di Alfredo Incollingo
Luglio – agosto 1566. La flotta dell'ammiraglio turco Pialì Pascià, fedele
servitore del sultano Solimano il Magnifico, imperversava nel mar
Adriatico, assaltando porti e fortezze. Doveva rispondere ad un solo
fondamentale ordine: incutere paura nei cristiani. Quando era possibile, le
navi turche lasciavano le città razziate cariche di ricchezze e di
prigionieri. Nei primi giorni di luglio del 1566 Pialì aveva attaccato,
inutilmente, Pescara e i principali porti della costa abruzzese. I soldati
delle locali guarnigioni avevano respinto i turchi nonostante le numerose
perdite e gli ingenti danni. Le navi ottomane, dopo aver devastato Vasto,
gettarono le ancore a poche miglia da Termoli, all'epoca un piccolo borgo
di pescatori sul litorale molisano. Era il 2 agosto 1566 e i termolesi, non
volendo affrontare la scimitarra, si rifugiarono nella vicina Guglionesi.
I
turchi trovarono il borgo abbandonato e sfogarono la loro rabbia
saccheggiando la cattedrale di Santa Maria della Purificazione e il
castello svevo. Lasciarono il centro abitato in fiamme e si diressero verso
Guglionesi con l'intenzione di vendicare l'affronto subito. La loro marcia
fu interrotta dai termolesi che si presentarono armati di fronte alle prime
avanguardie dell'esercito turco. Fu un prete a infondere coraggio e amor
patrio negli animi dei fuggiaschi, perché sarebbe stato un grave disonore
rinunciare a difendere le proprie case e la terra natia. Così, invocando la
Madonna, come avvenne nell'ottobre di quello stesso anno a Lepanto, si
gettarono all'assalto e vinsero i turchi.
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