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25 novembre 2017

Io non mi scuso


di Giuliano Guzzo


Ignoro se Pietro Grasso abbia davvero «avuto il coraggio di chiedere scusa a nome di tutti gli uomini perché la violenza contro le donne è un problema di tutti gli uomini», come cinguettava entusiasta, su Twitter, Laura Boldrini. Se però lo ha fatto veramente, per una volta appoggio la presidente della Camera: ha avuto fegato. Sì, perché occorre proprio un bel coraggio per colpevolizzare indistintamente «tutti gli uomini» in luogo dei violenti, così includendo quelli che non hanno mai fatto del male a una mosca, i mariti che sgobbando provvedono da soli alla famiglia nonché gli squattrinati che, dopo il divorzio, hanno traslocato in auto. Coraggiosissima, si fa per dire, anche se non so se imputabile al presidente del Senato, è altresì la tesi secondo cui la violenza contro le donne sarebbe un problema maschile: non sono sicuro che le tre amiche di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, le 91 vittime (quasi tutte femmine) di Delfina e María de Jesús González, e più in generale tutte le donne che, loro malgrado, hanno sperimentato certa “solidarietà femminile”, concorderebbero. So però che il sottoscritto, per ogni crimine, non si vergogna del genere maschile ma di quello umano. Perché la violenza – in ogni forma – oltre a non avere sesso, manca di senso.

https://giulianoguzzo.com/2017/11/24/io-non-mi-scuso/



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13 settembre 2017

Fabrizio Grasso intervistato dall'Ansa


L'amico Fabrizio Grasso è stato intervistato dall'Ansa e ha citato, fra i blog "ortodossi" anche il nostro. Lo ringraziamo.

MERCOLEDÌ 13 SETTEMBRE 2017 11.18.18
Libri: Benedetto/Francesco Papi in Chiesa divisa 'La rinuncia. Dio e' stato sconfitto?' di Fabrizio Grasso (Di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 13 SET - FABRIZIO GRASSO, LA RINUNCIA. DIO E' STATO SCONFITTO? (ALGRA EDITORE, PP.70, euro 6). Dopo quattro lunghi anni 2.0 sembra tutto normale, ma non lo e'. La rinuncia al pontificato di Benedetto XVI e l'elezione al soglio di Francesco, ovvero la convivenza nella Citta' del Vaticano di due papi, uno emerito e uno regnante, ha creato macerie all'interno della Chiesa, macerie teologiche e di rappresentanza. E' quello che racconta un pamphlet di Fabrizio Grasso 'La Rinuncia. Dio e' stato sconfitto?' facendo riferimento alla teologia-politica di Carl Schmitt. Che ne e' oggi insomma della relazione tra potere temporale e spirituale in Occidente? E come puo' concepirsi poi la duplicazione di una linea tradizionale che e' un vero e proprio ossimoro?

Intanto i fedeli, come le alte gerarchie del Vaticano, si sono divisi sostenendo o osteggiando il papa emerito e quello regnante percepiti come antagonisti e non alleati. Solo quest'anno c'e' stato uno scontro epico tra quattro cardinali (Walter Brandmuller, Raymond Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner) e papa Francesco. Motivo del contendere i noti cinque 'Dubia' espressi dai cardinali riguardo l'interpretazione dell'esortazione apostolica 'Amoris Laetitia' sulla comunione ai divorziati. Una cosa che ha scatenato una feroce lotta tra i cosiddetti cattolici 'tradizionalisti' e 'progressisti'. "Il Vaticano e' certamente stressato dalla presenza di due papi - dice Grasso -. Non dimentichiamo che nel 2015 il cardinale belga Godfried Danneels, pubblicamente ammetteva di aver fatto parte di un 'Mafiaclub' composto da cardinali e vescovi che si opponevano a Benedetto XVI. Nella biografia di questo cardinale, la faccenda e' trattata diffusamente e vengono fatti anche i nomi di principi della Chiesa che avrebbero fatto parte del cosiddetto gruppo di San Gallo. Il cardinale Martini, il vescovo olandese Adriaan Van Luyn, i cardinali tedeschi Walter Kasper e Karl Lehman, il cardinale italiano Achille Silvestrini e quello britannico Basil Hume.

Erano proprio loro a spingere per una modernizzazione della Chiesa e voler eleggere Bergoglio come successore di Ratzinger per concretizzare il loro progetto. E che dire poi - continua l'autore - le recenti dichiarazioni di monsignor Negri, grande amico del papa emerito, che a giugno ha lasciato la guida della diocesi ferrarese? A proposito della rinuncia, disse a un giornale: 'Benedetto XVI ha subito pressioni enormi. Non e' un caso che in America, anche sulla base di cio' che e' stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d'inchiesta per indagare se l'amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilita' verranno fuori''. Intanto una divisione netta all'interno del Vaticano c'e' gia' ''una cosa che ha fatto emergere al suo interno piu' d'un partito. I principali sono senza dubbio quelli composti dai 'Tradizionalisti' e 'Progressisti'. Ognuno di loro ha i suoi cardinali, intellettuali e giornali di riferimento. Penso a noti vaticanisti che nel corso di questo pontificato, hanno mutato il loro orientamento e faccio anche i nomi: Aldo Maria Valli, Marco Tosatti, Sandro Magister. Per non dire di Antonio Socci che e' critico dall'inizio.
A questi si aggiungano blog come 'Campari & De Maistre' o 'RadioSpada', che in questi anni si sono erti a difesa dell'ortodossia. I 'Progressisti' invece hanno i loro alfieri sia in vaticanisti di grido che scrivono per prestigiosi quotidiani, in blog come 'Faro di Roma', o in giornali come 'Formiche', che si vocifera sia molto vicino a Santa Marta. A dire poi che papa Bergoglio su molti temi, quali per esempio globalizzazione ed ecologia, tenda a sinistra, sono in tanti - spiega ancora Fabrizio Grasso -. Addirittura per l'ex presidente del Senato Marcello Pera (che con Ratzinger scrisse un libro) Bergoglio non e' nemmeno interessato al cristianesimo come dottrina ed infatti e' arrivato a dire che: 'Questo Papa ha preso il cristianesimo e lo ha volto in politica'. Senza girarci attorno, Pera da filosofo si e' accorto che in questo pontificato, il cristianesimo e' passato dall'essere un fine all'essere un mezzo. E questa e' una rivoluzione vera'.

 

26 agosto 2017

Libro. "La rinuncia. Dio è stato sconfitto"?

di Alfredo Incollingo
L'11 febbraio 2013 papa Benedetto XVI annunciava al mondo intero l'intenzione di voler rinunciare al pontificato. Fu uno shock per i cattolici e per i tanti che avevano sperato in un cambio di rotta della Chiesa Cattolica. Il “Papa emerito” aveva insegnato che la tradizione cattolica è tutt'altro che morta e che può rivivere nella modernità. La “svolta tradizionalista”, come la definirono molti commentatori, fu un tentativo di riequilibrare la bilancia tradizione – modernismo, che pendeva troppo a favore del secondo. A distanza di anni tuttavia la rinuncia di Benedetto XVI non è stata ancora compresa e tanti autori hanno tentato le ipotesi più improbabili per darne una spiegazione. Il filosofo Fabrizio Grasso nel suo saggio “La rinuncia: Dio è stato sconfitto?” (Algra Editore, 2017) ci da un'analisi coincisa e realista della rinuncia di Ratzinger e della situazione attuale della Chiesa Cattolica, divisa tra due papi. Si parte da una dissertazione sui concetti di “autorità” e di “sovranità”, intorno ai quali ruota il pensiero politico tradizionale e cattolico, per giungere a spiegare cosa sta avvenendo nella teologia politica, che risente del radicamento del secolarismo. La rinuncia di Benedetto XVI viene letta con canoni politici e spirituali “depotenziati”, riprendendo la riflessione di Carl Schmitt, e non si riesce così a comprendere il misticismo della “rinuntio”. Come scrive Grasso, Benedetto XVI ha portato a compimento l'imitazione di Cristo con “l'abbandonare per se stesso e ogni cosa e porsi all'ultimo posto”. Il saggio di Grasso è un commento audacie e controcorrente sul gesto del “Papa Emerito”, che è stato analizzato senza riuscire a coglierne la portata storica e spirituale. Offre inoltre una lucida riflessione sugli eventi politici letti del futuro, alla luce di quanto è successo.
 

10 luglio 2017

"L’anima della civiltà giuridica occidentale" di Aldo Vitale


di Fabrizio Grasso

Aldo Rocco Vitale, classe 1983, nonostante la giovane età, ha già un nutrito curriculum accademico, infatti prima si è laureato in Giurisprudenza all’università di Catania e dopo ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia e Teoria Generale del Diritto europeo, presso l’università Tor Vergata di Roma. È inoltre allievo del giurista Francesco D’Agostino, che attualmente è Presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica e riveste anche la carica di Presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani. Alla passione per lo studio, Vitale affianca quella per la divulgazione e difatti collabora con numerose riviste online. Frutto di queste due passioni, è proprio il suo ultimo libro, il pamphlet "Cristianesimo e diritto, sull’anima della civiltà giuridica occidentale" (Algra Editore, pp. 65, prezzo 6 Euro). Una riflessione minima la sua, che ha l’indiscutibile pregio della chiarezza espositiva e di pensiero e riesce perciò a raccontarci duemila anni di storia del diritto con pennellate leggere sì, ma mai superficiali.

Il pamphlet esplora l’incontro tra lex e religio e segnatamente quello tra cristianesimo e diritto che ha avuto storicamente luogo in Occidente, ad essere indagate sono esattamente due dimensioni: la teorica e la storica. Secondo l’autore infatti, il diritto per come lo conosciamo oggi, è impossibile da comprendere senza l’elemento romano e quello cristiano, che si sono storicamente saldati nella tradizione del diritto europeo.

Vitale nella prima parte del pamphlet che è squisitamente filosofica, individua tre principi che hanno definito la sensibilità e la civiltà europea e sono: il principio di laicità, quello di legalità e infine quello di personalità. Scrive infatti che senza questi tre principi: «oggi il diritto stesso, all’interno di uno Stato di diritto, non sarebbe altrimenti concepibile». Principi questi che derivano proprio dal genio del cristianesimo, che storicamente attraverso la Chiesa ha fatto da contrappeso e freno al potere temporale di re e imperatori, consentendo il fiorire di una tradizione giuridica unica e inimitabile. La formulazione di questi principi ha fatto sì, che da un lato il cristianesimo abbia sempre combattuto gli assolutismi statali e dall’altro evitasse anche il pericolo opposto, rappresentato dalle derive teocratiche, che difatti sono oggi appannaggio di quella parte d’umanità, che ad esempio, rifacendosi a una tradizione religiosa quale è l’Islam, non conosce la distinzione tra religione e diritto.

Nella seconda parte del breve saggio invece è inquadrata la dimensione storica dei rapporti tra  cristianesimo e diritto e così Vitale ci ricorda che a distinguere tra autorictas e potestas, nel caso del cristianesimo primitivo, è già l’apostolo Paolo, che nella Lettera ai Romani spiega chiaramente che la religione fondata dal Cristo è una rivoluzione spirituale e non politica. Difatti il consiglio ai primi convertiti è quello di non mettere mai in discussione l’autorità, che in ogni caso proviene da Dio. Un focus esemplare è poi dedicato alla posizione della Chiesa sulla schiavitù.

Su queste premesse l’autore arriva quindi ad una conclusione che agli orecchi anti-cristiani dei contemporanei potrebbe suonare stonata e invece è solamente logica e provata anche dalla storia e cioè che: «Se oggi c’è ancora una fede nel diritto è perché il Cristianesimo ha insegnato a conservare la fede nella giustizia che del diritto è il cuore pulsante, o meglio, l’anima».

 

23 maggio 2013

L'agente Grasso e gli "omofobi malati"

di Marco Mancini

Come forse sapete, lo scorso 17 maggio è stata celebrata la Giornata internazionale contro l’omofobia, introdotta dall’Unione Europea nel 2007. Si tratta di una delle festività laiche che compongono il fitto calendario dell’unica religione alla quale siamo ancora obbligati a prestare pubblico culto, ossia quella del politicamente corretto.