di Riccardo Zenobi
In occasione del Giubileo il Pontefice ha esteso ai singoli sacerdoti la possibilità di assolvere dal peccato di aborto la donna che ha volontariamente abortito. Una novità? No, poiché, come detto, si tratta solo di un’estensione, valida unicamente per questo Giubileo (quindi per un periodo di tempo limitato), della potestà di assolvere dal peccato di aborto; potestà che prima era riservata ai vescovi.
In occasione del Giubileo il Pontefice ha esteso ai singoli sacerdoti la possibilità di assolvere dal peccato di aborto la donna che ha volontariamente abortito. Una novità? No, poiché, come detto, si tratta solo di un’estensione, valida unicamente per questo Giubileo (quindi per un periodo di tempo limitato), della potestà di assolvere dal peccato di aborto; potestà che prima era riservata ai vescovi.
Nessuna novità quindi, nonostante ben presto i media
cominceranno a sventolare “l’apertura rivoluzionaria”, e di certo
qualcuno ciurlerà nel manico dicendo che si tratta di “un primo passo per l’accettazione dell’interruzione volontaria di
gravidanza da parte delle donne che si autodeterminano sul proprio corpo” e sinistrate varie, tutto per dire che con questo atto, in sostanza, il
Papa ha legittimato l’aborto. Ho pochi dubbi sul fatto che i media non
rilanceranno in questo modo tale notizia, poiché sono salariati dai loro
padroni appunto per questo.
Ma, come al solito, si tratta di una fregnaccia. In primo
luogo, faccio notare che il peccato di aborto resta un peccato mortale; in
secondo luogo, finora l’assoluzione da tale peccato poteva essere amministrata
dai vescovi oppure da un sacerdote da loro delegato, solitamente nella chiesa
cattedrale. In tal modo, si capisce che il fatto che un sacerdote possa assolvere
dal peccato mortale di aborto non è una novità “assoluta e rivoluzionaria”. In
terzo luogo, questa estensione ai singoli sacerdoti è limitata al periodo del
Giubileo: un’occasione straordinaria, appunto. Ma per il resto non c’è stato
alcun cambiamento nella dottrina. Del resto, non è il primo caso di una deroga del genere: già da secoli gli
ordini mendicanti hanno la potestà e il privilegio di poter assolvere chi
incorre in una scomunica vescovile, e tale privilegio è attribuito spesso anche ai
missionari.
Per concludere, potrei tirare una filippica sul fatto che i
media distorcono ogni azione del Papa per confondere sempre più le acque ai
cattolici; ma questa cosa la fanno da quando i mezzi di (dis)informazione di
massa sono diventati l’appendice di un gruppo ristretto di persone, tutte
malintenzionate, e quindi sfonderei non una porta aperta ma la semplice aria
che si respira. Perciò non posso che concludere dicendo che questa azione del Pontefice sarebbe stata destinata, sotto un altro pontificato, ad essere vista
unicamente per quello che è: un gesto di vicinanza verso le donne che sono
passate nel dramma dell’aborto e sono intenzionate a tornare in
comunione con la Chiesa cattolica, cosa che peraltro avrebbero sempre potuto
fare rivolgendosi al vescovo o ad un suo delegato.
Ma la cosa che più si sciupa
in tempi come i nostri di buonismo totale, è il vero significato della parola
misericordia, la cui radice, in ebraico, è la stessa di utero: la rimozione del
male compiuto ad altri e soprattutto a sé stessi, poiché una volta che si
abbraccia il male con il peccato, se ne resta scossi e legati. L’aborto, che il
mondo vede come una “scelta di libertà”, è un male, un peccato contro la vita
innocente, che spesso ha conseguenze anche sulla donna che lo compie
“liberamente”. Ma Dio è più grande del male, e può perdonare e sciogliere le
catene che ci siamo imposti noi stessi legando il nostro cuore al peccato. E’
questo il vero significato della misericordia divina, è questo il vero
messaggio che il Papa vuole dare al mondo: “anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno
come lana” (Is 1,18).

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