Fino a qualche tempo fa era
conosciuta esclusivamente come attrice porno e molti di noi (me compreso) non
ne avevano mai sentito parlare. Poi è assurta al ruolo di profetessa della
liberazione sessuale, nemica di ogni “dogma morale” e di ogni tabù (“tutte le
donne dovrebbero essere troie”). Ma Valentina Nappi, classe 1990, ha pian piano
allargato il suo giro d’orizzonte, estendendolo dal tema sessuale all’intero
scibile umano, forte di una discreta infarinatura filosofica. In breve è
divenuta una vera e propria maîtresse à penser della sinistra radicaloide, fino
ad ottenere una collaborazione con Micromega. E pare – speriamo di
non essere smentiti – che le elucubrazioni siano proprio farina del suo sacco,
con buona pace dei maligni che, soprattutto all’inizio, tendevano a
considerarla un personaggio eterodiretto, trascurando come i germi del ceto
medio semicolto possano annidarsi anche in una fanciulla avvenente, per quanto di
facili costumi.
Dicevamo della rubrica su
Micromega. Nelle ultime settimane, la nostra Valentina si è distinta per una
colorita polemica con Diego Fusaro, giovane filosofo allievo di Costanzo Preve
e volto televisivo noto per le sue idee “non conformi”, ispirate al superamento
della dicotomia destra-sinistra in nome della lotta al Capitale. Qui poco ci
interessano i risvolti più mediatizzati e volgarotti della querelle, sui quali
ciascuno potrà informarsi autonomamente. Ci interessa invece la sua scaturigine,
ossia un post della Nappi significativamente intitolato “Oggi il fascismo si
chiama anticapitalismo”.
Al netto di qualche scopiazzatura
dal Dizionario di storiografia Paravia/Bruno Mondadori (qui per il confronto),
la tesi espressa dalla Nostra è molto chiara: il fascismo è, storicamente come
nelle sue versioni odierne, lotta della piccola e media borghesia contro il
grande capitale e, in ultima analisi, contro la modernità. Chi vuole essere
coerentemente antifascista, dunque, deve rallegrarsi, alla maniera di Marx, dei
progressi del “grande capitale finanziario globale”: esso non è certo il bene,
ma è una tappa necessaria verso l’approdo finale, cioè la socializzazione dei
mezzi di produzione (“il processo di centralizzazione dei capitali è infatti
condizione necessaria per un autentico progresso storico“, scrive la
maîtresse). Il vero antifascista, dunque, non può essere anticapitalista: anzi,
l’anticapitalismo, fenomeno regressivo e anti-moderno, è fascista.
Di fronte a tali argomentazioni,
la critica di Fusaro coglie certo nel segno, quando osserva come la “sinistra
dei costumi”, ossia quella della libertà sessuale e dei diritti civili, risulti
pienamente funzionale alla “destra del denaro”, ossia alle logiche di
riproduzione del grande capitale, specie finanziario. Ma, per così dire, essa risulta
un’arma spuntata nei confronti della Nappi, che rivendica apertamente tale
relazione. Particolarmente illuminante è il sottotitolo di una sua recente intervista: “Vivo per il sesso e l’UE”. Quale migliore rappresentazione
plastica della diade “sinistra dei costumi, destra del denaro”? Sul sesso, non
credo sia il caso di dilungarsi. Sulla UE, invece, bisogna dire qualcosa:
Valentina ha correttamente individuato, nel processo d’integrazione europea e
in particolare nell’unione monetaria, un poderoso strumento di “centralizzazione
dei capitali che schiaccia la piccola e media borghesia (le quali reagiscono
col fascismo, che oggi si chiama per esempio Le Pen)”. Un processo al quale, da
comunista “atea, scientista, tecnocratica”, ella guarda col favore di cui si è
detto prima.
E qui giungiamo alla ragione del
titolo di questo articolo. A me, in fondo, la Nappi sta simpatica. Non è solo
questione di amare (in senso evangelico) i nostri nemici, ma anche e
soprattutto di riconoscerne l’utilità per la nostra causa. Diciamolo pure:
nessuno prima d’ora aveva rivendicato con tanta onestà intellettuale la natura
centralizzatrice e livellatrice del progetto europeo e, in generale, della
post-modernità tecnocratica.
Altro che la burocratica langue de bois dei tecnocrati di
Bruxelles, altro che il fantasioso ed ingannevole “sogno europeo” di cui hanno discettato e
discettano i Prodi, i Ciampi, i Napolitano e i Renzi! Qui si parla chiaro,
signori: “schiacciare la piccola e media borghesia”, “comunismo ateo,
scientista e tecnocratico”. Questo è il futuro con il quale noi, che come
Fusaro siamo “comunitaristi anti-moderni” e quindi inguaribilmente “fascisti”,
dovremo fare i conti. Un futuro in cui non ci sarà più spazio per la storia, le
specificità culturali, la religione, la famiglia. Soprattutto, nessuno spazio
per le differenze: una società caratterizzata, come nell’inquietante Nuovo
Mondo profetizzato da Huxley, dalla pianificazione tecnocrarica e centralizzata, in ultima analisi
un mondo senza vera libertà. Che non è quella – evocata ed esaltata dalla Nappi
con tono vagamente loliteggiante – in virtù della quale “i ragazzi a scuola
mettono i piedi sul banco e fanno scoppiare le gomme da masticare in faccia
agli insegnanti” (sic!). Il Nuovo Ordine Mondiale, spauracchio dei complottisti
di ogni lido, è già realtà, sotto la penna della nuova porno-sacerdotessa di
Micromega.
Lasciamo dunque che Valentina
Nappi esponga i suoi programmi per il futuro, lasciamo che la gente ascolti
qual è l’approdo finale della post-modernità: è una terapia d’urto che forse
farà ravvedere qualcheduno. Fate leggere la Nappi alla vostra
parrucchiera piccolo-borghese, che magari vede di buon occhio eterologa e nozze
gay: capirà che i "diritti civili" e il suo strangolamento economico si tengono
insieme. Fatela leggere a tanti politici
sedicenti cattolici, come il patetico Mauro che tempo fa mandò a quel paese gli euroscettici: liberazione sessuale e UE, caro Mario, vanno a braccetto. Più la
Vale parla, meglio è. Anzi, fosse per me la inviterei direttamente a Tv2000:
tanto, più inappropriata di Luxuria non potrà mica essere.

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