di Hercule Flambeau
Se l’imitazione è l’essenza dell’umano
, l’unica alternativa alla violenza mimetica, all’imitazione del prossimo e
dunque alla sottomissione al meccanismo satanico è l’imitazione di Cristo.
Se infatti in conclusione
non si presentasse anche un’alternativa alla dinamica violenta, la nostra
potrebbe essere al più considerata una digressione antropologica disperata
e anche un po’ luterana utile solo ad ammuffire nel risentimento.
Eravamo partiti da una domanda
: il cristianesimo non è troppo simile a tante, troppe, altre religioni per
essere vero? Se diamo fiducia a quanto sostenuto finora dobbiamo concludere
che, nella totale singolarità dell’evento cristiano, tutti i caratteri di
somiglianza con altre religioni devono essere considerati come elementi di
rafforzamento della singolarità dell’evento cristiano stesso.
Possiamo dunque distinguere
le religioni in due grandi gruppi:
A) Le religioni nate e fiorite al fine di perseguire il controllo
sociale
attraverso la normazione del desiderio mimetico tramite l’omicidio più o
meno rituale. Le false religioni.
B) Le religioni che spezzano il meccanismo mimetico
mostrando l’innocenza della vittima. Le vere religioni.
Lungi dall’essere una religione come un’altra
il cristianesimo è l’unica religione che presenta le caratteristiche della
vera religione. Il cristianesimo è l’unica religione che mostra un
oggettivo e scientificamente dimostrabile elemento soprannaturale entrare
nella storia dell’uomo. [59]
Se la mimesi, l’imitazione
, è una caratteristica antropologica costitutiva dell’uomo, a fronte
dell’imitazione del doppio mimetico che propone il mondo si pone dunque un
solo altro tipo di imitazione: l’imitazione di Cristo. Entrambe le
imitazioni presentano dinamiche di intensità crescente, vere e proprie
escalation ma se la prima è un’
escalation di violenza, la
seconda è
escalation di amore: “Siate voi dunque perfetti come è
perfetto il Padre vostro celeste” qualunque altro modello si rivela, presto
o tardi, un falso idolo, un concorrente da abbattere.
L’ imitazione dell’altro si contrappone all’imitazione di Cristo in una
vera e propria “antropologia della conversione”.
Ad oggi la strategia di Satana
consiste nell’obliare e confondere l’unicità del messaggio di Cristo. Se
infatti la verità dell’innocenza del capro espiatorio non può più essere
cancellata tuttavia può essere posta nell’oblio, al fine di tentare la
restaurazione, in sistemi chiusi di dimensioni minori, del meccanismo
violento pagano. [60]
In alternativa si può confondere
in un calderone indistinto, in una notte in cui tutte le vacche sono
grigie, l’incredibile novità cristiana, appiccicando un generico messaggio
di amore anche a tutte quelle religioni che non lo portano in sé ma lo
derivano dal cristianesimo stesso. [61]
Entrambi gli approcci
, invece di contribuire alla verità, tentano di ristabilire un fideismo
volto al controllo sociale dell’imbecille collettivo, [62] teso ad
individuare la prossima vittima tra i possibili capri espiatori (chi
preferite? cristiani, ebrei, musulmani, immigrati, negri, cinesi, fascisti,
tedeschi, statunitensi, iraniani, capitalisti, comunisti, politici,
evasori, …).
Il cristianesimo è l’unico
che si fonda su ragione e fede e in cui l’unica via di salvezza sta nella
sequela di Colui che ha fatto sì che il segreto di Satana, nascosto sin
dalla fondazione del mondo, fosse gridato sui tetti: la vittima delle false
religioni degli uomini è innocente. [63]
Tutto il resto è connivenza con il potere di Satana
, menzogna, cedimento alla prima tentazione: “adorami, e ti darò tutti i
regni della terra”. [64]
Cristo venne a sconfiggere la morte e redimere gli uomini dal peccato
, Egli non venne a farsi crocifiggere ma accettò la crocefissione come
unica via di salvezza per noi; altre volte avevano tentato di ucciderlo ma
egli se ne era andato anche usando mezzi non convenzionali: “passando in
mezzo a loro”.
La sequela di Cristo
non consta dunque, come molti predicatori moderni dell’ammore con due “m”
vanno insegnando, nel farsi sopraffare dai propri nemici, ma nel combattere
il peccato restando nella Verità, anche al prezzo della propria vita,
poiché nessuno, agli occhi di Dio, sarà mai un eroe anonimo.
Da qui a buttarla in politica, il passo è breve
. Abbiamo visto come il messaggio di Cristo ha contemporaneamente una
valenza personale ed una sociale, inscindibili l’una dall’altra.
Sostenete questa tesi, ora
: sostenete che tutte le religioni sono uguali e magari portano anche a
trovare Dio.
La nostra condotta di vita
si suddivide in due sole categorie: la sequela come imitazione di Cristo e
la sequela come imitazione del Demonio.
Regoliamoci di conseguenza
.
“Io non penso
che si possa mettere tra parentesi una fede che è responsabile del
meglio che c’è nel mondo moderno. Questo appare totalmente artificiale.
Io non penso che tu possa mettere tra parentesi nessuna idea o ideale
che davvero sostieni – o che ti sostiene. Se tu metti tra parentesi
qualcosa che è centrale per la tua vita, tu diventi un’ombra di te
stesso e la tua intelligenza non è efficiente. Non c’è scienza senza
fede. Ogni cosa grande è sempre questione di fede… Se credi che la fede
cristiana è verità, incluso la verità sulla società, tu non
raggiungerai la verità mettendola tra parentesi»
[65]
[59] “Girard sottolinea con insistenza il carattere strettamente
scientifico del suo lavoro, crede di aver raggiunto un principio di
spiegazione universalmente e definitivamente valido per l’insieme dei
fenomeni umani. “Sembra che in tal modo Girard ritorni all’ideale della
‘scientificità oggettiva’ in un contesto sociologico-funzionalista, in cui
ci si interessa soprattutto alle azioni, al comportamento, all’intreccio
dei bisogni e alla trama dei significati in parallelo con la vita rituale”.
La critica è divisa rispetto a questa pretesa scientificità di Girard: c’è
chi la avvalora, come A. Carrara79, e chi la respinge, tra questi il P.
Valadier. Secondo la Bortolotti, la pretesa scientifica di Girard si rifà a
quella concezione della scienza basata sulla riduzione di fenomeni
complessi ad elementi più semplici di tipo causativo nel campo della
psicologia, fisiologia, biologia. Il vero dibattito é quello su “spiegare”
o “comprendere” la religione, atteggiamento positivista o atteggiamento
ermeneutico. Chi difende la “spiegazione” cerca quella scientificità che si
basa sui concetti di regolarità universale, ripetitibilità e controllo
sperimentale che consentono di “fare previsioni” e quindi di sottostare
alla falsificabilità; chi difende la “comprensione” si rifà all’ermeneutica
contemporanea e cerca soprattutto la questione del senso. Come afferma A.N.
Terrin, “Entro tale problematica è possibile riconoscere, nella ipotesi
sociologica funzionalista girardiana, una spiegazione di tipo causale, in
quanto il rapporto causa-effetto è visto nella relazione inconscia del
comportamento che ‘sacrifica’ per mantenere o riportare l’ordine sociale,
in un rigido rapporto di causazione”. F. Pignotti, DAL SACRIFICIO ‘ARCAICO’
AL ‘SACRIFICIO’ DI CRISTO.
[60] “Nel corso di questa evoluzione la credenza nelle forze occulte si
indebolisce. Più tardi ci chiederemo il perché. La ricerca dei colpevoli si
perpetua, ma esige dei crimini più razionali; cerca di darsi un corpo
materiale, di arricchirsi di sostanza. Per questo, penso, sfocia
frequentemente nel tema del “veleno”. I persecutori sognano concentrati
talmente velenosi che quantità molto ridotte basterebbero ad avvelenare
intere popolazioni. Si tratta di zavorrare di materialità, cioè di logica
‘scientifica’, la gratuità ormai troppo evidente della causalità magica. La
chimica sostituisce il demoniaco puro e semplice.Lo scopo dell’operazione
resta lo stesso.” R. Girard, Il Capro espiatorio
[62]
http://www.etimo.it/?term=imbecille
. Si definisce invece imbecille collettivo colui che non è in grado di
reggersi in piedi senza l’aiuto del bastone d’appoggio fornito dal pensiero
collettivo.
[63] Il papa ci ammonisce sul fatto che la ragione greca sta per
scomparire, e che la sua scomparsa è destinata a lasciare campo libero ad
un irrazionalismo scatenato. Così facendo mette il dito su un punto
essenziale. Il disprezzo del religioso da parte del razionalismo non
solamente innalza la ragione a religione, ma apre la strada ad un religioso
degenerato. Noi conosciamo la guerra della ragione contro la fede, e
abbiamo visto che non ha trionfato, che la fede ancora resiste. Ma non
conosciamo che i prodromi della “patologia della religione”, della risposta
violenta della fede predicata a “fil di spada”. Il dibattito con l’Islam
non può quindi avere luogo che su basi contemporaneamente teologiche e
antropologiche. L’unica maniera di non bandire qualche nuova crociata, di
uscire dalla reciprocità violenta fra i due universi che tutto avvicina e
oppone allo stesso tempo, è di non cedere ad un certo tipo di razionalità
[…] poi sottolinea l’analogia che sussiste tra ragione umana e ragione
divina: “il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e
come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore” (Discorso di
Benedetto XVI a Ratisbona) [R. Girard, Portando Clausewitz all’estremo]
[64] “Dunque, la complessa «danza» dei rapporti umani, secondo Girard, può
sempre generare la tragica e insensata deriva della rivalità e della
violenza. Le spiegazioni correnti delle origini della violenza si rivolgono
alla dimensione psicologica interiore dell’individuo, o alla sua natura
biologica, oppure ancora all’ambiente familiare, al mercato o ad altre
istituzioni sociali, ovvero, più in generale a “fattori a monte”, che
operano “dietro” i comportamenti violenti che intendono spiegare. La
matrice delle dinamiche stesse della violenza è individuata in un
estrinseco “altrove” rispetto alle relazioni umane [4]. Secondo Girard,
questa ricerca si rivela come un modo per misconoscere la violenza stessa.
Un modo per ritrarre lo sguardo di fronte a una verità sconcertante: la
funzione “costitutiva” che la violenza svolge nella costruzione dell’ordine
simbolico, a livello sia microsociale sia macrosociale. La violenza, in
qualsiasi forma essa si esprima, esclusione, emarginazione, sopraffazione,
è a fondamento delle relazioni umane, di quel “mimetismo” che attraversa
«me» e «l’altro». E’ certo poco rassicurante credere, con Girard, che
l’odio verso il rivale nasconda il desiderio di essere al suo posto, e che
siano i nostri stessi desideri ad alimentare la violenza. Eppure, è solo
attraverso la tragica consapevolezza di questa condizione, e cioè
dell’impossibilità di sottrarci alla spirale della violenza, che può
prendere corpo la possibilità della non-violenza, la possibilità, scrive
Girard, dell’amore.” Introduzione a R. Girard, il risentimento.
[65] R. GIRARD, The Girard Reader, pp. 287-288
Pubblicato il 27 luglio 2017
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