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03 maggio 2020

15 uomini sulla cassa del morto

di Francesco Filipazzi
A Messa in 15, ma con il morto, senza non puoi. Magari poi ci potremo fare anche un Weekend, basta che ci sia un caro estinto. Dunque, 15 uomini sulla cassa del morto, e una bottiglia di Rum. Tutto sommato, un superalcolico come disinfettante, di questi tempi non guasterebbe, ma non proponiamolo ai preti, altrimenti qualcuno lo metterebbe nel calice. Vedendo alcune performance novusordiche, il dubbio in passato ci è già venuto.
Tant'è che a Messa non ci possiamo andare e la Cei non dice nulla, anzi ci ha provato, ma il Bergoglio di turno li ha stoppati.  Leggiamo intanto che un prete social scrive che anche Gesù è nato nella stalla per rispettare il potere temporale. Quindi anche la strage degli innocenti fu una misura dolorosa ma necessaria?
Vorremmo comunque ricordare a lor signori che Roma ha accettato la sottomissione dei sacerdoti, ma poi il Tempio lo ha raso al suolo. Diciamo che emulare il Sinedrio potrebbe essere pericoloso. Al momento, a livello spirituale ci stanno già pensando i vescovi, a livello materiale speriamo che Cesare non ci vada pesante.


 

22 aprile 2020

Controllo chimico delle masse

di Giovanni Barbieri
Nell’analisi dei fenomeni che stanno avanzando non vogliamo essere troppo complottisti, ma neanche troppo poco.

Per cui riportiamo una notizia, a sua volta rilanciata da attivisti di un certo valore, quali Gilad Atzmon: nel 2012 gruppi di esperti teorizzavano la possibilità di adoperare dei virus con lo scopo di colpire precise aree cerebrali e andare a indebolire il senso religioso dei pazienti. L’idea era usare il virus come arma contro il terrorismo religioso. La notizia è attribuita ad agenti del Pentagono e sebbene il sottoscritto non possa verificare tale dato, il video di per sé documenta che una riflessione di un qualche perito attorno al tema su esposto è stata effettivamente condivisa.

Riporto il testo tratto dall’infobox del video che filma la conferenza:

"It was DoD footage from a lecture hall in the pentagon. The video was date stamped 4/13/05 so someone was holding onto this for a while. I received it, the second week of February of this year. So, on it, it had one of the guys from the other video, the party video, giving a presentation. I just have an 8 minute clip from this presentation, but basically, this guy, he must be a scientist. This guy is giving a lecture about the brain and a gene called VMAT2 to a group of men in suits as well as various military uniforms. He talks about religion and was showing MRI brain scans. He said that the inhibition of VMAT2 could, over time, cause a person’s brain to shift from a religious brain structure, they scientifically, you know they call it phenotype...but basically, you can change a religious brain to a non-religious brain structure".

Usare la scienza, anzi la tecnica, per cambiare la testa delle persone: questo lo spettro che si impone davanti a noi. Ora, si badi bene, il video mostrato si rivolge alla possibilità di modificare il cervello di terroristi islamici per favorire la pace in Medio Oriente. Resta sottotraccia l’ipotesi che i potenti vogliano o possano usare un simile sistema per demolire il senso religioso delle masse in situazioni più ampie.
Ve lo immaginate? Intuite quale possibile scopo ci starebbe dietro?
Per rispondere, torno a citare dall’infobox, anzi dai commenti del gestore del canale:
“Removing the God Gene is not about the "Gene" as much as it is about affecting the brain so humans are not spiritual. The less spiritual a person is the more controllable they are and the easier they are influenced by society”.

Una società senza religione è una società che può essere meglio manipolata dai governi. I totalitarismi del XX secolo hanno percorso la via della repressione religiosa diretta. Il filmato del Pentagono, o presunto tale, suggerisce un altro mezzo per ottenere il medesimo effetto: togliere la religiosità per potenziare il controllo governativo.
Viene da pensare che le restrizioni cultuali in corso, al di là del perché siano volute dal Governo e tollerate dalla CEI, non potranno che avere un medesimo effetto: alleggerimento del senso religioso e appesantimento dell’influsso politico sulla coscienza sempre meno libera dei cittadini.
Apriamo il nostro sguardo, circa la possibilità di intervenire chimicamente e biologicamente per modificare la percezione dei cittadini e quindi il loro senso civico e morale, al di fuori di ogni complottismo e all’interno di ricerche chiare e lampanti si colloca il poderoso approfondimento di Mario A. Iannaccone. Lo studioso milanese ha di recente ampliato e ristampato il suo eccellente “Rivoluzione Psichedelica” (Ares), indagine dettagliata circa la variazione morale e politica, che ha investito la società e la politica dagli anni ’50 in qua. Droghe usate per degradare la sensibilità morale del cittadino e pilotare la finalità civica dei politici, messe in mano ai militari e ammantate da bandiere culturali: veri e propri arsenali di distruzione della civilità, utili ai potenti (Enzo Pennetta).

Iannaccone, nella ristampa del suo capolavoro di saggistica, introduce anche ulteriori  dettagli e presenta il progetto di tornare a diffondere in modo rinnovato le droghe sintetiche (LSD, MDMA, mescalina, etc.), che spingerebbero ancora più in là il controllo dei cittadini, particolarmente di quelli scomodi: è il caso dell’uso psichiatrico di stupefacenti per ridurre a silenzio i dissidenti e gli ‘intolleranti’; ma già si parla di adoperare tali mezzi per tenere a bada il pensiero giovanile, bombardando le giovani generazioni con nuove sostanze (o con vecchie sostanze in dosaggi nuovi).
Va precisato peraltro che la tesi del controllo mentale via LSD, lungi dall’essere interpretazione di qualche autore reazionario, è patentemente sostenuta anche da registi della Rivoluzione quale la collana Adelphi: pochi mesi fa Michael Pollan ha pubblicato con l’editrice di Calasso il suo “Come cambiare la tua mente”.
Come sempre, e volendo ricavare dalle teorie del complotto qualche istruzione utile e concreta per noi, non è necessario affermare, né tantomeno dimostrare, che un virus sia stato volutamente disperso per scopi di controllo sociale, è sufficiente riscontrare che la diffusione sia pur naturale di un virus può essere prontamente sfruttata in ottica antidemocratica e antilibertaria.
E quello che possiamo certamente affermare è che i servizi segreti, i governi, i politici dell’ultimo mezzo secolo almeno, sono già in possesso di teorie e sperimentazioni sociali, capaci di cogliere al balzo la diffusione di un virus per farne un’arma di controllo sociale, particolarmente nella forma dell’indebolimento del senso religioso e dei valori morali, e conseguentemente con lo scopo di attuare restrizioni nell’autonomia sociale e civica dei cittadini.
Se poi a questo volete aggiungere l’uso di pornografia come arma di paralisi generale, il quadro si chiude – e non è un caso se alcuni siti abbiano offerto servizi gratuiti per gli utenti in quarantena e che la pedopornografia in queste settimane sia schizzata alle stelle. Per inciso la tesi “pornography is a weapon” non è certo mia, ma la traggo da Michael E. Jones e dai suoi poderosi approfondimenti (una buona ricostruzione qui).


 

21 aprile 2020

Una strategia anti lombarda?

di Franco Ressa
Il giorno 18 Aprile 2020 nella relazione quotidiana dei dati sull’epidemia da coronavirus, il manager Domenico Arcuri, aggregato alla protezione civile, ha dichiarato: "Tra l'11 giugno 1940 e il primo maggio 1945 a Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale 2 mila civili, in 5 anni; in due mesi in Lombardia per il coronavirus sono morti 11.851 civili, 5 volte di più”.
Ma è evidente la disparità tra gli abitanti in Milano tra il 1940-45 (1.115.000 censiti, ma molti di questi sfollati) e l’intera popolazione lombarda di 75-80 anni dopo (più di 10.060.000 solo residenti, senza contare i domiciliati). C’è da tenere conto anche che nello stesso periodo il numero dei morti militari fu di circa 318.000. Paragonato alla popolazione di Milano farebbe una cifra di 8000 perdite.
È possibile che un alto dirigente già presidente di organizzazioni per lo sviluppo si incagli in cifre di semplice aritmetica come queste ?
Potrebbe trattarsi del sintomo di una delle manovre che si stanno creando contro la regione Lombardia, in quanto amministrata da un governatore ed una giunta invisa all’attuale governo poiché non allineata con la loro politica e troppo autonoma come decisioni davanti all’emergenza. I pretesti si sa possono essere trovati in una situazione terribile come l’attuale. Rivedremo un vecchio copione ? La magistratura politicizzata si metterà al lavoro con lo spirito di demonizzazione già visto nel voler screditare ed abbattere Berlusconi ed i suoi governi ? I palazzi di giustizia  riducono le attività per le normali cause civili e penali, ma i tarli del sistema rosicchiano.

Stavolta però non c’è trippa per gatti, e la sopportazione dei cittadini potrebbe cedere di schianto davanti alla miseria collettiva che sta arrivando. A Milano le cinque giornate del 1848, la rivolta contro la dominazione imperiale austriaca, arrivarono dopo la carestia del 1846-47. 


 

19 aprile 2020

Il Covid19, la Cina e la Chiesa


di Giorgio Salzano

È pazzesco, incredibile. Fonti del Dipartimento di Stato americano riportano, suppongo sulla base di un lavoro di intelligence che ha penetrato il velo di segretezza del regime cinese, che la pandemia del covid-19 ha avuto origine in un laboratorio di virologia situato nella città di Wuhan. In esperimenti sui pipistrelli, un impiegato di laboratorio sarebbe rimasto accidentalmente contaminato. O beh, incidenti succedono, come accadde ad esempio a Chernobyl. Sì, ma allora fu l’esplosione di un reattore, che di per sé fa un grande botto spargendo elementi inquinanti nell’atmosfera. Mentre in questo caso l’inizio fu quasi inavvertibile. Salvo che fu avvertito dalle autorità cinesi … Il tutto accadeva a novembre dell’anno scorso, ma la preoccupazione delle autorità cinesi non fu quella di mettere sull’avviso, innanzitutto la propria popolazione, per evitare il diffondersi di un contagio che sapevano trasmettersi da uomo a uomo, ma di mettere tutto a tacere.

Quando poi si resero conto di non poter mantenere il segreto, innanzitutto si inventarono un’origine diversa, in un “mercato umido” dove si vendono carni di animali per noi immangiabili, come appunto i pipistrelli. Chiusero quindi la provincia di Wuhan al resto della Cina, ma non i voli internazionali … Infine dovettero ammettere a metà gennaio l’esistenza di una epidemia, senza dare però un’idea chiara della contagiosità del virus. Con l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ripeteva al mondo le menzogne e le mezze verità cinesi. Se ci chiediamo dunque chi dobbiamo ringraziare per il disastro che ha investito il nostro mondo, sappiamo dove volgerci.

Solo un paio di considerazioni. Una di carattere generale, una seconda più mirata. A quanto appena detto avrei dovuto premettere un “sembra che”. Ho esordito dicendo “è incredibile”. E infatti mi attendo che tanti dicano “non ci credo”. Dipende dalle nostre fonti di informazione. Questo è in effetti vero non soltanto per quel che riguarda l’informazione giornalistica. C’è pochissimo che noi sappiamo per conoscenza diretta. Il novanta per cento, diciamo, delle nostre cognizioni sono per noi mediate da altri. Mio fratello fa dell’ironia sull’esistenza di una setta di “terrapiattisti”. Ma forse la cosa è più seria di quanto lui pensa. Significa l’esistenza di sacche di totale diffidenza nei confronti di chi trasmette il sapere. Probabilmente i “terrapiattisti”, non avendo fiducia, magari anche per buoni motivi, verso i maestri di pensiero del nostro tempo, portano questa mancanza di fiducia alle estreme conseguenze: «e non ci venite a dire che la Terra è rotonda!» Una cosa ridicola si rivela estremamente seria; mette in risalto un fatto che si suole passare sotto silenzio: che la società si regge sulla fiducia, ovvero, che è la stessa cosa, sulla fede (non per niente in latino sono la stessa parola: fides). Questo non significa che la “fede” sia “cieca”. È la fiducia che riponiamo in chi ci è maestro che ci permette di apprendere, tra le altre cose, a ragionare, anche su quanto egli stesso ci insegna. Se perciò ritengo le notizie sulle responsabilità cinesi per la pandemia covid-19 affidabili, è perché chi le riporta mi dà fiducia, grazie anche alla forza degli argomenti portati a loro sostegno, che riconfermano la fiducia.

La seconda considerazione riguarda la Chiesa, il covid-19 e la Cina. In un’intervista su Vatican News., un personaggio ha detto, in risposta alla domanda se vi possa essere un nesso tra la pandemia e i cambiamenti climatici, che «Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, la natura mai». Non so che cosa risponderebbe se gli si chiedesse del ruolo dei cinesi in questa vicenda. Chissà, forse che i cinesi sono strumenti della vendetta della natura? Mah! Intanto lo stesso personaggio sembra avere fiducia nei cinesi, o a essere più preciso nel Partito Comunista Cinese, firmando un accordo “di compromesso” sulla nomina dei vescovi, deprecato dal cardinale Zen come una resa e un tradimento.

 

15 aprile 2020

La via sacra (?) della pandemia


di Satiricus
L’editrice Vita e Pensiero, legata all’Università Cattolica. Un tempo baluardo di sapere cattolico e fonte di cultura sicura. Adesso... boh.
Ringraziamo il teologo Palma per questi testi privi di poesia e di baricentro. Non si sa se maggiormente offensivi per Nostro Signore o per gli ammalati. L’Uno fatto carico della psiche di un malato medio; gli altri descritti con una fastidiosa inclinazione al luogo comune. Salviamo le intenzioni, almeno quelle. Soprassediamo sulle foto, che suscitano perplessità e compassione (ma non per il Cristo o per i malati), e che rimangono pur sempre la parte più decorosa della pubblicazione.
L’auspicio: che un novello Alberto Sordi ne tragga ispirazione per un sequel di Vacanze Intelligenti. Affinché nulla sia stampato invano!
https://vitaepensiero.mediabiblos.it/archivio/9788834342251.pdf

 

29 marzo 2020

Siamo schiavi del nostro tempo

di Marco Sambruna
Nell’attuale crisi virale un dato emerge ormai con cruda evidenza: noi tutti o quasi siamo schiavi del tempo.
Di fronte alla non remota possibilità della catastrofe si reagisce generalmente in tre modi: con mesta rassegnazione apatica da parte di molti, con pulsioni epicuree goderecce da parte di qualcuno e infine col ricorso alla razionalizzazione intellettualistica da parte di un’élite.
Modi di reagire molti diversi fra loro, ma accomunati dall’incapacità di cavalcare il tempo e in qualche modo di trascenderlo: anche in una situazione come questa le risposte sono racchiuse nell’involucro soffocante della dimensione temporale generate da un discrimine iniziale.

Cioè non ci si domanda più cosa è giusto fare o non fare rispetto alla complessità delle circostanze, ma ci si chiede innanzitutto se quello che si sta per dire è progressista o reazionario, politicamente corretto o impopolare, conforme al narrazione corrente o alternativa a essa. In base a questi criteri si esprimono opinioni che a prescindere dal contesto sono improntate al prono adeguamento alla cultura dominante; in una parola il criterio guida è quello dell’omologazione.

Ogni affermazione non può derogare alla dittatura del conformismo: si sprecano così consigli su come passare il tempo tra internet, pay tv, libri e musica e le analisi intellettuali che quasi sempre indicano nel senso civico e nei comportamenti urbani l’antidoto allo scoramento come se io potessi trovare conforto dalla quarantena pensando che tutto sommato posso tranquillamente proseguire a fare la raccolta differenziata.

La crisi viene così sezionata, segmentata e analizzata al fine di ridurla alle sue sole ricadute emotive: del resto la nostra è l’epoca dove lo psicologo e lo psichiatra hanno preso il posto del prete e dove la relativizzazione del reale ha preso il posto dei dogmi religiosi. La parola d’ordine è igienizzare, sanificare e sterilizzare qualsiasi riferimento ultra temporale. Ci si deve muovere entro il perimetro asfittico del tempo, vietato trascenderlo.

L’altro giorno è stata organizzata una diretta streaming che è consistita in una maratona intellettuale intitolata “Prendila con filosofia”: in pratica per 12 ore un gruppo di personaggi alcuni dei quali noti, altri sconosciuti - ma tutti certo di ottima levatura culturale - hanno cercato di dare una risposta razionale al disagio generato dall’epidemia. Fermo restando che la filosofia non è un mero lenitivo incoraggiante bensì l’indagine sulle cause prime, è sufficiente dare uno sguardo alla lista degli intervenuti per rendersi conto che almeno i più celebri fra i partecipanti appartengono tutti o quasi all’area del progressismo liberale il che va benissimo se si tratta di ascoltare anche il loro contributo, ma non va per niente bene se il loro è l’unico punto di vista rappresentato. Non ho visto la maratona nemmeno in parte, ma ho assistito a iniziative simili: in genere tra i partecipanti a questi dibattiti c’è da scommettere che non si troverà mai un teologo tomista o un filosofo identitario e nemmeno un pensatore metafisico.

D’altra parte la nostra non è un tipo di civiltà che premia chi osa arrischiarsi oltre i rassicuranti confini del consiglio buonsensaio, del pedagogismo più svenevole, degli argomenti tesi al rinforzo “dei nostri valori” che nemmeno la crisi deve porre in discussione anche quando alcuni di quei presunti valori hanno facilitato il disastro.
E’ tutto un proliferare di slogan ripetuti innumerevoli volte come una litania: da quello che recita che “i virus non conoscono confini” il che è vero, ma solo se i confini non sono sorvegliati o che “è il momento dell’unità, non delle polemiche” come se fosse opportuno solidarizzare con chi da prova di negligenze a quelli che in varie formule tendono a criminalizzare il vecchietto che passeggia in solitario o il giovane che porta il cane a mingere in un parcheggio deserto o Trump che ha agito con colpevole ritardo come se invece in Italia non fossimo stati altrettanto superficiali.

Qualsiasi spiegazione, risposta o analisi è buona purché non alluda nemmeno velatamente alla questione fondamentale, l’unica che conta, cioè porsi l’interrogativo se forse il nostro benessere, la nostra salute e il nostro futuro dipendono da realtà che ci eccedono o da dinamiche ultraterrene verso le quali vale la pena riconnettersi.
C’è speranza finché non si hanno troppe convinzioni riguardo le proprie certezze perché così come il credente può avere dei dubbi verso ciò in cui crede anche l’ateo o il materialista o l’agnostico non possono escludere di avere torto.
Bisogna veramente cominciare a preoccuparsi quando il pensiero sembra essere entrato in una nuova fase: quella del nichilismo non solo esperito personalmente, ma anche organizzato collettivamente e mediaticamente per cui si finisce col veicolare la convinzione autolesionistica che nulla valga la pena tranne desertificare ciò che ancora è fecondo.


 

Fra cosmo, psiche e divini flagelli

di Amicizia San Benedetto Brixia
In data 7 marzo la dottoressa Francesca Morelli, psicologa psicoterapeuta e terapeuta EMDR, ha pubblicato sulla propria pagina Facebook una riflessione sapienziale relativa al Covid-19.
In essa la psicologa ricerca un senso nell’epidemia in corso e lo va a ricondurre alla necessità che il “cosmo” intervenga per “riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte”. Tra le anomalie riportate in equilibrio dalla pandemia Morelli ne individua: inquinamento dell’aria, corretto dal blocco degli spostamenti; sovranismo anti-immigrazionista, corretto dallo scoprirsi discriminati a nostra volta alla frontiera; consumismo, rallentato dall’isolamento domestico. Il virus contribuisce inoltre a ritrovare il valore del tempo e della famiglia, perché ci spinge a passare ore insieme a casa; delle relazioni dirette, perché ce ne fa avvertire la mancanza. Alla luce di tutto questo la dottoressa si interroga: “Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?” e conclude “Perché col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto. Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo”.
Interessante la riflessione, ancor più interessante la ricezione, considerato che il testo sta divenendo virale e incontra il favore direi incondizionato di moltissimi lettori.

Verrebbero però due appunti. Il primo concerne l’interpretazione politica del fenomeno, che di fatto si impone quale impersonale emanazione delle propagande di sinistra. A essere più acuti, il Virus colpisce tutto e tutti, con facilità potremmo accorgerci che attacca anche i luoghi comuni di ogni fazione e schieramento. O forse dobbiamo riconoscere che il Covid-19 non è abbastanza forte, visto che i luoghi comuni del progressismo non pare li abbia scalfiti.
Il problema dei migranti e dell’ecologia va affrontato con lucidità civica e con onestà scientifica, e superando i luoghi comuni strumentali, altrimenti il virus avrà fatto strage inutile e le sfide torneranno tali e quali, mentre noi saremo meno forti per affrontarle.
L’altro appunto concerne l’impressione di dejavu che trapela dal messaggio, cui va ascritto un merito e indicato un rischio.
Il merito è che, grazie alla penna della psicoterapeuta e al riferimento asettico alle energie cosmiche, moltissime persone torneranno a riflettere, almeno in parte, sui temi cari alla vecchia omiletica dei castighi. O non erano i nostri predicatori a intrattenerci un tempo con meditazioni esistenziali alla luce dei castighi che Dio mandava per correggere il suo popolo? Solo che oggi i preti non ne parlano, né i fedeli vogliono sentirne parlare. Per cui quasi ci si compiace con la Morelli, che è riuscita a restituire anche all’uditorio cattolico le antiche verità spesso rigettate.

Il rischio, per cui la restituzione è da considerarsi solo parziale, dipende dall’omissione dell’elemento fondamentale: Dio. A ben vedere stranisce che un castigo possa risultarci più simpatico se attribuito a energie galattiche, anziché se riferito a un Padre misericordioso.
Il monito “a caro prezzo” del Coronavirus è un evento cieco e drammatico, che azzera l’umanità al rango di prodotto della natura. Il richiamo della specialista è, inevitabilmente, a un’interiorità che cerca di darsi risposte confortanti, mentre tutto attorno a sé dice del non-senso della situazione umana, in balia di cosmiche formattazioni.

Il castigo di Dio invece esprime, se inteso nel suo senso teologico e non nel senso generico dei termini, una relazione, che è sempre da leggersi nel mistero di amore della Croce. Dio stesso soffre e compartecipa ai dolori dell’uomo, cui però deve chiedere conversione perché si ristabilisca il corso delle cose e siano tolti i danni prodotti dal decadimento delle condotte temporali e spirituali.
Forse qui sta il bivio. Se accetto il castigo di Dio, devo accettare la mia colpevolezza personale e la richiesta di una conversione radicale e profonda. Se parlo invece di energia cosmica, posso incolpare l’altro – girardianamente – e continuare a intrattenermi tra luoghi comuni, cambiando un poco il modo di pensare o le abitudini sociali, ma non certo scendendo a toccare il cuore del problema che sono io stesso.
Molti sceglieranno quest’ultima interpretazione, virale come il virus che la alimenta, del resto ricordiamo che anche al Faraone servirono dieci piaghe prima di ravvedersi. E forse non si è mai ravveduto.


 

28 marzo 2020

Covid19. Una preghiera per uscire dal castigo

Piaghe d'Egitto
di Amicizia San Benedetto Brixia
Non credo possiamo dire che il Coronavirus non sia un Castigo di Dio, a meno che parli in noi lo spirito di Anania, falso profeta. Siamo nel terzo millennio, all’apice del sapere scientifico e tecnico, e in poche settimane un virus influenzale mette in crisi sistema sanitario, struttura economica, governance politica, ordini scolastici. A ciò si aggiunga una paralisi della vita religiosa, che va a toccare anche misteri di devozione e di fede primari: la salvificità della Divina Eucaristia e la capacità taumaturgica delle acque di Lourdes.
I sommelier dicono che, annacquando il vino, l’ultimo aroma ad andarsene è quello di tappo: forse il castigo divino consiste in questo annacquamento della società. Serve a farci riconoscere distintamente l’aroma di tappo. Ma allora perché negare che ci sia un castigo? Forse per negare che ci sia del marcio?

E ancora, negando che ci sia un Castigo divino, stiamo anche negando che possa esserci una Provvidenza divina? Stiamo togliendo Dio dalla storia e dal quotidiano? Lo stiamo riducendo a un’esegesi dotta o a una prassi di assistenza sociale? Sembra di sì. Dio non può aiutarci, per questo ricorriamo a disposizioni socio-politiche e non più a sacramenti o santuari.
Fa impressione vedere le Messe proibite; la Comunione sulla lingua proibita; la acqua taumaturgiche di Lourdes interdette. E tutto ciò accompagnato da comunicati blandi, simili a quelli che hanno annunciato la sospensione delle gare calcistiche. “Ci dispiace”, non è il commento che vogliamo sentire dai cristiani e dai loro pastori.
Dal punto di vista della politica questa è l’affermazione chiara di un laicismo anticlericale e irreligioso che ormai pervade e anima di fatto i nostri Paesi. Dal punto di vista ecclesiale, nel migliore dei casi, è sintomo di una sudditanza e di un’impotenza assoluta.
Per accogliere i migranti ci sono stati preti disposti a vivere in roulotte; per affermare la potenza di Dio e la sua Provvidenza tangibile a cosa sono disposti i preti?
Mi piacerebbe fossero disposti anche solo a pregare con la preghiera che ora riporto, e che mi è stata suggerita da un amico sacerdote. Una preghiera che non dice “mi dispiace”, ma “chiedo perdono”.

“Perdonami, Signore, perché il contagio è anche colpa mia.
Le mie mediocrità, i miei egoismi, le concessioni, la fede superficiale venduta come fede adulta: tutto ciò ha contribuito a questa sciagura che ora viviamo. Non posso giudicare gli altri, ma devo rispondere per me. Ti chiedo perdono per quello che io ho fatto e per quello che io ho omesso. Ti chiedo perdono perché in ogni piccolo compromesso io sono responsabile delle assurdità che oggi accadono.
Perché tante volte ho celebrato distrattamente e malvolentieri, senza pensare davvero a Te né preoccuparmi dei fedeli, e ora non posso celebrare più con nessuno e Ti invoco con apprensione.
Perché non ho educato il Popolo di Dio a ricevere la S. Comunione in modo santo, e ora devo distribuirla in obbedienza a criteri sanitari, come se fosse logico chiedere il tuo Corpo temendo che possa farci del male.
Perché non ho spiegato il vero senso dell’Ira Divina, citata nella Bibbia, e dei Meritati Castighi, riportati nel Messale, e ora sotto questi colpi ci tocca soccombere senza saperli nominare.
Perché ho predicato di politica e di assistenzialismo, ma non ho innalzato gli sguardi dei fedeli alla tua Provvidenza, e ora non sappiamo dove guardare per riconoscerTi presente.
Perché mi sono preoccupato dell’ecologia e della terra, ma ho trascurato le esigenze dell’anima, e ora i fedeli non mi credono se li esorto a curare lo spirito più del corpo.
Perché ho celebrato la scienza e la cura, ma non ho creduto fino in fondo nelle promesse rivelate dalla Vergine, e ora i miei ammalati non posso più portarli alle acque sanatrici di Lourdes .
Perché ho esaltato il dialogo e l’impegno politico, e ora la politica schiaccia la fede e nessuno nemmeno immagina che si debba reagire.
Perché ho preteso di sganciare Dio dai suoi miracoli, e ora non posso più difenderlo, mentre attaccano Lui e i suoi miracoli, e ce li negano come fossero accessi a un Luna Park.
Perché ho passato più tempo al bar o in ufficio che davanti al Tabernacolo, e ora è più facile intrattenersi al ristorante, anziché incontrarsi nella tua Casa.
Ti chiedo perdono, Signore, e chiedo perdono alle persone che mi hanno seguito in questi anni, per tutte le volte in cui le ho ingannate e ti ho messo da parte. Mentre loro credevano che io gli stessi mostrando il Tuo vero volto, io gli mostravo me stesso, i miei studi razionali e moderni, le mie convinzioni e quelle del mio psicologo.
Perdonami, Signore, perché il contagio è anche colpa mia”. 

Sembra un buon punto da cui ripartire. Un buono spiraglio per evitare il monito che risuona in questi giorni di Quaresima:   “Grida a squarciagola, non aver riguardo; come una tromba alza la voce; dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati. Mi ricercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio” (Isaia 58, 1-2).