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01 aprile 2017

Rasata perché rifiutava il velo. Buonisti in silenzio


di Giuliano Guzzo

La notizia, in sintesi, è che i servizi sociali d’intesa con la Procura per i minorenni di Bologna, nelle scorse ore, sono intervenuti con l’atto urgente di messa in protezione per una quattordicenne, originaria del Bangladesh, rasata a zero dalla madre – pare – perché rifiutava il velo. Ora la giovane è stata allontanata dalla famiglia, così come le sorelle, e affidata ad una comunità protetta e chi scrive non vuole certo trarre alcuna conclusione affrettata né su questo caso né, tanto meno, crederlo emblematico d’una tendenza diffusissima. Tuttavia, non si può neppure far finta che simili episodi, in fondo, non costituiscano dei campanelli di allarme. Dopotutto, è ancora viva la memoria della povera Hina Saleem (1985-2006), la ragazza pakistana uccisa in Italia dal padre con oltre venti coltellate perché rifiutava di adeguarsi ai costumi tradizionali della cultura d’origine. Attenzione: qui il problema non sono né il velo né gli usi stranieri. Anzi, chi segue questo blog ricorderà come, mesi fa, si sia definita demenziale la battaglia contro il burkini, il costume da bagno delle donne islamiche.

Il nocciolo della questione è invece un altro, e cioè il fatto che immigrazione islamica non fa rima con libertà. Il che, in realtà, può anche non costituire alcun problema, salvo che quando qualcuno prova a ribellarsi – come, pare, la quattordicenne cui si accennava – le cose possono complicarsi. Parecchio, anche. Del resto, che esista un legame tra certe comunità islamiche e violenza contro le donne è qualcosa, purtroppo, di abbastanza assodato. Fanno testo, a questo proposito, diverse dettagliate indagini condotte in Inghilterra.  Mi riferisco in primo luogo ad un report a cura dell’Organizzazione per i diritti delle donne iraniane e curde risalente al 2011, che metteva in luce come le cinque aree con la più alta concentrazione di casi di varie violenze contro le donne (matrimoni forzati, violenze dettate dall’onore, mutilazioni genitali, violenza domestica) fossero Londra, West Midlands, West Yorkshire, Lancashire e Manchester.

Tutte zone, manco a dirlo, a elevata presenza di immigrati mussulmani. Allo stesso modo, sempre in Inghilterra, i più recenti dati governativi segnalano come le nozze forzate siano in aumento – oltre 1.400 casi nel solo 2016 -, come in centinaia di casi riguardino ragazzine dai quindici anni in giù e come in oltre il 50 per cento dei casi la provenienza originaria delle persone coinvolte sia, guarda caso, il Pakistan o il Bangladesh. Tutto questo – ci tengo a sottolinearlo – non implica alcun nesso automatico e causale tra la presenza di comunità islamiche e i maltrattamenti alle donne, che purtroppo si verificano, talvolta, anche in famiglie cristiane o non religiose. Ciò nonostante, negare che vi sia un collegamento preoccupante e chiaro tra ambienti mussulmani e scarso rispetto della dignità femminile significherebbe, di fatto, mettere la testa sotto la sabbia. Che è proprio l’atteggiamento che – non solo in Italia, per la verità – hanno stabilmente adottato le Istituzioni, politici e intellettuali da salotto.

Gli stessi che, dinnanzi a casi di maltrattamenti o violenze in altri contesti, denunciano il perdurare della mentalità patriarcale, segnalano la necessità di svolte culturali e l’urgenza dell’educazione di genere, quando viene il momento di mettere in luce il rovescio della medaglia dell’immigrazione – chissà come mai – tacciono, fan finta di nulla, guardano altrove. E’ forse serietà, questa? Per quel che vale, direi di no. E credo che fatti come quello di Bologna, per quanto siano ancora da accertare, dovrebbero far riflettere. Perché non si può – quando di mezzo vi sono famiglie immigrate o di religione islamica – etichettare furbescamente taluni episodi di violenza come «casi isolati», mentre in tutte le altre situazioni rilanciare i tormentoni contro il sessismo imperante. Eppure è proprio ciò che accade e continua ad accadere, alimentando oggettivamente il sospetto di un doppio standard, tutto a favore di chi non è di origine europea di fede non cristiana. Due colpe, queste sì, difficilmente imperdonabili, almeno a giudicare l’atteggiamento di molti buonisti.

https://giulianoguzzo.com/2017/04/01/rasata-perche-rifiutava-il-velo-buonisti-in-silenzio/

 

22 agosto 2016

L’insopportabile richiamo ai «valori occidentali»


di Giuliano Guzzo

Se c’è qualcosa di più irritante dell’opposizione al burkini – opposizione che ipocritamente arriva dopo che, insieme ad un’immigrazione fuori controllo, si sono allegramente accettate la costruzione di moschee, le scuole coraniche, la rimozione di Presepe e Crocifisso, addirittura la presenza islamica a Messa – è l’ossessivo richiamo, da parte di molti politici europei, a quei «valori occidentali» che sarebbero minacciati dal costume da bagno delle donne islamiche. Assurdo: gli stessi politici e più in generale la stessa Europa che non ha avuto particolare problemi a rinnegare le proprie radici cristiane, a perseguire una laicizzazione esasperata ostile al valore originale della laicità ancor prima che alle religioni, ad attaccare la famiglia approvando tutte le misure possibili e immaginabili – dal “divorzio breve” alle unioni civili, passando per la fecondazione extracorporea – per sfigurarla, e che è giunta ad impedire ad un grande Papa, Benedetto XVI, una lezione in una università fondata da un altro Papa, Bonifacio VIII), ora si accorge che esistono «valori occidentali»? Com’è possibile? Lo stesso Occidente che grida contro la guerra, ormai, solo sfruttando mediaticamente le immagini di bambini feriti – come sta facendo in queste ore diffondendo le foto del povero Omram, diffusione che guarda caso coincide con una disfatta dei sanguinari “ribelli” foraggiati da America e alleati arabi vari – trova ancora il coraggio di moraleggiare?

Sia chiaro: mi sento, come molti, profondamente legato ai «valori occidentali» della tradizione europea e cristiana. Anche se rispetto la libertà religiosa di chiunque, non c’è dunque – da parte mia – nessuna forma di simpatia verso la cultura islamica, le sue usanze e i suoi costumi. Tuttavia non è possibile neppure accettare lezioni da coloro che, snaturando il diritto e abusando dell’autorità politica, da decenni non fanno che violentare tutto ciò che rimanda alle nostre radici in nome di una libertà assolutizzata che nulla a che vedere con la nostra storia e della quale rideva già Hegel, osservando che «quando si sente dire che la libertà in generale consisterebbe nel poter fare ciò che si vuole, una tale rappresentazione può essere presa soltanto per mancanza totale di educazione del pensiero» (Lineamenti di filosofia del diritto, Bompiani 1996, p. 103). Eppure i signori della distruzione occidentale voglio ridurci a questo: a paladini del bikini, a sacerdoti del topless, a guardiani della libertà dell’aperitivo. Come se fosse tutto qui. Come se non ci fosse qualcosa di molto più prezioso – per dirla con Pasolini – da difendere, da conservare e per cui pregare. Uno scrigno che i signori dei «valori occidentali», dagli Hollande e Valls alle Merkel, non hanno mai fatto nulla, ma proprio nulla per tutelare. Ed ora hanno pure il coraggio, proprio loro, di improvvisarsi fedeli e incorruttibili custodi della Bellezza europea, gente non disposta a transigere neppure su costumi da spiaggia non in linea con la nostra identità. Scusate, ma per chi ci avete preso?

https://giulianoguzzo.com/2016/08/19/linsopportabile-richiamo-ai-valori-occidentali/