di Enrico Maria Romano
Con il titolo di Chi ha paura dell’ecumenismo il Vescovo di Pinerolo ha recentemente pubblicato un breve articolo sul quotidiano della Santa Sede (cf. OR, 28 agosto 2015, p. 7) per parlare del rapporto tra cattolici e valdesi, e difendere nel contempo il “cammino irreversibile” dell’ecumenismo sia in generale, sia in particolare con la chiesa valdese. Chiesa valdese a cui papa Francesco il 22 giugno scorso ha chiesto perdono parlando dal Tempio Valdese di Torino.
Con il titolo di Chi ha paura dell’ecumenismo il Vescovo di Pinerolo ha recentemente pubblicato un breve articolo sul quotidiano della Santa Sede (cf. OR, 28 agosto 2015, p. 7) per parlare del rapporto tra cattolici e valdesi, e difendere nel contempo il “cammino irreversibile” dell’ecumenismo sia in generale, sia in particolare con la chiesa valdese. Chiesa valdese a cui papa Francesco il 22 giugno scorso ha chiesto perdono parlando dal Tempio Valdese di Torino.
Nella stessa pagina dell’Osservatore il teologo Bruno Forte si
mostrava molto aperto verso i valdesi parlando di “impegno comune per
l’evangelizzazione”. La domanda è: quale evangelizzazione? Ricordo infatti ai
lettori che i valdesi di oggi, contraddicendo perfino il loro eretico fondatore
Pietro Valdo, sono favorevoli al divorzio, all’aborto, alla contraccezione,
all’omosessualità, alle nozze gay, alla “laicità dello Stato”, etc. E sono
altresì contrari, in questo coerentemente con la loro storia, al Primato del
Papa, al Magistero della Chiesa, alla santa Tradizione, al culto dei santi,
alle indulgenze e ai 7 sacramenti intesi come canali di grazia. Negano
recisamente la presenza reale e sostanziale di Gesù nelle specie eucaristiche e
considerano la messa come un’invenzione “romana”. Ripeto: quale
evangelizzazione?
Ma non è di questo che vogliamo
parlare. O meglio prendiamo spunto dal titolo dell’articolo citato per mostrare
che l’ecumenismo, come è inteso e
praticato comunemente oggi, deve per forza far paura ai buoni cattolici, e
a tutti coloro che amano il Vangelo, che credono all’unicità della Chiesa e che
sanno che esiste una sola “vera religione” che coincide con quella professata
dalla Chiesa fondata su Pietro e i successori, come insegna ripetutamente il
Concilio (cf. Dignitatis humanae, 1).
L’ecumenismo fa paura se si
prende per buono ciò che viene detto e fatto in suo nome, e spesse volte
proprio dai suoi rappresentanti ufficiali. Così il card. Tauran, presidente del
Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha fatto un intervento al
recente Meeting di Rimini, a dir poco ambiguo e distonico in rapporto al
Magistero cattolico. Il nostro più vivo desiderio, che ci pare però un’utopia
più che un anelito, sarebbe quello di essere corretti o dal summenzionato
illustre Prelato o da chi ne fa le veci. Il dialogo in Ecclesia, anche
attraverso la stampa e sul web, dovrebbe servire a capirsi meglio e a dare
spiegazioni a chi, umilmente, non riesce a conciliare ciò che dice un’autorità
della Chiesa e il medesimo Magistero della Chiesa.
L’intervento del Tauran al
Meeting è stato pubblicato sull’Osservatore del 26 agosto 2015 (p. 7) con il
titolo di Il corretto uso della fede. Ma secondo noi di corretto c’è
poco, al di là delle intenzioni e ciò vorremmo dimostrarlo in modo accessibile.
Secondo sua eminenza a fronte
dello scientismo e della morale senza Dio oggi si assisterebbe ad “un ritorno
al sacro, o piuttosto a una certa religiosità”. Religiosità ambigua sottolinea
il cardinale, fondata sull’assioma del believing
without belonging e “senza preoccuparsi dei dogmi”. E fin qui siamo
d’accordo, anche se parlare di ritorno
del sacro per la diffusione dei culti orientali o della New Age ci pare
improprio. Comunque sia secondo Tauran “questa nuova religiosità, spesso
panteista e sincretista, traduce il bisogno di trascendenza”. Può darsi… E
quindi?
Dopo questo quadro iniziale a
luci e ombre (dove in realtà prevalgono le ombre del sincretismo e del
panteismo), il Tauran passa a difendere non il cattolicesimo di cui è un alto
dignitario, ma le religioni umane (senza specificare quali).
“Sappiamo, scrive, in effetti che
le religioni possono compiere il meglio e il peggio, porsi al servizio di un
progetto di santità o di alienazione, predicare la pace o la guerra”. Qui c’è
già qualcosa da distinguere e da precisare. Le religioni, al plurale, possono
porsi al servizio di un progetto di santità? Ma cosa può significare questo?
Certo “la Chiesa considera tutto
ciò che di buono e di vero si trova nelle religioni come una preparazione al
Vangelo” (CCC, 843). Ma se le altre religioni costituissero, in quanto tali, un
cammino di santità, a cosa servirebbe la Chiesa cattolica fondata sopra il
sangue di Cristo? Certo, che ogni verità viene, in qualche modo, dallo Spirito
Santo era già noto a san Tommaso il quale non ricusò di usare le verità intuite
dai pagani Aristotele, Platone, Cicerone e dagli stessi autori medioevali arabi
ed ebrei.
Ma come insegna il secolare
Magistero della Chiesa, nelle altre religioni però non manca mai l’errore, il
dubbio, il peccato, il limite e l’inganno. Se questo non è più vero bisogna
riscrivere vari brani del Concilio (cf. LG 16), del Catechismo e cancellare di
netto la Dichiarazione Dominus Jesus
pubblicata il 6 agosto del 2000 sotto l’autorità congiunta di GPII e del card.
Ratzinger. Questa Dichiarazione era stata scritta proprio per confutare una
serie di errori teologici che minavano la certezza della fede e la necessità
della missione.
“Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in
pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il
pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (o di
principio)” (n. 4).
Potrà mai darsi che un cardinale, che è per di più la massima autorità
cattolica in materia di ecumenismo contravvenga a quanto già sancito,
definitivamente, dalla Sede Apostolica? Lo valuti serenamente il lettore da
quanto riportato.
Secondo Tauran “non esistono oggi conflitti religiosi”, ovvero non
sarebbero le religioni ad essere in guerra ma i loro seguaci. Le religioni però
senza i seguaci neppure esisterebbero… E poi, se anche i seguaci di tutte le
religioni fossero imbelli, pacifisti e relativisti, come si desidera da più
parti, resterebbe di fondo lo scontro tra visioni del mondo e dell’uomo
incompatibili e auto-escludentisi. Come conciliare per esempio la morale
cattolica con quella sopra vista dei valdesi? Come evitare lo scontro e la
contrapposizione tra chi ritiene l’aborto un delitto e chi lo ritiene un
diritto, come molte religioni del mondo?
Addirittura per evitare lo scontro religioso (mentre oggi la violenza
terroristica si pratica su larga scala solo in nome di una religione…) il
porporato invoca lo Stato laico il
quale “non riconosce alcuna confessione per conoscerle tutte”… O forse per cancellarle tutte in nome del
progresso, della scienza e del nichilismo valoriale?
Quindi l’affondo che sa di eresia: “Tutte le religioni [si badi bene:
tutte!] difendono la vita e la dignità della persona umana, sono consapevoli
della dignità della famiglia, sanno riunire le persone più diverse, promuovono
la fraternità e l’aiuto reciproco”…
Ma se così fosse tutte le religioni non cristiane sarebbero immuni da
quegli errori che invece la Dominus Jesus,
con il Magistero perenne della Chiesa, riconosce in esse.
Ma se si pensa quello che si scrive perché fare tante storie quando poi si
nota che oggi si vive nel supermarket delle religioni in cui ognuno prende ciò
che gli garba di più? Proprio in forza di ciò che insegna il Tauran milioni di
cattolici nel mondo sono diventati negli ultimi decenni buddisti, mussulmani,
evangelici, testimoni di Geova, avventisti, etc.
La Dominus Jesus, citando il
Concilio, diceva ben altro. “Innanzitutto, deve essere fermamente creduto che
la «Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo è il
mediatore e la via della salvezza; ed egli si rende presente a noi nel suo
Corpo che è la Chiesa. Ora Cristo, sottolineando a parole esplicite la
necessità della fede e del battesimo (cf. Mc 16,16; Gv 3,5), ha
insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano
per il battesimo come per una porta». Questa dottrina non va contrapposta alla
volontà salvifica universale di Dio (cf. 1 Tm 2,4); perciò «è necessario
tener congiunte queste due verità , cioè la reale possibilità della
salvezza in Cristo per tutti gli uomini e la necessità della Chiesa in ordine a
tale salvezza»” (20).
“Se è vero che i seguaci delle altre religioni possono ricevere la
grazia divina, è pure certo che oggettivamente si trovano in una
situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che, nella
Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi salvifici” (22).
Questi due punti sono negati, in modo forse
implicito ma non troppo, dall’idea che emerge dalla relazione del cardinale
secondo cui tutte le religioni sono cammini di salvezza e portatrici di pace e
benessere.
Gli errori, le eresie, le assurdità, le menzogne
presenti nelle principali religioni del mondo (dalla poligamia islamica alla
negazione della divinità di Cristo e al politesimo, dall’ateismo pratico del
buddismo all’amoralità presente più o meno in tutte le spiritualità d’Oriente,
fino al sacerdozio femminile e al sola
scriptura degli eredi della Riforma) oltre a costituire un ostacolo alla
salvezza per i loro membri sono altresì dei grandissimi attentati alla pace,
alla serenità, alla famiglia e alla stessa civiltà umana come tale.
Concludeva la Dominus
Jesus scrivendo: “La presente Dichiarazione, nel riproporre e chiarire
alcune verità di fede, ha inteso seguire l'esempio dell'Apostolo Paolo ai
fedeli di Corinto: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho
ricevuto» (1 Cor 15,3). Di fronte ad alcune proposte problematiche o
anche erronee, la riflessione teologica è chiamata a riconfermare la fede della
Chiesa e a dare ragione della sua speranza in modo convincente ed efficace. I
Padri del Concilio Vaticano II, trattando il tema della vera religione,
affermarono: «Noi crediamo che questa unica vera religione sussiste nella
Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il
compito di diffonderla tra tutti gli uomini, dicendo agli apostoli: “Andate
dunque, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del
Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho
comandato” (Mt 28,19-20). E tutti quanti gli uomini sono tenuti a
cercare la verità , specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa
e, una volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla” (23).
La fede cattolica, ben illustrata dalla Dominus Jesus, e la stessa ragione umana ci dicono di opporci ad un
relativismo di tipo religioso che appare sempre più come l’altra faccia
dell’ateismo e del laicismo.

Ottima relazione. Per chi volesse approfondire, il tema è sviscerato in Stat Veritas (Lindau) di Romano Amerio. E anche lì, ahinoi, si conclude chiosando un ambiguo testo pubblicato su OR.
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