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13 gennaio 2020

Benedetto XVI non può tacere. Era ora

Ratzinger e Sarah non possono più tacere sullo scempio amazzonico. Era ora (anche se il riferimento al sinodo dei media contro il sinodo vero era risparmiabile, dato che il sinodo vero è stato di per sé inaccettabile). Rubiamo (con permesso) da Messainlatino.

Breaking news sul nuovo libro del papa emerito Benedetto XVI e del Card. Sarah che uscirà il 15 gennaio prossimo e del quale Le Figaro pubblica un’anticipazione.
Attacco diretto all’apertura ai preti sposati.
Di seguito alcuni link tra cui la traduzione della relazione di Le Figaro.
La possibilità di ordinare uomini sposati sarebbe una catastrofe pastorale.
Bomba contro Papa Francesco?



Su TGCom
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/celibato-dei-sacerdoti-benedetto-xvi-e-indispensabile-non-posso-tacere_13375275-202002a.shtml

La Repubblica
https://www.repubblica.it/vaticano/2020/01/12/news/ratzinger_nel_nuovo_libro_scritto_con_il_cardinale_sarah_il_celibato_e_indispensabile_-245619052/

Sul blog di Magister
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/01/12/un-libro-bomba-ratzinger-e-sarah-chiedono-a-francesco-di-non-aprire-varchi-ai-preti-sposati/


Le figaro https://www.lefigaro.fr/actualite-france/celibat-des-pretres-benoit-xvi-sort-du-silence-20200112

ESCLUSIVA  di ©️Dogmatv.it
– LA TRADUZIONE A CURA DI DOGMATV.IT DELL'AMPIO RESOCONTO DI LE FIGARO SUL LIBRO DI BENEDETTO XVI E DEL CARD. SARAH

Celibato del sacerdozio: il grido di allarme di Benedetto XVI

ESCLUSIVO – Il Papa Emerito prende una posizione ferma contro l'ordinazione sacerdotale degli
uomini sposati in un libro co-firmato con il cardinale Sarah, di cui Le Figaro rivela i passaggi chiave.

Di Jean-Marie Guénois

(fonte: https://www.lefigaro.fr/actualite-france/celibat-des-pretres-benoit-xvi-sort-du-silence-20200112)

Quasi sei anni dopo la sua rinuncia al trono di San Pietro, l'11 febbraio 2013, il Papa emerito Benedetto XVI, 92 anni, esce dal suo silenzio per chiedere a papa Francesco di non intraprendere il cammino di ordinazione al sacerdozio di uomini sposati.  Insieme al cardinale Robert Sarah, di origine guineana, hanno scritto un libro intitolato Des Profondeurs de nos Cœurs, pubblicato per la prima volta in francese il 15 gennaio da Fayard's.  Le Figaro è stato in grado di ottenerlo in esclusiva per tutto il mondo.

Questa iniziativa assume un carattere storico a causa della stessa gravità delle parole di Papa Emerito Benedetto XVI e del peso della sua autorità di teologo.  Due volte, nel 2017 su questioni liturgiche, poi nella primavera del 2019 sull'analisi della crisi della pedofilia, Benedetto XVI aveva pubblicamente - ma molto discretamente - preso la penna.  Ciò che denuncia oggi ha una portata completamente diversa: considera compromesso il futuro della Chiesa cattolica latina se si tocca il celibato sacerdotale, uno dei suoi pilastri.

Il libro è quindi un motivo molto strutturato che giustifica il celibato sacerdotale, ma anche un potente messaggio di sostegno per i sacerdoti, che i due autori vedono "confusi dall'incessante messa in discussione del loro celibato consacrato".  A loro sono dedicate anche le 175 pagine: “In omaggio ai sacerdoti di tutto il mondo”. Presentano due testi, sostanziali, accessibili e molto robusti, uno per la penna dell'emerito Papa, l'altro per il cardinale, che co-firmano  introduzione e conclusione.

Al contrario, nessuna aggressione o controversia appare in queste pagine contro l'attuale pontefice romano.  Il papa emerito e il prelato africano si presentano come due "vescovi" in "obbedienza filiale a papa Francesco" che "cercano la verità" in uno "spirito di amore per l'unità della Chiesa".  Scrivono, quindi, prendendo le distanze dall'"ideologia" che "divide".  O anche "litigi di persone, manovre politiche, giochi di potere, manipolazioni ideologiche e aspre critiche che giocano il gioco del diavolo, il divisore, il padre delle menzogne".

 Attenzione

Ma non nascondono nemmeno la loro impossibilità di "tacere": "Silere non possum!  Non riesco a tenere la bocca chiusa”, affermano con fermezza, citando Sant'Agostino.  In particolare dopo "lo strano sinodo dei media", dedicato lo scorso ottobre all'Amazzonia, che ha effettivamente votato, a maggioranza dei due terzi, la proposta di ordinare diaconi permanenti al sacerdozio, quindi uomini sposati, a  per compensare la mancanza di ministri della religione in Amazzonia.  In questo, chiedono a tutta la Chiesa di non essere "colpita" da "cattive richieste, produzioni teatrali, menzogne malvagie, errori alla moda che vogliono svalutare il celibato sacerdotale".

Papa Francesco pubblicherà nelle prossime settimane l'esortazione apostolica post-sinodale che dovrebbe formalizzare questa misura.  A meno che non esegua il backup, sarebbe una sorpresa.  Se Francesco ha sempre sostenuto pubblicamente il celibato sacerdotale, è anche aperto a un'eccezionale soluzione locale per rispondere alla crisi delle vocazioni.  Un'idea alla quale il cardinale Sarah, nelle sue conclusioni, lo spinge a rinunciare: “Esiste un legame ontologico-sacramentale tra sacerdozio e celibato.  Qualsiasi indebolimento di questo legame costituirebbe una riconsiderazione del magistero del concilio e dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.  Chiedo umilmente a Papa Francesco di proteggerci definitivamente da tale eventualità ponendo il veto a qualsiasi indebolimento della legge del celibato sacerdotale, anche limitato all'una o all'altra regione ”.

La possibilità di ordinare uomini sposati rappresenterebbe una catastrofe pastorale
Cardinale Robert Sarah

Questo stesso cardinale - che ha seguito tutto il lavoro del sinodo sull'Amazzonia, sin da quando era membro - avverte anche: "La possibilità di ordinare uomini sposati rappresenterebbe una catastrofe pastorale, una confusione ecclesiologica e un  oscuramento nella comprensione del sacerdozio". Aggiunge con Benedetto XVI, nelle loro conclusioni, che " ùl'ordinazione sacerdotale porta all'identificazione con Cristo.  Certamente, la sostanziale efficacia del ministero rimane indipendente dalla santità del ministro, ma non si può ignorare la straordinaria fecondità prodotta dalla santità dei sacerdoti".

I due prelati non sottovalutano in alcun modo la difficoltà di vivere questo celibato.  Lo riconoscono più volte e arrivano fino a dare consigli concreti ai sacerdoti.  Ma questo non è ai loro occhi un motivo per abbandonare questa disciplina.  Certo, non è un dogma, come sostenuto dagli avversari del celibato, che dimostrano, date dei consigli in mano, che la Chiesa cattolica avrebbe impiegato quindici secoli per imporre questa misura ai sacerdoti.  E, secondo loro, è tempo di consentire loro di sposarsi di nuovo, soprattutto nel contesto di una crisi legata all'abuso sessuale.

Argomenti magistrali

La risposta a questa grande obiezione è il cuore pulsante del libro.  E Benedetto XVI offre un magistrale argomento teologico.  Attinge alle radici ebraiche del cristianesimo in cui i sacerdoti erano già "separati", respinge nel passare le tesi di Lutero e dimostra che il sacerdozio e il celibato sono uniti dalla "nuova alleanza" di Dio con l'umanità, operati  da Gesù, la cui totale oblazione è il modello stesso del sacerdote.

Questa "astinenza ontologica" non è, scrive, "un disprezzo per la corporeità e la sessualità".  Ma una scelta deliberata, insiste, spiegando che, anche "nella vecchia Chiesa", quindi nel primo millennio, "gli uomini sposati potevano ricevere il sacramento dell'ordine solo se avessero commesso  rispettare l'astinenza sessuale con la moglie”, sul modello di San Giuseppe.

Il cardinale Sarah, d'altra parte, difende il celibato sacerdotale con grande ardore, essendo particolarmente commosso da "molti sacerdoti disorientati, disturbati e colpiti nel profondo della loro vita spirituale dalle domande violente della dottrina della  Chiesa”.

Ha quindi proposto una "riflessione pacifica e orante sulla realtà spirituale del sacramento dell'ordine", basata su trenta argomenti teologici, storici, pastorali e sperimentali.  Punto di forza del libro, in cui tutta la sua autorità e la sua esperienza di "figlio d'Africa", nato animista, esprimono la convinzione che solo la "radicalità evangelica" attira: "Nella Chiesa, le crisi sono sempre superate da un  tornare alla radicalità del Vangelo e non mediante l'adozione di criteri mondani ”. A riprova, “la fioritura delle Chiese africane”.  Come quindi dare "sacerdoti di seconda classe" ai "popoli dell'Amazzonia"?  chiede.  "Non priviamoli della pienezza del sacerdozio.  Non priviamoli del vero significato dell'Eucaristia", chiede.

Come queste prese di posizioni saranno accolte da Francesco?  Accetterà di aprire un vero dibattito?  Rifiutandolo a rischio di un pesante attacco?  O soffocandolo con complimenti gentili?  Francesco non ha mai risposto ai cardinali che avevano espresso pubblicamente dubbi sulle conclusioni del sinodo sulla famiglia riguardo ai divorziati risposati ... Può chiudere allo stesso modo la porta al papa emerito?

©️Dogmatv.it – libera diffusione citando la fonte

 

11 novembre 2019

L'inesausta fecondità di Maria e l'idolatria della Pachamama


di Giorgio Salzano
Parliamo di Pachamama. Prima che sia troppo tardi, e scompaia del tutto dalla cronaca. Mettiamola così, quei suprematisti occidentali che dominano in Vaticano hanno fatto una figura di palta. Volendo mostrarsi rispettosi delle culture indigene, e forse davvero credendo di esserlo, hanno tenuto un atteggiamento che li mostra per quello che sono: condiscendenti.
Fino a pochi giorni fa io non avevo mai sentito la parola pachamama. Mi si dice che è il nome andino per la divina Madre Terra, per cui non si capirebbe che cosa c’entri con idoletti amazzonici. Ma lasciamo perdere questi insignificanti dettagli: comunque li si chiami, parliamo sempre di idoletti rappresentanti la Madre Terra. Esibiti in Vaticano con accompagno di riti di adorazione, poi custoditi a Santa Maria in Traspontina, sono stati rubati da qualche intollerante cattolico e buttati nel Tevere, da dove sono stati però recuperati dai carabinieri. Qualcuno in Vaticano ha parlato di sacrilegio, ed il Papa ha chiesto scusa. Bah!

Non ho visto foto degli idoletti dello scandalo (la loro esibizione in chiesa per alcuni, il loro essere buttati in Tevere per altri). Ma mi viene in mente l’inizio dei nostri libri di storia dell’arte, certe statuette di donne grassissime, tutta pancia e seno, per i nostri gusti decisamente brutte, ma di cui ci viene spiegato che erano raffigurate così perché rappresentavano la fecondità, divinizzata come terra madre. Non sappiamo da quali culti fossero investite quelle statuette, e quelli che le praticavano erano da lunga pezza estinti quando venne in essere la Chiesa; ma siamo sicuri che la Chiesa, erede in questo del giudaismo, li avrebbe aborriti per quello che erano: culto di idoli.
Diciamo la verità: vi era, in quel rifiuto dell’idolatria, un segno di rispetto, che manca in coloro che oggi invitano i cultori di simil antiche statuette in Vaticano (sineddoche della Chiesa). Voleva dire riconoscere che il culto prestato agli idoli era quello che pretendeva di essere: adorazione prestata alla divinità. Sia pure mal diretta e quindi da correggere. Che cosa è invece per gli odierni signori del Vaticano? Un grazioso costume con cui gli indigeni dell’Amazzonia esprimono il loro sentimento religioso legato alla terra?

Dico così perché così si suol dire nel nostro linguaggio occidentale, anche se non sono ben sicuro su che cosa sia un “sentimento religioso”. L’investimento sentimentale di qualcosa che la fa essere tutto per noi? In quante canzoni d’amore l’abbiamo cantato. La donna amata come oggetto di culto? E perché no? In fondo, stando alla sua definizione sentimentale anche questa è religione. Ma no, mi si può obbiettare, qui parliamo di un attaccamento privato, la religione richiede invece che il bene contemplato abbia carattere pubblico. Come la terra appunto, della quale nelle alte sfere vaticane tanto ci si preoccupa. Ma è ecologia, ci si dice, e non religione come per gli adoratori delle varie pachamama. Davvero? E allora perché tanto corteggiamento di questi, come proto-ecologisti che vivevano in armonia con la natura? Non rappresentano un esempio carino di quello che dovrebbe essere il nostro atteggiamento verso la Terra, questo pianeta che ci sorregge ma che noi staremmo portando alla distruzione con il nostro dissennato sfruttamento (e i combustibili fossili)?

No way. La terra degli ecologisti non è la terra madre dei culti arcaici. È l’immagine di un ambiente senza ambientato, nel quale perciò chi vi entrasse per ambientarvisi – leggi: l’uomo – non potrebbe non essere fattore di disturbo, potenzialmente distruggendo con i suoi interventi pregressi equilibri. Una simile immagine è di per sé frutto di una riflessione sul sapere – leggi: scienza – in cui il soggetto conoscente si astrae dall’oggetto conosciuto riguardandolo come una cosa a sé, che di fatto non esiste però come tale se non nella sua immaginazione. Ed è questa immaginazione scientifica che eventualmente si colora dei lividi bagliori dell’apocalisse a quanto pare avvertiti anche in Vaticano.
Altra cosa è la terra evocata dagli idoletti. Questi non sono la proiezione sentimentale su un ambiente indifferente immaginata dall’ecologista occidentale, ma rappresentano aspetti della primordiale riflessione sul proprio ambiente di chi vi si riconosce ambientato. L’ambiente prende in tal caso inevitabilmente l’immagine della madre, colei che è inizialmente per il bambino (che siamo stati) tutto, nutrimento corporeo e spirituale, alimentazione di vita data con amore. Riconosciamo poi accanto a lei quell’altro, il padre, di cui non sappiamo inizialmente perché sia lì (come qualcuno cioè che ci ha pur messo del suo), ma che si inserisce come un terzo grazie al quale ci differenziamo da lei, e nel chiamarli diversamente impariamo a parlare, e a situarci per nome in un mondo di cui ci sappiamo partecipi.

Fortunatamente lo stadio di riflessione rappresentato dagli idoletti ce lo siamo lasciato indietro da lunga pezza. Torniamo alla storia dell’arte: alle rozze figurine si sono venute sostituendo nella statuaria greca figure di crescente realismo, che ancora suscitano meraviglia per l’armonia delle forme. Non è questione di “estetica”, osservava lo studioso di arte e pensiero orientale Ananda Coomaraswami: non è infatti la percezione sensibile a costituire l’arte, ma, diciamo piuttosto con Antonio Rosmini, la percezione intellettiva: vedere le cose alla luce di un’idea. Inizialmente ispirata alla mitologia, l’arte greca ne ritiene l’idealità: di storie che danno il senso della vita, che è una nello sdoppiarsi e convergere di maschile e femminile. Lo stesso senso della vita che diventa nel frattempo oggetto di riflessione filosofica. Altro che sentimento religioso.

Facciamo un salto di secoli, diciamo verso il tredicesimo secolo, e ci ritroviamo in arte con una miriade di madonne con bambino. Una simil “pachamama”? In un certo senso sì, ma a un livello di riflessione sulla realtà ancora superiore. La terra madre è scomparsa, scomparse sono le diverse dee, ed in loro vece è comparsa la vergine e madre. E la sua immagine racconta anch’essa una storia, che è storia di tutte le storie, assolutamente cattolica (universale). È la storia divina ed umana di cui la dottrina cristiana rende il senso con il dogma trinitario e cristologico. Il primo tratta della fecondità intima della vita divina, eterno rinnovarsi del dono di sé di una prima persona a una seconda, eternamente rigenerata nel suo rendere grazie; il secondo tratta del contatto di questa vita divina con quella umana in Gesù Cristo. E Maria, la donna con bambino dell’iconografia? È il punto in cui si realizza il contatto, dove una donna di inesausta fecondità (sempre vergine nella sua maternità) pienamente manifesta la divina fecondità.
Non mi perito dunque dal dire che Maria riassume in maniera archetipica ogni figura di divinità femminile, perché con lei la fecondità del creato si mostra partecipe della fecondità della vita divina. Ma lo posso dire per qualche studio teologico che ho fatto, che mi ha fatto apprezzare la verità cattolica della dottrina definita dai padri della Chiesa e difesa dai grandi scolastici. Senza questa dottrina, guardata ben sappiamo da chi con suffisance, il Cristianesimo diventa poco più del culto con cui i popoli che si son detti cristiani esprimono il loro sentimento religioso.
E allora non è considerato un sacrilegio custodire gli idoletti della pachamama in una chiesa, mentre lo è il loro essere buttati nel Tevere.


 

06 novembre 2019

Un campari con... Alexander Tschugguel

Alexander Tschugguel è il ragazzo austriaco che ha compiuto il noto gesto dimostrativo del "bagno delle Pachamama". Lo abbiamo intervistato.

In tutto il mondo si chiedono: chi sei? Da dove arrivi? Perché eri a Roma il mese scorso?
Sono un ventiseienne di Vienna. Sin dalla mia conversione, quando avevo 15 anni, sono stato molto interessato riguardo ciò che accade nella Chiesa. Quindi ho seguito abbastanza bene le vicende attorno al Sinodo Panamazzonico e mi sono recato a Roma all’inizio del sinodo, per seguire alcune conferenze. Nel frattempo ho avuto la possibilità di visitare Santa Maria in Traspontina e ho parlato con i volontari che erano li. Mi hanno dato molte informazioni sul sinodo e su quella statuetta. Mi hanno detto che simboleggia “la Madre Terra”.

Perché hai deciso di buttare gli idoli pachamama nel Tevere?
Per me è stato pefettamente chiaro che quell’idolo pagano, simboleggiante “la Madre Terra”, non era al suo posto in una chiesa cattolica. Quindi sono tornato due settimane dopo e le ho portate via. Le ho buttate nel Tevere perché mi sembrava il modo migliore di disfarsene. Non volevo tornassero in chiesa.  E’ stato un grande successo! Anche se qualcuno dice che sono state ritrovate, non sono state usate alla fine del Sinodo.


Ti definisci un cattolico tradizionalista?
Si.

Di solito le persone non possono compiere azioni così dirompenti, come hai fatto tu. Cosa possono fare i cattolici oggi per testimoniare la loro fede?
Le persone non devono fare cose come questa! Ci sono molte possibilità di lottare. Ad esempio, iniziare ad essere attivi nel gruppo pro life più vicino. Unirsi ad una associazione pro famiglia. Aiutare la chiesa tradizionale più vicina. E parlare! Parlare con parenti e amici della fede. Iniziare ad essere missionari. Pregare il rosario tutti i giorni. La lista potrebbe continuare! Insomma, bisogna essere cattolici senza avere paura di ciò che pensa il mondo al riguardo. Inoltre, bisogna chiedere aiuto alla Nostra Signora.

.
Sei preoccupato per le conseguenze legali della tua azione? Sembra che sia stata segnalata alle autorità.
Vedremo. Appena saprò che cosneguenze mi aspettano, terrò tutti informati. Ma non ho paura.

Ultima cosa. Lo rifaresti?
Certo, ma spero che non sia più necessario.


 

30 ottobre 2019

Giovanni Paolo II agli indigeni: "Vi portiamo il Battesimo"

In questi tempi post sinodali, vorremmo proporre questo discorso del 1985 pronunciato da Giovanni Paolo II ai popoli indigeni dell'Amazzonia. Niente Pachamama, niente cialtronerie, ma evangelizzazione e battesimo. 
Da vtican.va

“Ammaestrate tutte le nazioni”.
1. Gesù, al termine della sua missione, prima di tornare al Padre, dà agli apostoli le sue ultime disposizioni: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28, 18).
I successori degli apostoli, e in primo luogo i successori di San Pietro, ricevono un obbligo permanente in virtù di quest’ultimo mandato del loro Maestro e Signore.
Per questo essi attribuiscono particolare importanza all’incontro che abbiamo oggi durante questo pellegrinaggio apostolico per le terre dell’America Latina e del Perù.
Rendo grazie al Padre eterno, perché posso stare qui tra voi. Vi esprimo la mia gioia, perché i messaggeri del Vangelo di Gesù Cristo sono giunti in questa zona e hanno portato la grazia del Battesimo ai suoi abitanti, la maggior ricchezza esistente tra questi estesi boschi, perché siete immagine di Dio.

2. Giunto in questa immensa ed esuberante foresta amazzonica, solcata dai grandi fiumi che si addentrano nei vari Paesi, voglio estendere il mio più cordiale saluto a tutti i suoi abitanti.
Innanzitutto al pastore di questa città di Iquitos che mi accoglie, e che sorge nel luogo dove, 224 anni fa, il missionario Padre José Bahamonde iniziò la costruzione di un villaggio con l’intenzione di evangelizzare gli indigeni di queste terre, che hanno lasciato il loro nome in eredità alla città.
Il mio saluto si estende anche a tutti gli abitanti del vicariato apostolico di Iquitos, così come ai pastori e ai fedeli dei vicariati di San José del Amazonas, Jaén, Yurimaguas San Ramón, Requena, Madre de Dios, Pucallpa e della prelatura di Moyobamba.
Insieme ai pastori, rivolgo il mio più cordiale saluto ai padri agostiniani, francescani, domenicani, gesuiti, passionisti e della Società delle missioni straniere di Quebec, così come ai 16 fratelli, alle 182 religiose e ai 46 laici missionari che svolgono la loro attività in queste terre amazzoniche.
Però in modo molto speciale voglio salutare i 250 mila nativi che vivono fra i due milioni circa di persone che popolano l’Amazzonia peruviana. So che essi formano 12 famiglie linguistiche e 60 gruppi etnici. Vorrei per questo che il mio saluto giungesse a ogni membro di questi gruppi, e fra questi i Campa-Asháninca, Aguaruna-Huambisa, Coca-Cocamilla-Omagua, Quichua-Lamista, Shipibo-Conibo, Machiguenga-Napo, Chayahuita, Ticuna, Amuesha, Candoshi e Piro. Il mio saluto anche ai lebbrosi di cui ho ricevuto il messaggio e che ringrazio cordialmente.
Mi rallegra profondamente incontrarmi con voi, che rappresentate tante e così diverse comunità native del Perù, che siete però tutti fratelli in “un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo, un solo o Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 5). Ho voluto venire fin qui per dirvi che il Papa sente un profondo affetto per voi, proprio perché per molto tempo siete stati i più dimenticati. Grazie anzitutto per essere venuti a questo incontro col Papa. Conosco le difficoltà, i lunghi e scomodi tragitti per fiumi e sentieri che molti di voi hanno dovuto percorrere.

3. Sui passi dei missionari pieni di abnegazione che dall’inizio dell’evangelizzazione vennero a cerarvi per annunziarvi la buona novella del Vangelo, giunge oggi a voi il Papa. Nel suo cuore continua a risuonare il comando di Gesù: “Andate. Ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 18).
Fra questi destinatari del messaggio di Gesù Cristo ci siete voi, poiché per il Papa e per la Chiesa non c’è distinzione di razza né di cultura, perché di fronte a Dio non c’è greco, né ebreo, né schiavo, né libero, ma Cristo è tutto in tutti (cf. Col 3, 9-11).
Vengo dunque a voi per ricordarvi gli insegnamenti di Gesù, nostro Signore e Salvatore, il Figlio di Dio che si fece uomo come noi per redimerci, che nacque come un bambino a Betlemme, che predicò che cosa dobbiamo credere e come dobbiamo comportarci, che morì liberamente per i nostri peccati, risuscitò e ci offre la vita che non ha mai fine, la vita eterna, se mettiamo in pratica ciò che lui ci comanda, che fondò la Chiesa sotto la guida di Pietro e dei suoi successori, e che continua ad essere presente in essa, che ci ha lasciato come compendio del suo messaggio l’amore a Dio e l’amore agli altri.
Questo stesso Gesù ha voluto farsi nostro fratello e ci ha insegnato l’ammirevole verità che chi riceve il Battesimo diventa figlio di Dio (cf. Rm 8, 21). Precisamente per darci questo insospettato dono della filiazione divina e ottenerci la libertà dei figli di Dio, oggi Gesù Cristo comanda di ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo (cf. Mt 28, 19). E affinché possano essere fedeli a lui e guadagnare così la vita eterna egli ordina ai suoi apostoli di istruire tutti i popoli, “insegnando loro a osservare tutto ciò che io vi ho comandato” (Mt 28, 20).

4. Questa libertà dei figli di Dio in Cristo - ottenuta mediante la liberazione dalla schiavitù radicale del peccato - e la dignità di ogni uomo come immagine di Dio con un destino eterno, unisce e esige la liberazione da altre piaghe di ordine culturale, sociale e politico che, in definitiva, derivano dal peccato, e costituiscono seri ostacoli a che l’uomo viva secondo la sua dignità di figlio di Dio (cf. Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Libertatis Nuntius, Introduzione).
Il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo è il vostro Dio e Padre. Egli è stato sempre fra di voi, anche se non da sempre l’avete conosciuto. In lui si trova la radice suprema della vostra dignità di uomini che lui ama, che vuole vedere ogni volta più degni “perché Cristo possa, con ciascuno, percorrere le strade della vita, con la potenza di quella verità sull’uomo e sul mondo, contenuta nel mistero dell’incarnazione e della redenzione, con la potenza di quell’amore che da essa irradia” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis , 13).
Ne consegue che dovete preoccuparvi per un giusto progresso nella vostra vita, per la difesa dei vostri diritti, ma facendolo come Cristo ci ha comandato (cf. Mt 28, 20), mai ispirati dall’odio ma dall’amore. Per questo, nel difendere i vostri legittimi diritti, non potete considerare nessuno come nemico.
So che avete motivi di sofferenza, poiché, essendo possessori pacifici da tempo immemorabile di questi boschi e “cochas”, assistete con frequenza al risvegliarsi della cupidigia degli ultimi arrivati, che minacciano le vostre riserve, sapendo che molti di voi sono privi di titoli scritti a favore delle vostre comunità, che garantiscano legalmente le vostre terre. Secondo le leggi del Perù e i vostri diritti ancestrali, faccio mia anche la richiesta dei vostri vescovi della Selva, perché vi siano concessi - senza oneri né ritardi ingiustificati - i titoli che vi spettano (Vescovi peruviani, Epistula Apostolica, 32, marzo 1983).
Però non potete chiudervi agli altri. Aprite le porte a coloro che si avvicinano a voi con un messaggio di pace e disposti ad aiutarvi. Entrate in comunicazione con le altre culture e ambiti più ampi, per arricchirvi reciprocamente senza perdere la vostra legittima identità. Fatevi illuminare dal Vangelo che purifica e nobilita le vostre tradizioni. Non considerate una perdita l’abbandono di ciò che vi allontanerebbe da quello che Cristo insegna (cf. Mt 18, 30) e, pertanto, dal proseguire un vita degna dei figli di Dio. Per questo, come voi stessi avete sperimentato, non si può vedere come offesa l’evangelizzazione che invita con rispetto ad abbandonare false concezioni di Dio, condotte contro natura e aberranti manipolazioni dell’uomo (cf. Giovanni Paolo II, Allocutio apud Quezaltenangum ad autochtonas habita, 7 marzo 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI/1 [1983] 626 ss.).
Difendete, sì, i vostri boschi, le vostre terre, la vostra cultura come qualcosa che legittimamente vi appartiene, ma senza dimenticare la comune condizione di figli di uno stesso Dio, che ripudia la violenza, la vendetta, l’odio. Vedete nelle altre razze, popoli e genti che condividono il vostro stesso cielo, fiumi, boschi, quello che in realtà sono: fratelli in Cristo, riscattati dal suo prezioso sangue, chiamati con voi a una convivenza in pace. Così dovete essere apprezzati anche voi dagli altri: come figli di Dio, membri dell’unica Chiesa, fratelli tra fratelli.

5. In questo cammino di elevazione umana alla luce di Cristo, so che ha grande importanza, anche se meno evidente, il problema dell’educazione per le vostre comunità native. Nonostante gli sforzi compiuti dagli organismi pubblici competenti, dalle istituzioni cattoliche e di altre denominazioni religiose, manca a volte una degna ed efficace attenzione alle concrete necessità educative delle comunità native.
Nella vostra realtà esistenziale vi è una pluralità di culture e gruppi etnici che sono al tempo stesso ricchezza, problema e sfida, come affermarono i vescovi del Perù nella Lettera pastorale del 1982 su: “Formazione integrale della fede all’interno del contesto culturale ed educativo peruviano”. È a questa sfida che devono rispondere la società e la Chiesa nel Perù.
Per questi motivi, chiedo ai governanti, a nome della vostra dignità, una legislazione efficace, sempre più adeguata, che vi protegga efficacemente dagli abusi e vi offra l’ambiente e i mezzi necessari per il vostro normale sviluppo.

6. Queste sono le vie verso le quali ci orientava nostro Signore nel proclamare in Galilea le parole che continuano a vincolare in ogni epoca storica: battezzate tutte le genti, “insegnando loro a osservare tutto ciò che io vi ho comandato” (Mt 28, 20).
Con profondo amore verso di voi vi esorto anche a non fermarvi unicamente alla vostra elevazione umana e ai miglioramenti sul piano sociale. Sforzatevi anche di essere buoni cristiani e di osservare i comandamenti del Signore. Formatevi nelle esigenze morali e religiose. Non fatevi trascinare dall’ubriachezza. Non soccombete di fronte al terribile, immorale flagello del consumo e del traffico della droga. Non dimenticate soprattutto il precetto distintivo del cristiano: “Che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13, 34). Il Papa vi vuole felici e per esserlo è necessario dire no a tutto ciò che ci allontana da Dio, e dire sì a tutto ciò che il Signore ci chiede di osservare.
Per conoscere e seguire meglio il cammino cristiano, non dimenticate la spiegazione della catechesi, assistete alla messa domenicale, avvicinatevi ai sacramenti, pregate voi e insegnate ai vostri figli le preghiere fondamentali che avete imparato, come il Padre nostro, il Gloria, il Credo, l’Ave Maria; curate la formazione e la salute del vostro spirito, cercando di conoscere e di praticare tutto ciò che il Signore ci ha comandato (cf. Mt 28, 20).
Conosco egualmente, e mi causa profondo dolore, l’insufficiente attenzione che potete prestare alla vostra salute fisica per mancanza di medici e di mezzi per conservare sana la vostra vita. Per questo vorrei chiedere al resto del paese che non dimentichi questa zona, bisognosa di tanti professionisti che diano impulso al suo progresso spirituale e materiale (cf. Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Libertatis Nuntius, XI, 14). Rimane molto da fare in queste immense regioni, per il bene di tutti.

7. Anche voi, cari coloni, che venite da altri luoghi del Perù in cerca di nuove terre da coltivare, Gesù invita ad osservare tutto ciò che lui vi ha comandato (cf. Mt 28, 20). Avete diritto a condividere il dono di Dio che è la terra, però non dimenticatevi che questo diritto ha un limite, laddove inizia il diritto degli altri; e in primo luogo quello dei nativi, anche se non possiedono titoli legali, se sapete che si tratta di terre occupate da tempo dalle loro famiglie e comunità. Dimostrate con la vostra presenza e condotta il valore della dottrina della fede che per eredità avete ricevuto dai vostri progenitori.
Voglio che sappiate che anche per voi provo vivo affetto. So che in molti avete lasciato con dolore le vostre terre d’origine per andare in terre molto diverse in cerca di mezzi di sostentamento, di fronte a fenomeni di aridità o di esaurimento del terreno. Che il legittimo desiderio di raggiungere i vostri obiettivi non vi faccia dimenticare la vostra ricchezza interiore: la vostra fede e le vostre tradizioni religiose e familiari.
La Chiesa vi guarda con profonda simpatia e aspetta molto da voi nel suo compito di evangelizzazione. Che l’amore alla terra vi porti sempre a Dio e ad aiutare i vostri fratelli della Selva, con cui andate a convivere.

8. Salutando adesso molto affettuosamente i Ribereños che costituiscono la maggior parte della popolazione amazzonica, mi tornano alla mente le parole del Maestro: andate e ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro tutto ciò che io vi ho comandato (cf. Mt 28, 19-20). In effetti so che fra di voi ci sono non pochi laici cristiani che hanno accolto con entusiasmo le parole di Gesù. Sono quelli che chiamate con il significativo nome di animatori di comunità cristiane, che condividono la responsabilità della catechesi e dell’evangelizzazione con i vostri vescovi, sacerdoti e religiose. So come vi sforzate di vivere più pienamente la fede, impegnandovi con le vostre comunità in tutto ciò che contribuisce al loro sviluppo e alla loro crescita, per renderle veramente cristiane (Vescovi peruviani, Epistula Apostolica, 8, marzo 1982).
Vi esprimo il vivo incoraggiamento e la gratitudine della Chiesa per il vostro prezioso lavoro, e confido che le vostre comunità si apriranno alla chiamata del Signore che invita i suoi figli al pieno servizio ecclesiale, al ministero sacerdotale e alla vita consacrata. Per questo, fate in modo che le vostre famiglie, santificate dal sacramento del matrimonio, diventino luoghi di preghiera e di vita cristiana - Chiese domestiche - dove sia possibile ascoltare la voce del Signore attraverso la vocazione sacerdotale e religiosa.

9. Da ultimo, permettetemi in nome di Cristo di esprimere la mia più viva riconoscenza ai missionari e alle missionarie. Essi, docili al comandamento del Signore: “Andate dunque e ammaestrate tutte le genti” (Mt 28, 19), sono stati i pionieri della fede, da padre Gaspar de Carvajal venuto come cappellano della spedizione di Orellana, fino ai nostri giorni. Essi, con il contatto umano rispettoso delle vostre culture, vi hanno predicato il Vangelo, anche a prezzo di grandi sacrifici, e con la più grande prova d’affetto che è dare persino la vita per gli amici (cf. Gv 15, 13). Quanti di loro, in tempi passati e recenti, hanno lasciato qui la vita! Dal primo momento vi hanno cercato nel nome del Signore, vi hanno difeso in momenti di persecuzione e hanno organizzato la vostra forma di vita e cultura. Le “reducciones” dei nativi di Maynas, l’esempio di padre Samuel Fritz e l’opera dei vostri padri nella fede oggi, danno una buona testimonianza di questo fatto. A questo tendono il Coordinamento pastorale della Selva e gli sforzi del Centro amazzonico di antropologia e applicazione pratica.
A voi, missionari e missionarie della Selva peruviana, cominciando dagli amati fratelli nell’episcopato, voglio esprimere tutto il mio apprezzamento, stima e incoraggiamento, poiché siete l’avamposto della Chiesa nella zona più difficile per comunicazione e ambiente di questa terra generosa. Grazie per la vostra donazione, grazie per il vostro sacrificio pieno di abnegazione, grazie per la vostra vita di servizio ecclesiale e umano.
So della vostra preoccupazione di studiare e inserire il messaggio cristiano nella realtà stessa della vita dei nativi di questa Selva. È questa la linea di evangelizzazione - della quale ho parlato in altre occasioni (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio , 10) - necessaria perché il Vangelo penetri, rispettando e potenziando le culture. Tutto quello che fate in questo senso sarà ben accolto dalla Chiesa.
Ricordate sempre che la vostra presenza qui - lo sapete bene - ha come motivo quello di essere l’annunzio del Vangelo per volontà di Gesù Cristo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15). Siete missionari, sacerdoti o religiosi, che adempiono il mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti. Siete ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio (cf. 1 Cor 4, 1), siete religiosi prima che antropologi, linguisti o sociologi. Siete messaggeri di amore e di unità fra i popoli e i diversi gruppi linguistici. Per questo, in ogni vostra azione non privilegiate nessun gruppo ed evitate che la vostra donazione ai più poveri vi porti al “servizio di cause che non sono propriamente evangeliche e portano piuttosto il contrassegno di colori politici che snaturano la sublimità della vostra missione” (Vescovi peruviani, Epistula Apostolica, 15, marzo 1982).

Il messaggio che portate ha un contenuto universale: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 15). Uno degli obiettivi del vostro lavoro è quello di conseguire l’unità di una popolazione composta da esseri umani di diverse culture, come succede anche fra voi, che avete lasciato le vostre terre lontane così diverse.
Nella ricerca di questa unità sorgeranno comunità native, Chiese giovani in piena comunione con i loro pastori e con la Sede apostolica, che si uniranno nella lode a Dio e nell’amore ai fratelli. Chiese che, come tutta la Chiesa in Perù, non possono chiudersi in se stesse, ma devono aprirsi - dimostrando maturità e generosità - all’impulso missionario anche in altre zone. Questi sono i vostri desideri, in questa direzione vanno i vostri sforzi e le vostre preghiere, per questo vi impegnate giustamente nell’opera volta a suscitare nuove vocazioni. Sappiate che alle vostre voci e suppliche si unisce la mia, affinché proseguiate nell’opera iniziata.

10. Nel concludere questa visita, dedicata a tutto il popolo credente dell’Amazzonia, lascio il Perù, terra costellata di santuari dedicati alla Madre di Dio.
A lei, Maria, Regina della foresta amazzonica, affido le intenzioni e le necessità dei responsabili della fede e di tutto il popolo di questa estesa area geografica. Ella vi protegga e vi accompagni. Vi dia incoraggiamento e vi faccia sentire la grande serenità e fiducia che derivano dalla parola di Gesù: andate e predicate a tutte le genti battezzandole. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

 

22 ottobre 2019

Il bagno della Pachamama e usanze dei buoni selvaggi precolombiani

Con gesto coraggioso, un gruppo di non identificati cattolici ha deciso di reagire alla demenziale piega presa dal Vaticano negli ultimi giorni.
Le brutte e mal realizzate statue della Pachamama, la dea madre terra venerata dai famosi popoli indigeni che stando alla narrativa ecclesialmente corretta dovrebbero insegnarci come vivere e pregare, sono finite nel Tevere. I Nostri eroi hanno preso da Santa Maria in Transpontina quei pezzi di legno malamente intagliati, che rappresentano l'esatto opposto di ciò che dovrebbe stare in una chiesa cattolica, li hanno buttati nel Tevere e hanno documentato tutto con un video.
Un'azione che ha anche una certa valenza esorcistica, perché rappresenta l'espulsione del paganesimo straccivendolo che si sta facendo strada al sinodo per l'Amazzonia. Davanti alle statue di codesta Pachamama si sono infatti prostrati un po' di preti e suore, in una cerimonia cialtronesca durante la quale addirittura dei vescovi l'hanno portata in trionfo.
L'imbarazzo è ovviamente palpabile fra le sacre mura, una porcheria del genere non si vedeva dalle Giornate di Assisi, quando sulle tombe dei santi vennero sgozzati dei galli dagli sciamani di qualche religione astrusa.

Religioni del sud America prima dell'arrivo degli spagnoli

Quando gli spagnoli incontrarono gli Aztechi, stavano incontrando un popolo ormai in declino, alla fine del proprio ciclo, che opprimeva le popolazioni locali imponendo loro un tributo di sangue enorme. La pratica del sacrifico umano presso gli Aztechi non era qualcosa di raro e isolato, ma era la norma e costituiva una tragedia.
Facendo un esempio, nel 1487, quando gli Europei non avevano ancora toccato il suolo americano, venne riconsacrato il tempio di Tenochtitlan. Data l'occasione, questi portatori di culture millenarie che ora scopriamo superiori e da invidiare, non si fecero problemi nel sacrificare almeno 10 mila persone in quattro giorni di festeggiamenti. Le fonti storiche parlano in realtà di 80 mila, ma si sa che gli storiografi tendono ad esagerare e a farsi belli. Mentre in Europa si parlava di come rendere omaggio a Dio abbellendo la Cappella Sistina, questi rendevano omaggio ai loro dei vantandosi di aver strappato il cuore a 80 mila persone.

Mannaggia a questi spagnoli che hanno posto fine a queste pratiche superiori insomma...
 

10 ottobre 2019

Un Sinodo biodegradabile

di Giuliano Guzzo
Si è da poco aperto e si concluderà il 27 ottobre, ma del Sinodo sull’Amazzonia una cosa è già certa: sarà ad impatto zero. Lo chiarito il segretario dell’assemblea, il cardinale Lorenzo Baldisseri, spiegando che, sulla base dei calcoli effettuati, s’intende compensare le emissioni di 572.809 kg di Co2 (438.373 kg per i viaggi aerei e 134.435 kg le altre attività) generate dai consumi di energia, di acqua, dall’allestimento, dalla mobilità dei partecipanti, dalla produzione di rifiuti e di materiali promozionali, con l’acquisto di titoli di forestazione per il rimboschimento di un’area di 50 ettari di foresta del bacino amazzonico Inoltre, dal Sinodo sono stati banditi bicchieri e bottigliette d’acqua di plastica: tutto rimpiazzato da scoutistiche borracce blu ricaricabili con impresso lo stemma pontificio.

Ora, siccome le strategie di evangelizzazione dell’Amazzonia son chiare da secoli («Dove ci sia una chiesa e un cappellano che ci si occupi di istruire e insegnare loro la nostra Santa Fede Cattolica […] insegnar loro a leggere e scrivere […] perché comunichino e si istruiscano a vicenda, per essere educati nella fede»: Instrucciones reales, 1503), c’è da solo da augurarsi che tanto, stordente ecologismo non confonda. Un auspicio forse illusorio, alla luce dei primi interventi su preti sposati e ministero femminile che non lasciano affatto tranquilli, anzi. Non resta quindi che sperare che qualunque trovata esca dall’assemblea sia biodegradabile come tutto il resto. Non si vede infatti quale coerenza avrebbe evitare d’inquinare il pianeta da una parte e, dall’altra, sfogarsi contro dottrina e tradizione: meritano rispetto pure loro. Anche se di nome non fanno Greta o Gaia.


 

07 ottobre 2019

Brasile: cresce la reazione contro il Sinodo amazzonico

Rilanciamo questo articolo di Julio Loredo, che rileva un piccolo fenomeno "social". Le magnifiche sorti, e progressive, del Sinodo Panamazzonico non sembrano poi così magnifiche.

di Julio Loredo
da panamazonsynodwatch.info
Cresce il numero dei brasiliani preoccupati per le conseguenze perniciose che potranno derivare dal prossimo Sinodo Panamazzonico che si aprirà in Vaticano fra una settimana. All’inizio, erano stati pochi a capire esattamente di cosa si trattasse. I documenti sinodali, infatti, circolavano quasi esclusivamente fra gli addetti ai lavori, vale a dire fra i seguaci della Teologia della Liberazione, promotori del Sinodo. Man mano che le notizie hanno cominciato ad arrivare al grande pubblico, in molti hanno iniziato ad aprire gli occhi di fronte all’immane pericolo che si stava profilando all’orizzonte. Ed è iniziata una reazione.

Come un’onda d’urto profonda e possente, questa reazione si è riversata sui social e sui giornali, coinvolgendo un numero sempre crescente di persone. Bisognava assolutamente allertare i cattolici brasiliani: questo non è un Sinodo ma una Rivoluzione! Elemento importante di questa reazione è stata, senza dubbio, l’azione promossa dall’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, specialmente attraverso il sito Pan Amazon Synod Watch.

Innervosita da tale reazione, che ovviamente non si aspettava, la Conferenza episcopale brasiliana (CNBB) ha emanato un comunicato per denunciare una “caccia alle streghe” per “demonizzare” i vescovi progressisti. Excusatio non petita, accusatio manifesta. Tutto ciò è servito soltanto a incoraggiare la reazione, che evidentemente stava centrando il bersaglio.

Contestualmente, la CNBB ha lanciato una vasta campagna pubblicitaria per cercare di convincere i brasiliani ad appoggiare l’agenda del Sinodo amazzonico. Titolo della campagna: “Io appoggio il Sinodo – Io appoggio il Papa”.

Fulcro della campagna, una serie di video, brevi e incisivi, in cui vari vescovi diocesani cantano le lodi del Sinodo, invitando i fedeli a seguire i loro pastori. La serie si apre con un video dello stesso Papa Francesco mentre annuncia la convocazione del Sinodo. Usando una metafora militare, è evidente che la CNBB ha voluto impegnare sul campo di battaglia la “cavalleria pesante”.

La reazione, però, non è stata quella sperata dai vescovi. Anzi, è stata esattamente l’opposto. Detto senza mezzi termini: la manovra è stata una zappa sui piedi.

Colpisce innanzitutto il numero relativamente basso di visualizzazioni di questi video. Segno evidente che la CNBB non ha infiammato la piazza.

Colpisce soprattutto l’enorme sproporzione fra i “Mi Piace” e i “Non mi piace” lasciati dagli utenti. Infatti, facendo i calcoli totali al giorno di oggi (domenica 29 settembre), i video dei vescovi brasiliani hanno conseguito 399 “Mi piace”, mentre ben 4.314 persone hanno cliccato “Non mi piace”.

Mi sono dato poi la fatica di leggere i commenti lasciati dagli utenti. Fanno davvero raggelare il sangue. Il linguaggio non è sempre rispettoso. Essi mostrano un popolo in subbuglio, come una pentola a pressione pronta a scoppiare. Facendo un calcolo ovviamente approssimativo, direi che l’80-85% sono contrari. Prendiamo per esempio la prima pagina di commenti riguardanti il video postato da mons. Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre:



         – “Non abbiamo bisogno di una rivoluzione nella Chiesa, bensì di riscattare duemila anni di storia”;
         – “Branco di comunisti, state macchiando l’immagine della Chiesa”;
         – “Via vescovi comunisti, non state servendo la dottrina di Cristo”;
         – “Via la CNBB! Via i vescovi comunisti! Viva Cristo Re!”;
         – “Sembra un Sinodo infernale. Che Dio abbia pietà dei cattolici”;
         – “No al Sinodo eretico e apostata! Viva Roma eterna, Madre e Maestra della verità!”;
         – “Vade retro satana!”;
         – “Questo è la KGB infiltrata nella Chiesa!”;
         – “I vescovi devono tornare alla dottrina di Nostro Signore Gesù Cristo”;
         – “Razza di serpenti. La CNBB non mi rappresenta”.



Ecco i primi commenti al video di mons. Spengler riportati sequenzialmente, nessuno escluso. Chiaramente non è il risultato che si aspettavano…

Il Sinodo Panamazzonico è tutto improntato sull’“ascolto”. Vorranno i vescovi brasiliani ascoltare la vera voce del popolo?

 

08 settembre 2019

Gli indigeni: "Bolsonaro? L'unico che fa qualcosa per noi".


Mentre i vari governi para socialisti e i cattoprogressisti si riempiono la bocca di indigenismo e di aiutare i popoli dell'Amazzonia, il cattivo Bolsonaro li starebbe aiutando fattivamente. Quello che secondo le Fake News della stampa di vasta diffusione starebbe progettando uno sterminio di massa e una cancellazione del "polmone del mondo" (che poi polmone non è), in realtà sta facendo esattamente il contrario. A dirlo sono gli indigeni stessi, spazzando via molta retorica fuori luogo e l'eretico Instrumentum Laboris del prossimo sinodo. 
Gli indigeni vogliono infatti ribellarsi contro coloro che vogliono mantenerli primitivi e a vivere in stato selvaggio, come se l'Amazzonia fosse un gigantesco zoo e loro gli animali da esibizione. Bolsonaro li sta facendo addirittura entrare nel governo!
Ringraziamo l'Associazione Tradizione Famiglia e Proprietà per il seguente articolo.

"SOLO BOLSONARO FA QUALCOSA PER NOI, INDIGENI"


Intervista alla leader indigena Silvia Nobre Waiãpi, Segretario nazionale per la Sanità indigena, in Brasile:

In un’intervista al canale brasiliano Terça Feira Livre, la leader indigena Silvia Nobre Waiãpi ha riferito che, mentre i vari governi della sinistra si riempivano di parole buoniste nei confronti degli indios amazzonici, senza mai fare niente di serio, il presidente Jair Bolsonaro ha finalmente preso in mano la loro causa. Waiãpi è stata nominata recentemente Segretario nazionale per la Sanità indigena.

Sugli incendi nell’Amazzonia, Waiãpi afferma che sono normali in questo periodo dell’anno: “Nel periodo di secca, la stessa natura si protegge. Anzi, i registri storici mostrano incendi molto più ingenti nel passato. Esiste un chiaro intento di criminalizzare l’attuale governo”.

Commentando l’immane propaganda che si è abbattuta sul Brasile, Waiãpi dichiara: “Io vedo un intento di creare un’isteria collettiva, in Brasile e nel mondo. Le persone sanno che con questo governo le cose stanno migliorando, specialmente nella lotta contro la corruzione. (…) Dire che Bolsonaro odia gli indios, che egli è misogino, è falso. Per esempio, mi dica in quale altro governo un’indigena come me è stato nominato ministro? Proprio il governo che tutti accusano di odiare gli indios, è quello che sta aprendo spazi agli indigeni, nominandoli per cariche istituzionali e creando appositi organismo federali”.

Infatti, oltre alla stessa Waiãpi, responsabile della sanità indigena su tutto il territorio nazionale, Bolsonaro ha nominato un’altra indigena, Sandra Terena, Sottosegretario alla Famiglia, con delega per le politiche di promozione dell’uguaglianza razziale.

“Noi indigeni – continua Waiãpi – vogliamo essere protagonisti della nostra propria storia. Non vogliamo continuare a dipendere da persone e organismi, come le ONG, che ci dicono cosa dobbiamo fare”. La leader indigena ha parole durissime contro le ONG ideologizzate: “Io conosco alcune ONG che veramente fanno un bel lavoro, per esempio in ambito sanitario. (…) La maggior parte però, altro non sono che strumenti politici e ideologici, che abusano del finanziamento pubblico. Molte di esse sono attualmente sotto indagine giudiziaria. Altre ONG fungono da paravento di interessi economici internazionali”.

Sull’agenda della sinistra ecologista e indigenista, che vorrebbe lasciare gli indigeni allo stato selvaggio, Waiãpi ha le idee chiare: “Quelli che vogliono mantenere gli indios allo stato selvaggio, vogliono semplicemente tagliarli fuori dallo sviluppo, per poter sfruttare le loro terre. Noi, invece, vogliamo che gli indios si integrino, che siano informati, che abbiano accesso ai meccanismi di decisione, che prendano il loro futuro nelle proprie mani”.

Ecco l'intervista:



 

29 luglio 2019

Sinodo. Il cristianesimo ha liberato i popoli, non il contrario

di Franco Ressa
Alcuni giorni fa su questo sito è stato riportato un estratto del libro Panamazon Synod Watch del vescovo di Xingu e teologo Erwin Krauter. In particolare il prelato fa alcune considerazioni storiche sull’intervento dell’Europa in America dopo le scoperte di Colombo. Tutto negativo secondo Krauter: Massacro e genocidio degli Indios con l’avallo e la complicità della chiesa Cattolica, distruzione delle civiltà indigene, appropriazione violenta di terre e risorse, schiavitù degli abitanti, conversioni forzate.

Questa però è una visione parziale della Storia. Quella vera è maestra di vita perché tiene conto di tutte le azioni di un epoca, e si confronta con le epoche precedenti o seguenti. Un genio incompreso, Gianbattista Vico (1688-1744) sapeva che si possono prevedere buona parte dei comportamenti umani attraverso l’analisi storica, poiché le epoche e gli avvenimenti sono ciclici, cioè si ripetono successivamente con diversi protagonisti.

La scoperta dell’America e la seguente invasione europea ha un suo corrispondente con ciò che accadde nell’Europa occidentale un millennio prima, ossia la fine dell’impero Romano d’occidente invaso dai barbari germanici.

L’impero di Roma, il conquistatore di tutto il mondo conosciuto, si era indebolito con una lunga serie di colpi di stato e guerre civili tra molti pretendenti al trono imperiale. Dall’inizio del V secolo diverse popolazioni germaniche avevano approfittato della situazione per varcare i confini e sistemarsi in diversi territori dello stato romano, fondando ciascuno di essi un proprio regno. I popoli erano Visigoti, Ostrogoti, Franchi, Alamanni, Burgundi, Sassoni, Svevi, Eruli, Longobardi.
Ci fu dunque un’invasione, un appropriazione violenta dello stato e dei beni degli abitanti.
I germani non parlavano la lingua latina, non avevano leggi né letteratura scritte, la loro arte figurativa era quanto mai rudimentale.

La religione poi si basava su un cristianesimo appena sbozzato, aderente ad un eresia, l’arianesimo, che contrastava con il cattolicesimo dei romani, ma in realtà i barbari credevano ancora in Odino, il Walhalla e in tante superstizioni nordiche.

Oltre che per la religione, gli occupanti avevano un evidente disprezzo per i romani sottomessi, buoni  solo per essere servi ed esclusi dall’attività “nobile”, quella delle armi, riservata ai germani di stirpe guerriera.

Poteva avvenire la sparizione della civiltà latina classica, che durava da dieci-dodici secoli, ma non sarà così. La religione cattolica messa all’angolo saprà organizzare la resistenza ed il riscatto. Solo vent’anni dopo la fine dell’impero d’occidente, un re barbaro, Clodoveo, sarà battezzato dal vescovo san Remigio. Da allora la Francia, intesa come paese occupato dei Franchi, diventa la nazione di riferimento nella caotica Europa occidentale, fino a diventare la sede di un nuovo duraturo impero dopo trecento anni, ad opera di Carlomagno.

Subito dopo, un popolo appena uscito dall’idolatria, gli irlandesi, diventano i nuovi apostoli della Chiesa di Roma con notevoli effetti positivi sui re germanici, che poco per volta rinunciano all’eresia ariana. Nei monasteri e abbazie da loro fondati o ispirati, i monaci raccolgono quanto è possibile della letteratura classica, la trascrivono salvandola dall’oblio. Stessa cosa per le scienze come l’architettura, l’aritmetica, l’astronomia, la musica, reinterpretate e riusate da quei pochi preti e frati che sanno ancora leggere, scrivere, cantare e suonare.

L’umanesimo cristiano funziona così bene che già dopo l’anno 1000 inizia uno sviluppo intellettuale e commerciale, e l’invasione degli islamici in oriente ed in Spagna sarà contenuta e ribattuta con le crociate e la reconquista iberica. Di fatto l’Islam si esprime nei secoli solo con la raccolta di favole delle Mille e una notte, e il paganesimo germanico ha un solo testo, l’Edda di Snorri, peraltro scandinavo e tardivo (XIII secolo). Il Cristianesimo trova invece nuovi eroi e leggende: Artù e il sacro Graal, Orlando e la lotta dell’impero carolingio contro i musulmani, il Leggendario dei santi e l’eroismo dei martiri.
Questi sono i preludi alla rinascita delle arti, delle letterature e anche dei commerci e delle industrie, che daranno all’Europa una nuova stagione di espansione con le scoperte oltre gli oceani.
Dunque, l’invasione barbarica, sul momento negativa, si trasforma tramite il Cristianesimo cattolico in una nuova civiltà allargata a tutti quegli sgradevoli e rozzi nordici esclusi al tempo dell’impero romano.

I nuovi barbari invasori delle Americhe: spagnoli, portoghesi, inglesi, francesi, olandesi, non sono in fondo diversi e non dissimile è il segno lasciato dal Cristianesimo in tutto il Nuovo mondo. Inutile recriminare troppo contro i conquistadores e i colonizzatori di terre strappate agli indios, come lo sarebbe prendersela con i germani invasori della romanità. Sbagliato condannare in toto la colonizzazione europea nell’America Latina. Il proliferare di tanti “caudillos” (dittatorelli) in quelle regioni è dovuta piuttosto al cadere del potere spagnolo sulle sue colonie nel XIX secolo. Ciascuna di queste scegliendo una fallace indipendenza ed un’illusoria libertà è caduta nell’anarchia dei ripetuti “golpe” da parte di militari ambiziosi assetati di potere e ricchezza (una similitudine con la decadenza dell’impero Romano).
Non farebbero eccezione neppure le colonie inglesi diventate gli Stati Uniti, che hanno attirato milioni di emigranti europei con una promessa di benessere pagato molto a caro prezzo, e tanti infelici africani rapiti e sbarcati come macchine da lavoro a basso costo. Eppure anche in questi ultimi il Cristianesimo ha dato il suo frutto: lo Spiritual, il Gospel poi diventati Jazz e simbolo stesso del sound nord americano.
Dai fatti storici emerge una costante di liberazione spirituale, culturale e globale del Cristianesimo nella società umana. È inappropriato quindi parlare di un’apposita teologia di liberazione applicata alla sola America Latina.



 

16 luglio 2019

Sinodo Amazzonico. Il pensiero (assai) confuso di un teologo


Padre Jonas Stohr analizza lo stupefacente libro “Abbi Coraggio, cambia ora il Mondo e la Chiesa!” di uno dei principali organizzatori del Sinodo per la Regione Panamazzonica: il vescovo austriaco Erwin Kräutler.

tratto da PanamazonSynodWatch.
L’autore del libro indicato è succeduto a suo zio come sacerdote missionario, prelato e vescovo (1981-2015) di Xingu, una prelatura nell’Amazzonia [ nota del traduttore: mons. Erich Kräutler (1908-1985) esercitò il suo ministero per decenni in Amazzonia, fu vescovo prelato di Xingu dal 1971 al 1981, e venne sostituito da suo nipote mons. Erwin Kräutler, che ha occupato lo stesso ministero dal 1981 al 2015].

Il prelato, nato in Austria, è stato uno degli esponenti più noti della teologia della liberazione in America Latina e ha lottato con veemenza per i diritti dei popoli indigeni e per la conservazione della foresta tropicale, battendosi contro la costruzione di una diga a Belo Monte, sul fiume Xingu. Tali battaglie – “una opzione per i poveri e per coloro che sono culturalmente diversi” – nonché i suoi numerosi viaggi in Europa costituiscono il fulcro della sua attività. Anche da vescovo emerito pretende di continuare a perseguire questi scopi (p. 142). Dopo il suo ritiro, nel 2015, ha dato alle stampe il libro sopra segnalato. Ora è uno degli organizzatori del Sinodo amazzonico del 2019, assieme al cardinale Hummes.
Da subito sorprende il fatto che il volume non rechi alcuna prova fondata sulla letteratura specializzata né riporti fonti più precise. Ci sono alcuni riferimenti a testi del Concilio (Vaticano II) e a diverse dichiarazioni dell’attuale pontefice. Spesso neppure di queste sono indicate le fonti dovute (p. 18, 24, 69, 74 e ss, ecc.).
Alla fine di ogni capitolo sono descritte regole di vita banali, ispirate genericamente alla Bibbia: ama le persone, rispetta il creato, non disprezzare i poveri, cerca la pace, abbi il coraggio di cambiare, assumi la tua responsabilità globale. Pertanto, imperativi vagamente formulati in un tono piuttosto da populista e da filantropo. Insomma, privo di qualsiasi base teologica convincente.
Tuttavia, il libro riproduce in quantità non comune molte impressioni ed esperienze personali, così come resoconti di convegni e conferenze. Ovunque si trova “l’io” soggettivo e informazioni sulla sua agenda personale (p. 94e ss). Strano, vista la pretesa di validità universale delle sue asserzioni, già riflessa nel titolo. Incredibile è la quantità di generalizzazioni storiche e sociologiche prive di fonti.

Nuove speranze?

Che fondamento ha l’attesa di cambiamenti di questo vescovo? È qualcosa di specificamente cristiano? Mons. Kräutler ci dice che a partire dal Cristianesimo è possibile raggiungere lo stesso risultato ottenuto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani [1] .
Tuttavia la speranza cristiana è soprannaturale e molto diversa dalla speranza naturale, poiché consiste nell’attesa fiduciosa dei beni promessi da Cristo per l’adempimento della volontà divina. Oggetto di speranza propriamente cristiana e di coraggiosa fiducia sono, quindi, soltanto le promesse di Cristo proclamate dalla Fede, e non obiettivi politico-sociali secolari o mutamenti di strutture intra-ecclesiali desiderati in forma privata.
Qui risalta in modo molto chiaro la dottrina di Papa Giovanni Paolo II: “Compito, infatti, d’ogni Vescovo è annunziare al mondo la speranza, a partire dalla predicazione del Vangelo di Gesù Cristo: la speranza ‘non soltanto per ciò che riguarda le cose penultime, ma anche e soprattutto la speranza escatologica, quella che attende il tesoro della gloria di Dio (cfr Ef 1, 18), che supera tutto ciò che è mai entrato nel cuore dell’uomo (cfr 1 Cor 2,9) e a cui non possono essere paragonate le sofferenze del tempo presente (cfr Rm 8,18)” [ n.d.t. Esortazione apostolica post-sinodale Pastores gregis, 16.10.2003, n.3].

La speranza intesa come virtù teologale è qualcosa che va molto oltre le aspettative umane, che possono essere ben diverse nel contesto di un pluralismo legittimo.
Eppure, per mons. Kräutler, a motivare i cambiamenti sono anzitutto considerazioni politico-sociali ed ecclesiastiche. In modo fortemente polemico e semplicistico si è scagliato per decenni contro la politica del governo verso gli indigeni – “Gli indios si vedono negata la loro identità” (p. 46) – e contro la costruzione della diga di Belo Monte (pp. 47-49). Nel libro poi descrive con dettagli la situazione giuridica insoddisfacente dei popoli aborigeni dell’Amazzonia (pp. 45-51).
Ma anche le sue aspettative e richieste socio-politiche (non teologiche) difficilmente risolverebbero i problemi. In fin dei conti, i progetti tecnici e commerciali su grande scala (siano essi dighe, autostrade, etc) presentano tali complessità, che portano i non specialisti ad essere molto cauti nell’opinare sui loro vantaggi o svantaggi. Le imprese avide di lucro e i politici corrotti non solo l’unica causa delle difficoltà.

L’autore indica genericamente la già condannata e obsoleta Teologia da liberazione come “biblica”, “non inventata” [2] . Roma avrebbe sempre trattato in modo ingiusto la teologia della liberazione e le comunità di base latino-americane (p. 130). “Le comunità di base in America Latina…furono ingiustamente guardate con diffidenza da Roma” (ibid.). Tuttavia, con l’attuale Papa, la teologia della liberazione e l’ecologia, con le loro istanze basilari, sarebbero finite “al centro della Chiesa” (p. 44).
“Le comunità di base in America Latina…furono ingiustamente guardate con diffidenza da Roma”. Tuttavia, con l’attuale Papa, la teologia della liberazione e l’ecologia, con le loro istanze basilari, sarebbero finite “al centro della Chiesa”
Le aspettative di mons. Erwin Kräutler non si basano su riflessioni teologiche ma sulla personalità di Papa Francesco, del quale interpreta alcune occasionali dichiarazioni nel senso dei suoi propri vecchi convincimenti ideologici. Il suo libro mira a incoraggiare il Papa a fare cambiamenti, dai quali emergano un maggiore superamento del centralismo (p. 100, 110), una “apertura”, uno stile di leadership più dialogico, nuove riforme della Curia; propugna poi un nuovo ordine economico mondiale, una Chiesa che “proceda dal popolo di Dio e che, costruita a partire da esso … riconosca una struttura e un munus” (p. 126). Elogia il Papa fra l’altro per la sua posizione sul commercio di armi, sulla pena di morte (p. 70 e ss.), sui cambiamenti climatici e sull’ecologia (p. 43 e ss.); per la semplificazione della procedura di annullamento matrimoniale (pp. 19-22), per aver abbandonato la mitra (sic!) e le automobili (p. 83 e ss.). Infine, a suo parere costituisce un motivo di speranza che il Papa nella lettera apostolica Evangelii gaudium conceda più autonomia alle conferenze episcopali e che gli europei siano stati per la prima volta minoranza nell’ultimo Conclave (p. 132 e ss.).
Ritiene un apice della sua vita l’enciclica “Laudato si”, “una vittoria politica incomparabile” (p. 52) per l’Amazzonia. Raccomanda “lettere pastorali provenienti dalla base” (p. 84e ss), il suffragio universale in una determinata diocesi sulle priorità pastorali (p. 85) o, ancora, sondaggi on-line a livello mondiale (p. 100).

Il pensiero europeo della generazione degli anni ’60 e ’70 è il punto di partenza per l’austriaco dell’Amazzonia che oggi, nonostante l’età avanzata, pensa di mettere in atto i propri progetti. Fra questi vanno annoverati principalmente l’abolizione del celibato, l’ammissione dei sacerdoti sposati, nuovi compiti di leadership per i laici e, infine, il sacerdozio delle donne, da introdursi almeno all’inizio, gradualmente e localmente.
Le solenni dichiarazioni di Roma sull’impossibilità di ordinare donne (l’Istruzione Inter insigniores del 1976 e l’Esortazione Apostolica Ordinatio sacerdotalis del 1994) non lo convincono, e le ritiene anzi solo le ferme dichiarazioni di un Papa che, tuttavia, non costituiscono una definizione sull’argomento, su cui invece è necessario ancora un dialogo. Le mutazioni a livello locale, come per es. in Amazzonia, dovrebbero essere seguite da cambiamenti in tutta la Chiesa.
Così si esprime mons. Kräutler sui dibattiti preparatori per il Sinodo sull’Amazzonia convocato per l’ottobre 2019: “Rimane chiaro che l’Amazzonia diventerà un test per la Chiesa brasiliana, per la nazione e per il mondo. Si tratta della conservazione della foresta tropicale e anche delle nuove forme di evangelizzazione dei popoli indigeni” (p. 110).
“Rimane chiaro che l’Amazzonia diventerà un test per la Chiesa brasiliana, per la nazione e per il mondo. Si tratta della conservazione della foresta tropicale e anche delle nuove forme di evangelizzazione dei popoli indigeni”

Vecchie lagnanze e critiche

L’autore si rese noto principalmente per alcuni commenti riguardanti il giubileo della scoperta dell’America. È da decenni che la maggioranza dei demagoghi e pubblicisti locali ritengono un dovere mettere in cattiva luce l’evangelizzazione dell’America Latina, fatta 500 anni fa. I lati positivi sono menzionati solo di passaggio e frequentemente allo scopo di accentuare quelli negativi. A tal fine si servono di affermazioni di Kräutler [3] : l’arrivo degli europei in America Latina fu soprattutto una escrescenza genocida del “dispotismo e dell’avidità per il potere” mediante “atti vergognosi e atrocità belliche”. Quando lo stendardo del Crocifisso fu innalzato il 12 ottobre 1492, sorse l’aurora di un venerdì santo secolare per l’America Latina. Il declino della popolazione in alcuni paesi è descritto come “massacro di massa” perpetrato dai colonizzatori; soltanto di sfuggita si menzionano le malattie portate da fuori. E “la Chiesa” avrebbe giustificato questo modo di procedere per ragioni religiose. Il lavoro missionario, tranne qualche eccezione, non fu evangelizzazione [4] . Roma non seguì la via del Vangelo e della profezia, bensì quella della diplomazia [5] . E si parla addirittura di “complicità” e di “colpa” “della Chiesa”. In particolare, la sentenza (dogmatizzata) “extra Ecclesiam nulla salus” sarebbe stata causa di mancanza di dialogo e di tolleranza. La posizione rappresentativa del Papa e del re servì da motivo di sottomissione. Le religioni indigene furono ingiustamente rifiutate come idolatriche e demoniache. Persino il Catechismo fu messo al servizio di una sorta di terrore psicologico. “I discendenti di questi popoli dissanguati fino alla morte su innumerevoli croci, sono oggi trattati peggio degli ebrei nell’Egitto antico dei faraoni e nell’esilio babilonico o dei cristiani nella Roma di Diocleziano e Nerone” [6] . Si dovrebbe chiedere scusa per la complicità della Chiesa nel genocidio. Le molteplici ingiustizie, la fame di tanti popoli, l’esperienza di violenza e di morte, l’elevato tasso di mortalità infantile, l’apolidismo e l’estorsione, il razzismo, il sessismo, lo sfruttamento abusivo della terra, costituirebbero l’orribile realtà sottostante.
L’autore sembra criticare in generale la Chiesa romana per la sua costante alleanza con i potenti e per non voler abbandonare una vita confortevole e senza rischi. Mons. Kräutler fa sua senza esitazioni la “leggenda nera” di stampo massonico e non risparmia le accuse estremamente polemiche contro i vecchi spagnoli e la “Chiesa” [7] . Queste censure sono state confutate già da molto tempo. Per esempio, ormai si sa che l’accentuato declino della popolazione in America Latina fu causato principalmente da epidemie, infezioni e guerre tribali e, in misura molto minore, dai conflitti militari e la violenza dei relativamente pochi conquistadores.

In occasione del quinto centenario della scoperta dell’America, il Presidente della Società tedesco-brasiliana, il prof. Hermann M. Görgen, un autorevole specialista, già aveva smentito energicamente queste accuse e tentò di dare una risposta oggettiva all’insieme di bugie e mezze verità, distorsioni storiche e accuse inverosimili. Strano è che queste vecchie tesi siano risorte nuovamente [8] .
Come si sa, oggi niente è più facile, più efficace mediaticamente e più impune che spargere calunnie diffamatorie contro la Chiesa. La rivista “Orientierung” è ben nota da decadi per le sue polemiche contro le posizioni di Roma, specialmente nel campo della morale matrimoniale e familiare. All’epoca, la rivista pubblicò un’adulazione indegna: nessuno era così competente come Kräutler per parlare di America Latina. Tuttavia negli scritti di questi non si trova alcun tentativo di fornire una qualsiasi prova con fondamento scientifico rilevante.
Anche tralasciando il carattere populista, il principale errore teologico delle accuse sta nell’attribuire alla Chiesa stessa la colpa per azioni peccaminose di cristiani, causate non dallo spirito della Chiesa bensì da atteggiamenti non ecclesiali e anticristiani. Questa falsa concezione della Chiesa deve essere decisamente rigettata in base alla teologia del Concilio (cf. Cardeal Charles Journet).
Per capire il bene fatto dalla Chiesa e dai missionari basterebbe parlare, tra i molti esempi, delle riduzioni dei gesuiti (1698-1767, specialmente nel Paraguay), così esemplari in molteplici aspetti, come ad esempio in ambito culturale, nella piena integrazione degli indios nella vita comunitaria cristiana, nel garantire agli indigeni benessere materiale e così via.

Dottorato honoris causa

Si fa riferimento al titolo di dottore honoris causa conferito all’autore. Eppure la storia recente dei dottorati onorari concessi dalle facoltà teologiche pubbliche conta non pochi capitoli tristi a causa di questioni ideologiche e finanziarie opinabili [9] . Normalmente, la concessione di un titolo dottorale onorario in teologia non significa ricompensare qualcuno per un impegno socio-politico anche se eccezionale, ma riconoscere dei lavori teologici di carattere scientifico. Invano si cercherà nell’autore segni di una simile qualifica; si troveranno invece solo due articoli piuttosto violenti nella rivista Orientierung [10] e nello Anzeiger für die Seelsorge [11] .
Nessuno dei responsabili del conferimento del dottorato honoris causa a Bamberg in quell’epoca aveva conoscenze o legami di rilievo con l’America Latina; nessuno conosceva né la lingua portoghese né la spagnola; nessuno aveva esperienze pastorali in quell’area geografica o studi specifici; nessuno era mai stato in Sud America; uno di essi vi si era recato appena una volta per fare turismo nei Caraibi. Decisive sono state solo le ragioni ideologiche, giacché Kräutler era considerato un esponente della teologia della liberazione e si voleva giocare una carta episcopale nella campagna allora imperversava sui media.
Secondo un comunicato diffuso dalla segreteria dell’arcivescovo Georg Eder nel 1992 [12] , in occasione del Seminario della Facoltà di Salisburgo, il presule, allora presidente permanente del suo Consiglio, venne a conoscenza del conferimento del titolo solo per una causa fortuita, in quanto seppe di un invito rivolto a mons. Kräutler per una conferenza solenne. A quel punto l’arcivescovo prese una posizione di rifiuto non solo per questioni formali, ma anche sostanziali: “Il vescovo Kräutler … ha smesso purtroppo di presentare nei suoi discorsi una valutazione realmente obiettiva e giusta della missione in America Latina (specialmente in occasione del Giubileo per i 500 anni della scoperta dell’America)”.
Dichiarazione dell’allora arcivescovo di Salisburgo (1992) Georg Eder: “Il vescovo Kräutler … ha smesso purtroppo di presentare nei suoi discorsi una valutazione realmente obiettiva e giusta della missione in America Latina (specialmente in occasione del Giubileo per i 500 anni della scoperta dell’America)

Concetto di missione?

Come si sa, oggi il dinamismo missionario che spetta alla Chiesa per mandato del suo Fondatore (Mt 28,18-20), viene frequentemente denigrato come “proselitismo”. Sorprende che persino un missionario rivolga accuse generiche: “Tutte le forme di proselitismo sono pericolose” (p. 64). “Il cristianesimo fu impiantato a ferro e fuoco a seguito delle guerre dei conquistatori europei come l’unica religione vera nell’America Latina” (p. 65).
Di diverso parere la Congregazione per il Clero, quando, circa l’aspetto missionario del sacerdozio, scrisse: “Non sono, pertanto, ammissibili tutte quelle opinioni che, in nome di un malinteso rispetto delle culture particolari, tendono a snaturare l’azione missionaria della Chiesa, chiamata a compiere lo stesso ministero universale di salvezza, che trascende e deve vivificare tutte le culture” .

Amazzonia come progetto pilota: nuove leadership comunitarie e ordinazione delle donne

L’autore osserva che la Commissione episcopale per l’Amazzonia e il Forum di Dialogo della Conferenza Episcopale brasiliana ora stanno discutendo “le nuove forme di comunità cristiane e il loro governo – compresa l’Eucaristia domenicale. A tal fine si stanno elaborando proposte concrete da presentare al Papa. Non so quali saranno. Certo è che Francesco ha ricevuto la sua formazione in Argentina. Tuttavia credo che non dirà un ‘no’ rigoroso, un quod non all’ordinazione delle donne. Non credo che pensi secondo la logica di ‘o questo o quello’. Sicuramente non se ne uscirà dicendo che tutto quanto hanno affermato i Papi prima di lui è superato. Tuttavia il papa sa molto bene che lungo i secoli diverse questioni nella Chiesa si sono acutizzate, esigendo alla fine una decisione che nessuno avrebbe mai potuto immaginare alcuni decenni prima”.
Mons. Kräutler passa a citare – senza una qualsiasi altra giustificazione – dottrine del Magistero di netta opposizione alla democrazia, alla libertà religiosa, all’esegesi biblica. “Certe credenze e interpretazioni, prima vigorosamente sostenute e persino difese come immutabili, spesso sono state cambiate completamente nel corso del tempo”. “Sono convinto che Francesco si trova in questa tradizione, aperta al dialogo e al cambiamento. Tuttavia la questione dell’ordinazione delle donne è particolarmente difficile perché papa Giovanni Paolo II, nella sua esortazione apostolica O rdinatio sacerdotalis del 22 maggio 1994, dichiarò che la Chiesa non ha autorità per conferire ad esse l’ordinazione e che tutti i fedeli della Chiesa devono aderire a questa decisione. Sebbene non sia un dogma di fede, ‘de fide definita’, si tratta di una dichiarazione abbastanza esplicita di un Papa.

Pertanto, Papa Francesco non procederà da solo circa la questione del sacerdozio, del celibato e dell’ordinazione delle donne, ma agirà d’accordo con i vescovi. In questo contesto, egli di sicuro non prenderà alcuna decisione da applicare immediatamente in tutto il mondo. Perché succeda qualcosa sarà necessario che un numero significativo di Conferenze Episcopali dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa vogliano provocare un cambiamento. Per esempio, ci dovrà essere un consenso a livello continentale oppure universale, un gran consenso. Solo così si avrà un peso sufficiente per cambiare la dichiarazione anteriore di un Pontefice. È sicuro che Francesco non farà questo da solo” (p. 111 e ss).

Mons. Kräutler prosegue: “Ma ciò è fuori dalla realtà della maggioranza delle comunità in Amazzonia, in pratica escluse dall’Eucaristia. Sì, è un’ingiustizia clamorosa privare quelle comunità dall’Eucaristia”. “La mia idea è di giungere prima a soluzioni locali. … Dunque, sarei dell’avviso che nella Conferenza Episcopale del Brasile si debba guardare prima all’Amazzonia e proporre una soluzione ‘ad experimentum’ per quella regione. … Non posso rispondere alla domanda se una comunità possa celebrare l’Eucaristia ogni domenica o meno, in base al fatto che un uomo celibe sia o meno disponibile” (p. 115s).
“Ci sono molte donne che preparano la liturgia domenicale, esistono uomini giovani e vecchi che si impegnano volontariamente con la comunità. Con la dovuta preparazione, tali persone potrebbero essere formate anche per presiedere l’Eucaristia … non come sacerdoti di seconda classe, bensì come donne e uomini ordinati per la loro comunità al fine di presiedere il mysterium fidei, la celebrazione eucaristica. L’ideale sarebbe averne due o tre per ogni comunità. … Tuttavia non posso conciliare con la mia fede che qualcuno decida per conto proprio, senza tanti complimenti, di presiedere la celebrazione dell’Eucaristia o che una comunità attribuisca a qualcuno, per conto proprio, la presidenza della celebrazione eucaristica. Questa sarebbe una rottura con la nostra Chiesa che, dai tempi degli Apostoli, ha sempre avuto il mandato, l’ordinazione, l’imposizione delle mani, insieme alla preghiera di ordinazione e alla invocazione dello Spirito Santo” (p. 117).
“Dobbiamo fare suggerimenti coraggiosi. Per esempio, possiamo pensare a persone, uomini e donne, leader di una comunità che siano incaricati – e a tale fine, ordinati – per presiedere l’Eucaristia domenicale. Ma per me non è una soluzione che questi debbano essere solo i tanto citati ‘viri probati’ (‘uomini sperimentati’) giacché ciò vorrebbe dire che solo uomini sposati possano assumere questo ministero pieno della comunità; invece nello Xingu oggi due terzi delle comunità sono diretti da donne”
In una video-intervista del 30 novembre 2017 [13] Kräutler sostiene: “Dobbiamo fare suggerimenti coraggiosi. Per esempio, possiamo pensare a persone, uomini e donne, leader di una comunità che siano incaricati – e a tale fine, ordinati – per presiedere l’Eucaristia domenicale”. Paradossalmente precedentemente egli aveva posto l’Eucaristia in contrapposizione all’autorità della Chiesa fondata da Cristo [14] .
Nel suo libro torna sull’argomento: “Si tratta qui di nuove forme di comunità cristiane e della loro leadership, compresa l’Eucaristia della Domenica”. “Una possibilità ecclesiale comprovata sarebbe quella di permettere ‘ad experimentum’ nell’Amazzonia uomini e donne sposati che dirigono comunità e che possano presiedere anche l’Eucaristia. Ma per me non è una soluzione che questi debbano essere solo i tanto citati ‘viri probati’ (‘uomini sperimentati’) giacché ciò vorrebbe dire che solo uomini sposati possano assumere questo ministero pieno della comunità; invece nello Xingu oggi due terzi delle comunità sono diretti da donne” (p. 110).
Una persona che commenta i preparativi del Sinodo osserva (16 giugno 2018): “Nella discussione manca quasi del tutto una dimensione teologica che metta l’enfasi sul fatto che il celibato non è solo una legge della Chiesa e quindi mutabile, bensì una caratteristica essenziale del sacerdozio secondo il modello di celibato di Gesù Cristo e della vita celibe della tradizione apostolica”.

Valutazione

Il libro tratta di una varietà di tematiche che spaziano dalle scienze sociali all’esegesi, dalla politica alla storia e struttura della Chiesa, sino al diritto canonico. Fra tutti questi temi, ve n’è qualcuno che sia affrontato, almeno approssimativamente, in modo obiettivo e teologico? Presenta proposte realmente nuove rispetto a quelle degli anni ’70? In realtà nel libro, più o meno direttamente, si presentano fatti e verità teologiche già chiariti da molto tempo, riproponendoli come temi di dibattito.
Le numerose distorsioni storiche, semplificazioni e generalizzazioni demagogiche, non sono altro che ripetizioni di vecchie affermazioni note, storicamente e sociologicamente insostenibili, prodotte dalla campagna scatenata contro la Chiesa in occasione del Giubileo per la scoperta dell’America. Sorprende che proprio quanti si vantano incessantemente di volere ogni forma di cambiamento strutturale per il presente, giudichino così negativamente i cambiamenti del passato, cioè di 500 anni orsono, rifiutandoli nel loro insieme.

D’altra parte, si spera invano che i manifestanti anticapitalisti facciano una protesta altrettanto clamorosa contro l’invasione delle sette nordamericane, la mafia, le droghe e l’incremento della contraccezione, promossa da grosse compagnie farmaceutiche.
Del resto, i vescovi sembra lavorino talmente tanto, che i fedeli li vedono molto di rado. Esiste infatti il problema crescente degli “zii viaggiatori”: vescovi, pastori e funzionari che molto raramente si trovano nella loro diocesi o parrocchia poiché presenziano tutti i simposi possibili e immaginabili all’estero. Ci si può chiedere: come dobbiamo giudicare i lunghi mesi di viaggi per le conferenze in Europa?
In un’intervista a Vienna, l’autore (Erwin Kräutler) ha dichiarato recentemente: “Io sono stato sempre una persona sensibile”. Tuttavia non si constata la sua liberazione dai preconcetti emozionali degli ultimi 30 anni, né una richiesta di scuse per le pesanti offese che rivolge qua e là. Il suo libro offre invece tesi e affermazioni populiste per persone sature di pregiudizi ideologici, ma mai un incentivo alla riflessione teologica o al rinnovamento spirituale.
Si tratta piuttosto di una auto-squalifica teologico-scientifica dell’autore, che potrebbe essere tranquillamente dimenticata. Eppure gli elogi che riceve per i suoi vecchi postulati, lo rendono ancora motivo di preoccupazione, visto che l’autore è uno degli incaricati della preparazione del Sinodo Amazzonico del 2019. Il Sinodo tratterà principalmente delle nuove forme di leadership comunitarie in contraddizione con la dichiarazione Pastores dabo vobis? O fraternizzerà con le macchinazioni contro la fede provenienti dagli Stati Uniti [15] ? Se il Papa realmente è così favorevole (all’autore) come questi immagina, allora si potrebbe dire che con tali amici non ha davvero nessun bisogno di nemici!
Traduzione dall’originale tedesco a cura di Renato Murta de Vasconcelos
  • Nota: non tutte le idee esposte in questo articolo riflettono necessariamente la posizione di Pan-Amazon Synod Watch.
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*Padre Johannes Stöhr è nato a Berlino ed è stato ordinato sacerdote nel 1958. È stato professore di Teologia Dogmatica alla Facoltà Teologico-Filosofica di Bamberga e professore invitato presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma e l’Università di Navarra a Pamplona. Autore di numerosi libri e trattati, attualmente risiede a Colonia.

Note
1. “Ad ogni modo, a partire da un fondo cristiano e basandosi sulla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non è difficile giungere alla stessa conclusione: la nostra responsabilità per le persone e per l’ambiente, contro l’emarginazione e l’esclusione, per la partecipazione e per l’incontro alla pari” (S. 137).
2. “Kirche-und-Leben.de”, Intervista del 30.11.2017. Vedi, per es. : “Ancora oggi cardinali, vescovi, presbiteri e laici del cosiddetto campo ‘conservatore’ si scagliano contro la biblica teologia della liberazione … Essi non vogliono rinunciare all’antica ‘santa alleanza’ con i potenti e i ricchi, perché è più facile vivere in alleanza con i potenti e i ricchi” (Voralberger Kirchenblatt, 4.3.1991).
3. E. Kräutler, Die Nacht ist noch nicht vorüber, … Wiederholt sich die Geschichte ?, Orientierung 56 (1992) 65-70, 80-84. Simili concetti li ha detti nel suo discorso all’incontro di Cusanuswerk l’ 8.3.1992: “500 anni dell’America Latina: la notte non è ancora finita…”, Bonn 1992, 26 pp.
4. Orientierung 56 (1992) ibd., p. 68
5. Ibid.
6. Ibd., p. 70
7. “Anche la Chiesa fu in parte colpevole… La buona novella diventò per gli indios un messaggio di violenza e minaccia. La Chiesa ufficiale allora sbagliò. Non ebbe il coraggio di aderire ai diritti umani, ma si chinò alle corone spagnola e portoghese. La Chiesa non era preoccupata per l’evangelizzazione…” (Kathpress, 7.1.1992). “Mai ci fu un ‘incontro’ di entrambe le culture, come si afferma sovente. Anzi, si trattava di una questione di distruzione culturale in cui ciò che importava era l’oro, le spezie e il potere” (Kathpress, 7.1.1992). Tuttavia nella cultura azteca si immolavano vittime umane, migliaia di bambini venivano sacrificati ogni anno ma, soprattutto, i prigionieri.
8. Hermann M. Görgen, 500 Jahre Lateinamerika – Licht und Schatten , 2Münster i. W. 1993, digitalizzato nel 2008. Görgen fu nominato professore ordinario della Facoltà di Filosofia dell’Università Cattolica di Salisburgo nel 1938. Fuggì dal suo Paese per motivi politici. Dal 1950 al 1954 insegnò a Juiz de Fora (Brasil). Dal 1957 al 1973 fu l’incaricato del Gabinetto di Stampa e Informazione del Governo Federale tedesco per gli affari speciali con l’America Latina e, di seguito, nel 1959, divenne rappresentante speciale del Cancelliere Federale Konrad Adenauer per il Brasile. Nel 1960 fondò la Società Brasile-Germania per lo Scambio Culturale fra entrambi i Paesi e, un anno dopo, creò il Centro Latino-Americano, una organizzazione di cooperazione per lo sviluppo. Görgen ebbe una parte decisiva anche nella fondazione dell’opera di aiuto cattolica Adveniat.
9. Le facoltà teologiche del Governo hanno concesso numerosi dottorati honoris causa, nonostante alcuni degli omaggiati non si siano comportati in maniera adeguata (talvolta hanno avuto un ruolo decisivo anche dei regali). Per esempio, per ragioni ideologiche molti si opposero alla nomina del card. Meisner mediante la Dichiarazione di Colonia – senza che mai un membro della Facoltà l’abbia visto o sentito, oppure letto una sola riga dei suoi scritti e che, in qualche modo, abbia cercato di conoscere meglio la situazione di Colonia. Non molto diverso è stato il caso di Kräutler.
10. E. Kräutler, Die Nacht ist noch nicht vorüber, … Wiederholt sich die Geschichte?, Orientierung 56 (1992) 65-70, 80-84.
11. E. Kräutler, Der Schrei der Völker von Lateinamerika: Wir wollen leben. Zum Bedenkjahr 1992 , Anzeiger für die Seelsorge, maggio 1992, 203-206; giugno 1992, 268-277.
12. Pressestelle der Erzdiözese Salzburg, Nr. 33/92 de 14. 3. 1992; Nr. 31/92 de 13. 3. 1992. Erzbischöfliches Sekretariat, 24.3.1992. Vedere anche: Deutsche Tagespost, 21.3.1992.
13. https://bit.ly/2Jo7TgH
14. “A una Chiesa piramidale, che si orienta secondo lo schema della ‘sottomissione alla autorità di Dio’ si deve sostituire una Chiesa che abbandona tutto il colonialismo religioso e che coltiva il dialogo, anziché la tutela autoritaria da inquisizione anacronistica … Al posto della piramide deve subentrare, secondo lo spirito di Gesù Cristo, a ‘comunità di comunione eucaristica’” (Voralberger Kirchenblatt, 4 gennaio 1991).
15. L’Association of U.S. Catholic Priests (AUSCP) sostiene l’ordinazione di donne per il diaconato permanente e chiama a uno studio e a un’aperta discussione sull’ordinazione di donne e uomini sposati al sacerdozio ( https://bit.ly/2LEMqBI ).




https://panamazonsynodwatch.info/it/2019/07/09/lautentico-pensiero-di-uno-dei-protagonisti-del-sinodo-amazzonico/