di Marco Mancini
Pubblicato il 15 novembre 2014
Fino a qualche tempo fa era
conosciuta esclusivamente come attrice porno e molti di noi (me compreso) non
ne avevano mai sentito parlare. Poi è assurta al ruolo di profetessa della
liberazione sessuale, nemica di ogni “dogma morale” e di ogni tabù (“tutte le
donne dovrebbero essere troie”). Ma Valentina Nappi, classe 1990, ha pian piano
allargato il suo giro d’orizzonte, estendendolo dal tema sessuale all’intero
scibile umano, forte di una discreta infarinatura filosofica. In breve è
divenuta una vera e propria maîtresse à penser della sinistra radicaloide, fino
ad ottenere una collaborazione con Micromega. E pare – speriamo di
non essere smentiti – che le elucubrazioni siano proprio farina del suo sacco,
con buona pace dei maligni che, soprattutto all’inizio, tendevano a
considerarla un personaggio eterodiretto, trascurando come i germi del ceto
medio semicolto possano annidarsi anche in una fanciulla avvenente, per quanto di
facili costumi.

