Visualizzazione post con etichetta esorcismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esorcismo. Mostra tutti i post

09 novembre 2017

La Chiesa liquida, l'esorcista impotente e il liturgista queer

di Satiricus

Vittorio Messori avrebbe indicato l’attuale situazione cattolica sotto il pontificato di Francesco con l’espressione di sapore baumaniano di “Chiesa liquida” . Tralascio dal fare considerazioni, che tanto non interesserebbero e ne approfitto per richiamare ad un altro evento, decisamente collegato al presente, di cui ho fatto la scoperta questa estate.

Si tratta del curioso caso di esorcismo fallito su Anneliese Michel, divenuto noto di recente per la pellicola “L’esorcismo di Emily Rose”. Ci sono alcune cose terribilmente chiare ed altre terribilmente oscure in questa storia. Quelle chiare riguardano la crisi di fede della Chiesa negli anni Sessanta, lo scetticismo relativo a demoni ed esorcismi, nonché la curiosa coincidenza per cui la famiglia Michel era di orientamento tradizionalista. Questo il contesto in cui la giovane Anneliese diviene vittima di possessione diabolica, torturata tra psichiatri positivisti e fedeli modernisti.

Le cose terribilmente scure che indicherei in tale sede sono invece due. La prima è il fatto che la ragazza non sia sopravvissuta all’esorcismo, il che è fatto strano e forse unico, nonostante ci siano tracce di possibili colloqui di Anneliese con la Vergine e conseguentemente di una investitura particolare della sua missione: un esorcismo fallito e una possessione efferata per rilanciare la consapevolezza del mistero demonologico nel mondo  e nella Chiesa. Non che sia servito moltissimo, verrebbe da dire, a giudicare dalla modalità con cui si sono perpetuati i rituali esorcistici nel post-concilio (ne ho già parlato sul mio blog personale:  si veda il finale, dove riprendo la storia della fortunosa conservazione del rituale tradizionalista). O anche un sacrificio volontario in espiazione dell’incredulità di tanti battezzati e pastori: questo sembra più pertinente.

La seconda componente oscura riguarda il messaggio, che in realtà non è tale, dei demoni. I demoni di Anneliese non dicono più nulla, prima rantolano e poi finiscono col tacere, lacerando il corpo della ragazza nel silenzio. Provo a tradurre le considerazioni finali del testo: “I nuovi demoni senza nome hanno ora il campo per sé. Essi trattengono la voce di Anneliese, ma non hanno nulla da dire, proprio nulla. Giocano con essa in modo casuale, emettendo suoni inumani, insensati, neutri. Per un po’ temporeggiano, strattonando il corpo della ragazza come fosse una bambola di pezza, mentre lei affonda verso la morte. Ciò che i demoni testimoniano è che, con tutta la sua crudeltà, il vecchio sistema era ancora umano e aveva ricompense e rimedi umani. C’era il peccato e c’erano i demoni, ma c’era assoluzione per l’uno ed esorcismo per gli altri. I nuovi demoni che stanno emergendo dagli incubi di questo secolo terribile sono al di fuori dell’ordine umano. “Puoi pregare quanto vuoi, puoi gridare in cerca di aiuto, è inutile, i cieli sono sordi” ha detto Anneliese. Lei sapeva. Mentre stava chiamando gli dei del suo mondo in aiuto, lei si sentiva vittima dei nuovi demoni del suo tempo. E per essi non c’è esorcismo” (F. Goodman, The exorcism of Anneliese Michel, Resource Publication, p. 251). Questa riflessione è tutt’altro che banale: i nuovi demoni e i nuovi peccati restano senza esorcismo e senza assoluzione; sono forse meno strutturati e definiti dei precedenti, ma questo non significa affatto che siano meno micidiali, significa solo che non puoi redimertene. Una Chiesa che non condanna è solo una Chiesa che non salva.

Per concludere, consentitemi una riflessione conclusiva che traggo da un vecchio testo di Introvigne. Il punto fondamentale è quello troppo disatteso del ruolo esorcistico della Liturgia, cui mi permetto di dare una lettura indubbiamente originale, ma non perciò inadeguata. La liturgia ben fatta scaccia i demoni. Di nuovo: questo è il cuore del mio articolo “L’ultimo liturgista”. In particolare, la liturgia in latino è da annoverare tra le liturgie meglio fatte. Vale anche il contrario: la cattiva liturgia non scaccia nessuno (tranne i fedeli). Ma vale anche il rovescio: i demoni prediligono una liturgia sciatta. Ne è prova appunto una ricostruzione di Introvigne dal suo Satanisti (testo vecchio seppur rieditato con ampliamenti nel 2010), in cui si recensisce il passaggio dall’epoca di Satana a quella di Set (iniziata nel 1975, ad onor di cronaca): “Nell’eone di Satana il satanista pensava di avvicinarsi a Satana tramite il rituale. Da oggi il ‘setiano’ deve disprezzare ogni recitazione, perché usare un testo scritto da qualcun altro è un affronto al sé. Parlami piuttosto come un amico, gentilmente e senza paura, e ti ascolterò come un amico” (Satanisti, p. 298). Insomma, Set oltre Satana, e Set vuole incontrare gli uomini facendo a meno di rigidi rituali: Set è per una chiesa liquida. Non sto dicendo che Francesco sia un setiano. Non mi interessa molto di cosa sia Francesco.

Sto dicendo che l’umanità veleggia verso il proprio dramma e il proprio dramma è condito di alcuni elementi: la liquidità, la paralisi nei peccati, il soffocamento tra demoni muti, liturgie sciatte, promesse di amicizie spirituali senza vigore, il tutto orientato ad una e una cosa soltanto: l’esaltazione esasperata del sé.

E insomma, decisamente contro questo si è incarnato il Cristo. Il Papa e i suoi, proprio perché non sono setiani, si ravvedano e facciano i conti con i costumi di questo tragico nuovo inizio millennio, distanziandosene.


Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.

 

23 ottobre 2016

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: l'esorcismo del Pantheon (Parte XV)


di Alfredo Incollingo

Il Pantheon è oggi uno dei monumenti più ammirati e fotografati di Roma. E', lo possiamo dire con certezza, l'edificio più ingegnoso e antico della città: è lì da duemila anni e l'arte architettonica romana ha permesso all'intera struttura di rimanere in piedi per secoli. Inondazioni, terremoti, incendi e i continui lavori di ristrutturazione non hanno intaccato la sua solidità. E' il testimone chiave per comprendere la storia millenaria di una città che da sola ha civilizzato l'occidente europeo: l'oculo della cupola ha da sempre animato gli studiosi e tutti coloro che alzavano gli occhi ad osservare quella particolarità strutturale. Sappiamo infatti che manca la lanterna a chiusura della cupola per evitare il suo collasso; eppure nei secoli sono state avanzate diverse spiegazioni per chiarire i motivi di quella stranezza architettonica. Anche nell'età pagana, così come nella cristianità si è affermato che il Pantheon fosse una “terra franca” dove il Cielo e Terra si toccavano; qui gli dei e poi il vero Dio si mostravano in tutta la loro magnificenza come pura luce: quel fascio luminoso e pregno di pulviscoli che penetra nella penombra è l'essere divino nella sua essenza. Qui noi lo possiamo contemplare e trarne beneficio spirituale: il fedele che ne rimane investito viene colto in pieno da un'epifania, la quale ha dato adito al grande interesse passato e moderno per il Pantheon che di fatto non è stato demolito né del tutto abbandonato. Fu la sua aurea misteriosa e sacrale a preservarlo da possibili abbattimenti.
Quando nel 608 d.c. l'imperatore bizantino Foca donò il Pantheon a Papa Bonifacio IV si predispose la suggestiva cerimonia che doveva riconvertire questo luogo sacro da pagano a cristiano. Qui il Signore avrebbe spazzato gli antichi idoli e come luce non avrebbe esitato a mostrare la sua potenza e la sua misericordia. Da allora il Pantheon accoglie la celebrazione dell'Eucarestia rincarando la dose di mistero e di magnificenza che già di per se traspare nel rito.
Papa Bonifacio IV continuò l'opera del suo eccelso precedessore, San Gregorio Magno, che era morto quattro anni prima. La renovatio romana si concretizzò nella completa riqualificazione dei luoghi sacri cittadini: dove prima vi erano i templi romani, nella maggior parte dei casi furono fondate chiese o gli edifici furono totalmente riconvertiti. Adesso Cristo regnava e l'Urbe doveva accogliere il Suo messaggio di salvezza.
La consacrazione del Pantheon fu il culmine dell'azione rinnovatrice del Papa, il quale, il 13 maggio 609 d.c., compì un grandioso esorcismo. Le cronache raccontano del pontefice posto di fronte al portone appena aperto e delle sue preghiere per scacciare gli antichi demoni che si celavano ancora all'interno. Il baccano e le urla degli idoli atterrì la folla e solo il Papa ebbe la forza necessaria per resistere a quelle visioni demoniache. Una volta concluso il rito il Pantheon fu consacrato alla Madonna e ai Martiri (in realtà la chiesa è intitolata a Santa Maria dei Martiri, ma è comunemente chiamata Pantheon o Santa Maria Rotonda).
Nonostante i secoli lo splendore dei marmi e dei monumenti che il tempo ha sedimentato si sono conservati perfettamente e la calca dei turisti non pare li abbia minimamente danneggiati. Quando si viene a Roma si può rinunciare a tutto, ma non a visitare il Pantheon (e perché no, anche pregare lì).
Il viaggio continua.

 

18 settembre 2016

Padre Amorth, l’ultimo esorcista


di Giuliano Guzzo
Si raccontava che il cardinale Bellucci, l’alto prelato del film La Grande Bellezza, interpretato da Roberto Herlitzka, in gioventù fosse stato un grande esorcista ma era veramente difficile crederlo, mondano e appassionato di cucina com’era diventato. Padre Gabriele Amorth (1925-2016), il sacerdote paolino spirato ieri all’età di 91 anni, invece no: non è mai divenuto cardinale ma, soprattutto, non ha mai smesso di vestire credibilmente i panni – assai scomodi in un’epoca che ridicolizza la fede salvo poi tuffarsi tra lotterie, oroscopi ed esoterismi vari – di esorcista. Anzi, fino all’ultimo nessuno ha messo in dubbio il suo primato planetario di combattente del Diavolo, prima, sia ben chiaro, conquistato sul campo con oltre 160.000 riti di liberazione compiuti su indemoniati.
Anche per questo davanti alla sua morte, sopraggiunta dopo un ricovero di alcune settimane per complicanze polmonari, sono due – almeno tra i cattolici – i sentimenti dominanti: la tristezza e la gratitudine. La tristezza per la perdita di un uomo che, divenuto esorcista della diocesi di Roma nel 1986 per mandato firmato dal cardinale vicario di allora Ugo Poletti (1914-1997), non si è mai tirato indietro neppure quando si trattò di affermare cose ecclesialmente scorrette; come quando, per esempio, puntò il dito contro le infiltrazioni massoniche presso la Santa Sede: «La massoneria – disse – ha i rami dappertutto. Anche in Vaticano, purtroppo. Esiste. Perché è basata sul denaro, sulla carriera. Si aiutano reciprocamente». Parole, si converrà, assai pesanti che però l’anziano sacerdote paolino, uno che non le mandava a dire, non pensò mai ritrattare.
Oltre alla tristezza, però, c’è anche la gratitudine dei cattolici per l’operato infaticabili di un servitore della Chiesa i cui vertici – almeno quelli terreni – anziché sostenerlo arrivarono, talvolta, a deriderlo. «Non mi dica che lei davvero ci crede», fu per esempio l’esclamazione sprezzante di un’eminenza importante della Santa Sede davanti ad affermazioni sull’esistenza del Diavolo che non solo padre Amorth non ritrattò, ma alle quali fece seguire un invito che il suo interlocutore non prese molto bene: «Lei dovrebbe leggere il Vangelo». Ecco, il più famoso esorcista del mondo, come chi l’ha conosciuto può confermare, era così: un uomo di fede non disposto a scendere a compromessi in un mondo nel quale, purtroppo anche fra personalità della Chiesa, i compromessi non sembrano dare più scandalo.
Invece padre Amorth – divenuto prete dopo essere stato, diciottenne, partigiano e laureato in giurisprudenza – di mediazioni non ha mai voluto sentir parlare. Neppure quando, negli anni passati, esegeti come Hubert Haag pubblicavano libri fuorvianti sin dal titolo – «Addio al diavolo» – e si cercò di attribuire in tutti i modi ad un teologo del calibro di Hans Urs von Balthasar (1905-1988) l’idea di «inferno vuoto», apertamente respinta dallo stesso von Balthasar (cfr. Von Balthasar H.U. Sperare per tutti. Breve discorso sull’inferno, Jaca Book 1997, p. 123). L’anziano sacerdote paolino è insomma rimasto al suo posto di combattimento fino all’ultimo e se oggi, dopo la sua morte, vi sono ancora anche giovani disposti ad abbracciare la fede integralmente, sapendo che è combattimento prima che avventura, battaglia quotidiana prima che scampagnata esistenziale, buona parte del merito è anche sua.

 

19 settembre 2014

“Liberaci dal male”


di Cecilia McCamerons

Dopo la visione del film “Liberaci dal male” di Scott Derrickson ho decisamente cambiato idea sul genere “thriller-horror” da me ritenuto inutile spreco di tempo e voglia di vivere. Quando però ho letto che il regista sostiene che “è il genere perfetto con cui confrontarsi per un cristiano perché prende il mistero che esiste nel mondo molto seriamente” mi si è accesa una lampadina.
 

03 luglio 2012

I down, l'esorcista e la fiera dell'ipocrisia


di Marco Mancini
“Un posseduto che, come conseguenza della sua possessione, è diventato simile – mi spiego – a un down… quindi non capisce, fa gesti…”. Così mons. Andrea Gemma, nel corso di una trasmissione di Sat2000 dedicata al tema dell’esorcismo, ha descritto l’atteggiamento di un ragazzino in una delle fasi della possessione diabolica