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13 gennaio 2020

Benedetto XVI non può tacere. Era ora

Ratzinger e Sarah non possono più tacere sullo scempio amazzonico. Era ora (anche se il riferimento al sinodo dei media contro il sinodo vero era risparmiabile, dato che il sinodo vero è stato di per sé inaccettabile). Rubiamo (con permesso) da Messainlatino.

Breaking news sul nuovo libro del papa emerito Benedetto XVI e del Card. Sarah che uscirà il 15 gennaio prossimo e del quale Le Figaro pubblica un’anticipazione.
Attacco diretto all’apertura ai preti sposati.
Di seguito alcuni link tra cui la traduzione della relazione di Le Figaro.
La possibilità di ordinare uomini sposati sarebbe una catastrofe pastorale.
Bomba contro Papa Francesco?



Su TGCom
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/celibato-dei-sacerdoti-benedetto-xvi-e-indispensabile-non-posso-tacere_13375275-202002a.shtml

La Repubblica
https://www.repubblica.it/vaticano/2020/01/12/news/ratzinger_nel_nuovo_libro_scritto_con_il_cardinale_sarah_il_celibato_e_indispensabile_-245619052/

Sul blog di Magister
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/01/12/un-libro-bomba-ratzinger-e-sarah-chiedono-a-francesco-di-non-aprire-varchi-ai-preti-sposati/


Le figaro https://www.lefigaro.fr/actualite-france/celibat-des-pretres-benoit-xvi-sort-du-silence-20200112

ESCLUSIVA  di ©️Dogmatv.it
– LA TRADUZIONE A CURA DI DOGMATV.IT DELL'AMPIO RESOCONTO DI LE FIGARO SUL LIBRO DI BENEDETTO XVI E DEL CARD. SARAH

Celibato del sacerdozio: il grido di allarme di Benedetto XVI

ESCLUSIVO – Il Papa Emerito prende una posizione ferma contro l'ordinazione sacerdotale degli
uomini sposati in un libro co-firmato con il cardinale Sarah, di cui Le Figaro rivela i passaggi chiave.

Di Jean-Marie Guénois

(fonte: https://www.lefigaro.fr/actualite-france/celibat-des-pretres-benoit-xvi-sort-du-silence-20200112)

Quasi sei anni dopo la sua rinuncia al trono di San Pietro, l'11 febbraio 2013, il Papa emerito Benedetto XVI, 92 anni, esce dal suo silenzio per chiedere a papa Francesco di non intraprendere il cammino di ordinazione al sacerdozio di uomini sposati.  Insieme al cardinale Robert Sarah, di origine guineana, hanno scritto un libro intitolato Des Profondeurs de nos Cœurs, pubblicato per la prima volta in francese il 15 gennaio da Fayard's.  Le Figaro è stato in grado di ottenerlo in esclusiva per tutto il mondo.

Questa iniziativa assume un carattere storico a causa della stessa gravità delle parole di Papa Emerito Benedetto XVI e del peso della sua autorità di teologo.  Due volte, nel 2017 su questioni liturgiche, poi nella primavera del 2019 sull'analisi della crisi della pedofilia, Benedetto XVI aveva pubblicamente - ma molto discretamente - preso la penna.  Ciò che denuncia oggi ha una portata completamente diversa: considera compromesso il futuro della Chiesa cattolica latina se si tocca il celibato sacerdotale, uno dei suoi pilastri.

Il libro è quindi un motivo molto strutturato che giustifica il celibato sacerdotale, ma anche un potente messaggio di sostegno per i sacerdoti, che i due autori vedono "confusi dall'incessante messa in discussione del loro celibato consacrato".  A loro sono dedicate anche le 175 pagine: “In omaggio ai sacerdoti di tutto il mondo”. Presentano due testi, sostanziali, accessibili e molto robusti, uno per la penna dell'emerito Papa, l'altro per il cardinale, che co-firmano  introduzione e conclusione.

Al contrario, nessuna aggressione o controversia appare in queste pagine contro l'attuale pontefice romano.  Il papa emerito e il prelato africano si presentano come due "vescovi" in "obbedienza filiale a papa Francesco" che "cercano la verità" in uno "spirito di amore per l'unità della Chiesa".  Scrivono, quindi, prendendo le distanze dall'"ideologia" che "divide".  O anche "litigi di persone, manovre politiche, giochi di potere, manipolazioni ideologiche e aspre critiche che giocano il gioco del diavolo, il divisore, il padre delle menzogne".

 Attenzione

Ma non nascondono nemmeno la loro impossibilità di "tacere": "Silere non possum!  Non riesco a tenere la bocca chiusa”, affermano con fermezza, citando Sant'Agostino.  In particolare dopo "lo strano sinodo dei media", dedicato lo scorso ottobre all'Amazzonia, che ha effettivamente votato, a maggioranza dei due terzi, la proposta di ordinare diaconi permanenti al sacerdozio, quindi uomini sposati, a  per compensare la mancanza di ministri della religione in Amazzonia.  In questo, chiedono a tutta la Chiesa di non essere "colpita" da "cattive richieste, produzioni teatrali, menzogne malvagie, errori alla moda che vogliono svalutare il celibato sacerdotale".

Papa Francesco pubblicherà nelle prossime settimane l'esortazione apostolica post-sinodale che dovrebbe formalizzare questa misura.  A meno che non esegua il backup, sarebbe una sorpresa.  Se Francesco ha sempre sostenuto pubblicamente il celibato sacerdotale, è anche aperto a un'eccezionale soluzione locale per rispondere alla crisi delle vocazioni.  Un'idea alla quale il cardinale Sarah, nelle sue conclusioni, lo spinge a rinunciare: “Esiste un legame ontologico-sacramentale tra sacerdozio e celibato.  Qualsiasi indebolimento di questo legame costituirebbe una riconsiderazione del magistero del concilio e dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.  Chiedo umilmente a Papa Francesco di proteggerci definitivamente da tale eventualità ponendo il veto a qualsiasi indebolimento della legge del celibato sacerdotale, anche limitato all'una o all'altra regione ”.

La possibilità di ordinare uomini sposati rappresenterebbe una catastrofe pastorale
Cardinale Robert Sarah

Questo stesso cardinale - che ha seguito tutto il lavoro del sinodo sull'Amazzonia, sin da quando era membro - avverte anche: "La possibilità di ordinare uomini sposati rappresenterebbe una catastrofe pastorale, una confusione ecclesiologica e un  oscuramento nella comprensione del sacerdozio". Aggiunge con Benedetto XVI, nelle loro conclusioni, che " ùl'ordinazione sacerdotale porta all'identificazione con Cristo.  Certamente, la sostanziale efficacia del ministero rimane indipendente dalla santità del ministro, ma non si può ignorare la straordinaria fecondità prodotta dalla santità dei sacerdoti".

I due prelati non sottovalutano in alcun modo la difficoltà di vivere questo celibato.  Lo riconoscono più volte e arrivano fino a dare consigli concreti ai sacerdoti.  Ma questo non è ai loro occhi un motivo per abbandonare questa disciplina.  Certo, non è un dogma, come sostenuto dagli avversari del celibato, che dimostrano, date dei consigli in mano, che la Chiesa cattolica avrebbe impiegato quindici secoli per imporre questa misura ai sacerdoti.  E, secondo loro, è tempo di consentire loro di sposarsi di nuovo, soprattutto nel contesto di una crisi legata all'abuso sessuale.

Argomenti magistrali

La risposta a questa grande obiezione è il cuore pulsante del libro.  E Benedetto XVI offre un magistrale argomento teologico.  Attinge alle radici ebraiche del cristianesimo in cui i sacerdoti erano già "separati", respinge nel passare le tesi di Lutero e dimostra che il sacerdozio e il celibato sono uniti dalla "nuova alleanza" di Dio con l'umanità, operati  da Gesù, la cui totale oblazione è il modello stesso del sacerdote.

Questa "astinenza ontologica" non è, scrive, "un disprezzo per la corporeità e la sessualità".  Ma una scelta deliberata, insiste, spiegando che, anche "nella vecchia Chiesa", quindi nel primo millennio, "gli uomini sposati potevano ricevere il sacramento dell'ordine solo se avessero commesso  rispettare l'astinenza sessuale con la moglie”, sul modello di San Giuseppe.

Il cardinale Sarah, d'altra parte, difende il celibato sacerdotale con grande ardore, essendo particolarmente commosso da "molti sacerdoti disorientati, disturbati e colpiti nel profondo della loro vita spirituale dalle domande violente della dottrina della  Chiesa”.

Ha quindi proposto una "riflessione pacifica e orante sulla realtà spirituale del sacramento dell'ordine", basata su trenta argomenti teologici, storici, pastorali e sperimentali.  Punto di forza del libro, in cui tutta la sua autorità e la sua esperienza di "figlio d'Africa", nato animista, esprimono la convinzione che solo la "radicalità evangelica" attira: "Nella Chiesa, le crisi sono sempre superate da un  tornare alla radicalità del Vangelo e non mediante l'adozione di criteri mondani ”. A riprova, “la fioritura delle Chiese africane”.  Come quindi dare "sacerdoti di seconda classe" ai "popoli dell'Amazzonia"?  chiede.  "Non priviamoli della pienezza del sacerdozio.  Non priviamoli del vero significato dell'Eucaristia", chiede.

Come queste prese di posizioni saranno accolte da Francesco?  Accetterà di aprire un vero dibattito?  Rifiutandolo a rischio di un pesante attacco?  O soffocandolo con complimenti gentili?  Francesco non ha mai risposto ai cardinali che avevano espresso pubblicamente dubbi sulle conclusioni del sinodo sulla famiglia riguardo ai divorziati risposati ... Può chiudere allo stesso modo la porta al papa emerito?

©️Dogmatv.it – libera diffusione citando la fonte

 

18 settembre 2017

La dura vita delle «mogli» dei reverendi

di Giuliano Guzzo
Il celibato ecclesiastico, come noto, è da anni, costantemente, nel mirino di intellettuali e teologi progressisti i quali affermano che la vita dei sacerdoti e, più in generale, quella della Chiesa cattolica di rito latino migliorerebbe di molto se solo ai preti, come avviene in altre confessioni cristiane, fosse consentito di avere moglie. Una tesi condivisa da molti, ma che presenta almeno due punti deboli. Il primo consiste nel fatto che, se si vanno a vedere quelle congregazioni cristiane nelle quali i reverendi hanno famiglia, si scopre come esse subiscano allo stesso modo, se non di più delle altre, il fenomeno della secolarizzazione. Non è cioè vero che «aggiornando la morale», si arresti l’emorragia di fedeli che interessa molte chiese: proprio per nulla.

Un secondo aspetto che i tifosi della rimozione del celibato ecclesiastico farebbero bene a tenere presente, è che quella della moglie del reverendo non è affatto una vita facile, risultando piuttosto stressante. Non è, si badi, la tesi di qualche conservatore privo di misericordia, ma la realtà emersa da uno studio condotto su oltre 700 di queste donne (provenienti da diversi ambiti: Assemblee di Dio, Luterano, Pentecostale, Battista, ecc.), dal quale cui è emerso come una su quattro, tra le mogli dei reverendi, lavori a tempo pieno; come molte lamentino il fatto che essere la consorte di un pastore le limiti sia economicamente sia nelle relazioni: sette su dieci, infatti, dichiarano di avere appena una manciata di amici, e la maggioranza ritiene che gli impegni ecclesiastici ostacolino il tempo familiare.

Non solo, quasi l’80% di queste donne segnala come la loro comunità si aspetti che quella del reverendo sia una famiglia modello – con tutto lo stress che ne segue -, il 38% fa presente come la congregazione abbia aspettative eccessive sui figli del reverendo e più del 30% fa presente come il loro nucleo familiare non abbia abbastanza privacy (cfr. AA.VV. (2017) Pastor Spouse Research Study; «LifeWay Research»; 1-155). Numeri che mettono un po’ in crisi, si converrà, l’idea che abolire il celibato ecclesiastico e consentire ai pastori di avere famiglia sarebbe una svolta, nei fatti, così positiva. Poi è chiaro: lo studio citato non ha un gruppo di controllo e non consente confronti né generalizzazioni. Eppure basta a suggerire che quella a favore del celibato ecclesiastico sia, probabilmente, la posizione più saggia.

da Giuliano Guzzo.it


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01 ottobre 2016

San Girolamo, il santo della Vulgata e del celibato del clero


di Alfredo Incollingo

Ci sono santi ospedalieri, confessori e crociati; santi nobili e umili d'origine; santi di provenienza laica o chierici; ci sono poi uomini di Dio che furono in vita letterati e fini studiosi. Erano intellettuali che posero la loro intelligenza e la loro penna al servizio di Dio e il loro impegno li valse la qualifica di Dottore della Chiesa Cattolica: vennero naturalmente riconosciuti pilastri indispensabili del cattolicesimo.
San Girolamo è tra questi uno dei più ricordati. Lo conosciamo principalmente per la sua Vulgata, per il suo intenso lavoro di traduttore che ha permesso ai primi cristiani di conoscere le Scritture. Per noi cristiani d'occidente ha rivestito un ruolo decisivo per la conoscenza della Bibbia: la Vulgata, che abbiamo citato prima, è la sua traduzione latina del testo sacro.
Nacque a Stridone, in Illiria, nel 347, ma ancora adolescente si trasferì a Roma per continuare i suoi studi di retorica. Probabilmente, dopo un'attenta valutazione sul suo futuro, decise di abbandonare ogni mondanità per andare a Treviri, dove viveva una comunità di anacoreti che tanto aveva attirato la sua attenzione. Si fece eremita ad Aquilea, che ospitava una grande e rinomata cerchia di asceti. Questa esperienza lo deluse profondamente per le continue rivalità tra i superiori e i singoli membri della comunità.
Decise così di lasciare l'Occidente per l'Oriente, stabilendosi nel deserto della Calcide, in Siria, vivendo per due anni in totale isolamento. Il santo non trovò pace neanche in pieno deserto! Ad animare gli eremiti e i cristiani della regione, oltre alle classiche rivalità tra vescovi, si intromise anche l'eresia ariana che creò non pochi problemi alla Chiesa Cattolica. Girolamo fuggì ad Antiochia nella speranza di trovare un luogo adatto alle sue necessità spirituali. In città approfondì presso la scuola teologica locale lo studio della disciplina, venendo consacrato presbitero dal vescovo Paolino. Sempre per motivi di studio si trasferì a Costantinopoli, imparando il greco con San Gregorio Nazianzeno e venendo a conoscenza così di importanti opere teologiche.
Fu la sua profonda conoscenza della lingue ellenica a convincere Papa Damaso I a commissionargli la traduzione in latino della Bibbia dei Settanta, la traduzione greca della Scrittura. Dopo aver lasciato con Nazianzeno Costantinopoli, Girolamo fece ritorno all'Urbe nel 382. Venne nominato segretario del pontefice, indicato da questi tra l'altro come suo successore, e lavorò alla Bibbia in latino. La Vulgata sarà il testo di riferimento per la copia e poi per la stampa di tutti i testi sacri cristiani finora conosciuti, almeno fino al XX secolo, quando si preferì tradurre la Bibbia senza la mediazione greca (per ottenere un testo scevro da errori di traduzione).
Fu un personaggio attivo nella Curia romana, tanto da meritarsi gli elogi del Papa e l'inimicizia del clero per le sue riforme, controcorrenti. All'epoca, a Roma, era sorto un gruppo di nobildonne e di popolane volenterose nel dedicare totalmente la propria vita alla contemplazione, rinunciando a tutto, soprattutto alla propria sessualità. San Girolamo promosse questa iniziativa quale padre spirituale delle donne, convincendosi del necessario celibato per condurre un'esistenza completamente dedicata a Dio.
Prima delle leggi dell'imperatore Onorio il clero poteva sposarsi e avere concubine e le battaglie girolomite non furono gradite. Quando morì Damaso I, con un colpo di mano il clero romano elesse come suo successore il diacono Siricio, e Girolamo fu attaccato da più fronti e costretto all'esilio da Roma nel 385. Aleggiava sulla sua persona inoltre il sospetto di istigazione al suicidio: una giovane consacrata era morta forse per i troppi digiuni cui si sottoponeva, seguendo pedissequamente gli insegnamenti del santo.
Da Ostia, e con un gruppo di discepoli, ritornò in Oriente, nei pressi di Gerusalemme, dove si stabilì. Onde promuovere la sua riforma sul celibato fondò ben due monasteri, uno maschile e uno femminile, che seguiva le sue regole sull'astinenza e il rifiuto in toto della mondanità. Visse nel suo convento fino alla morte, dedicandosi alla traduzione della Bibbia, avvenuta nel 420, l'anno dell'approvazione della sua riforma con una legge dell'imperatore Onorio che imponeva il celibato a tutto il clero.