di Giuliano Guzzo
Animali? No, "cittadini non umani"
Finirà che non potremo più dire di rispettare gli animali, e chi lo
farà sarà considerato razzista: dovremo specificare che si tratta di
“diversamente umani”. E’ in questa direzione, infatti, che va
l’iniziativa di un Comune spagnolo, Trigueros del Valle, che nei giorni
scorsi ha approvato una delibera che recita che cani e gatti sono «cittadini non umani […] Obiettivo: cambiare il nostro sguardo sugli animali, non più cose e proprietà, ma soggetti di diritto» (Corriere della Sera, 29.7.2015, 21).
Naturalmente questa non è che l’ultima epifania d’un delirio che non
ha nulla a che vedere con l’amore per gli animali, ma semmai con
disprezzo per la ragione e che storicamente non ha precedenti: quando
Caligola (12-41 d.C.) nominò Incitatus – un cavallo – senatore lo fece
per far capire al Senato che non conta più nulla, mentre di questo passo
assisteremo a nomine di animali in Parlamento che saranno presentate
non come offesa, ma come progresso.
E in effetti, a ben vedere, progresso potrebbe davvero essere se si
pensa che i membri Parlamento italiano, ultimamente, prestano
attenzione – dopo aver votato leggi vergogna come il divorzio breve – a
disegni di legge sulla cannabis libera, sulle unioni civili con tanto di
legittimazione dell’utero in affitto. Ben venga quindi l’ingresso in
Aula di «cittadini non umani», anzi: fate presto. Fra così
tanti asini, qualche cavallo e qualche cane, anche non necessariamente
di razza, non potranno che alzare il livello.
Se possono entrare gli animali, ma non i bambini
L’avviso che campeggia fuori da una pizzeria di Giazza, nel veronese,
dove si spiega che non sono graditi i bambini urlanti mentre lo sono –
come recita un simpatico cartello lì accanto
– gli animali, avrebbe certamente scandalizzato i nostri nonni ed i
nostri genitori, ma non deve affatto stupire noi. Noi che viviamo in
un’epoca e in un Paese in cui, curiosamente, per eliminare i plantigradi
che aggrediscono l’uomo occorre, come dimostrano recenti vicissitudini
del Trentino, fare i conti con opinione pubblica, animalisti e leggi per
la specie protette, mentre se si eliminano, per esempio con l’aborto,
esseri umani del tutto innocenti non si ha contro l’opinione pubblica,
né gli animalisti né, tanto meno, le leggi dello Stato, che anzi
sovvenzionano il triste paradosso.
Perché dunque prendersela dunque col gestore della pizzeria Al
Torrente, che pensa gli animali mediamente più educati dei bambini? Fra
l’altro, l’insensatezza di una simile polemica – che ha trovato ampio
spazio sul quotidiano “L’Arena” – si può comprendere anche sulla base
del fatto che non solo in Veneto o a Verona, ma nell’Italia intera i
figli stanno diventando una rarità: ne nascono infatti sempre meno e,
nonostante l’osannato contributo demografico degli immigrati, i deceduti
superano oggi di gran lunga i nuovi nati. Ecco che allora, se c’è una
critica che si può fare a quella pizzeria veronese, è quella – amara –
di osservare che il problema dei bambini urlanti, oltre ad essere
relativo, sarà presto risolto: del tutto. E a quel punto l’invito
all’ingresso dei quadrupedi sarà, purtroppo, il solo possibile.
http://www.giulianoguzzo.com Pubblicato il 30 luglio 2015

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