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21 dicembre 2015

Misericordiae Vultus: Cristo rivela all’uomo il volto di Dio


di Marco Notarfonzo

Come tutti sappiamo, l’11 aprile 2015 papa Francesco ha indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia, spiegando nella Bolla Misericordiae Vultus i perché di questa scelta. In realtà, la spiegazione del titolo di questo Giubileo è piuttosto semplice, ed è chiarita sin dal primo numero: Cristo rivela all’Uomo il volto di Dio, e questo volto è un volto di Misericordia. Il Papa prosegue dicendo che ci sono momenti nei quali dobbiamo in modo particolare appellarci alla misericordia di Dio, come in questo periodo storico intriso di indifferenza ed egoismo. Anche il giorno scelto per l’inizio del Giubileo non è casuale, ma è nel giorno in cui si festeggia l’Immacolata Concezione di Maria, festa che ricorda, tra le altre cose, il primo peccato di Adamo ed Eva, dal quale nessuno è esente, tranne Maria. Inoltre, l’8 dicembre 1965 si chiudeva il Concilio Vaticano II: iniziava così un nuovo periodo nella storia della Chiesa, che da quel momento ha preferito proporsi al mondo con il volto della misericordia. L’Anno giubilare avrà fine il 20 novembre 2016, solennità di Cristo Re, giorno in cui verrà ringraziata la Trinità per la concessione di questo anno di grazia per tutti i credenti e non, visto che il Pontefice fa intendere che il Giubileo sia diretto tanto ai credenti quanto ai non credenti quanto agli appartenenti alle altre religioni che condividono l’idea di un Dio misericordioso. Tante sono, ovviamente, le citazioni bibliche e di alcuni santi che testimoniano come la misericordia sia un attributo proprio di Dio, e che essa sia un qualcosa di assolutamente concreto, e che si manifesta anche nei premi e nelle punizioni di Dio, punizioni che non sono mirate ad annichilire l’uomo, ma a suscitare in lui un riconoscimento dei propri peccati e un’implorazione di misericordia. Essendo Gesù il Volto di questa misericordia, i Vangeli sono i libri che ne contengono più esempi. Tra questi esempi, papa Francesco prende in esame tre parabole (quella della pecora smarrita, quella della moneta perduta e quella del padre e i due figli), in cui il Signore si manifesta nella sua misericordia che perdona gioiosamente tutti, motivo per il quale anche gli uomini devono fare lo stesso: perdonare perché sono stati essi stessi perdonati per primi da Dio.
Proprio in questo contesto, per il Papa è giunto un momento in cui la Chiesa torni a perdonare gioiosamente, imitando l’atteggiamento di Cristo, che va incontro a tutti senza escludere nessuno. Con questo sentimento egli invita ognuno ad un pellegrinaggio di conversione secondo le proprie forze, istituendo le Porte Sante in tutte le cattedrali ed i principali santuari del mondo. I principali segni della misericordia che i cristiani possono esercitare sono certamente le opere di misericordia corporale e spirituale, che il Vescovo di Roma invita a compiere sempre con gioia e in base alle quali saremo giudicati. Un’altra importante opera di misericordia è, da parte dei sacerdoti, l’amministrare il sacramento della Confessione, per il quale saranno istituiti degli appositi missionari della misericordia, dei sacerdoti inviati nelle diocesi per delle missioni popolari.
La misericordia, ad ogni modo, non deve far dimenticare la giustizia, che non è però una semplice applicazione della legge, ma un “abbandonarsi fiducioso alla volontà di Dio”, prospettiva nella quale è stata scritta l’intera Scrittura, e che quindi non è assolutamente in contrasto con la misericordia, la quale semplicemente esprime “il comportamento di Dio verso il peccatore”, espresso nell’Anno Santo soprattutto attraverso la concessione dell’indulgenza plenaria.

Il Giubileo della Misericordia è, quindi, una preghiera dell’Uomo a Dio perché si ricordi della sua misericordia, anche in un mondo “colmo di grandi speranze e forti contraddizioni”.

 

10 dicembre 2015

Il Giubileo è iniziato. Ma i pellegrini?


di Giuliano Guzzo

«Avrei desiderato il vero Giubileo dei pellegrini […] Nel ’99, dentro la Chiesa di San Pietro c’erano già i fedeli, non soltanto i fotografi come accaduto stavolta». Non è affatto tenero il commento del regista Ermanno Olmi sull’inaugurazione del Giubileo, tenutasi com’è noto a Roma l’8 dicembre. Il punto è che l’assenza dei pellegrini non si è notata solo «dentro la Chiesa di San Pietro», ma anche in piazza San Pietro: a pochi minuti dall’inizio della cerimonia – stando a più fonti – metà di questa era desolatamente deserta o quasi.
Sembrano essersi così concretizzati i timori che, a questo, nella Capitale circolavano già i giorni precedenti: «Apertura del Giubileo a rischio flop. Sos degli albergatori: gli attacchi a Parigi hanno provocato disdette per l’inaugurazione dell’Anno Santo: -50% di presenze a Roma nei bed & breakfast, -20 in hotel» (LaStampa.it, 6.12.2015). Dinnanzi a questa scarsa partecipazione di pellegrini all’inaugurazione del Giubileo – fenomeno inatteso e quindi sociologicamente interessante – le spiegazioni possibili sono molteplici.

Le più accreditate riguardano da un lato la psicosi terrorismo e, dall’altro, il “ponte” dell’8 dicembre, che potrebbe aver orientato molti aspiranti pellegrini verso altre mete. Ci sono però anche altre due possibili spiegazioni che non escludono quelle poc’anzi ricordate, ma che sarà possibile verificare nei prossimi mesi. La prima concerne il calo, in corso da mesi, del numero medio dei partecipanti alle udienze generali di Papa Francesco, precipitati dagli oltre 51.000 del 2013 ai meno di 15.000 degli ultimi tempi: l’inizio del Giubileo potrebbe aver cioè risentito di questa flessione.
C’è però anche un’ultima spiegazione di respiro più generale, vale a dire il progressivo distacco del popolo italiano dalla Chiesa e dalla messa domenicale. Un distacco che – nota lo statistico Roberto Volpi – si era sorprendentemente arrestato proprio «negli anni del pontificato di Benedetto XVI» con la partecipazione alle funzioni «tenuta costantemente oltre il 30 per cento, e mediamente attorno al 32-33 per cento», mentre ultimamente è ripreso toccando «un minimo nel 2014 (per questo 2015 agli sgoccioli occorrerà aspettare la fine del prossimo anno) del 28,8 per cento» (IlFoglio.it, 9.12.2015).
Si tratta di dati che stupiscono non solo, come detto, perché in contrasto con la tendenza registrata in Italia «negli anni di Benedetto XVI», ma anche perché il consenso di cui gode la figura di Papa Francesco, com’è noto, è molto alto; per non parlare, tornando all’inaugurazione del Giubileo, della copertura mediatica che ha avuto l’evento e di cui, in generale, gode appunto il Pontefice argentino. Forse si sta silenziosamente scavando un solco fra la simpatia personale di Papa Francesco da un lato e l’attaccamento effettivo della gente alla pratica religiosa dall’altro, il cui declino continua inarrestabile? Vedremo. In ogni caso un fatto è certo: il Giubileo è iniziato. Ma i pellegrini?

http://giulianoguzzo.com/2015/12/10/il-giubileo-e-iniziato-ma-i-pellegrini/
 

03 settembre 2015

Elogio del Giubileo della Misericordia


di Luca Gili 

Papa Francesco ha indetto un giubileo della misericordia dall’8 dicembre prossimo al 20 novembre 2016, che cadrà in occasione del cinquantesimo aninversario dalla fine del Concilio Vaticano II. Nei giorni scorsi la stampa si è occupata della decisione di papa Francesco di concedere a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere la scomunica in cui incorrono quanti hanno commesso un aborto o cooperato alla realizzazione di questo crimine. I giornali si occupano poi dei costi che la città di Roma dovrà sostenere per attrezzarsi ad accogliere i pellegrini. Per quanto importanti siano questi temi, è forse opportuno soffermarci sul significato del giubileo.

Nella bolla Misericordiae Vultus, con cui ha indetto il giubileo, papa Francesco ha scritto:
"«È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza». Le parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una delle collette più antiche, fa pregare dicendo: « O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono». Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso."
Il significato principale del giubileo è far conoscere a tutti gli uomini la misericordia di Dio. La Scrittura è piena di passaggi in cui la misericordia divina è celebrata. Le parole di Isaia, tra le tante che possono essere citate, esprimono bene il desiderio che Dio ha di purificarci dalle nostre colpe:
"«Su, venite e discutiamo» dice il Signore.«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato». (Isaia, 1, 18-20)"
I vangeli sono pieni di parabole che Gesù adopera per spiegare la misericordia divina e molte rivelazioni private confermano il desiderio che il Padre di vederci riconciliati a lui. Tre le molte rivelazioni private, spiccano quelle a santa Faustina Kowalska, la mistica polacca che propagò la devozione alla Divina Misericordia e il cui diario contiene toccanti colloqui con Cristo che, ancora una volta, ci mostra l’amore infinito che ha verso noi peccatori.
Per questo motivo, durante il periodo giubilare sono offerte delle possibilità ulteriori per ottenere le indulgenze. Il tema delle indulgenze probabilmente non è uno dei più popolari nella predicazione odierna. Fu uno dei motivi del dissidio di Lutero con la Chiesa di Roma. Inoltre, le indulgenze presuppongono la dottrina del purgatorio e, se pochi ancora credono nell’esistenza di inferno e paradiso, ancor meno credo che il purgatorio esista. L’indizione del giubileo ci ricorda l’importanza delle indulgenze e le indulgenze ci ricordano che il purgatorio è una possibilità reale.
È forse opportuno ricordare alcuni punti. Esistono due tipi di peccato: il peccato mortale, che toglie la vita spirituale dell’anima, ossia la grazia santificante, e rende meritevoli dell’inferno, e il peccato veniale che, essendo di lieve entità, non distrugge la vita spirituale. Dio intende perdonare tutti i nostri peccati e ha dato alla chiesa il potere di rimetterli. Tipicamente ci confessiamo dai sacerdoti dicendo loro le nostre colpe. Ad assolverci, però, non è tanto il sacerdote, ma Cristo stesso, che ci parla mediante la grata del confessionale. Se colpevoli di peccato grave, la confessione ben fatta ristabilisce la comunione con Dio e la vita di grazia.
Resta però spesso una pena temporale da scontare, ossia una pena purificatrice che ci liberi dall’attaccamento disordinato a ciò che ci allontana da Dio. Se il peccatore ha una contrizione perfetta, tale pena da scontare è interamente condonata. Ma spesso non è così e Dio, nella sua misericordia, ci offre la possibilità di purificarci sia in questa vita, accettando le avversità e le sofferenze, sia nella vita dopo la morte, con le sofferenze purificatrici del purgatorio.
Esiste però la possibilità delle indulgenze. Le indulgenze rimettono in tutto o in parte la pena temporale che deve essere scontata dal peccatore. Se rimettono la pena per intero sono dette plenarie. Le indulgenze applicano il tesoro dei meriti dei martiri e dei santi a noi peccatori che le otteniamo. Ci sono innumerevoli possibilità di ‘lucrare indulgenze’. La recita del santo rosario in gruppo o la lettura per mezz’ora della Bibbia sono tra le opere più frequenti – alle quali si devono sempre aggiungere le ‘solite condizioni’, ossia la confessione, la comunione, la preghiera secondo le intenzioni del papa e l’affetto distaccato da ogni peccato.
Il giubileo offre molte opportunità di ‘lucrare indulgenze’ e ci ricorda il volto misericordioso di Dio. Papa Francesco fa bene a ricordarci che ciò che Dio ha davvero a cuore è riconciliarci con Lui. In quest’ottica deve essere letta anche la facoltà data ad ogni sacerdote di assolvere il peccato di aborto. Per la sua gravità, il peccato di aborto comporta una scomunica che può essere rimessa dal vescovo diocesano. Per un antico privilegio papale, i sacerdoti di alcuni ordini religiosi, come i Francescani o i Domenicani, hanno la facoltà di assolvere l’aborto. Alcuni vescovi danno questa facoltà a tutti i sacerdoti delle loro diocesi, alle volte per i ‘tempi forti’ dell’anno liturgico, come l’avvento o la quaresima. Il senso della scomunica è pedagogico: serve a sottolineare la gravità del delitto. Dando a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere l’aborto, il papa afferma implicitamente quella che in gergo tecnico è chiamata ‘giurisdizione universale e diretta’, ossia il suo primato tra tutti i vescovi. Infatti, ciò che un vescovo può fare nella sua diocesi, il papa lo può fare in tutto il mondo.
Non so se gli amici protestanti ci presteranno molta attenzione, ma la indizione di questo giubileo riafferma dottrine a loro indigeste come il primato petrino e le indulgenze. Ma a nessuno sfuggirà che Dio è misericordioso e ci attende nel confessionale e sull’altare, per purificarci e renderci simili a Lui.


 

02 settembre 2015

Aborto e Giubileo: qualche chiarimento


di Riccardo Zenobi

In occasione del Giubileo il Pontefice ha esteso ai singoli sacerdoti la possibilità di assolvere dal peccato di aborto la donna che ha volontariamente abortito. Una novità? No, poiché, come detto, si tratta solo di un’estensione, valida unicamente per questo Giubileo (quindi per un periodo di tempo limitato), della potestà di assolvere dal peccato di aborto; potestà che prima era riservata ai vescovi.
Nessuna novità quindi, nonostante ben presto i media cominceranno a sventolare “l’apertura rivoluzionaria”, e di certo qualcuno ciurlerà nel manico dicendo che si tratta di “un primo passo per l’accettazione dell’interruzione volontaria di gravidanza da parte delle donne che si autodeterminano sul proprio corpo” e sinistrate varie, tutto per dire che con questo atto, in sostanza, il Papa ha legittimato l’aborto. Ho pochi dubbi sul fatto che i media non rilanceranno in questo modo tale notizia, poiché sono salariati dai loro padroni appunto per questo.
Ma, come al solito, si tratta di una fregnaccia. In primo luogo, faccio notare che il peccato di aborto resta un peccato mortale; in secondo luogo, finora l’assoluzione da tale peccato poteva essere amministrata dai vescovi oppure da un sacerdote da loro delegato, solitamente nella chiesa cattedrale. In tal modo, si capisce che il fatto che un sacerdote possa assolvere dal peccato mortale di aborto non è una novità “assoluta e rivoluzionaria”. In terzo luogo, questa estensione ai singoli sacerdoti è limitata al periodo del Giubileo: un’occasione straordinaria, appunto. Ma per il resto non c’è stato alcun cambiamento nella dottrina. Del resto, non è il primo caso di una deroga del genere: già da secoli gli ordini mendicanti hanno la potestà e il privilegio di poter assolvere chi incorre in una scomunica vescovile, e tale privilegio è attribuito spesso anche ai missionari.

Per concludere, potrei tirare una filippica sul fatto che i media distorcono ogni azione del Papa per confondere sempre più le acque ai cattolici; ma questa cosa la fanno da quando i mezzi di (dis)informazione di massa sono diventati l’appendice di un gruppo ristretto di persone, tutte malintenzionate, e quindi sfonderei non una porta aperta ma la semplice aria che si respira. Perciò non posso che concludere dicendo che questa azione del Pontefice sarebbe stata destinata, sotto un altro pontificato, ad essere vista unicamente per quello che è: un gesto di vicinanza verso le donne che sono passate nel dramma dell’aborto e sono intenzionate a tornare in comunione con la Chiesa cattolica, cosa che peraltro avrebbero sempre potuto fare rivolgendosi al vescovo o ad un suo delegato.
Ma la cosa che più si sciupa in tempi come i nostri di buonismo totale, è il vero significato della parola misericordia, la cui radice, in ebraico, è la stessa di utero: la rimozione del male compiuto ad altri e soprattutto a sé stessi, poiché una volta che si abbraccia il male con il peccato, se ne resta scossi e legati. L’aborto, che il mondo vede come una “scelta di libertà”, è un male, un peccato contro la vita innocente, che spesso ha conseguenze anche sulla donna che lo compie “liberamente”. Ma Dio è più grande del male, e può perdonare e sciogliere le catene che ci siamo imposti noi stessi legando il nostro cuore al peccato. E’ questo il vero significato della misericordia divina, è questo il vero messaggio che il Papa vuole dare al mondo: “anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (Is 1,18).

 

09 luglio 2014

Con San Bonaventura da Bagnoregio verso il Giubileo Eucaristico di Bolsena 2014



a cura di Carla Vanni


Anno Nativitatis Domini nostri Jesu Christi – millesimo dugentesimo LXIII: Il Sacerdote Don Pietro da Praga, di passaggio a Bolsena, celebra Messa nella Cattedrale della Vergine Santa Cristina. Ha in mano l’ostia da consacrare, la tiene sopra il calice e pronuncia le parole rituali: ma la sua fede vacilla, il dubbio lo assale, la presenza vera e reale di Cristo non gli appare certa.
 

24 agosto 2012

Celestino V e il Giubileo annuale della Perdonanza


di Marco Mancini 
Ancora L’Aquila. Perdonate l’insistenza, ma tra gli allegri compari di Campari siamo in due a provenire dalla città capoluogo d’Abruzzo e, dunque, un'attenzione particolare può risultare giustificata.