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13 febbraio 2018

Fra alieni e demoni. La Chiesa reagisca contro i ciarlatani

di Razzullo
Molte religioni per esser tali, abbisognano d’un impalco esoterico che funga da anima all’edificio essoterico di regole, dogmi e visione del mondo.
Anche il più incarognito degli “ufologi” (sia detto così per semplicità e brevità e nessuno si offenda), non sfugge a quello che Amleto sentenziò dopo aver visto lo spettro del padre. “Ci sono più cose tra cielo e terra, Orazio, di quante la tua filosofia immagini”.
Ci sarebbe da ridere a passare in rassegna le fandonie a cui i (sedicenti) cultori della ragione e del progresso finiscono per credere. Roba che manco l’ultimo liberto di Sabaudia riuscirebbe a immaginare. Gente che postula la piattezza della Terra, per dirne una.
C’è da tremare, però, quando ci si addentra nelle pratiche esoteriche ispirate all’ufologia o, quantomeno, a essa culturalmente collegate. È terribile costatare il ribaltamento di riti fondamentali, importantissimi e potenti. Primo fra tutti, l’esorcismo.

Prendete Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, fondetelo con l’Esorcista e impastate tutto con l’olio spiritista di marca post ottocentesca e un po’ di psicologia spinta. Otterrete il mondo esoterico in cui ci si muove nell’ambito della religione del web. C’è gente che si sente disturbata da forze antagoniste. La quasi totalità di loro presenta i sintomi che la demonologia classifica nella categoria delle ossessioni diaboliche. In tanti si rivolgono a personaggi che giurano di essere in grado di sollevarli dalle loro ambasce ultrafisiche.
Sono in molti a muoversi in questa dimensione e nemmeno troppo invisibili. Utilizzano il web per farsi pubblicità, non si nascondono – però – dietro le inserzioni di Google Adsense. Spesso postano le loro sessioni (così le chiamano) su YouTube. Ne troverete centinaia, tutte registrate e offerte al pubblico. La privacy vagamente coperta da qualche accorgimento.

Il “rito” in sé prevede l’ipnosi del soggetto e il dialogo tra l’operante e le entità che si sprigionano mentre la coscienza dorme. Le variazioni sul tema, anche qui, sono decine e decine. C’è uno di loro che, addirittura, ipnotizza terze persone affinché scavino nella vita dei clienti (già, perché hanno pure un tariffario). Tornando agli aspetti generali, la preghiera e la Grazia di Dio sono (ovviamente) messi da parte. L’ipnotista parla a ruota libera con le entità (o presunte tali) che gli rispondono. Contravvenendo all’ennesimo caposaldo dell’esorcismo, quello vero: i diavoli mentono, dicono solo bugie e mai e poi mai l’officiante deve iniziare a ragionare con loro.
Il mondo che ne vien fuori è illogico e spesso nelle dichiarazioni dei soggetti emerge la fallacia della pratica: le ipnosi regressive, infatti, raccontano sempre vite precedenti straordinarie. Dando per buona la pratica, che buona proprio non è, nessuno ammette di aver vissuto una vita ordinaria, di essere stato un quisque de populo. No. Tutte principesse, principi, soldati, militari, in lotta contro la morale imperante di ogni epoca (tranne che la nostra).

Non ci vuole uno scienziato per capire che questi tizi raccontano solo la proiezione di sé, quello che vorrebbero essere alla luce dei dogmi della morale borghese di cui sono intrisi.

Non va per nulla meglio a catalogare le creature di cui parlano. Polli giganti che pretendono d’essere dèi, lucertoloni famelici, piccoli tizi grigi smanettoni, “nordici” razzisti con gli altri popoli intergalattici, mostri con la testa troppo grossa; astronavi di ogni forma e dimensione che corrono ovunque, su e giù per lo spazio, per il tempo, per tutte le nove (sic!) dimensioni. Si tenta di esorcizzare ogni dimensione spirituale concretizzandola in materia sottile e invisibile; gli alieni, materialmente, rubano qualcosa di fisico, per quanto impalpabile, alla loro vittima. Foss’anche un vago concetto di “energia”, immaginato qui come la barra di vita dei personaggi dei videogiochi.

Chi davvero lo vuole, secondo loro, può liberarsi con un suo proprio sforzo di volontà. Basta centrare la “consapevolezza” – parola magica del post new age -, per vivere la propria esistenza appieno. Liberandosi, una volta e per sempre, di quelle che (se fossero vere) sarebbero delle vere e proprie ossessioni diaboliche. Gli officianti, scimmiottando i sacerdoti, dicono di essere dei tramiti. Se i secondi lo sono della Grazia di Dio, i primi giurano d’esserlo dell’io, della volontà personale, dell’Anima del soggetto ipnotizzato.
In realtà, si libera solo chi non ha nulla e magari aveva bisogno di una scossa per riprendere in mano la sua vita.
Chi davvero ha qualche problema, invece, non ha fatto altro che peggiore la sua condizione. Sulla rete, di questi “esorcismi”, ne trovate a bizzeffe. E forse è questa una chiave per una nuova evangelizzazione, quella che s’è resa ormai improcrastinabile nel terzo millennio.
Perché è vero quello che Amleto rinfacciava all’amico Orazio ed è giunto il momento che la Chiesa, dall’alto del suo magistero, metta ordine e faccia chiarezza, con serietà e serenità, sottraendo ai ciarlatani il monopolio dello Spirito, evitando sofferenze a tante anime.

 

15 gennaio 2018

Meno chiese, più miniere: l’Europa scava verso l’inferno

di Giorgio Enrico Cavallo
Altro che mito dei paesi nordici, eco-solidali, “green” e amici dell’ambiente. In Germania devono allargare una miniera di carbone, e per farlo sono disposti anche a passare su storia, tradizioni, cultura. E religione, ovviamente. In parole povere: dopo i (drammatici) episodi dell’anno scorso, dei quali avevamo già parlato, ecco un nuovo caso della “fase 2” della grande sostituzione della cultura e della società cristiana. Prima, la marginalizzazione. Poi, la distruzione. Infine, la sostituzione con il gruppo più numeroso, coeso e determinato (indovinate un po’ chi è…).

Insomma: la distruzione della chiesa cattolica di San Lamberto, ad Immerath (Westfalia) deve farci riflettere, perché questi scenari presto diventeranno una (tragica) normalità. Ciò che più colpisce in questa storia, però, non è l’abbattimento di una chiesa monumentale del 1891, monumento storico della Germania nord-occidentale e un tempio particolarmente amato dai residenti, che lo consideravano una sorta di simbolo del territorio. No: ciò che colpisce è una chiesa sia sostituita con una miniera. Con un buco. Una grande voragine verso il cuore della terra. Un po’ quello che vediamo in tutte le raffigurazioni dell’inferno dantesco. L’uomo rifiuta la bellezza di una chiesa che si staglia verso l’alto e verso il Cielo e sceglie volontariamente un buco evocativo dell’inferno. Un buco produttivo, certo; ma pur sempre un buco.

Inutile sprecare parole sulla smania di auto-distruzione che pervade l’Occidente. Questo lo hanno capito anche i sassi. Quello che si può imparare da questo nuovo, simbolico episodio è che l’uomo quando rifiuta la luce ottiene il buio. Il buio del peccato o quello di una miniera, come in questo caso: non c’è molta differenza. Ed è inquietante come i casi di distruzione delle chiese in Occidente siano tutti altamente simbolici: in Francia, al posto della chiesa di Santa Rita (demolita dopo aver trascinato via i fedeli che si erano asserragliati al suo interno) ci hanno fatto un parcheggio. Che, direte, almeno non è un buco infernale; ma comunque è quanto di più disumanizzante viene in mente, un non-luogo simbolo dell’epoca del nichilismo. Ci avessero fatto un ospedale, almeno. O un’università. Macché: parcheggi e miniere.

La domanda ulteriore che bisogna porsi, di fronte a questi episodi, è: quali saranno le conseguenze? Perché ad ogni crimine corrisponde una giusta punizione, ad ogni delitto un castigo. Gli spiriti più sensibili già possono intuire quale sarà (ed è) il castigo per questa civiltà che ha rinunciato a Dio, al punto da distruggere la sua casa. Abbiamo già sotto i nostri occhi i frutti velenosi di questa rinuncia voluta, ricercata, bramata dall’uomo del XXI Secolo. Ma non è tutto e, se è bene ricordare che la via per il Paradiso è caratterizzata da un percorso ad ostacoli e da una porta stretta, quella per l’inferno ha una comoda strada asfaltata, con un ingresso simile ad un cratere; un cratere che diventa ogni giorno più grande.

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09 novembre 2017

La Chiesa liquida, l'esorcista impotente e il liturgista queer

di Satiricus

Vittorio Messori avrebbe indicato l’attuale situazione cattolica sotto il pontificato di Francesco con l’espressione di sapore baumaniano di “Chiesa liquida” . Tralascio dal fare considerazioni, che tanto non interesserebbero e ne approfitto per richiamare ad un altro evento, decisamente collegato al presente, di cui ho fatto la scoperta questa estate.

Si tratta del curioso caso di esorcismo fallito su Anneliese Michel, divenuto noto di recente per la pellicola “L’esorcismo di Emily Rose”. Ci sono alcune cose terribilmente chiare ed altre terribilmente oscure in questa storia. Quelle chiare riguardano la crisi di fede della Chiesa negli anni Sessanta, lo scetticismo relativo a demoni ed esorcismi, nonché la curiosa coincidenza per cui la famiglia Michel era di orientamento tradizionalista. Questo il contesto in cui la giovane Anneliese diviene vittima di possessione diabolica, torturata tra psichiatri positivisti e fedeli modernisti.

Le cose terribilmente scure che indicherei in tale sede sono invece due. La prima è il fatto che la ragazza non sia sopravvissuta all’esorcismo, il che è fatto strano e forse unico, nonostante ci siano tracce di possibili colloqui di Anneliese con la Vergine e conseguentemente di una investitura particolare della sua missione: un esorcismo fallito e una possessione efferata per rilanciare la consapevolezza del mistero demonologico nel mondo  e nella Chiesa. Non che sia servito moltissimo, verrebbe da dire, a giudicare dalla modalità con cui si sono perpetuati i rituali esorcistici nel post-concilio (ne ho già parlato sul mio blog personale:  si veda il finale, dove riprendo la storia della fortunosa conservazione del rituale tradizionalista). O anche un sacrificio volontario in espiazione dell’incredulità di tanti battezzati e pastori: questo sembra più pertinente.

La seconda componente oscura riguarda il messaggio, che in realtà non è tale, dei demoni. I demoni di Anneliese non dicono più nulla, prima rantolano e poi finiscono col tacere, lacerando il corpo della ragazza nel silenzio. Provo a tradurre le considerazioni finali del testo: “I nuovi demoni senza nome hanno ora il campo per sé. Essi trattengono la voce di Anneliese, ma non hanno nulla da dire, proprio nulla. Giocano con essa in modo casuale, emettendo suoni inumani, insensati, neutri. Per un po’ temporeggiano, strattonando il corpo della ragazza come fosse una bambola di pezza, mentre lei affonda verso la morte. Ciò che i demoni testimoniano è che, con tutta la sua crudeltà, il vecchio sistema era ancora umano e aveva ricompense e rimedi umani. C’era il peccato e c’erano i demoni, ma c’era assoluzione per l’uno ed esorcismo per gli altri. I nuovi demoni che stanno emergendo dagli incubi di questo secolo terribile sono al di fuori dell’ordine umano. “Puoi pregare quanto vuoi, puoi gridare in cerca di aiuto, è inutile, i cieli sono sordi” ha detto Anneliese. Lei sapeva. Mentre stava chiamando gli dei del suo mondo in aiuto, lei si sentiva vittima dei nuovi demoni del suo tempo. E per essi non c’è esorcismo” (F. Goodman, The exorcism of Anneliese Michel, Resource Publication, p. 251). Questa riflessione è tutt’altro che banale: i nuovi demoni e i nuovi peccati restano senza esorcismo e senza assoluzione; sono forse meno strutturati e definiti dei precedenti, ma questo non significa affatto che siano meno micidiali, significa solo che non puoi redimertene. Una Chiesa che non condanna è solo una Chiesa che non salva.

Per concludere, consentitemi una riflessione conclusiva che traggo da un vecchio testo di Introvigne. Il punto fondamentale è quello troppo disatteso del ruolo esorcistico della Liturgia, cui mi permetto di dare una lettura indubbiamente originale, ma non perciò inadeguata. La liturgia ben fatta scaccia i demoni. Di nuovo: questo è il cuore del mio articolo “L’ultimo liturgista”. In particolare, la liturgia in latino è da annoverare tra le liturgie meglio fatte. Vale anche il contrario: la cattiva liturgia non scaccia nessuno (tranne i fedeli). Ma vale anche il rovescio: i demoni prediligono una liturgia sciatta. Ne è prova appunto una ricostruzione di Introvigne dal suo Satanisti (testo vecchio seppur rieditato con ampliamenti nel 2010), in cui si recensisce il passaggio dall’epoca di Satana a quella di Set (iniziata nel 1975, ad onor di cronaca): “Nell’eone di Satana il satanista pensava di avvicinarsi a Satana tramite il rituale. Da oggi il ‘setiano’ deve disprezzare ogni recitazione, perché usare un testo scritto da qualcun altro è un affronto al sé. Parlami piuttosto come un amico, gentilmente e senza paura, e ti ascolterò come un amico” (Satanisti, p. 298). Insomma, Set oltre Satana, e Set vuole incontrare gli uomini facendo a meno di rigidi rituali: Set è per una chiesa liquida. Non sto dicendo che Francesco sia un setiano. Non mi interessa molto di cosa sia Francesco.

Sto dicendo che l’umanità veleggia verso il proprio dramma e il proprio dramma è condito di alcuni elementi: la liquidità, la paralisi nei peccati, il soffocamento tra demoni muti, liturgie sciatte, promesse di amicizie spirituali senza vigore, il tutto orientato ad una e una cosa soltanto: l’esaltazione esasperata del sé.

E insomma, decisamente contro questo si è incarnato il Cristo. Il Papa e i suoi, proprio perché non sono setiani, si ravvedano e facciano i conti con i costumi di questo tragico nuovo inizio millennio, distanziandosene.


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20 giugno 2017

Suicidio Prato. Il finale tragico di una vicenda maledetta


di Alfredo Incollingo

Il vizio e il crimine vanno spesso insieme e il suicidio è purtroppo il finale tragico di questo drammatico connubio. Questa mattina il corpo senza vita di Marco Prato è stato trovato nella sua cella nel carcere di Velletri, alla vigilia del processo per l'omicidio Varani. E' l'epilogo di una triste storia iniziata nella notte tra il 3 e il 4 marzo 2016. Nel quartiere romano di Collatina, nella periferia est della città, in una palazzina di via Igino Giordani, venne ritrovato il cadavere del ventiduenne Luca Varani. Un festino a base di alcool e di droga degenerò in un omicidio cruento: il giovane venne ucciso dagli amici Marco Prato e Manuel Foffo, dopo averlo seviziato e pugnalato con una coltellata in preda alle allucinazioni. “Eravamo gonfi di alcol e droga, in preda alle allucinazioni, quando io e Marco abbiamo seviziato e ucciso Luca nel pieno di un festino consumato a casa mia. Volevamo vedere l’effetto che fa.” Queste furono le dichiarazioni di Foffo agli inquirenti. Si è trattato di un omicidio “a freddo”, brutale e sadico. Il vizio non ha mai limite e cerca sempre di superare i limiti. Sconvolti dalle allucinazioni, i suoi aguzzini lo hanno torturato e hanno goduto nel vederlo soffrire prima di ucciderlo: l'atto finale di una tragedia. Prato e Foffo avevano premeditato ogni cosa: sotto gli effetti della cocaina volevano dare sfogo al proprio furore. “Dopo aver assunto quasi dieci grammi di coca – dichiarò Foffo agli inquirenti – io e Marco abbiamo siglato un patto, decidendo di uccidere qualcuno. Abbiamo chiesto a Luca di raggiungerci a casa mia. Non so perché lo abbiamo fatto, eravamo in preda al delirio.” Queste parole fanno emergere  la banalità del male, che si nasconde nella quotidianità.
“Uccidere per vedere l'effetto che fa” è la spinta malefica a trovare una via d'uscita ad una esistenza monotona, che ha perso un senso. Il rifugio nella droga, nel sesso e nell'alcool è la soluzione per chi ha smarrito l'orizzonte metafisico e si ritrova in tutti i limiti della vita fisica e terrena. Il caso Varani e il suicidio di Prato ci testimoniano la tragicità di queste storie folli e malate. Il 21 giugno si sarebbe dovuto svolgere la prima udienza per il processo per l'omicidio di Varani, ma ha preferito uscire di scena per sfuggire alle proprie responsabilità. Per uccidersi ha usato una bomboletta di gas, aprendola in un sacchetto e inserendo all'interno la testa. Ha scritto una lettera dove ha dichiarato di esser stato oggetto di menzogne e di soffrire la spettacolarizzazione dei media. A essere malata non è solo la vita quotidiana, ma la stessa società che trae godimento nella cronaca più nera: il sadismo individuale o di gruppo è il riflesso delle manie sociali.


 

29 marzo 2017

Furti di ostie consacrate. Un'emergenza


di Francesco Filipazzi

Quando ci si trova di fronte ad alcuni fatti spregevoli, spesso si cerca di non parlarne, per evitare fenomeni di emulazione.
Purtroppo però ci tocca denunciare che i furti sacrileghi nelle chiese di tutta Italia stanno aumentando sempre di più, nonostante si cerchi di dare la minore pubblicità possibile. Oltre agli ordinari furti di offerte e di suppellettili sacre, azioni già di per sé esecrabili e ben più gravi di furti normali, dei quali c'è una vera e propria escalation, sono ormai all'ordine del giorno i furti di ostie consacrate.

Siamo di fronte ad un sacrilegio senza fine che si abbatte sulle comunità dei fedeli. Lo scopo di queste azioni è chiaramente solo ed esclusivamente quello di offendere il Corpo di Cristo.
Recentemente ad esempio, in Lombardia, sono state depredate due chiese a pochi chilometri di distanza fra loro. In una delle due, le mani indegne hanno prima rubato le ostie non consacrate e poi hanno scassinato il tabernacolo per prendere quelle consacrate. E' chiaro che non si tratta di un semplice scherzo di qualche ragazzino deficiente, ma di un'azione premeditata.
Anche nella diocesi di Ferrara recentemente è andato in onda lo stesso copione. A Roma invece hanno direttamente rubato l'intero tabernacolo. Lo scarso valore del manufatto anche in questo caso fuga ogni dubbio sul fine orribile dei ladri, che erano interessati solo al contenuto inestimabile.
Più che un semplice sospetto, si fa strada la convinzione che ci sia in corso un'attività straordinaria delle sette, altrimenti non si spiegherebbero certe azioni.
I casi che spesso non vanno oltre la cronaca locale, sono numerosi. Invitiamo parroci e parrocchiani ad essere vigili e a sigillare il più possibile chiese e tabernacoli.
Sappiamo infatti che il Nemico non dorme mai e soprattutto che qualcosa di impalpabile e sottile si sta muovendo contro la Chiesa e contro i cristiani, durante quest'anno particolare.
Non possiamo permetterci di abbassare la guardia.
Raccomandiamo inoltre a tutti di pregare per riparare alla grave offesa.

Riportiamo quanto scritto da Mons. Negri:

"Questo terribile gesto offende gravemente Dio e lacera in profondità il cuore della nostra comunità ecclesiale cittadina e, per la specialissima comunione che le unisce, quella diocesana ed universale, perché non c'è nulla di più prezioso, nella Santa Chiesa di Dio, della Santa Eucaristia dove è presente realmente il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Gesù Cristo Nostro Signore (Concilio di Trento, Decr. De Euc. can 1). Questa coscienza, cari figli, sia l'occasione per recuperare, in tutte le nostre comunità, con rinnovato slancio, l'amore e la vera devozione alla Santa Eucarestia che l'ultimo Concilio ha ribadito essere fonte e culmine di tutta la vita cristiana (LG 11). Infatti tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua (PO 5). Essendo inoltre il migliore dei modi possibili per riparare alle offese ricevute da Dio, l'offrire al Padre nello Spirito di Cristo la riparazione per i nostri peccati, ovvero l'offerta di Gesù Cristo sulla Croce."

 

28 ottobre 2016

Portate i figli al cimitero e non avrete paura di Halloween


di Francesco Filipazzi

La questione Halloween si ripropone, nell'area cattolica, puntualmente, anche quest'anno. Fra chi ostenta la sonora condanna contro la satanica festa consumista, chi lo festeggia all'oratorio e chi se ne frega altamente, viene da chiedersi chi abbia ragione.

L'atteggiamento puritano, quello che contribuisce a rendere i cattolici delle macchiette, è in realtà frutto di una protestantizzazione del linguaggio in corso da alcuni anni. L'avversione ad Halloween è infatti nata in ambienti luterani oltranzisti e recentemente è rinverdita negli ambienti evangelici. Come nota Massimo Introvigne, le usanze che tipicamente vengono legate a questa festa fanno parte del retaggio delle usanze dei cattolici del nord Europa, tipicamente quelle irlandesi e l'avversione verso di esse nasce dall'avversione degli eretici per i "papisti".

Fa parte inoltre del retaggio culturale italiano, tipicamente delle zone del sud, la leggenda per cui nella notte fra la ricorrenza dei morti e quella dei santi, i defunti di ogni famiglia portino dei doni ai parenti ancora in vita. La tradizione popolare quindi non è totalmente estranea rispetto alle rappresentazioni folkloristiche (termine non usato in senso spregiativo) dei cari estinti, tanto che la sera dei Morti in alcuni luoghi diventa una festa di paese, con tanto di braci accese e tavole imbandite.

Va infatti notato che il rapporto dei cattolici con Sora Morte non è tetro ma anzi a tratti goliardico. I morti sono infatti ancora vivi altrove e commemorarli non deve essere per forza un'autoflagellazione, in stile appunto puritano.

Ciò che di Halloween viene contestato è tipicamente la piega macabra che prendono gli eventi, poiché adulti e bambini si mascherano da mostri e demoni per giocare a dolcetto o scherzetto. Anche in questo caso, posto che l'importazione consumistica di questa usanza è solo un grande affare per chi sa cavalcare queste cose, è abbastanza stucchevole pensare che qualche ragazzino vestito da mostro possa evocare il Demonio fra le nostre case. Al momento ci pare che il Nemico non abbia bisogno di costumi per girare liberamente fra noi, evocato com'è quotidianamente nelle cliniche abortiste (ricordiamo che l'aborto è, quello si, un'antica usanza sacrificale a Satana) o nei laboratori di ingegneria genetica.

Il consiglio è, per i genitori che si interrogano su questa data, di non assumere atteggiamenti caricaturali. Se la figlia di sei anni dovesse chiedere di andare a fare dolcetto o scherzetto con gli amichetti, riponete per un attimo torce e forconi e date il giusto peso a ciò che vi si para davanti. Vostra figlia non è una strega!

Personalmente, se dovessi fare un invito, più che a non festeggiare Halloween inviterei a portare i figli al cimitero. Inoltre chiederei ai preti di evitare di festeggiare questa non-festa in oratorio, spiegando invece cosa sono l'1 e il 2 novembre. Noi cattolici dovremmo infatti spiegare ai nostri bambini il vero significato della ricorrenza dei Morti, portandoli a trovare i nonni, gli zii e i parenti scomparsi, per spiegare che in quelle tombe ci sono i nostri antenati e le nostre radici. Questo permetterà loro di sapere chi sono, molto più che il divieto di andare a fare una festicciola con gli amici, curandosi nel caso che rimanga una festicciola e che non sfoci in qualche gioco più pericoloso.

Il pericolo di Halloween si materializza infatti quando alla pagliacciata viene sovrapposto il Sabba. Molti per gioco in questa notte si mettono a emulare rituali che non andrebbero mai celebrati, pensando che sia solo divertimento. In questo caso l'attenzione deve essere altissima, come spiegano gli esorcisti, perché dal divertimento alla tragedia il passo è breve. Che la notte fra il 31 e l'1 abbia infatti una certa valenza per le sette, in virtù dei significati cosmici che le si possono attribuire, è vero e ciò non va preso sottogamba. Che certe "porte" possano essere varcate evocando presenze malvagie e pericolosissime è vero.

E' giusto quindi vigilare, quando i figli crescono e non solo una notte all'anno.

 

29 ottobre 2012

Tutto quello che non ci dicono su Halloween (II parte)

di Giuliano Guzzo

(LEGGI LA PRIMA PARTE: http://www.campariedemaistre.com/2012/10/tutto-quello-che-non-ci-dicono-su_5196.html)

Perché è una festa da non festeggiare 
Potremmo naturalmente continuare a lungo con le citazioni se non fosse già evidente che la notte di Halloween è per eccellenza la notte dei satanisti e, per chi ci crede, del Diavolo. Dunque una notte non così allegra e che oltretutto, secondo alcune ricerche, presenta altri risvolti non particolarmente allegri. Infatti, anche se non è stata dimostrata una crescita superiore dei tassi di violenza, sappiamo che la “notte delle streghe” coincide col momento dell’anno nel quale nascono meno bambini [14] e nel quale ne muoiono di più dato che la mortalità infantile per incidenti, a causa dell’abitudine – tipicamente statunitense ma diffusa sempre più anche da noi - di lasciare i giovanissimi circolare a caccia di dolcetti per vie e strade, la notte di Halloween arriva ad essere quattro volte superiore alla media [15].
 

Tutto quello che non ci dicono su Halloween (I parte)

di Giuliano Guzzo

Esageri, è incredibile, non scherzare: le reazioni che s’incontrano nel raccontare le dinamiche esoteriche della festa di Halloween sono in genere di questo tipo, ossia del massimo scetticismo. Svelare i retroscena di quella che per molti è solo una carnevalata genera disturbo rispetto ad convincimento che non si vuole mettere in discussione: Halloween è bella festa, innocua ed allegra, e sbaglia chi ne dubita. Ora, spiace contraddire quanti – in perfetta buona fede, naturalmente – si sono fatti di quest’idea, ma poiché è sempre disonesto sottrarsi ad confronto con la realtà, eviteremo di farlo.