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09 novembre 2016

La vittoria di Trump e la morte dei sondaggi


di Giuliano Guzzo

Ieri pomeriggio, mentre gli esperti più autorevoli davano il 90% e oltre di possibilità di vittoria elettorale a Hillary Clinton, la quale doveva quindi avere dinnanzi a sé una passeggiata o poco più, scrivevo  su Facebook – dopo essermi consultato con amici molto esperti e competenti – che la partita era apertissima. Una tesi costatami anche l’affettuoso rimprovero di qualche amico («Giuliano porti sfiga, non vendere false speranze»), ma della quale ero certo tanto, appunto, da espormi a condividerla pubblicamente. Una tesi che tra l’altro, sempre su Facebook, in buona sostanza avevo messo in evidenza il 20 ottobre, anche in quella occasione preso in giro da alcuni, sottolineando – mi scuso, è poco carino citarsi – «i giochi sono apertissimi». Perché ero sicuro del fatto che Donald Trump sarebbe potuto arrivare alla Casa Bianca? Una certa passione per il rischio o per la scommessa? No, affatto.

La sua vittoria richiederà un enorme sforzo a molti analisti – direi a tutti, considerando che nessuno lo dava vincente – , ma la mia consapevolezza di questo probabile evento derivava infatti da un aspetto soltanto: l’erroneità dei sondaggi. Proprio così: da anni – si pensi al boom, totalmente imprevisto, del Movimento5Stelle o alla altrettanto imprevista Brexit – le rilevazioni demoscopiche falliscono clamorosamente. E questo per due ragioni. La prima, spesso non sono metodologicamente affidabili. La seconda, ma anche quando lo sono, debbono fare i conti con un fatto inatteso: risponde ai sondaggisti circa una persona su 10 (dieci anni fa era 1 su 5, un dimezzamento), molta gente si vergogna di dire il candidato che voterà (potete immaginarvi uno come Trump, deriso da mezzo mondo fino a ieri: da oggi, immagino, sarà un tantino più riverito), ma soprattutto circa il 70% degli americani diffida dei sondaggi.

Aggiungeteci il fatto che molti commentatori anche italiani di cose americane – da Rampini e Severgnini – vivono, anche se fanno tremendamente fatica ad ammetterlo, in un mondo dorato e tutto loro, lontano anni luce dall’America profonda che detesta il politicamente corretto (di cui loro, assieme a tanti altri, sono magnifici alfieri) e soprattutto da un Paese che, impoverendosi drammaticamente in questi anni, era ad altissimo rischio di quello che si chiama «voto di protesta». Da ultimo, non andavano sottovalutate né le folle oceaniche ai comizi di Trump (con la Clinton costretta a salire sui palchi degli amici cantanti, pur di avere molto pubblico) né il doppio di seguaci sui social da parte del nuovo inquilino della Casa Bianca, espressione di una sorta di delocalizzazione del consenso che molti ancora non capiscono. Cari giornalisti perbene e cari sondaggisti, date retta, fatevi una bella vacanza. Ne avete bisogno.

https://giulianoguzzo.com/2016/11/09/la-vittoria-di-trump-e-la-morte-dei-sondaggi/

 

23 febbraio 2014

Sondaggi della Chiesa o chiesa dei sondaggi?

di Giuliano Guzzo
Da mesi non passa giorno che non si annuncino come prossime, per la Chiesa, delle “aperture”. Basandosi sul sistematico fraintendimento delle parole di Papa Francesco – decontestualizzate o addirittura manipolate , sono infatti molti a pronosticare degli aggiornamenti, chiamiamoli così, soprattutto in materia morale. La Chiesa deve aprire gli occhi – è la tesi di costoro – oppure finirà col chiudere le chiese per mancanza di fedeli, sostengono costoro. A generare ulteriore confusione, poi, c’è stato l’invio da parte della Santa Sede agli episcopati nazionali di una serie di questionari da utilizzarsi per la III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014; una mossa che non pochi, persino nel clero, hanno letto come anticamera di un cambiamento ormai prossimo.
 

23 agosto 2013

Omofobia, l’allarme che non c’è

di Giuliano Guzzo
Serve una legge contro l’omofobia. Punto. Lo si ripete ormai meccanicamente dentro e fuori le Istituzioni, nel corso dei dibattiti televisivi, nelle interviste: ovunque. L’uomo della strada ha però il diritto di sapere come mai sarebbe necessaria una normativa contro le discriminazioni sessuali: queste risultano in aumento? E di quanto? C’è forse, in Italia, un allarme omofobia, un dilagare di aggressioni e pestaggi ai danni di cittadini non eterosessuali? A queste banali domande – fateci caso – non si risponde mai, dando per scontato che la lotta all’omofobia, concetto inventato dallo psicologo americano Weinberg [1] e sul quale ci sarebbe molto da dire, costituisca una irrinunciabile priorità.