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31 maggio 2018

Sull'aborto la battaglia prosegue

di Giuliano Guzzo
Al di là del conteggio esatto dei voti del referendum, una cosa, in Irlanda, è già chiara: i «Sì» all’aborto legale hanno trionfato – secondo gli exit poll -, col 68% delle preferenze favorevoli, rispetto al 32% delle contrarie. Un risultato, è stato notato, del tutto sovrapponibile a quello del referendum italiano del 1981; come e a dire che la «cattolicissima» Irlanda è oggi dov’era la «cattolicissima» Italia ieri. Una batosta, quella del fronte pro life, dalle molteplici cause, sia esogene – le menzogne propagandistiche, la pressione abortista dei media e gli endorsement mortiferi dei vip (U2, Liam Neeson, Ed Sheeran) – sia endogene, con la secolarizzazione, un popolo cattolico anestetizzato e confuso ed una Chiesa, quella irlandese, che ha scelto di non combattere davvero la battaglia.

E quindi, adesso? Che si fa? La svolta abortista irlandese è senza dubbio, per chi ha cuore la difesa della vita umana, pessima. Tuttavia credo non debba scoraggiare, per tutta una serie di motivi. Il primo sta nel fatto che, quello del referendum, era un risultato purtroppo prevedibile: possiamo cioè rattristarci, ma non certo stupirci. Il secondo consiste nel fatto che se l’Irlanda segue con decenni di ritardo ciò che accade in Italia, allora anch’essa sarà seguita dalla rinascita, in corso di questi anni, di uno schieramento pro life sempre più combattivo e che, accanto allo storico Movimento per la Vita, vede l’affermarsi di nuove realtà come Pro Vita e CitizenGo. L’esercito pro life italiano, insomma, si sta riorganizzando alla grande. E il nervosismo in casa progressista è lì a dimostrarlo.

Un terzo motivo per cui non disperare, correlato al precedente, sta nella totale inconsistenza – che viene sempre più a galla – della cultura abortista, ai cui mantra (l’autodeterminazione, l’incubo patriarcale, il ritorno del Medioevo e bla bla bla) abbocca sempre meno gente. Certo, il fatto che in Irlanda i favorevoli all’aborto siano stati, a quanto pare, soprattutto i più giovani, non mette particolare ottimismo. Va però precisato, come dicevo poc’anzi, che si va delineando un nuovo fronte pro life, composto da giovani che padroneggiano i segreti della comunicazione, corpi speciali che si muovono in autonomia (anche senza, cioè, la benedizione del vescovo di turno) e che ora, cosa ancora più importante, giocano all’attacco; per rendere l’aborto non illegale, bensì impensabile. Dunque dispiace tanto per l’Irlanda, ma la battaglia continua.
 

Irlanda. La Chiesa non ha combattuto

di Alfredo Incollingo
E' ufficiale: la cattolica Irlanda si è pronunciata a favore dell'aborto nel referendum di venerdì, 25 maggio. I movimenti pro-life isolani hanno dovuto ammettere la sconfitta. Lo spoglio delle schede di questa mattina non lascia dubbi: il 68% degli elettori vuole la legalizzazione dell'aborto contro un 30-32% di votanti contrari. Dopo il referendum del 2015, che ha aperto l'Irlanda ai matrimoni omosessuali, un'altra consultazione popolare, promossa dal premier Leo Varadkar, di origine indiana, esponente del partito Fine Gael e omosessuale dichiarato, ha posto fine al sogno di una Irlanda cattolica.

Come spesso accade in queste situazioni, l'industria culturale internazionale si è schierata a favore dei pro-choice. Dal cantante Bono Vox degli U2 all'attrice Cillian Murphy, sono numerosi i volti noti dello spettacolo irlandese che hanno chiesto alle donne di difendere il proprio diritto all'interruzione volontaria della gravidanza. I media internazionali sono stati compatti nel supportare il SI, sostenuti dall'Open Society di Georges Soros o direttamente dall'ONU, che ha sempre difeso questo sacrosanto diritto. La National Union of Journalists, il potente sindacato irlandese dell'informazione, è stato irremovibile nel dare il suo assenso alla campagna mediatica a favore dell'aborto.

I pro-life, invece, hanno subito la censura dalle principali piataforme digitali (Google, Facebook...) con l'accusa di veicolare messaggi inappropriati. Mentre i pro-choice ricevevano senza problemi finanziamenti dall'estero, i pro-life sono stati biasimati diffusamente per il supporto economico ricevuto da associazioni antiabortiste americane, vicine al presidente Trump. Twitter ha permesso la diffusione dell'hashtag #HometoVote per invitare gli irlandesi all'estero a tornare in Patria per votare a favore dell'aborto. I media, come spiega Ermes Dovico (La Nuova Bussola Quotidiana, 25.05.2018), “hanno accusato i pro-life di strumentalizzare i bimbi con [sindrome di Down]. Un’accusa così ridicola che non varrebbe nemmeno la pena commentare, visto che proprio i nascituri con malformazioni sono il principale bersaglio di ogni società che apra all’aborto e perciò all’eugenetica.”

La Chiesa Cattolica, da Roma, è intervuta raramente sulla questione, delegando ai vescovi irlandesi qualsiasi giudizio sul referendum. Questa è l'impressione di diversi osservatori italiani (IlFoglio.it, 23.05.2018, per esempio), che hanno evidenziato come i cattolici e i loro referenti politici hanno fatto ben poco per difendere l'infanzia.


 

15 marzo 2018

Irlanda, non mollare!

di Fabio Fuiano e Chiara Chiessi
da universitariperlavita.org
Non molti sanno che in Irlanda, prossimamente, il popolo sarà chiamato ad un referendum per la cancellazione dell’Ottavo Emendamento dalla Costituzione Irlandese: esso riconosce al nascituro gli stessi diritti di ogni altro essere umano, soprattutto quello alla vita. Nonostante il forte stampo pro-vita del paese, dunque, vi sono delle forti pressioni esterne affinché finalmente la cattolica Irlanda si uniformi alla “civiltà” e al “progresso” anche su temi delicatissimi come quello della vita umana dopo aver già incrinato fortemente le posizioni del popolo irlandese sulla famiglia con l’approvazione delle unioni omosessuali nel 2015. Tra i principali antagonisti del favor vitae irlandese si possono annoverare Justin Trudeau, la commissione per i Diritti Umani e l’immancabile George Soros con la sua Open Society Foundations.Tramite quest’ultima sono già stati finanziati tre gruppi pro-aborto in Irlanda, primo fra tutti Amnesty International. L’intenzione è quella di far cadere l’Irlanda per causare un effetto domino che coinvolga finalmente tutti gli altri paesi notoriamente pro-life come la Polonia mostrando così al mondo come non c’è “conservatorismo” che tenga di fronte alla potenza dirompente dei pro-choice. Un serio problema quello dell’Irlanda, aggravato ulteriormente dalla morbida posizione assunta dal ministro irlandese, Leo Varadkar, nei confronti della tematica dell’aborto: sfortunatamente egli, nonostante si definisca pro-life, non ha palesato una grande contrarietà all’assetto attualmente vigente in Canada, secondo il quale l’aborto può essere praticato fino al nono mese (avete capito bene, nono, come prospettava la “cara dolce Hillary Clinton” durante la campagna elettorale contro Donald Trump) e senza molte possibilità di obiezione per i medici. L’ultima speranza rimasta ai bambini in Irlanda è che il popolo non perda del tutto le peculiarità che lo ha contraddistinto finora e che hanno permesso la nascita di moltissime associazioni a difesa della vita.

Abbiamo intervistato a riguardo Maria Madise, direttrice internazionale della “Society for the Protection of Unborn Children”.

Maria quali sono state le reazioni del mondo cattolico al referendum in Irlanda?
I vescovi Irlandesi hanno rilasciato una dichiarazione questa settimana dicendo che abrogare l’Ottavo Emendamento della Costituzione che garantisce un uguale diritto alla vita per la madre e per il concepito, “ lascerebbe i bambini non nati in balia delle leggi permissive sull’aborto che potrebbero essere introdotte in Irlanda in futuro” . La loro dichiarazione diceva inoltre che abrogare l’Ottavo Emendamento sarebbe stato “un passo scioccante” ed “ un’ingiustizia manifesta“. Hanno anche confermato che “ la vita umana inizia dal concepimento. Non c’è una fase successiva nello sviluppo del bambino per cui possiamo dire: fino ad ora il feto non è persona, ed ora è diventato un bambino”.
Comunque, a parte queste reiterazioni che sono le benvenute, il clero sembra essere per la maggior parte silente o eccessivamente ottimista su un risultato pro life al referendum. Senza un chiaro insegnamento, predicazione e guida in questo momento critico, non c’è molto terreno per essere ottimisti. Abbiamo visto che cosa è accaduto nel 2015 al referendum sul matrimonio, quando l’Irlanda un tempo cattolica divenne il primo paese nel mondo ad aver legalizzato il matrimonio omosessuale con un voto popolare.
Tra i laici cattolici, ci sono molte iniziative di preghiera e di digiuno per conservare l’Ottavo Emendamento. Per esempio, abbiamo lanciato una crociata spirituale per chiedere alle persone di pregare e digiunare, offrire altre penitenze e chiedere che siano celebrate Messe per conservare l’Ottavo Emendamento. 30 000 volantini per promuovere questa crociata sono terminati molto rapidamente e le persone li stanno diffondendo nel mondo. Quindi possiamo dire che c’è veramente un movimento spirituale tra i laici cattolici.

Chi vuole promuovere il referendum?
L’Irlanda, con il suo record eccellente di sicurezza nella gravidanza senza ricorso all’aborto, è risorsa di imbarazzo per i promotori delle campagne d’aborto. Contraddice completamente l’argomento che l’aborto in qualche modo aiuti le donne. Secondo le Nazioni Unite, l’Irlanda, senza ricorso all’aborto, è per una madre il luogo più sicuro nel mondo per avere un bambino. Per un bambino è il luogo più sicuro per essere concepito. In molti paesi europei, il grembo materno è statisticamente il luogo più pericoloso! Questo crea nemici potenti. Il miliardario George Soros, per esempio, sta finanziando un piano di 3 anni per sradicare le leggi pro life nel mondo. L’Open Societies Foundations ha come piano quello di colpire l’Irlanda, ed usare l’Irlanda come modello per smantellare il diritto alla vita in altri paesi cattolici.
Nel loro rapporto recente si legge: “Con una delle leggi sull’aborto più restrittive al mondo, una vittoria potrebbe avere un impatto su altri paesi fortemente cattolici in Europa, come la Polonia, e fornire la prova tanto necessaria che il cambiamento è possibile, anche in luoghi altamente conservatori “.
Mentre la maggior parte del mondo si muove nella direzione di aumentare la violenza contro la vita in varie fasi, l’Irlanda pro-vita è un grosso problema per la lobby internazionale pro-aborto, fortemente presente nelle Nazioni Unite ed in altre istituzioni internazionali. È perché l’Irlanda e pochi altri paesi dimostrano che hanno torto.
L’Irlanda è la coscienza dell’Europa. La lobby pro aborto ha bisogno di silenziarla per avere successo. Il governo liberale e la manipolazione nel processo di preparazione al referendum, amplificano internamente la pressione internazionale. I media sono al loro servizio e sembra che non ci sia resistenza, ma questa c’è tra il popolo irlandese.

Sabato 10 Marzo il popolo pro life irlandese prenderà parte alla Marcia per la Vita. Lo accompagniamo con la preghiera, non stancandoci mai, fino all’ultimo respiro, di difendere la verità, il diritto alla vita ed i bambini non nati.

 

06 novembre 2017

Irlanda, isola di smeraldo e di santi


di Roberto De Albentiis

Da poco passato il 1° novembre, siamo nell’Ottava di Tutti i Santi, che ci fa rivivere e ripetere le letture e le preghiere della grande solennità di tutti i beati festanti del Paradiso; gli altari sono ancora decorati e bardati e i reliquiari sono esposti alla solenne venerazione dei fedeli (nelle chiese che ancora li espongono, chiaro), la Chiesa vuole con ciò farci penetrare ancora di più il mistero della Gerusalemme Celeste, per farci tenere alto lo sguardo!
Nel mese di novembre è tradizione che ogni famiglia religiosa festeggi, in suoi giorni appropriati, i propri Tutti i Santi e i propri Defunti, e ciò può avvenire nei primi giorni del mese (ad esempio i domenicani festeggiano il loro Ognissanti il giorno 7) oppure in altra data (i francescani, invece, lo festeggiano opportunamente il 29 novembre, anniversario della Regola di San Francesco); oggi, 6 novembre, la Chiesa Cattolica festeggia Tutti i Santi Irlandesi, e specialmente lo fa la Chiesa Cattolica in Irlanda.
A lungo, cattolicesimo e Irlanda è stato un binomio inscindibile, ma purtroppo così non è più, e per quanto la Chiesa Cattolica irlandese non abbia conosciuto i disastri teologici e liturgici delle corrispettive Chiese Cattoliche di Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Benelux e Germania, sta conoscendo da anni una forte crisi che peraltro si è riversata sulla società irlandese, divenuta ormai molto secolarizzata; ma non è sempre stato così in passato, anzi!
L’Irlanda, non conquistata dai Romani (anche se singoli generali ed esploratori l’avevano circumnavigata) era stata comunque evangelizzata da alcuni missionari itineranti, che però non avevano potuto scalfire il forte paganesimo druidico allora diffuso; toccò a San Patrizio, inglese catturato da pirati irlandesi, divenire l’evangelizzatore di quel popolo che si sarebbe mostrato assai ricettivo alla sua predicazione semplice e appassionata. San Patrizio, da semplice fedele prima e da monaco e poi vescovo-abate poi, percorse tutta l’Irlanda (tanto che non c’è città irlandese dove non ci sia una chiesa a lui dedicata), battezzando ed evangelizzando, e salvando anche ciò che della cultura pagana era buono e poteva essere impiantato nella nuova fede, come la forte religiosità e il forte amore per la natura che avevano gli uomini e i druidi irlandesi.
Dalla predicazione di San Patrizio derivò una fortissima fede che trasformò la società irlandese: chiese sorsero al posto dei templi e degli altari pagani, i villaggi semi-nomadi divennero in muratura, sorsero monasteri che divennero centri non solo di spiritualità ma anche di cultura; i capiclan e i monarchi si fecero i primi promotori della nuova fede e monaci, vescovi e abati con la loro vita esemplare e la loro predicazione la rafforzavano. E dopo averla rafforzata in Irlanda, la rafforzavano o addirittura diffondevano nuovamente in Europa, in Inghilterra prima e da lì in Gallia, in Italia, in Germania: molti santi venerati in Italia sono in realtà irlandesi (San Donato di Fiesole e San Cataldo di Taranto, ad esempio), come anche molte fondazioni monastiche (si pensi a Luxeuil e Bobbio, fondate da un celebre irlandese, San Colombano).
Di molti santi spesso non ne rimaneva che il nome, a volte assurdo e impronunciabile, e però gli irlandesi ne tenevano viva la memoria con la costruzione di chiese e la celebrazione di feste; praticamente ogni città irlandese aveva un proprio santo specifico o una chiesa dedicata ai più diversi beati, e queste chiese in pietra, dalla caratteristica costruzione, sono spesso rimaste ancora oggi!
Purtroppo una grave prova attendeva un popolo così fedele, la Riforma protestante: conquistata dalla vicina Inghilterra, l’Irlanda si vide ridotta nei suoi diritti e prerogative, e soprattutto nell’esercizio del suo culto cattolico; per secoli i re inglesi provarono ad estirpare il cattolicesimo e ad imporre il protestantesimo (prima anglicano, poi calvinista-presbiteriano) con la forza; da ultimo, gli inglesi approfittarono della disastrosa Great Famine di metà XIX secolo per risolvere una volta per tutte il problema di quel fiero popolo che non voleva sottomettersi alla Corona e alla tiara di Canterbury. Gli irlandesi morirono a milioni, e i pochi superstiti emigrarono in Inghilterra e negli Stati Uniti, tanto che ancora oggi l’Irlanda è l’unico Paese che ha meno abitanti di quanti ne avesse nell’Ottocento; gli emigranti portarono con loro la loro fede e, ad esempio negli Stati Uniti, costruirono tipiche e magnificenti chiese neo-gotiche, ancora oggi assai belle, mentre i superstiti tenevano con sé la loro fede temprata dalle persecuzioni e dalla fame. Fede che, nel Novecento, univa gli irlandesi anche a discapito della guerra civile scoppiata dopo l’indipendenza dall’Inghilterra e della divisione ancora perdurante che si vede in Eire, facente parte dell’Inghilterra.
Proprio a motivo di questa forte fede l’Irlanda è sotto attacco, attacco al momento vinto con l’introduzione del divorzio (1995) e l’approvazione delle nozze gay (2015) e, spiace dirlo, permesso anche dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, da Oltretevere soprattutto; la prossima battaglia riguarda l’introduzione dell’aborto, dal momento che l’Irlanda è ancora oggi uno dei pochi Paesi che non lo permette, e sarà una battaglia decisiva, cui possiamo e dobbiamo contribuire con la giusta informazione e soprattutto la preghiera
L’Irlanda ha dato alla Chiesa non solo numerosissimi santi di primo piano (San Patrizio, Santa Brigida, San Columba e San Colombano, San Brendano, il Beato Marmion), ma le stesse feste di Ognissanti e dei Defunti così come le conosciamo ancora oggi in Occidente derivano dall’adozione, da parte di Roma, di date irlandesi, utilizzate per cristianizzare precedenti costumi celtici; ecco perché possiamo e dobbiamo celebrare anche noi, in Italia come nel resto del mondo, la Festa di Tutti i Santi Irlandesi! Perché non si può essere cattolici se non si è, idealmente, almeno un po’ irlandesi!
Durante il mio viaggio a Dublino comprai in un negozio di libri usati, tra le altre cose, un piccolo messalino del 1954, che utilizzo ancora adesso; come in ogni messalino antico, la parte finale contiene le Missae pro aliquibus locis, i testi delle Messe da dire in particolari luoghi, nazioni o famiglie religiose. Ebbene, questa parte di questo messalino irlandese è la più grossa che abbia mai visto! Non c’è mese in cui non ci sia una festa di un santo irlandese, spesso un vescovo-abate o una pia monaca, che magari non ci dice nulla o di cui non abbiamo notizie, ma che ci riportano a secoli fiorenti di un cristianesimo fresco, coraggioso, nascente! A tutti voi, buona festa di Tutti i Santi Irlandesi!



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23 ottobre 2017

Gente di Dublino


di Roberto De Albentiis

Verso la fine dello scorso mese di settembre mi sono recato in Irlanda, a Dublino, per un breve viaggio di piacere, ultimo scampolo estivo prima di tornare alla ferialità; desiderando da anni visitare l’Irlanda, ho scelto Dublino come meta e, lo posso dire, anche se breve è stato uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto. Per un giovane cattolico, del resto, abituato al fascino della resistenza cattolica anti-inglese come delle bellezze naturali che monaci ed eremiti contemplavano, l’Irlanda ha da sempre un fascino magnetico, e a differenza di altre mete ormai purtroppo sopravvalutate e svalutate dal turismo di massa (vedasi le pur belle Barcellona e Madrid) non sono rimasto deluso, potendo confermare il fascino irresistibile che ha esercitato su di me.
Dublino, per essere una capitale europea, è una città piccola, eppure viva (ma priva di divertimenti frivoli e discoteche uguali dappertutto, solo sani pub e ognuno diverso dall'altro), vivibile, veramente a misura d'uomo e percorribile a piedi, assolutamente sicura (mai ho avuto paura o impressione di finire vittima di borseggi o attentati, come ormai succede in molte capitali europee); Dublino è la capitale irlandese, eppure, a differenza di una Londra o di una New York non è un mondo a parte e distaccato dalla reale e rurale Irlanda interna, né è un crogiolo indistinto di etnie e popoli che non comunicano e non si integrano come avviene nelle altre due grandi città menzionate, e questo contribuisce a creare il fascino dublinese. I dublinesi sono persone cordiali, aperte, amichevoli, che per strada vogliono aiutarti se sei in difficoltà con le indicazioni, nelle caffetterie ti chiedono se va tutto bene e se hai gradito il servizio e nei pub vogliono fare amicizia e brindare e cantare con te; mi hanno detto anche, però, che gli irlandesi di fuori Dublino sono ancora più cordiali, aperti e amichevoli, e chissà come devono essere magnifici! Ho potuto passare cinque giorni a vedere una bella città, le sue vie e i suoi musei, a frequentarne i pub e le caffetterie (perchè è in questi due posti che si coglie l'essenza di un luogo e del suo popolo), a visitarne le belle chiese neogotiche, a porre omaggio alle vittime della Grande Carestia e agli eroi, i miei eroi dell'indipendenza (O'Connell, Collins, De Valera, O'Duffy), apprezzare perfino la pioggia (che rende l'Irlanda un Paese così verde, e perfino Dublino, la capitale, è in proporzione più verde delle altre) e a vederne però anche le contraddizioni (molti poveri e senzatetto che chiedono, dignitosissimi, l'elemosina, e la manifestazione studentesca pro-aborto, indistinguibile da qualsiasi altra manifestazione analoga femminista in altre grandi città occidentali, opposta al vero spirito irlandese e latrice di uno spirito mondialista distruttore delle specificità dei popoli).
Anche a Dublino tutto parla della forte fede e dell’identità del popolo irlandese, un binomio inscindibile, almeno un tempo, ma che oggi si sta incrinando: essendo l’Irlanda il più giovane e prolifico Paese europeo, è purtroppo consequenziale che i giovani, come molti dei loro coetanei occidentali, ritengano la fede un elemento accessorio, se non ostile; le chiese che ho visitato erano piene, in proporzione all’Italia, anche in settimana, ma il 90% dei fedeli era anziano. I giovani cattolici che ho trovato erano pochi ma agguerriti (si trattava di un piccolo picchetto contro la proposta di legalizzare anche in Irlanda l’aborto, dietro pressioni della solita UE e finanziamenti del malefico Soros); eppure, sia anziani che giovani, quando sentivano che ero italiano volevano conoscermi e parlarmi, volevano sapere se avessi visitato luoghi come Padova o San Giovanni Rotondo, volevano sapere del Papa. Questo è commovente, è frutto del ricordo delle persecuzioni anglicane contro gli odiati “papisti”!
Le chiese irlandesi sono molto grandi e belle, e ciò ha una spiegazione: quando, dopo secoli, da Londra ottennero finalmente la libertà di culto e i (veri, aggiungo) diritti civili, gli irlandesi non avevano però più chiese, tutte distrutte o occupate dagli anglicani, e allora decisero di costruirne di nuove, e dovevano essere grandi e belle, dovevano battere in altezza quelle anglicane e, a rimarcarne la distanza, dovevano contenere marmi e ori e tanti altari della Madonna e del Sacro Cuore; entrare in una chiesa irlandese, dello stile neogotico ottocentesco, è un’esperienza magnifica, perché ritempra dal cammino (fossanche quello breve turistico), ti fa sentire tanto piccolo quanto accolto e inserito in Qualcosa e Qualcuno più grande di te, con la bellezza ti fa contemplare in idea la vera Bellezza. Quando gli irlandesi emigrarono poi negli Stati Uniti, portarono lì lo stile delle loro chiese: quelle chiese che spesso vediamo nei film e nelle serie made in USA sono nettamente irlandesi, si distinguono tanto dallo stile italiano e francese quando da quello iberico e ispanico.
L’Irlanda, l’Isola di Smeraldo, è chiamata anche Isola dei Santi, perché molti santi vi nacquero e vissero e, anche, da essa partirono per portare il Vangelo in tutta Europa: loro, gli irlandesi, che erano stati tra gli ultimi abitanti confinanti dell’Impero romano a ricevere il Vangelo, partirono a loro volta a (ri)evangelizzare l’Europa, e ancora oggi molti dei santi che veneriamo, come San Donato di Fiesole e San Cataldo di Taranto, o il famoso San Colombano di Bobbio, sono di origine irlandese! E anche se la secolarizzazione avanza, l’Irlanda pare resistere più di altri, anche solo di poco, rispetto ad altri Paesi.
Non ho potuto vedere l'Irlanda rurale, la vera Irlanda, non toccata dalla modernità e dal turismo, ma è tutto rimandato al prossimo vero grande viaggio in Irlanda, quando sarà, questo è solo un arrivederci! Solo la Grecia, finora, mi ha fatto un effetto simile, e per adesso oltre la Grecia solo l'Irlanda, tra i Paesi stranieri, ma similari e fratelli, e l'Irlanda è davvero una perla mediterranea nel mare europeo nordico che si differenzia tanto dall'Inghilterra quanto dalla Scandinavia, mi ha provocato un forte amore e una forte nostalgia... slan go foill, Eire!


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06 marzo 2017

Irlanda, la fossa comune e la tragedia delle fake news



di Federico Cavalli

Fare informazione è da sempre uno dei mestieri più difficili in questo mondo, causa la necessità di metter da parte ogni convinzione ideologica per riportare una notizia veritiera quanto più possibile. Partendo proprio da questo presupposto, da qualche mese a questa parte, il mio metodo di approccio con i telegiornali e le principali testate giornalistiche italiane è basato sulla diffidenza; questo metodo ha fatto si che riuscissi a dubitare, rispedendo al mittente, alcune delle più grandi “fake news” degli ultimi tempi. Come scordarsi delle migliaia di profezie nefaste che si sarebbero dovute attuare, a partire proprio dal giorno successivo delle votazioni, in caso di una vittoria del “no” al referendum costituzionale tenutosi lo scorso 4 dicembre? Profezie di cui, dopo esattamente 3 mesi, non se ne scorge nessuna traccia.

Lo stesso procedimento venne applicato anche qualche mese prima, precisamente nel giugno del 2016, con la tanto temuta “brexit”; anche qui, dopo circa 9 mesi dal voto, sembra non essersi abbattuta sull’Inghilterra l’apocalisse economica annunciata dall’establishment. Ebbene, anche solo questi due esempi che ho riportato dovrebbero avervi fatto capire che le notizie che si leggono, o si sentono, dai principali mezzi di informazione, vanno sempre verificate, cercando di togliere quanti più filtri ideologici possibili. Operazione che mi sono ritrovato a compiere anche ieri sera, dopo aver ascoltato al telegiornale la sensazionale notizia del ritrovamento, in Irlanda, di un’immensa fossa comune, rinvenuta in un orfanotrofio gestito da suore a Tuam, contenente i resti di circa 800 bambini.

Il servizio, andato in onda nell’edizione del tg1 delle ore 20.00 del 3 marzo, è stato introdotto da poche e semplici parole: “un’altra pagina nera nella storia della chiesa cattolica Irlandese, rigida e bigotta”; seguiva quindi un servizio dove si illustravano, oltre alla scoperta in sé, anche le presunte cause di decesso dei bambini: maltrattamento, abusi, malnutrizione. Se dapprima la notizia mi aveva turbato sin nel profondo, dopo poco decisi di approfondire quanto avevo appreso dal servizio, spinto anche da un ricordo che mi ritornava alla mente; avevo l’impressione, infatti, che si trattasse di una notizia di qualche anno fa, fatta passare nuovamente come “scoop” per poter rimarcare le colpe della chiesa cattolica in un evento del genere.

Impressione che ha trovato conferma attraverso un piccola ricerca sul web: il 5 giugno 2014 Il Fatto Quotidiano riportava la stessa notizia, usando esattamente gli stessi toni usati ieri dal tg1, con la differenza che nel 2014 si erano trovati i documenti che attestavano i decessi, oggi si è effettivamente trovata la fossa comune: ritrovamento che ha confermato la scoperta di 3 anni fa ma che non si può definire come una clamorosa scoperta in sé. Altro aspetto che mi aveva particolarmente colpito della vicenda era la sicurezza con cui si attribuivano queste morti al convento e, di riflesso, alla chiesa cattolica irlandese: se dalle ossa dei cadaveri rinvenuti si può dedurre una morte per malnutrizione, non si può invece accertare, dopo circa 80 anni dall’accaduto, se effettivamente i bambini subirono violenze o maltrattamenti e di ciò non vi è traccia neppure nei documenti rinvenuti dalla ricercatrice Catherine Corless nel 2014.

Volendo ben approfondire la questione mi sono imbattuto nel seguente sito irlandese dove venne pubblicato, sempre nel 2014, un articolo sulle condizioni economiche e sociali dell’Irlanda proprio a partire dal 1925, anno in cui il tanto discusso convento di Tuam aprì i battenti. Cito testualmente: ”Nel 1920 l’Irlanda si trovava in uno stato disastroso. La guerra di indipendenza, la guerra civile e una depressione economica stavano soffocando la società. Nel 1924 il governo interno in una nota ufficiale dipinse un quadro molto cupo: nell’industria e nel settore commerciali si ebbero più di 47.000 disoccupati, nell’agricoltura circo 40.000”. Sempre all’interno dell’articolo si può leggere di come i raccolti del 1924 furono disastrosi, il Manchester Guardian nel febbraio del 1925, definì quello che stava accedendo in Irlanda come una violenta carestia, il popolo moriva di malnutrizione e fame. Il Presidente del Consiglio esecutivo dello stato libero d’Irlanda, William Thomas Cosgrave, descrisse la situazione con le seguenti parole: ”La situazione di disagio è notevolmente maggiore rispetto al normale, ma ciò non può essere paragonabile alla carestia del 1847. Non vi è alcun problema di carestia in questo senso.”.

Usando come termine di paragone la più profonda crisi alimentare della storia moderna europea, facilmente si riesce a declassificare una carestia, tuttavia le parole che pronunciò illustrano perfettamente la profondità della crisi. In un panorama del genere si può quindi facilmente capire come,  essendo gli orfanotrofi in una grave difficoltà economica , non sia poi così assurdo avere avuto 800 decessi fra i bambini; morti che, anche solo a pensarci, creano un profondo senso di dolore, ma che non possono essere imputate totalmente alla chiesa irlandese. Ciò non toglie che effettivamente ci sia una corresponsabilità, ma contrastare la fame non avendo risorse economiche a disposizione non è poi così semplice.

http://www.motoretrogrado.it/2017/03/04/irlanda-la-fossa-comune-e-la-morte-dellinformazione/

 

23 novembre 2016

San Colombano, un santo europeo



di Alfredo Incollingo

Dalla verde Irlanda San Colombano giunse in Europa a compiere la sua missione: dare una coscienza al continente. Era certo di quello che stava compiendo, era sicuro che il Signore lo avesse chiamato per permettere alla cristianità di capirsi: lo scrisse in una lettera nel 600 a papa Gregorio Magno: l'Europa era la casa di tante genti differenti, ma pur sempre accomunate dalla stessa fede in Gesù.
Questa verità fu compresa da un uomo proveniente dai margini dell'Europa, l'Irlanda, ma ignorata dai dotti e dagli uomini di potere della terraferma. Quando San Colombano sbarcò in Bretagna, nella Francia settentrionale, si mise in cammino con i suoi dodici compagni per dare forma all'informe, predicando e fondando monasteri dovunque si fermasse. Come San Benedetto prima di lui, così l'irlandese costruì una vasta rete di conventi che irradiarono il cristianesimo in tutta l'ecumene. Erano però monaci particolari: asceti, mistici, vestivano un saio bianco, come gli antichi druidi, erano autonomi e fuggivano qualsiasi tentazione. I monaci benedettini erano più “morigerati”, ma esprimevano lo stesso desiderio di solitudine, dando importanza al lavoro nel combattere l'ozio tentatore. La famiglia monastica di San Colombano non fu mai compresa a dovere e gli attriti con il clero locale e con le autorità civili causarono non pochi problemi all'ordine. Fu per ottenere l'approvazione papale che il santo si recò in Italia, ma non giunse mai a Roma: si fermò a Bobbio dove fondò il monastero che gli fu in seguito intitolato.
L'avventura religiosa di San Colombano, iniziata in Irlanda e terminata in Italia, è una parte della fitta trama storica di un continente che cerca di capirsi e che lo fa solo grazie a uomini come il nostro santo irlandese. Questo processo di autocoscienza si compie nella peregrinazione, esplorando anche le regioni più accidentate, scoprendo come la fede sia viva anche nell'uomo più barbaro.

Colombano era un irlandese del VI secolo e viveva su un'isola ancora poco conosciuta e ammantata di mistero. Il cristianesimo era lì giunto con San Patrizio un secolo prima e da allora non aveva smesso di crescere. Tuttavia l'isolamento e l'antica tradizione celtica gli avevano conferito alcune particolarità: a differenza del continente qui la fede aveva un taglio più mistico e ascetico, poco conforme e popolato da monaci molto simili agli antichi druidi. Colombano maturò la sua vocazione in questo ambiente: decise di lasciare i suoi agi, il suo clan e la sua famiglia per fuggire dalla mondanità. Si isolò nei boschi irlandesi dove conobbe e frequentò gli anacoreti locali, uomini che si erano totalmente dati a Dio. Rimanendo insoddisfatto della vita sedentaria che gli veniva imposta, girovagò per l'isola, alla ricerca di un luogo adatto ai suoi bisogni ascetici, ma nessun monastero faceva per lui. Quando si stabilì nell'abbazia di Bengor, riuscì a soddisfare per poco tempo le sue necessità spirituali e decise alla fine di partire per l'Europa con dodici confratelli, arsi dalla stessa sete di Dio. Sbarcò in Francia e iniziò a evangelizzare e a fondare piccole comunità di monaci dal bianco saio. Divenne un caso nel regno franco e la popolazione già lo acclamava come santo: dovunque andasse era preceduto dalla sua fama e i confratelli aumentavano giorno dopo giorno. Arrivò quindi il momento di dettare una regola e così fece aggiungendo alle norme per la disciplina un penitenziario, un manuale per la Confessione, che costituisce un primo esempio del genere in Europa. I monaci di San Colombano erano “sui generis” e i potenti difficilmente capivano quello stile non conforme e quella disciplina così ferrea. Gli anormali erano i ricchi e il popolo ignorante, che non comprendevano la fede di quegli uomini e il loro desiderio di adempiere al Vangelo. San Colombano, come afferma Benedetto XVI nell'udienza generale dell'11 giugno 2008, riferì a San Gregorio Magno l'importanza della Chiesa di Roma nel continente e mai ebbe dubbi in merito. Il clero locale causò molti fastidi ai suoi confratelli e decise di andare a Roma per ottenere l'approvazione dell'ordine da papa Bonifacio IV: in questo modo nessuno avrebbe potuto infastidire la sua comunità. Portò con se alcuni discepoli, i fedeli Attala, Gallo e diversi altri, e lungo il viaggio alcuni di loro, stremati dalla fatica, preferirono fermarsi e predicare in loco. Gallo si fermò nella località svizzera che oggi ha il suo nome fondando l'omonimo monastero; San Colombano invece decise di stabilirsi a Bobbio, in Emilia Romagna. Prese possesso di una vecchia chiesa che rimise in piedi e che costituì il primo nucleo dell'abbazia che oggi celebra il suo santo nome.

San Colombano ha permesso ad un continente di ritrovare l'unità necessaria per andare avanti, prendendo coscienza della propria comunione di fede. Oggi l'Europa blasfema dovrebbe riscoprire le parole del suo santo sulla propria universalità e su Cristo per poter finalmente trovare pace. Papa Benedetto XVI ce lo ha indicato come punto di riferimento nella riscoperta del concetto di Europa e, se lo dice lui, c'è da fidarsi!
 

21 novembre 2012

Il caso Savita e l'aborto "terapeutico"

di Giuliano Guzzo

Savita Halappanavar, giovane di origine indiana, è morta nei giorni scorsi in Irlanda a causa dell’aggravarsi delle proprie condizioni in seguito ad un aborto che i medici, nonostante i forti dolori accusati e le sue richieste, hanno tardato a praticarle motivando questo diniego – così si dice – sulla base della loro fede cattolica. Non è chiaro se l’aborto, se fosse stato praticato quando lei lo chiese, e cioè pochi giorni prima rispetto a quando poi è stato effettuato, le avrebbe allungato l’esistenza; sta di fatto che a questo dramma sta già facendo seguito, com’era prevedibile, una fortissima campagna a favore di una legislazione abortista in un Paese, l’Irlanda appunto, che a tutt’oggi ne è privo. La notizia ha naturalmente sollevato forti polemiche anche in Italia come dimostra, per esempio, il portale dell’Uaar, nel quale è addirittura riportato che Savita è «morta perché l’Irlanda “è un paese cattolico”. Tanto è cattolico, che vi si può morire perché i medici rifiutano un aborto, anche se è in pericolo la vita di una madre» [1].
 

16 giugno 2012

Se tracolla la fede eucaristica...


di Federico Catani
Mentre a Dublino si celebra il 50° Congresso Eucaristico Internazionale, un sondaggio commissionato dall’Irish Time ha rivelato che il 62% dei cattolici irlandesi non crede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Si tratta di una notizia sconcertante e drammatica, che fa riflettere e deve spingere a un drastico ripensamento della pastorale da parte della gerarchia ecclesiastica. Una pastorale che evidentemente, in questi ultimi decenni, ha fallito in modo clamoroso.