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07 luglio 2015

L’enciclica che piace a tutti. Finché non la si legge.


di Giuliano Guzzo

E’ facile presentare la nuova enciclica di Papa Francesco, Laudato si‘, come un nuovo manifesto dell’ambientalismo globale. Tentativi in questo senso si sprecano, basti pensare al quotidiano L’Unità, testata storicamente tutt’altro che tenera con la Chiesa e i cattolici, che ieri ha fatto il proprio ritorno in edicola con l’enciclica pubblicata a puntate. La passione per il documento del pontefice argentino esige però una cosa: che non lo si legga. Se lo si fa, infatti, non solo non mancano sorprese, ma accade – specie se si sposa la cultura dominante – che si perda letteralmente la pazienza. Cosa che è accaduta, nei giorni scorsi, allo scrittore e giornalista Carlo Patrignani secondo cui «al di là dei forti accenti ambientalisti e anti-tecnologici di stampo heideggeriano, l’enciclica di Papa Francesco, ennesima apostasia contro il male, insito nel progresso scientifico, già salutata come rivoluzionaria, presenta passaggi insidiosi per non dire inquietanti». Quali saranno mai questi «passaggi insidiosi per non dire inquietanti»? (Huffingtonpost.it, 22.6.2015).
Il Nostro non esita a segnalarlo: «Laddove si riferisce all’embrione umano: “Non è praticabile un cammino per l’accoglienza dei deboli quando non si dà protezione a un embrione umano”». Ad irritare Patrignani, oltre al fatto che in un’enciclica dedicata alla cura del creato si sia fatto riferimento alla necessità di dare «protezione» all’essere umano più piccolo in assoluto, sono le stesse parole «embrione umano»: «Come si può conferire l’aggettivo “umano” a un sostantivo “embrione” quando è appurato da tempo, grazie ai progressi della scienza, essere un ammasso di cellule indistinte che in prospettiva possono differenziandosi diventare feto che, a sua volta, diventa solo con la nascita […] essere umano?». Ora, per replicare a simili rilievi urge anzitutto una precisazione: un conto, con riferimento all’embrione, è la sua identità umana – aspetto biologico -, un altro è la sua identità personale, aspetto che invece possiamo considerare bioetico. Il Nostro, però, neppure si pone il problema dell’identità personale dell’embrione, arrivando a negarne perfino, «grazie ai progressi della scienza», l’identità umana.
Tocca rilevare che, se da un lato l’identità personale dell’embrione – come detto – investe il piano bioetico, sul quale il dibattito è per molti versi aperto e perfino vivace -, quella umana, checché se ne dica, non è affatto in discussione giacché numerosi ed autorevoli testi di embriologia e biologia da diversi anni utilizzati anche nell’insegnamento universitario riportano il concepimento quale momento dell’inizio della vita umana attraverso la fecondazione, cioè l’unione di spermatozoo ed ovulo che determina la formazione dello zigote anche prima dell’impianto nell’utero materno: dal testo fondamentale di Sadler a quello di Gilbert, da quello di Kalthoff a quello di Yanagimachi sono davvero molti i riferimenti bibliografici che si possono portare a suffragio di questa che, a ben vedere, non è neppure più una ipotesi né tesi scientifica ma, in vero da anni, una lapalissiana evidenza che proprio «grazie ai progressi della scienza» siamo pacificamente nella condizione di riconoscere come tale.
Come e perché l’embrione umano sia già persona è poi questione, come detto, da affrontarsi con argomenti bioetici anche se per risolverla, a ben vedere, basterebbe applicare rettamente l’aristotelico principio di non contraddizione (Cfr. Metafisica, 1005 b 19-20). Torniamo però al cuore della critica mossa su Huffingtonpost, dove i riferimenti alla vita umana prenatale vengono qualificati – abbiamo visto – come «passaggi insidiosi per non dire inquietanti»; in effetti, al di là del giudizio che su di essi s’intende dare, oltre a quello ricordato sulla necessità di dare «protezione a un embrione umano», in altri passi dell’enciclica il Papa critica duramente quanti «invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso […] si limitano a proporre una riduzione della natalità» (Laudato sì, n.50, p.38) spiegando che «la difesa della natura» non è «compatibile con la giustificazione dell’aborto» (n. 120, p.94). Non c’è quindi alcun dubbio che, pur affrontando esplicitamente la tematica ambientale, Laudato si’ esprima e sottolinei una ferma contrarietà all’aborto. Come mai?
Si potrebbe, con una battuta, ricordare che si tratta pur sempre di un documento scritto da un Papa. La verità è però un’altra e cioè che l’antropologia cristiana – da sempre – è strettamente connessa al concetto di persona umana, al cui valore riconosce un indiscutibile primato. Ecco perché Papa Francesco, pur dedicando l’enciclica alla salvaguardia della casa dell’umanità, non ha perso occasione – anche se forse questo “particolare” è sfuggito alla redazione de L’Unità – di denunciare una certa «ossessione di negare alla persona umana qualsiasi preminenza» che giustifica una paradossale lotta «per le altre specie che non mettiamo in atto per difendere la pari dignità tra gli esseri umani» (n. 90, p.70). Prima viene dunque l’uomo, sempre. Il che, si badi, non risulta affatto in contraddizione con la difesa del creato ma ne costituisce una fondamentale promessa dal momento che se perdiamo di vista il rispetto della vita umana difficilmente si potrà, al di là di ragioni ideologiche ed evanescenti, comprendere ancora il vero significato dei valori del rispetto e della vita, che diventerebbero solo pretesti ed elementi di una battaglia confusa e ipocrita.

(“La Croce”, 1.7.2015, p.5).

 

19 giugno 2015

Vorrebbero «dimezzare la popolazione». Per questo avversano la famiglia


di Giuliano Guzzo

Bisogna dare atto a Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, di essere uno diretto. Perché solo chi è così può, come lui, arrivare a sostenere che ciò che «sta distruggendo la terra» è oggi l’«opposizione all’aborto, alla contraccezione e alle sessualità non riproduttive» riproponendo una minestra vecchia di decenni e, con essa, la stessa presunta soluzione a tutti i guai del pianeta: «Basta dimezzare la popolazione del pianeta». Ora, non c’è da stupirsi della prossimità ideologica fra mondo LGBT e abortismo politico – già Frederick Jaffe (1925-1978), responsabile di enti abortisti e per la riduzione delle nascite, evidenziava la necessità di «ristrutturare la famiglia, posticipando o evitando il matrimonio» e di «incrementare percentualmente l’omosessualità» (Family Planning Perspective, 1970) -, ma fa sorridere che si continui a proporre il dimezzamento della popolazione.

Per due ragioni. Anzitutto perché non è affatto un problema europeo. Tutt’altro: l’Europa è ad oggi «l’unica regione» del pianeta destinata ad assistere alla riduzione «della propria popolazione totale fra il 2010 e il 2050» (The Future of World Religions: Population Growth Projections, 2010-2050). E che riduzione: le proiezioni stimano oltre 45 milioni di europei in meno in pochi decenni. Non sarà vero e proprio dimezzamento demografico, ma siamo comunque sulla buona strada; certo, sarebbe interessante sapere come sarà possibile pagare assistenza, sanità e pensioni ad un’Europa che invecchia senza giovani e senza praticare l’eutanasia di massa, ma non divaghiamo e torniamo alla discutibile necessità di «dimezzare la popolazione del pianeta». Che non è priorità che interessi il sempre più Vecchio Continente, come abbiamo visto, è che non è neppure una novità.
La seconda ragione infatti per cui fa sorridere che si insista ancora sul problema del sovraffollamento globale è che lo si fa da mezzo secolo, di volta in volta con profezie catastrofiche ma soprattutto fantasiose. Lo stesso New York Times – che tutto è fuorché una testata cattolica o natalista – in questi giorni ha pubblicato un articolo in cui ironizza sul catastrofismo articolato proprio a partire dal presunto pericolo del sovraffollamento globale. Paul Herlich, per esempio, che non è un analfabeta farneticante bensì un biologo già docente alla prestigiosa Stanford University, nel suo celebre lavoro The Population Bomb (1968), sosteneva che «la battaglia per nutrire tutta l’umanità è persa» e, prospettando scenari di carestia, prevedeva che «nel 2000 l’Inghilterra non esisterà più», così come l’India. Ma siamo nel 2015 e sia l’Inghilterra che l’India, ha fatto presente il New York Times, sono ancora al loro posto.
Battute a parte, è fondamentale che non si confonda la necessità di difendere e rispettare l’ambiente con quella di «dimezzare la popolazione del pianeta». Non è un caso che Papa Francesco, nella sua nuova enciclica centrata proprio sull’importanza di preservare il creato, abbia sentito il bisogno di criticare duramente quanti «invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso […] si limitano a proporre una riduzione della natalità» (Laudato sì, n.50, p.38). Urge inoltre evidenziare come spesso coloro che vorrebbero limitare le nascite sono gli stessi che si battono per le cosiddette nozze gay. Forse perché sanno che le unioni fra persone dello stesso sesso tutto sono fuorché feconde? Ed è forse questa la ragion per cui, alla prima occasione, deridono la famiglia apostrofandola come “tradizionale”? Dopotutto, è nella famiglia fondata sul matrimonio – come provano anche i Fertility Files dell’ufficio nazionale statistico americano – che le donne sono più soventi madri. Una coincidenza?


 

04 luglio 2013

Lumen Fidei: un'enciclica "a quattro mani"?

di Paolo Maria Filipazzi

Ufficializzata per il 5 luglio 2013 l’uscita della prima Lettera Enciclica di Papa Francesco, Lumen Fidei. Il percorso che ha visto venire alla luce questo nuovo documento del Magistero è stato assai particolare, e merita alcune considerazioni.