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21 ottobre 2017

Il dialogo con gli ortodossi passa dalla liturgia. Parola di Hilarion

La stima enorme che il mondo ortodosso ha tributato negli anni al teologo Ratzinger e al Papa Benedetto XVI è nota. In questi giorni il patriarca di Mosca, Hilarion, ha patrocinato personalmente la pubblicazione del volume Telogia della liturgia, volume imponente che in Italia è pubblicato come undicesimo volume dell'Opera Omnia, dall'Editrice Vaticana.
Per capire il senso di questa pubblicazione, è interessante la lettura della prefazione scritta da colui che è la principale autorità dell'ortodossia russa, che all'interno dell'ortodossia è il gruppo più numeroso.
I punti salienti dell'opera ratzingeriana, secondo Hilarion, sono due. Il primo è la difesa della dottrina della fede, dei valori cristiani e la loro riscoperta, in contrapposizione alla modernità. Il secondo è il grande impengo in ambito liturgico, terreno di comunanza questo con l'ortodossia. È infatti nell'Eucarestia, aggiungiamo noi, che si può trovare un contatto con il mondo orientale.
Leggiamo quindi la prefazione, pregando per una prosecuzione in questi termini del dialogo ecumenico, sperando che altre tesi strampalate e i sentimentalismi di ogni tipo vengano abbandonati.

«Il volume del Papa emerito Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) Teologia della liturgia esce in russo per il novantesimo compleanno di questo eminente gerarca e teologo della Chiesa cattolica romana. Joseph Ratzinger ha ricevuto il riconoscimento dell’Europa quando ancora era professore di dogmatica, prima nell’Università di Bonn e poi in quelle di Münster, Tubinga e Ratisbona; è stato poi uno dei più attivi periti al concilio Vaticano II (1962-1965).
Il suo libro Introduzione al cristianesimo, che con un linguaggio adeguato alla modernità tratta delle fondamenta della fede cristiana, ha acquistato larga fama. Gli interessi scientifici di Joseph Ratzinger vanno dalla teologia dogmatica alla teologia della liturgia, estendendosi alla patristica, al pensiero medievale, all’apologetica e alle scienze bibliche.
L’ultima, importante opera di Benedetto XVI è uscita quando ancora ricopriva l’incarico di capo supremo della Chiesa cattolica: è il suo fondamentale Gesù di Nazaret, tradotto e pubblicato anche in lingua russa. Al nome di Papa Benedetto XVI è legata la battaglia per la difesa dei valori cristiani tradizionali e, a un tempo, quella per la riscoperta e la riaffermazione della loro attualità nella moderna società secolarizzata. Tappe importanti del servizio alla Chiesa di Joseph Ratzinger sono stati il compito di arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977-1981) e poi quello di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (1981-2005). Nel 2005, il cardinale Ratzinger fu eletto romano Pontefice e assunse il nome di Benedetto XVI.
Nel 2013, per la prima volta dopo seicento anni di storia del papato, egli ha volontariamente lasciato la cattedra di San Pietro. Papa Benedetto ha spesso espresso la sua profonda simpatia per l’ortodossia e da sempre ritiene che, a livello teologico, gli ortodossi siano i più prossimi ai cattolici. Non è un caso che proprio lui sia stato uno dei primi membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, a seguito della sua fondazione nel 1979. Da teologo, Ratzinger ha fatto sforzi enormi per chiarire la questione del primato del vescovo di Roma, spostando l’accento da una visione giuridica del primato a una sua comprensione primariamente come testimonianza cristiana di tipo particolare e come servizio all’unità nell’amore. Egli è stato sempre fermo oppositore di qualsiasi compromesso nel campo della dottrina della fede, indicando, giustamente, che l’unità — per principio possibile tra Oriente e Occidente — deve essere preparata con cura, deve maturare sia spiritualmente sia a livello pratico, grazie anche a profondi studi di carattere teologico e storico.
Vorrei che la pubblicazione in Russia del volume Teologia della liturgia rappresentasse non solo un attestato di grande stima per l’autore ma anche che attirasse l’attenzione dei nostri lettori alla lettura del volume. E questo non solo perché, più in generale, non esiste ancora in traduzione russa un numero sufficiente di opere di Joseph Ratzinger. Più in particolare, questo specifico volume è infatti dedicato alla liturgia, cioè a uno dei temi in assoluto più importanti sia rispetto la produzione scientifica dell’autore, sia, a un tempo, riguardo alla sua cura pastorale (accanto al tema dell’ecclesiologia); e insieme il tema della liturgia è anche proprio un tema particolarmente importante e significativo per i credenti ortodossi». 
Ilarione di Volokolamsk

Testo tratto da news.va
 

25 settembre 2017

Rubrica “Vodka E Solov'iev” – Ivan Ilyin sulla fede ortodossa (II parte)


(qui la prima parte)

di Matteo Donadoni

Avremmo bisogno di un intero studio storico per una descrizione esaustiva di questi doni. Posso indicarli solo con una breve enumerazione.

1. L’intera composizione di base della rivelazione cristiana è stata ricevuta dalla Russia dall’Oriente ortodosso sotto forma dell’Ortodossia, nelle lingue greca e slava. “La grande rivoluzione spirituale e politica del nostro pianeta è il cristianesimo. All’interno di questo elemento sacro il mondo è scomparso ed è stato rinnovato” (Pushkin). Il popolo russo ha vissuto questo elemento sacro del battesimo e dell’investitura in Cristo, il Figlio di Dio, nell’Ortodossia. Questa è stata per noi ciò che è stata per i popoli occidentali prima della divisione delle chiese; ha dato loro quello che in seguito hanno perso, e quello che noi abbiamo mantenuto; per questo spirito perduto cominciano a rivolgersi a noi ora, scossi dal martirio della Chiesa ortodossa in Russia.
2. L’Ortodossia ha fissato alla base dell’essere umano la vita del cuore (i sentimenti, l’amore), e la contemplazione derivante dal cuore (visione, immaginazione). Qui sta la differenza più profonda dal cattolicesimo, che porta la fede dalla volontà alla ragione, e dal protestantesimo, che porta la fede dalla ragione alla volontà. Questa distinzione, che definisce l’anima russa, rimane per sempre; nessuna “Unia,” nessun “rito orientale”, e nessuna attività missionaria protestante può ricreare l’anima ortodossa. L’intero spirito e il cammino russo sono stati fatti ortodossi. Ecco perché quando il popolo russo crea, cerca di vedere ed esprimere ciò che ama. Questa è la forma di base dell’essere nazionale e della creatività russa. Sono stati cresciuti dall’Ortodossia e cinti dal mondo slavo e dalla natura della Russia.
3. Nella sfera morale, questo ha dato il popolo russo un vivo e profondo senso di coscienza; un sogno di giustizia e santità; un’accurata percezione del peccato; il dono di un ravvedimento che rinnova; l’idea della catarsi ascetica; e un acuto senso di “verità” e “menzogne”, bene e male.
4. Di qui lo spirito di misericordia e di fratellanza popolare, senza caste, sovranazionale così caratteristica del popolo russo, la simpatia per i poveri, i deboli, i malati, gli oppressi, e anche i criminali (vedi, per esempio, di Dostoevskij Diario di uno scrittore, 1873, articolo III “Ambiente”, e articolo V “Vlas”). Da qui vengono i nostri monasteri e imperatori che amano i poveri; di qui i nostri ospizi, ospedali e cliniche creati attraverso donazioni private.
5. L’Ortodossia ha coltivato nel popolo russo quello spirito di sacrificio, servizio, pazienza e fedeltà, senza il quale la Russia non avrebbe mai resistito ai suoi nemici né costruito una casa terrena. Nel corso di tutta la loro storia, i russi hanno imparato a costruire la Russia “baciando la Croce” e ad attingere la loro forza morale dalla preghiera. Il dono della preghiera è il migliore regalo dell’Ortodossia.
6. L’Ortodossia ha affermato la fede religiosa sulla libertà e sulla serietà, collegandole come una cosa sola; con questo spirito ha informato l’anima russa e la cultura russa. Le missioni ortodosse hanno cercato di portare la gente “al battesimo” “attraverso l’amore”, e in nessun modo con la paura (dalle istruzioni del metropolita Makarij all’arcivescovo Gurij nel 1555. Le eccezioni confermano solo la regola di base). Quindi viene dalla storia russa proprio quello spirito di tolleranza religiosa e nazionale che i cittadini russi di altre confessioni e religioni hanno valutato in base al suo merito solo dopo le persecuzioni rivoluzionarie della fede.
7. L’Ortodossia ha portato al popolo russo tutti i doni del senso cristiano della giustizia – una volontà di pace, fraternità, giustizia, lealtà e solidarietà; un senso di dignità e rango; una capacità di autocontrollo e rispetto reciproco; in una parola, tutto ciò che può attirare lo stato più vicino ai comandamenti di Cristo.
8. L’Ortodossia ha nutrito in Russia il senso di responsabilità di un cittadino, quello di un funzionario di fronte allo Tsar e a Dio, e soprattutto ha consolidato l’idea di un monarca, chiamato e unto, che avrebbe servito Dio. Grazie a ciò i governanti tirannici della storia russa sono stati un’eccezione completa. Tutte le riforme umanitarie della storia russa sono state ispirate o suggerite dall’Ortodossia.
9. L’Ortodossia russa ha risolto fedelmente e saggiamente un compito molto difficile con cui l’Europa Occidentale non ha quasi mai affrontato – trovare una corretta correlazione tra la Chiesa e il potere secolare, un sostegno reciproco nell’ambito di una mutua lealtà e non invasione.
10. La cultura monastica ortodossa ha dato alla Russia non solo una miriade di uomini giusti. Le ha dato le sue cronache, cioè ha impostato le basi per la storiografia russa e la coscienza nazionale russa. Pushkin si è espresso così: “Siamo obbligati nei confronti dei monaci per la nostra storia, e di conseguenza per la nostra illuminazione” (“Cenni storici”, 1822 di Pushkin). Non dobbiamo dimenticare che la fede ortodossa è stata a lungo considerata il vero criterio di “russicità” in Russia.
11. La dottrina ortodossa sull’immortalità dell’anima di una persona (persa nel protestantesimo contemporaneo, che non interpreta la “vita eterna” nel senso di immortalità dell’anima, vista come mortale); sull’obbedienza alle autorità superiori per il bene della propria coscienza; sulla tolleranza cristiana e sul dono della propria vita “per i propri amici” ha dato all’esercito russo tutte le fonti del suo spirito cavalleresco, privo di paura individuale, altruisticamente obbediente e conquistatore di tutto, che si è sviluppato nelle sue guerre storiche e soprattutto nell’insegnamento e nella pratica di Aleksandr Suvorov – ed è stato spesso riconosciuto dai grandi capitani del nemico (Federico il Grande, Napoleone, ecc.).
12. Tutta l’arte russa è derivata dalla fede ortodossa, che fin dall’inizio nutre in sé lo spirito di contemplazione sincera, elevazione orante, libera schiettezza, e responsabilità spirituale (Vedi Gogol, “Qual è, in definitiva, l’essenza della poesia russa?” e “Sul lirismo dei nostri poeti”. Vedi anche il mio libro Foundations of Artistry. On the Perfect in Art). La pittura russa è venuta dall’icona; la musica russa è stata alimentata dal canto ecclesiastico; l’architettura russa è venuta dal lavoro di cattedrali e monasteri; il teatro russo nato dagli “atti” drammatici a temi religiosi; la letteratura russa è venuta dalla Chiesa e dai monaci.

È stato tutto numerato, è tutto qui? No. Non abbiamo ancora parlato degli anziani ortodossi; dei pellegrinaggi ortodossi; del significato della lingua slavonica ecclesiastica; della scuola ortodossa; e della filosofia ortodossa. Ma tutto ciò è ancora impossibile esaurirlo.
Tutto questo ha dato a Pushkin la base per stabilire quanto segue come verità incrollabile: “La confessione greca, separata da tutte le altre, ci dà un particolare carattere nazionale” (Pushkin, Cenni storici, 1822). Tale è il significato del cristianesimo ortodosso nella storia russa. Ecco il perché di quelle selvagge, inaudite persecuzioni dell’Ortodossia, subite da parte dei comunisti. I bolscevichi hanno capito che le radici del cristianesimo russo, lo spirito nazionale russo, l’onore e la coscienza russa, l’unità dello Stato russo, la famiglia russa e il senso della giustizia russa – sono impostati proprio nella fede ortodossa, e quindi hanno cercato di sradicarla.
Nella lotta contro questi tentativi, il popolo russo e la Chiesa ortodossa hanno prodotto intere schiere di confessori, martiri e santi; e allo stesso tempo hanno restaurato la vita religiosa dell’epoca delle catacombe ovunque – nei boschi, negli anfratti, nei villaggi e nelle città. Per vent’anni il popolo russo ha imparato a concentrarsi in silenzio, a purificare e forgiare le proprie anime di fronte alla morte, a pregare a bassa voce e a organizzare la vita della Chiesa nelle persecuzioni, rafforzandosi in segreto e nel silenzio. E dopo venti anni di persecuzione, i comunisti hanno dovuto ammettere (nell’inverno del 1937), che un terzo dei residenti della città e due terzi della popolazione nei villaggi continuano a credere in Dio apertamente. E quanti nel resto credono e pregano in segreto?
Le persecuzioni stanno risvegliando nel popolo russo una nuova fede, piena di nuova forza e nuovo spirito. I cuori sofferenti stanno restaurando la loro antica, secolare contemplazione religiosa. E la Russia non solo non lascerà l’Ortodossia, come sperano i suoi nemici in Occidente, ma sarà rafforzata nelle basi sacre del suo essere storico.
Le conseguenze della rivoluzione supereranno le sue cause».

E allo stesso tempo è giunto il tempo, anche per noi cattolici, di restaurare la vita religiosa dell’epoca delle catacombe ovunque – nei boschi, negli anfratti, nei villaggi e nelle città. Attendiamo nel silenzio che le conseguenze della rivoluzione kasperita superino le sue cause.
Che la Madre di Dio, la Theotokos, Sancta Dei Genetrix, ci protegga.

(fine)


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23 settembre 2017

Rubrica “Vodka E Solov'iev” – Ivan Ilyin sulla fede ortodossa (I parte)


(OVVERO LA RINASCITA RUSSA COME FUTURO DELLA CHIESA)

«La grande rivoluzione spirituale e politica del nostro pianeta è il cristianesimo.
All’interno di questo elemento sacro il mondo è scomparso ed è stato rinnovato» (A. Pushkin)

di Matteo Donadoni

La sistematica demolizione dottrinale da parte dei vertici, lo smantellamento scientifico della liturgia da parte dei parroci, e in generale lo sbrago odierno della Chiesa cattolica, stride metallico e disperato come un orribile grido “si salvi chi può!”, che risulta maggiormente scandaloso se paragonato alla fioritura straordinaria quanto inattesa della Chiesa ortodossa russa. Come molti sanno, la fede religiosa in Russia non è mai cresciuta più intensamente come negli ultimi tre decenni. Diceva un anno fa ad un incontro con professori e studenti italiani il Metropolita Hilarion di Volokolamsk: «Oggi abbiamo 35.000 chiese. Ciò significa che abbiamo aperto 29.000 chiese in ventotto anni, aprendo più di 1.000 chiese all'anno o tre al giorno ... Precedentemente abbiamo avuto tre seminari teologici o accademie, e oggi ci sono più di cinquanta». Aprire tre chiese al giorno è un’impresa più che impossibile in Occidente, è ilare. Ve lo immaginate Bergoglio scuro in volto che, con voce baritonale e aria da funerale, annuncia un evento simile? (Il traguardo di avere seminari stracolmi di ferventi cattolici giovani e determinati, tanti da giustificare la costruzione di nuove chiese, sarebbe per lui la vittoria dei cavillatori moralistici, marci nel cuore, figli del signor e della signora Piagnistei. Siamo onesti: i cattocomunisti hanno fatto più danni dei comunisti veri).
Secondo il metropolita Hilarion, la storia russa «non ha mai assistito a una tale crescita della fede religiosa come abbiamo visto negli ultimi ventott'anni». «Di più, non conosco nessun altro precedente di questo genere in tutta la storia dell'umanità. Siamo consapevoli che l'epoca di San Costantino il Grande nel IV secolo era un tempo in cui le chiese sono state costruite ovunque e si sono svolti i battesimi di massa. Ma non ci sono statistiche per quel periodo, mentre abbiamo statistiche per l'epoca in cui viviamo», ha aggiunto.
Mentre gli intellettuali occidentali sostengono spensierati che la società moderna vive nell'era post-cristiana, il rappresentante della Chiesa ortodossa russa sembra ribattere che in Russia, la patria dell’ateismo di Stato, questo concetto non esista nemmeno. Perché? Perché «Con i nostri occhi abbiamo visto la potenza del cristianesimo che ci permette di aprire tre chiese al giorno oggi. Abbiamo assistito a come il cristianesimo trasforma la vita umana, fino a che punto Cristo e il suo insegnamento sono ancora oggi importanti», ha concluso il Metropolita Hilarion.
Di grande aiuto è stata certamente la concezione politica del presidente Vladimir Putin. Un elemento chiave della visione del mondo dell’ex agente del KGB non è solo il suo impegno per la Chiesa Ortodossa Russa come istituzione, ma anche la sua ammirazione per i filosofi russi cristiani del XIX e del XX secolo - Nikolai Berdyaev, Vladimir Solov’ev e Ivan Ilyin - tutti citati spesso nei suoi discorsi. I governatori regionali della Russia sono stati addirittura incaricati di leggere le opere di questi filosofi durante le loro vacanze invernali del 2014. Vi immaginate il vecchio bolscevico Napolitano fare altrettanto? Viviamo veramente nella parte del mondo più banalmente imbalsamata e idiota? Non so rispondere. Così come non so dove trovare i nostri nuovi Confessori, ne vedo ormai pochissimi. So però che non dobbiamo più snobbare l’ortodossia come vizio degli scismatici (scisma per altro ricomposto durante il Concilio di Firenze-Ferrara* quindi inesistente), ma comprenderla per capire come fare per recuperare quella latina. Perché, anche se non è perfetta, dopo le persecuzioni appare oggi di gran lunga più in salute di noi.

Riporto di seguito una traduzione di uno scritto del filosofo russo Ivan Ilyin  (1883-1954), uno dei maggiori del ventesimo secolo, che  spiega come la nazione russa non sia stata forgiata solo attraverso la guerra, ma attraverso l'amore e la bellezza divina - la fede cristiana ortodossa. Potrete trovare l’originale sul sito:

«La cultura spirituale nazionale è creata di generazione in generazione non con il pensiero cosciente e non con scelta arbitraria, ma attraverso una tensione lunga, integrale e ispirata di tutto l’essere umano; e soprattutto da un istinto inconscio, le forze notturne dell’anima. Queste forze misteriose dell’anima sono capaci di creatività spirituale solo quando sono illuminate, nobilitate, formate e coltivate dalla fede religiosa. La storia non conosce un popolo culturalmente creativo e spiritualmente grande che abbia dimorato nell’empietà. Anche i più distanti selvaggi hanno la loro fede. Cadendo nell’incredulità, le nazioni sono decadute e sono morte. Che l’elevazione della cultura nazionale dipenda dalla perfezione della religione è comprensibile.
Da tempo immemorabile la Russia è una nazione cristiana ortodossa. Il suo principale nucleo creativo nazionale-linguistico ha sempre confessato la fede ortodossa. (Si veda, per esempio, i dati statistici di D. Mendeleev, Sulla conoscenza della Russia. pp. 36-41, 48-49. All’inizio del XX secolo la Russia contava circa il 66% di popolazione ortodossa, circa il 17% di cristiani non ortodossi, e circa il 17% di religioni non cristiane – circa 5 milioni di ebrei e popoli turco-tartari) Ecco il motivo per cui lo spirito dell’Ortodossia ha sempre definito e ancora definisce così tanto e così profondamente il tessuto della creatività nazionale della Russia.
Per mezzo dei doni dell’Ortodossia tutti i russi hanno vissuto, sono stati educati, e hanno trovato la salvezza nel corso dei secoli. Erano tutti cittadini dell’Impero russo – sia coloro che hanno dimenticato quei doni e quelli che non li hanno notati, rinunciando a loro e addirittura bestemmiandoli; cittadini appartenenti ad altre confessioni cristiane; e altri popoli europei oltre i confini della Russia.

(continua)

*Il 6 luglio del 1439 la cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore fu teatro della pubblica promulgazione della bolla Laetentur Coeli, con la quale, alla presenza dell’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo,  papa Eugenio IV annunciò l’avvenuta ricomposizione dello scisma fra le Chiese di Oriente e di Occidente.


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27 febbraio 2016

Cattolici e Ortodossi, la comunione è possibile

di Marco Notarfonzo
Sull’incontro di Cuba in molti hanno già scritto e, scorrazzando per il web, moltissimi sono i pareri che si incontrano su questo avvenimento, anche molto discordanti tra loro. Non voglio aggiungere altro su quanto è stato detto e scritto sul significato di questo incontro, ma solamente tentare di fare qualche precisazione, avendo visto tra i commenti alcune considerazioni molto opinabili.

Parto da un fatto: papa Francesco ha donato al Patriarca un calice, segno implicito del riconoscimento del sacerdozio. Questo riconoscimento non è mai stato negato dalla Chiesa Cattolica, ed è (spero) opinione condivisa tra il clero e i fedeli. Quello che però non è così scontato, è il riconoscimento del sacerdozio cattolico da parte degli Ortodossi, e degli Ortodossi russi in particolare. Su questo Documento, Cirillo ha posto la firma insieme ad una persona che si è dichiarata “Vescovo di Roma e Papa della Chiesa Cattolica”, dando quindi anche lui un implicito assenso a questo titolo e, per estensione, al sacerdozio cattolico. Questo è, con buona pace degli oltranzisti anticattolici, in realtà in linea con quanto la Chiesa Ortodossa Russa fa da anni, per non dire da secoli. Basti pensare che la Russia, insieme alla Prussia, fu la sola nazione in cui l’Ordine gesuita, a fine Settecento, non venne sciolto, per esplicita volontà di Caterina II. Quello che voglio dire, è che è una bufala bella e buona quella messa in giro da alcuni secondo la quale per gli Ortodossi i sacramenti cattolici non sono validi, in quanto la Chiesa Cattolica è da loro considerata eretica. Non è così, tranne che per alcune frange minoritarie e per le posizioni di alcuni vescovi. Se così non fosse, si arriverebbe ad affermare dei “mostri teologici” e molto vicini ad un “neo-pelagianesimo”, questo sì un’eresia.

Si può discutere tantissimo su questo aspetto, ma credo che le ragioni a favore di una non validità dei sacramenti cattolici sia smentita dal semplice fatto che, nella storia, i vescovi scomunicati e poi reintegrati nella Chiesa, non siano mai stati riordinati (almeno per quanto ne so, non ci sono state eccezioni a questa regola), né tantomeno si potrebbe fare in questo caso, visto che la Chiesa Russa non ha mai scomunicato Roma e quella di Costantinopoli ha ritirato la scomunica!

Un altro punto che mi pare abbia dato fastidio ad alcuni (anche cattolici), è la volontà dei due capi spirituali di non promuovere il proselitismo tra i fedeli, per non farli “passare” dall’una all’altra chiesa. Questo atteggiamento è del tutto ragionevole, nella prospettiva di un progressivo riavvicinamento delle Chiese e di una auspicata futura riunificazione, rientra nella posizione non più attendista della Chiesa Cattolica (e a questo punto anche di quella ortodossa) riguardo le Chiese d’Oriente separate portata avanti da cinquant’anni a questa parte ed è anche un ulteriore invito ai fedeli a pensarci bene prima di fare un passaggio del genere, visto che si incorre nella scomunica automatica da parte della chiesa di provenienza.

L’atteggiamento fraterno espresso dalle due Chiese nel Documento è subito dichiarato al punto 4 nell’affermazione: Condividiamo (ortodossi e cattolici) la medesima Tradizione del primo millennio della Cristianità. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo. Tra loro ci sono innumerevoli martiri che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo e sono diventati “seme di cristiani” e, in virtù di queste comuni radici, si invita alla collaborazione pastorale, ormai percepita come l’unica via per ritrovare l’unità.

In un contesto storico in cui ci sono continui incontri tra milioni di persone provenienti da contesti culturali, sociali e religiosi diversi a causa di migrazioni, commerci, studio e altri motivi, sarebbe veramente fuori luogo e antistorico continuare ad ignorarsi. Questo non significa appiattire le differenze, che continuano ad esserci e che lo stesso Documento ribadisce ai punti 5, 6 e 7. In questo insieme di vedute e di contingenze storiche, anche l’uniatismo dei secoli passati perde il suo ruolo di “metodo” per ristabilire l’unità, perché può creare nuove inutili tensioni ostacolando così l’obiettivo che si sarebbe preposto. Nonostante il cambiamento di atteggiamento nei confronti di questa problematica, i capi delle due chiese affermano il diritto ad esistere delle chiese greco-cattoliche, ponendo quindi anche le basi per una riconciliazione, in particolare sul suolo ucraino, dove questa tensione è particolarmente forte.

Tutti i precedenti discorsi, vengono già concretamente e quotidianamente applicati tra i cristiani del Medio Oriente, in quello che il Papa ha definito “ecumenismo del sangue” e dimostrano, al di là di ogni retorica e polemica di chi vuole solo condannare senza fare nulla, che la convivenza e sì, la Comunione tra Cattolici e Ortodossi è possibile.
 

17 gennaio 2016

Sudare, marcire e scoppiare. Santi non Kamikaze


di Matteo Donadoni
Dobbiamo sapere che non esistono solo leggi fisiche, ma anche spirituali. Pertanto la futura ira di Dio non può essere affrontata tramite un’aggregazione di peccatori (perché riceveremo doppia ira), ma con il pentimento e l’osservanza dei comandamenti del Signore
Dalla lettera di Padre Paisios sulle aperture alla Chiesa di Roma, inviata a padre Charalampos Vasilopoulos,  direttore del giornale “Stampa Ortodossa” (Ορθόδοξος Τύπος) .Santa Montagna, 23 gennaio 1969.

Già il fatto che abbia pensato a quanto avranno preso in giro all’osteria il povero Noè, costruttore di navi in montagna, me lo ha reso subito simpatico.

Padre Paisios (25 giugno 1924 – 12 luglio 1994), dichiarato santo dalla Chiesa Ortodossa proprio un anno fa, il 13 gennaio 2015, è stato un monaco del Monte Athos. Uomo di grandissima umiltà e semplicità di vita, è una delle figure più straordinarie del monachesimo ortodosso greco, considerato da molti il maggior asceta del Monte Athos del XX secolo.

Molto conosciuto per essere stata una persona particolarmente carismatica, ebbe la grazia di vari doni Divini, come quello della guarigione e della profezia, la quale in particolare, riguarda l’immediato futuro e va presa molto seriamente.
Si chiamava Arsénios Eznepìdis e nacque a Farassa, fu un esule cappadoce - tutti ricordano il genocidio armeno, ma pochi quello dei Greci del Ponto e dell’Anatolia –, ebbe sin da piccolo una spiccata spiritualità e la visione del Salvatore dovette confermarlo nella decisione di farsi monaco.
Monaco, non manager. Fedele alla millenaria tradizione spirituale cristiana. Non novatore improvvisato di dottrine riformate all’uopo di relativizzare il sacrificio della Croce, per piacere a buddisti ed islamici nel nome d’un generica quanto vuota (e idiota) “fede nell’amore”, come viene richiesto dall’indicazione di preghiera per il dialogo interreligioso, tramite il famigerato video in cui Bergoglio nega verità di fede che dovrebbero essere pacifiche. Questo perché?

Perché mentre la Chiesa cattolica perdeva tempo dietro gli impiastri giornalistici profusi sull’ultima balordaggine del card. Martini, gli ortodossi additavano ad esempio di santità un monaco privo di quella supponenza di saperla più lunga dei Padri della Chiesa, tipica dei nostri sacerdoti.
Forse allora è il caso di recuperare la bussola della tradizione e della preghiera vera. Oggi sembra si parli sempre di una “chiesa del fare”, come se il pregare fosse roba vecchia – eppure, la Madonna nelle apparizioni del secolo scorso non ha chiesto lavoro, ma penitenza! – : per padre Paisios invece il monachesimo è essenziale non solo per la Chiesa, ma per il mondo intero, dal momento che interagisce con forze di ordine spirituale che innervano tutta la realtà.
Per questo la funzione più importante del monaco rimane anche oggi la preghiera: «Il proprio del monaco è di sudare, marcire, scoppiare nella propria cella. La preghiera è l'arma più potente di tutte. Se aiuto o libero un carcerato, non ho fatto molto: la preghiera lo salva non per questa vita, ma per la vita eterna».

Perché, anche se non dobbiamo insorgere, dobbiamo servire la verità e non piegarci al mondo, perché la Chiesa non è la barca personale di qualcuno, né del Papa, né del patriarca, né del vescovo. Nessuno può far tacere lo Spirito nella Chiesa, nei fedeli. Serve la preghiera. Soprattutto oggi.
Riporto un famoso dialogo, a dir poco inquietante, avvenuto con un monaco cattolico decenni orsono, e che, se allora poteva sembrare folle, oggi si rivela terribilmente realistico (da Cronache dal monte Athos, Valleripa 1986, pp. 237-243):

Paisios: «Oggi la situazione delle Chiese è molto grave. Non lo capiscono, ma è così. Ci aspettano molte prove. Fra pochi anni ci sarà una grande prova: i pii saranno duramente provati; ma durerà poco, per fortuna; poi non ci sarà più nemmeno un infedele. L'Europa diventerà una grande potenza, avrà un capo ebreo; non solo, ma cercheranno anche un capo spirituale per avere più forza e sarà il papa, il quale metterà assieme tutti, cattolici, protestanti, figli del diavolo (è una setta americana presente pure in Grecia), mussulmani... Li metterà insieme lasciando a ciascuno libertà... Viviamo in tempi di Apocalisse, siamo come al tempo di Noè; lo prendevano in giro... Oggi nessuno ci crede, ma siamo al colmo. I pii avranno grandi prove, ma il tempo sarà breve. Queste cose sono chiaramente annunciate da Ezechiele e Zaccaria.... ». -
Monaco:«Padre, lei crede che il papa possa giungere a questo punto?».
Paisios: «Certo, avverrà questo. Ci sarà una grande catastrofe, ma poi tempo di pace e più nessun infedele, anche gli ebrei si convertiranno. Fra poco succederà questo. Voi come vi comporterete quando il papa farà così?".
Monaco:«Il nostro superiore dice che se il papa non segue l'evangelo non lo si può seguire...».
Paisios: «L'unione verrà, ma prima avremo la tribolazione e la catastrofe. Noi intanto dobbiamo mirare in alto, sì, la pietà...». «Anche qui in Grecia alcuni preti vogliono vestire come la gente del mondo o le monache avere la veste più corta o a mezza manica... Una volta è venuto un prete, l'ho portato fuori vicino all'ulivo e ho tolto tutte le foglie dell'ulivo e gli ho detto: Sta ora a vedere che ne sarà di quell'ulivo! È come se si cava un sasso da un muro di una casa. Lì per lì non succede niente, ma pian piano entra acqua esce un sasso dopo l'altro e infine la casa va in rovina. L'apocalisse parla chiaro... parla di anticristo e di Babilonia, che è Roma».
Monaco:«Padre, sono d'accordo con quanto lei pensa, ma sul fatto della grande prova che verrà fra pochi anni, non capisco bene...».
Paisios: «Non dico fra 2-3 anni esattamente, ma certamente presto presto, siamo al colmo, al tempo di Noè...».
Monaco: «... Poi per il papa, lei crede che giunga a questo punto? Il nostro superiore dice che, a parte tutto il peccato, è vescovo di Roma: noi crediamo nella sua benedizione».
Paisios: «Certo è capo, è vescovo, non vi dico di fare insurrezioni, ma la verità non si può camuffare... Se mio padre è ubriaco o adultero, non posso passarlo sotto silenzio. Bisogna cercare le vie dello Spirito per aiutarlo a capire, ma con pietà: come, se e quando Dio lo vuole... Non ci si può nascondere che c'è molta massoneria e sionismo a Roma, c'è grande corruzione, c'è la mentalità del mondo... Guarda, lo crederesti che il patriarca Atenagora era un massone? Nemmeno io lo credevo, ma mi hanno portato i documenti con i suoi gradi di massone e i certificati della pensione che recepiva come massone. Non dobbiamo insorgere, ma servire la verità e non piegarci al mondo... La Chiesa non è la barca personale di qualcuno, né del papa, né del patriarca, né del vescovo. Nessuno può far tacere lo Spirito nella Chiesa, nei fedeli. Dovremo patire molto, ma sarà breve la prova e poi non ci sarà più ateo o incredulo... questa è una grande consolazione».

Oggi la situazione della Chiesa è drammatica, uno scisma de facto ne lacera il corpo mistico e chi vuol restare cattolico viene perseguitato da zelanti fautori di una nuova religione umanitaria in cui Cristo finisce per risultare un simbolo ecumenico come un altro, un generico messaggio di fratellanza che va dal Budda a Robespierre, un pretesto per parlare d’altro. I laici sono stati abbandonati dalla quasi totalità della gerarchia, i cui membri si accapigliano per mettere la lanterna sotto il moggio.

Ma la fede della Chiesa non è oggetto di patteggiamenti: «La Chiesa è Chiesa di Cristo, ed è Egli che la governa. Non è un Tempio costruito con pietra, sabbia e calce da devoti e che si distrugge dal fuoco dei barbari, ma è Cristo stesso. “E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e colui sul quale essa cadrà sarà stritolato” (Mt 21, 44). Il Signore, quando sarà necessario, farà apparire dei Marco Eugenico e dei Gregorio Palamas per raccogliere tutti i nostri fratelli scandalizzati perché confessino la fede ortodossa, consolidino la Tradizione e diano grande gioia alla nostra Madre».
Abbiamo cominciato a patire. Verrebbe anche a me da dire: confessiamo la nostra fede ortodossa.
 

18 agosto 2015

Protestanti chiedono scusa ai cattolici. Anzi no.


di Paolo Maria Filipazzi


Oggi parliamo di richieste di scuse.

No, fermi, aspettate! Non chiudete questa pagina con un “Vaffa…” alla facciaccia nostra! Stavolta sono scuse assai particolari. 
Per attirare subito la vostra attenzione, diciamo subito che a chiedere scusa... non è stato il Papa. 

Andiamo con ordine. La Chiesa Evangelica tedesca (suspense) chiede scusa (squillino le trombe, rullino i tamburi) per la distruzione delle immagini sacre durante il periodo della Riforma. Clamoroso! Piccolo neo: le scuse sono state presentate agli ortodossi… 
In poche parole a fine luglio, in uno di quei simpaticissimi incontri “ecumenici” di cui  molti non hanno ancora afferrato la decisiva utilità, evangelici tedeschi e greco-ortodossi si trovano per discutere del valore delle icone. 
Peccato che fra le basi della Riforma luterana ci sia il tassativo rifiuto delle immagini sacre, manifestatosi soprattutto in copiose distruzioni di opere devozionali cattoliche. Il che agli ortodossi si suppone importi poco in sé, ma si capirà che, se uno malmena una ragazza, al successivo appuntamento con un’altra questo incidente pregresso potrebbe essere comunque fattore di diffidenza da parte della signorina. Allora i padroni di casa hanno deciso signorilmente di levare ogni imbarazzo, producendosi in una condanna di quell'antica pratica.
Entusiasta la testata cattolica tedesca The Tablet, affrettatasi a dare la notizia, a quanto pare senza cogliere l’ironia del cortocircuito. Del resto, si sa, gli ortodossi sono ossi duri: loro le scuse le pre-tendono, e se non hanno niente da pretendere, non disdegnano di accogliere le scuse che spetterebbero ai cattolici ma a cui questi ultimi non sembrano interessati.

Intanto, i satanisti e la Chiesa di Fonzie attendono le scuse del Papa. Cosa avrebbero fatto i cattolici a costoro? Non si sa, ma sapete, ormai mancano solo quelli…