Come tutti sappiamo, l’11 aprile 2015 papa Francesco ha indetto il Giubileo
Straordinario della Misericordia, spiegando nella Bolla Misericordiae Vultus i perché di questa scelta. In realtà,
la spiegazione del titolo di questo Giubileo è piuttosto semplice,
ed è chiarita sin dal primo numero: Cristo rivela all’Uomo il
volto di Dio, e questo volto è un volto di Misericordia. Il Papa
prosegue dicendo che ci sono momenti nei quali dobbiamo in modo
particolare appellarci alla misericordia di Dio, come in questo
periodo storico intriso di indifferenza ed egoismo. Anche il giorno
scelto per l’inizio del Giubileo non è casuale, ma è nel giorno
in cui si festeggia l’Immacolata Concezione di Maria, festa che
ricorda, tra le altre cose, il primo peccato di Adamo ed Eva, dal
quale nessuno è esente, tranne Maria. Inoltre, l’8 dicembre 1965 si chiudeva il
Concilio Vaticano II: iniziava così un nuovo periodo nella
storia della Chiesa, che da quel momento ha preferito proporsi al mondo con il volto della
misericordia. L’Anno giubilare avrà fine il 20 novembre
2016, solennità di Cristo Re, giorno in cui verrà ringraziata la
Trinità per la concessione di questo anno di grazia per tutti i
credenti e non, visto che il Pontefice fa intendere che il Giubileo
sia diretto tanto ai credenti quanto ai non credenti quanto agli
appartenenti alle altre religioni che condividono l’idea di un Dio
misericordioso. Tante sono, ovviamente, le citazioni bibliche e di
alcuni santi che testimoniano come la misericordia sia un attributo
proprio di Dio, e che essa sia un qualcosa di assolutamente concreto,
e che si manifesta anche nei premi e nelle punizioni di Dio,
punizioni che non sono mirate ad annichilire l’uomo, ma a suscitare
in lui un riconoscimento dei propri peccati e un’implorazione di
misericordia. Essendo Gesù il Volto di questa misericordia, i
Vangeli sono i libri che ne contengono più esempi. Tra questi
esempi, papa Francesco prende in esame tre parabole (quella della
pecora smarrita, quella della moneta perduta e quella del padre e i
due figli), in cui il Signore si manifesta nella sua misericordia che
perdona gioiosamente tutti, motivo per il quale anche gli uomini
devono fare lo stesso: perdonare perché sono stati essi stessi
perdonati per primi da Dio.
Proprio in questo
contesto, per il Papa è giunto un momento in cui la Chiesa torni a
perdonare gioiosamente, imitando l’atteggiamento di Cristo, che va
incontro a tutti senza escludere nessuno. Con questo sentimento egli invita ognuno ad un pellegrinaggio di conversione secondo le proprie
forze, istituendo le Porte Sante in tutte le cattedrali ed i
principali santuari del mondo. I principali segni della misericordia
che i cristiani possono esercitare sono certamente le opere di
misericordia corporale e spirituale, che il Vescovo di Roma invita a
compiere sempre con gioia e in base alle quali saremo
giudicati. Un’altra importante opera di misericordia è, da parte
dei sacerdoti, l’amministrare il sacramento della Confessione, per
il quale saranno istituiti degli appositi missionari della
misericordia, dei sacerdoti inviati nelle diocesi per delle
missioni popolari.
La misericordia, ad ogni
modo, non deve far dimenticare la giustizia, che non è però una
semplice applicazione della legge, ma un “abbandonarsi fiducioso
alla volontà di Dio”, prospettiva nella quale è stata
scritta l’intera Scrittura, e che quindi non è assolutamente in
contrasto con la misericordia, la quale semplicemente esprime “il
comportamento di Dio verso il peccatore”, espresso nell’Anno
Santo soprattutto attraverso la concessione dell’indulgenza
plenaria.
Il Giubileo della
Misericordia è, quindi, una preghiera dell’Uomo a Dio perché si
ricordi della sua misericordia, anche in un mondo “colmo di grandi
speranze e forti contraddizioni”.

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