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29 novembre 2017

Duc in altum. Contro le piattaforme su cui ci vogliono costringere

di Donizetti
Non tutti sanno che il Duomo di Milano, scolpito nel bellissimo marmo di Candoglia bianco con screzi rosa, ha una sua cava di pietra particolare. Il Visconte Gian Galeazzo donava alla Fabbrica del Duomo la cava di Candoglia per estrarre questo unico al mondo tipo di marmo. Nessun altro può utilizzarlo. Con questo marmo sono fatte le mura, le colonne, le bellissime guglie e le più di duemila statue di santi del nostro duomo. Qualcosa di unico e di inimitabile.

Così noi siamo per Dio Padre, per il Creatore. Ci dice il profeta Isaia “guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, / alla cava da cui siete stati estratti. (Is 51,1-2).

Sì, siamo stati estratti dalla cava del Signore, siamo fatti della sua materia. A immagine e somiglianza di Dio. Ecco perché fin tanto che non riusciamo a capire da dove veniamo e chi siamo non saremo soddisfatti e felici. Ma Gesù è nato ed é venuto a dirci proprio questo, “sei fatto della mia stessa materia, sei fatto di cielo, di infinito, sei fatto di divinità”.
Non accontentiamoci di finire come cordolo di un marciapiede, dove tutti ci calpesteranno, non accontentiamoci di finire come davanzale di una finestra dove tutti si appoggeranno, non diventiamo stipite di una portone dove qualche cane farà i suoi bisognini, ma facciamoci usare dal Creatore per diventare un pinnacolo, una guglia, che punta al cielo, che punta all’assoluto, che punta in alto, che punta a Dio.

Quando si attraversa il periodo dell’adolescenza si iniziano a consumare i litri e litri di profumo o di acqua di colonia. Forse per far colpo su qualche ragazza, forse per appartenere ad un gruppo di amici, forse per distinguersi dagli altri con un proprio profumo particolare. Gli scienziati dicono che l’olfatto é il senso più ancestrale, che cioè ha degli stimoli nella corteccia celebrare primitiva. Se ci facciamo caso, ricordiamo benissimo, il profumo di nostra madre, o di casa nostra, il profumo del piatto preferito cucinato dalle nostre nonne, o appunto il profumo di una persona. Se chiudo gli occhi e sento “Chanel n 5” mi viene in mente mia nonna materna, grande maestra elementare. Se chiudo gli occhi sento l’odore dei ravioli di zucca fatti dalla bisnonna e di cui andavo ghiotto. L’olfatto, Il profumo sono appartenenza.San Paolo nella lettera ai Corinzi ci dice proprio questo: gli altri avvicinandosi a noi devono sentire, percepire subito il profumo di Cristo. Quando viviamo il Vangelo nella sua radicalitá, senza sconti moderni, profumiamo di Gesù, siamo di Cristo. Da lontano una persona lo deve capire. Dal modo di fare che abbiamo con i nostri cari, con i nostri colleghi, parenti e vicini. Altrimenti potremo essere per gli altri odore di disagio, di imbarazzo, di astio, di menzogna o calunnia, o zolfo...questo é la puzza dell’inquilino del piano di sotto! Allora nel mondo, noi cristiani dobbiamo portare il profumo di Cristo perché veniamo dalla sua essenza, profumiamo di Lui perché veniamo da Lui, da questa Roccia, da questa Cava Preziosa.

Quando mettiamo Cristo al primo posto senza paura di essere impopolari, o tacciati come retrogradi e oscurantisti (a detta del mondo), perché abbiamo capito che nella vita non vogliamo essere un qualsiasi olezzo, o seppur utile gradino di marmo, noi in questo modo puntiamo in alto. Vogliamo essere quel bellissimo ricamo intagliato nel marmo rosa che svetta tra i grattacieli di Milano, che splende al sole e che rallegra la vista di uno sbadato turista che mentre ci fotograferá, il cuore gli batterà forte, perché si ricorderá repentinamente, che esiste il Cielo e il Paradiso, e che anch’egli ne può fare parte.

 

18 novembre 2014

Il mostro nel Duomo



di Alessio Calò 

Il 4 novembre scorso il Cardinale Angelo Scola ha inaugurato un'opera ispirata alla Madonnina, intitolata "Paradosso", commissionata dalla Veneranda Fabbrica allo scultore Tony Cragg, uno degli artisti più celebri e apprezzati della scena internazionale (sic!). Non ne avrebbe parlato nessuno se si fosse trattato di un pezzo d'Arte Sacra. Ma procediamo con ordine.

La scultura, interamente realizzata in marmo, misura 300x122x140 cm e ha un peso di circa tremila quattrocento chilogrammi: si tratta di una colonna tortile dalle fattezze morbide e dalle linee stondate, posizionata all'interno della Cattedrale in corrispondenza della quarta campata sud, ad accogliere i fedeli al loro ingresso (direi un'ottima preparazione alla Santa Messa domenicale).


Fra i commenti più significativi, riportiamo le parole di Angelo Caloia, Presidente della Veneranda Fabbrica: "Contemplando la grande opera di Cragg viene lasciata ad ogni spettatore la possibilità di vivere la stessa emozione dello scultore, entrando in dialogo con la forma artistica, alla ricerca di una chiave di lettura personale. Le linee svaniscono, le forme si aprono: il paradosso sta anche nella possibilità di leggervi più interpretazioni". Fra le varie chiavi di lettura personali, ci piace elencare la burla berniniana, così come la pubblicità occulta alla Gillette, fino allo "stron*o di marmo" di (piero)manzoniana memoria.

Ora, tornando alla serietà che contraddistingue questo blog, una delle questioni più dibattute a proposito dell'arte contemporanea (e non solo) è il suo rapporto con la realtà, e quindi con la Bellezza, metafisicamente (e quindi oggettivamente) intesa. Riprendiamo per l'occasione un vecchio articolo di Pentagrammuli in cui si trattava il tema dei trascendentali (ovvero quelle caratteristiche universali, che riguardano tutti gli enti in quanto tali), riproponendo la definizione e gli attributi del trascendentale pulchrum (per chi volesse approfondire qui): "Esso è in qualche modo la sintesi di tutti i trascendentali, è il bene riconosciuto e il vero desiderato [...]; il Dottore Angelico riconosce quali caratteri di ciò che è bello i seguenti tre: la debita proporzione (delle parti fra di loro, e della materia alla forma), l’integrità e la chiarezza o splendore (secondo la disposizione e secondo il colore, oggi potremmo dire nitidezza)."

Ebbene, per poter dare un giudizio sulla bellezza di un'opera d'arte (in questo caso, Paradosso) dovremmo constatare quindi quanto essa sia armoniosa, integra e chiara (non sono invece criteri di giudizio l'essere "simpatica", "emozionante", "carina", "piacevole", "stupefacente", "lisergica"). Lo stesso Caloia ci dà la risposta (secondo i suoi canoni), che noi riprendiamo volentieri: "le linee svaniscono, le forme si aprono: il paradosso sta anche nella possibilità di leggervi più interpretazioni". Non possiamo che condividere in toto la definizione di Caloia: il disintegrarsi delle linee, la confusione delle forme e l'oscurità del significato rivelano una bruttezza che rende davvero molto difficile quella evangelizzazione attraverso la via pulchritudinis che aveva rappresentato e rappresenta ancora uno dei cavalli di battaglia degli ultimi pontefici, dal beato Paolo VI a Francesco, passando per San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E che ha costituito per due millenni il principale strumento catechetico della Chiesa.