Non siamo abituati ad ascoltare
cattolici di centrodestra capaci di argomentare la difesa dei valori non
negoziabili. Figuriamoci se siamo abituati ai cattolici progressisti. Eppure
c’è a sinistra un cattolico – di cui non condividiamo comunque molte delle posizioni (una su tutte la difesa della legge 194) – che non si è prostrato all’omosessualismo e alla cultura della libertà come licenza. Si
tratta di Mario Adinolfi, romano classe 1971, blogger, ex parlamentare PD, ex
sinistra DC, persino giocatore di poker, che il 19 marzo ha pubblicato "Voglio la mamma", un libro che
coraggiosamente sfata i miti della sinistra postcomunista, rimescolata in salsa
Radicale.
Caro
Adinolfi, che sfida lancia a questi luoghi comuni della sinistra
radicaleggiante? Come dissacra il totem dei diritti civili?
Non mi piace la definizione «diritti
civili», mi fa sorridere. Esistono forse dei diritti incivili? Ovviamente cerco
di avviare una discussione sul tema a sinistra, partendo da una militanza in
quel campo che mi ha portato anche a fare il parlamentare del Partito Democratico.
Ma su questo terreno ho provato sempre un grande disagio. Ora con Voglio la mamma, dopo anni di battaglia
politica sul marginale e sull’inessenziale, ho voluto occuparmi dei tre temi
essenziali: nascere, amare, morire.
Nella
sintesi in 20 punti del libro uscita sul suo blog, scrive che i legami
omosessuali possono essere «tutelati da istituti giuridici, ma nettamente
distinti dal matrimonio». Come fa a distinguere una coppia di fatto da una
sposata, se i riconoscimenti giuridici sono gli stessi?
Per questo credo che istituti giuridici
possano essere immaginati, solo se nettamente distinti dal matrimonio. Credo di
essere stato fin troppo chiaro sul punto. Non voglio che sia ibridato
l’istituto matrimoniale che unisce, con diritti e doveri specifici, un uomo e
una donna.
Punto
20 dell’estratto di Voglio la mamma:
«Al centro della difesa della vita e della persona c'è la donna. Il futuro
della razza umana ha le forme di una madre. Così è, così è sempre stato, così
sempre sarà». Qual è, allora, l’alternativa al femminismo d’accatto che subiamo
ogni giorno? E che pensa del bombardamento mediatico sul “femminicidio”? Non le
pare che surrettiziamente si vogliano demonizzare la figura maschile e la
famiglia tradizionale?
Sono battaglie diverse, questioni
diverse, non credo francamente sia in atto una demonizzazione della figura
maschile. Alcuni uomini sono demoni. Alcune donne sono demoni. L’umanità può
essere demoniaca. Proprio per evitare che arrivi sul baratro della negazione di
sé, ho scritto Voglio la mamma.
Proposito
ambizioso. Lei contrappone la persona all’individuo e il diritto all’aborto –
spesso declinato nei termini di un diritto di proprietà sul proprio corpo – al
diritto alla nascita. Che direbbe a chi la accusasse di maschilismo?
Che non sono un maschilista. Vivo
circondato da donne. Ho solo figlie femmine e sei zie, contro un unico timido
zietto. Non potrei sopravvivere da maschilista. Il diritto all’aborto,
semplicemente, non esiste. L’aborto è sempre una tragedia.
Però
precisa che l’aborto va trattato come un fallimento e «con ogni sforzo
possibile evitato». A me sembra che questo non implichi un divieto assoluto.
Non chiedo l’abolizione della legge
194, se questa è la domanda. Io voglio combattere una battaglia culturale per
spiegare che abortire è negare la vita a un essere umano, spesso con
motivazioni risibili rispetto alla grandezza del valore della vita.
Lei
scrive che i diritti da tutelare prioritariamente sono quelli della famiglia.
Che misure legislative bisognerebbe attuare?
In politica ho imparato a parlare prima
di tutto di soldi. Semplicemente, ritengo che una famiglia che ha un solo
reddito debba essere aiutata, se quel reddito deve sfamare molti componenti.
Tecnicamente lo chiamano quoziente familiare e deve essere applicato sul piano
fiscale.
Altri
punti molto interessanti sono quelli su minori e portatori di handicap. Lei
associa le diagnosi prenatali a una «strage di persone affette da minime
disabilità» e condanna l’eutanasia (non solo infantile). Come lo spiega alle “anime
belle” che vogliono eliminare la sofferenza dei disabili e dei malati
terminali, eliminando direttamente gli handicappati e i moribondi?
Lo spiego con un bellissimo
documentario francese che racconta come in Belgio e Olanda, i due paesi europei
con una legge favorevole all’eutanasia attiva di Stato, siano stati eliminati
ventimila anziani, la metà dei quali non avevano richiesto esplicitamente di
essere soppressi. Lo spiego con l’orrore degli abusi. E lo spiego con un mio
amico albino, che dice che per via delle diagnosi prenatali in Italia non nascono
più albini come lui. È selezione eugenetica di stampo nazista.
Nel
2013 lei si è schierato con Monti, ma anni prima aveva contribuito alla
fondazione del PD. Come ha potuto pensare di collaborare con la sinistra
radicale? Lei, che ha dato del «frocetto» ad Alfonso Signorini e degli
«ircocervi» ai transessuali?
Sono stato fondatore del PD, candidato
alla segreteria nazionale alle primarie fondative del 2007, membro della
commissione che ne ha scritto lo statuto, membro della direzione nazionale,
parlamentare del gruppo del Partito Democratico. Contro di me sono state usate
espressioni assai più pesanti di quelle che una volta, in un contesto ironico,
ho rivolto a Signorini. Comunque, non ho “collaborato” con la sinistra. Ne sono
stato e ne sono parte attiva. La radicalizzazione della campagna elettorale
2013, dopo la sconfitta di Renzi alle primarie 2012 in cui ci ponevamo
l’obiettivo di rottamare quella vecchia sinistra, ha comportato il mio allontanamento
dal Pd. Spero temporaneo.
Tempo
fa ha espresso il suo apprezzamento per Renzi. Uno che sembra dare un colpo al
cerchio e un altro alla botte: un cattolico può fidarsi del nuovo premier?
Non vedo all’orizzonte giganti, ma non
mi fido di nessuno, anche se di Matteo sono amico e sostenitore. Lo
giudicheremo alla prova dei fatti.
Una
critica, però, va rivolta anche alla destra. Cosa pensa, quando vede che
l’unico argomento di Alfano contro i matrimoni gay è che «la maggioranza degli
italiani è contraria»? Che fine ha fatto la formazione politica dei cattolici?
Chiedere ad Alfano di fare formazione politica
mi sembra un’ambizione troppo vasta.
Si faccia pubblicità. Ci dica perché un
cattolico tradizionalista dovrebbe comprare Voglio
la mamma. Ma soprattutto perché dovrebbe comprarlo un laicista militante.
Lo
deve comprare chi ha interesse ad evitare all’umanità il baratro della
negazione di sé. È uno strumento di resistenza al caos modaiolo, come strumento
di resistenza va usato. Leggendolo e facendolo leggere.
Pubblicato il 22 marzo 2014

Onore al merito. Credo non sia estraneo il fatto anagrafico. Adinolfi è della "generazione Goldrake", sopravvissuta all'ubriacatura del '68 poichè nata dopo.
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