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26 febbraio 2016

Perché Alfano cita a sproposito Giovanni Paolo II


di Salvatore Cammisuli

Tra chi ha votato la fiducia al governo sulle unioni civili c’è chi si appunta una medaglia sul petto per aver bloccato una «rivoluzione contro natura», chi si vanta di aver dato voce al popolo del Circo Massimo e chi grida vittoria perché le adozioni saranno introdotte per via giudiziaria e non per via parlamentare. Se credete che per fare tutto questo ci voglia una bella faccia tosta, è evidente che non avete letto le ultime dichiarazioni in cui Alfano cita in sua difesa San Giovanni Paolo II – nientemeno!
Ai giacobini di tutti i partiti che citano a ogni piè sospinto l’«ama e fa’ ciò che vuoi» di Sant’Agostino ci eravamo ormai rassegnati. Angelino, però, punta in alto e non si accontenta della frasetta copiata da Wikiquote: entra direttamente in modalità «teologia morale».
«Vedo cattolici che giudicano il cattolicesimo degli altri, secondo il loro personale metro di Verità e ortodossia» scrive piccato Angelino. «Io, che non amo giudicare, mi ispiro a quanto ci ha insegnato San Giovanni Paolo II nell'enciclica Evangelium vitae del 1995, al numero 73». Ci dà pure il luogo della citazione: filologicamente ineccepibile! Ci andiamo a leggere l’enciclica e scopriamo, innanzitutto, che qui il Papa parla dell’aborto – cosa che Alfano non ci aveva detto, ma non è questo il punto. Il Santo Pontefice analizza un preciso caso di coscienza: un voto parlamentare risulta determinante per approvare una legge più restrittiva, in alternativa a una legge più permissiva già in vigore o messa al voto. Il politico cattolico che deve fare?
«Nel caso ipotizzato, quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all'aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge… Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui». Strabuzziamo gli occhi e ci domandiamo che caspita c’entri questo con il caso di Alfano. Assolutamente nulla: Angelino non si trovava di fronte a due alternative, di cui una cattiva e l’altra peggiore. Alfano aveva davanti a sé un’alternativa cattiva (dare la fiducia) e una buona (non darla): poteva bloccare il ddl Cirinnà, facendo mancare la maggioranza al governo. Non l’ha fatto? Noi prendiamo atto che per Alfano la poltrona vale più del diritto naturale, ma lui non cerchi di tirare San Giovanni Paolo II per il rocchetto.
Qualora il passo citato non fosse sufficientemente chiaro, vengono in nostro soccorso le famose Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, pubblicate nel 2003 dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (tale Joseph Ratzinger), ovviamente con l’approvazione di Papa Giovanni Paolo II. Questo stesso documento applica il principio citato da Alfano alle unioni civili, chiarendolo per eventuali politici poco acuti: «Ciò non significa che in questa materia una legge più restrittiva possa essere considerata come una legge giusta o almeno accettabile; bensì si tratta piuttosto del tentativo legittimo e doveroso di procedere all'abrogazione almeno parziale di una legge ingiusta quando l'abrogazione totale non è possibile per il momento».
Avrebbero dovuto precisare: «tra i motivi legittimi di impossibilità non si contempla l’amore irresistibile per la propria poltrona di ministro». Perché l’obbligo di fedeltà non c’è per le coppie unite civilmente; tra il ministro e la sua poltrona, invece, sì.
 

25 febbraio 2016

Passano le unioni civili. La fine di democrazia e decenza

di Francesco Filipazzi
E infine le unioni civili al Senato sono passate, certificando dunque che per portare avanti l'agenda del consumismo si può passare sopra a tutto. Democrazia e decenza sono andate perdute definitivamente, in questo parlamento di nominati che, come abbiamo visto, terrorizzati dalla perdita delle poltrone, sono pronti ad accettare di tutto.

La legge Cirinnà, oggi Renzi-Alfano-Verdini-Cirinnà, nasce nella menzogna. La strategia è diventata chiara solo negli ultimi giorni ed era tutta nel fare una legge pesantissima, con dentro norme inaccettabili (loro direbbero all'avanguardia), con il chiaro intento di focalizzare l'attenzione sul rifiuto di quelle, per poi stralciarle e far passare una legge più “leggera”. Quindi il dibattito è stato spostato, forse anche per un errore di valutazione del nostro mondo, su utero in affitto e “stepchild adoption”, tralasciando il nocciolo del discorso, che era l'opposizione alle unioni civili tout court. Stralciare quelle norme quindi rende la legge digeribile all'opinione pubblica, perché si è alzata l'asticella. Alfano e i senatori dell'NCD e di Area Popolare che hanno votato questa legge, al posto di cantare vittoria vadano a nascondersi. Hanno aperto il vaso di Pandora e adesso non potremo più richiuderlo. La truffa è riuscita alla grande e adesso non sappiamo cosa succederà, visto che il passaggio di approvazione alla Camera, dati i numeri, sembra scontato.

Gli stessi promotori hanno già detto che sperano in un intervento dei giudici per arrivare dove il parlamento non riesce ed è questo un ragionamento allucinante. Alle elementari, quando ci spiegano la democrazia, ci dicono che essa si basa sulla distinzione fra potere esecutivo, legislativo e giudiziario. In questo caso abbiamo un Governo (esecutivo) che mette una fiducia a un emendamento, sforando quindi nel campo parlamentare (legislativo), con la speranza che una corte (cioè il potere giudiziario), si carichi sulle spalle il ruolo del parlamento. Siamo all'assurdo. Tanto più che il passaggio al Senato ha subito più di una forzatura.

Il Nuovo Centro Destra è colpevole di tutto questo e difficilmente potrà essere perdonato. L'indecenza quindi si è consumata con i voti di Verdini, che per la sinistra era alla stregua di Al Capone, fino a qualche anno fa. Ora invece si trasformerà in paladino dei diritti? Di sicuro è sostenitore del governo Renzi. Nessuno lo ricorda, ora che c'è bisogno di far passare le leggi pro lobby.
L'Italia dunque è entrata anche lei nel grande Occidente della coercizione universale. Sappiamo chi ringraziare.
 

22 febbraio 2016

NCD, Alfano e le unioni civili: tradimento in vista?

di Marco Mancini


Durante l'Assemblea Nazionale del PD, svoltasi nella giornata di ieri, il premier Matteo Renzi ha lasciato balenare l'ipotesi di porre la fiducia su un emendamento governativo al ddl Cirinnà sulle unioni civili. Cade, dunque, una delle grandi ipocrisie di questa lunga vicenda, quella secondo cui la proposta di legge sul riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali sarebbe di iniziativa parlamentare e pertanto non coinvolgerebbe il Governo.

Il Governo, invece, ora scende pesantemente in campo, dopo il fallimento del tentativo di approvare la legge con l'appoggio del M5S. Come ha osservato Mario Adinolfi, questo dovrebbe farci dormire sonni tranquilli, vista la presenza del NCD di Alfano, sedicente tutore dei principi cattolici, come partner minore all'interno dell'esecutivo Renzi. Eppure tutti siamo presi da una strisciante inquietudine. Come mai?

C'è che in queste settimane Alfano e i suoi hanno già dimostrato tutta la propria inaffidabilità sulla questione, lasciando prefigurare quello che già si annuncia come un disgustoso tradimento nei confronti del proprio elettorato di riferimento.

Le prime avvisaglie si sono avute prima ancora del Family Day, quando il rimpasto di governo ha premiato in maniera deliberatamente sproporzionata il Nuovo Centrodestra: un nuovo ministro (Enrico Costa, con delega agli Affari Regionali e anche alla “famiglia”) e 4 sottosegretari. Un segnale chiaro, teso a rafforzare il concetto sempre affermato da Alfano, ossia che l'approvazione del ddl Cirinnà non avrebbe messo a rischio la tenuta del Governo. 

Ciò nonostante, il giorno del Family Day il ministro dell'Interno ha avuto persino l'impudenza di ricevere al Viminale il portavoce della manifestazione, Massimo Gandolfini, al quale ha assicurato di condividere la battaglia della piazza, che - ricordiamolo a beneficio di Alfano e dei diversamente udenti come lui - ha richiesto a gran voce il ritiro completo del ddl Cirinnà.

Ecco, quando si afferma di condividere una battaglia, ma poi non si fa nulla per sostenerla, e in particolare non si fa l'unica cosa che nella propria posizione si potrebbe fare - ossia minacciare la crisi di governo - si corre il rischio di apparire poco credibili. Questo vale a maggior ragione se appena un anno prima, come risulta da questo video, si è promesso che, in caso di proposte di legge su matrimonio e adozioni per i gay, si sarebbe usciti dal Governo immediatamente.


Caro Alfano, non so se te ne sei accorto, ma il Governo di cui fai parte sta approvando proprio quella roba lì e sembra volerci mettere addirittura la fiducia. Come dici? Le unioni civili non sono il matrimonio? Forse non ti sei accorto che tutti gli articoli del ddl ricalcano per filo e per segno, direi in maniera sfacciata, le formulazioni del codice civile riguardanti il matrimonio. Una mela non diventa una pera per il fatto che la si chiami "pera". A pensare che le unioni civili non abbiano nulla a che vedere con i principi costituzionali in tema di matrimonio e famiglia siete rimasti tu e quel servo del potere che risponde al nome di Pietro Grasso, Presidente del Senato, il quale ha avuto l'ardire di negare il voto segreto sul passaggio agli articoli proprio affermando questa esilarante tesi (il che getta una luce inquietante sull'onestà intellettuale del personaggio, anche rispetto alla sua pregressa attività di magistrato).

Se non capisci qual è la posta in gioco, caro Angelino, delle due l'una: o in questo periodo non sei molto lucido, oppure fingi di non capire. E se fingi di non capire, significa che, come Giuda Iscariota, ti sei venduto per trenta denari, o per qualche poltrona. Leggendo le dichiarazioni di alcuni tuoi ministri, non c'è da tranquillizzarsi.

Anche le uscite apparentemente più dure, come quella della Lorenzin che ha chiesto di trasformare l'utero in affitto in "reato penale" (sic) e crimine universale, nascondono un sottinteso neanche troppo implicito. Lo esplicita lo stesso ministro della Salute quando, rispondendo su Twitter a Monica Cirinnà, afferma di voler "tutelare i bambini che già esistono". Tana per Beatrice! Che vuol dire? Che il NCD è pronto a votare le unioni civili e - se costretto, magari in separata sede - pure la stepchild adoption, in cambio dell'indurimento delle sanzioni contro l'utero in affitto? Sarebbe questo il modo che hanno trovato per salvare la faccia? Noi siamo sospettosi e magari staremo pensando male, ma come si dice... non è che magari ci stiamo azzeccando?

Al di là dei sospetti, resta comunque un fatto politico grande come una casa: la totale passività - e la conseguente irrilevanza - del NCD su tutta la vicenda "unioni civili". E questo è tanto più grave alla luce del fatto che, anche grazie all'impegno di un popolo vilipeso e insolentito dai media di regime, la legge è temporaneamente finita su un binario morto. Basterebbe una sola parola del ministro dell'Interno per seppellirla definitivamente, ma questa parola non è ancora arrivata. Come è noto, si può peccare anche per omissione e qui l'omissione è così evidente che un silenzio del genere risulta addirittura assordante.

Quindi, caro Alfano, sia chiaro che noi - e anche Qualcuno più in alto di noi - ci ricorderemo. Ci ricorderemo di chi avrebbe potuto fare la mossa decisiva e non l'ha fatta, di chi è venuto meno non solo agli impegni presi e alle rassicurazioni fornite, ma alla stessa ragion d'essere del proprio movimento politico. Il NCD è ormai, politicamente, un morto che cammina. Sarebbe disdicevole se uscisse di scena senza aver conservato neanche un briciolo di dignità.
 

19 novembre 2013

Fedeltà è più forte del fuoco

di Federico Catani
I dossier per far partire la macchina del fango contro Angelino AlFini, cioè Alfano, ce li abbiamo. La redazione di questo blog li ha ricevuti non da zio Tibia Alessandro Sallusti, che pure ne è in possesso, ma direttamente dai servizi segreti del nostro amico Putin (noi ovviamente schifiamo i servizi americani e ancor di più il Mossad, e non c'è bisogno di spiegare perché).
 

13 settembre 2011

Dopo Atreju un solo invito: daje Angelì!

di CampariedeMaistre
È fatta. Almeno a livello giovanile, la tanto auspicata fusione tra gli Azzurri e la celtica si è realizzata. Ad Atreju 2011, la festa dei giovani del Pdl (nei fatti la festa dei giovani ex An), tra un immancabile stand tolkeniano e una maglietta con la citazione di Ezra Pound, si possono trovare ormai a loro agio anche le bellissime e liberal militanti ex forziste. Certo, c'è ancora molto da fare. Ad esempio, uno dei più grandi misteri della destra di inizio decennio rimane capire come Annagrazia Calabria sia finita a capo della Giovane Italia. In molti permane poi quel lontano sentore di cameratismo nepagano che meriterebbe di finire nel ripostiglio. E tutto questo, ovviamente, ci piace poco. Nonostante ciò, il materiale umano su cui lavorare non manca, sebbene si trovi in mano ad una classe dirigente vecchio stampo e priva dei riferimenti etici che una "vera" destra (che per noi si avvicina molto a quella "divina" di Langone) dovrebbe avere.

Ma andiamo agli eventi succosi di questa edizione, che poi sarebbero gli unici a cui abbiamo assistito. Quello che doveva essere il clou, ovvero l'epifania del Cavaliere, ci ha lasciato insoddisfatti. Un po' come quelle cene in cui ci si alza da tavola ancora affamati. Innanzi tutto, manco è arrivato e già stava inciampando sui gradini di fronte alla suddetta Calabria. Come immaginavamo, Berlusconi è apparso stanco, provato e a corto di barzellette (sebbene un gesto dell'ombrello l'abbia concesso). Ci ha pure detto che è uno che fa fioretti (sta a vedere che la Began ha ragione) e che non gioca manco più al Totocalcio, forse il vero motivo per cui si è comprato il Milan.
Ormai è un po' come quei nonni che, giunti al capolinea, dispensano consigli ai nipoti su come cavarsela in avvenire. Terminata la legislatura, il suo ruolo dovrà essere uno solo: quello del padre nobile, che dispensa consigli e tira fuori i quattrini.

Ci siamo sentiti molto meglio acoltando Alfano (mitiche le magliette con la scritta "Daje Angelì!"). Pur premettendo che consideriamo il Pdl il male minore, pur ribadendo che siamo dei disillusi e che deve accadere proprio qualcosa di moooolto eclatate per farci entusiasmare, non possiamo non prendere atto che il discorso del Delfino ha infiammato il cuore di chi militante del centrodestra italiano lo è davvero. Il segretario del Pdl, nonostante sia diventato tale con metodi bulgari, può davvero conquistare la fiducia e la stima di tutti. Ne ha le capacità e sembra persino ben formato. Non sarà proprio il cattolico ideale, ma di certo rappresenta un passo avanti rispetto a Berlusconi. Se davvero riuscirà a realizzare quel che ha promesso - e a tenersi stretto Formigoni - sarà un successo e il centrodestra vincerà almeno per i prossimi dieci anni. Di una cosa sola lo preghiamo: cominci a fare pulizia e a togliere di mezzo o quantomeno a mettere ai margini personaggi alquanto imbararzzanti che non fanno certo onore al popolo di area vagamente conservatrice.

P.S. Non possiamo non complimentarci con Giorgia Meloni, una donna vera e genuina, la cui freschezza e spontaneità devono fungere da esempio per tutti i pischelli di Roma Nord con la puzza sotto il naso che vogliono buttarsi nell'agone politico.