di Roberto De Albeentis
Esattamente un mese fa, nella sua casa di Ladispoli, dove si
era ritirata da anni, moriva l’attrice Laura Antonelli, celebre per il film
“Malizia” e numerose altre pellicole, in gran parte erotiche; da tempo malata,
si era ritirata a vita privata, rifiutando ingaggi e perfino aiuti, dopo
essersi riavvicinata alla fede.
Nata a Pola, allora città italiana, nel 1941, dovette
scappare a Napoli e poi a Roma durante quella pagina drammatica che fu l’esodo
giuliano-dalmata; “bassina, tondetta, con le gambe corte” (come amava
definirsi), esordisce prima nel mondo della pubblicità e dei fotoromanzi, e,
poi, del cinema: piace incredibilmente, e fa girare la testa a numerose
generazioni di maschi italiani.
Il successo, però, è effimero, e presto comincerà una
parabola discendente; come dirà lei stessa, “Forse non ero tagliata per fare l'attrice. Non ero preparata
ad affrontare quella carriera, il successo, la popolarità, quell'ambiente, con
le illusioni e le delusioni. Sono sempre stata una persona semplice, timida.”: l’ambiente la sconvolge, e presto
inizieranno brutte vicende legate a droghe e truffe che, assieme ad
un’operazione chirurgica non riuscita e a due falliti ritorni sul grande
schermo, mineranno irreversibilmente il suo fisico e il suo spirito.
Gli anni 2000 si aprono con il suo desiderio di essere
totalmente dimenticata, desiderio che la porta a ritirarsi a Ladispoli, dove
vive da sola e dove è assistita da un avvocato, da un assistente sociale e da
una badante nominati dal comune, e a rifiutare perfino l’aiuto di amici
artisti, vecchi (come Lino Banfi) e nuovi (come Simone Cristicchi, che le
dedica una bella canzone).
La sua ultima intervista la concesse, nel 2012, ad un piccolo
periodico locale, in cui, tra l’altro, definì il mondo dello spettacolo, che
l’aveva sedotta (trasformandola in una seduttrice) e poi abbandonata, “frivolo
e privo di valori” e “diseducativo per i giovani”.
Quando è morta, molti l’hanno voluta ricordare con le sue
immagini migliori, immagini che, per lei, non significavano più niente, eppure
nessuno o quasi ha ricordato che era una donna che aveva riscoperto la pratica
di fede, frequentando la parrocchia, ascoltando Radio Maria e pregando con la
corona del rosario; del resto, il mondo, come il diavolo, è un “cattivo
pagatore”, e alla minima difficoltà si dimentica facilmente di chi prima aveva
riverito e osannato, e la bellezza cristiana (la bellezza reale) è cosa ben
diversa dalla bellezza mondana: si può essere brutti o deformi (e lei, a causa di
quella sfortunata operazione e della droga, lo era diventata), ma avere
un’anima interiore magnifica (e la sua, se già non lo era, lo era diventata
eccome)!
Del resto, il mondo non poteva certo capire la sua scelta
radicale, ascetica, francescana, di ritirarsi completamente dal mondo, di
farsi, volontariamente, dimenticare; Simone Cristicchi (che credente non è),
uno dei suoi ultimi amici rimasti, disse che per lei il successo era “una pena
da espiare” e che “i dolori erano
croci del Signore”.
Sempre Cristicchi ha riportato una sua ultima frase: “Sono felice di vivere”:
consideriamo che l’ha pronunciata una persona sola, malata, sulla via
inesorabile del tramonto, eppure, a differenza nostra, felice e piena di fede,
fede che sola tutto può donare e può far sopportare e può ricolmare di
significato!
Ho paragonato Laura Antonelli a Maria Maddalena, la Pia
Donna, l’Apostola degli Apostoli: nessuno se ne scandalizzi, o, se lo fa, si
ricordi che Nostro Signore Gesù Cristo ha parole di dolore (e di amore) per i
peccatori, ma rimprovera i farisei e gli scribi; anche la Maddalena, se non,
come vuole parte della tradizione, fu una prostituta, certo fu una peccatrice,
eppure, sanata e salvata da Cristo, divenne la prima persona che Lo vide
Risorto, e non è certo poco! Così come la Samaritana, Santa Fotine, divenne
un’ardente evangelizzatrice della sua gente; così come Santa Maria Egiziaca,
Santa Pelagia, Santa Taide, grandi peccatrici in gioventù, toccate dalla Grazia
si diedero ad ascesi e penitenza e meritarono di essere ricordate in menologi,
sinassari e martirologi (e, addirittura, nel caso dell’Egiziaca, ad avere una
Domenica di Quaresima dedicata!).
Laura Antonelli è morta nella parte finale di giugno, il mese
dedicato al Sacro Cuore di Gesù, a Quel Cuore, Sacro, Divino, Eucaristico,
Regale e, soprattutto, Misericordioso; oggi, un mese dopo (festa di Santa Maria
Maddalena), è la parte finale di luglio, il mese dedicato al Preziosissimo
Sangue di Cristo, Quel Sangue che è, come si recita nelle relative Litanie, fiume
di Misericordia, sollievo dei sofferenti, consolazione nel pianto, speranza dei
penitenti, conforto dei morenti e pace e dolcezza dei cuori.
Anche le apostole e le messaggere del Sacro Cuore e della
Divina Misericordia, Sant’Angela da Foligno, Santa Margherita Maria Alacoque e
Santa Maria Faustina Kowalska, ebbero episodi di vita mondana (certo un niente
in confronto ai nostri, eppure quanto se ne dolsero, loro!), eppure divennero
alcune delle più grandi sante della Chiesa Cattolica! Che non possa succedere
così magari un giorno anche per Laura Antonelli? (senza inoltre contare che i
santi ricordati nel calendario e nel messale sono un’infima minoranza di quelli
che stanno realmente in Paradiso) Che la Grazia di Dio non può compiere grandi
meraviglie?
Cerchiamo le cose di lassù, come dice l’Apostolo, non le cose
brevi e fugaci del mondo, come la bellezza, la fama, la ricchezza, ma, per come
possibile, con l’aiuto di Dio e l’esempio dei santi e di altre figure esemplari,
le cose eterne, le cose davvero belle, come, appunto, la salvezza eterna!
Pace all'anima di Laura Antonelli. Che Iddio l'accolga tra le sue braccia.
RispondiEliminaTommaso Pellegrino - Torino
www.tommasopellegrino.blogspot.com
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