di Francesco Filipazzi
La
storia della scienza è molto appassionante e soprattutto in epoca di
mistificazione generale, trovare un volume che racconti i fatti e
descriva le persone protagoniste di quella storia in base a criteri
di verità è certamente piacevole. Il volume “Lazzaro
Spallanzani e Gregor Mendel. Alle origini della Biologia e della
Genetica”, di
Francesco Agnoli ed Enzo Pennetta appartiene a questa categoria. Il
libro, edito da Cantagalli e disponibile ad esempio su Ibs,
racconta in modo completo la biografia di due grandi scienziati che
hanno rivoluzionato la scienza, oltre a fornire una bella digressione
riguardante il monachesimo e il suo valore economico e sociale, oltre
che spirituale, da cui deriva la grandezza dell’Europa.
La
prima parte del libro si occupa di Spallanzani, facendo notare che
egli era sia scienziato che sacerdote dell’ordine dei gesuiti. In
vita fu uno degli uomini più noti del suo tempo, stimato e ammirato
da atei e avversatori della fede del calibro di Voltaire, che di
fronte alle sue scoperte non potevano fare altro che inchinarsi e
riconoscere la genialità dell’uomo. Successivamente però
Spallanzani cadde nel dimenticatoio, in quanto il sopravvento delle
tesi scientiste imponeva di negare qualsiasi rapporto fra scienza e
fede che non fosse di opposizione.
I
fatti si possono distorcere o tacere, come nel caso della “Storia
del pensiero filosofico e scientifico” di Ludovico Geymonat, nel
quale il naturalista emiliano non viene minimamente citato, ma basta
grattare la superficie per scoprire i meriti enormi di un uomo che
dedicò alla scienza tutta la sua vita.
Spallanzani
è il fondatore del naturalismo moderno, capace di imporsi sulla
scena europea sin dai primi studi. Egli confutò la teoria, molto in
voga fino alla metà del ‘700, secondo cui la vita è in grado di
auto generarsi dalla materia inanimata, sotto forma di batteri. La
generazione spontanea si basava sugli studi di Buffon e Needham, il
primo considerato all’epoca il più grande naturalista d’Europa e
il secondo un gesuita, che stavano fornendo agli avversatori del
creazionismo molto materiale. Le loro teorie vennero confutate in
modo molto semplice e Voltaire declassò Needham al rango di
“imbecille”.
Il
mondo scientifico sarà continuamente scosso dagli studi di
Spallanzani, evidentemente persona di intelligenza sopraffina. Lo
studio sulle rigenerazioni della testa delle lumache infiammò
l’Europa e le riviste scientifiche, tanto che comparvero appelli
accorati per chiedere di concludere la mattanza delle lumache, a
quanto pare massacrate in gran quantità.
Nell’ambito
della biologia, numerosi sono stati gli studi di successo, tanto da
fare sembrare il ‘nostro’ un Re Mida della scienza, visto che
conseguiva scoperte epocali a conclusione di ogni studio cui si
interessava. E’ considerato addirittura uno dei padri della
vulcanologia, avendo studiato il Vesuvio e Vulcano, scoprendo e
osservando l’ossidiana.
Uno
scienziato dalle mille sfaccettature che non aveva paura di
confrontarsi con i problemi che vedevano altri brancolare nel buio,
in virtù di una spregiudicatezza non comune e di uno sprezzo del
pericolo che poteva portarlo a conseguenze gravi. Per compiere studi
sulla biologia arrivò a fare esperimenti sul proprio corpo o ad
estrarsi i succhi gastrici, mentre per studiare i vulcani si calò,
secondo nella storia, nel cratere di uno di essi, Vulcano.
Un
personaggio che andrebbe quindi riscoperto sia a scuola che in ambito
apologetico, guidato dalla fede cattolica e da un’intelligenza non
comune, che in vita era considerato il “principe dei biologi” e
oggi è sconosciuto ai più.

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