Visualizzazione post con etichetta donizetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donizetti. Mostra tutti i post

24 gennaio 2018

Il galateo della messa

di Donizetti
La moltiplicazioni dei pani e dei pesci è realmente avvenuta.
E’ stato un miracolo straordinario se pensate che Gesù ha dato da mangiare circa a 10 mila persone: nessuno lo aveva mai fatto Questo è il quarto segno della manifestazione di Gesù: epifania, battesimo, nozze di Cana, moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Questo pane che Gesù ha moltiplicato è prefigurazione dell’Eucaristia, che Gesù istituirà nell’Ultima Cena. Il Pane Eucaristico che in tutto il mondo, in ogni s. messa del mondo, a ogni ora, del giorno e della notte viene consacrato e moltiplicato per tutti cattolici del pianeta. Potremmo dire che quel miracolo non si è mai fermato fino al giorno di oggi, dove in ogni s. messa sulla calvario che è l’altare, Gesù stesso si immola in modo incruento. E’ in mezzo al popolo di Dio, per l’opera dello Spirito Santo, presente con il Suo Vero Corpo e Vero Sangue.

Capiamo allora che se Dio è presente, se Gesù è davanti a noi, se addirittura possiamo mangiare il Suo Corpo, ci dobbiamo comportare in una certa maniera, con un galateo.
Il galateo è quella sapienza che ci insegna come comportarci con gli ospiti in un certo modo, per accoglierli al meglio possibile, per essere gentili e premurosi nei confronti dell’invitato, dell’amico, della personalità importante. Il galateo ha la pretesa di dire come vestirsi, come comportarsi, come muoversi col corpo, quali gesti, quali silenzi, con quali modalità anche del tempo.
Come è il nostro comportamento? Non nei confronti di un vip, o di un politico, o di un presidente, ma nei confronti del Re dei Re, del Figlio di Dio?
Tante volte lascia a desiderare… o peggio è lasciato al caso e alla spontaneità. Niente di più sbagliato! Se per un ospite importante c’è un modo di comportarsi, ancora di più nei confronti di Gesù.

1)La puntualità nell’arrivare in chiesa, almeno 10 minuti prima. Entrare bene al cospetto di Dio, facendosi il segno di croce bene e non frettolosamente, con l’acqua santa. Scendendo fino a terra piegando il ginocchio, facendo la genuflessione per farsi piccoli difronte a Dio.
2)Scelgo le panche piuttosto che le sedie, che ci permettono di inginocchiarci, e comunque anche se sei sulla sedia il pavimento ti permette di inginocchiarti.
3)Salutiamo il Signore Gesù presente dentro il tabernacolo col silenzio, perchè nel silenzio Dio parla. Allora non solo metto il silenzioso al cellulare o la vibrazione ma lo spegniamo proprio, perchè i messaggi che ti arrivano durante la messa ti distraggono, anzi meglio…lo lasciamo a casa. A me piace quando vado a messa lasciare il telefono in casa, perchè è come quando vado a fare una passeggiata con un amico a cui tengo, non voglio che neanche la minaccia di una vibrazione di messaggio mi disturbi.
4) Prendi il libretto dei canti e con le tue risposte che devono essere ad alta voce e convinte dici il tuo sì a Dio. I nostri amen dicono: così sia! sono d’accordo! sì Gesù! Anche Con il canto sacro, che non è mai un momento di intrattenimento, ma di meditazione che ti fa alzare lo sguardo e il cuore a Dio, l’anima nel più alto dei cieli, preghi.
5) La postura…molte persone dicono che si distraggono nella preghiera, persino a messa. Si provi a stare con le mani giunte tutta la messa. Anche il corpo prega, si vedrà la differenza.. provare per credere, è quel galateo di gesti che ci aiuta ad accogliere bene l’Ospite Divino nel nostro cuore.
Soprattuo alla consacrazione quando si rinnova il miracolo dei miracoli, ci si mette in ginocchio, nessuno rimane in piedi davanti a Dio! Le mani giunte, lo sguardo sull’altare e il cuore e la mente pronti ad Adorare il Corpo e Sangue di Gesù e a dirgli in quel momento le cose più importanti della nostra vita.
6) Recarsi a ricevere il corpo di Cristo se si è in stato di grazia. Non vai a tavola col vestito sporco o le mani sporche…e a non lavarti fra una settimana o un mese, lo sporco aumenta, o due volte all’anno… ma ci si lava tutti i giorni…i santi si confessavano tutti giorni, noi almeno una volta al mese dovremmo farlo.
7) in fila per la Comunione, che è bene prenderla sulle labbra, i santi facevano così, cerchiamo di imitarli, non si vede quello o quella persona o ci si saluta con lo sguardo, ma tenendo le mani giunte in preghiera prego il mio angelo custode che mi accompagni in quel momento e prego per la persona che mi sta davanti perchè riceva bene Gesù.

I riti e i gesti ci sostengono e sostengono la Chiesa da duemila anni, continuiamo a farlo e a insegnarlo!

 

20 dicembre 2017

Tre atteggiamenti per arrivare consapevoli al mistero del Natale



di Donizetti

Di solito il pranzo di Natale è un po’ temuto, perchè si incontra sempre qualche parente “molesto” e… non è un segreto che a Natale si litighi. Dove sta il problema? Nei rancori… il rancore per qualche male, o torto passato, e non subito messo in preghiera, genera una valanga, che col tempo invece di passare è come un vulcano inattivo… pronto ad eruttare quando l’accumulo della tensione si fa molto alto… le battutine e il sarcasmo poi fanno da detonatore. Ci sono 3 atteggiamenti che mi sembra siano un vademecum per vivere il giorno di Natale, senza finire al prontosoccorso, o più spiritualmente 3 atteggiamenti che ci custodiscono in questi giorni di novena fino al 25 dicembre.

1° ATTEGGIAMENTO  -  "Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla”

Tante cose da preparare…un momento…quali davvero importanti? senza quella cosa lì, quel preparativo lì, quell’addobbo lì, quella gastronomia lì…non sarebbe ugualmente natale…sì…. darsi pace, darsi calma… almeno noi cristiani cattolici, viviamo il vero significato del Natale. Il Signore ci è vicino. E' questo l’importante. E' vicino alle tue sofferenze, è vicino alla tua famiglia, è vicino alle tue paure, è vicino alle mancanze di amore che hai.

2 ° ATTEGGIAMENTO  -  "ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti".

Fare presente le cose a Dio. Dio sa già tutto è vero, ma vuole che noi parliamo con lui. Vuole che noi gli parliamo delle cose che ci stanno a cuore. Soprattuto, come anche a  noi, gli fa piacere se gli siamo riconoscenti per qualcosa. Noi facciamo tanti piaceri, e magari col cuore… quando qualcuno li nota, ci sentiamo bene: è una cosa molto umana, ma direi anche divina. Dio, che ama senza nulla aspettarsi in cambio… si commuove se lo ringraziamo. Quindi secondo atteggiamento, presentare tutto a Dio.

3° ATTEGGIAMENTO  -  ciò di cui pensare… e soprattuto ciò di cui parlare.

Cosa dovrò dire al pranzo di natale per non scatenare la 3 guerra mondiale?

San Paolo ce lo indica, con quei parenti, un po’ serpenti che tenteranno di provocare: i suoi consigli
essere veri,

essere nobili d’animo,

essere giusti

essere puri

essere amabili

avere la capacità dell’onorare: che cos’è ? Gli sposi lo pronunciano durante le promesse del matrimonio (" prometto di esserti fedele sempre ed amarti e onorarti tutta la vita"). L’onore è amare anche quando non si è amati. E’ l’amore più perfetto.

Quindi anche in questo Natale siamo davanti alla culla di Betlemme per  imparare  ad amare da un Dio che lo ha fatto fino alla fine, con le braccia spalancate… sulla croce.

Il primo modo di amare è quello di non far soffrire gli altri che ci stanno intorno..iniziamo da questo buon antipasto!



Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.

 

29 novembre 2017

Duc in altum. Contro le piattaforme su cui ci vogliono costringere

di Donizetti
Non tutti sanno che il Duomo di Milano, scolpito nel bellissimo marmo di Candoglia bianco con screzi rosa, ha una sua cava di pietra particolare. Il Visconte Gian Galeazzo donava alla Fabbrica del Duomo la cava di Candoglia per estrarre questo unico al mondo tipo di marmo. Nessun altro può utilizzarlo. Con questo marmo sono fatte le mura, le colonne, le bellissime guglie e le più di duemila statue di santi del nostro duomo. Qualcosa di unico e di inimitabile.

Così noi siamo per Dio Padre, per il Creatore. Ci dice il profeta Isaia “guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, / alla cava da cui siete stati estratti. (Is 51,1-2).

Sì, siamo stati estratti dalla cava del Signore, siamo fatti della sua materia. A immagine e somiglianza di Dio. Ecco perché fin tanto che non riusciamo a capire da dove veniamo e chi siamo non saremo soddisfatti e felici. Ma Gesù è nato ed é venuto a dirci proprio questo, “sei fatto della mia stessa materia, sei fatto di cielo, di infinito, sei fatto di divinità”.
Non accontentiamoci di finire come cordolo di un marciapiede, dove tutti ci calpesteranno, non accontentiamoci di finire come davanzale di una finestra dove tutti si appoggeranno, non diventiamo stipite di una portone dove qualche cane farà i suoi bisognini, ma facciamoci usare dal Creatore per diventare un pinnacolo, una guglia, che punta al cielo, che punta all’assoluto, che punta in alto, che punta a Dio.

Quando si attraversa il periodo dell’adolescenza si iniziano a consumare i litri e litri di profumo o di acqua di colonia. Forse per far colpo su qualche ragazza, forse per appartenere ad un gruppo di amici, forse per distinguersi dagli altri con un proprio profumo particolare. Gli scienziati dicono che l’olfatto é il senso più ancestrale, che cioè ha degli stimoli nella corteccia celebrare primitiva. Se ci facciamo caso, ricordiamo benissimo, il profumo di nostra madre, o di casa nostra, il profumo del piatto preferito cucinato dalle nostre nonne, o appunto il profumo di una persona. Se chiudo gli occhi e sento “Chanel n 5” mi viene in mente mia nonna materna, grande maestra elementare. Se chiudo gli occhi sento l’odore dei ravioli di zucca fatti dalla bisnonna e di cui andavo ghiotto. L’olfatto, Il profumo sono appartenenza.San Paolo nella lettera ai Corinzi ci dice proprio questo: gli altri avvicinandosi a noi devono sentire, percepire subito il profumo di Cristo. Quando viviamo il Vangelo nella sua radicalitá, senza sconti moderni, profumiamo di Gesù, siamo di Cristo. Da lontano una persona lo deve capire. Dal modo di fare che abbiamo con i nostri cari, con i nostri colleghi, parenti e vicini. Altrimenti potremo essere per gli altri odore di disagio, di imbarazzo, di astio, di menzogna o calunnia, o zolfo...questo é la puzza dell’inquilino del piano di sotto! Allora nel mondo, noi cristiani dobbiamo portare il profumo di Cristo perché veniamo dalla sua essenza, profumiamo di Lui perché veniamo da Lui, da questa Roccia, da questa Cava Preziosa.

Quando mettiamo Cristo al primo posto senza paura di essere impopolari, o tacciati come retrogradi e oscurantisti (a detta del mondo), perché abbiamo capito che nella vita non vogliamo essere un qualsiasi olezzo, o seppur utile gradino di marmo, noi in questo modo puntiamo in alto. Vogliamo essere quel bellissimo ricamo intagliato nel marmo rosa che svetta tra i grattacieli di Milano, che splende al sole e che rallegra la vista di uno sbadato turista che mentre ci fotograferá, il cuore gli batterà forte, perché si ricorderá repentinamente, che esiste il Cielo e il Paradiso, e che anch’egli ne può fare parte.

 

29 agosto 2017

Il martirio del Battista secondo Sant'Ambrogio

A.Pettinari. Il Martirio del Battista
di Donizetti

Il nostro padre Ambrogio commenta il brano di Vangelo di Marco del martirio di Giovanni il Battista.
Il breviario ambrosiano lo propone come meditazione nel giorno della festa del martirio del Precursore.
Ancora attualissimo il suo commento, ancora vivo e sfolgorante questa testimonianza alla Verità del Battista, che rimane come monito a chi oggi nella Chiesa vuole cambiare il Vangelo facendo una vera e propria apostasia della fede.

Quegli occhi, ci guardano ancora, e quella lingua non smetterà di denunciare che chi conviene nuove nozze, se già sposato, commette peccato al cospetto di Dio. San Paolo ci avvisa “SE ANCHE UN ANGELO VI ANNUNCIASSE UN VANGELO DIVERSO DA QUELLO CHE VI È STATO DATO, SIA ANATEMA». Buona lettura.

Dal trattato su «Le vergini» di sant’Ambrogio, vescovo.
Poiché la memoria d’un uomo tanto grande non è da toccarsi così di volo, è interessante rendersi conto da chi, per qual motivo, come e quando Giovanni fu ucciso. Sono due adùlteri che mettono a morte quel giusto, due rei che ritorcono contro il giudice la pena di delitto capitale. La morte del Profeta, poi è il premio concesso a una ballerina. Finalmente in mezzo a festini e gozzoviglie (cosa che gli stessi barbari hanno sempre avuto in orrore) si emana l’ordine di consumare il delitto e si porta attorno dalla mensa al carcere, dal carcere alla mensa la testimonianza dell’atroce misfatto. Quanti peccati in una sola scelleratezza!

«Allora», dice il vangelo, «il re n’ebbe piacere e disse alla fanciulla di chiedergli ciò che voleva. E giurò di darle anche la metà del regno, se lo avesse chiesto» (cfr. Mc 6, 22-23). Vedete il conto che fanno i mondani dei loro regni e dei loro stati: li vendono per un ballo. La ragazza, istruita dalla madre, chiese che le si portasse su di un bacile il capo di Giovanni. Quel che si legge poi (cfr. Mc 6, 26): «Il re si rattristò», non è pentimento, ma riconoscimento della propria iniquità, a cui la divina giustizia suole condurre il malvagio costringendolo a condannarsi con la confessione della sua colpa. Sèguita il vangelo: «Ma a causa di quelli ch’erano a mensa con lui». Che cosa poteva fare di più vergognoso che dare l’ordine di un omicidio solo per non dispiacere a dei commensali? «E per il giuramento», soggiunge.

Oh religione veramente singolare! Sarebbe stato un male minore lo spergiuro! Perciò non senza motivo il Signore nel vangelo ci vieta il giuramento, per evitarci un’occasione di spergiuro e non costringerci a peccare. Intanto si colpisce un innocente per non violare un giuramento. Non so davvero quale delle due colpe ispiri più orrore. Gli spergiuri dei tiranni sono più tollerabili dei loro giuramenti.

Vedendo quel correre su e giù dalla mensa al carcere, chi non avrebbe creduto che si ordinasse la scarcerazione del Profeta? Chi mai, dico, visto che si trattava di festeggiare il natalizio di Erode, che il convito era solenne e che era stato concesso alla fanciulla di chiedere quel che volesse, non avrebbe pensato che si mandasse a liberare Giovanni? Che ha a che fare la crudeltà con i festini, il piacere con la morte? Viene trucidato il Profeta nell’ora stessa del convito, per ordini emanati durante il convito stesso, e dai quali del resto avrebbe sdegnato di venire prosciolto. Viene decapitato, e la testa di lui portata in un piatto. Ben conveniva a quell’inumano una tale vivanda, con cui sfamasse la sua ferocia non sazia di cibi.

Guarda, scelleratissimo re, quale spettacolo degno del tuo banchetto! E perché nulla manchi alla tua barbarie, stendi la mano, così che ti scorra tra le dita quel sangue sacro. E poiché la tua fame rabbiosa non potè saziarsi con le vivande, né con i vini spegnersi la tua sete d’inaudita ferocia, bevi quel sangue che scorre ancora dalle vene di quel capo reciso. Guarda quegli occhi che, anche morti, attestano ancora il tuo peccato, e – aborrono i tuoi festini. Si chiudono quegli occhi non tanto in forza della morte, quanto per orrore della tua lussuria. Quell’aurea bocca, della quale non potevi tollerare i giudizi, è muta, eppure la temi ancora.
La lingua, che, quantunque morta ancora compie il suo dovere come quando era viva, con un movimento che si sarebbe detto convulso, fulminava anche ades­so quello scandalo!


Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli. Utilizzeremo agosto come mese di prova, poi a settembre si parte a regime.

 

29 luglio 2017

"Come punizione, vai a pregare!"


di Donizetti

Crescendo in oratorio e in parrocchia mi é capitato di imbattermi in una esperienza che a qualche anno di distanza mi ha fatto dare un giudizio sulla realtà e sulle cose.

Da piccoli si é vivaci e birbanti. Chi non ha fatto mai infuriare la propria suora facendo qualche scherzo alle femmine? Chi non ha fatto mai arrabbiare il proprio don combinandola grossa durante l’oratorio estivo? Persino da catechista ci si é arrabbiati per il comportamento di qualche ragazzino impertinente, e magari il proprio collega di dottrina ha ripreso puntualmente il malfattore, reo di aver tirato qualche matita durante la spiegazione del passaggio di Mosé al Mar Rosso.

Il fatto preoccupante, la cosa sbalorditiva che oggi giudico con fermezza era la minaccia usata. Il più delle volte la repentina minaccia suonava così “Basta! Hai esagerato, adesso per punizione pregherai con me un rosario”; oppure “per punizione vai 5 minuti in chiesa”.

Che la punizione usata fosse sempre stata la preghiera mi suonava già allora male. Ma come? Un prete, una suora, un catechista quale concezione avevano della preghiera e della punizione? Ora da adulto mi sbalordisce davvero come ci fosse stata una coincidenza tra le due realtà.

Anzi adesso quella realtà  mi fa proprio affermare che forse quel prete, o quella suora avessero un rapporto molto brutto con la preghiera se addirittura la usavano come possibile castigo, da scagliare contro qualche bambino un po’ troppo esuberante.

Davvero forse lo abbiamo respirato negli anni della nostra infanzia, durante il catechismo: una concezione pessima, brutta, negativa della preghiera. Se proprio da coloro che si erano dedicati nella loro vita al rapporto col Signore, e al servizio e della Chiesa, veniva una visione così brutta della fede e del proprio rapporto con Dio, non mi sorprende ora come tanti giovani vedano un flagello venire a messa, una condanna la preghiera del rosario, una camera delle torture la navata di una chiesa. Sono nato negli anni ‘80, quindi non sto parlando dei metodi, duri (ma senza dubbio disciplinanti) prima del ‘68…ma forse proprio il frutto di quella falsa rivoluzione modernista che ha fatto odiare l’abito talare ai preti, le devozioni popolari, e la preghiera (intesa anche come preghiere del buon cristiano da recitarsi mattina e sera) é ciò che dobbiamo cogliere da quel “come punizione ti fermi e dirai un rosario”.

Chi vi parla ora é coinvolto direttamente nell’educazione alla fede dei più piccoli…Mai mi sognerei di dare una simile punizione ( una ragazza adolescente, che ebbe un comportamento assai maleducato, sivantò davanti a me di non aver mai ricevuto punizioni dai propri genitori - Sigh!-) per far capire l’esagerazione avvenuta…piuttosto ho visto che ritirare il cellulare (vero vitello d’oro dei nostri giorni) ottiene effetti rieducativi (ovviamente spiegando il perché del provvedimento preso. Non mi si venga a dire che sono metodi inefficaci. Anche il nostro ordinamento giuridico prevede una sanzione per ogni trasgressione.)

Non sto dicendo che la preghiera é naturale e facile, anzi bisogna educare al sacrificio della preghiera: ce lo dice il salmo “le mie manzi alzate come sacrificio di lode nella sera”(salmo 141); ma passare l’idea per cui la preghiera sia una punizione r che si abbatta su di noi se abbiamo fatto qualcosa di male é profondamente sbagliato, direi luciferino. Certo, se i nostri ragazzi vengo fatti crescere a messe show, con battimani e chitarra ritmate, anziché a quello che la messa é: il sacrificio di Cristo sulla Croce, non possiamo lamentarci se arrivati alle superiori sarà impossibile fargli battere le mani come al circo, o fargli cantare canti bambineschi che inneggiano a camminare sulla strada del Signore quasi fosse la parata del circo Togni…ma questo è un altro tema che mi appassiona molto e di cui scriverò più avanti.

Per intanto mi basta lanciare questo messaggio a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione dei fedeli: che concezione hai del tuo rapporto con Dio nella preghiera? É una punizione? O é un momento bello, seppur faticoso -perché toglie il tempo al mostro del nostro ego e lo dá a un Altro- che passiamo con Colui che ha dato e dá tutto il suo tempo per noi? Anche Dio ha pensato che la creazione dell’uomo fosse stata uno sbaglio (Diluvio) e si é ricreduto, mandando a morire Suo Figlio per noi…forse anche noi ricredendoci dobbiamo affermare che la vera punizione sarà stare lontano da quel Dio che ci ama, non potendo pregarlo più.
 

07 luglio 2017

Il Sacro timor di Dio

di Donizetti

Dio apprezza i meriti di chi sa lottare per conquistare, mantenere e diffondere la fede cattolica in momenti in cui la fede è presa in giro e perseguitata, a volte persino all’interno della Chiesa stessa.
Sugli apostoli terrorizzati dal mondo che li odiava, e rinchiusi a doppia mandata letteralmente, assieme a Maria, nel cenacolo, la terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, discende e li “equipaggia” dei suoi sette doni; rivestiti di forza dall'alto gli apostoli andranno in tutto il mondo senza paura, ma con coraggio, per evangelizzarlo fino alla morte, fino al martirio.
Uno dei sette doni dello spirito santo é Il Sacro Timor di Dio, questo ormai sconosciuto o malcompreso. 

Oggi il credente subisce questo pensiero del Tentatore: “Sì, vado a messa… sì ogni 4/5 mesi se va bene mi confesso, faccio sempre la Comunione, senza bisogno di un approfondito esame di coscienza, ma decidermi per Dio nella concretezza della mia vita... dai non fa per me! Le trasgressioni le fanno tutti, non essere fedeli al Vangelo, lo fanno tutti, chi mi vede...Dio? Ma Dio é misericordioso e mi perdonerà questo peccato, ... Dio? Quando gli devo chiedere qualcosa, sì di Lui mi ricordo....”

S. Bernardo parlava spesso sulla necessità del timore di Dio, per avvicinarci sempre più a Lui e capire se un comportamento è o no peccaminoso; oggi ci risponderebbe: Certo!, “il timore di Dio e l'amore sono le due braccia con le quali abbracciamo Dio” (S. Bernardo)

Per amare Dio, per essere cattolici é necessario il timore di Dio che passa per il pentimento: l'uomo deve rinnegare le sue passioni, perché o noi le dominiamo o ne saremo dominati e se l’anima non riconosce le proprie colpe perché le vede scusate senza pentimento e penitenza confonderà il peccato, e così oggi il male é chiamato bene e il bene, male. C’è un bisogno assoluto di questo Timor di Dio, filiale, che non vuole più arrecare dolore al Padre col peccato.

Un grande peccatore pentito, Sant’Agostino, ci dice: “Beata l’anima di colui che teme Dio, perché è forte contro le tentazioni del demonio (…). Beato l’uomo al quale è stato dato di aver sempre dinanzi agli occhi il Timor di Dio. Chi teme il Signore si tiene lontano dalla cattiva strada e dirige i suoi passi sulla via della della virtù. Il Timor di Dio fa l’uomo attento e vigilante per non peccare. Dove non c’è timor di Dio regna la vita dissoluta” (S.Agostino, Discorso sull’umiltà e timor di Dio).
L’amor di Dio e il Timore filiale di Dio son due aspetti di un’unica realtà.
Invocare questo dono dello Spirito Santo oggi, nel 2017 significa aver paura di perdere la verità che é Cristo, nel mare del relativismo delle verità. Invocare oggi questo dono significa aver bene le idee chiare sul perché della Vita e della esistenza, sul senso della nostra vita, e sulla verità della fede cattolica. Temiamo di perdere Dio, di stare lontani da Lui, perché lontano da Dio l'uomo si trasforma in bestia, e lontano da Dio nell'oscurità, ha un cuore freddo e smette di amare non avendo, perché ha perso il suo Creatore, un cuore acceso come quel sacro cuore di Cristo, bruciante di amore prima per il Padre e poi per l'umanitá intera.