di Satiricus
Con questo pezzo inizia la sua collaborazione con noi Samuele Becci, classe 81, in arte Satiricus. Fu pugliese in una precedente vita, ora è Grigione per lavoro e per onore. Nonostante
amasse molto la musica – o almeno i mottetti di Josquin Desprez e le Vexations
di Satie – fino ad oggi ha perso tempo con altro: un po’ di lettere
(soprattutto antiumanistiche), un po’ di filosofia (soprattutto anticattolica),
un po’ di teologia (soprattutto antiteista). Siccome a tutto c’è rimedio,
fuorché all’eterno, crede di poter tirare avanti bene lo stesso. È qui su
invito e perché preferisce scrivere per Campari, anche se è rosso, che bersi le
rubiconde boiate d’altri. Si scusa con tutti quelli che offenderà, tranne con
chi non capisce l’italiano, il genere letterario, la militanza, il valgerolese
stretto, Pierangelosequeri e l’ironia. Si consola: per quanto brutto possa
essere un suo pezzo, non sarà mai vessante come quelli di Satie. Chiave di
lettura e proclama d’autore: «La commedia non mi è piaciuta, però l'ho vista in
condizioni sfavorevoli: il sipario era alzato».