di Alessandro Rico
Mai come in questi giorni torridi
d’estate, è facile rendersi conto che la vita, come diceva Pirandello, è una
commistione di comico e tragico. Berlusconi è finalmente colpevole. Mandante di
stragi mafiose? No. Corruttore di magistrati? Manco. Puttaniere? Neppure.
Evasore. Nel tripudio dello stato ladro, il primo contribuente italiano viene
condannato perché doveva pagare di più. Il che sarebbe un titolo di merito, se
solo Berlusconi ammettesse: «Sì, ho frodato questo fisco vessatorio, e lo
rifarei un milione di volte», scatenando una guerra tipo Boston Tea Party.


