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29 dicembre 2017

Chi si festeggia il 25 dicembre? (di E.Gotti Tedeschi)

di Ettore Gotti Tedeschi 
(pubblicato su La Verità il 24 dicembre, da notare che l'articolo è stato scritto almeno 48 ore prima della triste predica in San Pietro).

Ma la nascita di chi festeggeremo il prossimo 25 dicembre? Di un uomo-dio inventato dalla teologia scientifica modernista che ne esalta l’umanità verso la divinità con la scusa di renderlo più credibile? E’ necessario domandarcelo poiché i “manipolatori” del Concilio Vaticano II han tentato in tutti i modi di renderci più “adulti” per aiutarci a evitare il rischio di inconsapevole eresia (criptoeresia, secondo Karl Rahner ) dove, «per considerare Gesù vero Dio, si lasciava troppo in secondo piano il fatto che egli è vero uomo», con una sua storia umana.

Questo rischio era secondo loro dovuto ai vangeli non sufficientemente storici, fatti da testimonianze sospette di testimoni non oculari, in contraddizione fra loro. E costoro considerano la concezione verginale di Maria materia accessibile e credibile solo per fede e non per ricerca storica. Sempre per costoro il Padre Nostro, come noi lo recitiamo oggi, non è quello di Gesù, bensì è stato adattato dalle prime comunità per esprimere la concezione necessaria e voluta di Gesù. Sempre secondo loro il vero Gesù insegnava la ripartizione equa delle risorse in relazione all’ambiente e spiegava che il regno di Dio è gratuito, senza bisogno di meritarlo, essendo la salvezza già ottenuta.

Dio per loro non è certo (come penso invece io) meritocratico. Inoltre, di fatto, sembrano ignorare la sua Resurrezione, perché senza prove attendibili, così sembrano ignorare il male, il peccato originale, il diavolo, l’inferno, ecc.

Poiché però il 25 prossimo è Natale, e il Natale deve tornare ad avere il senso originale per il bene di tutti, propongo una riflessione da “bambini", non da adulti , come voleva Gesù stesso. Ho la triste impressione che, anche all’interno della Chiesa , qualcuno si prepari a non accogliere Gesù quale Salvatore, spiegando che non c’è più bisogno di essere salvati, non essendoci nessuno da salvare perché siamo già tutti salvi. Un tempo nelle omelie natalizie si ricordava la non accoglienza a Betlemme della Sacra Famiglia, quale rifiuto simbolico del Salvatore.
Oggi invece questa non accoglienza della Sacra Famiglia viene configurata (persino da parte di Vescovi ) alla nostra non accoglienza … degli immigrati.

Oggi troppi neoteologi, che non hanno studiato Tommaso d’Aquino, rappresentano il rapporto Dio/mondo lasciando intendere che Dio, dopo averlo creato, lo ha lasciato evolvere per conto suo, restando (panteisticamente ) ovunque in ogni creatura e ambiente. E’ naturale che in tal modo l’Incarnazione diventi una metafora. Questi teologi pensano tanto e pregano poco, dimenticando che nulla di importante nella storia della vita umana nasce dal pensiero, bensì dal cuore e invece di seguire l’esortazione “fate penitenza , cambiate la vostra mente e credete al vangelo (Marco 1-14)“ continuano a elucubrare e non fare esercizi spirituali (magari quelli di S.Ignazio di Loyola…).

Perciò vorrei ricordare che il Gesù che ricorderemo il 25 dicembre non è qualcuno che si è identificato con Dio e diventa Dio, Gesù era Dio, dal principio (“prima che Abramo nascesse, io sono …” Gv, 8-58). Incarnazione significa che la parola viva di Dio (logos) in virtù dello Spirito Santo si fa uomo, non entra in un uomo!
Nella incarnazione Dio (occulto) si rivela.

Detta confusione è dovuta alla strenua attività del Suo “grande avversario” che riesce a confondere scientificamente-storicamente la storia negando che Egli “entra nella storia e fa la storia”, grazie alla Sua nascita umana, proprio quella che festeggeremo il 25. Perché Gesù è venuto al mondo? Non per annunciare misericordia per tutto e tutti, ma per annunciare la necessità di redenzione, per invitare l’uomo a convertirsi.
E’ venuto al mondo per contrastare le potenze del male che si oppongono alla volontà di Dio, che pretendono di fare una contro-creazione opposta a quella di Dio. Eppure troppi teologi di oggi hanno trasformato il principe del male in una specie di comico, alla “piccolo diavolo” di Benigni . I frutti della venuta di Cristo dipendono dalla disponibilità degli uomini a realizzare con opere la Sua volontà , con opere virtuose fatte con merito, non con parole. Il messaggio di Gesù non è di amore incondizionato, è messaggio di salvezza mirante a farci aprire gli occhi, a cercare il senso della vita, spiegando che tutto fallirà se ci si allontana da Dio.

Attenzione Cristo non è un mero fondatore di una religione come altri. 
Altre religioni vengono dal mondo , Cristo non fonda una religione , porta il messaggio di Dio in evidente contrasto con le altre religioni. Il perdono da lui predicato è espiazione, l’iniquità resta tale se l’uomo non lotta per combatterla. Redenzione non significa “tutti salvi” per il sacrifico di Cristo, Redenzione è la struttura portante della vita cristiana di ieri e di oggi, lo spirito di redenzione deve essere operativo sempre, non si è esaurito.
Chi confonde tutto ciò è un certo spirito gnostico che sembra trionfare dopo il Vaticano II. Troppi teologi in auge sostengono che le parole di Cristo son state scritte dai discepoli e nessuno era li con il registratore.Vero , non avevano il registratore, ma avevano una fede che li ha portati al martirio . Ricordare tutto ciò su un giornale laico e serio, come LaVerità è importante, perché il contenuto della civiltà cristiana, di cui tutti beneficiano ( i laici in primis ), si è formato grazie alla Rivelazione.

Negandola o confondendola, chiedendo alla scienza ed alla storia di stabilire solo loro chi era Gesù , è errato e pericoloso. Non è solo pericolosamente sinergico con il processo di sincretismo religioso necessario a creare una omogeneizzazione multicultualista ( sostenuta dagli immigrazionisti) ma anche a preparare il processo di disumanizzazione che è anticamera della auspicata “creazione artificiale”.

Il Cristo , la cui nascita festeggeremo il 25 dicembre, da 2000anni è quello della fede reale. E’ la fede reale infatti che si è ordinata a Cristo, non Cristo si è conformato alla fede, come vorrebbero farci credere. Se il Cristo reale finisce per esser considerato (troppo ) uomo , il senso della vita si sarà costretti a cercarlo attraverso l’esistenza reale (esistenzialismo di Heidegger , “maestro” di Rahner  .Cristo è il criterio di misura e conoscenza del “reale”, non è il “reale” il criterio di conoscenza di Cristo. Il prossimo 25 dicembre ricordiamolo e riflettiamoci.




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26 settembre 2017

Parla Gotti Tedeschi: "Nella correzione si chiede chiarezza sui sacramenti"

Abbiamo intervistato Ettore Gotti Tedeschi, uno dei firmatari della Correzione Filiale riguardante Amoris Laetitia, che ha suscitato un grande interesse mediatico.

Qual è lo spirito della correzione filiale?
Senza dubbio lo spirito (per cui io ho firmato) è la necessità di supplicare il Santo Padre a condannare gli errori e posizioni che potrebbero generare rischi di eresie. L’eresia è un termine dimenticato, un “grande sconosciuto” per intenderci. Il pericolo della eresia è la corruzione spirituale che porta alla dannazione eterna . Ma non ce ne rendiamo conto? Ci sono alcuni passaggi in Amoris Laetitia che potrebbero incoraggiare errori e persino posizioni eretiche. I cardinali dei Dubia si sono concentrati su queste ma non hanno avuto risposta. Noi laici devoti alla Chiesa ed al Papa lo abbiamo supplicato di chiarire cosa è oggi peccato grave in materia di relazioni coniugali. Se non al Papa a chi chiederlo? Perché chiederlo? Perché c’è confusione dottrinale, si stanno perdendo certezze sulle Verità immutabili. Può esser considerato nemico del Papa chi gli espone i Dubia? E chi gli chiede di rigettare e condannare posizioni che potrebbero creare rischi di eresia? La lettera di correzione è esclusivamente mirata a salvare l’indissolubilità del matrimonio, essendo certo che i Sacramenti sono come un domino, se cade uno cadono tutti. In gioco c’è il sacramento del matrimonio, conseguentemente quello della confessione e infine l’Eucarestia. Le è chiara la connessione tra i tre sacramenti in gioco con AL? Che ci vuole, da parte del papa o dei suoi consiglieri, a rispondere se gli adulteri possono o no vivere in grazia di Dio senza correggersi/convertirsi ? Ma la “condanna eterna" è una eresia? E’ stato il silenzio sui Dubia che ha generato la confusione sul Sacramento (pensi ai vescovi argentini) .

Si aspettava una tale attenzione sul suo nome? Forse c'è il timore di confrontarsi sul vero contenuto del documento? 
Direi che si è trattato soprattutto di antichi rancori sfogati cercando di prendere due piccioni con una fava: danneggiare la mia immagine, che resta scomoda per troppi ancora in Santa Sede e qualificarsi quali “defensor fidei” verso il Vaticano. Vede i defensor fidei (alla Enrico VIII) si son rivelati al momento opportuno, i veri nemici della Chiesa e del Papa.

Il popolo cattolico sembra addormentato su molti fronti. Un risveglio sarebbe auspicabile? 
Parliamo dei contenuti di un risveglio. AL ha provocato dissensi fra I teologi e confusione fra i fedeli. Si percepisce che stia nascendo una “nuova morale “ adatta ai tempi moderni (?) . Ma la morale tradizionale si fondava su Comandamenti, Magistero, Catechismo (Veritatis Splendor). La nuova morale su cosa si fonderà? Su realtà soggettive resesi necessarie dalla richiesta di morale di un mondo secolarizzato? Lei mi chiede se un risveglio è possibile. Rispondo: dipende, se il popolo cattolico vuole o no rischiare di peccare non essendo chiaro cosa significa o no peccare. Faccio io una domanda a lei: tutto ciò fa bene alla Chiesa?


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08 settembre 2017

L’Onu ha lanciato l’opa sulla Chiesa cattolica

di Ettore Gotti Tedeschi*

Le Nazioni Unite ormai si esprimono su ogni tema con toni ed ambizioni da religione globale. E con un unico obiettivo: rifare la creazione e ricostruire l’uomo. Il paradosso è che i precetti dell’organizzazione di Ban Ki Moon sembrano accettati in Vaticano.
Soffro nel riconoscerlo, ma temo proprio che il ministro dell’Interno, Marco Minniti, stia illudendosi sul tema immigrazione. L’immigrazione che compensa il gap di popolazione sembra essere stata «suggerita» dalla «Santa Sede» della nuova religione universale: l’Onu. Una «Santa Sede» cui pare difficile disobbedire, tanto più che sembrerebbe avere come alleata anche l’altra Santa Sede, quella vera. Aveva ben visto Gian Antonio Stella quando, nel 2016, scriveva che ci erano stati «attribuiti» 6,5 milioni di immigrati in pochi anni.

Già vari segretari generali dell’Onu (da Kofi Annan a Ban Ki Moon), grazie a vari documenti, lo avevano già ben anticipato, lasciando immaginare si trattasse di decisioni prese, non subite, come ci hanno fatto credere con ragioni umanitarie. Ma saper leggere, interpretare e capire un documento dell’Onu non è così facile come si potrebbe pensare: ci vuole esperienza, preparazione, abilità ermeneutica, qualche amico nei servizi segreti e la consapevolezza di cosa sia la gnosi. Riuscire ad intendere un documento Onu equivale più o meno ad intendere un testo di magistero della Chiesa di oggi. Si deve infatti essere in grado di interpretarlo all’interno delle sacre scritture, del Vecchio e Nuovo Testamento, dei documenti del Concilio Vaticano II e delle sue interpretazioni rahneriane, bisogna conoscere il pensiero filosofico che va da Immanuel Kant a Martin Heidegger, per arrivare a Walter Kasper e Antonio Spadaro. Sul tema specifico, bisognerebbe poi sapere quali argomenti hanno usato i profeti neomalthusiano-ambientalisti (i vari Jeffer Sachs e Paul Ehrlich) con la Pontificia accademia delle scienze sociali.

Per capire i documenti dell’Onu, la grande «Santa Sede» della nuova religione mondiale, è necessario aver letto e capito la nuova Bibbia dell’Onu: il rapporto Kissinger del 1972-74 sul Nuovo ordine mondiale, e i vari «concili» ed «encicliche» che sono le grandi conferenze internazionali, da Rio de Janeiro a Johannesburg. Queste «encicliche» emanate sotto l’egida dell’Onu riguardano innumerevoli fatti che hanno cambiato e stanno cambiando la nostra vita, con la giustificazione di renderci più maturi, migliori, saggi, felici. Magari proteggendoci da superstiziose credenze religiose che ci influenzano da un paio di millenni… Le più significative sono tutte correlate, e sembrano avere un unico obiettivo: rifare la creazione e ricostruire l’uomo. Prendiamone qualcuna. Quella che riguarda i governi e che interessa il nostro ministro Minniti si riferisce alla «necessaria», ma incomprensibile e misteriosa immigrazione in Europa, con speciale attenzione all’Italia. Un’immigrazione pianificata e sostenuta naturalmente per il nostro bene materiale, culturale e spirituale. Ma ve ne sono altre, ben più importanti, che si riferiscono alle modifiche di concezione morale sul tema della vita, della morte, della bioetica, della salute e del benessere, della sessualità, della famiglia. Altre ancora sembrano riguardare l’ambientalismo, che deve essere considerato la nuova religione universale ove far convergere tutte le aspirazioni di fede. Ma guarda caso, il responsabile del degrado ambientale è proprio l’uomo, cancro della natura, da ridimensionare per proteggere la terra curiosamente riconosciuta «sacra».

Tutte queste soluzioni sono «suggerite» agli Stati da parte di organismi satelliti all’Onu, con moral suasion o con velate ed eleganti sollecitazioni implicite che lasciano immaginare ritorsioni. E sono suggerite a governanti non eletti ma cooptati, essendosi create le condizioni perché chi deve governare e decidere sia gradito e sia d’accordo.
Non c’è un solo e determinante cambiamento che non appaia essere stato elaborato e proposto dall’Onu e dai suoi satelliti (Oms, Unher, Unep, Wpf, Fao, Unesco, Birs, Fmi, Unido, eccetera).
Decine di anni fa qualcuno paventava i rischi di un governo mondiale adveniens, ed era accusato di complottismo. Ora che tutto si è avverato è troppo tardi per parlar di rischi. E così, quando un sottosegretario alla presidenza del Consiglio (Sandro Gozi) dichiara che «l’Europa ha bisogno di 40 milioni di immigrati», e sempre quando il dossier Onu prevede più di 25 milioni di immigrati (entro il 2050) per rimpiazzare i lavoratori italiani, restiamo basiti. Ma quando la massima autorità morale del mondo spiega che va fatto di più, dobbiamo domandarci se il nostro problema non sia per caso proprio l’Onu, di per sé potenzialmente di grande valore, ma a seconda di chi lo gestisce e da quali obiettivi si pone…

La questione pare logica e pertinente anche per i tanti problemi europei (e dell’euro), che non nascono in Europa, ma si direbbe siano conseguenze delle «encicliche» emanate dalla nuova grande chiesa universale, tempio della verità e fonte della nuova morale che risiede a Washington e si chiama Onu. Questa nuova grande chiesa universale sembra ora cercare di controllare anche la Chiesa cattolica, che pare non sappia riconoscere che sono state queste «encicliche» nate in ambiente Onu le vere cause che hanno provocato gli effetti negativi che ora con nuove «encicliche» si pretende di risolvere. L’esempio più evidente è la crisi economica globale prodotta dal crollo della natalità in Occidente, generato indirettamente dagli ambienti neomalthusiani-ambientalisti, e che a sua volta ha posto le premesse per il problema della migrazione destinata a compensare il gap di popolazione.
Tutti questi problemi (crisi economica, ambientale, immigrazione) sono dovuti al controllo delle nascite preteso negli ambienti satelliti della «Santa Sede» dell’Onu. La cosa più curiosa è che chi ha provocato questi problemi è esattamente chi è chiamato ora a risolverli. Ancor più sorprendente è vedere che questi precetti paiono quasi accolti persino alla Santa Sede della Chiesa cattolica, con una inquietante coincidenza nella prassi.

* Pubblicato su La Verità

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12 luglio 2017

Stupirsi per sopravvivere o vivere per stupirsi ancora?

(O IL DIRITTO PORTA DRITTI AI DIRITTI?)

«В Правде нет известий и в Известиях нет правды» 
«Nella Verità non ci sono notizie e nelle Notizie non c'è verità»
(Detto popolare russo intorno ai due giornali “Pravda” e “Izvestija”)

di Matteo Donadoni

Stupito. Questi ultimi giorni sono decisamente caratterizzati dallo stupore. Sono stupito del fatto che tutto sommato me la cavo ancora nella fenomenologia di quel gioco inventato dagli americani - e rimasto sempre come il matrimonio cattolico secondo i kasperiti: un ideale “sulla carta” – e che tutti chiamano basket. Sono stupito di quanto sia difficile ormai trovare un prete cattolico per noi vecchi ragazzi di provincia, che ogni tanto desidereremmo magari anche confessare i nostri peccati. Pare infatti che il demonio ci abbia soffocati nel caldo che gronda negli occhi meno che nel dubbio bruciante che il confessore di turno sia ortodosso.

Che Bergoglio avrebbe messo il card. Müller da parte a guardarsi la dieresi, come i vecchi il cantiere, si sapeva. Sono stupito però della mancata nomina di Mons. Bruno Forte a Prefetto della CDF, il fatto denota una sottile quanto felina abilità politica del Vescovo della fine del mondo: ci costringe con astuzia a seguirlo in labirintiche proiezioni del reale fino alla completa confusione mentale. Personalmente, devo ammettere, l’ho sottovalutato. D’altra parte il monsignore è forte nell’abbozzare gli abbozzi che poi il Potere interpreterà senza esplicitare troppo («tu fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io») o con una semplice nota a piè di pagina. O magari con un pensierino delegato all’uccellino di Twitter, che svolazza senza saper decidere su quale albero nidificare. Come nel disperato caso del piccolo Charlie Gard. E non possiamo fare a meno di notare quanto sia diverso, invece, l’atteggiamento della Chiesa ortodossa (russa) che, per bocca del Patriarca e Metropolita Hilarion, ha definito la faccenda non certo in termini di bonario ecclesialese: «Una decisione mostruosa da parte del Tribunale dei diritti umani che dimostra la profondissima crisi del concetto di protezione dei diritti umani. Oggi il diritto alla vita porta dritto al diritto a morire». Arrivando a denunciarla come «sadismo nascosto dai toni umanitari».

Tuttavia, mentre, sempre stupito (e pago della doppia vittoria cestistica di ieri sera), sorseggiavo un mint julep ghiacciato, un pensiero mi ha scosso come un tuono nel temporale estivo: ora che tutte le risorse sono bloccate alla frontiera italiana, chi mai pagherà le pensioni ai poveri Austro-Ungarici già orfani del Kaiser? Roba che neanche il compianto Navarro Valls quando faceva il torero si sarebbe potuto aspettare.
Così stamattina, non proprio di buon mattino, mentre me ne stavo seduto al bar con disprezzo di quanti bevono il caffè in piedi, ho cercato di scacciare quel pensiero tremendo con un cornetto ai frutti di bosco davanti a un espresso e a “la Verità”. Ho fatto bene.

La verità l’aveva scritta Ettore Gotti Tedeschi con l’articolo: “La chiesa di Bergoglio non passa l’esame di economia”. Problema filosofico. Nel pezzo si individua, con una lucidità argentina come un fischio di arbitro, l’errore teologico più che economico della neochiesa: su temi di lavoro e denaro le uscite del pontificato ricalcano ideologie estranee alla Chiesa, e cioè: marxismo (ancora?) e nichilismo. Non si tratta di estrapolare l’ermeneutica di un pontificato più ambiguo che complesso dalle sue estemporanee considerazioni socioeconomiche, ma di fare alcune riflessioni utili al popolo cattolico.

Quindi, stupito del fatto che la Chiesa divulghi tanto cripticamente le teorie di nemici della Chiesa, come Karl Marx e Friedrich Nietzsche, quanto foraggi le campagne della Clinton, cito Gotti Tedeschi: «Marx, come Ludwig Feuerbach, era convinto che la religione alienasse l’uomo, impedendogli di realizzarsi. L’uomo andava perciò liberato dal bisogno di religione, reazione alla miseria materiale. […] per Marx è la miseria materiale che provoca alienazione e la miseria morale». Marx, come è noto, disprezzava la religione, oppio dei popoli, strano che tanti religiosi non abbiano avuto voglia di considerare questo fatto.

Anche Nietzsche, dovendo sostituire ogni vero valore con i nuovi valori del superuomo, si trovò la Chiesa fra i piedi. Per cui «la neoteologia doveva arrivare a esaltare solo i poveri e gli sventurati, sostituendo il peccato originale con l’inequità, incoraggiando in tal modo la Chiesa a occuparsi di miseria materiale più che di miseria morale, ben conscio che se la Chiesa predica come prima verità la lotta alla povertà, potrebbe arrivare a rinunciare alla verità». E non è forse questo l’ospedale da campo di oggi che, curando i feriti, cerca allo stesso tempo di fare in modo che i sani volenterosi di combattere si feriscano ancor prima di scendere in campo? Che miseria. Dato che non si possono curare i feriti facendo loro credere semplicemente che i sani non esistano, ecco che si escogita la trovata di ferire tutti per esser finalmente tutti uguali e bisognosi della santamente premurosa infermeria universale.

Dunque apparentemente Marx e Nietzsche sostengono la stessa cosa in materia economica, invece hanno lo stesso fine filosofico: eliminare Dio. Marx ribaltando le condizioni socioeconomiche dell’uomo (leggi povero) affinché, secondo l’idea bacata del materialismo ateo, non abbia bisogno di inventarsi un Dio, eliminando di conseguenza della Chiesa, ormai entità superflua. Nietzsche, invece, pretenderebbe di uccidere il Dio cristiano (in special modo e con soddisfazione) svuotando il significato spirituale e metafisico dell’opera della Chiesa, per farla diventare un operatore socioeconomico intramondano. Come? Tramite la santificazione del povero materiale in vece del povero in spirito. E indovinate chi è l’ultimo personaggio in ordine di tempo ad aver detto che sono i poveri il corpo di Cristo, sottintendendo, nella migliore delle ipotesi, evidentemente, che tutti gli altri, ricchi epuloni generalizzati, non lo siano?

Ora, facendo nostro il pensiero dell’economista cattolico, dato che la Chiesa cattolica ha sempre sostenuto e insegnato che non è vero che basta risolvere i problemi economici delle persone perché si risolva ipso facto il problema morale, ma che è il male morale a generare la povertà materiale, è evidente che qualcosa non va. Per quanto sarebbe necessario distribuire meglio i mezzi di produzione, non è la ripartizione delle risorse economiche a creare la miseria, ma la miseria a creare l’inequità.

Servirebbe una precisazione. La miseria non è povertà. Esiste una dignità nella povertà, si può esser poveri senza essere dei miserabili e viceversa. La miseria morale è il male antico che può essere sanato solo dal Corpo Eucaristico di Cristo Redentore.

Ma per cominciare dobbiamo dire forte che il popolo di Dio non ha per maestro lo gnostico Pilato del “QUID EST VERITAS?”(Gv 18,38), ma il Cristo “EGO SUM VERITAS” (Gv 14,6). Dobbiamo insegnare che la verità non è mercanzia, non è soggetta all’arbitrio della forza, né al criterio dossologico della contabilità della maggioranza democratica.
Chi di Правда ferisce, di pravda perisce, si vorrebbe dire scherzosamente ai relativisti, ma il dramma è che se un teologo cade in un’inversione teleologica e nella confusione delle cause con gli effetti, vuol dire che non ha «chiaro il senso della verità che deve annunciare», perché «la teologia si fonda sulla filosofia, e se la filosofia scelta corrompe i fondamenti della teologia, che cosa si insegnerà nei seminari?».

E l’utilizzo del tempo verbale, insieme all’intero quesito, è altrettanto tristemente retorico quanto il “passi” in NBA.
Tutto sommato, a ben vedere, il problema economico, essendo l’oikonomia una scienza umana, quanto il problema teologico, è sempre un problema innanzitutto filosofico. Si tratta di abbandonare le presuntuose metafisiche del nulla per tornare a concepire l’essere (e l’Essere) in senso intensivo, più forte di una stoppata, forte come la verità di cui è presupposto, ma questo è un altro discorso.
Non so se continuare a stupirmi per sopravvivere o vivere abbastanza a lungo per vedere se ci sarà ogni volta ancora da stupirsi. Così, come ad ogni tiro da tre messo a segno da Stephen Curry.

 

19 maggio 2017

"Dio è meritocratico". Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi

E' uscito ieri il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, dall'eloquente titolo "Dio è meritocratico".

Non è un testo di teologia, ma una provocazione, ironica e controversa. Un’analisi critica del mondo cattolico, attraverso la quale l’autore accompagna il lettore dinanzi alle contraddizioni della società globale, sempre più corrotta e sgretolata dalla modernità. Il libro ci racconta la scomparsa di una civiltà, la crisi di un modello culturale, quello cattolico, sempre meno credibile non solo a causa di un crescente indebolimento della fede, ma anche di un cedimento caustico della ragione. Secondo l’autore, il cattolico non è più in grado di apprezzare, difendere e valorizzare la cultura cristiana, poiché incapace di comprenderne le ragioni. Questo libro propone diverse interpretazioni e attente riflessioni sulle ragioni del collasso di un intero sistema, e suggerisce alcuni rimedi validi, ma solo se si ha fede.



 

28 aprile 2017

Fanta Religione. Il Papa degli ambientalisti

di Ettore Gotti Tedeschi 

Il primo di aprile del duemila xxxx, viene eletto il nuovo governatore supremo della chiesa Ambientalista Universale , succedendo all’amato predecessore , considerato troppo fondamentalista e conservatore nella dottrina ambientalista . In realtà si era constatato che detto rigido modello ambientalista non solo non tutelava l’ambiente come dichiarato, ma creando decrescita economica, sottraeva risorse da investire per l’ambiente stesso e creava disinteresse, tanto che persino alle riunioni di condominio sull’ambiente da tutelare non andava quasi più nessuno.

Ma la maggior preoccupazione era provocata dalla reazione sempre più ostile degli organi di potere del mondo globale che suscitavano sempre più reazioni universali da parte di chi era stanco di vedersi imporre cucina vegana o l’uso limitatissimo dell’automobile, ecc. Il nuovo governatore, insediandosi , prende il nome di Abele I°, sorprendendo tutti poiché Abele era considerato proprio la prima vittima dell’ambientalismo protomalthusiano e animalista .Tutti sapevano infatti che Caino uccise Abele perché inquinava l’atmosfera sacrificando a Dio i suoi migliori armenti .

Nei mesi successivi , il governatore supremo Abele I° ,in più occasioni , cominciò a sorprendere tutti illustrando tutti i motivi di unione tra la chiesa Ambientalista Universale e quella cattolica romana, fino ad allora considerata la peggior nemica dell’ambientalismo( gnostico). Abele I° spiegò che si doveva porre fine alle divisioni storiche e anticipò una visita in Vaticano a Roma in occasione della ricorrenza dell’Atto di Costituzione della chiesa ambientalista , con l’obiettivo di iniziare una riconciliazione.

Tanto che molti ostinati conservatori cominciarono a contestarlo pubblicamente. Sempre di seguito, in altre occasioni , il governatore supremo cominciò a spiegare che la sua Riforma più importante, al fine di proteggere la natura dagli eccessi egoistici dell’uomo, fosse quella di cercare di cambiare anzitutto il cuore dell’uomo, anziché stabilire leggi e sanzioni specifiche sul suo comportamento. Certo non era necessario modificare i principi gnostici dell’ambientalismo, ma questi potevano esser adattati con la prassi, secondo circostanze soggettive.

Arrivò ad affermare poi quanto dovesse esser apprezzata l’infallibilità dell’autorità del governatore (assimilabile a quella del Papa), necessaria per uniformare in tutto il mondo i criteri di tutela dell’ambiente e quanto fosse invece pericoloso affidarsi alla coscienza individuale. Ciò non solo per evitare rischi di scarsa formazione della coscienza alla protezione ambientale, quanto per prevenire l’errore della separazione tra fede ambientalista ed opere.

Poi cominciò a far invitare alla Global Environmental Society ( di cui era GranCancelliere) esponenti della cultura cattolica , scienziati come Zichichi, intellettuali come Messori. Teologi della scuola tomista , ecc. Alla Ambientalista Università Malthusranense fece arricchire la biblioteca di libri di Colin Clark e fece istituire corsi di studio sul pensiero di padre Reginald Garrigou-Lagrange O.P. e Padre Tomas Tyn O.P. Decise di insignire poi con la massima onorificenza “(L’ordine del sacro ambiente” ) un famoso cardinale considerato ultratradizionalista ed inviso agli ambientalisti fin dal tempo del Concilio Ambientalista Universale. La spiegazione di questo comportamento, che viene fornita in via assolutamente riservata e confidenziale, risiede nelle illuminazioni avute dal nuovo governatore e dai suoi grandi elettori.

Queste consistono sostanzialmente nella comprensione che la civiltà mondiale, per tutelare realmente l’ambiente, deve prima tutelare la creatura umana, e per farlo, deve obbedire alla volontà espressa dal Creatore nella Genesi ( cha va conseguentemente riaffermata ). Pertanto deve riscoprire le verità del cattolicesimo e aprirsi al mistero cristiano professato dalla Chiesa cattolica. Questa apertura necessita una comprensione approfondita dei dogmi, dell’importanza dei sacramenti, della necessità che la libertà individuale, perché sia anche responsabile, sia subordinata ad una Verità assoluta. Ciò perché il vero ambientalismo non può essere nichilista.

Tutto ciò riconoscendo che nel mondo, ormai globalizzato, è necessaria una religione universale fondata sul più importante riferimento identico per tutti : la dignità, sacra, dell’individuo, creatura di Dio. Altrimenti anche l’ambiente non sarebbe stato salvaguardato e avrebbe regnato il caos.

Il capo supremo Abele I°, annunciò così l’opera di riforma della chiesa Ambientalista Universale facendosi aiutare dai più prestigiosi esperti del mondo cattolico e da quei responsabili ambientalisti che in cuor loro già si sentivano cattolici e pregavano incessantemente perché venisse nominato un Abele, un giorno o l’altro.

Abele i° volle essere chiaro e bandire ogni forma di ambiguità nelle sue espressioni, persino a rischio di scisma ambientalistico e così dichiarò questi principi con un documento di magistero ambientalistico . In tal documento spiegò che l’origine di tutti i mali ambientali è il peccato e che la miseria ambientale è conseguenza della miseria morale. Arrivò persino a pronunciare una considerazione che sarebbe stata fino ad allora considerata blasfema, cioè che il problema ambientale era dovuto alle scelta errate degli ambientalisti.

Fu molto chiaro nello spiegar che se l’autorità della chiesa Ambientalista di disperde e si trasforma in democrazia, immediatamente diverrebbe demagogia politica, adattandosi ai disordini dell’uomo che si riflettono nello sfruttamento dell’ambiente, non orientandone la ricerca del bene per la natura stessa.

In pratica il manifesto di Abele I° fu : dobbiamo aprirci al cattolicesimo senza paura , dobbiamo incorporarne e abbracciarne i valori che sembrano rigidi e irrealizzabili, ma solo per l’abitudine a vivere male cosa è libertà senza verità. Dobbiamo costruire ponti con la salvezza eterna proposta dal cattolicesimo perché è la vera via per tutelare la natura creata da Dio. Il capo supremo poi premurosamente e caritatevolmente invitò tutti i membri della chiesa ambientalista più conservatori e dissidenti a rivolgersi personalmente a lui per esprimergli dubbi  volendo conoscere personalmente le ragioni di detti dubbi e dare spiegazioni personalmente e pubblicamente . (era il 1° di aprile ! ).

(Già pubblicato su La Verità)