la fermezza di chi non si piega di fronte a nessuna menzogna politically correct, ma desidera ardentemente indicare la strada più ragionevole da seguire per una vita migliore.

Parto da una semplice ma non banale domanda, perché scrive libri di fantasy?

Perché avevo bisogno di un contenitore dove poter parlare della storia e di Dio. La storia della mia epoca e della mia civiltà, quella europea. Oggi, finalmente, indipendentemente dal fatto che siamo credenti o liberi pensatori o atei perché è irrilevante, noi non possiamo non dirci discendenti del pensiero cristiano, anzi ebraico-cristiano. Se non lo facciamo, se non ritroviamo la fierezza della nostra storia e delle nostre radici spirituali, il nostro pensiero non potrà davvero rinnovarsi e sarà sconfitto. In primis dal duro confronto con l'islam, la cui shar'ia nega in principio la possibilità dell'attuarsi della dichiarazione dei diritti dell'uomo. Nel 1895 Lévi-Strauss rilasciò un'intervista in cui era nitidissima ormai la sua visione apologetica dell'Occidente: “Ho cominciato a riflettere in un'epoca in cui la nostra cultura aggrediva altre culture, e a quel tempo mi sono eretto a loro difensore e testimone. Oggi ho l'impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia finita sulla difensiva di fronte a minacce esterne, fra le quali figura probabilmente l'esplosione islamica. E di colpo mi sono ritrovato a essere un difensore etnologico e fermamente deciso della mia stessa cultura”. Sottoscrivo. Ricordiamo tutto questo. E allora salveremo tutti, sia i nostri figli che i figli di coloro che credono di essere i nostri nemici.

Visto che ha parlato di islam: da dove trae origine il terrorismo che lo contraddistingue?

Il terrorismo islamico ha una data di nascita precisa, il 22 novembre 1941, quando a Berlino Adolf Hitler ha pronunciato la frase: “Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica”. Quel giorno fu stretto un patto d'acciaio tra Hitler il Gran Muftì di Gerusalemme, lo zio di Arafat e la più alta autorità dell'islam sunnita. In cambio dello sterminio degli ebrei, il Gran Muftì di Gerusalemme offrì l'alleanza di tutto l'islam: Egitto, Siria, Iran, Iraq e ovviamente Palestina. Il nazismo e l'islam hanno gli stessi valori e gli stessi nemici, fu detto in tale occasione. Non a caso nel mondo arabo il Mein Kampf è il secondo libro più letto, dopo il Corano.

Vi è qualche speranza di aiutare i musulmani a rifiutare la violenza e ad accettare un sano confronto con i cattolici e chi altro non la pensa come loro?

Una certa condizione, anzi due, possono alimentare questa speranza: come dicevo poc'anzi, che l'Europa non dimentichi le proprie radici cristiane, medievali, divenendo così un autorevole interlocutore, per chi ha difficoltà a comprendere una sana idea di laicità, e che persone come Mahmoud Mohamed Taha siano ascoltate e supportate. E' il Gandhi sudanese (altro che i fantomatici “ribelli moderati”), impiccato sulla pubblica piazza di Khartum mentre benediceva la folla; era un uomo che amava la vita, amava l'umanità e amava la pace; affermava che il Corano si divide in due parti: le sure della Mecca, che affermano la pace, il rispetto per i non musulmani, l'uguale dignità delle donne rispetto agli uomini, e quelle feroci di Medina, che incitano alla guerra, alla ferocia, all'odio e alla discriminazione. Le seconde furono necessarie per affermare l'islam nella sua epoca, ma ora l'islam deve abbandonarle e seguire le prime, così da tracciare una seconda via, coniugandosi con il divenire della storia e affermando un “jihad di pace”. Le affermazioni di Taha sono contrarie al pensiero islamico prevalente da nove secoli, che considera eterno, quindi senza un prima e senza un dopo, il testo sacro, venuto direttamente da Allah, e quindi non assoggettabile a nessuna interpretazione. E' questa affermazione che impedendo la filologia ha causato la chiusura dell'islam alla filosofia. Fatto non avvenuto nel cristianesimo: San Tommaso d'Aquino lo conferma. Ma questo oggi, come tante altre questioni fondamentali, tra cui che l'uomo e la donna siano fatti per completarsi e amarsi per sempre, il matrimonio sia solo fra uomo e donna, che i bimbi abbiano bisogno solo di loro, è ostacolato dal  politically correct – il bipensiero di cui parla Orwell in 1984: il più ignobile impasto di manipolazione, intimidazione, razzismo e ipocrisia - usato dagli ambienti laicisti: irreligiosi relativistici. Non è detta l'ultima: le armi per fermarlo, tenerlo a freno ci sono: si chiamano  verità e coraggio.

Le chiederei di approfondire la questione radici cristiane, medievali.

E' dal Medioevo che siamo nati. Il crollo dell'Impero romano è stato un evento di una violenza inaudita e noi nasciamo da lì. Tutti noi abbiamo nei cromosomi un po' di romani e un po' di barbari. Il risultato fu una società di una violenza spaventosa, ma vitale. La Chiesa salvò la scrittura, il concetto di Dio e il valore del dolore. Sempre con il cristianesimo come collante, sempre feroci e armati fino ai denti, abbiamo cominciato ad andare avanti, siamo arrivati alla dichiarazione dei diritti dell'Uomo e alla vaccinazione antivaiolosa. Questa è la nostra storia e la propria storia non si rinnega mai. Se permettiamo a tutti di sputare addosso al nostro passato, perderemo quella dichiarazione. Il popolo, se questa parola può ancora essere usata, ha intuito confusamente che i libri di storia, che accennano appena alla ferocia di Lenin, di Stalin, di Mao e dei dittatori africani e mediorientali, sono falsi e che qualcosa di tremendo sta succedendo; di conseguenza si è innamorato de Il Signore degli Anelli e di un tipo di letteratura, la letteratura fantasy appunto, indubbiamente localizzata in un tempo medioevale, l'epoca in cui la nostra civiltà è nata. La gente non ha letto Benedetto Croce, ma ha confusamente intuito che nel Medioevo ci sono le radici ed è lì che bisogna tornare. Nel Medioevo, e quindi nel fantasy, finalmente, si usa un linguaggio storico. E ci liberiamo del politicamente corretto. Ecco perché Il Signore degli Anelli è un successo mondiale.

Come ha fatto il cristianesimo a cambiare il cuore dei popoli europei prima ed extraeuropei dopo?

Ci è riuscito perché ha dato loro la Legge, il Decalogo di Mosè, senza cui non esisterebbe l'etica come noi la conosciamo e lo stesso concetto di responsabilità personale rischierebbe di perdersi. Ha dato loro soprattutto la certezza che tutto è stato compiuto da un fatto concreto, storico: Cristo è Dio incarnato. Nel cristianesimo, alla Legge si è aggiunta la compassione. E l'amore. Per Dio, per se stessi e per gli altri, come è spiegato nel Discorso della Montagna. Gli ultimi saranno i primi. Non è più necessario essere forti, come nelle religioni pagane, e belli e aristocratici, i vincitori o i discendenti dei vincitori. Non i re e non i saggi, ma coloro che hanno un cuore di fanciullo, sono quelli che capiranno e troveranno la libertà di obbedire. La libertà può essere di trasgredire, ma anche di obbedire. E sono due concetti opposti: l'obbedienza – passiva, malvissuta, subita –, e la libertà di obbedire – obbedisco perché lo voglio fare, provo gioia a farlo. Aiuto il povero, partecipo alla cerimonia non perché altrimenti ho paura dell'inferno, ma perché ne sono felice. Per la prima volta è stato detto: pace in terra agli uomini di buona volontà. Con buona pace dei laicisti marxiani radical liberal, nessun inquisitore, nessuna nefandezza di papa rinascimentale può scalfire tutto questo.

Qual è la causa della situazione attuale, in cui si nega quanto ha riportato?

Molte, ma possono essere rappresentate da tre sfide all'umano. Il razionalismo asfissiante alla Voltaire, che cercando di portare tutto sotto il controllo della dea ragione ha finito per cancellare il senso del mistero, dell'unicità e della irriducibile dignità della persona umana (frutto della tradizione ebreo-cristiana) e gettare le basi per i mali futuri, tra cui il razzismo. Poi, le ideologie dell'800, come il positivismo, il comunismo, che hanno causato la catastrofe dell'900. Ideologie che sono diventate le religioni atee del XX secolo: la bestiale perdita di spiritualità che ci ha portato la fisiognomica, l'eugenetica, il genocidio, il razzismo (ispirate da Voltaire).
Tutte hanno avuto parvenza di scienza. Le religioni atee, una più dogmatica, più indimostrata e indimostrabile dell'altra, l'entropia, la psicoanalisi freudiana ieri, il protocollo di Kyoto, l'ecologismo, il veganesimo, l'abortismo, il gender oggi, ci informano ossessivamente sulla mancanza di ogni speranza, sulla fine del mondo, sull'inutilità dell'uomo, sulla sua fluidità priva di connotati precisi (né femmina né maschi per intenderci) e sulla bontà di animali e piante.
E ovviamente, il '68. Oltre ad aver reso “pensiero radicale di massa” quanto è stato appena detto,  è stata una cultura etnocidaria che tolto al popolo occidentale qualsiasi fierezza di se stesso e della sua storia, così da prepararlo all'asservimento. Chi si vergogna di se stesso si lascia morire e si lascia asservire. Dietro la fantasia al potere c'era in realtà l'Unione Sovietica, dove la gente moriva di fame perché fiumi di denaro arrivassero agli uomini politici e agli intellettuali disposti a fare il loro meglio per distruggere le odiate democrazie e diventare anche loro un pezzo della dittatura del proletariato. L'Unione Sovietica nel frattempo è crollata, e l'Arabia Saudita è subentrata a raccattare e stipendiare i suoi disoccupati servi, trovandosi di fronte un continente in ginocchio sui ceci per le sue supposte colpe, che non si ritiene più in diritto di avere diritti. La gente ha amato il Signore degli Anelli e il fantasy perché sa che sono la sua salvezza. L'illuminismo, il marxismo, il '68 sono tutte ideologie etnocidarie basate sul disprezzo e la criminalizzazione del Medioevo. Se l'Europa non tornerà ad essere una civiltà con delle radici culturali spirituali precise e forti, non sopravviverà. Restiamo affascinati dal misticismo di altre civiltà induista buddhista indiana hawaiana dopo che abbiamo distrutto il nostro. Ma quando la religione non ce l'ho perché l'ho buttata via, ai padri che hanno costruito uno Stato borghese ho sputato in faccia perché secondo la mia indimostrata e indimostrabile teoria io sono in grado di fare meglio, non mi restano che le religioni atee, i mostri del XX secolo. Avevamo il posto di Figlio di Dio e lo abbiamo dato via per essere un bambino in più all'orfanotrofio.

Le chiedo un un'ultima cosa: cosa potrebbe aiutarci a comprendere la base dei totalitarismi?

La geniale fiaba I vestiti nuovi dell'imperatore di Hans Christian Andersen. Che spiega come avviene la negazione della verità per consenso alla menzogna universale; il consenso a un totalitarismo, ma anche a mode deliranti, dolorose o pericolose. La neurobiologia ha accreditato e dimostrato la realtà racchiusa in questa narrazione. Il cervello umano addirittura cancella le realtà contrarie alle teorie che ha interiorizzato. Si tenga presente, inoltre, che le fiabe non sono qualcosa di infantile, anzi, sono una forma di conoscenza, un luogo dove la saggezza collettiva dei popoli ha riposto le sue intuizioni sul funzionamento della psiche umana.


 

13 luglio 2016

Totalitarismi in lotta per dominare la globalizzazione


di Davide Lovat

In Scienza Politica si usa il termine tecnico “Weltanschauung” (visione del mondo) per indicare la concezione della vita, il modo in cui singoli individui o gruppi sociali considerano l’esistenza e i fini del mondo e la posizione dell’uomo in esso. Il fenomeno storico della Globalizzazione ha portato, tra le altre cose, all’incontro tra diverse “visioni del mondo” espresse dalle diverse culture. Alcune di queste sono per loro natura di tipo totalitario, poiché riguardano sia la sfera politica che la sfera etica, e non ammettono perciò concorrenza. Inevitabile è lo scontro, nel momento che gruppi umani prima separati si trovano a condividere lo stesso territorio sul quale pretendono di imporre la loro “Weltanschauung”.
Il caso finora più eclatante è lo scontro tra il Relativismo Progressista che, nonostante la denuncia e la lotta di Benedetto XVI, ha instaurato ormai la sua dittatura in Occidente, e l’islam, sistema antropologico culturale nel quale religione e politica sono fusi in modo inseparabile, pena il crollo dell’impianto complessivo.

L’Occidente non più cristiano, essendo il cristianesimo frantumato e ridotto a minoranza, avrebbe proprio nella sua matrice cristiana gli anticorpi a questi totalitarismi, ma al popolo cristiano laico non viene consentita l’espressione indipendente da parte di un clero inadeguato alla politica che pretende però il monopolio sui valori cristiani, causando così una marginalizzazione che pare irreversibile.

Rimangono sul proscenio a contendersi il dominio – mentre cinesi, indiani e russi rimangono con le loro visioni sullo sfondo in attesa di tempi propizi – la dittatura progressista e l’islam sunnita, sempre più legato alla tradizione (Sunna) e sempre meno alla rivelazione o alla mistica. Questi due sistemi non ammettono concorrenza perché pretendono di regolare ogni aspetto della vita dell’uomo, compresa la sfera spirituale e morale. Nel caso dell’islam sunnita è utile assai più del Corano lo studio degli Editti, vero e proprio Codice Civile religioso, per capire quale sia la visione del mondo per il 90 per cento dei musulmani esistenti. Nel caso della dittatura progressista instaurata in Occidente dagli USA dopo la fine della Guerra Fredda, basti pensare alla criminalizzazione di ogni pensiero non conforme in perfetto stile sovietico, con l’utilizzo della neolingua che attribuisce una patologia mentale (fobia) a chi non si uniforma. Non condividi la Gender Theory? Sei omofobo. Non condividi l’immigrazione senza regole e il multiculturalismo? Sei xenofobo. Sei contrario a riformare cose che funzionano da sempre? Sei bigotto, medievale, oscurantista, becero. Non sei mondialista perché difendi la sovranità popolare, la sussidiarietà istituzionale e il federalismo? Sei ignorante, un poveretto, un minorato psichico. Sei contro l’uccisione di nascituri o di malati terminali, perché dai dignità alla vita e non ritieni che lo Stato debba regolare quando e come si nasce e si muore? Sei un veterocattolico praticante, che è la peggiore di tutte le offese.

Un tale sistema di pensiero, che è promosso dalla rete dei partiti progressisti dei Paesi Occidentali ed è prodotto nei luoghi riservati dove si riuniscono i vertici del mondo cosiddetto illuminato, non è compatibile con l’islam ed è destinato a un conflitto senza alternative. Non è tanto una guerra di religione, è qualcosa di ulteriore: è una guerra sulla “weltanschauung”, che è ancora più ampia della sfera religiosa e riguarda ogni aspetto dell’esistenza. La religione è l’ultima istanza, il perno su cui tutto si fonda, ma è qualcosa di così “totale” che non si può ridurre alla sola fede in Allah da una parte o nel Grande Architetto, nella dea Ragione, nell’Adam Qadmon, nell’En Sof, o nel Nulla metafisico dall’altra...

Prepariamoci dunque a tanti anni di sofferenza e stragi, di Serracchiani che sopprimono il Giovedì Santo, di vescovi ipocriti che in nome dell’ecumenismo tradiscono il Vangelo e, peggio ancora, di “cristiani adulti” che militano in partiti relativisti, di censure sempre peggiori al libero pensiero quando è contrario alla dittatura del relativismo. La guerra tra totalitarismo progressista e totalitarismo islamico verrà vinta dal primo, poiché l’islam si fonda sul fideismo irrazionalista e non ha i mezzi culturali per adeguarsi al mondo globalizzato, avendo un impianto teologico fragilissimo e contraddittorio, del tutto incapace di sopravvivere alla critica storica e filologica, come già dimostrato nel XV secolo dall’umanista Nicolò Cusano. E’ solo questione di tempo, un paio di generazioni al massimo, anche senza considerare la sproporzione crescente di mezzi militari ed economici tra l’Occidente e l’area estesa fra Medioriente e Nord Africa e anche considerando la variante demografica.
Ma il trionfo della dittatura progressista non è un bene per la civiltà occidentale. Si tratta invece del suo grande male, del cancro che distruggerà questa civiltà plasmata dall’incontro tra le culture di Gerusalemme, Atene e Roma, che ha originato una nuova cultura, la civiltà cristiana che ha generato l’Occidente. Il relativismo è apertamente e ferocemente anticristiano, dunque in Occidente comanda oggi un pensiero che è contrario a ciò che lo ha generato.

Se a noi cristiani laici non verrà permesso di esprimerci in politica senza prima baciare l’anello o la stola di un chierico, nonostante gli auspici rimasti lettera morta del Concilio Vaticano II, l’unico vaccino contro il Male che porterà alla fine dell’Occidente resterà inerte. La salvezza per la Chiesa arriverà da nuovi popoli e noi sappiamo da Cristo che la Chiesa non tramonterà mai. Ma dal punto di vista civile e laico la Grande Bellezza che ha plasmato e che, anzi, è l’Occidente verrà distrutta. Non dall’islam, che è già perdente, ma dal relativismo progressista dei circoli illuminati.


 

26 giugno 2016

Benvenuti nel Mondo Nuovo di Huxley


di Alfredo Incollingo

Nel 1932 lo scrittore inglese Aldous Huxley pubblicò il celeberrimo “Il mondo nuovo”, una distopia letteraria su un'umanità tecnocratica e bionica, asservita ad una concezione asettica e “drogata” dell'esistenza. Fantasia o profezia? La domanda viene spontanea perché oggi stiamo assistendo a rivoluzioni antropologiche che hanno molto in comune con le descrizioni allucinanti di Huxley. Lo stesso autore, molti anni dopo la pubblicazione del romanzo, ammise in un saggio ("Ritorno al mondo nuovo") che alcune delle sue “fantasie” si stavano rivelando concrete. Il futuro inquietante che “Il nuovo mondo” ci prospetta a questo punto non sembra poi tanto lontano.
Aldous Huxley è probabilmente il volto notorio della “beat generation” inglese, quel gruppo di autori libertini e “new age” tanto di moda durante i decenni della (tragica) contestazione generazionale. “Huxley” è un cognome importante e rinomato, una famiglia di artisti e scienziati: il fratello di Aldous, Andrew, vinse addirittura nel 1963 il Premio Nobel per la Medicina. Gli Huxley furono i paladini del movimento umanista, laico e filantropico nato nei primi decenni dell'Ottocento, mai smettendo la loro veste progressista anche in tempi più recenti. Aldous, sulla scia degli avi, fece altrettanto, schierandosi con la contestazione e propagandando la sua filosofia millenaristica, fatta di droghe e spiritualità orientale. Aborto, eugenetica, eutanasia e le altre “diavolerie” moderne furono “diritti” difesi dalla polemica penna dello Huxley. Sorgono spontanee alcune domande: le intuizioni de “Il nuovo mondo” sono frutto della sua formazione culturale? Oppure sono delle previsioni intelligenti sull'andamento della modernità, avendo compreso in anticipo quali sarebbero state le future trasformazioni antropologiche? Oppure sono delle vere e proprie descrizioni di interventi politici pianificati in altre sedi? I dubbi rimangono, pensando al contesto in cui Huxley è cresciuto.

Ne “Il nuovo mondo” si racconta un futuro anomalo e disumano. La tecnica governa le vite umane, che sono uniformi e diversificate in caste. Si nasce in serie, senza troppe distinzioni sessuali e si vive in un mondo ovattato, grazie al benessere gratuito e a dosi massicce di droghe. Gli ultimi (veri) esseri umani sono rintanati in riserve, disprezzati dai “civili” e considerati alla stregua di animali: è un concentrato di scienza, di economia e di psicologia. In “Ritorno al nuovo mondo” Huxley ritorna sul romanzo molti anni dopo ravvisando nella sua epoca la concretizzazione delle sue “fantasie”.
Dall'uso smodato della pubblicità al dramma della droga lo scrittore passa in rassegna tutti i temi trattati nel suo romanzo e dichiara come questi si siano riproposti similmente nella realtà. Quello che ci aspetta, afferma, è un futuro totalitario, peggiore forse di quello ideato nella sua opera. La libertà è in pericolo per la minaccia di un potere occulto e subdolo che si mostra “buono” nascondendo il suo volto truce. Il benessere, i beni materiali e l'uso smodato della scienza hanno determinato, secondo Huxley, un governo occulto capace di dominare psicologicamente l'essere mano, lasciandogli poca libertà o condendone una illusoria.
Verità o falsi timori? Il gender, i “matrimoni” omosessuali, la piaga dell'aborto e le altre amenità che noi conosciamo sono il prodotto di una “cultura della morte” che in breve potrebbe sommergerci. Sembriamo forti, ma siamo deboli all'interno e qualsiasi minaccia interna o esterno non incontrerebbe ostacoli ad un facile dominio.
“Il nuovo mondo” e “Ritorno al nuovo mondo” andrebbero letti con queste convinzioni, che ciò che è scritto non è frutto dell'immaginazione, ma la possibilità di un futuro angosciante.
 

14 giugno 2016

Al Mein Kampf va contrapposto il Vangelo

di Francesco Filipazzi

Quel furbacchione di Alessandro Sallusti era consapevole che vendere il Mein Kampf di Hitler in allegato con il Giornale l'avrebbe esposto ad una selva di polemiche che, puntualissime, sono arrivate. Eppure è strano che nel 2016 ci siano governanti e uomini di cultura che a sentire nominare un libro scritto decenni fa, da un imbianchino morto nel 1945 (a meno di sconosciute fughe in Sud America), siano vittime di un'ondata di paura inconsulta. Il fatto che Adolf Hitler sia universalmente indicato come responsabile del peggior genocidio della storia e come causa della Seconda Guerra Mondiale, dovrebbe essere garanzia che le sue idee non possano più influenzare nessuno, eppure al solo vedere una svastica esplodono i nervi dei vari Gad Lerner, partigiani e via dicendo. Quali sono i motivi di questa instabilità emotiva degli avversatori del Mein Kampf? A nostro parere ce ne sono tre, che vi spieghiamo.

Motivi economici. Il Mein Kampf è un affarone per chi lo pubblica. E' best seller del 2016 in tutta Europa, perché la scadenza dei diritti d'autore, detenuti dalla Baviera, ne ha liberalizzato la pubblicazione. Chi l'ha pubblicato ha fatto i milioni. L'intellighenzia della sinistra italiana, con la scusa di pubblicarlo inserendo "un corposo apparato critico", stava già decidendo come spartirsi la grana. Peraltro, in questi giorni è stato fatto notare che sul sito della Feltrinelli, casa editrice di punta della sinistra, il libro si può ordinare online e arriva in 5 giorni. Quindi il Giornale ha rotto le uova nel paniere a tutti, sparandolo in giro a 11 euro come un libro da autogrill. Addio milioni e addio presentazioni radical chic nei caffé letterari, con tanto di "lo pubblichiamo per farvi rendere conto dell'orrore (ma intanto intaschiamo 30 euro a copia)".

La società non ha anticorpi. Per come la si pensi sull'idea hitleriana, è innegabile che questa sia di natura "totalitaria", nel senso che riguarda la persona nella sua totalità. Ha tratti di natura religiosa e per molti è stata una religione.
Se andiamo a controllare i voti dell'elezione che permise ad Hitler di andare al potere, possiamo capire che laddove era forte il cattolicesimo, il partito di Hitler non sfondò elettoralmente. Laddove invece era da secoli stato eliminato il cattolicesimo e vigeva il luteranismo e quindi la sostanziale assenza di ogni tipo di spiritualità, il partito Nazionalsocialista si è preso percentuali oltre il 70% con punte del 90%. La cattolica Baviera fu l'area che diede meno soddisfazione al futuro Fhurer. Questa avversione venne poi "fatta pagare", poiché era noto che uno degli obiettivi di molti alti gerarchi era "ri-paganizzare" la Germania.
Ciò vuol dire che i tedeschi protestanti erano in cerca di un punto di riferimento (che i cattolici invece avevano già) e l'hanno trovato nella nuova religione Nazionalsocialista. Oggi il mondo intero a partire dall'Italia è totalmente secolarizzato e la stessa Chiesa è ormai asservita in buona parte al laicismo generale. Siamo sicuri che gli avversatori del Mein Kampf, dopo aver distrutto ogni modello di riferimento, a partire dall'istituzione familiare, non siano timorosi di dover competere con un modello "forte", a cui non hanno nulla da opporre, se non multiculturalismo fallimentare e ideologia gender? Comunque la si voglia guardare, le ideologie del '900 erano roba potente e per questo hanno incendiato il mondo.
Il Cattolicesimo, essendo l'unica Verità sulla piazza, è anche l'unico vero anticorpo ad ogni ideologia totalitaria del Novecento, ma lorsignori l'hanno voluto eliminare e combattere. Eliminando la Verità, si spiana il campo ad altre verità molto relative. La stessa scuola italiana, indicata come la panacea di tutti i mali e faro dell'educazione civica, ha fallito miseramente il suo compito, riempiendo la testa degli studenti di scemenze, senza generare nessun tipo di senso critico.
Dunque il Mein Kampf rischia di essere per questi signori la dimostrazione di tutti i loro fallimenti. L'unico antidoto sarebbe il Vangelo.

Il capitolo sulla propaganda. Nel Mein Kampf c'è un capitolo sulla propaganda politica. L'imbianchino austriaco, è incontrovertibile, ci sapeva fare quanto a marketing. Forse è per questo che le sue tecniche sono seguite pedissequamente dagli attuali distributori del pensieri unico. Leggere per credere, non anticipiamo niente. Però forse questo capitolo, più di altri, a chi ne applica i fondamenti, fa molta, molta paura. Il Re rischia di perdere i suoi vestiti.
 

27 gennaio 2016

Giornata della Memoria, però...


di Satiricus

Finalmente ci siamo. Non voglio essere originale, non ho controllato le precedenti edizioni e probabilmente arrivo in ritardo, però finora non mi era ancora capitato sotto il naso: finalmente ci siamo.
Finalmente, ce l’ho qui tra mano, nero su bianco, si cerca forse di fare il delicato passo, quello cioé di fondere tra loro il Giorno della Memoria (27 gennaio) e l’Ideologia di Genere. Non so altrove, però a Brescia il 27 reciterà così: “Una volta che il concetto di ‘diverso’ mette radici, l’impensabile diventa possibile”, questo il motto, tratto da Slavenka Drakulic; varie le iniziative a sfondo femminile e, tra queste, spicca l’intervento di Anna Foa: “Le donne e la Shoah: è possibile un discorso di genere?”
Le donne, il diverso, il totalitarismo. Francamente dubito che in questa edizione si andrà oltre la coloritura in rosa delle memorie annuali, però mi attendo, ad ogni giorno che passa, l’intrufolarsi di sempre più aperti parallelismi tra i dittatori antisemiti e i conservatori omofobi, per cui mi allerta qualsiasi accostamento tra genere e Shoah, sia pure un accostamento peregrino.
Del resto è facile additare nel conservatore medio l’ansa in cui si annidino germi di nuove oppressioni, però in molti hanno fatto notare che sono piuttosto le politiche di genere ad assumere oggi su di sé i tratti del totalitarismo: la crisi di democrazia, l’estromissione del giudizio popolare, le manifestazioni violente, il rifiuto del dialogo, i progetti diffusi segretamente dai Ministeri, la subordinazione della politica ad un’ideologia anti-scientifica.
Spaventa non poco l’idea che i giorni della Memoria possano lentamente esser strumentalizzati per sortire effetti opposti da quelli tanto desiderati. Dovevano aiutarci ad evitare che di nuovo tornassero i vecchi totalitarismi, però sapranno guidarci a scorgere per tempo i totalitarismi futuri nelle loro forme nuove?
Mi pare un esercizio culturale importante: il totalitarismo che ci attende avrà modalità inattese, soggetti inaspettati, astuzie non consuete, a noi scovarle. Però che buffo se i nostri nipoti ci diranno che, mentre combattevamo i mostri di memorie ormai sbiadite, non ci accorgevamo di nutrire in seno le nuove serpi.
Ora, ciò che vorrei suggerire è semplice: a mio giudizio le diagnosi non mancano e sono pure buone, ben rodate, però dovremmo avere il coraggio e la fantasia di proiettarle su nuovi soggetti e magari l’esito sarebbe interessante.
Però, però, però… Eh già, pensate, per esempio, se proprio l’acutissima “Però…” del buon Trilussa, anziché rivolgerla indefessamente contro i fantasmi di monarchici, oscuri medievali, bigotti, fascisti e simili feticci, la volessimo applicare agli unici che oggi stanno cercando di togliere ai sudditi - ai bambini - la libertà di pensiero naturale, a quanti vogliono invadere i programmi scolastici per creare una nuova generazione di automi acritici incapaci di obiezioni (altrimenti stroncati dalle leggi Scalfarotto e sue derivate), ai ministeri che si peritano di avvisarci che l’ideologia di genere non deve essere insegnata nelle scuole (e con ciò riconoscono che la questione del genere esiste ed è viva, e che è pur sempre e almeno e ormai possibile introdurla). Pensateci, però!



Però
In un paese che non m’aricordo
C’era una volta un re ch’era riuscito
a mette tutto er popolo d’accordo
e a unirlo in un medesimo partito
che era quello monarchico per cui
era lo stesso che voleva lui.
Quando nasceva un suddito er governo
je levava una ghiandola speciale
per aggiustarje er sentimento interno
secondo la coscienza nazionale
in modo che crescesse nell’idea
come un cocchiere porta la livrea.
Se cercavi un anarchico .. Domani!
Macchè! non ne trovavi più nessuno
nè socialisti nè repubblicani
manco a pagarli mile lire l’uno
qualunque scampoletto di opinione
era venduto a prezzo di occasione.
Per questo in quel paese che vi ho detto
viveano così ch’era un piacere
senza un tirate là, senza un dispetto
ammaestrati tutti di un parere
chi la pensava differentemente
passava pe’ un fenomeno vivente.
Er popolo ogni sera se riuniva
sotto la reggia pe’ vedè er sovrano
che apriva la finestra tra l’evviva
e s’affacciava tra lli sbattimano
fino a che non pijava la parola
come parlasse a ‘na persona sola.
– Popolo – je diceva – come stai? –
E tutto quanto er popolo de sotto
j’arispondeva – Bene! Assai! –
– Ce pare d’aver vinto un terno al lotto! –
E il re contento, dopo averje detto
quarche altra cosa li mannava a letto.
Ecchete che una sera er Re je chiese
– Siete d’accordo tutti quanti? –
E allora da centomila bocche non si intese
che un -sì -allungato che durò mezz’ora.
Solamente un ometto scantonò
e appena detto sì disse però.
Vi immaginate quello che successe!
– Bisogna bastonarlo – urlò la folla
– Le indecisioni non sono più permesse
se no ricominciamo il tirammolla. –
– Lasciate che mi spieghi e poi vedremo –
disse l’ometto che non era scemo.
– Defatti appena er Re c’ha domandato
se eravamo d’accordo j’ho risposto
nel modo che avevamo combinato
ma un buon amico che c’avevo accosto
per fasse largo, proprio in quel momento
m’ha acciaccato li calli a tradimento.
Io dunque non ho fatto una protesta
quel però che mi è uscito in bona fede
più che un pensiero che c’avevo in testa
era un dolore che sentivo al piede.
Però, dicevo, è inutile se poi
ce pestamo li calli tra di noi.
Quanno per ambizione o per guadagno
uno non guarda più dove cammina
e monta sulli calli del compagno
va tutto a danno della disciplina.-
fu allora che la folla persuasa
je disse – vabè, però stattene a casa –
(Trilussa)
 

23 giugno 2015

Satana, il padre della menzogna omosessualista

di Marco Mancini

Guardateli, i rappresentanti istituzionali e non dell'omosessualismo italiano. Osservate il sottosegretario Scalfarotto, che definisce "inaccettabile" la manifestazione di sabato in Piazza San Giovanni. Le "cagne sciolte" che senza nessun rispetto per il Sacro profanano le chiese con la loro presenza e i loro striscioni blasfemi, che senza ritegno né decenza "non si scusano per il ma-sturbo". Hanno vinto, eppure non tollerano opposizioni. Sono egemoni nel discorso pubblico, il villaggio globale è ormai costruito a misura di gayismo, hanno in tutto l'Occidente (e presto anche in Italia) leggi che consentono loro di scimmiottare la famiglia, di comprare bambini, di rieducare le nuove generazioni al loro totalitarismo della dissoluzione.
 

29 novembre 2014

Roberto Saviano, pseudo-intellettuale al servizio della menzogna

di Marco Mancini

La “procreazione che ci siamo purtroppo con leggerezza abituati a definire naturale". Dopo aver accusato le Sentinelle in Piedi, aggredite e picchiate mentre manifestavano pacificamente in diverse piazze italiane, di “violenza culturale”, Roberto Saviano torna all’attacco. In un articolo pubblicato sull’Espresso, significativamente intitolato “E’ facile spiegare i gay ai bambini”, il Nostro non si limita a ripetere le solite banalità da copia-incolla profuse ormai da ogni pseudo-intellettuale à la page (i pregiudizi dei cattivi cattolici, la paura del diverso, l’amore-è-bello-viva-l’amore, la società si evolve, etc. etc.), ma si avventura in alcune affermazioni piuttosto ardite, come quella riportata all’inizio di questo articolo.