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11 ottobre 2017

Sindrome di Down. Se essere genitori non è più un dono

di Lorenzo Zuppini
 
Sono più razionale che apocalittico, sebbene la situazione sia ghiotta per lasciarsi andare ad un eccesso di irrazionalità, di profondo pessimismo verso l’umanità e il futuro dell’umanità stessa.
È complicato far coesistere, in un’unica mente e in un unico corpo, l’avversione per il moralismo e l’indignazione morale perenne con l’avversione per un nichilismo spietato che talvolta imperversa le nostre vite. Ma l’occasione è ghiotta. La tragica storia della bambina down abbandonata dalla madre appena nata, col padre che già si era volatilizzato, proposta in adozione a sette -dico sette- coppie presenti nella lista d’attesa per le adozioni e da tutte queste rifiutata, fa male allo stomaco ma deve indurre alla riflessione. Dunque, la piccola sarà con ogni probabilità adottata da un uomo single che si trovava nella lista e che ha accettato quest’incarico certamente importante, quanto però gratificante: non siamo ipocriti, e divenire genitori, come anche aiutare il prossimo, serve molto anche a noi stessi. Evitando tutte le idiozie che sono state sparate sulla mal celata mostruosità insita nella così detta famiglia naturale, si può scorgere un faro di speranza nell’uomo che da solo ha accettato di far entrare nella propria vita una bambina speciale, che certamente gli creerà problemi particolari ma che sostanziano, al contempo, lo spirito di genitorialità di cui i pretendenti genitori dovrebbero essere in possesso.

E questo è il punto: oggi siamo solo capaci di parlare di diritto ad aver figli, di edonismo elevato all’ennesima potenza, di un progetto di vita matrimoniale atto solamente a soddisfare i desideri più raccapriccianti che possano sorgere nelle menti dei coniugi: avere un figlio perché se ne ha voglia, utilizzare quell’essere umano per soddisfare una propria voglia, a costo di affittare per nove mesi l’intimità di una signora evidentemente in gravi problemi economici per poi strapparle di braccio il figlio, pronti per la prossima staffetta, per la prossima rincorsa del piacere personale. Evidentemente le sette coppie che hanno rifiutato la bambina down non intendevano, e non intendono, la genitorialità come un dono, bensì come un capriccio da soddisfare nel migliore dei modi: un neonato down certamente avrebbe incrinato qualcosa nelle loro splendide vite, perfette e piatte. Avrebbe insomma impedito di ottenere la famiglia del mulino bianco. O volete credere alle stupidaggini sull’enorme ed apprezzabile senso di responsabilità caratterizzante quelle quattordici persone, che le ha indotte a non accettare un onere sproporzionato per le loro capacità? Bevetevela voi, se volete.

Oggi l’aborto è un metodo anticoncezionale, e la signora Bonino, che vorrebbe far arrivare orde di immigrati africani in Italia per risolvere il problema della denatalità, si è divertita molto in passato ad aspirare embrioni dal ventre materno con una pompa da bicicletta. Oggi, dopo aver abortito, il feto viene gettato nei rifiuti ospedalieri, perché molto probabilmente si è maturi per rivendicare il diritto a fare sesso liberamente con chi vogliamo ma non per poi prendersi la responsabilità di un eventuale gravidanza.
Le sette coppie che hanno rifiutato la bambina down, statene certi, se avessero avuto la possibilità di far figli, e nel caso fossero venuti a conoscenza che il loro bambino era afflitto da una sindrome qualsiasi, avrebbero probabilmente abortito. Sette aborti, ne sono certo. Il numero sette che si aggiunge altri ad centomila capricci l’anno in Italia spacciati per diritti, nonostante i filosofi classici insegnino da sempre che una mia libertà finisce laddove intacca quella altrui. E allora mille distinzioni sulla definizione esatta di embrione, se trattasi di vita umana o di una larva sconosciuta. Il caso penoso di questa bambina down dovrebbe farci riflettere seriamente anche sulla questione dell’aborto, tema che pare sia intoccabile, eccezion fatta per un coraggioso Giuliano Ferrara. La dittatura del relativismo ci ha portati fin qui, fino a gettare una bambina down nel cassonetto dei rifiuti umani non graditi.


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31 ottobre 2012

Dal Giusnaturalismo al giusfunambolismo (II parte)

di Ilaria Pisa

(LEGGI LA PRIMA PARTE: http://www.campariedemaistre.com/2012/10/dal-giusnaturalismo-al-giusfunambolismo_30.html)

Il diritto naturale non esce in buona salute dalle pagine della Corte, che indossa la maschera di Creonte contro Antigone: «la concezione della vita come oggetto di tutela...in termini di ‘sommo bene’...è percorsa da forti aneliti giusnaturalistici, ma è destinata a cedere il passo al raffronto con il diritto positivo».
 

30 ottobre 2012

Dal Giusnaturalismo al giusfunambolismo (I parte)

di Ilaria Pisa

Pare essersi sedato, come accade in un regime di informazione a rapida obsolescenza, il clamore suscitato dalla vicenda giudiziaria su cui la nostra Suprema Corte si è pronunciata con la sentenza n. 16754/2012 (qui, qui e qui). Il problema della legittimità e fondatezza di una pretesa risarcitoria nei confronti del medico, responsabile di aver omesso di eseguire ogni esame prenatale idoneo ad individuare anomalie fetali sulle quali intervenire con IVG, è stato brillantemente affrontato, sotto i profili medici e bioetici, sia in questo blog che altrove: provo, pertanto, a tracciare ora uno schizzo più propriamente giuridico della questione, ripercorrendo l’iter logico di una sentenza “innovativa” nel nostro sistema, ma “allineata” a istanze sovranazionali e non solo (per esempio, alla giurisprudenza di legittimità francese).
 

10 ottobre 2012

Meglio essere abortiti che nascere down: lo dice la Cassazione

di Marco Gabrielli

I medici sono informati. La sentenza n. 16754 del 2 ottobre 2012 della Sezione III civile della Corte di Cassazione parla chiaro: chi sbaglia paga!
Di fronte alla nascita di una bambina affetta da sindrome di Down, nata perché i medici non avevano effettuato tutte le indagini diagnostiche necessarie ad escludere una malattia genetica, i giudici affermano che la donna ha il diritto di abortire se ritiene che la sua salute venga messa a rischio da un simile evento. Per cui deve sapere. E deve sapere con certezza, con la maggior certezza attualmente possibile, anche se con esami invasivi e rischiosi. Cosa che non è stata fatta, essendosi il medico limitato ad un test poco affidabile.
 

03 luglio 2012

I down, l'esorcista e la fiera dell'ipocrisia


di Marco Mancini
“Un posseduto che, come conseguenza della sua possessione, è diventato simile – mi spiego – a un down… quindi non capisce, fa gesti…”. Così mons. Andrea Gemma, nel corso di una trasmissione di Sat2000 dedicata al tema dell’esorcismo, ha descritto l’atteggiamento di un ragazzino in una delle fasi della possessione diabolica