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08 settembre 2019

Gli indigeni: "Bolsonaro? L'unico che fa qualcosa per noi".


Mentre i vari governi para socialisti e i cattoprogressisti si riempiono la bocca di indigenismo e di aiutare i popoli dell'Amazzonia, il cattivo Bolsonaro li starebbe aiutando fattivamente. Quello che secondo le Fake News della stampa di vasta diffusione starebbe progettando uno sterminio di massa e una cancellazione del "polmone del mondo" (che poi polmone non è), in realtà sta facendo esattamente il contrario. A dirlo sono gli indigeni stessi, spazzando via molta retorica fuori luogo e l'eretico Instrumentum Laboris del prossimo sinodo. 
Gli indigeni vogliono infatti ribellarsi contro coloro che vogliono mantenerli primitivi e a vivere in stato selvaggio, come se l'Amazzonia fosse un gigantesco zoo e loro gli animali da esibizione. Bolsonaro li sta facendo addirittura entrare nel governo!
Ringraziamo l'Associazione Tradizione Famiglia e Proprietà per il seguente articolo.

"SOLO BOLSONARO FA QUALCOSA PER NOI, INDIGENI"


Intervista alla leader indigena Silvia Nobre Waiãpi, Segretario nazionale per la Sanità indigena, in Brasile:

In un’intervista al canale brasiliano Terça Feira Livre, la leader indigena Silvia Nobre Waiãpi ha riferito che, mentre i vari governi della sinistra si riempivano di parole buoniste nei confronti degli indios amazzonici, senza mai fare niente di serio, il presidente Jair Bolsonaro ha finalmente preso in mano la loro causa. Waiãpi è stata nominata recentemente Segretario nazionale per la Sanità indigena.

Sugli incendi nell’Amazzonia, Waiãpi afferma che sono normali in questo periodo dell’anno: “Nel periodo di secca, la stessa natura si protegge. Anzi, i registri storici mostrano incendi molto più ingenti nel passato. Esiste un chiaro intento di criminalizzare l’attuale governo”.

Commentando l’immane propaganda che si è abbattuta sul Brasile, Waiãpi dichiara: “Io vedo un intento di creare un’isteria collettiva, in Brasile e nel mondo. Le persone sanno che con questo governo le cose stanno migliorando, specialmente nella lotta contro la corruzione. (…) Dire che Bolsonaro odia gli indios, che egli è misogino, è falso. Per esempio, mi dica in quale altro governo un’indigena come me è stato nominato ministro? Proprio il governo che tutti accusano di odiare gli indios, è quello che sta aprendo spazi agli indigeni, nominandoli per cariche istituzionali e creando appositi organismo federali”.

Infatti, oltre alla stessa Waiãpi, responsabile della sanità indigena su tutto il territorio nazionale, Bolsonaro ha nominato un’altra indigena, Sandra Terena, Sottosegretario alla Famiglia, con delega per le politiche di promozione dell’uguaglianza razziale.

“Noi indigeni – continua Waiãpi – vogliamo essere protagonisti della nostra propria storia. Non vogliamo continuare a dipendere da persone e organismi, come le ONG, che ci dicono cosa dobbiamo fare”. La leader indigena ha parole durissime contro le ONG ideologizzate: “Io conosco alcune ONG che veramente fanno un bel lavoro, per esempio in ambito sanitario. (…) La maggior parte però, altro non sono che strumenti politici e ideologici, che abusano del finanziamento pubblico. Molte di esse sono attualmente sotto indagine giudiziaria. Altre ONG fungono da paravento di interessi economici internazionali”.

Sull’agenda della sinistra ecologista e indigenista, che vorrebbe lasciare gli indigeni allo stato selvaggio, Waiãpi ha le idee chiare: “Quelli che vogliono mantenere gli indios allo stato selvaggio, vogliono semplicemente tagliarli fuori dallo sviluppo, per poter sfruttare le loro terre. Noi, invece, vogliamo che gli indios si integrino, che siano informati, che abbiano accesso ai meccanismi di decisione, che prendano il loro futuro nelle proprie mani”.

Ecco l'intervista:



 

22 giugno 2019

Sinodo. Il progetto mondialista delle Tre A che spaccherà il Brasile

di Paolo Maria Filipazzi
“Vogliono rubarci l’Amazzonia”: con queste parole il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, nel corso di un’intervista al quotidiano Valor Economico, esplicita la sua preoccupazione per il Sinodo sull’Amazzonia che la Chiesa cattolica sta per celebrare. Secondo Bolsonaro “quelli stanno cercando di creare nuovi paesi” all’interno del territorio brasiliano. “Si tratta” spiega il leader brasiliano “della 'triple A', un territorio di 136 milioni di ettari, che include le Ande e l'Amazzonia, fino all'Atlantico: una grande fascia che verrà posta sotto controllo mondiale, in nome della protezione ambientale". E, rispondendo ad attacchi ricevuti nel corso degli ultimi mesi, chiarisce: “la stampa all’estero dice che voglio distruggere l’Amazzonia, in realtà quello che voglio è che l’Amazzonia resti nostra”.

L’intervento di Bolsonaro è un macigno gettato nello stagno già agitato del Sinodo, il cui instrumentum laboris, presentato pochi giorni fa, è, senza troppi giri di parole, inaccettabile. Ora, però, emerge un nuovo aspetto a riguardo: di mezzo non c’è solo la proclamazione di eresie e sciocchezze ambientaliste e politicamente corrette varie ma, come spesso accade in casi del genere, il perseguimento di piani ed interessi che con la missione che Cristo ha assegnato alla Chiesa c’entrano ben poco.

A riguardo già da tempo il governo brasiliano stava mostrando inquietudine. A febbraio il Ministro della Sicurezza Istituzionale, generale Augusto Heleno Ribeiro aveva lanciato l’allarme, dichiarando, sulla base dei rapporti dell’intelligence, che la Chiesa stava tramando contro l’interesse nazionale brasiliano, in particolare puntando il dito contro il cardinal Hummes, prelato iperprogressista molto vicino all’ attuale Pontefice, dal quale è stato nominato relatore proprio del Sinodo incriminato. Anche il generale Heleno non ha usato mezzi termini: “Il compito del governo sarà quello di neutralizzare l’impatto di questo incontro e di rafforzare la sovranità del Brasile, per impedire che interessi stranieri finiscano per prevalere in Amazzonia”.

Per chi non lo sapesse, la presenza missionaria della Chiesa in Amazzonia è, qui come altrove, da tempo disgraziatamente inquinata da intrecci con ONG di vario genere, e l’attività di questa alleanza preoccupa le autorità brasiliane, che hanno più che un sospetto che clero progressista ed attivisti siano al lavoro per favorire, sotto il paravento di frescacce varie, interessi economici che avrebbero tutto da guadagnare da uno smembramento del Brasile che sottragga tali aree al controllo dello Stato per lasciare di fatto l’Amazzonia in balia di speculatori stranieri.

Si tratta qui di un fatto probabilmente senza precedenti nella storia più recente della Chiesa: un governo che, abbandonando le formali dichiarazioni ossequenti, entra senza troppi complimenti nel merito di un’assemblea sinodale, i cui contenuti sono quindi, da qui in poi, destinati ad essere oggetto di dibattito politico, e con ogni probabilità di polemica accesa, in Brasile. Ciò che va sottolineato è, però, che qui non si dibatte di questioni di fede e morale, ma di faccende che esulano totalmente dall’ambito di competenze della Chiesa, la quale sta invadendo un campo non suo per sostenere torbidi progetti politico-economici, inducendo il governo di uno Stato sovrano ad alzare gli scudi.
La crisi della Chiesa, portata al deragliamento da coloro che dovrebbero guidarla, è sempre più evidente e drammatica.

Dichiarazione di Bolsonaro
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