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21 febbraio 2018

Kasper, la Chiesa tedesca e la crisi religiosa

di Enrico Maria Romano
Da decenni ormai la Chiesa cattolica tedesca risulta essere una delle comunità ecclesiali più progressiste, più liberal e più ammodernate del pianeta.
Basta ricordare i nomi di alcuni dei suoi eminentissimi rappresentanti per associarli immediatamente all’apertura della teologia teutonica di secondo Novecento a tutto ciò che prima era comunemente aborrito dai cattolici: il protestantesimo e la figura-simbolo di Martin Lutero, la laica modernità e lo stesso spirito libertario.

Tra questi nomi, spicca oggi quello del teologo di lungo corso Walter Kasper (1933). Ovviamente egli non è l’unico rappresentante del partito progressista al potere, e vi sono altre figure vecchie e nuove che vanno assolutamente nello stesso senso, come Karl Lehman (1936) o Reinhard Marx (1953). Esiste anche una teologia germanica di segno diverso, i cui nomi di prestigio sono i prelati Joseph Ratzinger, Gerhard Ludwig Müller, Joachim Meisner o Walter Brandmüller.

Kasper però è l’uomo sintesi, l’uomo giusto al momento giusto (nella logica del progressismo). E’ l’unico ad esempio, ad essere stato più volte esaltato con termini a dir poco aulici da Papa Francesco. Nel 2014, il Pontefice disse così in occasione del Concistoro straordinario sulla famiglia: “Ieri, prima di dormire, ma non per addormentarmi ho letto, ho ri-letto, il lavoro del cardinale Kasper [si tratta di Misericordia, Queriniana, 2013]. Vorrei ringraziarlo perché ho trovato profonda teologia, e anche un pensiero sereno nella teologia. È piacevole leggere teologia serena. E ho trovato quello che Sant’Ignazio ci diceva, quel sensus ecclesiae, l’amore alla Madre Chiesa, lì. Mi ha fatto bene e mi è venuta un’idea, ma mi scusi eminenza se la faccio vergognare, ma l’idea è: questo si chiama fare teologia in ginocchio. Grazie. Grazie”…

Ma già nel primo Angelus da Papa il 17 marzo 2013 disse in una piazza s. Pietro colma di curiosi: “In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo”. Tutto ciò appare assai sorprendente, tanto più che i papi sono sempre stati sobri negli elogi pubblici a prelati e teologi vari.

Vescovo, cardinale, presule con mille incarichi, il Nostro è stato ex assistente universitario di Hans Küng. Il quale è unanimemente considerato un arci-eretico, negatore esplicito del dogma dell’universalità salvifica della Chiesa (Extra Ecclesia nulla salus), ribadito sotto Giovanni Paolo II nell’istruzione Dominus Iesus (2000). E questa discepolanza il Kasper tende oggi a farla dimenticare, così come i suoi proverbiali scontri col teologo Ratzinger sulla missione e la natura della Chiesa.

Come se nulla fosse, nel 2014, Kasper viene nominato relatore ufficiale al Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia. E la sua relazione è di fatto più che possibilista verso il divorzio e il secondo matrimonio tra battezzati. Ancor più recentemente, per i 5 secoli di quella Riforma che scisse in due l’Europa, il Nostro ha dato alle stampe un libro assai benevolo sull’eretico per antonomasia (cf. Martin Lutero. Una prospettiva ecumenica, Queriniana, 2016).

Abbiamo reperito però, un interessante documento che mostra che solo pochi anni fa, e malgrado la già diffusa “ermeneutica della rottura” denunciata da Benedetto XVI, in Germania la dottrina cattolica teneva. E teneva proprio su quei temi etici in cui oggi tra un tedesco cattolico e un tedesco protestante la differenza, se c’è, è ridotta al lumicino.

Siamo nel 1985, in piena era post-conciliare segnata da abusi di ogni genere, ma anche dalla figura sintesi di Giovanni Paolo II. E la Conferenza Episcopale Tedesca pubblica un Catechismo cattolico degli adulti, il quale ottiene grande seguito di vendite e molte traduzioni all’estero (in Italia fu pubblicato nel 1989 dalle Paoline).

Nella introduzione al Catechismo, un giovane professor Kasper scriveva che se “L’Europa è il continente in cui il cristianesimo, per volere della divina provvidenza (At 16,9) ha preso piede”, a causa dell’illuminismo, vi si “è innescato un processo di erosione” che sta portando all’apostasia. “Nella nostra società moderna la fede cristiana è quasi spenta” (p. 4).
Parole pesanti come macigni, divenute purtroppo inudibili, e che dovrebbero mettere i brividi pensando all’oggi. L’illuminismo infatti, proprio come il protestantesimo, è divenuto di recente una sorta di neo-dogma intangibile su cui non si può più sollevar questione.

In ogni caso, il Catechismo dell’Episcopato tedesco di allora, contrariamente ai teologi kasperiani di oggi, insegnava in modo chiarissimo, “il valore dell’indissolubilità” del matrimonio, e il fatto che i cattolici “risposati civilmente vivono obiettivamente in contraddizione dell’ordine divino” (p. 429). “Un amore che sia degno di questo nome è sempre definitivo (…). Si aggiunge anche il bene dei figli che richiede la fedeltà incondizionata dei genitori tra loro” (p. 428). Più o meno l’opposto di quanto Kasper e i suoi sodali sostengono oggi. Addirittura, il testo biblico scelto tra molti per illustrare la dottrina cristiana del matrimonio è la Lettera agli Efesini, in cui è detto: “Le donne siano soggette ai mariti come al Signore”.

Perfino a livello politico si era assai più neutrali e corretti di oggi. Sulle difficoltà poste dal male nel mondo, i vescovi guidati dal professor Kasper scrivevano: “Come possiamo, dopo Hiroshima, Auschwitz, i gulag (…) lodare Dio e la sua onnipotenza?” (p. 142). In riflessioni più recenti, Hiroshima e i gulag sono spariti…
Il futuro del cristianesimo in Europa è molto legato alla tenuta della fede nel mondo germanico (che comprende anche Austria, Svizzera e varie minoranze, come quelle altoatesine). Ma se nel 2013 ci furono 98 nuovi sacerdoti in tutta la Germania cattolica, nel 2015 le ordinazioni presbiterali sono state solo 58, mentre ancora negli anni 90 sfioravano le 300 l’anno. Senza preti, niente messe né confessioni. Senza messe né confessioni, niente parrocchie, chiese, cappelle, basiliche o cattedrali.
Si vedano in tal senso i dati impressionanti raccolti da Giulio Meotti (cf. La fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate, Cantagalli, 2016).
Se l’albero si riconosce dai frutti, è anche vero che i fatti sono testardi… Segno evidente che il dilagante modernismo non giova al gregge dei fedeli, né alla Chiesa, né all’Europa stessa la quale, piaccia o meno, si è edificata sui valori del Vangelo.


 

28 maggio 2015

Permanere nella verità di Cristo



di Mandimartello

Nel suo intenso giro di presentazioni del libro Permanere nella verità di Cristo, lo scandaloso testo in cui cinque cardinali hanno osato difendere la dottrina cattolica sul matrimonio, S.E.R. il card. Raymond Leo Burke, uno dei fatidici cinque, è passato venerdì 15 maggio scorso anche nella città di Brescia. L’evento, in sé molto semplice e abituale, merita di essere segnalato per alcuni aspetti più o meno sorprendenti (ed uso questo aggettivo con una certa ironia).

Anzitutto, Brescia è il comune che la scorsa estate aveva invitato ed attendeva quale ospite d’eccezione il teologo cristiano eretico Hans Kung, cui il sindaco piddino avrebbe concesso la pregiata onorificenza del Grosso d’Oro. L’inopportunità dell’iniziativa era stata duramente illustrata da un insolitamente combattivo Giacomo Scanzi, direttore del Giornale di Brescia, che in data 15 aprile 2014 vergava: “Tra qualche settimana potrebbe essere annunciata la data di beatificazione di Paolo VI, cui Papa Francesco tiene moltissimo... A giugno, singolarmente, il Comune di Brescia, ha invitato per una lectio magistralis al Teatro Grande proprio Hans Kung, con l'idea di offrirgli un pubblico tributo... Vengono premiate le idee di Kung? Sono in netta contraddizione con il modello di virtù che la Chiesa celebra in Paolo VI e che Paolo VI ha sempre riproposto con coraggio. Viene celebrato il personaggio, senza nemmeno sapere bene quali sono le idee che professa? La scelta direbbe di una città ingiustamente superficiale e senza memoria”. Di Kung non si è più avuta traccia. E Burke? Burke fa parte dei 359 sacerdoti ordinati da Paolo VI nell’Anno Santo 1975. La sua visita dunque può ben esser letta come omaggio illustre al beato Pontefice bresciano, nell’anno della sua elevazione agli altari e nel giubileo di ordinazione dell’Eminenza americana. Verso il finale della conferenza, mostrando un tratto di familiarità che ha catturato la simpatia di tutti i presenti, lo stesso cardinale ha voluto ricordare il lieto anniversario, riservando parole di stima e riconoscenza per Papa Montini.
In seconda battuta, sperando di non far torto a nessuno, credo sia giusto sottolineare la disposizione positiva e generosa da parte della Curia Bresciana, che ha accolto con calore l’ospite, concedendogli di parlare nel Centro Pastorale Paolo VI. Dove sta il torto? Nel dover pensare ad altre diocesi italiane, di cui mi vergogno di fare il nome, ove i vescovi sono intervenuti per boicottare l’evento, o vietandone la partecipazione al clero locale, o addirittura costringendo gli assessori a ritirare la disponibilità delle sale comunali già prenotate. Anche questo è la Chiesa, i suoi vescovi, il clima delle diocesi nostrane. Ora, sia chiaro: non che mons. Monari a Brescia abbia steso tappeti rossi, né questo gli era richiesto, ma ha dato ospitalità a un cardinale; e di questa rettitudine, proprio perché indipendente da speciali simpatie personali, gli va reso onore e molto, l’onore di chi opera secondo giustizia.

Sulla conferenza solo brevi righe: mons. Burke ha presentato i punti salienti del testo incriminato. Non c’è stata nessuna dichiarazione contro l’attuale Pontefice - a dirla tutta, l’accusa di essere contro Francesco, sussurrata nei corridoi del Centro Pastorale, ha lasciato abbastanza sorpreso il cardinale - quanto un’opposizione decisa alle proposte di mons. Kasper unitamente al senso fermo del ruolo proprio del cardinalato, quale ministero di sostegno critico e franco per accompagnare il Papa nel suo discernimento. Critica e franchezza piacciono poco nell’era forse la più democratica che la storia ricordi, dentro e fuori la Chiesa. Questo però non è uno scandalo causato da Burke, ma al massimo un problema di coscienza dei suoi nemici, e di tali dinamiche si sono potuti ben avvedere gli astanti soddisfatti e numerosi, così numerosi da essersi dovuti spostare da una sala secondaria all’Aula Magna del Centro, così soddisfatti da aver circondato di lunghi affetti e attenzioni il relatore.
Quarto aspetto: la questione liturgica. Potremmo dirlo con una domanda: “ma è vero che Burke è fissato con la liturgia, la cappa, l’ermellino, il latino, le chiroteche, il Summorum Pontificum etc. etc.?” Risposta: purtroppo no. Burke è fissato con la preghiera vissuta in modo intenso e profondo. L’evento bresciano prevedeva una Adorazione eucaristica con recita del s. Rosario nel dopo cena. Il cardinale è arrivato visibilmente stanco alla funzione, eppure non ha mai dato segni di impazienza o trascuratezza. Ha indossato i paramenti predisposti dal parroco ospitante (belli ma affatto comuni), ha obbedito alle indicazioni a volte impacciate del cerimoniere, ha pregato con raccoglimento in ginocchio tutto il Rosario (udite udite: era in italiano), ha lasciato un pensiero finale accorato e affettuoso, senza fretta e senza retorica. L’indomani ha celebrato la s. Messa in forma ordinaria con grande intensità, ma senza troppi formalismi (l’opposto di quel che si vede in alcuni giovani sacerdoti un po’ tradizionalisti, cui forse manca troppo spesso - e non per colpa loro - un buon Maestro della Tradizione). Spero che anche questa testimonianza possa servire a sfatare il mito oscuro di un uomo che - caso più unico che raro nell’era bergogliana - ha preferito rimanere saldo nelle proprie posizioni in difesa della cura liturgica e della puntualità teologica, anziché ancorarsi alla propria poltrona curiale. Non so voi, ma a me un cardinale che rinuncia piuttosto all’ufficio in Vaticano anziché alla cappa con ermellino convince: evidentemente c’è un valore grande simboleggiato dalla cappa, addirittura più grande di uno stipendio romano o di una poltrona in Signatura Apostolica.

E’ dovuto un grazie alle associazioni che hanno invitato Sua Eminenza a Brescia: oltre al patrocinio dell’Ufficio Pastorale Familiare della Diocesi, si segnala il sostegno dell’associazione Alessandro Maggiolini, del Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum e della giovane Amicizia San Benedetto Brixia, che promuove la formazione liturgica e liturgico-spirituale tradizionale in città.

Termino con un aneddoto. Fuori dalla Sala ho incontrato un amico, universitario affatto estraneo alle bagarre sinodali ed ecclesiali in genere, capitato un po’ per caso alla conferenza: “Questo cardinale, non so perché, mi ha fatto un’impressione strana… mi ha ricordato Papa Benedetto XVI… molto semplice da capire e molto timido… mi ha lasciato un che di positivo e rassicurante”. Non servono altri commenti. Alla prova dei fatti sono giunto a ritenere che chi biasima il card. Burke evidentemente lo fa solo perché non lo conosce o perché ha interesse ad infamarne le idee, colpendo la persona. Quest’ultima però si chiama vigliaccheria ed è il tipo di posa che non piace a me, non piace a Francesco, non piace a Gesù e spero non piaccia nemmeno ai lettori.

 

22 ottobre 2014

Le Purghe raggiungeranno nuovi livelli (sanno che sono in una corsa contro il tempo)



traduzione a cura di Franciscus Pentagrammuli

Un paio di giornali italiani (Il Messaggero; Corriere della Sera) lo hanno riferito questo lunedì, così come nel fine settimana. Come punizione per la sua difesa della fede ortodossa contro i tentativi sovversivi ed eretici del suo conterraneo Walter “L'africano buono è quello che sta zitto” Kasper e la sua posizione di ferma resistenza prima e durante il Sinodo, il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinal Mueller, verrebbe spedito in Siberia. No, pardon, in Germania. Ci sono almeno due Sedi maggiori disponibili in Kirchensteuerland: Berlino, vacante, e la sua città natale, Magonza, il cui vescovo, il kasperiano cardinal Lehmann, ha quasi 79 anni. Questo dovrebbe aprire una vasta prospettiva per il largamente rumoreggiato smantellamento completo della Congregazione per la Dottrina della Fede, tale da renderla un ornamento inefficiente.

Mueller non è mai stato un tradizionalista, tutt'altro, ma non v'è dubbio che egli abbia brillato nella sua posizione, perché ha completamente incarnato ciò che essa significa: difendere la Fede Cattolica ed Apostolica della Sede Romana, non le sue proprie idee teologiche. Ma d'ora in avanti persino le semplici parole del chiarissimo e solare documento di Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, sono considerate frasi di buio ed oscurità: nessuno è salvo.
Parlando di papa Wojtyla, tutti gli articoli e le voci convergono in una direzione: il nuovo livello delle presenti purghe non si fermerà ai ratzingeriani (come Burke o Mueller), ma raggiungerà egualmente i wojtyliani. Tutti i polacchi conservatori nella Curia, ed i loro alleati, verranno rimossi con la riforma della Curia. I loro offici potrebbero venire semplicemente estinti o sommersi, e la nuova leadership sarebbe certamente di un nuovo (in realtà, vecchio liberal) tipo. Questo, comunque, ci dà una grande speranza: nessun popolo al mondo ha sofferto più purghe del grande popolo di Polonia. ma sempre essi sono tornati. Sempre. Gli uomini oggi al potere sanno che hanno un tempo relativamente breve (in termini di storia ecclesiastica) per rifare la Chiesa.
Ma ognuno di noi conosce le generazioni di preti ormai anziani. Li conosciamo nelle nostre parrocchie, cappelle ed oratori. Essi non sono semplicemente i figli di grandi famiglie rurali che han finito per entrare in seminario o negli ordini religiosi quasi automaticamente, che hanno formato tante generazioni di grandi preti, ma alcuni dei quali hanno perso la fede (ed anche abbandonato il sacerdozio) nel caos posconciliare. Essi sono uomini che hanno scelto di rimanere fedeli contro ogni più facile e comoda opzione offerta dal mondo contemporaneo, uomini che veramente credono in Dio, che sono stati profondamente ispirati da Giovanni Paolo II, che possono non essere tradizionalisti (come Wojtyla certo non lo era), ma che sono fiduciosamente conservatori.

Gli uomini al potere stanno assumendo un grosso rischio: stai tirando il pendolo dal loro quasi al punto di rottura. Quando si muoverà dal lato opposto, la reazione sarà così e pesante e forte e chiara che essi rimpiangeranno il loro giocare con la Verità Eterna. Liberals, sappiamo che molti di voi non credono in Dio, ma ciononostante Egli esiste, e "Non vi fate illusioni, non ci si può prender gioco di Dio" (Galati, 6,7).

http://rorate-caeli.blogspot.com/2014/10/the-purge-will-hit-new-levels-they-know.html

 

07 ottobre 2014

Un augurio a Papa Francesco


di Francesco Mastromatteo 

“Il momento lo aveva sentito. Ma lo aveva sentito a modo suo, cioè solo di pelle, perché sotto la pelle aveva ben poco. L'insperata elezione al soglio e gli osanna della folla avevano fatto il resto. Più sensibile di tutti gli altri uomini di curia, egli lo era anche alla popolarità, suggestionabile al massimo, e – diciamo il vero – di poca testa. Aveva ragione quando affermava che tante cose erano stato dette come se fossero uscite dalla sua bocca. Ma lui, lasciandole dire, le aveva fatte sue senza prevederne le conseguenze, e n’era rimasto prigioniero. Senza dubbio, da parte dei liberali, c’era stato tutto un gioco – mezzo consapevole, mezzo no – per attribuirgli intendimenti che non erano suoi. Ma questo gioco egli lo aveva secondato, o per lo meno non lo aveva impedito: o perché d’impedirlo non aveva la forza, o perché non lo aveva compreso, o forse per entrambi i motivi. Sia intellettualmente che moralmente, il suo livello era modesto. Raccogliendo applausi, impartendo benedizioni, giocando a biliardo e distribuendo battute scherzose aveva messo in moto, da malaccorto apprendista stregone, delle cose molto più grandi di lui. E quando se ne accorse, era troppo tardi”.


Così descrive il Pontefice Indro Montanelli nella sua “Storia d’Italia”. Ovviamente non il regnante, che lo scomparso giornalista non ha fatto in tempo a conoscere, ma il beato Pio IX. Al netto di alcuni poco lusinghieri (e immeritati) epiteti, Montanelli descrive bene la parabola storica di Papa Mastai Ferretti: eletto come candidato “moderato”, divenuto ben presto l’idolo dei liberali italiani per le sue aperture in campo politico, divenne la loro bestia nera allorché si rifiutò di benedire la guerra contro l’Austria cattolica. E così il papa che sembrava dover passare alla storia come quello più progressista e legato ai “segni dei tempi”, è divenuto quello del Syllabo, del “non expedit”, del dogma dell’infallibilità pontificia.


I paragoni storici sono sempre indebiti, lo sappiamo. Ma quando vengono fatti alla luce della teologia della storia, “sub specie aeternitatis”, certi parallelismi non possono essere casuali. E’ impressionante vedere come – mutatis mutandis – l’entusiasmo delle folle e dei media per Papa Francesco ricordino molto le aspettative dei liberali ottocenteschi. Questa volta non sono l’unità nazionale o le riforme politiche ad essere invocate con la benedizione papale, ma la comunione ai divorziati risposati, e perché no, anche lo sdoganamento morale delle unioni omosessuali, ovvero la negazione alla radice della morale cristiana e del Catechismo. Dopo mezzo secolo di confusione sulla dottrina ecclesiologica, liturgica e sociale, con la prassi che si fa continuamente beffe dei pronunciamenti e dei documenti ufficiali (peraltro non privi di ambiguità), manca solo questo e lo sfascio sarebbe completo. Se dovesse passare l’assunto che i concubini possono accedere ai sacramenti anche senza pentirsi e cambiare vita, anche solo nei fatti se non ufficialmente, “dostojevskianamente”, diventerebbe tutto lecito.


E’ ormai inutile opporsi alla marea di zuccherosa quanto insopportabile retorica buonista e progressista che ogni giorno cerca a tutti i costi di fare di Papa Bergoglio un santino del peggior ciarpame laicista, omosessualista, e anche, stando a certi recenti sproloqui televisivi, che vorrebbero la Chiesa “trasparente” solo a partire dal pontificato di Bergoglio, giustizialista: l’unica parola di chiarezza, a questo punto, potrebbe e dovrebbe venire dal soglio petrino. L’unico a confermare o smentire potrebbe e dovrebbe essere l’interessato, mettendo a tacere una volta per tutte i laudatores interessati o – Dio non voglia – dando loro ragione.


Il sinodo sulla famiglia è iniziato sotto i peggiori auspici, come sembrerebbe a voler considerare le quotidiane, deliranti esternazioni del cardinale Kasper. Ma le dichiarazioni dell’inqualificabile porporato, assicurano i soliti normalisti, non riflettono il pensiero di Papa Francesco. Vogliamo sperarlo, anzi diciamo che ne siamo convinti, certo è che non solo Kasper è stato messo al suo posto dallo stesso Francesco, ma nessuno, finora, si è incaricato di smentirlo quando afferma di essere sulla linea del Pontefice, contro quei cattivoni dei conservatori. Lo Spirito Santo vigila, ci assicurano i fautori dell’irenistica teologia dell’ovvio: ma la barca di Pietro, ci verrebbe da dire facendo il verso per una volta ai sostenitori del “Noi siamo Chiesa”, cammina, anzi naviga grazie alle braccia degli uomini: laici, ma soprattutto consacrati. I vescovi in particolare e massimamente il vescovo di Roma, vicario di Cristo e successore di Pietro. E se i capitani non indicano una rotta chiara, non mettono a tacere gli ammutinati, cosa potranno mai fare i marinai semplici?   


Il dado è tratto e per quanto ci riguarda, possiamo solo pregare. Santità, - e speriamo che lei non prenda male questo nostro auspicio – la nostra preghiera è solo una: le auguriamo di diventare il nuovo Pio IX.   

 

28 giugno 2014

Ambiguità e alterazioni su vita e famiglia

di Fabrizio Cannone
L’unico merito che riusciamo a intravedere nella nota prolusione del cardinal Kasper in favore del divorzio sta nel palesamento dell’immane problema della ricezione del magistero cattolico sui temi della famiglia e della vita. E’ evidente, grazie a Kasper, che se perfino dei porporati esitano ad accettare la dottrina cattolica e biblica, dunque immutabile, sul matrimonio, certamente anche molti vescovi e sacerdoti, per non dir nulla di catechisti e docenti di IRC, hanno gran bisogno di una rinnovata formazione teologica e spirituale, che li preservi dagli errori, insidiosi e pervasivi, della modernità.

Rari sono i testi, pur nella continuità chiarissima del magistero cattolico, che fanno meglio luce sul valore assiologico della famiglia e della vita, di quello pubblicato nel 2006 dal Pontificio Consiglio della Famiglia e intitolato "Famiglia e procreazione umana". Si tratta di un documento ben scritto, articolato, limpido. I suoi meriti si situano da un lato nella chiarezza dei punti fermi che si intendono ribadire e dall’altro nel valore complessivo di un testo che spazia ben al di là dei problemi direttamente legati alla famiglia, dando una lettura a 360° della cultura di oggi, mostrandosi contemporaneamente profetico e “antimoderno”. Vorremmo proporne alcuni passaggi chiave solo per far capire al lettore che, contrariamente alle malfondate idee di Kasper, non c’è proprio nulla da dibattere circa l’essenza della famiglia naturale e cristiana; il dibattito può e deve avvenire invece sulle ragioni della crisi della famiglia nell’Occidente secolarizzato di oggi. Una di queste ragioni sta proprio nell’incertezza con cui la dottrina cattolica viene proposta al Popolo di Dio, e questo già da varie decadi.

1.       “Mai nella storia del passato la procreazione umana, e, quindi, la famiglia, che è il suo luogo naturale, sono state minacciate come nella cultura odierna. Le cause sono diverse, ma l’eclissi di Dio, creatore dell’uomo, sta alla radice della profonda crisi attuale della verità tutta intera sull’uomo, sulla procreazione umana e sulla famiglia” (n. 2). “E’ vero che mai come ora l’istituzione naturale del matrimonio e della famiglia è stata vittima di attacchi tanto violenti” (n. 3). Il documento manifesta a più riprese una legittima preoccupazione sul senso della famiglia oggi. Che cosa ne dicono i teologi del progressismo sempre pronti a leggere in modo univocamente positivo i cosiddetti segni dei tempi, quasi vivessimo nel migliore dei mondi possibili?
2.       “Per nostra fortuna la Chiesa […] di fronte all’instabilità degli umanesimi atei, è tuttavia fermamente convinta, come affermava con vigore Giovanni Paolo II a Puebla, di possedere la verità integrale sull’uomo, sulla sua origine e sul suo destino” (n. 4, corsivo mio). Se la Chiesa possiede la verità, ogni cristiano, come membro della Chiesa, partecipa a questo possesso. Anche il cattolico comune dunque può dire di “possedere la verità”: che ne pensano le Loro Eccellenze Reverendissime che da anni vanno spiegando con saccenza che nessuno possiede la verità, poiché è la verità che possiede noi? Di sicuro, asserendo ciò, contraddicono – apertis verbis – il Magistero cattolico ufficiale.
3.       “Per questa sua condizione e dignità la procreazione umana ha un unico luogo degno della sua natura: la famiglia fondata sul matrimonio” (n. 5). Oggi si sente spesso parlare di comprensione per la coppie di fatto, i divorziati risposati, i conviventi. Ma questa comprensione può arrivare fino al punto di negare quanto asserito qui sopra? Evidentemente no, altrimenti il passaggio non avrebbe alcun senso. Eppure si cerca di censurare chi dice il vero, in nome della misericordia verso i peccatori.
4.       Il documento individua una delle cause dello sbandamento attuale nella filosofia dell’illuminismo, da qualche anno rivalutata in casa cattolica, come fosse in sé buona, salvo che in alcuni eccessi. Secondo il documento invece, sebbene gli illuministi fossero in gran parte non atei, ma deisti, “essi rifiutavano, però, di riconoscere l’esistenza del Dio della Rivelazione […]. Tuttavia, i loro eredi sono stati alla scuola di Feuerbach e sono diventati atei” (n. 7). E l’ateismo è una delle peggiori sciagure: chi perde il senso di Dio infatti perde anche il senso dell’uomo, e dunque della famiglia. Infatti: “Essendosi liberato da Dio, egli chiederà alla scienza di liberarsi anche dalla morale. Si aprirà allora la strada perché egli si atteggi a demiurgo, sognando di creare un uomo nuovo, all’occorrenza una macchina fisiologica, in cui spera di poter riconoscere l’espressione del proprio genio creatore” (n. 7). E’ quanto vediamo sotto i nostri occhi, con il tacito consenso di coloro che dovrebbero condannare tutto ciò, ma preferiscono condannare solo chi condanna il male, e non chi lo compie.
5.        “Nei loro rapporti più intimi, l’uomo e la donna si comportano come individui e ciascuno cerca il piacere più intenso o l’utilità massima per se stesso. Gli stessi atti ordinati alla procreazione sono subordinati così alla ricerca del piacere e all’utilità degli individui” (n. 8). Ma se il piacere è la componente principale o quanto meno co-essenziale dell’amore (come insegna anche certo personalismo cattolico), come rifiutare il matrimonio gay in nome dell’assenza di procreatività? E come non vedere il legame tra l’esagerazione del valore del piacere sessuale (edonismo), e la nuova teologia cattolica che, al meno all’interno del matrimonio (ma virtualmente anche al suo esterno…), dà un’importanza inconcepibile all’atto sessuale, in cui si avrebbe un’esperienza quasi mistica, da contrapporre alla mortificazione e all’astinenza volontaria di un tempo?
6.       “La storia della cultura offre innumerevoli testimonianze di tutti i popoli, fin dalla lontana antichità, sull’importanza fondamentale attribuita alla famiglia” (n. 10). Il documento cita in tal proposito, la cultura greca (Platone, Aristotele), la cultura romana (Cicerone), con vari cenni su altre culture extra-europee (asiatica, africana, indiana, cinese). Si sottolinea poi un punto oggi negletto: “La Roma cristiana, il medioevo occidentale e l’oriente cristiano hanno sviluppato la vita familiare e l’educazione dei figli conformemente al modello ispirato nel Vangelo” (n. 10). Noi invece avevamo capito, leggendo accreditati teologi, che per secoli fosse sfuggito ai cristiani il modello autenticamente evangelico di famiglia, specie durante il buio medioevo, con l’imposizione della famiglia patriarcale “pagana”.
7.       “L’Illuminismo ha elaborato una critica disgregatrice di molti concetti ritenuti ‘tradizionali’ e superati. L’uomo arriva all’età della ragione e deve avere l’audacia di pensare per se stesso. Deve liberare se stesso. La categoria della natura viene sostituita dalla categoria della libertà” (n. 10). Anche qui avevamo capito male. Ci pareva di aver letto qua e là che i secoli di Cristianità avessero deviato dal vero modello biblico e al contrario l’illuminismo, il razionalismo e perfino il liberalismo, insomma la modernità con le sue acquisizioni razionali, avesse purificato la fede dei credenti e apportato un miglioramento storico ragguardevole, ormai innegabile alla luce del Concilio…
8.       “La constatazione universale della realtà familiare come nucleo originario della vita umana deve avere una causa. L’intelligenza appaga la sete di verità quando arriva alle cause dei fenomeni [puro tomismo!]. La cultura tecnico-scientifica nella quale siamo immersi sembra accontentarsi della scoperta delle realtà esistenti senza interrogarsi sul fondamento. Nata dalla tradizione illuministica, l’onda del relativismo e del nichilismo oggi in voga vieta qualsiasi tentativo di ricerca oltre il livello del fenomenico” (n. 11). Passaggio splendido che mostra al meglio che vale per l’illuminismo ciò che valse per Giuda (Mt 26,24).
9.       “La lex naturalis, partecipazione della legge eterna, ci offre il fondamento sia per la sessualità, per l’amore tra uomo e donna, sia per l’insieme della vita della famiglia” (n. 11). L’immoralità del divorzio (breve o meno che sia), dell’aborto, degli anticoncezionali, dell’omosessualità (anche solo come amore platonico), della sodomia (perfecta o imperfecta), del coitus interruptus, dell’adulterio, della poligamia, della poliandria, dell’incesto, della pedofilia, della zoofilia, della masturbazione, della pornografia, del nudismo, della fecondazione artificiale (omologa o eterologa) e di tutte le deviazioni possibili  e immaginabili, è iscritta nella legge naturale, razionale, universale e immutabile. E come tale può essere percepita, con più o meno chiarezza, da ogni uomo.
10.   Paolo VI disse: “Che Nazareth ci insegni cosa è la famiglia, la sua comunione d’amore, la sua austera e semplice bellezza, il suo carattere serio e inviolabile” (cit. al n. 18). Che si inizi al più presto a parlare dell’austerità, della serietà e dell’inviolabilità della famiglia, e non più solo della “comunione d’amore”, concetto facilmente frainteso in una società sensuale, sentimentaloide e senza Dio come la nostra.

da: libertaepersona.org