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06 giugno 2016

La famiglia fatta a pezzi dalle amministrative


di Alessandro Rico

Un giudizio sintetico sulle amministrative: male, malissimo. Male innanzitutto per il centrodestra, che a Roma, dopo la prova penosa della giunta Marino e contro un candidato squallido come Giachetti, riesce nel capolavoro di prendere, tra Meloni e Marchini, il 31% dei voti, senza poter accedere al ballottaggio. Pesa il tonfo di Forza Italia (poco più del 4%) e del suo candidato, pressoché doppiato dalla sfidante Meloni che pure si è attestata a quattro punti percentuali dal PD. Male perché nonostante il consistente arretramento del fronte renziano, il dualismo Berlusconi-Salvini ha riconfermato lo scenario tripolare, con la destra fanalino di coda dietro al Movimento 5 Stelle. Insomma, l’alternativa a Renzi sono i grillini, quelli del baratto, del benecomunismo e della funivia tra Boccea e Casalotti, statalisti fino al midollo e naturalmente pro-unioni gay, pro-adozioni, pro-eutanasia e chi più ne ha ne metta. Peggio: dentro il centrosinistra si afferma come leader anti-renziano il famigerato Giggino Flop, che a Napoli va al ballottaggio ma prende quasi il doppio dei voti dell’avversario di centrodestra. Vince la protesta e fatica la proposta.
Dove la coalizione di destra ha costruito una piattaforma fatta di serietà, rigore e credibilità istituzionale, però, le cose sono andate diversamente: a Milano Parisi è arrivato a un soffio da Sala, un candidato forte, che veniva da EXPO e sul quale per questo Renzi aveva puntato molto. Forza Italia ha ottenuto un lusinghiero 20%, surclassando la Lega che si è fermata all’11%. Se ciò sarà di lezione a livello nazionale è tutto da vedere, visto che da un lato Berlusconi non vuole rinunciare a un moderatismo che sa più di ambiguità e Salvini non sembra rendersi conto che la strategia della radicalizzazione non paga (si veda l’Austria).
Male, malissimo, dal punto di vista di noi cattolici, anche per le liste del Popolo della Famiglia. Alla luce del magro risultato, resta da capire il senso di questa operazione promossa qualche mese fa da Mario Adinolfi. Era un tentativo di pressing sulla CEI, ormai defilata e tentennante sui temi etici? O si trattava solo di una imprudente smania di protagonismo del direttore di La Croce? Fatto sta che a Roma, dove si presentava il suo leader, il PdF è allo 0,6% (per intenderci, meno di Casapound); a Milano ha preso meno voti dei Radicali; a Bologna, la città più difficile e dove Sentinelle in Piedi, Manif e altre associazioni hanno più volte subito persino aggressioni fisiche, il risultato di Mirko De Carli è stato migliore – ma sempre poco più dell’1% e al di sotto persino del Partito Comunista dei Lavoratori. Con questi numeri Adinolfi e soci si sono consegnati a un peraltro prevedibile fallimento, finendo con lo screditare pure l’enorme lavoro fatto dai comitati in difesa della famiglia e culminato nel successo indiscutibile dei Family Day di giugno 2015 e dello scorso gennaio. L’errore strategico è stato a nostro avviso mostruoso; ma pur non lesinando critiche ai nostri amici, che con noi combattono per la buona battaglia, continuiamo a sostenere quelle iniziative, da La Croce ai movimenti attivi nella cosiddetta società civile, che soli possono sperare di influenzare i pochi partiti che difendono valori non negoziabili.
Per chiudere, qualche nota retroscenista. Innanzitutto, non è detto che il risultato di Roma finisca col penalizzare il governo. Al Movimento 5 Stelle sta succedendo quello che proprio i grillini temevano: si concretizza la possibilità di guidare una città grande e importante, con ciò che ne consegue sul piano delle responsabilità amministrative e politiche. Visti i clamorosi fallimenti nelle realtà provinciali, da Parma a Livorno a Quarto, dove l’avventura grillina si è ridotta a epurazioni interne e inchieste giudiziarie, l’eventuale giunta Raggi partirebbe con pessime premesse. È il rischio che corre un’Italia disperata e disillusa, che si affida a guitti dilettanti, un rischio sul quale Renzi potrebbe giocare in vista delle elezioni politiche del 2018, presentandosi come l’unico leader capace di governare. Ci sarebbe poi da farsi due domande sul comportamento di Berlusconi, evidentemente stretto tra i falchi alla Brunetta e la tentazione verdiniana di inaugurare un consociativismo a trazione renziana. In ballo l’ex Cavaliere ha ancora parecchi affari e il destino delle sue varie aziende, squadra di calcio inclusa, che non vivono certo un momento roseo. L’impegno che ha profuso nel rovinare la partita romana potrebbe significare qualcosa di più che semplice miopia politica: favorire Giachetti e quindi Renzi nella prospettiva di lungo termine cui si accennava sopra. Tenendo presente che a quel punto qualsiasi scenario potrebbe avvantaggiare Berlusconi: un plateale fallimento dei grillini potrebbe riconsegnare al centrodestra il ruolo di alternativa a Renzi, mentre in caso di débâcle del PD il Cavaliere tornerebbe a far leva sull’ala intransigente di Forza Italia. In tutto ciò, ovunque avanza un fronte laicista che minaccia di realizzare l’agenda dirittocivilista a livello dei Comuni, proprio dove il cambiamento sarebbe più pervasivo e con il pieno sostegno delle leggi nazionali e della magistratura. Male, malissimo.
 

03 marzo 2016

Popolo della Famiglia o gruppo di pressione? Pensiamoci!



a cura della redazione

Il dibattito sulla rappresentanza politica per il popolo del Family Day, lanciato dal sito La Nuova Bussola Quotidiana, è certamente interessante e merita di essere sviluppato. Da troppi anni ormai i Cattolici (intesi come quelli che ci credono davvero) si interrogano su chi potrebbe rappresentarli, senza trovare una risposta e, talvolta, lasciandosi abbindolare, per faciloneria ed ingenuità, da gente che fin dall'inizio li avrebbe delusi. L'ultimo a presentarsi puntuale e premeditato all'appuntamento con i 30 denari è stato l'NCD di Alfano, rincorso fino all'altro ieri anche da molti di quelli che il Family Day l'hanno organizzato.

La premessa generale sull'argomento Family Day e politica deve quindi essere una messa alla porta totale di tutti coloro che si sono prestati alle manovre che in questi anni hanno distrutto la famiglia, sia in ambito etico che in ambito economico. Successivamente ci si deve interrogare sui soggetti presenti attualmente nello scenario parlamentare, continuando al momento la linea Ruini.
La mossa successiva sarebbe la cosiddetta azione di lobbying, che è in parte ciò che è stato fatto con il Family Day. Una lobby è sostanzialmente un gruppo di persone, aziende e associazioni con interessi comuni: l'interesse comune del gruppo di pressione denominato Family Day è la salvaguardia dei valori cardine della società e la difesa (sociale ma anche fiscale) delle famiglie. Molto semplice. Per portare avanti questi scopi serve un partito? Prendendo spunto da alcune esperienze estere, come ad esempio il Tea Party americano o La Manif Pour Tous francese, possiamo ben vedere che un gruppo di pressione può prendere un partito o un insieme di partiti e influenzarne la linea. Per l'Italia noi dovremmo puntare ai partiti "canonici" di centro destra, cioè NCD, FI, Lega, Fdi e simili, visto che è ormai palese che a sinistra si sono votati al pianto e stridore di denti eterno. Il Family Day sarebbe un ottimo gruppo di pressione che troverebbe molte sponde anche nel mondo dell'imprenditoria. Ricordiamo che CL ha avuto fra le sue colonne portanti l'associazione Compagnia delle Opere che, spingendo su Forza Italia, ha tenuto in mano la locomotiva del Paese, la Lombardia, per un tempo lunghissimo, anche se con i problemi che sappiamo.
Imbarcarsi in un'esperienza partitica, se il lavoro di pressione viene svolto bene, può essere superfluo, ma potrebbe portare ad eleggere i propri candidati a tutti i livelli. Ricordiamo che tutta la rete di associazioni e comitati locali, con il supporto mediatico di un'agguerrita rete di blog e siti internet, potrebbero agire in questa direzione.
Nella storia d'Italia c'è fra l'altro l'esperienza dei Radicali, che hanno sempre preso percentuali risibili, se non nulle, ma hanno stravolto la cultura italiana. E' vero che hanno dalla loro parte ogni tipo di gruppo finanziario pronto a lucrare sulle loro rivendicazioni (industria dell'aborto e del divorzio in primis), ma anche il popolo del Family Day può anche fare la propria parte come lobby (non è forse la famiglia il motore economico della società?).

Discorso diverso è quello di fare un partito ex novo. L'esperienza insegna che i partiti nuovi non vanno lontano. E' una dura realtà ma basta controllare il passato recente per capire di cosa si parla. Il PD non fa testo perché appoggiandosi su reti di coop rosse e bianche, di fatto non è nato nuovo ma era già ben vecchio. I partiti nati ex novo dopo l'esplosione della Democrazia Cristiana dove sono finiti? L'esperienza più importante è stata l'UDC (la Margherita non merita neanche di essere citata), che ha governato grazie all'alleanza con An, Lega e Berlusconi. Il quale ha creato l'unico vero partito nato dal nulla, ma usando ingenti risorse economiche, la rete di Publitalia e, soprattutto, doti e carisma personali fuori dalla norma.
Creare un partito da zero è un'impresa grama, dicevamo, servono soldi e sedi e una pazienza che l'entusiasmo odierno non permette di avere. Qualora si facesse un partito si dovrebbe tenere presente che prima di ottenere qualcosa passeranno degli anni e, probabilmente, una candidatura al Parlamento nel 2018 diverrebbe fallimentare. Magari no, ma il successo inaspettato si digerisce meglio del fallimento annunciato (ricordiamo le esperienze del movimento 5 stelle e della lista di Ferrara contro l'aborto). Lo stesso Cascioli lo spiega molto meglio di noi nel suo editoriale.
Meglio quindi iniziare un'incubazione vera e lunga, continuando a livello culturale la formazione iniziata con le conferenze di Adinolfi-Amato-Miriano and co., e partendo a livello politico dai consigli comunali, per far capire ai propri iscritti e quadri dirigenti che, sì, i matrimoni gay e l'utero in affitto sono tematiche basilari, ma oggi i sindaci si ritrovano famiglie che chiedono aiuti per pagare le bollette. Creando una rete di amministratori di base si può poi ambire a fare grandi cose più avanti. Si tratta di un lavoro certosino ma è fattibile e può avere il pregio di donare uno sguardo ampio sulla realtà che ad oggi, essendo il Family Day un momento monotematico, manca (senza dimenticare tutti i risultati ottenuti: circoli, conferenze, libri, blog, un quotidiano, due family day, uno spirito di coesione e consapevolezza mai visti prima). Purtroppo però dobbiamo renderci conto che ad oggi le tematiche per cui ci stiamo facendo venire il fegato marcio sono pressoché ignorate da buona parte della popolazione: oggi la gente ha bisogno di sicurezza economica e fisica.

Tempo fa il leader del Forum delle Famiglie scrisse che il Family Day 2007 è fallito perché non abbiamo ottenuto il quoziente familiare. Affermazione fuori luogo, perché quell'evento serviva a fermare i DICO, ma letta sotto un'altra luce può avere un senso. La famiglia va difesa difendendo il lavoro, riscoprendo la classe sociale proletaria (che ha appunto solo la prole), premiando chi mette al mondo figli, promuovendo una scuola che formi davvero gli studenti, mandando all'università solo chi se lo merita e non chi ci sta a vita, dando la pensione alle casalinghe, mantenendo i disabili, facendo piani casa per le giovani coppie. Purtroppo in questi anni non si è ottenuto nulla. Di quoziente famigliare si parla da anni ma non c'è.
L'utero in affitto è infatti il coronamento di un processo che è stato intrapreso molti anni fa. In Italia la famiglia è stata distrutta prima sul piano sociale ed umano, proprio per procedere successivamente a cancellarla anche dal vocabolario e dalla testa delle persone. Non è da escludere che stiamo vivendo un momento di rottura, quello del salto di qualità. Perché nel momento in cui si distrugge la famiglia gli individui sono da soli di fronte al mondo e di fronte alla deriva autoritaria. Se poi sono totalmente sradicati, non sanno chi è loro madre e chi è loro padre, sono alla mercé di tutti. Soprattutto del mercato.
Per questo, un partito del Family Day, deve lasciare per ultime tutte le dissertazioni etiche (utilizzandole comunque come criteri guida) e sporcarsi le mani su tutto il resto, proponendo di ricostruire un tessuto sociale lacerato. Con alcune avvertenze. I partiti fanno litigare fra loro anche persone che sono amiche da 30 anni e, soprattutto, l'Unico Anello tesse sempre la sua trama. Di fronte al miraggio di una piccola fetta di potere sono caduti in molti e nessuno pensi di esserne immune. Per dirlo con una metafora, lo stesso Gandalf temeva di non potergli resistere. Pensiamoci bene, insomma.