di Riccardo Zenobi
A tutti è noto quale sia l’ascendente della “scienza” nei dibattiti odierni e nel mondo attuale: basta la frase “la scienza dice” e tutti si mettono in religioso silenzio ad ascoltare. Questo atteggiamento di accettazione incondizionata, che in certi ambenti di militanza ateistica raggiunge livelli da fanatismo (ir)religioso, è presente in maniera più o meno forte in ogni ambiente, di qualunque tipo. Nel secolo della morte delle ideologie, della fine delle “grandi narrazioni” filosofico/religiose, nel secolo dove non c’è autorità (figlio del ’68 del ‘vietato vietare’) la “scienza” ha colmato questo vuoto e ha preso il primo posto in tutti gli ambiti, compresi quelli che non le competono.
A tutti è noto quale sia l’ascendente della “scienza” nei dibattiti odierni e nel mondo attuale: basta la frase “la scienza dice” e tutti si mettono in religioso silenzio ad ascoltare. Questo atteggiamento di accettazione incondizionata, che in certi ambenti di militanza ateistica raggiunge livelli da fanatismo (ir)religioso, è presente in maniera più o meno forte in ogni ambiente, di qualunque tipo. Nel secolo della morte delle ideologie, della fine delle “grandi narrazioni” filosofico/religiose, nel secolo dove non c’è autorità (figlio del ’68 del ‘vietato vietare’) la “scienza” ha colmato questo vuoto e ha preso il primo posto in tutti gli ambiti, compresi quelli che non le competono.
Come avrete
notato, ho finora scritto “scienza” tra virgolette, questo perché
quella che passa nei dibattiti pubblici e culturali non è altro che
una caricatura macchiettistica della scienza, la quale apertamente
trapassa nello scientismo; difatti, il rapporto tra scienza e
scientismo è simile al rapporto tra una persona vivente e un
cadavere in putrefazione, la cui capacità di decomporsi viene
scambiata per un segno di vitalità. Si può definire lo scientismo
nei termini di una teoria secondo la quale l’unica conoscenza
valida è quella scientifica. Posta in questi termini, ci si accorge
che questa frase non pertiene all’ambito dell’indagine
scientifica, in quanto la scienza è certamente una fonte di
conoscenza, ma solo nel suo ambito e con il suo metodo d’indagine;
da ciò discende l’impossibilità che un metodo d’indagine possa
essere usato per dimostrare che non esistono altri metodi possibili.
Per fare un paragone interno alle varie discipline scientifiche: la
fisica ha un metodo d’indagine e un certo campo di ricerca
differente rispetto alla geologia, alla chimica, alla biologia, ma
con il metodo fisico non si può dimostrare che la chimica non è una
scienza solo perché non ha lo stesso statuto e metodo della fisica
(ciò vale a maggior ragione per le altre discipline accennate).
Quanto detto finora valga come
introduzione. Passiamo ora in rassegna alcuni argomenti portati a
favore dello scientismo (principalmente da filosofi, tralaltro), in
base a come sono stati esposti e criticati nell’introduzione di Scholastic Metaphysics di Edward Feser. Per prima cosa, va notato che la scienza, come ogni
disciplina, parte da dei presupposti che assume per veri, e dai quali
fa poi partire la sua indagine; tali assunti non possono essere a
loro volta controllati all’interno del lavoro scientifico. Ad
esempio, la scienza indaga le regolarità che possono essere indicate
all’interno di leggi naturali. Ma questo è l’assunto di partenza
della scienza, non un suo punto di arrivo: se non si assume che nel
mondo vi sono delle regolarità descritte da delle leggi, non può
partire né nascere nessuna indagine empirica. Tali presupposti di
base non possono essere indagati dalla stessa scienza, altrimenti si
argomenterebbe in circolo. Per rompere tale circolo, occorre uscire
dall’ambito della scienza, per giungere ad una disciplina extra
scientifica; ma la sola esistenza di tale disciplina mina il
presupposto dello scientismo secondo cui solo la scienza ci dona una
visione razionale della realtà. Ma – si dirà – questa
disciplina esterna alla scienza, non potrebbe essere a sua volta una
parte della scienza? Così non dovrebbe dunque applicarsi, di nuovo,
a questa disciplina extra scientifica la stessa critica mossa alla
scienza? Ciò è vero, a parte per il fatto che così si perderebbe
ogni distinzione tra scienza e altri metodi d’indagine razionale,
come la filosofia. Se quindi diamo la patente di scientificità ad
ogni tipo d’indagine di tipo razionale, usciamo dalla pretesa dello
scientismo che solo la scienza empirica abbia valore veritativo;
oltre a ciò, rientrerebbero nel rango delle ipotesi scientifiche
anche delle tesi che lo scientismo rigetta, come le varie posizioni
non materialiste presenti nella filosofia.
Oltre ai citati limiti, secondo i quali
la scienza non può indagare i propri presupposti, c’è da
aggiungere che le varie discipline hanno delle limitazioni
intrinseche nella capacità descrittiva; ciò vale anche per la
regina delle scienze, ossia la fisica, la quale insiste su una
descrizione puramente quantitativa del mondo, in base alle sue
assunzioni matematiche. Eppure noi percepiamo continuamente delle
qualità, come ad esempio gli odori, il dolore, eccetera, i quali non
sono indagati dalla fisica non perché (come ritengono alcuni) non
sono “null’altro che” fenomeni quantitativi con un abito che li
fa apparire qualitativi, ma perché semplicemente non sono
considerati. La fisica, in ultima analisi, ci dona una descrizione
astratta della realtà, né più né meno di quanto ce la possa dare
qualsiasi altro metodo d’indagine, il quale esclude a priori alcuni
aspetti della realtà per via dei suoi presupposti.
Oltre a tali limiti descrittivi, ci
sono anche dei limiti esplicativi, ossia la scienza non potrà darci
la spiegazione ultima della realtà. Ciò risulterà chiaro dal fatto
che la scienza ragiona in termini di leggi di natura, di
registrazione di regolarità; ma tali leggi sono la descrizione delle
relazioni e dei rapporti che sussistono tra gli enti fisici, ma non
sono dicono nulla sulla natura degli enti stessi, poiché questi
ultimi vengono presupposti come esistenti e operanti in base alle
leggi. Ad esempio, la legge di gravita spiega come interagiscono tra
loro i corpi dotati di massa, ma non dice nulla sui corpi stessi o
sulla loro esistenza o natura.
Ma, si dirà, resta l’argomento
principe per lo scientismo: la scienza ha un’ottima capacità di
predizione e di sviluppare delle tecniche e degli strumenti di lavoro
e d’indagine. Ma, come detto, i limiti descrittivi ed esplicativi
restano, e partire dal successo della scienza nel suo campo per
poterne dedurre che solo il campo scientifico ha valore, è come dire
che i metal detector ci dicono tutto della realtà per il fatto che
scoprono molto bene i metalli.
In ultima analisi, la scienza (non lo
scientismo) è un ottimo metodo di indagare alcuni aspetti della
realtà, ma non è l’unico metodo, e non comprende in sé tutto
quello che possiamo dire della realtà. La pretesa scientista è
quindi una caricatura della scienza, ed oltretutto è anche pessima
filosofia.
Pubblicato il 28 luglio 2015

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